L’autoradio.

29 03 2010

25/03/2010

Oggi ho ritirato il camper, l’ho portato dall’elettrauto per fargli sostituire l’autoradio, era quella che avevo trovato già montata, ogni tanto non funzionava la cassa di destra ed i CD non si sentivano più.

Era una Sony con il telecomando, che abbiamo imparato ad utilizzare anche in viaggio, trovandolo molto comodo, per entrambi; anche l’antenna radio aveva dei problemi, per questo ci voleva una mano di un esperto.

L'autoradio montata.

Il modello scelto è una JVC tipo KD – R 511, con telecomando, ha la possibilità di riprodurre CD musicali e MP3, compresa la riproduzione di chiavette o apparati Usb.

Una delle due casse acustiche

L’antenna radio è stata trovata con la sua massa completamente arrugginita, fonte sicura dei suoi problemi, ora  è stata ripristinata una massa congrua e funzionale.

Il posizionamento delle casse.

Ho fatto anche apporre 2 casse sopra i pensili, nella cellula, in origine c’erano già i fili, tirati probabilmente dal precedente proprietario, così in futuro, potremmo sentire la radio un pò meglio della nostra piccola radiolina potatile, oltre a dare una maggiore e migliore diffusione del suono in viaggio.

Bye   Maurizio





Mine vaganti.

29 03 2010

26/03/2010 Mine vaganti – (Ferzan Ozpetek)

Da questo regista mi aspetto sempre opere importanti e credo che questa sia stata una ottima scelta, per il tema trattato, per come è stato trattato e per l’ambientamento della storia, per lo svolgimento del tema stesso, in un sud Italia, non certo la palestra adatta per affrontare il tema dell’omosessualità in famiglia.

Mi è piaciuto l’approccio iniziale e la brusca accelerata, che ha portato lo spettatore immediatamente nel centro del problema, facendogli vorticare attorno il disagio e l’imbarazzo familiare che inevitabilmente ha suscitato, prima in tutta la famiglia, poi nell’intera comunità sociale, nonostante che Lecce sia una città importante.

Questo regista mi ha sempre colpito sulle scelte degli attori, protagonisti o meno, ma sempre capaci ed all’altezza del ruolo offerto; però in questo caso sono rimasto molto deluso dall’interpretazione di Riccardo Scamarcio, il figlio Tommaso.

Ha sempre avuto due sole espressioni, quella seria e quella con il sorrisino che gli piega il labbro, gli occhi sono sempre stati senza espressione, nonostante la particolarità dei suoi occhi.

Non l’ho mai reputato un attore, tanto meno “bravo”, ma in questo ruolo mi è apparso come un’ampolla di murano, carina, ma inutile; per me è sempre stato fuori dal ruolo che aveva e visto che era il protagonista, questo ha dato una sferzata negativa alla visione.

Per fortuna ci sono stati gli altri personaggi molto nella parte, a partire dal fantastico Ennio Fantastichini nella parte del padre, sempre perfetto e senza sfumature, rendendo bene l’idea del padre offeso nell’onore.

Ottimi sono stati anche gli altri attori, a partire dalla giovane Nicole Grimaudo (Alba), l’ho trovata molto brava con gli sguardi e con i piccoli gesti; Elena Sofia Ricci ha avuto un’ottima interpretazione, ha saputo proporre una Zia Luciana in tutte le sue sfaccettature, dalle comiche alle drammatiche, così come la madre Stefania, sempre divisa tra i figli ed il padre, per non parlare della Nonna (Ilaria Occhini), una perla di saggezza nella famiglia (il cast ed il trailer).

In complesso un ottimo film, che aiuta a comprendere quanto ancora siamo lontani dal sapere affrontare un problema così delicato, nonostante l’avanguardia di un pastificio perfettamente allineato con le tecniche del giorno d’oggi, che ben sa affrontare i problemi sindacali, ma non quelli della vita (voto 7).

Le locandine, i cast, i trailer sono stati tratti dal sito tematico www.mymovies.it,
mentre le recensioni sono solo personali punti di vista.

Bye   Maurizio





Genitori & figli: agitare bene prima dell’uso.

22 03 2010

20/03/2010 – Genitori & figli: agitare bene prima dell’uso (Giovanni Veronesi)

Una buona commedia all’italiana, per fortuna sono stati inseriti nel cast degli attori di un certo spessore e rispetto, altrimenti questo film sarebbe stato archiviato come la solita raccolta stereotipata di luoghi comuni, più che sui figli, verso i genitori.

Sono dell’idea che questo film sia stato voluto più per criticare il ruolo del genitore, sempre più stordito e spaesato nel rapporto con i figli, che per sottolineare l’esuberanza condita dall’ignoranza dei giovani.

A parte il trovarmi immerso in una sala completamente piena di giovani (sabato sera, 21,40), vocianti ed incapaci di stare in un cinema (giusto per stare nel tema), ho trovato che le ovvie difficoltà dei genitori fossero solo una trovata per creare del facile umorismo, anziché per stimolare ad uno spunto di una più utile discussione.

Mi è piaciuto il padre Alberto (Michele Placido), con la sua volontà e forza per cercare di stare al passo con i tempi, ma impossibile riuscire a seguire un figlio come Gigio (Andrea Facchinetti, poco credibile nella parte); buone le interpretazioni di Luisa e Gianni (Luciana Littizzetto e Silvio Orlando), più per l’interpretazione del bravo Silvio, con dei monologhi degni di nota (es: l’inutilità dei viaggi sulla luna) (il cast ed il trailer), Luciana ogni tanto era troppo “se stessa”.

Ho trovato nella ragazzina Nina, interprete che racconta il film, un buon esordio, ovviamente a volte un pò impacciata, ma quella era anche la sua parte nella storia, mentre il fratellino era troppo improbabile come personaggio, a partire dall’assurda vena razzista e xenofoba, voluta più per ragioni di cassetta che di storia.

Peccato per le altre figure femminili, per me non troppo all’altezza delle proprie capacità, come Rossana (Margherita Buy) e Clara (Elena Sofia Ricci), quest’ultima poi, incapace in una figura già al margine della storia; in sostanza, una storia quasi al limite del vero, con poca volontà di discutere, ma solo giudicare.

Per me Veronesi non si è volutamente reso conto che argomenti come il “sesso a scuola” ed il disagio dei figli separati, potevano essere di maggior interesse di discussione, che far notare i soliti stereotipi; infatti il film inizia e finisce con una classica lite familiare (voto 6).

Le locandine, i cast, i trailer sono stati tratti dal sito tematico www.mymovies.it,
mentre le recensioni sono solo personali punti di vista.

Bye Maurizio





Shutter Island.

17 03 2010

16/03/2010 – Shutter Island – (Martin Scorsese)

Definirei questo un ottimo psico-thriller, interpretato da un Di Caprio inevitabilmente più maturo, rispetto a come lo conosco in altre interpretazioni.

Suggerirei di andare a vederlo senza sapere nulla, della trama, dello svolgimento e soprattutto della fine, altrimenti svanisce ogni effetto psicologico, indispensabile nella visione.

Quello che c’è da sapere è che l’interprete Teddy Daniels (Di Caprio) è un agente dell’FBI e che siamo negli anni 1954, un decennio dopo la fine della Guerra del 1945.

Buonissima la fotografia, le immagini di questa isola sperduta nell’oceano, soprattutto nella parte finale del film, dove possiamo visitare le sue scogliere a strapiombo.

Inevitabili per me sono i parallelismi con le ansie odierne dei misteri e delle ipotetiche ricerche sul governo delle menti, tema che più che mai si ripresenta ad ogni difficoltà nei conflitti, passati ed odierni (Guantanamo?).

Il dottor John Cawley è interpretato dal sempre bravissimo Ben Kingsley, più che altro affascina sempre il suo sguardo, come ai vecchi tempi di Ghandi, con la differenza che in questo film, non si sa mai, dall’inizio fino alla fine, quanto sia credibile o meno; buon giudizio anche per gli altri interpreti (il cast ed il trailer).

Purtroppo mi saprebbe piaciuto un finale più deciso, ma forse questo è proprio Scorsese, che ha voluto finire il film (con una citazione da un libro) lasciando allo spettatore una propria idea (voto 7).

Le locandine, i cast, i trailer sono stati tratti dal sito tematico www.mymovies.it,
mentre le recensioni sono solo personali punti di vista.

Bye Maurizio





Sagra del tartufo a Norcia.

