Marina di Cecina (LI).

28 05 2010

6/05/2010 - Km. 43.467 – ore 10.30

Continuano gli esperimenti sulle uscite in solitaria, questa volta la scusa è di ritrovarci con degli amici camperisti a Cecina Mare, presso il villaggio Mareblu, che aveva convenzionato delle tariffe agevolate per gli utenti di CoL.

Purtroppo sono già diversi giorni che sta facendo brutto tempo, ormai siamo a settimane senza un filo di sole, ma non voglio farmi condizionare dal tempo e tanto meno dal fatto che gli altri si stanno intimorendo da quelle che sono diventate 4.000 gocce.

Oltre ai soliti preparativi con il camper, questa uscita vorrebbe anche essere un esperimento per quanto riguarda il computer portatile a bordo ed il collegamento con la chiavetta ad internet, quindi capire come potrebbe essere l’autonomia di servizio per tutto ciò che comporta la mia normale presenza in rete.

Devo ammettere che questa “novità” ha fatto stortare il naso a Marta, ma come si dice in questi casi, “la guerra è guerra”, lei ha da lavorare e qui il mondo deve continuare a girare. :-)

Come ormai sta capitando da più uscite, non ho nessuna fretta, tanto che ho deciso di percorrere solo strade pubbliche e non autostrada, non sono certo quei chilometri in più che mi daranno noia ed il paesaggio sarà sicuramente diverso e più piacevole.

E’ un giorno lavorativo e, tanto più sulle strade statali e provinciali, il traffico c’è e si sente, ma è bello notare che il navigatore mi sta facendo fare delle strade a me sconosciute, già a partire da vicino casa, meglio così, questa signorina continua a piacermi sempre di più e poche volte l’ho costretta a “ricalcolare” la rotta; c’è il sole e questa è già di per se una bella cosa.

Tutto benissimo fino a Piacenza, dove so che il ponte normale è in ristrutturazione, pertanto non mi faccio spaventare dai divieti che incontro, soprattutto quelli per i camion.

Però quando arrivo davanti ad una transenna, che m’impedisce di proseguire e leggo che anche il ponte in sostituzione, costruito su delle barche sul Po, è chiuso, la cosa m’infastidisce un attimo.

Chiedo lumi al custode e mi conferma che il fiume è troppo in piena e per sicurezza, il traffico è stato deviato sull’autostrada A1, costringendomi a ritornare sui miei passi ed entrare a Piacenza Nord.

Per la cronaca: giusto appena sono entrato in autostrada, ho sentito ancora un leggero odore di gomma bruciata, durante la statale l’avevo attribuito ai tanti camion a cui ero costretto a star dietro, ma ora, davanti non ho nessuno.

Mi fermo sotto un cavalcavia autostradale e controllo nel cofano, scopro che la pompa del servosterzo è leggermente umida, di recente sono stati sostituiti i tubicini del servosterzo e probabilmente ora trafila un pò di olio; ho provato a stringere il dado, ma non si è mosso di nulla, intanto prendo nota di quanto mi indica il serbatoio dell’olio, un paio di mm sotto il max e poi vedremo.

Passando poi sul fiume Po, è davvero pauroso vedere con che furia le acque marroni passano sotto, peccato che essendo da solo, non riesca a fare delle belle foto, però mi piacerebbe sapere se il ponte sulle barche ha retto e per quanto reggerà.

Esco a Piacenza Est e seguo le indicazioni verso Caorso, proseguo per questo ormai famoso paese, dove c’è una centrale nucleare in disuso, e proseguo con le indicazioni; percorro dei tratti verdi di pianura davvero incredibilmente solitari, oltrepasso dei cartelli di divieto per i camion con circospezione, ma ne vale davvero la pena.

La vasta pianura.

Mi era anche venuta la curiosità di andare a vedere da fuori questa centrale, ma la pigrizia ha preso il sopravvento ed ho proseguito; in pratica sto percorrendo la S.P. 62 del Passo della Cisa e qui mi vengono i mente nei lontanissimi ricordi.

Man mano che mi avvicino al passo, mentre la strada inizia ad inerpicarsi ed a stortarsi, con dei bei tornati panoramici, rivedo davanti a me la vecchia Bianchina Panoramica di mio padre, veramente ne ha avute due, una azzurra con il tetto bianco ed una grigio topo, sempre con il tetto bianco.

La salita verso ...

Di sicuro sarà stata la prima, ricordo quando passavamo da queste parti, non c’era ancora l’autostrada della Cisa e l’A7 era drammaticamente deleteria sia per mia madre che per mio {allora} fratellino, soffrivano il mal d’auto da morire e pertanto, se volevamo andare a trovare gli zii a Sestri Levante, dovevamo fare questa strada.

Ricordo che la si percorreva con calma, cercando di cantare per distrarre l’attenzione, ma spesso ci si doveva fermare ugualmente; ormai sono passati quasi 2.000 anni, ma adesso mi sembra di rivedere quel “tulin del luster” {traduzione dal milanese: “scatolina di tolla del lucido“, che una volta serviva per contenere appunto il lucido per pulire le scarpe} che arranca ancora davanti a me … che tenerezza!

... il passo della Cisa.

Per strada scorgo al volo un grande manifesto circolare, purtroppo non posso fermarmi, mi sembra di leggere che questa è stata la strada in cui Enzo Ferrari ha compiuto la sua prima corsa, ci vuole un bel coraggio a farla di corsa, a quel tempo e con quel mezzo, ma soprattutto con questa strada come doveva essere allora.

Continuo nella salita, per fortuna non ho davanti nessun camion, ne ho distanziati un paio dietro di me, c’è anche una strettoia che mi obbliga ad invadere l’altra corsia, ma anche qui, la sorte mi è vicina, non è bello doversi fermare in salita.

