17/07/2010 - Il segreto dei suoi occhi – (Juan José Campanella)
Questo è un film ambientato in Argentina, in un periodo che va dagli anni ’70 agli anno ’90, pur non sapendo nulla di questo film, ne del regista, ho trovato la trama molto avvincente, anche se, devo ammetterlo, a tratti è stato anche troppo lento.
Inizialmente parrebbe una trama scontata: “il neo pensionato sostituto procuratore che vuole scrivere un libro sul caso insoluto di omicidio e violenza“; però lo svolgimento non è stato per fortuna altrettanto banale.
Si scopre pian piano, leggendo tra i ricordi del protagonista Benjamin, la passione sentimentale verso la sua capa Irene che l’ha accompagnato per tutta la sua carriera.
Una passione che viene alimentata anche dal sentimento che di sicuro doveva avere la coppia di sposini, la cui moglie è stata violentata ed uccisa; Benjamin ne fa una questione personale, fino alla fine del film e che l’archiviazione del caso gli fa prendere la decisione di scrivere.
E’ nel pieno svolgimento che si scopre l’importanza vitale degli sguardi, tra tutti i partecipanti, ma che è possibile osservare solo da chi è veramente preso dalla passione stessa di vivere.
Gli attori sono stati tutti bravi interpreti delle loro parti, anche l’amico di Benjamin, Pablo, sempre ubriaco e distante dal mondo reale, alla fine si conferma un vero amico, degno di questo nome (il cast ed il trailer).
Per concludere definirei questo un bel film, si è aggiudicato l’oscar 2010 per titolo straniero, pregno di tanto sentimento nascosto, da vedere con attenzione, cercando di resistere alle parti lente (voto 7).
Le locandine, i cast, i trailer sono stati tratti dal sito tematico www.mymovies.it, mentre le recensioni sono solo personali punti di vista.
E’ tanto tempo che non riesco ad andare al cinema, ma sono contento che ho potuto vedere questo film, apparentemente comico.
Si parla di una fantomatica orchestra di persone scapestrate che si spaccia per professionisti e s’inventa, tramite un direttore d’orchestra “improvvisato”, una presentazione in un teatro prestigioso di Parigi.
Però questa è solo una trama molto blanda e non proprio veritiera.
Il regista ha sapientemente raccontato una storia, forse apparentemente inverosimile, ma nelle pieghe del racconto possiamo trovare la veridicità del regime sovietico, al tempo di Brežnev, del terribile KGB e dei soprusi che il popolo ha dovuto subire, come l’esilio dei cittadini ebrei.
Dietro ad ogni comicità apparente, c’è una cruda verità nascosta e sta proprio allo spettatore scoprire di cosa si tratta; come ciò che sta dietro all’autista dell’ambulanza scassata, con la sirena tremolante, o dietro allo stesso Andreï Filipov, l’uomo delle pulizie del Bolshoi, alle prese con un assurdo direttore di teatro.
A me ha dato un pò fastidio la traduzione del dialogo, nel classico ed incerto parlare italiano con cadenza russa; però a ben pensarci, fa proprio parte del disegno iniziale del regista: presentare una facile comicità che nasconde il mondo grottesco della realtà russa, proprio oggi che si sta riscattando dal triste passato.
Ho trovato il protagonista, il direttore cacciato, una valida interpretazione, con molta carica espressiva e sentimentale che traspariva oltre lo schermo; così come la violinista solista, una bravissima e bellissima ragazza, una parte finale, ma non certo marginale e di poca importanza (il cast ed il thrailer).
Anche gli altri personaggi sono molto caratteristici e delle volte anche troppo dentro il “luogo comune”, ma nell’insieme ho trovato tutta bravi nelle interpretazioni.
Un film che mi ha fatto riflettere anche nei giorni successivi, non soltanto un’apoteosi della passione, musicale in questo caso, ma con l’idea che se si segue con convinzione la propria passione, di sicuro qualcosa di buono accadrà (voto 7).
Le locandine, i cast, i trailer sono stati tratti dal sito tematico www.mymovies.it, mentre le recensioni sono solo personali punti di vista.
Ho fatto bingo!!! E’ il terzo we consecutivo che riesco ad uscire in camper senza Marta! Purtroppo degli impegni familiari la costringono a restare a casa, ma si sa, ci sarà pure a questo mondo, chi deve fare il lavoro duro, in giro con il camper!