14 03 2010

5/03/2010 – Km 39.856

Questo è la prima uscita che effettuo da solo, Marta ha una delle sue mostre di lavoro che la impegneranno (Casambiente 2010) per tutto il we, mentre io volevo andare a trovare l’Amico Endrio che ho conosciuto nel mondo camperistico e che ha organizzato questo raduno a Norcia, in occasione di questa sagra particolare.

L’evento è sorto su Facebook e poi ho seguito man mano l’evolversi, so che alla partenza dovremmo essere un 80 camper, sono contento che ci siano ottime possibilità di incontrare nuovi amici che magari ho già incrociato su CoL o su Facebook.

Oggi è una giornata con un pò di sole, non male per una partenza, mi faccio accompagnare da Marta al camper, così da non trafficare con la bicicletta e poi inizio il carico solitario, anche se il mangiare penso sia l’ultimo dei miei problemi o delle preoccupazioni da affrontare.

Alle ore 11.00 parto, sulla A4 non c’è tanto traffico, ovviamente essendo una giornata lavorativa, ci sono una marea di camion, ma questa volta ho il baracchino con me e l’ascolto mi servirà per comprendere meglio l’evoluzione dei 27 MHz in questi decenni.

Mi sono portato nel sedile vicino dei piccoli generi di conforto, frutta, cioccolata, acqua, non avrò Marta che mi vizierà, ma non sarà un viaggio impossibile … almeno lo spero.

Per strada ascolto con interesse le molteplici conversazioni che continuano ad accavallarsi, di sicuro non esistono più i riti soliti di quando parlavo io, qui si entra di prepotenza, si sentono i lineari (che aumentano la potenza dei 5w in uscita) che si attaccano e si staccano che è un piacere, una volta era sicuro che al casello ci sarebbe stato un controllo, ora … non credo proprio.

In un paio d’ore arrivo a Carpi, sulla A22, come venerdì scorso, però questa volta ho sentito già da tempo i camionisti che allertavano l’ascolto sulla neve, fin’ora credevo che scherzassero, c’era il sole, ma pian piano si sta ingrigendo, e fuori fa più freddo, devo alzare il riscaldamento.

Il paesaggio attorno.

Appena passato Carpi inizia a nevicare, come annunciato, la neve scende sempre più copiosa e ricopre subito l’asfalto, nonostante la colonna di camion sia pressoché ininterrotta ed apparentemente silente, sul baracchino si sentono le imprecazioni e lo stupore degli autisti: c’è che viene dall’Austria, con il sole e non si aspettava tutto quel biancore.

La neve improvvisa.

Il tergicristallo fatica anche a pulire il vetro, sui fianchi del parabrezza si sta inspessendo il cumulo di neve; verso l’innesto con la A1 c’è una leggera coda di veicoli, più che altro di camion che sono costretti a rallentare perché faticano a salire: incredibile!

Il tergi fatica a togliere la neve.

Appena sono sulla A1, verso Modena Sud, la neve smette, ma continua una leggera pioggia mista a neve; prendo la palla al balzo e provo a chiedere, sempre sul canale 5 dei camionisti, come potrebbe essere la situazione sulla E45, la statale che vorrei fare per arrivare a Perugia.

La risposta è immediata: “La strada 45 è una schifezza, le buche non si vedono, c’è molta neve e non è stata pulita, per giunta bisogna uscire … lascia perdere! … ne sono uscito ora!“.

Verso Firenze.

Dopo aver ringraziato lo sconosciuto camionista decido di proseguire per Firenze, così come mi sta suggerendo il navigatore; la pioggia è intermittente e l’appennino lo si affronta tranquillamente, fino a Firenze, dove mi devo fermare in un area di sosta per un bisogno fisiologico, oltre che per una sgranchita veloce alle gambe.

Una sistemata ai generi di conforto e via, è ancora presto per il rifornimento di gasolio; il traffico è sempre tranquillo, a volte sostenuto dai camion, ma nulla di particolare, ormai la meta è l’uscita di Valdichiana-Bettole-Sinalunga e prima vorrei fare gasolio, giusto per non preoccuparmi per il ritorno.

Proprio di servizio prima di uscire, trovo l’area si dervizio un distributore Shell, assieme al Tamoil mi serve per rimediare il rimborso per il Telepass-Premium, che in autostrada è più alto.

Però qui trovo l’unica pompa self-service guasta, faccio presente la non correttezza, in questo modo si deve utilizzare una delle altre cinque con il prezzo più alto, ma tanto so già che sono parole al vento, più che altro forse è perché sono stato zitto da questa mattina. :-)

Sono le ore 16,00 e il tempo ora è solo nuvoloso, ogni tanto con delle folate di vento, più che altro improvvise, che pericolose; la strada è una statale, ma è ampia e ben messa, gli appennini mi circondano ed è bello vedere quei paesini abbarbicati sulle montagne.

Il paese Spello.

La strada prosegue senza nessun intoppo, il navigatore “azzecca” perfettamente le deviazioni, anche se sono ben segnalate, prima le grandi città e poi via via fino a Norcia.

Costeggio il Lago Trasimeno, ma non riesco a vedere molto, dello specchio d’acqua, quasi come se non ci fosse, un peccato però, non mi capita tutti i giorni di passare da queste parti; passo anche da un paese San Donato, curioso omonimo di quello Milanese che mi ha visto crescere.

D’un tratto ci sono delle indicazioni di una deviazione obbligatoria: sembra che la strada sia interrotta e c’è l’obbligo di salire su una stradina piena di tornanti ed in salita, sulla collina che ci affianca.

La deviazione in salita.

Man mano che si sale, ricomincia a nevicare, per fortuna non c’è traffico e che ho le trombe bitonali, così le poche auto che incrocio le informo prima che mi arrivino sul cofano; ad ogni tornante, anche se in salita, è come se facessi un piccolo “cristiania” con le gemellate … che bello avere un Ford Transit! :-)

Per fortuna sono solo km. 6,5 di cui la metà in salita e la metà in discesa, poi si rientra nella solita strada e Norcia è più vicina; in questo momento provo a lanciare una chiamata sul canale 15, quello che normalmente è dedicato ai camperisti, magari anche di CoL.

Mi rispondono due equipaggi, dalla voce lontana, ma con la stessa destinazione, le montagne ci impediscono una comunicazione più fluida, ma ci capiamo e loro hanno sentito che arrivo da Milano.

La Porta Romana di Norcia.

Arrivo davanti alla Porta Romana di Norcia alle ore 18,00, ormai è buio, ma l’illuminazione è particolare; purtroppo però non sono riuscito a trovare nessun cartello che segnalasse il posto di raccolta dei camper.

Mi fermo a telefonare ad Endrio, l’Uomo Rimor, che ci sta aspettando, ha sentito del mio arrivo dai due equipaggi che ho contattato via radio, mi da una dritta, ma … aggiro la città dalla parte sbagliata.

Incontro un altro camper che si era perduto, assieme ci portiamo dai vigili alla porta iniziale e così arriviamo al raduno, c’è un pò di nevischio, fa freddo, ma sono le 18,30, Km 40.444,  e sono finalmente arrivato e contento, e non sono per nulla stanco ().

La Porta Ascolana.

Dopo i primi saluti, convenevoli e precisazioni, mi metto in un cantuccio del parcheggio, per dare modo agli altri che arriveranno di avere maggior spazio; Endrio è tutto preso per accogliere i camper in arrivo, ci sono le bandiere e gli striscioni della Rimor, Kentaki e Xgo a segnalare la posizione ed i camper continuano ad arrivare, anche se ancora alla spicciolata.

La piazza centrale deserta.

Accendo la stufa e vado a farmi un giretto in città, voglio portami via delle fotografie serali di Norcia, siamo a qualche centinaio di metri, una piccola passeggiata è utilissima per sgranchirmi le gambe.

La chiesa di S. Benedetto.

Inizialmente non avevo fame, ho mangiato frutta e cioccolato, ma sentendo la fragranza della legna che brucia nei caminetti, il profumo della probabile carne sulla brace, la fame arriva che è un piacere.

I residui della nevicata.

Dalla Porta Ascolana a quella Romana non c’è molto, la città finisce e così chiedo ad un commerciante del vinello rosso locale, prendo un paio di piccole bottigliette di uno splendido Rossobastardo, giusto un paio di calici, ovviamente ne prendo anche un paio da portare a casa, ma questo è un altro discorso.

Il tartufo nero di guardia alla città.