Le nubi sul monte.

Mentre sto salendo, il tempo continua a volgere sempre più al peggio, da qualche tornante è bello vedere il sole in pianura e le nuvole nere cariche di pioggia che sostano sulla montagna.

La radio fatica a prendere, così ho inserito il CD dei Cure, con la loro musica specialissima, quando arrivo alla cima del passo, sui 1.039 mt., in mezzo alle nubi, con il brano Trust in cabina, l’emozione arriva alle stelle.

Proprio in cima, giusto al passo della Cisa, l’atmosfera è stranissima, c’è la nebbia stile Transilvania, la vedi muoversi ad onde, tra gli alberi che costeggiano la strada deserta; ci sono solo io, devo azionare il tergi perché a tratti è così fitta da bagnarmi il vetro, anche senza piovere; in cabina fa freddo e devo accendere il riscaldamento.

Il Passo della Cisa.

Ben presto tutto ritorna alla normalità, la nebbia sparisce, le nubi restano, il sole non c’è più, in compenso ricompaiono anche le auto ed i camion, ma sono già sul versante ligure ed il mare ben presto arriva; alle 15,15 sono a Sarzana e sta piovendo in modo deciso.

Qui è proprio brutto, il mare è un pò arrabbiato, ma in fin dei conti non è il solo e non capisco perché dovrebbe, lui non ha fatto certo tutti questi chilometri per arrivare poi a vederlo in questo modo. :-)

L'arrivo al mare.

Ma non importa, a me piace moltissimo il mare agitato, a patto di avere i piedi a terra; percorro tutti questi paesi, o meglio, luoghi di villeggiatura marina, stranamente deserti, irriconoscibili da come poi si trasformeranno con solo un raggio di sole.

Arrivo a Cecina verso le ore 19,00, passo davanti al villaggio Mareblu, ma non ho nessuna intenzione di fermarmi lì a dormire: voglio passare la notte sul mare, visto che sono qui, lo voglio fare come si deve.

Il lungo mare.

Però cerco e trovo un benzinaio, ora non ne ho bisogno, ma così sono già pronto per il rientro; per questo, sempre seguendo le indicazioni del navigatore, mi vedo lanciato verso un ponte piuttosto bassino, la strada è la strada principale che porta in stazione.

La vedo oltre la luce del ponte, è anche un pò largo, ma ha il cartello di 3 mt, precisa la mia altezza minima; nel rallentare vedo che dietro di me c’è un bus di linea autostradale che mi fa i fari, lui è più alto di me ed ha capito la mia perplessità.

Gli stabilimenti balneari deserti.

Approfitto che dall’altro senso di marcia non viene nessuno e mi porto al centro del ponte, sempre avanzando piano e con molta cautela, scansando i tombini, incurante dei fari del bus e finalmente esco con le ovazioni e l’ola di tutta la cabina.

Sono nel paese, mi ricordo che non ho preso la frutta, l’ho dimenticata a casa, così dopo il pieno di gasolio, mi fermo per acquistare qualche altro genere di conforto, come i semi di zucca; ora sono pronto per l’eremo colle marino.

Il ponticello verso i monti ...

Ritorno ormai sicuro sui miei passi, verso il mare, cerco di uscire da Cecina Mare, arrivo verso il Campo Volo della GdF, in pratica una strada chiusa, dove si vede che d’estate dev’essere ricolma di auto parcheggiate in ogni dove.

I cartelli di divieto di sosta fanno davvero sorridere: ora sono in mezzo al vuoto e con il sole saranno in mezzo alle auto; arrivo ad un piccolo ponticello, grazioso e alto, quanto particolarmente stretto.

... e verso il mare.

Scendo e lo percorro a piedi per verificarne l’accesso e cosa c’è oltre, decido che si può passare, mi sento un esploratore nelle terre sconosciute, ma qui c’è solo deserto e tanto fango, ogni tanto compare un esile raggio di sole del tramonto, ma le nubi sono nere ed il vento non è bello, viene dal mare.

Niente da fare, c’è sempre tanta, ma tanta pineta che mi separa dal mare, non è quello che voglio, perciò rientro in paese, lo giro fino al lungo mare e ne seguo il senso unico, arrivando così alla mia dimora finale, al Km. 43.848 ore 19,30 (), perfettamente sul mare agitato.

Il ponticello.

C’è un bel parcheggio, incredibilmente vuoto e pieno di pozzanghere, custodito da un paio di aste che in estate sorreggono di sicuro una sbarra sui 2 mt., ma che ora non c’è; anche se sono un pò strette e mi costringono a passarle perfettamente perpendicolare, entro con la massima soddisfazione.

Sono in sosta regolare, dopo un cartello illecito di “Divieto per i Camper”, oltre quelle che saranno delle sbarre illegali, il mare è a due passi da me, attorno c’è solo un bar ed una pizzeria, con vicine delle auto in sosta, ma poi andranno via, lasciandomi praticamente da solo.

Fermo per la ricognizione.

Come mi assesto e accendo il frigorifero a gas, scendo per fare un piccolo filmato esplicativo su ciò che mi circonda; quando scendo però, faccio molta fatica a finire di fare anche solo un giro su me stesso, il vento e la pioggia sono forti, faccio giusto in tempo a vedere il mare che sbatte sulla spiaggia e sugli scogli e poi rientro.

Che bello chiudere quella porta dietro di me, vinco la perplessità di sentirmi sballottato dal forte vento, con la soddisfazione della sicurezza che mi da Zonker; ceno con la radio in sottofondo, mentre fuori c’è il diluvio.

In sosta libera.

