Varazze, Savona e Genova.

27 04 2010

16/04/2010 – Km. 42.369

Questo we è uno di quelli, per così dire, forzati, nel senso che Alice ha invitato dei suoi amici greci, spagnoli e polacchi per la mostra del mobile a Milano, la nostra casa è piccola e così, noi due ce ne andiamo in giro in camper e loro si arrangeranno.

Quindi, con il doppio piacere, aiutare i ragazzi e far contenti anche noi, come ormai è nostra consuetudine, alle ore 20.30 partiamo; oggi ha piovuto quasi tutto il giorno, ma questa sera partiamo senza la pioggia.

Per prendere l’autostrada A7 dobbiamo farci un’oretta di strada fino a Binasco, ma non abbiamo fretta, è un pò più scomodo il dover mangiare la solita pizza, dovendo giostrare tra il volante e il cibo, ho fame e non ho voglia di aspettare di essere in autostrada.

Abbiamo al seguito le preziose indicazioni di Brig (Marco), in pratica tutto quello che ci serve per un bel we al mare, sappiamo che il tempo atmosferico sarà pessimo, ma sarebbe stato peggio starsene a casa, ora possiamo solo migliorarne la sopportazione della pioggia.

Il viaggio scorre tranquillo, la radio funziona davvero bene, arriviamo a Varazze verso le 23; vaghiamo un pò per le vie, seguendo le famose indicazioni, ma ci sono dei lavori in corso che ci impediscono il normale cammino.

Dopo una inevitabile deviazione che ci ha portati in un percorso al limite del passaggio, tra balconi bassi e curve strette, decido di prendere la soluzione proposta in alternativa: la sosta davanti a Carabinieri di Varazze.

Vediamo i camper in sosta già parcheggiati, c’è un varco libero, davanti ad un corridoio pedonale verso il mare, c’è il marciapiedi che lo protegge e noi non ostruiamo il passaggio pedonale, parcheggio in retro tra i due camper, quando spengo il motore sono le ore 23,30 e siamo al Km. 42.572 ().

Siamo abbastanza in piano, giusto il tempo di accendere il frigorifero a gas, infilarci qualcosa e scendiamo a farci un giro per la nuova darsena, giusto per sgranchirci un pò le gambe e vedere un pò da vicino dove siamo.

Il porticciolo è quello signorile, non ci sono certo dei pescherecci, ma ci sono le banchine ben allineate ed illuminate, dove sono ormeggiate imbarcazioni dove, per l’acquisto, gli euro si contano a centinaia di migliaia.

Una barchetta ormeggiata.

Percorriamo qualche molo fino in fondo, hanno delle belle luci led azzurre che indicano gli estremi, ricordano un pò il lavoro che mi piacerebbe fare sul camper.

Un molo con i led azzurri.

Inizialmente non pioveva, ma dopo un pò, oltre al vento freddo, è iniziato anche un leggero ticchettio di gocce, così ritorniamo al camper ed andiamo subito a dormire, il sonno certo non ci manca.

17/04/2010

Ci svegliamo con calma alle ore 9.00, la notte è stata inizialmente disturbata dal passaggio di alcune auto: oltre al rumore, spesso il camper si muoveva un pò, poi c’è stato anche molto vento questa notte.

La sosta libera a Varazze.

Addirittura c’è stato un momento che ho sentito come uno sportello sbattere, svegliandomi di colpo, le ho pensate un pò tutte, ma è stato solo una volta, sarà la prima cosa che andrò a vedere; intanto ci prepariamo per una visita diurna alla cittadina, oggi c’è il mercato proprio a 200 mt da noi, con relativa chiusura della strada.

La sosta in fila davanti ai CC.

Questa è una cosa curiosa: la strada è chiusa appunto a 200 mt da noi per il mercato, davanti a noi c’è un sotto passo cittadino, senza nessuna possibilità di uscita, ma questa notte le auto sfrecciavano veloci ugualmente … chissà in quale baratro finivano! :-o

Gli alberi di aranci.

Appena scesi recupero subito la scala per visionare il tetto: lo sportellino che sbatteva questa notte era l’oblò del bagno, era aperto pochissimo, ma il vento l’ha fatto uscire dalla sua guida; era già malmesso due anni fa quando l’ho preso, vorrà dire che lo sistemerò definitivamente.

Il mercato sulla nostra via.

Attorno a noi ci sono delle villette con degli alberi di aranci, questa è la stagione migliore per vedere ancora i loro frutti sui rami; il tempo è molto coperto, piove a tratti, ma noi affrontiamo l’uscita senza ombrello: siamo molto ottimisti!

Le viuzze di Varazze.

Le bancarelle sono quello che sono, come qualsiasi altro mercato, solo che è piacevole ascoltare tra le persone il dialetto locale; il mercato non è molto lungo e ben presto siamo dentro le viette che contraddistinguono la riviera ligure, soprattutto la parte del ponente.

Lo spazio sottile fra alcune case.

Più che le viuzze in se, girando in questi cunicoli, si scoprono delle belle case antiche, magari anche ristrutturate, che ben mantengono ferma l’era di un tempo, come fosse ancora presente.

Il lungo mare.

Ci imbattiamo anche in uno strettissimo budello che separa a fatica due vecchie case: qui addirittura è quasi impossibile aprire una persiana, c’è chi le ha tagliate a metà per poterlo fare e noi dobbiamo girarci su un fianco per poter passare.

La spiaggia.

Ci spostiamo sul lungo mare, anche qui è curioso poter osservare come le case siano state costruite all’insegna del gioco tetris del computer, non è certo una novità di oggi, sono secoli che sono in queste condizioni, tanto che questa loro vicinanza è diventata una caratteristica peculiare della zona.

La pista di ghiaccio.

La pista di ghiaccio.

Arriviamo sul mare, il cielo è sempre plumbeo, ma almeno non piove ed il mare dona ugualmente un fascino unico ed irresistibile, anche con questo tempo; prova ne è che sono molte le persone che passeggiano sulla riva, in cerca di relax.

In un angolo del lungo mare è stata allestita una piccola pista di pattinaggio sul ghiaccio, diciamo che per fortuna questo tempo non è quello che dovrebbe essere, altrimenti, questa attrattiva, sarebbe davvero un pò anacronistica.

Un palazzo particolare di Savona.

Inizia ancora a piovere e ci rifugiamo in una focacceria, sembra essere l’unico posto per ripararsi dalla pioggia, tanto più che stanno sfornando dell’ottima pizza locale, ne prendiamo di ogni tipo, anche quella di Recco, che è sull’altra riva ligure, ma non importa … noi non glielo diremo!

Le mura della Rocca.

Nel ritornare al camper ci informiamo per il passaggio dei bus, è inutile muoversi con un mezzo così ingombrante, il litorale ligure non è certo dei più ospitali verso i VR; ci riposiamo un pò, sorseggiamo qualcosa di caldo, vista la focaccia che si siamo scofanati e poi verso le ore 16 riprendiamo il cammino.

Un bel pergolato ai giardini.

Prendiamo il bus per Savona, è così comodo che è un peccato non sfruttarlo, non è per nulla affollato ed in 20 minuti circa arriviamo, godendoci la vista di altre cittadine limitrofe.

La spiaggia verso levante ...

Scendiamo al capolinea, presso la Stazione FS, così abbiamo un punto preciso di riferimento e poi ci addentriamo nella città, in un attimo raggiungiamo la zona pedonale, sta anche uscendo un timido sole e questo ci può solo confortare.

... e verso ponente.

Troviamo anche aperto l’ufficio informazioni turistiche che ci da una serie di dritte e di dépliant, soprattutto per la serata, con gli orari del bus, possiamo restare fino a tardi e così decidiamo anche di vederci un film al cinema.

Il risveglio di una spiaggia.

Ci dirigiamo ancora verso il mare, arriviamo nei pressi della Rocca che ci osserva passare dall’alto delle sue mura, siamo nel dilemma se andare a visitarla e perderci l’ultimo sole, o tirare dritti verso il mare … vince la seconda ipotesi.