Rientro in camper, la stufa sta scaldando per bene, sono un pochino in pendenza, ma nulla di preoccupante; ho chiesto ad Endrio di cenare con me, ma lui non vuole mollare il posto di “parcheggiatore ufficiale“, cercando di aiutare il volere di ognuno di stare assieme agli amici, non è una cosa sempre così facile, lo spazio è quello che è e si sta riducendo sempre più.

La tavola imbandita.

La mia cellula è molto accogliente, calda anche se leggermente inclinata, non avevo voglia di mettere le zeppe; mi preparo la cenetta, pasta al ragù, la radiolina mi fa compagnia, trovo Radio Subasio che mi propone una musica adatta.

Fuori c’è ancora un vento teso, non nevica più, ma non ho proprio voglia di uscire, mi delizio alla lettura delle mie riviste, mentre ascolto la radio in sottofondo e poi alle 22,30, vado volentieri a dormire, sotto al caldo del piumone.

6/03/2010

La notte è stata tranquilla, la strada è vicinissima al camper, ma non ha dato fastidio, in compenso ho sentito l’arrivo di molti altri camper, inevitabili i loro saluti, ma nulla di così disturbante.

Il mio parcheggio.

La sveglia non è servita, alle ore 8,00 sono già in piedi e con la colazione pronta, l’immancabile radio mi aggiorna sulle ultime notizie, ma fuori c’è un bellissimo sole e la voglia di uscire è tanta.

La strada vicina.

Come esco mi trovo perfettamente incastrato tra gli altri camper, per fortuna non devo uscire con il mezzo; la piazzola è completamente affollata, incontro Endrio che mi racconta che sono arrivati camper tutta la notte e che, anche se qualcuno si lamenta, non sa più dove metterli.

La piazzola stracolma.

Le stradine attorno.

In effetti l’impatto dei camper è notevole, siamo in una zona industriale e i pochi parcheggi sono sulla strada, ma le vie laterali sono completamente affollate ai bordi; i vigili hanno messo in giro delle transenne con il divieto di sosta per chi non è del raduno Rimor, ma … siamo solo noi, camperisti di ogni marca.

Le cime innevate.

Attorno a noi ci sono gli appennini con le cime colme di neve e con la giornata assolata, fanno una bella mostra di se; l’aria è sempre fredda ed il sole fatica a diffondere il suo calore, diciamo che la sua luce è già un bel passo avanti, rispetto alla neve di ieri.

Dietro il nostro parcheggio.

Endrio ci ha spiegato il motivo per cui non abbiamo trovato i cartelli in giro: ieri sera ha provato ad affiggere dei semplici volantini, anche con il nastro adesivo, ma tra la pioggia, la neve, g ed il vento, li staccavano continuamente; il fatto però che siamo tutti qui, dimostra che alla fine è la volontà che conta.

Il volantino fantasma.

E’ incredibile, ma l’accesso dei camper in arrivo è costante, e non sono solo quelli di passaggio, ma sono proprio quelli che vogliono venire qui, arrivano da ovunque, ma da così lontano, come Milano, sono solo io e questo, con mio stupore, rappresenta un pò un evento.

Il camper dell'Uomo Rimor.

La Rimor ha rifornito Endrio di tutto l’occorrente, bandiere, striscioni, gadget ed ovviamente un semintegrale tutto per lui e la moglie che lo raggiungerà domani; le scritte che lo decorano sono inequivocabili “la Rimor ti segue ovunque“, oltre che il suo nome sul frontalino.

Il ghiaccio della notte.

Zonker incastrato.

Questa notte ci sono stati -5°, e con il vento freddo ha gelato ogni cosa, le pozzanghere attorno sono delle semplici opere d’arte, chissà se il sole riuscirà a vincerle.

Il cioccolatino.

Inizio a conoscere nuovi camperisti, molti sono romani o toscani, dalle parlate inconfondibili e simpatiche; mi viene offerto un delizioso cioccolatino, con la frase accompagnatoria “buono da morire”, davanti alla cioccolata, nulla mi frena, ma mentre degusto l’omaggio, guardo l’etichetta: è un gadget di Luigi: onoranze funebri.

Il comitato di accoglienza.

L'Uomo Rimor.

Poi pian piano seguono a ruota tutti gli altri, Angelo, Romano (di nome e di fatto), Manrico il multi suonatore, Fabrizio e Fabio gli aiutanti in prima di Endrio, tutte persone simpaticissime e disponibilissime, accompagnate dalle loro mogli e famiglie, altrettanto ospitali e disponibili.

Il piazzale completo.

A questo punto decido di ritornare in città, ormai dovrebbe essersi attivata la manifestazione; mentre mi avvio sulla strada principale il colpo d’occhio del parcheggio è davvero unico.

Un altro gruppo di camper più distaccato.

Per strada incontro altri piccoli parcheggi di camper, infilati in ogni dove, non fanno parte del raduno, ma non importa, li voglio considerare ugualmente un tutt’uno con noi.

Le forze dell’ordine hanno chiuso gli accessi stradali per la città ed in effetti non c’è possibilità alcuna di muoversi, se non a piedi, le bancarelle iniziano già da fuori le mura sotto la Porta Ascolana, per proseguire fino dalla parte opposta, la Porta Romana.

Il Brancaleone da Norcia.

Senza contare i negozi, soprattutto gli alimentari, perfettamente agghindati per l’esposizione al pubblico e per far venire fame, a qualsiasi ora, qui si trovano degustazioni reali, di ogni bontà, dolce, salata, di olio o di vino.

Il castello.

La piazza centrale ha acquistato un altro aspetto, rispetto a ieri sera, c’è fermento di persone ovunque, ma sono convinto che non sia ancora il massimo.

Il comune.

La statua di S. Benedetto, patrono d’Europa e degli ingegneri, sovrasta la piazza, contornato dalle bandiere in festa; per fortuna c’è il sole che da una luce tutta particolare, oltre che ad aiutare a godersi questa festa.

I vasi di tartufo nero.

Sulla piazza le bancarelle fanno una bella mostra di tutto ciò che possono offrire, Norcia è la capitale del tartufo nero, o estivo, ed anche se quello bianco è ovviamente il più pregiato, questo prodotto locale non sminuisce di nulla e viene offerto in ogni possibilità: in grossi vasi chiusi ermetici, in piccoli, in olio, a scaglie, come si vuole ed in ogni modo si potrà assaporare il suo profumo particolare.

Il prosciutto al taglio manuale.

In questa città c’è anche il prosciutto crudo, un particolare tipo di salume con un suo sapore delicato e particolare, nulla da invidiare agli altri prodotti nazionali; c’è la bancarella del consorzio a tutela del marchio che ne offre un assaggio, con tanto di pane ed abbondanti fette, rigorosamente tagliate a mano libera, un’arte ormai in via di estinzione.

La chiesa di S. benedetto.

L’aria è ancora fresca, ma ogni tanto si sentono gli odori invitanti degli assaggi, soprattutto delle creme al tartufo, sono stati sapientemente abbinati ad ogni altro ingrediente, carciofo, fungo, zucchine, sono tutti lì, pronti per essere degustati.

I tartufi e la forchettina.

In mezzo a tutte queste offerte decido di acquistare il mio primo tartufo intero, sono due piccoli tuberini per un totale di €10, so bene che non saranno il massimo, ma considerato che me li dovrò mangiare tutti io, mi sembrano più che sufficienti.

La bancarella dell'acquisto.

Mentre esploro le bancarelle incontro Fabrizio e Fabio che stanno andando a visionare la sala per la cena di questa sera, non ho nulla da fare e ne approfitto per seguirli.

L'hotel Salicone.

I contatti di massima li ha già presi Endrio con il proprietario del locale, ora c’è solo da disporre la sistemazione dei tavoli, per il momento ci sono già 100 prenotazioni confermate, ma c’è chi si sta ancora mettendo in lista: la sala è quella dell’Hotel Salicone, uno splendido 4 stelle ed è sufficientemente ampia per tutti.

La Porta Romana.

La strada principale.

Ritorniamo sui nostri passi, alla fine il paese è quello che è e da Porta a Porta non ci vuole molto per percorrerlo, il sole inizia a scaldare è una fortuna per tutti, si sta rivelando una giornata incredibile di sole.

La carne di maiale.

I salumi.

Prima di rientrare ai camper, passiamo da uno stand di un consorzio di produttori di salumi, formaggi, carni, un tendone incredibilmente pieno di ogni bontà, la cui fragranza è ovunque e gli assaggi si sprecano.