Finalmente riesco a provare l’esperimento del collegamento con la chiavetta, non sono ancora riuscito a provarlo a casa e mi rendo conto che farlo qui, in queste condizioni, non è il massimo; infatti, non funziona, ma non importa, ho degli ottimi semi di zucca che mi fanno compagnia, mentre esploro alcuni dei giochi sul nuovo pc, non ho voglia di pensare oltre, il mondo è fuori che si sta scatenando, mentre io sto qui tranquillo a godermi lo spettacolo.

Quando vado a dormire, la situazione esterna è anche peggiorata, sembra di essere su una nave con il mare mosso, ma ho fiducia nel mio mezzo, in fondo è un Superbrig(antino).

7/05/2010

La notte è passata abbastanza tranquilla, la tempesta si è placata mentre dormivo, ora sono le 8,30 e sembra che ci sia un timido sole che vorrebbe farsi vedere; c’è un pò di movimento di auto e camioncini che vanno a fare colazione, ma nulla di rumoroso.

La sosta al mattino.

Dopo l’immancabile colazione scendo per un sopralluogo, mi dirigo subito verso quegli scogli, che nella notte hanno ben resistito al mare agitato, mentre ora è già più mite, solo qualche sporadica onda.

Il bar vicino al parcheggio.

Sono proprio contento di essere oggi qui, in questo posto quasi solitario; mi porto al mare, la spiaggia ha ancora i segni del temporale e della mareggiata, però è questo il suo fascino.

La spiaggia.

In spiaggia non c’è nessuno, solo qualche sporadica persona che si sta godendo questa pace ed il ritmico fragore delle onde, percorro la spiaggia fino al centro del paese marino; ovviamente anche le attività commerciali sono rallentate e non c’è nessuna fretta per scaricare le merci.

Sul piccolo promontorio c’è una curiosa statua di un marinaio sull’albero maestro della nave, che scruta imperterrito l’orizzonte; la giornata mi sa che sarà ancora portatrice di pioggia, ma non importa.

Il parcheggio dal mare.

In questa parte del paese, verso il mare, non c’è molto, l’attività principale è nel centro, dove ieri ho comprato la frutta, vicino alla stazione dei treni, pertanto nella stagione non estiva c’è pochissima gente che gira, ci sono solo quelli che cercano proprio il mare solitario e la sua energia rigeneratrice.

Ormai si sono fatte le 11,30 e decido di andare a visitare il villaggio Mare Blu, potrebbe anche esserci Tony con i suoi nipoti, un utente di CoL conosciuto durante il recupero di Walter il viaggiatore.

Il mare verso sud.

Il mare a nord.

La distanza è davvero irrisoria ed arrivo in pochi minuti; il villaggio non sembra proprio molto affollato, mi presento alla reception e mi registrano in un attimo.

Uno scoglio con le onde.

Apprendo che qui c’è una rete Wi-Fi, però hanno dei costi proibitivi: € 4 all’ora, € 10 4 ore e € 20 le 24 ore, davvero un salasso, spero che la chiavetta prenda, con i miei € 0,5 all’ora.

La piazzetta principale.

Mi danno una piazzola molto ampia, solo leggermente più piccola del villaggio Thaiti dell’anno scorso, molto in ombra ed abbastanza in piano; mi collego subito alla corrente, ieri sera ho scaricato la batteria del computer ed ora posso ricaricarlo, non che non potessi farlo con l’inverter, con il pannello ho corrente a volontà, anche con il nuvolo, ma ho scoperto che le prese servite dall’inverter non hanno il foro centrale della presa a terra, così non posso infilare la spina a tre del carica batteria.

Dal piccolo promontorio.

Provo subito anche la connessione internet … ma non funziona, è probabile che la mia configurazione non sia corretta, proverò a casa; intanto mi regalo un bel € 4 di collegamento, giusto per provare l’entusiasmo di internet sul camper.

Verso il paese.

Dopo pranzo ne approfitto per farmi un giro per il campeggio e di tutte le altre strutture del villaggio; ci sono moltissime piazzole vuote e quelle occupate spesso sono di caravan o camper rimessati in attesa della bella stagione.

Il marinaio in osservazione.

Ci sono molti camper stranieri, quasi tutti hanno la bici al seguito, in effetti il paese è un pò distante per farsela a piedi; c’è un timido sole che insiste a comparire, questo permette loro di esporre il barbecue per mangiate all’aperto.

Ho provato a chiedere alla reception, ma sembra che non abbiano idea chi possa essere Tony, ovvio che ho un cognome, ma probabilmente è stato registrato in modo diverso o magari non è qui.

La mia piazzola.

Mentre proseguo con l’esplorazione ricevo la conferma telefonica dei miei sospetti: gli amici che aspettavo hanno desistito; con il tempo che era previsto per questi giorni l’avevo già messo in conto, ma a me è piaciuto ugualmente essere qui, soprattutto in solitaria.

Dopo aver girato per le piazzole, m’incammino verso il mare, è un lungo corridoio tra i folti pini, sembra una strada senza fine; circa a metà trovo un’indicazione per la spiaggia dove portare i cani, ma anche per questa non si vede la fine.

Quando finalmente arrivo in spiaggia, la trovo un pò piccola, ma forse è perché non è ancora preparata per accogliere i turisti, però non è il tipo di spiaggia che mi aspettavo.

Rientro per la cena, non sembra ma il tempo corre che è un piacere, devo dire che sono proprio fortunato ad avere la possibilità di far scorrere i miei pensieri in questo posto, in questo particolare contesto nel bel mezzo della pineta, tra mare, camper e piacevole solitudine.

Sono passato per una visita alla piscina e, guarda caso, vicino c’è la rosticceria e la pizzeria; ho il frigorifero pieno di cose da mangiare, ma non riesco a resistere alla tentazione di un trancio di focaccia farcita, appena sfornata, accompagnata da una sana birretta.