C’è una leggera brezza, ma il sole riesce ugualmente a farsi sentire, ci sediamo un pò sul lungo mare per goderci dell’ambiente; i vari bagni stanno riorganizzando le spiagge, dopo il necessario riparo per l’inverso, anche loro stanno per essere messe al meglio, come uscendo dal letargo, così da accogliere anche quest’anno i turisti vogliosi di sole e di mare.

La Torretta di giorno.

Ritorniamo verso il cinema che abbiamo scelto, più che altro cerchiamo d’individuare il possibile ristorante per cenare dopo il cinema, non facciamo in tempo prima dello spettacolo, resisteremo fino alla fine, ma dobbiamo incastrare il tempo con l’orario dell’ultimo bus.

Andiamo a vedere il film Happy family, una commedia italiana; sembrerebbe un controsenso andare al cinema ora che siamo in giro, ma di solito facciamo fatica ad andarci quando siamo a casa e questo è un buon momento anche per rilassarci.

La Torretta di sera.

Quando usciamo rimaniamo piacevolmente colpiti dalla visione, mentre commentiamo il film ci dirigiamo verso la fermata del bus, e proprio di fronte troviamo una piacevole soluzione: un risto – birra – caffè “Fronte del Porto” accogliente e simpatico.

Il risto - birra - caffè "Fronte del Porto".

Per chi interessa: qui servono piatti unici, caldi e gustosi, ad un prezzo giusto e con dell’ottima birra artigianale, è situato proprio sotto la Torretta di Savona.

Alla fermata del bus.

Siamo in perfetto orario per l’ultimo bus che ci consente di arrivare alle 23,30 al camper a Varazze; il mezzo è affollatissimo di giovani ragazzi che stanno andando in discoteca, è un bene che utilizzino il bus, vorrà dire che prenderanno il primo del mattino per tornare.

Ci concediamo una piccola passeggiata notturna al molo turistico e poi andiamo a dormire.

18/04/2010

Questa notte, o meglio questa mattina alle 5,30, la bombola del gas è finita, per fortuna è un orario abbastanza accessibile; inizialmente, durante il ticchettio del frigorifero, le avevo pensate tutte per non scendere, ma … in 5 minuti sono tornato ancora a dormire e con il frigorifero perfettamente funzionante.

Un curioso autoscatto.

Ci svegliamo successivamente alle ore 9,30, sempre con tanta calma, c’è un bel sole e decidiamo di andarci a stendere sulla riva del mare con le nostre nuove brandine; è la prima volta che le utilizziamo, ci dotiamo di riviste e settimana enigmistica e siamo al mare in un baleno.

S. Caterina da Siena a Varazze.

In paese c’è fermento per i preparativi della processione che si svolgerà il 30/4, dove si rievoca il passaggio da queste parti di S. Caterina da Siena, oltre alle locandine, ci sono anche delle statue che ricordano questo evento annuale.

Inutile dire che sulla riva c’è movimento, famiglie con bambini attrezzati di rigoroso secchiello e paletta, ragazzi che giocano con ogni cosa, pensionati che si riscaldano, insomma: c’è davvero tanta voglia di caldo sole; a me piace molto stare a guardare questo movimento, tanto che non apro neanche un giornale, ma mi perdo con lo sguardo, con piacere, tra il mare ed i passanti.

Le brandine al sole.

Quando s’è fatta l’ora di pranzo, rientriamo come sempre affamati, siamo bei rossi, rosolati dal sole e per fortuna, perché il tempo si sta annuvolando, ma non dovrebbe piovere.

Mentre stiamo sistemando il camper dal dopo pranzo, ricevo un suggerimento da Brig, via sms: ci propone di spostarci verso Busalla e poi prendere un locale per Genova.

L'arco davanti alla stazione Brignole.

Una buona idea il treno, ma la perfezioniamo, dopo qualche scambio di sms, decidiamo di muoverci sì in treno per Genova, ma utilizzando la ferrovia che è qui sopra di noi; in poco tempo siamo in stazione a fare i biglietti ed a prendere al volo un treno valido per Genova Brignole, un viaggetto di quasi un’ora.

Piazza De Ferrari ...

Arriviamo a Genova Brignole verso le 17,30, c’è il sole e tutta la città davanti a noi da scoprire; non è la prima volta che veniamo a Genova, ma è di sicuro la prima senza una meta precisa e di posti ce ne sono davvero tanti.

... e la sua bella fontana.

Il primo impatto è con Piazza Giuseppe Verdi ed il suo grande prato, ci dirigiamo verso le 3 caravelle di siepi e proseguiamo verso il porto, o almeno questa è la nostra intenzione, non abbiamo al seguito nessuna cartina, ma solo tanta curiosità.

La cella di Jacopo Ruffini.

L'interno ...

L'unica finestra.

Nel percorso c’imbattiamo in piazza De Ferrari, con la sua grande fontana, alle sue spalle c’è il centro culturale genovese che sta mettendo in mostra i locali degli antichi palazzi, compresa la Torre delle prigioni.

La tabella commemorativa.

Ci infiliamo subito negli ampi locali, questa è anche la settimana della cultura nazionale e ci sono anche i palazzi aperti gratuitamente per essere visitati e noi ne usufruiamo molto volentieri.

Un'altra cella.

Una porta d'ingresso.

Vaghiamo un pò gli stanzoni interni e poi saliamo sulla Torre delle prigioni, dove un tempo venivano rinchiusi molti dissidenti politici, tra cui Jacopo Ruffini, un patriota al tempo del risorgimento e che qui trovò la morte, vilmente assassinato.

Il filmato dietro le sbarre.

Una cella per i signori d'epoca.

Anche le altre celle sono anguste e molto basse, tanto che la sorveglianza ci fa indossare degli elmetti edili protettivi, perché qui è un attimo continuare a sbattere, soprattutto nei montanti delle porticine.

Davanti ad una finestra panoramica.

Una parte della città verso il porto.

Ancora il porto.

Ancora la città ...

All’interno delle piccolissime celle ci sono anche delle rappresentazioni con dei filmati e dei sonori, che rendono ancor più angosciante la visita, figuriamoci il viverci a quei tempi; vediamo anche delle celle riservate per persone d’alto rango, un pò più spaziose ed anche decorate, ma … sempre celle sono!

... nella sua vastità.

Un decoro di una cella.

Continuiamo a salire fino ad un terrazzino chiuso e panoramico, dalle finestre si può ammirare, in tutta la sua vastità, una Genova diversa e molto più ampia di quando possa sembrare girando tra i caruggi.

Una chiesa.

Il palazzo antico al porto.

Ritorniamo a terra e seguiamo le vie tortuose e strette, preferendole ai viali tormentati dal traffico; di sicuro è questa la Genova che vogliamo vedere, o almeno questa è la parte che preferiamo.

Via del Campo oggi.

La lapide commemorativa.

Quando arriviamo al porto, dove siamo già stati in passato per visitare l’Acquario con i ragazzi, cerchiamo e percorriamo con interesse la famosissima “Via del Campo“, che ha ispirato il grande poeta De Andrè, in una indimenticabile sua canzone; arriviamo circa a metà dove c’è anche una lapide in graffite che lo ricorda, con la frase di un’altra sua indimenticabile canzone.

L'altra facciata dell'antico palazzo al porto.

Un (Super?)brigantino ricostruito.

Cerchiamo anche una statua dedicata a Fabrizio, dovrebbe essere al porto, ma non la troviamo, girovaghiamo un pò e chiediamo inutilmente, così poi ritorniamo sui nostri passi, verso la stazione Brignole, ma prima cerchiamo un ristorantino, non è un’impresa facile, è domenica e molti sono stranamente chiusi.

Il ristorante "Al Rustichello".

Ne troviamo uno grazioso, in quella che una volta era una cantina, “Al Rustichello”, si mangia bene, il servizio è buono ed il costo onesto; alle 21,15 prendiamo l’ultimo treno ed alle 22,05 siamo di nuovo a Varazze, un pò di difficoltà a scoprire il nome delle stazioni che passavano, cercando di non perdere la nostra, ma siamo riusciti a non sbagliare.