I formaggi.

Ovviamente qui incontro dei prodotti suini che già avevamo visto lo scorso we a S. Martino in Rio, del resto il maiale è sempre il maiale, però … è sempre buonissimo! :-)

Le coppiette.

Anche qui c’è la “coppa di testa” o “testina”, ma a parte questo prodotto, molto particolare, tutto il resto è un assaggio continuo, qui c’è anche la mortadella con il pistacchio e delle strisce di carne di maiale, le coppiette, che sono piccanti e secche, ma molto buone.

L'impagliatore.

Dopo tutto questo assaggiare ci voleva un goccio di vino e così approfittiamo di una degustazione, proprio davanti allo stand precedente dei salumi; a me però non ha convinto, il tizio decantava la bontà della stagionatura del vino nei silos di acciaio inox, perché secondo lui, così il vino resta naturale e non viene contaminato … io, sarò all’antica, ma continuo a preferire le mie belle botti di rovere, infatti non c’è per nulla paragone con il Rossobastardo di ieri sera.

La tavolata.

Poco prima della Porta Ascolana c’è un palco dove presentano i mestieri artigianali, ora c’è l’impagliatore con i suoi cesti di vimini, anche questo un lavoro che prima o poi tramonterà: è sicuramente faticoso, ma è un peccato.

Il pranzo è servito.

Abbiamo saputo che c’è stato un equipaggio di un camper che si è lamentato con il comandante dei vigili, adducendo al fatto che è stato “cacciato” dal raduno, l’ufficiale molto premurosamente è andato di persona a verificare il motivo della lamentela, ma una volta sul posto ha dovuto constatare che nessuno manda via nessuno, ma che semplicemente non c’era più posto!

L'immancabile foto ricordo.

Al ritorno ai camper troviamo gli equipaggi che sono rimasti che si stanno preparando per il pranzo, io mangerò in camper, non ho nulla da condividere di così numeroso e non voglio approfittarne, ma è bello vederli tutti all’opera.

Manrico con la fisarmonica.

I cantori romani.

Subito dopo pranzo iniziano le cantate, un pò il vinello che era abbondante, un pò il sole, ma più che altro è Manrico che trascina tutti con i suoi strumenti, di certo gli altri non si fanno pregare.

La plastica della luce ... persa.

E’ proprio mentre giro per i tavoli ed i camper che scopro che ieri, durante il viaggio, una probabile zolla di neve staccatasi da qualche camion, mi ha tolto la copertura di plastica della luce di posizione destra superiore, proprio quella che avevo sostituito l’estate passata, non è tanto per il costo, ma … mi spiace.

L'uovo in mostra.

Il laboratorio.

Ben presto s’è fatta l’ora della visita alla fabbrica di cioccolato, non dimentichiamo che siamo a pochi chilometri da Perugia, capitale italiana del cioccolato; anche questa visita era predisposta dall’organizzazione, solo che non si poteva prevedere una così tanta partecipazione.

Il cioccolato fondente.

Il cioccolato al latte.

Il cioccolato al latte.

Come entriamo c’è uno stupendo uovo enorme di cioccolato, perfettamente decorato a mano, con una bella figura del film di Avatar ed un bel disegno della città.

Il simpatico proprietario.

Altre dolci lavorazioni.

Entriamo a gruppi, altrimenti non ci staremmo tutti assieme, i lavoranti stanno smettendo così possiamo passare meglio tra i macchinari; il settantacinquenne proprietario ci illustra le varie fasi della lavorazione, ma la cosa più sorprendente è che il cioccolato deve sempre muoversi e girare, giorno e notte, così hanno delle tubature, ben 600 mt, che scorrono nel contro soffitto, dentro cui il cioccolato non si ferma mai.

Ancora uova di tutti i colori e misure.

Ovviamente, visto il periodo, ci sono molte uova di pasqua in lavorazione, oltre al cioccolato più che puro e senza nessuna aggiunta di olii vegetali od altre sostanza estranee, l’arzillo e simpatico proprietario ci spiega che tutte le decorazioni vengono eseguite esclusivamente eseguite a mano.

Lo spaccio dolciario.

La fabbrica dall'esterno.

Subito dopo ritorniamo allo spaccio, inevitabile l’acquisto di qualche prodotto dolce, anche se la gola fa venire voglia di comprare tutto; io approfitto della scusa che in casa anche i gusti sul cioccolato sono ben precisi: una stecca di cioccolato bianco, una al latte con nocciole ed una extra fondente per me, ma … io non mi formalizzo molto.

La strada verso Norcia.

Come usciamo ci si dirige verso un salumificio vicino, ma siamo in troppi, così decido di ritornare in città, ci sono ancora altre manifestazioni e spero di vederne qualcuna, del resto il salumificio è molto simile a quello di domenica scorsa.

Ancora il parcheggio da lontano.

Per strada incrocio altri camperisti del gruppo che hanno avuto la stessa idea così si discorre un pò mentre si cammina, l’aria è bella pulita e fresca.

L'interno della chiesa.

La cripta sotterranea.

Come arrivo in piazza vado a far visita alla chiesa di S. Benedetto, dentro non c’è nessuno e c’è ancora una bella luce per visitarla con calma; l’interno è spoglio, ma ordinato, subito all’ingresso c’è una scala che scende nella cripta, molto più raccolta e con delle basse volte, c’è anche un affresco che è stato staccato da una nicchia, purtroppo però non ho trovato nessuna nota esplicativa.

L'affresco.

D’un tratto sono colpito dal forte  rumore crescente dei tamburi, esco dalla chiesa e trovo la piazza ghermita di persone, mentre nel centro stanno arrivando dei tamburini e delle ragazze che portano delle balestre, sono tutti vestiti con costumi medioevali.

I tamburini.

L'arrivo dei personaggi in costume.

Ci sono anche dei soldati con la cotta di maglia di ferro, hanno delle spade ed il loro portavoce ci informa che sono ospiti della città di Norcia e che in onore di questa ospitalità, ci mostreranno dei combattimenti.

La dama del castello.

Le ragazze con le balestre.

A suon di colpi di spade si cimentano un pò tutti i soldati, chi con una chi con due spade o mazze ferrate, ma sono ugualmente simpatici da vedere.

I duellanti con una spada.

I duellanti con due spade.

I combattenti sembra che facciano sul serio, si menano fendenti a più non posso, visto l’imbrunire, si scorgono anche le scintille nel contatto fra le spade.

Ancora un combattimanto.

Il gonfalone della città di Bucchianico.

Lo spettacolo non dura molto, così ne approfitto per cercare di visitare il castello; ci sono dei dipinti in mostra, non mi attraggono per nulla, però in un angolo ci sono tre donzelle, anche loro vestite in modo medioevale.

Le tre ragazze medioevali.

Il cunicolo ad arco.

Proseguendo trovo una scala che scende e mi trovo in un cunicolo di mattoni ad arco, è un passaggio che una volta serviva per uscire dalle mura, molto suggestivo.

Oltre le mura.

In effetti, sbucando dall’altro lato, si è proprio fuori le mura, ma non c’è più traccia della festa, solo dei parcheggi laterali.

Le montagne rosa.

Ritorno in piazza, ormai è quasi l’ora della cena, ci saranno le navette che ci porteranno al ristorante, ma prima voglio passare dal camper; sulla strada non posso far meno di osservare le montagne innevate, il sole del tramonto le rende di un rosa spettacolare, anche se le foto non rendono di sicuro l’idea.

Endrio è già all'opera.

Pian piano arriva la navetta, ce n’è una sola, ma non importa, la strada è poca e veloce, suggerisco anche una camminata, ma l’idea non viene apprezzata, così attendo il mio turno e condivido con gli altri lo stupore di non vedere le persone che ci si aspettava.

La tavolata più grande.

Poco alla volta il salone si riempie, c’è una lunga tavolata di circa 30 persone e poi si sono altri tavoli da 15 o 16 posti, ognuno sta trovando il posto migliore per stare assieme ai propri conoscenti; io sono nella grande tavolata, a fianco alla moglie Marina ed alla madre di Endrio, Giuliana, che sono arrivate nel pomeriggio in auto.

La sala al completo..

Ben presto le conversazioni aumentano ed iniziamo a conoscerci meglio, come arrivano le portate io cerco di controllarmi con le porzioni, mi piace stare in mezzo alle persone, ma non è che voglio abbuffarmi per forza.