Tra la compagnia della radio, il computer, la serata passa che è un piacere, mi metto d’accordo al telefono con Marta che domani mattina rientrerò a casa, così potrò partecipare alla festa di compleanno di una delle sue sorelle, Barbara.

8/05/2010

Mi sveglio con calma alle ore 8,30, questa notte ha piovuto ancora a tratti, così dopo la colazione mi preparo per la partenza; ho dato uno sguardo al serbatoio dell’olio del servosterzo, è quasi a metà e la pompa è tutta velata di olio, dovrei riuscire a rientrare.

La pompa del servosterzo che perde.

Pago l’uscita dal villaggio, € 11 un prezzo ragionevole per la stagione; il cielo si sta annuvolando ancora e decido di prendere l’autostrada, così da velocizzare un pò il viaggio.

Entro sulla A12 a Rosignano a Mare, mentre fuori sta scendendo l’ennesimo diluvio; è incredibile la quantità di pioggia che è scesa in questo mese, quasi sempre ogni volta fiumi d’acqua, chissà da dove viene.

La radio continua senza sosta a farmi compagnia, in fondo è bello guidare anche con questo tempo, o meglio, per me è bello guidare il camper, poi fuori faccia un pò come crede; quando passo ancora sul Po, fa davvero paura vedere tutta quell’acqua e cerco come posso di scattare una foto.

Il Po in piena.

La signorina del navigatore mi fa uscire a Piacenza Nord, sulla A1, per poi prendere la statale SS 9 che taglia dritta fino a casa, la seguo senza fare storie; ogni tanto la pioggia viene sostituita da qualche raggio di sole, che chissà come, riesce a perforare la coltre grigia di nubi, uno spettacolo incredibile.

Arrivo a casa alle ore 13,45, al Km. 44.197, giusto in tempo per scaricare e farmi accompagnare da Marta e poi si pranza.

Anche questa avventura la posso annovere come una bella esperienza, queste uscite in solitaria rafforzano lo spirito e di sicuro le mie uscite sono ancora da perfezionare un pò, ma … tanto ho tutto il tempo che voglio. :-)

Il percorso ()

o-o-o

Statistiche:

Percorso Km 730
Gasolio 111,07
Telepass 23,70
Pernotto 11,00
Biglietti visite 0,00
Biglietti mezzi 0,00
Sosta 0,00
Pranzo / Cena 9,00
Bibite / Gelati 0,00
Altro 4,00
Totale 158,77
Media Km/lt 7,10

7/09/2010

Questa mattina mi è arrivato un bel verbale dalla Polizia Locale di Pontremoli: il giorno 6/05/2010, alle ore 12.00, sulla SS 62 della Cisa Santa Giusta Km 35+100 andavo a 67 km/h dove erano consentiti i 50.

In totale sono € 168 e 5 punti sulla patente, sempre che comunichi le generalità di chi stava guidando (io!), altrimenti sono minimo € 380 di multa, senza detrazione di punti.

Per fortuna non avevo fretta ed ho fatto la strada statale, senza fare l’autostrada!

Però dal 6/5/2010 al 31/8/2010 (data della spedizione della raccomandata) sono passati 117 gg, la prescrizione con il vecchio CdS è di 150 gg, ma quello nuovo varato il 15/8/2010 è di 90 gg; visto che il verbale è stato redatto il 24/8/2010, che cosa succede?

Compilo il C/C per € 168 … non c’è speranza si paga e basta, il nuovo CdS vale solo per le infrazioni dal 15/8/2010 in poi. :-(

Bye   Maurizio





Chiavetta internet per PC.

14 05 2010

14/05/2010

Ho acquistato la settimana scorsa  una chiavetta Usb per il collegamento ad internet con il Pc portatile, sistema operativo Windows 7.

La chiavetta FW 2010 P

La chiavetta è del tipo libero, non proprietario di nessun gestore telefonico, questo perché nel caso mi rechi all’estero e voglia utilizzare un collegamento locale, posso acquistare solo la sim straniera ed avere una certezza maggiore che la chiavetta recepisca questo nuovo contratto, avendo in se tutte le configurazioni possibili.

Il costo è stato di € 79,90, la chiavetta ha una velocità nominale di 7,2 Mbps (nera rispetto a quella in figura); sono più che certo che ad oggi la velocità di collegamento è pressoché virtuale, con qualsiasi contratto, poiché già riuscire a viaggiare attorno ai 3 Mbps sarebbe un grande risultato.

Voglio sperare che le tecnologie migliorino in futuro e, se l’evoluzione sarà come spero, non dovrò cambiare la chiavetta per un bel pò di tempo e quindi potrò ammortizzare il costo maggiore iniziale.

Ho effettuato poi un contratto “Wind Easy internet mobile a tempo”, al costo di € 0,50 all’ora, con un addebito di € 0,125 ogni 15 minuti anticipati, in pratica una schedina telefonica che permette anche la trasmissione dati, dal costo iniziale di € 10 che diventano da subito traffico disponibile.

Fino a qui nulla di nuovo o di particolare, i problemi iniziano quando ho cercato di utilizzare la sim nella chiavetta, apparentemente tutto semplice e di immediato utilizzo, la sim funzionava anche come telefono, quindi era attiva, e la chiavetta era stata perfettamente riconosciuta ed installata sul PC, anche se le caratteristiche riportate sul retro della confezione, non menzionavano Windows 7.

Dopo un girovagare tra il call  center del 155 ed una prima ritrosia a darmi informazioni su una key non proprietaria, mi sono recato dal punto vendita Wind e dopo circa un’ora abbiamo convenuto che era necessario un aggiornamento del firmware della chiavetta, così come viene riportato nel sito della wind; unica accortezza, eseguire l’aggiornamento solo ed esclusivamente da un sistema operativo XP (suggerito) o Vista, ma non dal Windows 7.

