06/11/2009 – Km. 36.730
Lo scopo dell’uscita è essenzialmente partecipare alla festa di Santa Lucia di Piave con i camperisti veneti ed in compagnia di Isidoro e di Franco “il gommista di Dova”.
Ma il plus di maggior valore è stata la proposta di Isidoro di visitare la diga del Vajont, tragica e triste testimonianza di un disastro annunciato e perpetrato dell’uomo, per vili e meri scopi economici.
Questa è un’occasione per me unica, ho vissuto nelle vicinanze nel 1976 per l’anno di militare a Cordenons (PN), ma nonostante tutto e tutti questi anni passati, non sono mai riuscito ad andare a vedere di persona la zona del disastro.

In viaggio verso Belluno.
Per l’occasione sfruttiamo i giorni di recupero di Marta del venerdì e del lunedì, e così partiamo oggi alle ore 11,30, avendo avuto così la mattina per preparare Zonker per l’uscita.

La sosta al Park Lambioi.
La giornata è grigia, ma non c’è molto traffico, sulla A4 procediamo senza problemi fino alla nuova variante, il Passante di Mestre, che puntualmente, nonostante il navigatore sia aggiornato, non compare sullo schermo.

Un artista all'opera.
Per evitare la scocciatura dei suggerimenti inutili sul cambiamento di strada, da parte della “signorina Garmin”, abbasso il volume e così possiamo parlare meglio.

Belluno di sera.
Questo fatto però mi fa perdere di vista l’uscita per Belluno, perfettamente segnalata, costringendomi a proseguire per altri 17 km e poi ritornare indietro, perdendo anche quasi 40 minuti.

Un altro artista.
Per strada abbiamo già contattato telefonicamente Isidoro ed Ivana che ci stanno aspettando a Belluno; alle ore 16,45, al km. 37.102, arriviamo con un pò di ritardo e li troviamo sul ciglio della strada pronti a partire.

La manifestazione in corso.

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Ci dirigiamo al parcheggio a pagamento Lambioi (
), un ottimo sistema per parcheggiare con tranquillità e poter visitare la città di Belluno in assoluta comodità, salendo in città con delle comode scale mobili.



Il tempo è bigio, ma non fa freddo, almeno per periodo in cui siamo, giriamo per la città che sta accogliendo una mostra all’aperto di scultori del legno, posti in molti angoli sui marciapiedi, intenti a perfezionare le loro opere.
E’ bello poter camminare con calma, conversando con gli amici che non vedi da un pò, poter scambiare le cose che si sono accumulate nel tempo; quegli artisti poi ci danno degli ottimi spunti per conversare.
Tra una cosa e l’altra si sono fatte le ore 18 e così decidiamo di recarci verso Longarone, abbiamo sentito Franco al telefono e sono ancora indietro, così gli daremo le coordinate più precise.

Franco, Isidoro e Zonker.
In poco tempo arriviamo a Longarone, Isidoro come sempre è precisissimo ed arriva in un baleno al parcheggio in zona fiera che aveva già visionato in precedenza (
).

La scuola sul retro.
E’ un bel parcheggio, fuori da traffico, con gli stalli lunghi che ci contengono perfettamente ed in questo periodo non c’è nessuno, ci sono solo altri 3 camper, anche loro in sosta di transito.
Vista l’ora, sono le 20,45 al km. 37.123, ci apprestiamo a cenare e a prepararci per la notte, poi facciamo ancora qualche chiacchiera e verso le 24 arriva Franco, con Donatella e Silvia, giusto un rapido scambio di convenevoli, è molto che non ci si vede anche con loro e poi andiamo a dormire.
Abbiamo acceso la stufa per tempo, messo la copertura di separazione con la cabina e si sente benissimo il suo effetto, in poco tempo si scalda l’ambiente, tanto da spegnerla per la notte, il piumone sarà sufficiente.
7/11/2009
La notte è passata con tranquillità assoluta, il risveglio poi ci trova immersi nella nebbia ovattata, tanto da non scorgere le montagne attorno, ma non importa, si fa una rapida colazione e via verso la diga.