Rientriamo in camper, un pò stanchi, ma soddisfatti anche di questa giornata, alla fine è stata una buonissima idea lasciare il camper a Varazze, questo ci ha permesso di visitare i dintorni, anche se a piedi, con tutta tranquillità rispetto a dove riuscire eventualmente a parcheggiare.

19/04/2010

Ci svegliamo alle 8,30, pur avendo mezza giornata libera, non possiamo perderci del tempo prezioso per il ritorno, Marta dovrà rientrare al lavoro nel pomeriggio; giusto il tempo per la colazione ed alle 9,30 partiamo per il rientro.

C’è un pò più di traffico, ma è scorrevole ed alle 12,15 arriviamo al rimessaggio, al Km 42.772, in tempo per scaricare il camper e pranzare; un bel we da ripetere, se non nei posti, di sicuro nella filosofia di spostamento.

Il percorso ()

o-o-o

Statistiche:

Percorso Km 403
Gasolio 65,00
Telepass 16,80
Pernotto 0,00
Biglietti visite 0,00
Biglietti mezzi 8,40
Sosta 0,00
Pranzo / Cena 87,60
Bibite / Gelati 7,90
Altro 16,00
Totale 201,70
Media Km/lt 7,60

Bye   Maurizio





Agorà.

25 04 2010

24/04/2010 – Agorà (Alejandro Amenábar)

Come premessa di questo interessantissimo film, è da registrare la volontà, nello scorso autunno 2009, da parte d’interessi cattolici nascosti, di non far uscire il titolo in Italia; per fortuna il diritto democratico ha vinto.

Più che la storia di Hypatia d’Alessandria nel 3° secolo D.C., trovo che sia il perfetto racconto – scontro dell’Essere Umano, di ogni tempo, attualissimo anche ai giorni nostri.

La figura della grande filosofa Hypatia (Ipazia) è il giusto paragone che porta alla luce dello spettatore le incongruenze mentali e sociali delle religioni, in senso lato, poco importa che l’uomo sia il Cristiano, l’Ebraico od il Pagano, la religione in sé risulta essere sempre in netto contrasto con la scienza, allora come quanto mai oggi.

Se poi a questo scontro inseriamo anche l’Amore, come sentimento, che di per se travalica ogni barriera e/o definizione, la miscela nel film (come nella realtà) diventa davvero esplosiva, rendendo impossibile ogni condivisione tra le tre definizioni (religione, scienza, sentimento).

E’ indubbiamente un film di un certo spessore, suggerisco di andarlo a vedere con cognizione, non è un film leggero, bisogna sempre essere pronti alle riflessioni continue che il regista pone allo spettatore; a volte potrebbe sembrare lento, ma è un tempo necessario per metabolizzare l’evoluzione della trama.

Il cast è per me sconosciuto, ma indubbiamente molto valido e sempre nella parte; la protagonista Hypatia (Rachel Weisz) è rappresentata benissimo e riesce sempre a trasmettere la giusta distanza di pensiero con la religione, non arrogante, ma intelligente ed in costante ricerca di una verità, plausibile e mai data per scontata, tutto con la leggerezza ed il candore della donna che è (il cast ed il trailer).

Questa continua ricerca di una verità è il contrasto netto che sempre accompagnerà lo spettatore nel film; anche i due pretendenti, il romano-convertito Orestes e lo schiavo-liberato Davus, sono stati molto bravi a rappresentare le loro frustrazioni, sia sentimentali che religiose.

Ottime le scene, precisa la rappresentazione della vecchia Biblioteca di Alessandria pagana (il Sarapeo di Tolomeo) ed ho trovato giusto quanto valore in cultura si celasse tra le sua mura e quanto dispiacere traspaia nella sua inevitabile distruzione.

Perfetto anche il titolo del film: Agorà (piazza) è infatti il luogo principale dove l’Essere Umano vaga alla ricerca di una risposta alle proprie incertezze, risposte cercate sempre all’esterno, credendo in chi urla di più, e mai all’interno di se (voto 8).

Le locandine, i cast, i trailer sono stati tratti dal sito tematico www.mymovies.it,
mentre le recensioni sono solo personali punti di vista.

Bye Maurizio





Civita di Bagnoregio ed il vibertese.

24 04 2010

1/04/2010 - Km. 41.078

Partiamo come al solito, all’uscita dal lavoro di Marta, sono le ore 20.00, siamo completamente attrezzati come ci capita spesso nei viaggi notturni: pizze varie, prontamente scaldate prima di partire e coca cola opportunamente fresca.

Siamo ben coscienti che dovremmo fermarci per strada a dormire, ma almeno in questo modo, viaggiando di notte, riusciamo a guadagnare del tempo; Marta aveva un giorno di riposo da sfruttare, per questo stiamo partendo di giovedì e poi lunedì dell’Angelo abbiamo un pranzo in famiglia che ci costringe al rientro anticipato.

Il traffico in autostrada è inesistente, così possiamo parlare un pò con calma e gustarci il sottofondo della nuova autoradio, in effetti, avendo sistemato anche l’antenna e con gli altoparlanti dietro, è un altro ascoltare la radio.

La mia idea era quella di pernottare nel grande autogrill di Firenze, c’è una chiesa stile anni ’50 che avevo visitato da piccolo con la famiglia, mi sarebbe piaciuto farla vedere a Marta, ma …

Nei pressi dell’autogrill ci sono dei lavori sulla strada che obbligano a scegliere per tempo lo spostamento a destra, oltre un jersey che protegge i lavoratori; io non mi sono spostato, così sono dovuto proseguire, mentre ovviamente Marta stava già dormendo da un pezzo.

La sosta notturna.

A questo punto decido di uscire a Firenze Certosa, così Marta si sveglia e sulla strada statale, scegliamo una deviazione laterale dove troviamo un paesino, mai sentito, ma simpatico: Calzaiolo; troviamo una ulteriore strada chiusa che costeggia la strada principale e decidiamo di fermarci per dormire, il sonno c’è, sono le ore 24.00 e domattina siamo già sul percorso giusto ().

2/04/2010 – Km. 41.430

La notte passa tranquilla, la strada vicina non ci disturba, siamo davanti ad un complesso di uffici in ristrutturazione, forse perenne, e di qui non passa nessuno; ci svegliamo alle 8 con il sole, una buona colazione e via verso la nostra meta.

Un vasto prato verde.

Ci hanno consigliato di seguire la Cassia (SS2), pertanto appena possibile, lasciamo la nuova super strada e ci immergiamo nella bellissima campagna toscana, già bella verde e con qualche timido bocciolo di tanto in tanto.

Il ciuffo di cipressi.

A volte ci imbattiamo in distese di prati verdi collinari, cosa da fare invidia alla fotografia del desk top di Windows; così come dei “ciuffi” di cipressi che spuntano da un grande prato o da dei lunghi filari, costeggiando una piccola strada che dirige ad una abitazione; scenari per noi affascinanti, quando mai abbiamo così tanto terreno verde da ammirare!

Il filare di cipressi.

Questa è davvero una bella strada panoramica, dobbiamo anche sorbirci un passaggio a livello, ma che sarà mai, in cambio della bella vista che la Natura ci regala; e poi noi proprio non abbiamo di che preoccuparci, ogni sosta forzata è una ulteriore possibilità per guardarci attorno.

Al passaggio a livello.

Oltre ai prati ci capita che di scorgere dei paesi carini e particolari, magari anche con qualche castello che, in qualche modo, ci attraggono un pò; di sicuro queste zone dovrebbero essere molto interessanti da visitare con più calma dedicata.

Il lago di Bolsena.

Tra una cosa e l’altra arriviamo tranquilli al lago di Bolsena, ci inerpichiamo sulla collina e così possiamo scorgere un bellissimo panorama di questo piccolo specchio d’acqua, anche questa potrebbe essere una buona meta di relax.

La sosta a Bagnoregio.