Ho provato a casa, con molta calma e pazienza, ad aggiornare il firmware della chiavetta, è un’operazione molto delicata: se s’interrompe in modo brusco, la chiavetta risulterà inutilizzabile.

Questa operazione però, dopo più di un’ora che era partita, non era terminata, così ho rintracciato un centro di assistenza di Milano a cui ho telefonato questa mattina:

Elettronica Service (Samsung)

Via Savona 127/B – Milano – Tel. 02/48958498.

Con grande stupore vengo informato da un solerte e molto disponibile tecnico che l’aggiornamento proposto è ormai obsoleto e che è molto meglio scaricare quello ufficiale e più aggiornato dal sito ufficiale della MyWave (agiornamento ufficiale).

Purtroppo però la chiavetta sembrava definitivamente rovinata, così mi sono dovuto recare dal suddetto centro per una sostituzione e a questo punto, anche per un aggiornamento, cosa che è stata possibile in pochissimo tempo, rendendomi così una nuova chiavetta, già aggiornata e tutto in garanzia.

Un ringraziamento a questo centro specializzato è dovuto, anche perché non c’è nessuna indicazione di come configurare la chiavetta.

Configurazioni:

Nelle impostazione del profilo:

  • come numero di telefono sarà sempre: *99#
  • bisogna aggiornare solo il parametro APN con quello dell’operatore telefonico della sim (per Wind è: internet.wind )
  • tutti gli altri parametri (CSD – DNS – PPP – TCP/IP)  sono vuoti, così come il Nome utente e la Password ed il Dominio.

Impostazione nel pannello principale:

Impostazioni/Rete: Automatica per entrambe le richieste.

Cambiando la sim, basterà inserire un profilo nuovo, con il nome del nuovo operatore e definire la nuova rete locale, questa configurazione dovrebbe già dare il nuovo APN, ma eventualmente si dovrà chiedere.

Bye   Maurizio





Padova, Pordenone e Curtatone(MN)

13 05 2010

28/04/2010 - Km. 42772 – ore 8,30

Il camper è già pronto da ieri, con quasi tutto a bordo, mi faccio accompagnare da Marta al rimessaggio, con al seguito la solita cassetta contenente le ultime cose, e così parto direttamente, senza passare da casa.

Questa è un’uscita di piacere, nel senso stretto del termine, dato che approfitterò per incontrare amici lontani, non molto in verità, ma abbastanza per imbastire un viaggio.

Sono sulla A4 in direzione Padova, ho avvisato il mio amico d’infanzia che sono in viaggio così ha tempo di finire quello che starà facendo; il traffico è da giorno lavorativo, c’è un bel sole e si viaggia bene.

Il parcheggio a Savezzano Dentro.

Alle ore 10.45, al Km. 42.982 (),  arrivo a Savezzano Dentro (PD), dove abita il mio amico, è un paesino tranquillo; mentre sono fermo e mi sto preparando per scendere, incontro anche un artigiano del luogo che sistema i camper: era convinto che stessi cercando lui, una curiosa coincidenza.

Ho finalmente il piacere di passare del tempo con questo mio carissimo amico, siamo cresciuti assieme e poi, si sa, la vita ed il lavoro ci hanno fatto un pò perdere il contatto.

Ovviamente pranzo con la sua bella famiglia, è bello vedere il suo ometto che sta crescendo, mi fa anche piacere che, avendo la mia età, stia veramente pensando alla sua salute ed alla pensione, così da godersi i suoi cari con più tranquillità.

La sosta libera a Padova.

Nel pomeriggio, dopo esserci salutati, mi sposto a Padova città, per la precisione in piazzale Mazzini (), c’è Silvano (Lunamao) che mi sta aspettando, assieme alla simpaticissima ed inseparabile cagnetta Luna; sono due anni che non ci si vede e ci siamo anche sentiti poco via mail.

Mi fa parcheggiare sulla piazza, infrattato sotto degli alberi, in pratica sono al limite del CdS, davanti ho dei cassonetti e c’è sufficiente spazio per la rimozione mattutina, non ostruisco il passaggio e domattina alle 8,30 c’è il divieto per carico e scarico, ma io partirò proprio a quell’ora.

Dopo i primi convenevoli andiamo a salutare la moglie Lia, sono rimasti un pò male che non c’era anche Marta con me, ma … questa è la dura vita del pensionato.

Proseguiamo nel pomeriggio ad una visita al centro di Padova ed incappiamo in una piazzetta dove dei ragazzi stanno festeggiando le faticose lauree raggiunte: è uno spettacolo, ogni festeggiato ha sotto di se un ampio telo plasticato, servirà per raccogliere tutto e pulire per bene alla fine, evitando salatissime multe.

Un arco antico ...

Ovviamente ognuno si appresta a leggere il proprio manifesto ed a sottostare alla propria “penitenza”, con la felice condivisione di parenti ed amici.

... dall'altro lato.

Proseguiamo poi per altri vicoli, passiamo anche in parti della città già visitate due anni fa, appunto con Marta, ma è sempre bello rivedere questi posti e per giunta oggi anche con il sole.

Un'antica chiesa.

Presto arriva l’ora di cena e come era facile prevedere, Silvano mi fa rimanere a tavola, Lia è stata bravissima, ha preparato un ottimo fegato alla veneta, con cipolle; non è certo il mio piatto preferito, ma devo dire che mi ha fatto davvero piacere poterlo gustare in loro compagnia.

Il tempo passa veloce, tra una chiacchiera e l’altra, mi fanno vedere le foto della loro casetta che stanno finendo di costruire sull’isoletta di Zante, in Grecia: se dovessi seguire il mio istinto, sarei già là o partirei subito per andarli a trovare.

Alle 23 Silvano mi riaccompagna al camper, ci diamo appuntamento per il caffè di domani mattina e poi si dorme; non c’è tanto rumore e ben presto cala il silenzio.