L'interno delle gallerie.
Isidoro davanti ci fa strada e subito dietro noi in carovana, non ci vuole molto tempo, dobbiamo passare per un semaforo che governa il transito sulla strada stretta con gallerie, c’è un tempo massimo di attesa del verde di 7 minuti e poi ci immergiamo in questa valle.

L'uscita della galleria.
Le gallerie ora sono imbiancate, ma si scorge benissimo il grezzo della roccia che le avvolge ed il contrasto con la nebbia fitta nella valle, fa trasparire un certo fascino, un misto fra soggezione e rispetto.

La vista della valle con la nebbia.
Arriviamo subito al primo parcheggio dopo le gallerie, ci sono le righe blu e si dovrebbe anche pagare, ma parcheggiamo e cerchiamo di capire che fare, non c’è nessuno e non si comprende perchè dovrebbe esserci qualcuno, con questo tempo.

Il parcheggio davanti alla diga.
Da un lato quella nebbia è fastidiosa, dall’altro rende l’atmosfera più drammatica al racconto, Isidoro ci spiega che siamo ad un passo dalla diga, ma non si vede proprio nulla, nonostante la nebbia, c’è anche una lieve brezza gelida che ci obbliga a coprirci per bene.
Ci mettiamo davanti ad una cartina che ci fa immaginare la valle che dovremmo avere di fronte e d Isidoro inizia a raccontarci con precisione ciò che Massimiliano (assente) ci ha preparato (Scarica la Relazione sul Vajont, redatta da Massimiliano, impedibile!).

L'accesso al corridoio sulla diga.
Ovviamente conoscevo a grandi linee la vicenda, ma sentirla raccontare ora, con questi particolari, diventa di gran interesse e man mano che ci si immerge nella storia, sale anche il livore verso quelle menti irresponsabili che hanno causato questo disastro, impensabile ai giorni nostri.

La zona del disastro (tratto da: www.erto.it)
Ci rintaniamo nel camper di Isidoro per terminare il racconto, fuori ci si congela, poi percorriamo il piccolo tratto che ci porta all’ingresso della diga, verso la cappella; il complesso è ancora definito “industriale” e per tanto è privato e di proprietà dell’Enel, quindi non aperto al pubblico.
E’ possibile visitare la diga, ma in questo periodo dell’anno solo su prenotazione e con gruppi di almeno 20 persone, così ci limitiamo a sbirciare tra le grate: guardando quel corridoio immerso nella nebbia, sentendo questo silenzio, sembra impossibile che qui si è manifestata una tragedia di quelle dimensioni, ma i tondini di ferro che escono dall’armatura del bordo sono lì a ricordarla.
Nel ritornare sui nostri camper ci fermiamo da un signore del luogo, sta allestendo un gazebo per la vendita di DVD sulla tragedia, espone dei plastici da lui realizzati, con le varie fasi del dramma.

L'inizio della "galleria del sorpasso" dopo la frana.
E’ un personaggio di poche parole (Isi dice: “non son farina par ostie“), un pò brusco, gli chiediamo qualche precisazione, ma sentendo che siamo un pò informati, si chiude in se e smette perfino di rispondere, lasciando le domande nel vuoto; ad un certo punto quasi ci spinge ad andarcene e lo lasciamo da solo.

Il particolare della "galleria del sorpasso".
Guidati sempre da Isidoro, ci dirigiamo verso l’inizio della “Galleria del sorpasso“, questo significa percorrere una strada proprio sul terreno franato fino ad arrivare sull’altro versante del monte Toc.

Il laghetto che è rimasto nella valle deturpata.
Il resto della vallata è anche piacevole da osservare, per fortuna la nebbia sembra alzarsi, ma certo che vedere quella frana, con ancora 150 morti circa nel suo grembo, è davvero impressionante.