I tavoli più piccoli.

I miei commensali però mi istigano a non tralasciare nulla, soprattutto Romano, “sono specialità locali imperdibili”, e come non dargli retta; intanto Endrio ha già aggredito il microfono, la sala era stata da noi attrezzata con pianole, altoparlanti e microfoni.

L'antipasto.

I vini sono ottimi, sia il bianco che il rosso, ma preferisco il rosso con la carne; le canzoni di Endrio sono alternate a quelle di Manrico, poi anche altri si fanno coraggio e si mettono in coro.

Francesco Veracini ed Endrio l'Uomo Rimor.

C’è anche chi improvvisa dei balli, è bello sentire storie di vita diverse, in fondo conoscere nuove persone è un pò come conoscere nuove storie di vita, vita comune, ma diversa dalla nostra.

Romano e la moglie Patrizia.

L'agnello, il cinghiale e la salsiccia.

Assieme alla moglie di Endrio e sua madre, questo pomeriggio è arrivato anche Francesco Veracini, un responsabile della Rimor con la sua fidanzata, è un onore averlo qui con noi, questo evento rende ancor più grande il raduno.

Il momento dei balli.

Le cantate a più voci.

Tra una portata e l’altra Endrio estrae dei volumi, sono stati stampati per festeggiare i 30 anni della Rimor nel 2008, ne avevo visto uno dal concessionario, ma non avevo idea di come fare a reperirlo.

La copertina del volume.

Mi viene consegnata una copia di questo volume, con tanto di dedica ed autografo, sia di Endrio, ma soprattutto di Francesco, è un onore che davvero non immaginavo: ho tra le mani l’entusiasmo di un uomo com’è stato Luano Niccolai, il fondatore della Rimor, che ha avuto un’idea, così valida, che ora mi sta permettendo di poterne godere i benefici, morali e fisici.

Le dediche autografe.

La serata sta proseguendo alla grande, i numeri dei partecipanti è davvero elevato, oltre i 140 commensali, ma nonostante questa apparente difficoltà, ognuno non è mai da solo, ma si sta trovando benissimo con i suoi compagni di tavola, sia che siano conosciuti che incontrati per la prima volta, come sta capitando a me.

La signora Giuliana e la moglie di Endrio Marina.

Ormai stiamo volgendo al termine della serata, Endrio proprio si è consumato tra canti e proclami, ha dato proprio tutto, altri lo hanno sempre aiutato, anche nel canto, ma pare che proprio non possa più fare altro; intanto si raccolgono i soldi della cena, direi molto proporzionata rispetto alle persone ed al cibo offerto: ottima organizzazione!

La raccolta del soldo.

Rimane fuori solo il caffè, ma c’è l’amaro per tutti, è anche comprensibile, non c’è come il caffè, come portata, per essere così diverso, uno dagli altri e sarebbe davvero difficoltoso gestirlo dal piano superiore: chi vuole lo prenderà di sopra, fuori dalla cena.

Rientriamo ai camper verso le 23,30, utilizziamo la navetta fa davvero freddo, ma siamo tutti rimasti contenti; a dire il vero qualcuno s’è lamentato per la storia dei caffè, ma ritengo sia solo una ricerca di una perfezione inutile, ricordiamoci che tutto è stato organizzato gratuitamente.

7/03/2010

Questa mattina non avevo messo la sveglia, ma non serve, alle 9 sono già in piedi per prepararmi la colazione; oggi c’è ancora un bellissimo sole e questo ci permetterà di fare un altro salto in città.

Il negozio del vino Rossobastardo.

Riusciamo a trascinare nella passeggiata anche Endrio e la moglie Marina, c’è stato un piccolo fuori programma perché siamo dovuti tornare a prendere la sua macchina fotografica, dimenticata nel camper, ma non importa, il suo sorriso è sempre presente.

Un fabbro al lavoro mentre ...

In città incontriamo anche gli altri componenti della “compagni di comando”, sono tutti intenti ad acquistare dei grandi pezzi di carne per una mega grigliata; dovevamo andare in un locale pizzeria del proprietario di ieri sera, ma in questo modo si farà all’aperto e la giornata è ottima.

... batte il ferro fin ch'è caldo.

Io decido di pranzare in camper, non per isolarmi, ma vorrei partire nel pomeriggio e in quei tavoli è praticamente impossibile non bere; non che a me non piaccia, ma devo guidare, però ne approfitto per andarmi a prendere un paio di bottiglie di Rossobastardo da portare a casa, quelle di ieri le offrirò agli amici di Gubbio.

Il maniscalco ...

Nel ritornare incontro sul palco dei mestieri artigianali la presentazione del fabbro, anche questo è un antico mestiere ben più duro e faticoso di quello che apparentemente si vede; la fucina è un piccolo fuoco campale, ben diverso dalla fornace reale, ma non importa, è ugualmente interessante.

... la preparazione del ferro ...

... la cura dello zoccolo.

Molto interessante è anche il maniscalco, legato strettissimo al fabbro, tanto più perché c’è la dimostrazione pratica di come si cambia un ferro di cavallo, curando anche lo zoccolo.

Alcuni piccoli pezzi di carne ...

... altri ben più grandi.

Sul camper mi accingo alla preparazione del mio pranzo, ma non posso fare a meno di notare il movimento per l’attivazione dei barbecue, dei pezzi di carne, delle bottiglie che inevitabilmente si stanno stappando prima del pranzo: davvero un encomiabile lavoro di cooperazione.

Antonietta prepara i carciofi ...

... mentre la carne è sulla brace.

Mentre i grandi sono intenti alla preparazione, i piccoli stanno giocando sul prato attorno, il sole è un ottimo complice per agevolare queste operazioni.

Le olive all'ascolana e mozzarelline.

Il lavoro di cottura procede benissimo.

Prima di rientrare mi sono preso degli assaggini di olive all’ascolana e di mozzarelline fritte, sarebbero più gustose con il vino, ma … mi tocca fare il bravo, in compenso il profumo della carne sulla brace arriva che è un piacere.

Il mondo camperistico è fenomenale, come si termina il pranzo, c’è chi inizia a fare posto a qualche camper che vuole districarsi nel piazzale per partire, i tavoli si spostano in un attimo, le bottiglie spariscono ed i camper escono; io ne approfitto e verso le 15 parto.

Non prima di aver salutato tutti, Endrio per primo, ma mi spiace davvero vederlo febbricitante e mal messo, in questi due giorni ha preso un sacco di freddo, oltre ad essersi sgolato all’inverosimile: Grazie Endrio! :-)

La strada verso Gubbio.

Gubbio al tramonto.

Mi sono studiato il percorso in alternativa, per non dover percorrere la deviazione dell’andata: sembra che la nuova galleria sia chiusa per lavori; temevo un pò sulla bontà della strada, ma ben presto mi rendo conto è proprio stupenda, ottima per poter ammirare il paesaggio che mi circonda.

Il tramonto sull'A.A. di Gubbio ...

... e su Zonker.

Gubbio è distante un paio d’ore, ma passano veloci e senza nessun problema, la radio mi fa compagnia ed il traffico tranquillo mi permette di gustarmi il paesaggio, a me ancora sconosciuto.

La doppia zona di scarico.

La colonnina per la 220.

Arrivo a Gubbio verso le 17,40, km. 40.572, ormai è il tramonto e questo si riflette nelle mura della città sulle pendici, rendendola rosea e piacevolmente innaturale ().

L'anfiteatro romano.

La via verso il centro.

Cerco l’A.A. di Gubbio, tanto decantata su CoL, so che i miei amici hanno messo lo zampino, in qualche modo, per la realizzazione di questa nuova struttura; fatico un pò a trovarla, solo perché il navigatore mi manda dalla parte opposta della via, dove c’è un pote stretto e basso sui 2,10 mt, un piccolo cubo, impossibile per le mie misure.

Il tramonto dalla piazza.

Lo stemma di Gubbio.

Arrivo giusto in tempo per trovare il rosso tramonto sul camper, l’area è in perfetto piano, con dell’ottima ghiaia che aiuta in caso di pioggia; c’è lo scarico predisposto per accogliere due mezzi contemporaneamente, oltre alle colonnine che erogano la corrente 220V ad € 1 per 120 minuti.

Il palazzo.

L'Albergo Ducale.

I miei amici so che sono al cinema, avevo barato un pò sull’orario di arrivo, mi piaceva avere del mio tempo per godermi pian piano l’entrata in città; l’ultima volta siamo stati con Marta ben quattro anni fa, a novembre per i morti, una splendida vacanza.