29/04/2010

La sveglia è stata alle ore 7,30, non ho fatto fatica ad alzarmi, ho dormito molto bene; ho assistito un pò di nascosto allo scarico dei cassonetti, ma tutto è proceduto senza problemi.

Chiamo Silvano ed intanto preparo il caffè e la mia colazione, è stato bello poter parlare anche con lui ieri sera, dentro di me c’è davvero la volontà di andarlo a trovare sull’isola di Zante, spero solo di riuscire a far uscire quella volontà e che non rimanga solo dentro i miei pensieri.

Come finiamo scendiamo a fare due passi, di fronte ci sono dei giardini comunali, peccato che sono lasciati in decadenza, c’è anche un grandissimo edificio cilindrico, è un acquedotto, forse il primo costruito in cemento armato negli anni ’30, così come varie fontane e panchine.

Alle ore 9,00 lo saluto e riparto, imposto il navigatore su Azzano Decimo (PN) e seguo con tranquillità le indicazioni, scoprendo così che il navigatore mi sta facendo fare la statale e non l’autostrada, meglio così, non ho nessuna fretta ed il panorama è molto vario e senza traffico.

Arrivo ad Azzano Decimo alle ore 12,15, però prima di fermarmi da Isidoro, faccio il pieno, alla partenza, visto che sarà il primo maggio, non vorrei trovare i distributori chiusi.

La sosta da Isidoro.

Fatico un pò a trovare la loro strada, ma poi arrivo alle ore 12,45, Km. 43.099 (), e parcheggio nel loro ampio cortile; questa è la prima volta che ci rivediamo dopo il loro rientro dal viaggio alle Lofoten.

Le foglie mangiate.

Dopo i primi saluti, Isidoro mi fa vedere una cosa incredibile: il suo faggio è stato completamente devastato da miliardi di vermetti verdi, si sono anche propagati sulle piante vicine, ma sembra che sia solo questa pianta con le foglie completamente mangiate, rimane solo la nervatura centrale.

La base del faggio infestato ...

E’ uno spettacolo surreale, vedere tutti questi vermetti verdi che, inesorabilmente, continuano a salire sul tronco, a migliaia, alcuni ricadono a terra cadendo in testa a chi è sotto, altri stanno cercando di aggredire altre fogli di altre specie, ma per fortuna a loro non piacciono.

... sul tronco ...

... e su altre piante.

Decidiamo subito di andare a chiedere aiuto a chi se ne intende, acquistando un prodotto specifico, ma ci rendiamo subito conto che forse servirebbe un lanciafiamme.

Poi Isidoro mi fa visitare la fabbrica di mobili dove ha lavorato per moltissimi anni; non avevo mai visto una fabbrica di questo tipo, sembrerebbe una banalità ed invece, ad ogni centimetro che il legno percorre sui rulli, c’è un preciso studio, per la produzione e soprattutto per la sicurezza di chi lavora, cosa che rende ancor più prestigio all’azienda stessa.

Ritorniamo a casa e ci apprestiamo a vedere come configurare meglio il suo pc, in attesa dell’arrivo del nuovo monitor; poi la cena, quattro chiacchiere in compagnia anche di Massimiliano ed Ivana e poi alle 23 si va a dormire.

30/04/2010

La notte è stata magnifica, senza nessun rumore, se non quelli della natura, per nulla fastidiosi; mi sveglio alle ore 7,30, giusto per farmi trovare pronto e dopo la colazione alle ore 8,30 ci portiamo prima a Pordenone per ordinare il nuovo monitor e poi partiamo per andare a visitare la città delle farfalle: Bordano (UD).

Ci spostiamo con l’auto di Isidoro e ci accompagna anche Ivana, così possiamo continuare a chiacchierare; ci portiamo prima ad Interneppo, una frazione di Bordano.

La frazione di Interneppo.

E’ un piccolo paesino con anche qui dei murales colorati dove la farfalla è un soggetto sempre presente, alla fine del paese c’è un laghetto artificiale, con un monumento che vuole ricordare il terremoto del 1976 e la costruzione di un sistema antisismico; questo monumento funge anche da meridiana.

Il laghetto artificiale.

La meridiana.

Proseguiamo con la passeggiata, ritornando sui nostri passi, ormai la “Casa delle farfalle” sta per chiudere per la pausa pranzo e così tiriamo l’ora anche noi.

Il ristorante.

Troviamo un delizioso ristorantino, tranquillo e vicinissimo alla nostra meta finale, mangiamo bene e così alle 14 possiamo continuare la visita alle farfalle.

Entriamo assieme ad un gran numero di bambini di una scolaresca, vocianti ed eccitati per la visita, le ragazze che fungono da guida sono tutte occupate con loro, così cerchiamo di seguire un pò i gruppi da lontano, ma è un’impresa ardua, le loro grida spaventano gli animali, così li lasciamo andare avanti, anche se ogni tanto, ritorna un altro gruppo di loro.

Gli ambienti ovviamente sono climatizzati, le farfalle non volano se non hanno almeno 20° e poi sono divise per il loro clima, a seconda che provengono da un continente o l’altro.

Il reparto dei coleotteri.

Quello che stupisce è che, assieme alle farfalle di ogni tipo, ci sono anche dei camaleonti, dei pipistrelli, delle iguane, tutti animali che si nutrono normalmente di farfalle; forse è per mantenere un equilibrio di nascite.

Giriamo con stupore ed interesse, mentre le farfalle svolazzano attorno a noi, alcune anche posandosi su di noi, perfino in testa, sui vestiti; bisogna anche stare attenti a non calpestarle.

Un murales di Bordano.