Il park sotto il paese Casso (Isi).
Ritorniamo sul versate originale, parcheggiamo ai piedi di Casso, lassù non c’è posto per tre camper e poi una passeggiata sul “Sentiero dei carbonai” è imperdibile.

Il paese Casso (Isi).
Questo è un vecchio sentiero utilizzato nei secoli proprio per portare il carbone a valle, da qui si vede perfettamente tutta la valle del Vajont, diga compresa, fino a Longarone.

Le case particolari di Casso.
Entrando nel piccolo paesino si viene colpiti dalle case di pietra, alte e strette, di solito in questi paesi non è facile scorgere delle costruzioni così alte; purtroppo ci sono molte case visibilmente non abitate e questo rende la vista un pò malinconica.

Pellegrini di passaggio.
Fortunatamente il cielo si sta aprendo e l’autunno qui impera, con tutti i suoi colori variegati, le nuvole sulla vallata scorrono via veloci e ci lasciano la sensazione di essere in un mondo diverso.

Il paese di Casso dall'alto.
D’un tratto si scorge, sul versante di fronte a noi, sul monte Toc, la “M” della frana, è sempre un pò coperta dalle nuvole, ma a tratti dimostra la sua forza e la sua ampiezza.

Il sentiero dei carbonai.

I colori sul cammino.
Poi, sotto di noi, compare la diga, sempre aggrappata fortemente ai bordi della gola che la ospita e con orgoglio mostra la sua imponenza, anche guardandola dall’alto, come a dimostrare che quel disastro “non è stato per colpa sua“, e noi oggi sappiamo quanto sia vero, nonostante tutto, smottamenti, terremoti, invasi e svasi ripetuti e la possente tracimazione, la diga è perfettamente in piedi.

Vista parziale del Monte Toc con la M della frana.

La diga dall'alto.

La vista sulla frana.
Le nuvole corrono veloci sotto di noi ed a tratti si riesce a scorgere anche Longarone e la valle del Piave, davvero una vista suggestiva.

La via del ritorno.
Ritorniamo sui nostri passi, è quasi l’ora di pranzo e la fame si sente, Isidoro ci ha prenotato un buonissimo Agriturismo e siamo tutti ansiosi di confermarne la bontà.

Il parcheggio dei camper.
Mentre scendiamo ci accorgiamo della distanza, i camper sono solo un puntino lontano, però è bello camminare su questo sentiero, sarà che noi saremo “cittadini”, ma sembra di essere in un posto dove il tempo si è fermato.

Le pecore nel paesaggio.
Attorno alla strada ci sono delle pecore al pascolo, sembrano un pò disturbate dal nostro passaggio, qualcuno di noi cerca un minimo di colloquio con loro, ma questi tentativi paiono infruttuosi, anzi a tratti sembra che siano loro a prenderci in giro.

Schierati al parcheggio.
Arriviamo al parcheggio abbastanza in fretta, siamo davanti all’unico edificio definito dall’insegna come “Zona industriale”, vende prodotti locali ed alimentari e non pare ci sia molto accesso.

Le nuvole dietro di noi.
L’agriturismo è molto vicino e ci mettiamo davvero poco, anche qui si parcheggia benissimo ed in un attimo ci troviamo a tavola, la tavolata è davanti ad un camino ardente; degustiamo degli ottimi piatti locali, con tanto di polenta e brasato, formaggio cotto, tutti piatti ottimi ed abbondanti che minano pericolosamente le volontà dietetiche di ognuno di noi.

La tavolata.
Per fortuna riusciamo a limitarci almeno per quanto riguarda gli autisti ed il vino, un vero peccato perchè è perfettamente abbinato alle pietanze, ma … rispettiamo le regole.

Mauro Corona
Dopo pranzo partiamo per Santa Lucia di Piave, prima però passiamo dal paese Erto Nuovo, la strada passa proprio davanti al laboratorio del personaggio più caratteristico della valle, lo scultore poeta Mauro Corona.