La strada verso la parte bassa.

Così m’incammino verso la Piazza dei Consoli, il cuore del centro storico, il sole è ormai dietro le colline, ma è ancora abbastanza forte per farsi vedere; alle mie spalle c’è l’Albergo Ducale, uno splendido palazzo antico, con altrettante splendide stanze: ci abbiamo passato ben 3 notti da favola.

Quando ritrovo gli amici è un altro momento di sorpresa, il loro figlio più grande ha quasi 20 anni, come il mio Marco, non lo vedevo da moltissimo tempo e quasi stento a riconoscerlo.

La chiesetta di Don Matteo.

Poi si va a cena, si passa una bella serata in un ristorante fuori città, dove una gustosissima bistecca al sangue si fa mangiare con tenerezza; vorrei conversare con loro per una vita, sono tante le cose che non ci siamo detti in questi anni, ma … il tempo è quello che è.

Alle 23 mi riaccompagnano al camper, loro hanno davanti una giornata lavorativa, io no; mi addormento contento di aver rivisto persone per me importanti e molto care, mentre il vento mi dondola tutto il camper.

8/03/2010

Senza nessuna fatica o sveglia alle ore 8 sono in piedi, la notte è passata tranquilla, se non fosse per le molte folate di vento che hanno scosso il camper; c’è ancora aria tesa, ma c’è anche un bel sole caldo.

La mia amica mi chiama, proponendomi una colazione assieme, accetto volentieri, nel frattempo guadagno un pò di tempo con lo scarico delle acque, è inutile che me le riporto a casa, così mi pesano anche meno.

L’operazione è veloce, c’è un altro camper che sta provvedendo alla stessa manovra, ma non c’è nessun intralcio nei movimenti, faccio tutto molto velocemente e mi rimetto al mio posto.

Facciamo colazione e poi, lei riprende il lavoro ed io m’incammino verso casa, sono le ore 11.00, c’è sempre un pò di vento, ma non ho nessuna fretta; percorro la E45 con tranquillità.

Al valico negli appennini, proprio dove c’è una deviazione nella parte opposta, che ne obbliga l’uscita, trovo una bella nevicata, poca cosa, ma sincera; più avanti, ormai in pianura, mi fermo per il rifornimento ed una sgranchita e poi via.

Sulla A14 il traffico è tranquillissimo, anche le conversazioni via CB dei camionisti non sono degne di nessuna nota, ogni tanto provo anche a chiamare qualche camper in ascolto sul canale 15, ma … non c’è mai nessuno.

Arrivo felicemente sotto casa alle ore 16,50, Km 41.056, sono molto contento di questa avventura in solitaria, diciamo che è giusto una prima esperienza; prendere contatto con la propria mente, dopo tutti questi anni di lavoro, non è una cosa da tutti i giorni.

Il Fiat 238 prototipo del Sig. Luano.

Invecchiare può anche essere piacevole e non è da considerare una “brutta parola”, bisogna solo imparare, come in tutte le cose, come spesso dico “Se smetti d’imparare, inizi ad invecchiare“; prima di scendere mi viene in mente il Fiat 238 del Sig. Luano, un prototipo temerario, ora a differenza, ho a disposizione una suite imperiale.

Un ringraziamento particolare a:

  • Endrio, Francesco, Marina e Giulia
  • Fabrizio e Fabio
  • Manrico e moglie
  • Romano e Patrizia
  • Luigi e Antonietta
  • Angelo e Maria

Il percorso ()

o-o-o

Statistiche:

Percorso Km 1.200
Gasolio 231,00
Telepass 43,40
Pernotto 0,00
Biglietti visite 0,00
Biglietti mezzi 0,00
Sosta 0,00
Pranzo / Cena 26,50
Bibite / Gelati 0,00
Altro 57,10
Totale 358,00

In pratica ho consumato 192,85 lt. di gasolio per una media di  6,22 lt/km, comprensivi di autostrada tra i 100-110 km/h e strade normali, forti salite e discese comprese.

Bye   Maurizio





VII Ciccioli in Piàsa 2010.

4 03 2010

26/2/2010 – km 39.429

Anche quest’anno decidiamo di partecipare a questa splendida manifestazione, già lo scorso anno era stato molto divertente, e quest’anno saremo ancora in 3 equipaggi di “Quelli di Dova“, ma non potevamo mancare.

Questa volta con noi ci sono anche Isidoro e Ivana, e Franco il Gommista, purtroppo la moglie Donatella si è infortunata nell’ultima uscita in camper, si sta riprendendo da dopo il gesso, ma non se la sentiva di rischiare la caviglia, così Franco lo coccoleremo noi.

Isidoro è arrivato nel primo pomeriggio, mentre Franco e noi partiamo verso le 19,30; il fatto di essere a casa mi ha permesso di caricare con più calma ed aspettare così l’uscita dal lavoro di Marta.

In questa uscita sperimenteremo l’utilizzo del baracchino CB, appena montato e perfettamente testato e funzionante; come sempre, appena entriamo in autostrada, come raggiungiamo la velocità di crociera, aggrediamo le pizze che ho procurato nel pomeriggio, “pane e volante” ci permettono di guadagnare del tempo.

L’autostrada è completamente deserta, la serata è ottima, Franco arriverà dalla parte della A1, noi da quella della A4, poi usciremo entrambi a Carpi per raggiungere in tranquillità San Martino in Rio.

Anche quest’anno saremo parcheggiati nel piazzale antistante la reception, brillantemente gestita da Cipollino65, sempre con la sovraintendenza di Paolo (Gnokkeria su CoL); arriviamo verso le ore 22,15 assieme ad un folto gruppo di camper, ma ormai non abbiamo fretta, e ci mettiamo comodamente a fianco a Franco ed Isidoro che stanno aspettandoci.

Una curiosità: anche Franco ha montato il CB, così quando c’eravamo sentiti telefonicamente, prevedendo l’orario di arrivo, sempre grazie al navigatore, eravamo d’accordo che avremmo anche annunciato via radio il nostro avvicinamento.

Marta si è sgolata a chiamare Franco, dal casello, fino alla reception e lì scopriamo che Franco aveva lasciato il baracchino acceso ed il  microfono appeso al volante, mentre lui era a degustare un ottimo vinello nel camper di Isidoro … e noi ci domandavamo perché non ci sentisse!

Accendiamo subito il frigorifero e partiamo con loro alla scoperta del salone della cantina, dove c’era la bravissima Debora Vezzani che ci ha intrattenuto al suono della sua favolosa 12 corde, adoro questo tipo di chitarra.

La nostra postazione di sosta.

Giusto per la cronaca, noi 5 abbiamo ingannato il tempo con una decina di gnocchi fritti, del salume affettato ed una buona bottiglietta di lambrusco e chissà perché la musica è diventata subito più gradevole.

L'ingresso del parcheggio, noi siamo sulla destra.

Finite le libagioni e finita la musica, abbiamo iniziato a percorrere il parcheggio dei camper, mentre ci raccontavamo le nostre giornate abbiamo potuto osservare piacevolmente le varie tavolate sparse qua e là, tra un camper e l’altro, e nonostante fosse già la mezzanotte avanzata, l’allegria ed il vinello scorrevano che era un piacere vederli.

I parcheggiati verso la Cantina.

I parcheggiati verso la pesa.

Verso l’una siamo andati a dormire, ben sapendo che non avremmo dormito troppo … ai Ciccioli non si dorme!

27/2/2010

La sveglia è stata feroce, alle ore 7 siamo già in piedi, mentre Marta prepara la colazione, io scendo a prendere i bomboloni alla crema, opportunamente ordinati ieri sera, infatti arrivano freschi appena fatti ed alle 8 siamo subito pronti per la visita alla latteria, la stessa dell’anno scorso, ma la rivediamo con piacere.

La reception con un bel Superbrig.

La navetta ci porta velocemente al posto, quest’anno però non c’è la solita signora che ci aveva seguito passo passo nella lavorazione; forse è un problema di organizzazione interna, perché ci danno dei ragguagli, ma poi dobbiamo proseguire da soli.

Le forme in salamoia.

Qualcosa ce lo ricordavamo, così là dove serve, contribuiamo alla comprensione dei vari macchinari ed attrezzature; certo è che rimane sempre un mondo affascinante, soprattutto per un estimatore del buon formaggio, grana Parmigiano Reggiano per primo.