Quando arriviamo a Bagnoregio quasi non ci accorgiamo di essere a due passi da Civita, scorgiamo subito un primo parcheggio, appena segnalato sulla destra con in cartello: è pressoché vuoto, ci sono due o tre camper, ma c’è ancora molto spazio ().

La Porta Albana addobbata per la parata.

Decido di fermarmi qui, al km. 41.605, ormai sono le ore 12,45, è ora di pranzo e la fame non manca, c’è un bel sole che ci scalda; ci concediamo anche un piccolo riposino, del resto siamo pure in giro per rilassarci.

Il cartello permanente di divieto.

Prima di incamminarci per la visita, decido di farmi un giro esplorativo a piedi, giusto per rendermi conto di cosa abbiamo attorno; il centro del paese è proprio dietro una curva, ci sono dei vistosi preparativi per una rappresentazione storica della Passione di Gesù e per questo ci sono anche molti divieti di sosta. in aggiunta a quelli già presenti.

... a due passi dal centro storico di Bagnoregio.

Del resto, anche senza questo evento storico, non era possibile il parcheggio dietro Porta Albana, sarebbe inutile ed il posto è così sacrificato, tant’è che proprio poco sotto c’è un grande piazzale adibito alla sosta di auto e camper, c’è anche uno scarico, chiedono un contributo di € 5 al giorno, direi onesto visto il posto.

Via Roma, la via centrale per Civita.

Tutto sommato abbiamo fatto benissimo a fermarci in quel parcheggio appena prima del centro, non tanto per i € 5 irrisori, ma qui c’è una certa confusione ed a me piace starmene un pò fuori.

Un bel casolare ristrutturato.

Alle ore 15,00 partiamo per la visita alla città vecchia, il percorso è obbligato, attraverso il centro storico di Bagnoregio e rigorosamente a piedi, sono solo qualche centinaio di metri, nulla di impossibile e poi così si possono ammirare delle case ristrutturate, un pò più in dentro rispetto alla strada.

La vallata attorno a Civita.

Questi bei casolari, anche ristrutturati, sono perfettamente in stile d’epoca e questa è una bella cosa, sarebbe un peccato vedere degenerato lo stile di un tempo, che qui la fa davvero da padrone.

Percorriamo la strada in compagnia di molti altri turisti, il bel tempo sta favorendo queste gite festive, siamo vicino a Roma e si sente la simpatica parlata; ben presto arriviamo alla terrazzina Belvedere, da dove si può gustare l’ampia visuale della vallata, dove sorge fiera Civita, ancora ancorata alle sue fondamenta di argilla e tufo.

La grotta di S. Bonaventura.

E’ incredibile come la Natura abbia preservato indenne questo piccolo borgo storico, una volta era collegato alle abitazioni che tutt’ora sono al bordo della valle, ma poi il terreno fragile e qualche terremoto un pò forte, hanno fatto sì che tutto le crollasse attorno.

I ristorantini prima del ponte.

Attorno al cucuzzolo del borgo, ai bordi della vallata, ci sono due fiumi che continuano ad erodere le pareti del loro letto, un lento ed inesorabile scorrere del tempo, dove l’uomo continua, con insistenza e puntiglio, a cercare di mantenere la sua posizione, ma la Natura non ha fretta, dalla sua ha tutto il tempo che vuole.

L'ingresso sul ponte.

Appena sotto il terrazzino del Belvedere c’è la grotta del S. Bonaventura, dove la leggenda ci dice che ha beneficiato di un miracolo, probabilmente da S. Francesco, morto in quell’epoca da pochi anni.

Gli stemmi a difesa della città.

Arriviamo con una certa curiosità al ponte che unisce ciò che rimane del Borgo al paese di Bagnoregio; questa è un’opera ricostruita nel dopoguerra, verso gli anni ’50.

Il ponte dal Borgo.

Prima c’era un esile terrapieno che a stento ha resistito all’erosione, fino al 1945, dopo di che è stato bombardato e si è dovuto ricostruirlo, però con questa pendenza finale, altrimenti sarebbe stato troppo pericoloso per la tenuta: ricordiamoci sempre che qui il terreno è tutt’altro che stabile.

La torre mostra il cedimento degli anni.

Mentre attraversiamo il ponte ci si sente completamente immersi nella natura che ci circonda, il debole vento ci accompagna, come a spingerci indietro nel tempo e lo sguardo è preso dalle pareti di argilla e tufo che circondano la valle, sovrastata da un vastissimo piano verdeggiante, che contrasta molto con i calalzi bianchi che fendono il verde.

La chiesa di S. Donato in restauro.

Arrivati al borgo passiamo dalla Porta S. Maria, sovrastata da degli stemmi raffiguranti dei rapaci che stringono la testa al nemico, proprio per intimorire che avesse l’idea di invadere il Borgo; subito dopo c’è la piazzetta della chiesa di S. Donato, fino al 1700 è stata la Cattedrale di Bagnoregio ed ora custodisce il Cristo ligneo e snodato del XV secolo e che oggi sarà portato in processione.

La viuzza centrale.

Da alcuni abitanti con cui abbiamo parlato, apprendiamo che nel Borgo attualmente sono residenti solo 8 persone, di cui solo una ultra ottantenne, è l’unica reduce di una popolazione antica, gli altri sono locali esercenti o “vips“, come ci hanno confessato sorridendo e sottovoce, persone si sono insediate in tempi successivi.

Le casette del Borgo.

Da qui proseguiamo sull’unica strada centrale del Borgo, tutto è rimasto com’era ai vecchi tempi, le piccole facciate degli edifici mostrano con orgoglio la loro resistenza, oltre che al tempo passato, anche alla forza di gravità.

Le scale esterne con i vasi per ringhiera.

Nelle piccole viette chiuse laterali si possono scorgere ogni tanto, o delle scale esterne, stranamente senza ringhiera, ma solo con dei vasi sul bordo, o dei tavolini di alcuni piccoli ristoranti, sempre in armonia con il posto che gli accoglie.

Dei tavolini di un ristorante.

Del resto c’è da dire che qui di bambini che girano non ce ne sono e quelle sono comunque case private, con tanto di cancelletti, che fermano i curiosi; ma è bello addentrarsi ogni tanto e curiosare, tra i restauri od i resti di ciò che era.

La casa con il cartello.

Sempre sul percorso verso la fine del Borgo, proprio perché è bene guardarsi sempre bene attorno, scorgiamo un foglio su un muro, posto addirittura alle spalle di chi passa; viene indicato che in questa abitazione storica è stato girato il film di Pinocchio nel 2008, con la regia di Sironi.

Il cartello della casa di Geppetto.

Entriamo a curiosare (€1 a testa) e scopriamo dalla custode (una gentile signora sudamericana che sta imparando l’italiano) che questa è un’abitazione antichissima,  utilizzata fin dal III secolo A.C., fino ad essere un frantoio dove abitava anche la famiglia che ci lavorava, condividendo il poco spazio, sia con le olive che con gli animali.

La vecchia porta d'ingresso.

Ma la cosa curiosa è che l’entrata ufficiale è crollata nell’ultimo terremoto del 1695, costringendo ai proprietari ad aprire un nuovo varco nel muro: ora è l’attuale porta d’ingresso.

Verso la piccola cantina.

Il frantoio.

Dentro tutto è rimasto come l’ultima volta che è stato utilizzato, almeno questo è quello che si vuole far apparire, segno che il cast cinematografico non ha impattato più di tanto; le piccole stanze e gli accessi sono stati scavati direttamente nel tufo originale.

I contenitori per le olive.

Quel che rimane dei vecchi torchi.

Tutto è minuto ed a misura di forza umana, non c’era molto spazio per vivere e lavorare, la macina e le presse, anche se malridotte, sono ancora lì a dimostrare l’impegno di chi ha vissuto.

Il soggiorno.

La vista sulla vallata.

La camera da letto.

Da un’apertura, tra quello che doveva essere il soggiorno e la camera da letto di allora, si può ammirare l’intera vallata e quello che doveva essere l’ingresso, ora sprofondato.