Lo studio laboratorio di Mauro Corona.
L’avevamo già incrociato a Belluno ieri sera, ma era di corsa, adesso fermandoci, possiamo osservarlo nel suo regno, davanti a suo laboratorio, un pò incasinato, ma forse proprio questo è il bello.

Il suo auto ritratto.
C’è un signore che gli sta facendo porre la dedica sul suo ultimo libro, così riesco anche ad immortalare l’evento, altrimenti lui rimane sempre rintanato nei suoi locali; non è di molte parole, anzi, quelle che pronuncia sono sempre un pò ruvide.

La diga dalla strada.
Riprendiamo la strada, costeggiamo ancora la diga che ora si vede benissimo ed abbandoniamo la vallata, con Marta ci ripromettiamo di vedere sia il film che la prosa di Paolini sul tragico evento, con le informazioni che ora abbiamo, sarà più facile seguire la storia.

La disposizione nella sosta a S. Lucia di Piave.
Arriviamo a S. Lucia di Piave abbastanza in fretta, Isidoro è sempre alla guida della piccola carovana, entriamo nel vasto spazio riservato alla sosta e troviamo subito l’angolo riservato con piacere ai camperisti di CoL (
).

Il camper Alfa Romeo del 1978.
Prendiamo posizione e facciamo un giro per vedere un pò la situazione, ogni tanto Isidoro incontra altri camperisti veneti già conosciuti; incontriamo un bellissimo esemplare di camper vintage, un Alfa Romeo del 1978, tenuto benissimo.

Una bancarella di vasellami.

I Caldarostai.

Una tavola medioevale imbandita.
Proseguiamo per il mercato medioevale, c’è la possibilità di acquistare, però prima bisogna cambiare la “pecunia”, euro con monete coniate per la situazione.

Un falco a riposo.
Ci sono i venditori vestiti con i costumi medievali, ed è bello vederli muovere con scioltezza e normalità, facendo calare il visitatore nel periodo epocale; anche qui ci sono i falconieri, ma per oggi è tardi e domani non si sa se voleranno.

Il saltimbanco.

I maiali in cottura.
Proseguiamo ed assistiamo ad uno spettacolo di un saltimbanco, giusto qualche numero per i bambini e più grandi; poi riprendiamo il percorso, ci sono due bei maiali che stanno cuocendo lentamente con la brace attorno, non avevo mai visto cuocere in questo modo, con il fuoco attorno in cerchio ed i maiali al centro.

La vendita del miele.
Ormai si sta facendo sera ed il buio avanza, non fa molto freddo, anche se l’umido non manca, le bancarelle iniziano a ritirare la merce, ma c’è sempre qualcuno che si attarda; intanto si sentono arrivare dei tamburi, sono dei suonatori che si sono fermati nel prato per una dimostrazione.

I tamburi all'opera.
Sono davvero in gamba, come ritmica e come sceneggiatura, il capo gruppo è un ragazzo snello, agile, con i capelli biondi e lunghi, come solista si agita non poco e ben presto ci sono molte persone, compresi noi, ad osservarli.

Ballando da soli ... (Isi)
Sono poi succeduti altri gruppi musicali, tra questi ci sono stati un trio, due ragazzi con le cornamuse ed una ragazza con un tamburo, che hanno suonato delle musiche a noi note, una “Burè a due tempi”; queste note, a Marta ed a me, ci hanno fatto venire subito in mente i nostri balli popolari.

... o con pochi altri. (Isi)
Purtroppo li frequentiamo poco ed io, che sono un neofita, mi ritrovo sempre impacciato; per fortuna Marta è sempre in forma e così improvvisiamo un balletto a due, con Isidoro ed Ivana che ci guardano divertiti.

Gli arcieri.
Poi è subentrato un altro brano musicale di una ballata Istraeliana, questa è più semplice ballarla e così abbiamo trovato qualche altra volontaria.