Ogni tanto ci sono dei piattini con dentro delle biglie e con acqua e zucchero, così loro si posano per mangiare e noi possiamo vederle con calma; giriamo in continuazione, tra un ambiente e l’altro.

Quando usciamo visitiamo un pò anche gli affreschi di Bordano, sono meno vividi e colorati, ma solo perché sono più datati, rispetto a quelli di Interneppo, però anche qui ce ne sono di carini.

La dedica ad Augusto Daolio.

Scopro anche che la scuola di Bordano è stata dedicata ad Augusto Daolio, il grande cantante dei Nomadi, scomparso nel 1992; attorno a noi ci sono sempre delle belle montagne che offrono un’atmosfera unica.

Le montagne che ci circondano.

Riprendiamo la strada per casa, però Isidoro prima mi dirige verso Fagagna (UD), qualche decina di chilometri ed arriviamo; ovviamente io non potevo sapere nulla, quella è un’oasi naturalistica che ospita le cicogne in transito.

L'oasi naturalistica.

Il centro naturalistico di per se è chiuso, è aperto solo la domenica od i giorni festivi perché a prendersi cura del sito sono solo dei volontari, ma attorno ci sono i pali con in cima i nidi e non è cosa di tutti i giorni poter ammirare le cicogne che abitano questi nidi.

Un nido ...

... abitato ...

... durante la cova.

Il rientro verso casa è tranquillo, anzi, prendiamo anche il tempo per invitare Ilaria con il suo compagno Matias per una pizza in serata tutti assieme; finalmente un’ottima occasione per conoscerla, dopo esserci scambiati molti commenti in internet.

IL CS dell'area di sosta di Spilimbergo.

Sulla strada ci fermiamo presso l’area di sosta di Spilimbergo, Isidoro voleva farmi vedere la sua ampiezza e la comodità, ma quando arriviamo scopriamo con piacevole sorpresa che c’è un raduno delle “Arance di Natale“, un gruppo camperistico che pratica interventi di solidarietà nei propri viaggi.

Il camper americano.

Sono presenti parecchi camper e con Isidoro scendiamo per passarli in rassegna, giusto per vedere se si scopre qualche nick di CoL; proprio in fondo a tutti, scopriamo anche un camper in stile americano, anche se è targato italiano

La polenta che si scalda ...

Arriviamo a casa che è ancora un pò presto ed allora Ivana propone un momento di relax, con giusto qualche “stuzzichino” per ingannare il tempo: non faccio in tempo ad essere ovviamente d’accordo, che in un attimo compare il salame, la polenta sulla piastra ed il montasio stagionato, un ottimo sistema di rilassarsi.

... il salame ed il formaggio al taglio ...

Ci vuole poco per arrivare all’ora di cena, dopo le stupende foto del loro viaggio alle Lofoten e le degustazioni, verso le ore 21, ci spostiamo in auto a Santo Stino di Livenza per goderci anche della compagnia di Ilaria e Matias, una bella serata; per combinazione è lo stesso locale dove siamo stati con lo zio di Marta in automobile.

... la tavola imbandita per il relax pomeridiano.

Verso le ore 22,30 ritorniamo a casa, siamo sempre con l’auto di Isidoro, due convenevoli e poi alle 23,30 si va a dormire.

1/05/2010

Oggi è la festa dei lavoratori, ormai una mia ex-festa, mi sveglio alle ore 8,00 con questo pensiero che mi fa sorridere, mentre faccio colazione vedo che i miei ospiti sono già al lavoro tra orto, bosco e galline.

Il barometro di Isidoro.

Finalmente prima di partire osservo con attenzione il barometro che Isidoro si è costruito, con materiale proprio, molto ingegno e manualità, davvero bello e funzionale.

Ci salutiamo sempre con un pò di dispiacere, è come se ci conoscessimo da una vita, in realtà sono solo 2 anni e ci vediamo così raramente, ma è sempre un pò difficile lasciarsi, per fortuna il raduno del Villaggio Crespi è vicino e potremmo rivederci.

Parto alle ore 9,40 con destinazione Città di Curtatone (MN), so che c’è un raduno del gruppo Le Vecchie Glorie e volevo incontrare degli amici camperisti sentiti sempre via mail, ogni tanto non guasta dare un volto ad una firma.

Il viaggio è tranquillo, senza autostrada fino a Vicenza Ovest, dove entro in A4 fino a Verona Est; per strada leggo che si consiglia l’uscita proprio a Verona Est, purtroppo però riesco a farmi 5 km di coda per non so quale motivo.

L'ingresso in Mantova.

Esco dalla A4 e felicemente mi godo la visuale della campagna mantovana, ormai è l’ora di pranzo e non c’è in giro nessuno, così passo da paesini completamente deserti, quasi spettrali.

La prima sosta nell'area.

Arrivo alle ore 13,45, km. 43.314 (), alla reception mi fanno accomodare perché anche loro stanno pranzando, poi mi registrerò, il costo sarà di € 10 a notte, ma starò una sola notte; mi fermo e pranzo anch’io, intanto per telefono sento che sta arrivando anche Aura, che finalmente avrò il piacere di conoscere.

Il piazzale del santuario.

Quando arriva lei e suo marito, camperisti da decenni, ho appena finito di pranzare e con molto piacere li ospito sul camper per un caffè; è la prima volta che riesco ad offrire un caffè vero, fatto con la moka e non liofilizzato. :-)

L'interno della chiesa.

La parte sinistra.

La parte destra.

Andiamo in giro a conoscere qualcuno del gruppo, come ad esempio la simpatica Elena, parliamo un pò con loro delle problematiche che le nuove imposizione “Euro 0″ stanno arrecando al mondo del camper, soprattutto per i veicoli più datati.

Un particolare ...

... altre statue.