L'antico ingresso ormai sospeso nel vuoto.

Proseguiamo ancora, fino alla fine della stradina centrale, da qui parte un sentiero sempre più stretto ed in discesa, si passa sotto al Borgo, costeggiando le sue pareti nude perpendicolari, dove si possono vedere perfettamente gli strati di tufo ed argilla su cui sono posate le costruzioni, come aver tagliato con un coltello affilato, un dolce di pan di Spagna farcito.

Gli strati del suolo che sorregge il Borgo.

La nostra meta è il “Foro etrusco”, un antico passaggio scavato sotto la città, per arrivarci dalla bassa valle; ora è solo un piccolo tratto, ma prima era ben più lungo, anche se rimane sempre inquietante pensare di passarci dentro, con sopra tutto quello che c’è e poi scorgere il soffitto pericolante, con le radici delle piante al vento.

L'ingresso ...

... e l'uscita del Foro etrusco.

Il bello è che arrivati sul lato opposto, c’è un bel cartello comunale che ne sconsiglia il transito, o almeno, se non per il tunnel, di sicuro per il sentiero sottostante, dove possono piovere pietre in ogni momento.

Il cartello minaccioso.

Ci sarebbe piaciuto proseguire per il sentiero, ma quei sassi sul passaggio sono davvero inquietanti ed, anche se qualche turista temerario proseguiva ugualmente, noi siamo ritornati sui nostri passi; però è curioso anche l’adesivo sotto di Dimensione Avventura.

Il costone superiore con le radici esposte.

Una piccola raccolta di attrezzi da lavoro.

Risalendo nel Borgo possiamo ammirare il tramonto che sta arrivando, dopo tutte le bellezze che questo piccolo gruppo di case, abbarbicato sulle rocce di tufo, riesce ancora a dare, c’è anche il tramonto; questa luce rosea conferisce un’atmosfera ancor più magica a tutto il cucuzzolo.

Una piccola corte ben ristrutturata.

Il patio non proprio in linea estetica.

Con questa nuova visuale si possono vedere altre particolarità di questi piccoli edifici, come la ristrutturazione un pò più forte (forse un “vips“?), od altri piccoli ingressi di case, sempre molto particolari.

La sporgenza curiosa a sinistra ...

... adesso a destra della porta.

Ancora più in alto.

Abbiamo notato un particolare curioso, a noi “giovani cittadini” inspiegabile: nei pressi delle entrate delle case, ci sono sempre due protuberanze, una piana che poteva contenere il supporto per l’illuminazione ed un semicerchio di pietra, con un foro circolare al centro, posto sia orizzontalmente che verticalmente, ad altezze diverse, a cui non siamo riusciti a darne un significato per noi logico; si è anche pensato servisse per legare gli animali, ma a volte l’atezza è illogica, a quel tempo erano molto più bassi di oggi.

Una taverna.

La chiesa di S. Donato.

Entriamo nella chiesa di S. Donato, c’è ancora una funzione di preparazione per la processione che porterà il Cristo ligneo a Bagnoregio; è curioso, ma questa statua antica consente di abbassare le braccia del Cristo, così da poterlo stendere e portarlo in processione, ora è disteso al centro della chiesa.

I gradini consumati e lo stemma.

La parete interna destra.

In silenzio osservo dei particolari dell’interno di questa chiesa che rivelano l’antico esistere e partecipazione; ci sono i gradini che portano all’altare che portano ancora uno stemma d’epoca ed i segni di erosione del passaggio dei fedeli, oppure la parete interna destra, interamente in tufo, che mostra ancora, oltre agli affreschi d’epoca, i segni del tempo, questa pietra alla lunga si sfalda e si fora.

La cartina dei sentieri per Santiago di Compostela.

Lasciamo la chiesa per entrare in un piccolo negozietto di artigianato, qui vendono di tutto, oggetti fatti a mano, da collezione o libri, si va dai giochi per bambini, ai libri sul medioevo, sulla magia nera, agli aquiloni, alle carte topografiche, compresa anche una enorme mappa che rappresenta tutti i molti sentieri pedonali per arrivare a Compostela, partendo da ogni parte d’Europa.

L'unica icona rimasta dedicata a S. Bonaventura

Uscendo dal Borgo abbiamo proprio il sole al tramonto di fronte a noi, scendiamo per poterlo osservare riflettersi sul borgo stesso, è un momento magico e suggerisco di non farselo perdere, ne vale davvero la pena.

Civita al tramonto.

L'arrivo della processione da Civita.

Come arriviamo in fondo al ponte, vediamo che sta arrivando anche la processione che porterà il Cristo ligneo nel duomo di Bagnoregio, è solo una preparazione all’evento serale, ma il contesto e la luce rosea donano una particolare atmosfera.

La statua prima del ponte.

Lo sguardo del somarello.

Decidiamo di aspettare il passaggio ed arrivare con la processione al Duomo, mentre camminiamo continuiamo a guardarci attorno, ci sono già gli alberi in fiore ed un somaro ci guarda sbigottito.

Il Cristo ligneo.

L'interno del Duomo.

Entriamo al Duomo, durante il tragitto apprendiamo che questa processione è presente dal 1854, con la sovrintendenza di un’associazione comunale che si occupa di reclutare le comparse e di organizzare tutta la scenografia, cosa che impegna i locali per tutto l’anno, e dalla partecipazione delle persone, direi che sarà proprio una grande rappresentazione.

Le pareti della chiesa.

L'altra della chiesa disadorna.

Anche questa chiesa ha le pareti di tufo, ma si presentano meglio, è probabile che siano state restaurate da poco; intanto sentiamo arrivare la processione, il Cristo viene depositato al centro e seguirà una messa.

L'organo sull'entrata

Ne approfittiamo per continuare a visitare Bagnoregio, vediamo che stanno allestendo delle postazioni di sedie per la serata, questo vorrà dire che dovremmo esserci per tempo.

Troviamo un’altra chiesa, ovviamente disadorna per il periodo pasquale, ma è più fredda rispetto alle altre e non solo perché dentro non c’è nessuno, è tutto l’ambiente ad esser cupo, forse è colpa anche dei marmi scuri.

Lo squaccherone con il nostro pane e vino.

Ormai è quasi ora di cena e decidiamo di ritornare al camper, per strada troviamo delle fiaccole al muro, pronte all’accensione per la serata; la nostra cena è a base di formaggio, insalata ed il nostro pane, questa volta è integrale con la farina di castagne, ma non può mancare anche del buon vino.

L'accensione delle fiaccole.

La via tutta illuminata.

La manifestazione inizierà alle 21, ed ovviamente siamo un pò in anticipo, così da poter assistere agli ultimi preparativi; la sera sta volgendo al freschino, noi siamo anche leggermente abbronzati, ma questo ci fa sentire di più la differenza della temperatura.

La bancarella dei croccanti.

Per fortuna siamo ben vestiti, anche se stando fermi sulla sedia, una copertina sulle gambe non starebbe stata male; infatti vediamo che c’è qualcuno che, ben sapendo, ha provveduto per tempo.

Il parcheggio dei camper.

Nell’attesa vado a prendermi dei semi di zucca e dei croccanti, vicino al parcheggio dei camper c’è una bancarella, giusto per passare il tempo, così dò uno sguardo alla situazione: un delirio!

Ci sono camper in ogni dove, incastrati all’inverosimile, domattina sarà un bel casino districarli; sono sempre più contento di esserci fermati al nostro posto, ora è pieno, ma nessuno è rimasto bloccato.

Finalmente inizia a muoversi la processione, l’impianto sonoro diffonde qualcosa che sembra essere la colona sonora del film “La Passione” di Mel Gibson che rende l’ambientazione più gradevole.

Intanto si è anche alzata una leggera brezza, non certo calda, e c’è da riconoscere che le comparse sono davvero stoiche, con i costumi d’epoca romana, gli uomini sono pressoché scoperti.

Lo scontro di obbiettivi.