I giocolieri con il fuoco.
Ci spostiamo ancora nella zona delle manifestazioni, così detta della vecchia fornace, sotto la ciminiera si esibiranno degli arcieri e dei giocolieri con il fuoco.

Il braciere di Isidoro.
Gli arcieri sono una compagnia di sportivi appassionati di questo tipo di arco, con tiro ad istinto; mentre i giocolieri sono all’interno di una rappresentazione storica.

La facciata della chiesa.
Ci sono molte persone, ma dopo un pò, causa anche dei fumogeni, ce ne ritorniamo sui nostri camper; mentre Isidoro prepara la brace su uno splendido braciere, ceniamo frugalmente in attesa delle castagne accompagnate con dell’ottimo vinello, gentilmente offerto da altri camperisti veneti e qui finalmente ho l’onore di conoscere Adriana, una camperista che scrive assiduamente su CoL con il nick Ladipimma e proviene da Trieste.

L'interno della chiesa.
Abbiamo conversato un pò con loro, è bello sentire parlare il veneto, sia la madre di Marta che la mia sono venete e sembra un pò di stare in casa.

Le arpe durante la pausa.
Altro appuntamento è il concerto di arpe alla chiesa di Santa Lucia, alle ore 21, siamo un pò in ritardo, ed infatti quando arriviamo in chiesa hanno già iniziato a suonare ed è straripante di persone, di sedersi neanche a pensarci.

Alcuni particolari.
Il suono dell’arpa è sempre magico e quelle ragazze (c’era solo un ragazzo che suonava) sono davvero brave; durante la pausa, un genitore ci informa un pò sugli strumenti e sulla difficoltà di spostarli, visto il peso e la delicatezza, cercando di non comprometterli, soprattutto anche per il costo, circa € 20.000 l’una!

L'acquasantiera particolare.
Purtroppo non c’è verso di trovare un posto da sedersi, io ho un pò di mal di schiena e così decido di tornare in camper, lasciando Marta a finire di sentire il concerto.
Rientro con Isidoro ed Ivana, non sembra ma la giornata è stata un pò movimentata e ce ne andiamo volentieri a dormire; Marta rientra dopo quasi 45 minuti, in tempo per chiudere tutto e dormire.
8/11/2009
Ci svegliamo alle ore 8,30, giusto per goderci la buona colazione offerta dall’organizzazione, il tempo è decisamente brutto, pioviggina a tratti, tanto che la direzione ha avvisato che tutte le manifestazioni di oggi saranno spostate a domenica prossima, cosa che per noi equivale al saluto definitivo della manifestazione.
Con Isidoro e Franco decidiamo di spostarci ad Asolo, almeno così potremmo proseguire la visita dei dintorni.
Silvia è stata bravissima, si è organizzata a cercare delle possibili mete e così, verso le 11,30 ci spostiamo in carovana; giusto il tempo per salutare al volo Adriana ed altri.

La villa Maser dal camper.
Ci fermiamo sulla strada per Asolo, davanti alla Villa Maser (
), che per combinazione è stata anche una residenza del costruttore della diga del Vajont; approfittiamo di uno spiazzo per pranzare ognuno nel suo camper, fuori continua il diluvio ed in un attimo abbiamo i vetri appannati, anche causa la pentola di pasta sul fuoco.

Dalla villa ...
Nell’attesa della cottura, Franco, Isidoro ed io andiamo a piedi a vedere dov’è l’ingresso della villa, così scopriamo che c’è un ottimo parcheggio gratuito proprio davanti all’entrata, dove ci sposteremo dopo pranzo.

... il nostro parcheggio per il pranzo.
Entriamo in villa, ma non c’è possibilità di una guida, c’è solo un foglio con delle indicazioni di massima, però ci fanno mettere ai piedi delle grandissime pattine per non sporcare il pavimento.

Il parcheggio davanti all'entrata.
Si può visitare solo il piano di accesso, la villa è ancora abitata da una nipote e famiglia, l’edificio è collocato in un ottimo posto, c’è una perfetta visione di tutti i possedimenti attorno.