La preparazione della ricotta ...

... che viene messa a sgocciolare.

Per fortuna il procedimento di lavorazione del Parmigiano Reggiano si ripete ogni giorno della settimana, da secoli, e per questo è il prodotto che tutti apprezziamo, una lavorazione manuale, con l’aiuto di poche macchine, ma con la sapiente scelte del tempo del casaro.

La forma prima di essere riempita.

La punzonatura della crosta finale.

Per questo non ci disturba di averlo visto l’anno scorso, ma anzi, in questo modo, abbiamo l’opportunità di cogliere dei particolari sfuggiti per l’emozione della prima visita.

La forma pronta al taglio.

Il taglio per le due forme.

Le due forme pronte.

Le forme nelle gabbie.

E’ un continuo aspettare e velocizzare, di mosse apparentemente ininfluenti, ma di un’importanza vitale per il prodotto finito, come scoprire la consistenza ideale della cagliatura per iniziare la lavorazione.

Delle forme fresche appena marchiate.

Le forme fresche in attesa del tempo.

La macchina che spazzola le forme.

Da ogni vasca di latte, si produrranno due forme, per questo devono sapere prima la giusta quantità di latte da lavorare; il 50% della sera prima, che verrà scremato dalla panna per il burro, ed il 50% del mattino, per questo ci si deve svegliare presto, la produzione durerà circa un paio d’ore e poi c’è la ricotta e tutto il resto da curare.

Il burro.

E’ incredibile osservare come del latte, caglio, sale ed il tempo, possano dare un prodotto finito così formidabile, soprattutto osservando le forme uscite dalla salamoia e pronte per la stagionatura, bianche e marchiate di fresco.

Una forma difettosa che viene rigata.

La macchina che gira le forme.

Può capitare che nell’invecchiamento, qualche forma di grana possa soffrire e così fare affiorare delle imperfezioni, ma non per questo sarà da buttare, sarà solo una seconda scelta; nello spaccio interno ci sono tutte le possibilità di vendita, anche la seconda scelta.

Lo spaccio interno.

La nostra curiosità ci spinge un pò più in là del tempo datoci a disposizione, così prendiamo l’ultima navetta che ci porterà direttamente al salumificio, dove possiamo vedere le varie fasi di stagionatura.

La mortadella.

La "testina".

Il salame di culatello.

Il salame Felino.

Siamo l’ultimo gruppo in visita al salumificio, ci fanno degustare subito la loro produzione, dell’ottima mortadella; della “testina”, una lavorazione di tutta la testa del maiale, tranne i denti; del salame di culatello; del salame felino, in budello “gentile”.

Alcuni salami appena arrivati.

I salami Milano.

Subito dopo ci portano nelle stanze di stagionatura, in questi locali ci si rende conto quanto il fattore “tempo” sia davvero importante per queste produzioni.

Dei culatelli.

Altri salami più stagionati.

Le pareti sono volutamente state lasciate grezze, con il mattone vivo, per impedire che la muffa possa eventualmente intaccare l’intonaco, ogni mattina i locali vengono opportunamente areati, ma quegli insaccati sono “vivi” ed hanno bisogno di ogni cura possibile.

Il salame di culatello quasi pronto.

Anche questi ormai sono stagionati.

Oltre ai tipi di salumi che abbiamo degustato, vengono prodotti anche altri tipi, meno locali, come lo speck o il salame Milano, ma volendo ci sono anche loro.

La preparazione dei tranci di bologna sotto vuoto.

I ciccioli spezzati.

Ovviamente anche nel salumificio non poteva mancare lo spaccio, dove ogni loro prodotto è in vendita, così come ci sono i ciccioli di loro produzione: ho provato a riassaggiarli, ma a me proprio non piacciono … peccato, perché in questo we ce ne sarebbero davvero molti da assaggiare.

I dischi di ciccioli pressati.

Lo spaccio del salumificio.

Siamo un pò di corsa, la navetta ci aspetta, ma riusciamo ad acquistare qualche buon prodotto da portare a casa.

Ritorniamo al parcheggio in fretta, volendo si poteva anche tornare a piedi, ma visto che la navetta ci ha aspettati, ne abbiamo approfittato.

Qualche convenevole tra noi e poi si pranza volentieri, con tutti quegli assaggi, la fame non manca.

Un soffitto molto decorato.

Un altro particolare.

Verso le 15 andiamo a vedere la rocca di S. Martino, proprio nel centro del paese, dove domani, tutto attorno, ci sarà la grande manifestazione.

Un vaso di arte moderna.

Un altro soffitto di legno decorato.

E’ un bel pomeriggio assolato e con qualche chiacchiera riusciamo ad attardarci, arriviamo alla visita guidata che hanno già iniziato; il ragazzo che ci fa da guida è davvero bravo nello spiegare e ci racconta le vicissitudini di questo palazzo, costruito qualche secolo fa e passato da mano in mano a vari signori del tempo.

Uno dei molti quadri esposti.

Altri quadri molto colorati.

All’interno, nelle sale comunali, c’è anche una mostra di opere di arte moderna e sono un bel contrasto con le molte decorazioni ristrutturate, ma che rappresentano l’originale bellezza di colori e dei decori.

Delle bellissime zucche.

Delle belle fiasche.

Ci viene spiegato che il comune di S. Martino, attuale proprietario della Rocca, ospita in alcune sale dei quadri donati dalla famiglia di un bravo pittore di questa città, deceduto di recente.

Una sala ancora non perfettamente restaurata.

La targa che dedica la stanza a Gualdi.

Sono quadri molto particolari, molto decorati, ma ben definiti e che attirano molto lo sguardo, quasi come se parlassero da soli.

Il soffitto ancora originale.

I clarinetti di Gualdi.

Proseguendo il percorso, mentre ci vengono raccontate molte storie medioevali, passiamo dal salone dei convegni e poi entriamo nella parte meno restaurata, la biblioteca.

Il soffitto decorato.

Lo stemma del casato.

Sulla destra c’è una piccola stanzetta, non restaurata, con ancora il soffitto originalmente soppalcato; questa stanzetta è dedicata al grande clarinettista Henghel Gualdi, nato a Correggio, paese vicino a S. Martino, con all’interno molti reperti storici che ne ricordano la sua attività, compresi i suoi clarinetti e vecchie fotografie con musicisti famosi di fama mondiale.

Un affresco dell'era fascista.

L'unicorno nella torre.

Proseguiamo la visita nelle altre sale, sempre non restaurate in modo profondo, come nelle prime sale che abbiamo visitato.

Un particolare di una parte non ancora restaurata.

L'ingresso al museo dell'artigianato locale.

La guida ci spiega che sono state fatte molte modifiche, sia per scopo di manutenzione, che di adeguamento alle molteplici attività che sono sorte tra queste mura.

Alcune zappe, vanghe e picconi.

Dei vecchi erpici.

Da casa degli Este nel 1500, passando da abitazione signorile, a seconda casa, a scuola comunale, anche come sede di un comando fascista negli anni 1930, fino alla sede comunale dei giorni d’oggi; ogni passaggio ha lasciato un segno tangibile nel palazzo.

Un carro d'epoca.

Altri attrezzi.

In una di queste manomissioni, sono stati eseguiti dei disegni decorativi che oggi possiamo riconoscere come disegni copiati dalle tombe romane, violate da persone che non avevano neanche l’idea di che cosa stessero riportando alla luce.

Un telaio verticale.

Uno splendido telaio a mano.

Per lavorare la saggina.

Questi disegno sono ancora visibili, con l’originale pittura, sulle travi di alcuni soffitti, mentre le pareti hanno subito, se non sofferto, molto, sia per l’incuria di chi viveva in queste mure, sia per la fuliggine delle stufe che scaldavano a fatica gli ampi locali.

Una cucina economica.

Un girello per bambini.

Vecchi arnesi.

Nel visitare una sala della torre, scopriamo un unicorno che era il simbolo della purezza, mentre affonda il proprio corno in un fiume (Rio), rendendolo così pulito ed usufruibile dalla popolazione della città.

Un mulino.

Una forma per il burro.

Per curare le viti.

Finita la visita guidata, ci apprestiamo ad entrare nel museo dell’artigianato, in pratica una minuziosa e saggia raccolta di strumenti che pian piano non verranno più utilizzati, con l’intento di preservarne la memoria ed il tipo d’uso.

Per curare le viti.

Per imbottigliare.

Una suggestiva galleria.