Seguire la Processione e fare le foto non è cosa semplice, anche perché i tempi sono sempre stretti, è scuro ed i soggetti sono sempre in movimento, ma durante queste concitazioni è stato curioso incrociare l’obbiettivo di un operatore della Rai3 Regionale che sta preparando un servizio per domani, sulla manifestazione, peccato nno poterlo vedere.

Il percorso della Processione inizia dal Duomo ed arriva fino alla porta Albana, per poi ritornare ancora al Duomo, pertanto, appena passata tutta una prima volta, ci alziamo e ci avviamo verso il camper, in questo modo incrociamo ancora la prima parte della Processione.

Però questo ci permette di avere una visuale diversa, oltre a vedere i lumini accesi in una zona dove è più scuro, dando così un’atmosfera diversa, mentre prima avevamo un’illuminazione artificiale che falsava un pò; ora sta facendo indubbiamente più freddo, per fortuna le giacche a vento tengono, ma lo stare seduti ha contribuito ad un certo fastidio alle gambe.

Verso le 23 siamo di nuovo al camper, ci prepariamo un the caldo e poi andiamo a dormire, contenti di aver potuto approfittare di questa possibilità per una visione di un evento un pò particolare e non conosciuto.

3/04/2010

Ci svegliamo alle ore 9,00, c’è un bel sole e la notte è passata in tranquillità, ci colazioniamo e riprendiamo il percorso verso Vitorchiano, un altro borgo medioevale, non è molto distante da Civita, ci arriviamo in meno di un’ora, attraverso altre belle campagne ().

L'ingresso al parcheggio.

La città dal parcheggio.

C’è un bellissimo parcheggio ad accoglierci, un pò stretto da imboccare subito sulla destra, pertanto decido di proseguire, girare ad una rotonda e prenderlo così di fronte, in modo più agevole e senza rischi.

Vitorchiano.

L'angolo fortificato

Le mura della città medioevale ci colpiscono immediatamente, in pratica anche questo Borgo è stato costruito fitto fitto, però sulla roccia; ovviamente non ha più avuto modo di espandersi, se non in altezza, compatibilmente con le possibilità tecniche del tempo.

Il fianco sul fiume.

Una stradina che scende al fiume.

Gli scarichi sulla roccia.

Attorno alla cittadina c’è della vegetazione spontanea, con un fiume che lambisce il lato sinistro, colpiscono immediatamente gli scarichi fognari: sono lunghe tubature grigie che scendono dai dirupi, fino a collegarsi alla rete fognaria a terra, i vari tombini sul fondo ne svelano la presenza.

La prima porta centrale.

La via verso l'altra porta.

Il Borgo medioevale è isolato dal paese moderno da queste mura imponenti, in realtà, passata la prima porta di accesso, dopo in corta e piccola strada centrale, c’è una seconda fortificazione: in passato Vitorchiano è stata contesa più volte tra i signori di Viterbo e quelli di Roma, ed ognuno prometteva loro sempre più protezione verso gli altri.

Una via stretta.

Artigianato locale.

Per fortuna, anche in questo piccolo Borgo, sono presenti delle ristrutturazioni recenti, penso che sia importante continuare a mantenere viva l’attenzione verso queste lontane ere travagliate che hanno contribuito a formare la nostra bella Italia.

L'antica fontana del paese.

La seconda porta ...

Essendo le case abbarbicate sulla roccia, man mano che si prosegue, troviamo le vie sempre più strette, e di conseguenza, le auto sono sempre più piccole e rare da incontrare.

La piccola chiesa antica.

L'interno spoglio e ...

... l'organo malmesso.

Valicata la seconda porta dal curioso nome, inizia un dedalo di viuzze ancora più piccole, con le piccole case sempre più strette fra loro e costruite una sopra l’altra.

L'ombra sempre presente nelle vie.

Le piccole scale degli appartamenti.

Ci imbattiamo nella piccola chiesetta, un pò spoglia all’interno e con un organo che sembrerebbe un pò disastrato, ma nell’insieme ha di sicuro un grande tesoro: quello che queste mura hanno potuto vedere nel tempo, la storia che è di sicuro passata da queste parti, le preghiere che gli abitanti hanno recitato, magari durante i molti lunghi assedi che hanno dovuto subire.

Gli anfratti sotto le case.

L'antica scala del vescovo ...

Il sole c’è, ma fatica non poco ad entrare in questi piccoli sentieri, il muschio a terra o sui muri è lì ad indicare anche l’alta presenza di umidità.

Alcune ristrutturazioni.

Balcone per una finestra?

Eppure, nonostante tutte queste grandi difficoltà e barriere architettoniche, il piccolo centro è abitato in prevalenza da persone anziane, donne in maggioranza, che con i loro bastoni, cercano di cavarsela come possono.

Il panorama dal Belvedere.

Ogni tanto si scoprono delle piccole stranezze, come ad esempio una piccola finestra con un bel balcone, d’accordo che a quel tempo erano piccoli, ma forse in questo caso c’era la necessità di avere più spazio … al sole!

Delle scale per scendere di livello.

Sempre scale da ogni parte.

Arriviamo così alla fine del paese, una piccola terrazza Belvedere da dove si domina la vallata, di sicuro un posto inaccessibile dal basso.

Il custode attento.

Al fianco della strada principale ci sono altre stradine, spesso con delle lunghe scalinate, che permettono l’accesso ad un livello più basso, ma cieco; in tutto il nostro pellegrinare per il Borgo, ogni tanto si passava davanti ad un attento custode: uno splendido cagnolino che se ne stava al sole … senza nessuna fretta.

Quando si è fatto mezzogiorno decidiamo di ritornare al camper, la visita a questo antico Borgo non porta via molto, mezza giornata è più che sufficiente, ma la ritengo una imperdibile occasione.

La strada verso Calcata.

Partiamo per Calcata, altro Borgo su un cucuzzolo, la strada è comoda, ma non troppo larga, non ci vuole molto, alle ore 13,30 arriviamo, giusto per il pranzo; è stato bello vedere anche la primavera che ci circonda con i boccioli di fiori bianchi sui rovi.

I fiori sui rovi.

Il problema però è trovare un parcheggio sufficientemente capiente per Zonker, le auto sono parcheggiate sul ciglio della stradina, ma essendo “ina”, noi non ci stiamo.

La sosta a Calcata ...

... sul ciglio della strada.

Trovo una piccola insenatura un pò più in là, più comoda e tranquilla ed un pò di camminata non ci fa certo male; sono le ore 13.30 e siamo al km 41.688 ().

Calcata dall'alto del parcheggio.

L'ingresso al Borgo.

L’ingresso al Borgo antico è come sempre particolare, si passa sotto quel che resta della porta di accesso; anche queste case sono costruite sulla roccia, ma dopo il terremoto di Messina del 1908, lo Stato italiano ha “ordinato” l’evacuazione degli abitanti di tutti i paesi in “pericolo”, temendo in un improvviso crollo, anche Calcata ha iniziato a svuotarsi.

Dopo i primi ristoranti.

Un curioso imbuto usato come scolo piovano.

Negli anni ’70 però è stata occupata pian piano dai ragazzi o da quelli definiti allora “figli dei fiori” o Hippie, più che altro artisti o presunti tali; oggi ormai non ci sono più famiglie locali, ma solo chi ha deciso di rimanere e chi si è fatto di quell’arte un mestiere.

Per le viuzze.

L'interno della chiesetta.

Purtroppo qui la questione “scarichi delle nere” non è stato ancora risolto come a Vitorchiano, in queste abitazioni scaricano, sempre con i lunghi tubi grigi, direttamente nel terreno sottostante del “Parco Naturale sotto tutela” (così definito!): le amministrazioni locali e regionali si rimpallano da decenni le responsabilità ed i costi, ed intanto  … :-(

Un curioso passaggio.

Una bella piazzetta.

Un piccolo angolo fiorito.