Visto che ormai so che non riesco a partire prima, mi sono organizzato con delle pizze tagliate a pezzettini ed una coca cola, oltre alla solita acqua, così il viaggio sarà di sicuro più confortevole.
La sosta a Cantalupo Ligure.
Sempre all’insegna della tranquillità, prendo la tangenziale, così riesco a guidare e mangiare con più facilità e minor pericolo; è una caldissima giornata di sole, così come sembra siano le previsioni per il we.
La strada si stringe sempre più.
Tutto bene per tutta la strada e senza note degne da essere menzionate, esco dall’A7 a Vignole Borbera e mi fermo a Cantalupo Ligure, ho voglia di un buon caffè del bar; riparto poco dopo e finalmente lascio il suolo terreno, per approdare pian piano a quello paradisiaco.
Il ponte sul fiume.
Il ponte sul fiume Borbera è il confine del mondo di Dova Superiore, ciò che prima è considerata una strada particolare, dopo diventa un’autostrada, in confronto a quando s’incontrerà più avanti.
Da qui trovo le segnalazioni lasciate da Brig, un bel cartello con un camper stilizzato ed una bella freccia per indicare la strada giusta, nonostante che l’istinto del novello visitatore suggerisca di fare proprio il contrario.
Man mano che si sale la strada si stringe sempre più, è incredibile come il camper di mt. 7,20 di lunghezza e di mt. 2,30 di larghezza possa passare da queste parti.
Incrocio solo un’auto nel senso opposto, per fortuna per entrambi sono ancora in basso, perché più avanti sarebbe stato un bel dilemma per lei, io di sicuro non sarei tornato indietro.
La frana in riparazione.
Sempre più stretta.
Più avanti incrocio una frana, o meglio, le riparazioni di una frana che ci sarà stata questo inverno, anche qui si passa agevolmente, ma di sicuro senza incrociare nessuno.
Il tornante ...
... e la mia doppia manovra.
E’ bello riuscire finalmente ad osservare questa salita, gli altri anni l’ho fatta sempre la sera e con il buio, oltre a non vedere il panorama, non avevo molto da distrarmi alla guida.
Una segnalazione sul percorso.
Da lì a poco arriva il tanto sospirato tornante, l’ultimo e l’unico che ti costringe ad una manovra seria per passarlo, magari anche in due tempi; ormai qualcuno dei “vecchi” riesce anche a farlo in un’unica manovra, io sono ancora tra quelli che lo fanno in due.
Don Luciano sul trattore.
Questa è l’ultima prova di abilità e poi si ha l’accesso in Paradiso, per strada incrocio Don Luciano che sta girando il fieno sul suo bel trattore d’epoca, una volta era forse anche rosso.
Il parcheggio solitario.
Arrivo sul pratone oltre la chiesa e trovo Marco (Gnomo) con il suo camper già appostato, oltre a lui ci sono solo un paio di altri mezzi, già in posizione di riposo, verande aperte, tavolini e sedie montate.
La postazione ancora in piano.
Il bello di questi parcheggi è che ognuno si metterà al meglio, come in una tessera di un puzzle, proprio a formare quello che sarà il paesaggio camperistico di Dova, che ormai tutti conoscono.
Purtroppo però, come finisco di sistemarmi, scopro che un bimbo dei primi arrivati, Michel, ha fatto una brutta caduta in bici; nulla di grave per fortuna, oltre a qualche escoriazione, ha un taglio profondo sul mento, però è ovvio che i suoi genitori e noi siamo un pò preoccupati, lui stesso è molto agitato.
L'intervento di soccorso.
Marco ha prontamente chiamato il 118 per un aiuto e dopo pochi minuti, anche in cima di queste colline, arriva prontamente l’ambulanza che pulisce subito la ferita ed accompagna l’infortunato per i classici “2 punti ricordo”, accompagnato dalla mamma.
La pendenza di Dova.
D’un tratto, mentre stavamo confortandoci per la veloce soluzione della caduta in bici, arrivano delle nuvole pericolosamente scure, accompagnate da preoccupanti gorgoglii; riavvolgiamo subito le verande, ma nel giro di pochi minuti tutto si è sistemato ed è tornato alla normalità: questo è anche Dova!
La cappelletta ed i covoni al tramonto.
Il campo da calcio ancora vuoto.