Le tenute davanti alla villa.
C’è un corridoio centrale posto a croce con le stanze nei 4 angoli, però sono solo 2 aperte e dedicate; ci sono affreschi curiosi, come una vite che sembra passare da terra al soffitto, attraverso le colonne, tutto sempre dipinto.

Uno degli affreschi con il ramo passante.
Nel retro della villa c’è una bella vasca d’acqua con delle statue, probabilmente ci sarà anche un giro di getti d’acqua, ma ora non sono funzionanti; sullo sfondo c’è una uscita di una fonte naturale che si versa nella vasca centrale, ora all’asciutto.

La fontana sul retro.
Tra la lettura delle semplici note e la visitazione delle sale, non ci porta via molto tempo, così ci portiamo, sempre sotto la pioggia, al vicino museo delle carrozze d’epoca.

La sala centrale delle carrozze.
Sono veramente molte, di tutti i tipi, compresa quella che aveva la predisposizione per la batteria per l’illuminazione o quella con il contenitore per il ghiaccio, un pò come fossero precursori del camper.

Una slitta russa.
E’ affascinante notare il cuoio dei sedili, consunto dall’uso, e rivedere per un istante la vita passata su quelle sedute, con le persone e le esigenze del tempo; c’è anche una piccola sala con delle slitte, a loro modo diligenze sulla neve, sempre in memoria del tempo passato.
Riprendiamo il movimento verso Asolo, continua a piovere, ma Silvia ci ricorda l’interesse storico della nostra meta.

Il centro piovoso di Asolo.
Alle ore 15,50 arriviamo ad Asolo, al km. 37.258 ed usufruiamo di un parcheggio a pagamento, € 2 fino alle ore 21, ma se si vuole pernottare bisogna chiamare l’addetto che apre lo spazio di AA (
).
Purtroppo sta piovendo in modo deciso, ma noi stoici ci dirigiamo verso il museo cittadino, dove Silvia e Donatella si fermano per una visita, mentre noi altri proseguiamo con i nostri ombrelli.

La piazzetta centrale.
Nonostante la pioggia possiamo notare che Asolo è una bella piccola cittadina, ha dei balconi molto particolari e dei bei portici; ci sono ancora delle bancarelle di alcuni mercanti: sono un pò avviliti dalla pioggia, in giro praticamente ci siamo quasi solo noi, mentre loro si aspettavano di certo più persone.