Come gli altri piccoli Borghi, anche questo è tutto raccolto e stretto, qui poi c’è solo una piccola piazzetta centrale dove arrivare con l’eventuale auto e poi le stradine sono tutte da percorrere rigorosamente a piedi, il terreno è anche sconnesso e questo impedisce anche il passaggio dei carrelli.

Anche qui scale ovunque.

La via del piccolo ristorante.

La piccola sala ...

... e l'ingresso.

In queste piccole case si notano dei colori, poco naturali per essere originali, di sicuro impressi dalla recente invasione e dall’estro artistico degli abitanti, per le vie c’è ancora qualcuno che effettua ritratti, vende collanine o monili, vende dell’artigianato o prodotti locali, di sicuro sono persone che hanno portato avanti in meglio quella che allora era una attività sul nascere.

La tagliata.

Ormai però la fame si fa sentire, troviamo un grazioso ristorantino, ha solo 4 tavoli da 4 e 2 da 2 persone, si chiama “La taverna di Bacco“; scopriamo anche che è un locale del 1200, con sole tre persone compreso il proprietario.

Vista l’ora, non c’è molto da aspettare, decido di prendere una tagliata con patate, ho visto che è molto invitante; le porzioni non sono grandi, ma in effetti è molto buona.

I

Il locale "Il Granone".

L'interno multidefinito.

A fianco della trattoria c’è quello che una volta era il granaio del paese, ora definito “Il Granone”, è un centro sociale dove la titolare, una gentile signora olandese, ma in Italia da 20 anni, mette a disposizione: la cultura, le mostre di opere d’arte, the e caffè ed a volte anche concerti, tutto per cercare di aggregare il più possibile le persone del posto.

Il lavabo.

Il fatto curioso è che nel grande spazio c’è un angolo cottura da una parte, un lavabo dall’altra, un soppalco con l’angolo libreria e pc, oltre all’eventuale palco per le presentazioni teatrali; parliamo un pò con lei e così ci mette al corrente della vita non troppo comoda in questo piccolo angolo sperduto.

Alle ore 16,30 riprendiamo il nostro percorso, decidiamo di ritornare verso il Nord, magari facendo la sosta notturna ad Arezzo, città che ancora non abbiamo visto.

Decido di non prendere l’autostrada, ma di farmi guidare dal navigatore sulle strade statali e non, Marta come spesso accade, dorme ed io mi godo la vista del panorama e la guida in questo bell’ambiente. con in sottofondo della piacevole musica.

Arriviamo sulla ormai famosa E45, in direzione Cesena, non c’è molto traffico, si viaggia bene, il tramonto è prossimo e la luce che gradualmente diventa rosea è sempre affascinante.

Sul tratto appenninico dei lavori in corso ci obbligano ad uscie e a percorrere ben 9 km sulla vecchia SS, piena di curve e basta il poco traffico per rendere un tormento l’inevitabile processione che viene a crearsi.

L'ingresso del parcheggio.

Verso le ore 19 il navigatore ci fa uscire dalla E45, annunciandoci quasi altri 45 minuti di strada; un rapido sguardo ai cartelli e propongo sui due piedi a Marta: “… e se andassimo a Città di Castello? Sono solo 10 km di strada.”

La sosta libera a Città di Castello.

In un attimo, alla prima rotonda, cambiamo rotta, scegliamo un punto di sosta indicato anche dal navigatore ed alle 19,30 siamo al parcheggio di Città di Castello, al Km 41.867, perfettamente parcheggiati assieme ad altri camper; c’è anche un CS pubblico, ma a noi non serve ().

La cattedrale ...

... l'interno ...

... l'organo sull'ingresso.

Il parcheggio è proprio sotto le mura della città, ben illuminato, c’è anche l’indicazione per il parcheggio del tribunale, è abbastanza in piano, ogni tanto passa anche una pattuglia dei Carabinieri e questo ci fa solo piacere, ci sono degli zingari, vedendo le loro dimore, direi pressochè stanziali, posti vicino al CS.

L'altare centrale.

Scendiamo per una passeggiata serale nella città, è il nostro primo approccio in questo luogo, ce l’aspettavamo un pò diverso, ma è davvero una bella impressione e ci stimola anche molta curiosità.

Diorama: L'ultima cena

Appena entrati dalle mura, siamo subito davanti alla Cattedrale di S. Florido, un’imponente chiesa bene illuminata, con un accogliente interno, ad ogni angolo interno c’è qualcosa da vedere.

Il parcheggio a fianco della Cattedrale.

La piazza deserta.

Scopriamo un un rientro che sono esposti dei diorami sulla vita di Gesù, dei modellini ben fatti con perfette ambientazioni dell’epoca; quello dell’ultima cena ha anche le 13 paia di calzari, tutti ben ordinati sui gradini.

La Cattedrale dalla piazza.

Le vie deserte.

I negozi stanno chiudendo ed in giro ci sono solo gli avventori del mondo degli aperitivi, così possiamo girare per le vie del centro storico senza essere disturbati dal normale passaggio di persone.

Le vie deserte.

La R4 perfettamente tenuta.

Scopriamo anche l’ufficio del turismo, ovviamente chiuso, ma hanno lasciato fuori delle piantine della città con un minimo di percorsi pedonali per visitare la città e non ce lo lasciamo scappare.

L'antico palazzo in ristrutturazione.

Un particolare del palazzo.

Mentre seguiamo un percorso, incappiamo in un bar che sta chiudendo, fuori è parcheggiata una bellissima Renault R4, perfettamente funzionante, con il suo caratteristico cambio e stile, ormai un pò retrò, ma sempre piacevole … quantri ricordi.

Il suggestivo Campanile ...

... cilindrico.

Scopriamo anche un antico palazzo, parzialmente coperto da un alto recinto per via di alcune ristrutturazioni massicce, ma infilando la fotocamera in un pertugio sono riuscito a catturarne alcune immagini.

L'altro parcheggio.

Proseguendo il percorso ritorniamo alla cattedrale, ma prima riusciamo a vedere quello che è chiamato il Campanile Cilindrico … chissà perché poi! :-)

La strada sottostante le mura.

Ovviamente vista l’ora tarda e la Pasqua di domani, non riusciremo a visitare nulla di tutto quanto vediamo, ma almeno ce ne facciamo una ragione, in tutti i sensi.

La coca cola ghiacciata nel nostro frigorifero.

Ritorniamo così verso il camper per la cena, percorriamo il sentiero sulle mura della città in modo da poter vedere anche l’altro parcheggio, anche questo comodo per la sosta con il camper, ubicato un pò prima del nostro e sempre illuminato, ma più isolato.

L'uovo pasquale.

Nulla di così particolare per la cena, ma abbiamo scoperto di esserci dimenticati, dalla partenza, una bottiglietta di Coca Cola nella piccola cella frizer: ora è completamente ghiacciata e per fortuna non è scoppiata; questo significa che il frigorifero sta lavorando bene! :-)

Nel dopo cena c’è l’immancabile uovo di Pasqua da aprire, domani saremo in viaggio, così … è meglio.

4/07/2010

La notte non c’è stato un particolare fastidio, tolto qualche camper che ha deciso di spostarsi all’alba, ma per il resto è stato accettabile; però piove, lo sapevamo che era un we con del brutto tempo, ma non importa, fin’ora siamo sempre riusciti a sfuggire all’acqua e poi anche questo clima ha il suo fascino.

Il Tevere ...

Alle 9,30 scendiamo dalla mansarda per la colazione, con tutta calma, intanto smette di piovere e così usciamo per una passeggiata sul Tevere.

Un conto è studiarlo sui libri di scuola un altro è essere davanti a questo grande fiume ed al suo lungo percorso; in questa zona ci sono delle scuole di canotaggio, c’è solo un piccolo sbalzo, ma per il resto è molto liscio ed apparentemente calmo.

Il sentiero per ritornare al parcheggio.

Proseguimo con calma il sentiero ciclabile e non asfaltato che sale lungo la riva destra del fiume, alla nostra destra ci appare Città di Castello, con le sue mura di tufo, ci sono dei bei filari di alberi, davvero un bel paesaggio; poi siamo costretti ad accelerare il passo, ha ripreso a piovere e non vogliamo infangarci.