Nel frattempo dell’assesto meteorologico, continuano ad arrivare alla spicciolata altri camper, alcuni nuovi partecipanti, altri invece, storiche presenze; nel frattempo sappiamo telefonicamente che Brig e Franco, con le rispettive famiglie, si fermeranno a Cantalupo per la notte, ma è importante che ci siano anche loro.
La stessa foto ...
... con il flash.
Cala il tramonto, e mentre inizio a cuocermi la cena, finalmente un pasto degno di tal nome; nell’attesa però non mi faccio perdere alcuni momenti magici di questo posto, quando la luce si unisce al panorama, per lasciarti impressa la mente, le stupende immagini indimenticabili, difficili da conservare in una semplice fotografia.
Il barbera Doc del V raduno.
Man mano che il sole scende dietro le colline circostanti, i colori continuano a cambiare ed a diventare sempre più morbidi, accarezzando qualsiasi cosa mi circondi.
La bandierina
Nel dopo cena continuano gli arrivi, ci scambiamo con Marco l’accoglienza di chi arriva stremato dalla strada impervia, dopo l’ultimo tornante poi, la bustina d’accoglienza è doverosa: oltre alle guide turistiche della Provincia di Alessandria, c’è una bellissima e buonissima bottiglia di Barbera Doc, imbottigliata ed etichettata per l’occasione, con l’aggiunta dell’invidiabile bandierina che ormai sventola in più parti d’Italia.
Una curiosa foto notturna con la luna piena.
Questa notte c’è una bellissima luna piena, illumina tutto quel che può, animo compreso; si chiacchiera per passare un pò di tempo, si raccolgono delle telefonate di disperazione di chi si è perso sui monti circostanti, e dire che le indicazioni che Marco ha fornito sono impossibili da sbagliare.
La luna piena riflessa ...
... su Zonker.
Purtroppo è successo che qualcuno ha proseguito sulla strada, fino ad arrivare alla cappelletta di San Clemente; su quella strada il problema è stato poi fare inversione, c’è chi ha rovinato il paraurti posteriore … peccato!
L'ultimo arrivo nella notte.
In questa occasione si sperimenta anche la messa in bolla notturna, già problematica di giorno e qui esasperata magari dal posto infelice, ma alla fine una soluzione si trova sempre, anche nei casi più disperati e con i doppi cunei.
Verse le 23,30, visto che non dovrebbero più esserci degli arrivi attesi, andiamo a dormire; sul mio camper la pendenza continua inesorabilmente a farsi sentire, il terreno bagnato dalle piogge della settimana scorsa, inizia a cedere sotto il peso dei miei 35 q.li, nonostante le stuoie gialle ed i cunei.
26/06/2010
Il primo pensiero di questa mattina alle 8,30 è stato vedere se Isidoro e famiglia sono già arrivati, quest’anno per problemi loro, sono dovuti venire al raduno in auto; questo imprevisto mi aveva fatto venire un pò di ansia, Dova non sarebbe più Dova senza loro.
Quando scendo li vedo già attorniati da altri del gruppo e mi fa piacere ritrovarli fra questi monti, in fin dei conti è proprio qui che ci siamo trovati tutti, ma proprio noi due, Isidoro ed io, impantanati sul campo di calcio, due anni fa.
Finalmente c’è anche il “Presidente onorario di Quelli di Dova“, detto Piero, il camperista solitario di Torino, questa volta però è venuto fin quassù con un Fiat Doblò, opportunamente attrezzato per dormirci, lui dice che tutte quelle curve gli mettono la tachicardia; non importa, lui come altri, noi lo aspettiamo sempre, con qualsiasi mezzo, è lui che conta, non le ruote.
Il nostro striscione.
Ormai gli arrivi si stanno completando, siamo circa una sessantina di camper, mai visti in questo numero, da me quassù ed è bello vedere come si riesca tutti benissimo a sopportare l’inevitabile disagio di un’inclinazione particolare o della totale assenza di corrente; per il CS è presente sia lo scarico che il carico d’acqua, sempre grazie all’operato di Marco Gnomo, negli anni passati.
Il recupero dei tavoli.
Pian piano arriva così l’ora del pranzo, approfittiamo spudoratamente dei tavoli per il pranzo di domani per formare una bella tavolata vicina ai nostri camper, ed accogliere così tutti allo stesso tavolo.