Ovviamente sono esposti attrezzi che un tempo erano di uso comune e quotidiano, magari oggi soppiantati da più moderni metodi, ma la cui origine è sempre racchiusa in questi oggetti, semplici, quanto perfettamente utili per lo scopo preposto.

Gli attrezzi del falegname ...

... il sarto ed il calzolaio.

Per spremere il mosto.

Il percorso di questa mostra è chiuso, ma è evidente che sono stati utilizzati i locali sotterranei della Rocca, direi che nulla poteva essere così suggestivo ed emblematico, come rappresentare la volontà di racchiudere e conservare la tradizione locale, niente di più bello.

Dove si pigiava l'uva.

Un vecchio tavolino da osteria.

Come il passare per una bassa galleria, poco illuminata, ma molto caratteristica, che sbuca in una saletta con tre mestieri molto comuni ed altrettanto particolari, il falegname, il calzolaio ed il sarto.

La torre civica sulla piazza.

La torre dell'Unicorno.

Quando usciamo troviamo la torre civica che sovrasta la piazza, dove domani ci sarà la grande festa dei ciccioli; facciamo una piccola deviazione per far visitare il museo dell’auto anche ad Isidoro e Franco, noi l’avevamo visto l’anno scorso, e così aspettiamo fuori con Ivana, siamo all’imbrunire e la sera si prospetta serena.

La nostra tavola.

Poco dopo siamo nei camper, abbiamo prenotato una cena nel terzo ristorante convenzionato; oltre al salone interno già completo, sono stati riempiti due ristoranti vicino al parcheggio, così l’organizzazione ha messo a disposizione un terzo (Blu Notte), ci accompagneranno alle 20 con una navetta, per poi venirci a prendere … direi uno spettacolare servizio! :-)

Le danze all'interno.

La cena è stata “ottima ed abbondante”, siamo arrivati con un altro piccolo gruppo di camperisti e così alla fine siamo tornati assieme.

Alla consolle il compito di allietarci.

Però la serata non è ancora conclusa, anzi, ora arrivano le danze; come arriviamo al parcheggio facciamo subito un salto all’interno del salone della cantina, ormai tutti hanno finito la cena e si stanno aprendo le danze.

Platinette con il suo cane.

Una consolle improvvisata, ma non per questo di meno conto, ha iniziato a proporci della musica ballabile, nell’attesa dello spettacolino, abbiamo visto di tutto ed anche di più … che bravi, anche Platinette con il suo cane ed il gringo.

Un momento saliente sul palco.

Pink Pauly che tiene a bada il Gringo.

I ragazzi che hanno organizzato il tutto sono stati favolosi, tutto improvvisato e con strumenti modesti, ma l’allegria è stata garantita a tutti; con questi personaggi abbiamo anche iniziato il karaoke e non poteva mancare la canzone tipica del camperista: “Io vagabondo”.

Il karaoke.

Si continua con una piccola comparsa di due Miss particolari: Miss Camper e Miss Vesto, per poi proseguire la nottata con altri canti e balli; noi però, verso le 24 ci siamo ritirati sul camper per dormire, è stata una giornata frenetica, ma impegnata e divertente.

28/02/2010

Questa mattina non c’è stata nessuna sveglia, o almeno questo doveva essere l ‘intento di ieri sera, ma alle 9 in punto, la reception fa partire un’ottima sveglia suonata con la tromba, come a militare.

La sveglia al mattino ...

... ci trova pronti.

Noi ormai eravamo quasi pronti, Isidoro ed Ivana si erano già inoltrati nella piazza, e così verso le 10 partiamo per l’esplorazione della festa dei ciccioli.

Le signore agghindate.

Come entriamo nella via che porta alla piazza, oltre alle bancarelle, troviamo due signore perfettamente agghindate che attirano subito la nostra attenzione, oltre a quella di tutti i passanti.

L'artigiano che sfiletta il grasso.

Le bancarelle sono varie, ma soprattutto trattano di ciò che è l’oggetto d’attenzione di oggi: il maiale; ci sono artigiani che trattano la carne di maiale per sfilettarla da grasso, oppure il contrario, sfilettano il grasso dal magro, in questo caso è per preparare il grasso per i ciccioli.

Il camion che scarica il grasso.

Al contrario di quanto si possa pensare, non dev’esserci neanche un filo di magro, altrimenti cuocendo per così tante ore, si creerebbe una parte dura che darebbe fastidio nel mangiarla.

I sacchi di grasso.

Lo strutto prima della cottura del grasso.

Ad un certo punto arriva il camion che porta il grasso per i concorrenti del concorso del miglior cicciolo, un sacco di grasso dorsale ed uno di grasso della pancia, il primo più saporito ed il secondo più morbido; la fornitura è uguale per tutti, poi ognuno ci metterà del suo nella produzione.

Il grasso nel pentolone.

Un pentolone da ... corsa.

Le due scuole sono chi scalda a gas e chi scalda con la legna, ma entrambi spalmano le pareti interne di strutto per non fare attaccare il grasso e poi versano il lardo tagliato.

I personaggi strani ...

... sarà un caso che sono Pink?

Nella folla ci sono anche strani personaggi, sarà che si chiamano Pink … in ogni modo si intonano molto bene con l’ambiente; così come delle scolaresche opportunamente vestite per l’occasione.

Una scolaresca premiata.

Nella sagra ci sono anche dei partecipanti alla gara dei ciccioli che hanno avuto un pò di umorismo, creando pentoloni di forme diverse, compresa quella che ricorda il Valentino nazionale delle moto.

Rientriamo ai camper per il pranzo, nel pomeriggio noi di Milano inizieremo il rientro, mentre Isidoro partirà domattina, così da percorrere la strada con più tranquillità, essendo lui il più lontano.

Mentre il caffè è sul fuoco, Ivana ci offre un piatto di “riso  con il pavarell”, una loro specialità, in pratica è un risotto verde con le piantine piccole in crescita del papavero di campo.

Il caffè è sul fuoco molto basso e ci vuole il suo tempo, noi abbiamo finito di pranzare, ma il profumo del risotto è una tentazione troppo forte … una forchettata dopo l’altra e, tra Marta e me, sparisce prima che si raffreddi, davvero una squisitezza, neanche il tempo di fargli una foto! :-)

Le pompe di ... vino.

Finito il pranzo girovaghiamo un pò per la cantina, osserviamo con piacere i distributori di vino, come fossero delle pompe di benzina, davvero particolari.

Un percursionista svizzero.

Poi prendiamo tempo prima di salutarci, regalandoci un’altra visita alla festa, ormai i ciccioli sono pronti e possiamo osservare la fine della lunga preparazione: lo scolo dalla bollitura, la pressatura e la degustazione finale.

Ancora le signore agghindate.

La scolatura dei ciccioli.

C’è sempre molta folla e tra le bancarelle notiamo le signore agghindate di questa mattina, con altre particolarità: hanno dei ciccioli tra le parrucche!

La torchiatura.

Il disco torchiato.

Un'altra torchiatura.

Anche un percursionista svizzero si diletta con degli strani piatti metallici, producendo dei suoni fantastici, solo battendo gli incavi di diverse forme.

Il coro degli alpini emiliani.

Nel cortile della Rocca assistiamo anche ad un inaspettato coro di alpini, è una compagnia di alpini coristi emiliani, davvero suggestivi e molto bravi, impossibile non rimanere incantati.

La frittura dello gnocco.

Non poteva mancare una visita alla produzione dello gnocco fritto, sempre fritto nello strutto della cottura dei ciccioli, ma indubbiamente molto più buono … almeno per me.

Noi non sapremo chi avrà vinto la gara, ma ha poco importanza, per noi, constatato l’impegno di tutti, sono tutti vincitori, così come l’anno scorso.

Davvero notevole poi la lettura del volantino che questa mattina ci siamo trovati sul parabrezza, tanto di cappello e davvero un GRAZIE di cuore per l’impegno che questi ragazzi hanno messo, prima, durante e dopo la manifestazione.

Presto però si arriva all’ora della partenza, la solita poca volontà di lasciarci, ma ormai sappiamo di poter contare sulle prossime uscite.

Il percorso ()

o-o-o

Statistiche:

Percorso Km 407
Gasolio 73,00
Telepass 20,80
Pernotto 5,00
Biglietti visite 0,00
Biglietti mezzi 0,00
Sosta 0,00
Pranzo / Cena 50,00
Bibite / Gelati 16,00
Altro 55,70
Totale 220,50


Bye  Maurizio








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