Poi nel pomeriggio, dopo esserci salutati, mi concedo un giro turistico per la cittadina, famosa nella storia, ma per me sconosciuta; arrivo a piedi nel piazzale del santuario, la chiesa è dedicata a Maria della Tenerezza.

Ancora alcune statue.

Il chiostro esterno.

L'ingresso della chiesa.

Entro e c’è una messa in corso, la chiesa è colma di persone, perciò mi metto in un angolo e guardo stupito: sulle pareti alte della navata ci sono due file di statue lignee rappresentanti più che santi o devoti, degli eventi, così attendo la fine della funzione per scattare delle foto e fare qualche filmato {purtroppo a casa mi sono accorto che non ho visto il coccodrillo impagliato che pende dal soffitto}.

La targa del museo.

Il primo impatto.

Uscendo dal santuario scopro un museo particolare, quello dei madonnari; sapevo che ogni anno sulla piazza del sagrato, si effettua una manifestazione mondiale di opere di madonnari, ma non credevo ci fosse anche un museo a loro dedicato.

L'altra parte della sala espositiva.

Un esempio di Anamorfismo.

L’ingresso è gratuito, ma non c’è apparentemente nessuno, mi trovo davanti varie opere di madonnari, quasi tutte a sfondo religioso, anche se in misure diverse.

Una foto di un americano.

Più avanti, dietro a degli scaffali, scopro un anziano signore a cui porgo delle domande, giusto per capire meglio il senso di quel museo; gentilmente mi spiega che in pratica hanno chiesto a molti artisti di rifare le loro opere con i gessetti, senza fissarli con lacche o colle, proprio per mantenere la realtà del disegno.

L'antico madonnaro.

Su di un quadro infatti è stato passato un fissante, che con il tempo, ha reso lucido il disegno, cosa irreale per un gessetto; ci sono anche opere eseguite sull’argilla, come si faceva un tempo, infatti ora è sono tutte screpolate, ma il disegno continua a vedersi benissimo.

L'area di sosta.

C’è un esempio di Anamorfismo, dove è necessario un cilindro per far rispecchiare il disegno completo e con un senso logico, così come c’è anche la foto di un madonnaro di 90 anni fa, una rarità che il custode mi ha consentito di fotografare.

L'Ex furgone postale ...

... Om Tigrotto del 1966.

Rientro all’area di sosta, ormai è quasi l’ora di cena, non sembra ma il tempo scorre che è un piacere; passo ancora in rassegna dei camper storici e non posso che fermarmi davanti all’imponenza orgogliosa di un bellissimo OM  Tigrotto camperizzato del 1966, un ex furgone postale, interamente ristrutturato e perfettamente tenuto.

... il letto ...

L’avevo visto anche prima, ma adesso ci sono i proprietari seduti fuori al fresco, non posso fare altro che complimentarmi con il Sig. Gino, che mi spiega che questo mezzo è stato anche esposto l’anno scorso alla Fiera di Rimini, cosa che ricordo benissimo di averlo anche fotografato.

... la dinette ...

A questo punto mi offre la possibilità di visitarlo all’interno, non me lo faccio ripetere due volte, anche se devo dire che avevo una forte curiosità da un lato, ma anche una grande reverenza per poter entrare in una così grande rarità.

... la cabina guida con il motore interno ...

Mi spiega che tutto è stato fatto artigianalmente, ha un peso di ben 52 Q.li e che quindi lui è costretto ad avere la patente C, ma che alla sua età (75 anni portati alla grande!) gliela rinnovano di 6 mesi in 6 mesi; comprendo subito il suo pensiero, triste quanto inevitabile., per fortuna comprendo che ha con se tutto l’apporto della sua bella famiglia, figli, nuore, moglie e questa è una bella cosa.

... il lavello del bagno con le piastrelle.

Il bagno poi è davvero grazioso, con le piastrelle in monocottura; uno sguardo alla cabina guida, il motore interno è così romantico e nostalgico, davvero una chicca storica.

Un Fiat 238.

Un pulmino Volkswagen Westfalia.

A fianco di questo splendido esemplare, ce ne sono altri, ognuno con la sua bella storia che orgogliosamente compare nei loro tratti.

Il pargheggio finale per la notte.

Non mi rimane a questo punto che rientrare nel mio “nuovo” Zonker, i suoi 7 anni non sono nulla confronto i decenni che questi mezzi portano con tanta naturalezza; ovvio che dietro tutto questo loro tempo c’è tanto lavoro e tanta passione, ma ora c’è anche tanta soddisfazione nel poterli ancora godere, al pieno delle loro capacità.

Dopo la registrazione, mi sono sistemato in un posto regolare, un bel 50, come la decade dei miei anni o della data di nascita; mi lascio cullare i pensieri in compagnia della radio, mentre leggo e mi diletto con un pò di enigmistica nel dopo cena, poi vado a dormire.

2/05/2010

Non ho nessuna fretta, ma la sveglia naturale è sempre alle 8,30, sta piovendo, volevo andare a vedere la chiatta che porta a Mantova sul fiome, ma con questo tempo mi è passata la voglia.

Alle ore 9,40 parto per il ritorno a casa, nulla da dire se non la continua pioggia che mi accompagna fino a casa, questo probabilmente mi permette di fare il viaggio in tutta tranquillità.

Arrivo alle ore 11,30, giusto per il pranzo, Km. 43.437, mi faccio accompagnare da Marta per riporre il camper al rimessagio; così si chiude un’altra bella esperienza.

Il percorso ()

o-o-o

Statistiche:

Percorso Km 654
Gasolio 114,00
Telepass 16,20
Pernotto 10,00
Biglietti visite 7,00
Biglietti mezzi 0,00
Sosta 0,00
Pranzo / Cena 12,50
Bibite / Gelati 0,00
Altro 0,00
Totale 159,70
Media Km/lt 7,01

Bye   Maurizio








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