Come sempre non abbiamo molta voglia di ritornare a casa, sappiamo che sulla strada ci sono degli amici camperisti e così, una rapida telefonata e la prossima tappa sarà la provincia di Bologna.

La sosta ...

Alle ore 11.15 ci muoviamo, dopo un primo forte scroscio di pioggia, è rimasto solo nuvoloso, la strada è tranquilla ed agevole, non c’è traffico; una volta poi in autostrada tutto è stato molto più tranquillo.

... per il pranzo.

Usciamo a Bologna Interporto e ci fermiamo a S. Giovanni in Persiceto, sono le ore 14,35, Km. 42.067, mi sono fermato ad un self service per fare il pieno e così pranziamo ed in un attimo siamo da loro ().

E’ sempre poco il tempo per poter stare un pò assieme, ci si vede raramente e sempre di fretta, ma non importa, se non avessimo il camper non li avremmo neanche conosciuti e sarebbe stato un vero peccato: una bellissima compagnia.

Alle ore 16,00 riprendiamo la strada per casa, è Pasqua e domani ci sarà un’altra festa in famiglia, questo ci consola un pò per il nostro rientro anticipato.

Arriviamo al rimessaggio alle ore 18,30, al km 42.319, ormai ci mettiamo davvero poco per le operazioni di scarico e pulizia.

Il percorso ()

o-o-o

Statistiche:

Percorso Km 1.241
Gasolio 226,53
Telepass 36,60
Pernotto 0,00
Biglietti visite 0,00
Biglietti mezzi 0,00
Sosta 0,00
Pranzo / Cena 55,35
Bibite / Gelati 9,80
Altro 0,00
Totale 328,28
Media Km/lt   6,60

Bye   Maurizio





Happy family.

19 04 2010

17/04/2010 – Happy family (Gabriele Salvadores)

Stranamente la visione di questo film è capitata mentre siamo fuori con il camper, precisamente a Savona, ma si vede che era proprio il giusto momento per guardarlo e gustarselo.

I film di Salvoatores si aspettano sempre con una certa curiosità ed anche questo non è da meno, avevo già delle idee sul cast, ma non sulla trama, ho volutamente cercato di essere disinformato ed è stato un bene; ho saputo solo che è stata una revisione dell’opera teatrale di Alessandro Genovesi.

Man mano che le scene si svolgono si comprende che l’intento è quello di costruire un film di fantasia, per mano del presunto autore (Ezio), assieme agli spettatori; nessuna scena o frase è messa a caso, come la domanda iniziale sul gabbiano a Milano, un giusto richiamo allo spettatore di quanta leggiadria si andrà a vedere, nel toccare i vari drammi della vita, anche molto gravi, ma dove c’è sempre una soluzione e Milano è la città perfetta per raccontare questo film, una città che raramente ha tempo di fermarsi.

Il primo dramma è quello di una giovanissima coppia di studenti sedicenni che vogliono sposarsi, in barba alle volontà delle reciproche famiglie; da qui si dipanano altre storie e gli altri profili dei vari personaggi, che via via andranno ad intrecciarsi.

Ho trovato bellissima l’idea di presentarsi alla platea, ognuno esponendo i propri difetti, e mentre il film prosegue, ognuno di loro riesce ad incastrarsi perfettamente, nella storia e tra di loro; inutile dire che la parte del papà (uno splendido Abatantuono) è favolosa, un perfetto bilanciamento di quanto la madre ed il pubblico avrebbe a dire sulla figlia che vuole sposarsi o su altre questioni.

Tutti gli interpreti hanno dato il massimo, dai più famosi Fabrizio Bentivoglio e Margherita Buy, ai per me più sconosciuti Marta e Filippo, anche la nonna cuoca poi ha un suo fascino tutto particolare, nonostante l’Alzheimer; ottima pure Caterina (Valeria Bilello), “la ragazza dai capelli rossi” che ci voleva.

Il personaggio che cuce le storie di tutti è un bravissimo Ezio (Fabio De Luigi), sa tenere bene il banco della regia dei personaggi che vorrebbe inserire nel suo film; ognuno di loro arriva ad un limite che sembra invalicabile e poi … ottima una sua frase “La vita non ha regia … al massimo possiamo essere protagonisti …” (il cast ed il trailer).

Tutto il film è accompagnato dalle stupende musiche di Simon & Garfunkel, non poteva esserci migliore musica, un velo di retrò per mascherare ciò che poi, in realtà, può essere la storia di tutti i giorni, così come ho trovato bellissima la carrellata su Milano di notte (e non perchè fossi io a Savona).

Il finale poi, per me, è stato un susseguirsi di sorprese ed apoteosi, la carrellata con la sola musica, sugli oggetti presenti nella stanza, danno un senso liberatorio e fanno scaturire un sorriso spontaneo, tutto interiore (voto 8).

Le locandine, i cast, i trailer sono stati tratti dal sito tematico www.mymovies.it,
mentre le recensioni sono solo personali punti di vista.

Bye Maurizio





L’uomo nell’ombra.

12 04 2010

11/04/2010 – L’uomo nell’ombra – (Roman Polansky)

Il titolo originale è “The Ghost Writer“, ne ho sentito parlare molto, prima di uscire nelle sale, per un’intervista di Pierce Brosnan (nella parte dell’ipotetico premier inglese Adam Lang), dove lui si diceva perplesso nell’accettare l’interpretazione di un premier che rassomigliava molto (troppo?) nella figura di Tony Blair.

Ma a parte questo pettegolezzo, utile giusto per inquadrare la trama nel periodo contemporaneo, ho trovato la storia un pò troppo tirata, a volte inverosimile, pur di arrivare a delle conclusioni volute, ed esprimere la contrarietà politica, risaputa da parte del regista, non solo verso gli Usa, ma anche verso il suo alleato più forte.

E’ un peccato, perchè questo toglie un pò di veridicità alla trama, lasciando in me un pò di fastidio, non politico, ma di difficile credibilità scenica, alcune situazioni sono inverosimili e difficilmente credibili; mentre ho trovato buona l’idea di descrivere questa figura nascosta, uno scrittore alle prime armi, soprattutto dietro ad un personaggio di questo calibro, in cerca di una “seria” autobiografia.

Il ragazzo protagonista, che funge da “Scrittore fantasma”, Ewan McGregor, per me sconosciuto, l’ho trovato perfettamente all’altezza del ruolo, anche suo malgrado, nelle imposizioni del regista; anche l’attrice Olivia Williams, nella parte della moglie di Lang, Ruth Lang, mi ha fatto un’ottima impressione, dove riusciva a dare la perfetta ansia di chi non riesce più a governare una situazione.

Sono rimasto piacevolmente colpito nella visione di James Belushi, nella piccola parte del produttore del libro John Maddox, anche se truccato e nelle poche apparizioni, la sua particolare mimica è sempre unica (il cast ed il trailer).

Gli altri interpreti sono stati ad un buon livello, diciamo almeno sufficienti, ma spesso guastati da una scenografia a volte non proprio impeccabile (voto 6).

Le locandine, i cast, i trailer sono stati tratti dal sito tematico www.mymovies.it,
mentre le recensioni sono solo personali punti di vista.

Bye   Maurizio





Lofoten – Marzo 2010.

9 04 2010

Nel Marzo 2010 abbiamo portato a termine “il Viaggio”, un lungo viaggio verso le Lofoten dove Massimiliano ha potuto godersi delle sciate su quei monti bianchi, a picco sul mare ghiacciato.

Ci sarà molto da scrivere, sono parecchie le foto da elaborare ed i ricordi da tradurre in parole, questo è un primo sunto, un piccolo assaggio di quanto abbiamo faticosamente portato a termine, non solo per le difficoltà fisiche, ma anche per quelle più interne e mentali, dovute alle mille riflessioni fatte prima, durante e dopo … Il Viaggio.

Queste solo le prime diapositive.

A presto!

Isidoro








Follow

Get every new post delivered to your Inbox.