La chiesa di S. Anna.
Dalle informazioni turistiche che abbiamo recuperato da un ufficietto cittadino (la ragazza è davvero molto preparata e precisa, anche per quanto riguarda Bassano del Grappa, prossima nostra meta) possiamo leggere che ci sono molti personaggi famosi che sono stati sepolti al cimitero di Asolo.
Purtroppo, tra la pioggia e l’ora non riusciamo a visitare il cimitero, anche se ci proviamo, ma poi decidiamo di rientrare per spostarci a Bassano del Grappa, mentre Franco ritornerà verso casa, lui domani deve riaprire, noi no.
Franco raggiunge Donatella e Silvia, mentre noi li anticipiamo ai camper, almeno questo è l’intento, perchè per strada troviamo un signore in ginocchio, appoggiato alle transenne che impediscono l’accesso alle auto in città.
Piove forte ed il suo ombrello è riverso per strada, non capiamo subito che cosa sta succedendo, ma per fortuna altri signori davanti a noi comprendono: quel signore non sta bene, non parla, non reagisce molto, ma si sente benissimo che è ubriaco.
Subito Ivana chiama il 113 e cerca di spiegare l’accaduto, quel signore ha bisogno di assistenza ed è tutto bagnato dalla pioggia, o almeno, quella di sicuro.
I Carabinieri non arrivano velocemente, nonostante il centro abitato sia di piccola dimensione e noi fatichiamo a tenere il signore in piedi o seduto su una panchina; lui vuole dirci qualcosa, ci mostra un insieme di tesserini e carte, poveretto, ha avuto un ictus ed è parzialmente paralizzato, ma ormai non possiamo lasciarlo lì o peggio ignorarlo.
Quando finalmente arrivano i Carabinieri, ci spiegano che lo conoscono bene e che sanno che è ben presente, anche se un pò bevuto, ora siamo più tranquilli, glielo affidiamo e ritorniamo ai camper.
Qui troviamo Franco Donatella e Silvia già in procinto di partire, ci sono passati a fianco e, dalla concitazione di quel momento, nessuno di noi si è accorto, ne tanto meno loro ci hanno notato alle prese con il signore.
Ci si saluta un pò di fretta, continua a piovere a dirotto ed anche noi ci spostiamo verso Bassano del Grappa; dalle informazioni avute ci dirigiamo verso il parco de “I ragazzi del ’99“, consigliato anche dalla signorina delle informazioni come possibile sosta per la notte.
In qualche modo arriviamo al grande parcheggio, quasi completamente vuoto, sempre sotto una incessante pioggia; sono le ore 19,00 e siamo al Km. 37.274 (
).
Decidiamo di cenare in una trattoria, per questo con Ivana ed Isidoro, giriamo un pò per il centro fino al famoso ponte di Bassano, l’atmosfera serale è graziosa, poi ci fermiamo quando troviamo il ristorante Il Garibaldi, è l’unico che c’ispira da fuori.
Mangiamo bene, tutti piatti locali perfettamente cucinati, innaffiati con buoni vini, Marta ed io abbiamo preso un buon novello, finalmente lo degustiamo; alla fine il conto è più che onesto, meno di una pizza e birra a testa.
Tempo di tornare a dormire, ora finalmente sta smettendo di piovere e concludiamo così la giornata di domenica.
9/11/2009
Ci svegliamo alle ore 8,00, la notte è stata tranquilla, ha piovuto molto, ma sembra ora abbia smesso, una noiosa goccia che cade sulla freccia di posizione ci ha aiutato a svegliarci, una buona colazione che non manca mai e via.

Il Tempio Ossario
Con Ivana ed Isidoro abbiamo deciso di farci un ultimo giro per la cittadina, con la luce diurna l’aspetto è ovviamente diverso e poi adesso si cammina meglio senza pioggia.

La torre civica.
Con la piccola documentazione che abbiamo decidiamo un percorso, passiamo davanti ad una prima chiesa, definita il Tempio Ossario, dove riposano i resti dei deceduti della 1^ Guerra Mondiale e dentro vi è un Elenco dei caduti sepolti; è un pò presto per le visite interne, ma quell’edificio traspira ugualmente di sacralità.

La chiesa di S. Giovanni Battista.
Proseguiamo nella piazza a fianco, piazza della Libertà (vista panoramica della piazza), c’è la chiesa di S. Giovanni Battista che la contorna da un lato, mentre di fronte la Loggia del Podestà, con il suo particolare orologio e l’affresco di S. Cristoforo che dovrebbe proteggere i viandanti al passaggio.

La piazza.
In queste ore notiamo che per strada stanno allestendo le casette dei mercatini di Natale, tradizione che anche qui, come in tutta la zona, avverrà entro il 5/12.

L'orologio.

San Cristoforo.
Passiamo davanti a quello che era il Monte di Pietà, ora è una banca, ma il suo aspetto austero è tutto ancora ben presente.

Il monte di Pietà.
Proseguiamo fino ad arrivare finalmente al Ponte Vecchio, la caratteristica famosa ed originale di Bassano, fatto saltare più volte con le guerre, ma sempre ricostruito dagli Alpini: è bellissimo, tutto in legno e controlla benissimo il fiume Brenta che scorre calmo e possente.

Il negozio Nardini.
C’è una curiosa casetta, vedibile dal ponte, ha ancora i segni delle bombarde francesi del 4/5/1809, di sicuro anche queste sponde hanno visto molta storia passare da queste parti.

Il ponte con il sole.
Sull’angolo del ponte c’è il museo degli alpini, gratuito, è nel sotterraneo di un bel bar, di antico stile; mentre dall’altro lato c’è il negozio bar della ditta Nardini, una delle più grandi produttrici italiana di grappa.

Il lato destro del Brenta, dal ponte.

Il lato sinistro del Brenta.
Ci hanno detto che c’è da loro servono il famoso aperitivo serale “mezzo mezzo”, ma gli orari non ci hanno consentito di poterlo degustare, infatti ieri sera c’era molta gioventù nei paraggi.

La casa con i segni delle palle di cannone.

Il Ponte Vecchio dalla sponda.

Un accesso al Ponte Vecchio.
Dall’altra parte del ponte c’è un edificio che ospita la distilleria Poli, anche questa è un’antica produttrice di grappa, ma la caratteristiche è che ha all’interno il museo della grappa, anche questo con libero ingresso.

Il museo della grappa Poli.

L'interno del museo.
Decidiamo di visitarla, apparentemente sembra una banalità, ma si è rivelata molto interessante, io poi sono totalmente ignorante sulle varie fasi di produzione ed il video finale è stato molto esaustivo.

Una caldaia particolare.

Una parte della collezione di grappa mignon.
All’uscita ci hanno dato le indicazioni per la visita nella loro distilleria, per prendere visione dal vivo di tutta la produzione, sarà una tappa da prendere in considerazione.

Gli alberi del viale.
Per fortuna sta uscendo un timido sole, proseguiamo tra le viuzze, verso i camper, ormai è ora di pensare al rientro nelle rispettive città; chissà perchè questi momenti di prossimo commiato, si sentono sempre prima, ma ala fine non possiamo lamentarci, abbiamo fatto proprio un bel we tutti assieme.

I nostri camper nel parcheggio.
Gli alberi del viale a fianco del parcheggio, oltre ad essere particolari come potatura, sono tristemente famosi per i martiri che hanno impiccato ad ognuno di loro, sotto ci sono le targhe che li ricordano, con sempre un fiore fresco.
Il parcheggio ora è molto affollato, oggi è una giornata di lavoro normale e si vede anche dalle auto, un rapido saluto ad Ivana ed Isidoro e poi prendiamo la strada verso casa; però decidiamo di tentare la visita alla distilleria che si trova a Schiavon.
Purtroppo però arriviamo alle ore 11,30, ma non ci fanno entrare fino alle ore 14 e così decidiamo di proseguire al rientro; entriamo in autostrada, proseguiamo per un pò e poi ci fermiamo in un autogril per il pranzo ed il caffè.
Arriviamo a Trezzo alle ore 15,50, al Km. 37.502, facciamo in tempo a scaricare e pulire bene il camper; qui mi è capitato un imprevisto.
Proprio avendo più tempo, ho voluto provare a pulire più accuratamente la cassetta Thetford: ho aperto la copertura centrale, ho girato la manopolina gialla, ma non è successo nulla; quando ho provato ad aiutare l’apertuna con un dito, la ghigliottina si è bloccata e non c’è stato verso, alla fine sono andato dal concessionario, lasciandola lì per la riparazione.
Una bella uscita, davvero imperdibile, un grande grazie ad Ivana e Isidoro, sempre preciso nei dettagli, Franco, Donatella e Silvia; peccato un pò per la pioggia che ci ha un pò limitato la compagnia, ma non importa.
Il percorso (
)
o-o-o
| Percorso |
Km |
772,00 |
| Gasolio |
€ |
125,00 |
| Telepass |
€ |
34,40 |
| Pernotto |
€ |
0,00 |
| Biglietti visite |
€ |
12,00 |
| Sosta |
€ |
14,10 |
| Pranzo / Cena |
€ |
70,00 |
| Bibite / Gelati |
€ |
3,80 |
|
|
|
| Totale |
€ |
259,30 |

Bye 
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