La pancetta al taglio.
Marco Brig sta girando tra le verande per fare assaggiare una squisitissima pancetta arrotolata, sul nostro tavolo iniziano a comparire anche le bottiglie di vino, compresa una dama di rosso da 5 lt.
La tavolata con Piero, Ivana ed Isidoro in primo piano.
Ormai ci siamo attrezzati benissimo per cuocere la pasta per tante persone, in pentole diverse, con tre pentole c’erano 1,5 kg di pasta con 3 sughi differenti, così da accontentare tutti i palati, oltre a buonissime pietanze portate da casa.
La famiglia di Gnomo con Ugo.
Subito dopo pranzo inizia la digestione e così calano anche le attività motorie, questa è una cosa normale ovunque, ma qui, fra questi monti, la si gusta ancora meglio.
La grandinata ...
Mentre stiamo chiacchierando scorgiamo il tempo che sta di nuovo cambiando, ma più in fretta di ieri pomeriggio, grandi nuvoloni scuri ed il vento freddo fanno presagire sviluppi non buoni.
... in dettaglio ...
... e dal camper.
In un attimo iniziamo ad udire dei chicchi di grandine che tempestano il tetto del camper, i chicchi saltellano ovunque, per terra, sui vetri dei camper, producendo un rumore sordo ed inquietante; dalle dimensioni posso stare tranquillo, visto così ho subito l’anno scorso, questi chicchi grandi come nocciole non mi preoccupano.
I camper dalla strada per S. Clemente.
Dopo 5-10 minuti di questo incredibile spettacolo, all’improvviso tutto smette e pian piano ritorna il sole; usciamo dai camper per visionare gli eventuali danni, io non ne ho, ma non mi sembra neanche altri.
La grandine rimasta.
La veranda è ovviamente rimasta aperta, non ho fatto in tempo a chiuderla, però anche questo non è un problema, con il sole si asciugherà tutto alla svelta.
Il germoglio ...
Visto che ormai il sole è ritornato bello forte e caldo, decidiamo di andare a fare una visita a S. Clemente, la chiesetta che sovrasta Dova Superiore, proprio sul confine delle due verdi valli.
... e la pianta strana.
Camminando sulla stradina scorgiamo anche delle ampie traccie di grandine, oltre che ad una stranissima pianta che non avevo mai visto; ce ne sono molte di queste, sia in germoglio, che già sviluppate.
I paese dei camper.
La chiesetta di S. Clemente.
Ogni volta che si viene fin quassù sembra sempre la prima volta, il panorama risulta sempre migliore di quanto lo si ricordi e poi da quassù si può vedere il pratone con i camper, come se fosse un paese a se stante, sempre esistito, immerso fra queste colline.
I due cuccioli.
Ritorniamo pian piano ai camper, qui il tempo non conta proprio nulla e la fretta non esiste; quando arriviamo andiamo a visitare due cuccioli di cane che la comunità del Don vorrebbe affidare a qualcuno, sono tenerissimi e prima erano tre, ora sono rimasti in due, ma non sembra che ci siano altri volontari.
La cassetta della posta.
In questa occasione scopro anche che, se mai ci fosse il bisogno, qui a Dova c’è anche la cassetta della posta, e non in paese, ma bensì qui, sulla parete della chiesa, proprio a due passi da noi.
La cena in veranda.
Il tramonto sui camper.
L’ora della cena ci trova ben preparati, ognuno con qualcosa da condividere, come sempre piatti gustosi preparati a casa e riscaldati sul momento; la luce del tramonto ritorna a colorare tutto di un bel rosa, donando una strana atmosfera di tranquillità e serenità.
Il tramonto sulla chiesetta di Dova.
La mia posizione in questo raduno, dietro quel camper.
Nel dopo cena la solita aria di convivialità si diffonde attorno a tutti i partecipanti, come in una grande piazza del villaggio, ci si incontra, si passeggia, cercando si assorbire il massimo da questo evento.
I piccoli ...
... girano liberi.
Non importa se qui s’incontrano persone viste solo un anno fa, sappiamo che le incontreremo ancora l’anno prossimo, e questa è una bella cosa; i bimbi qui possono girare indisturbati, sempre sotto il controllo dei loro genitori, ma più liberi.
Ancora il tramonto sui camper.
Le torte in gara.
I partecipanti alla premiazione.
Arriva nel dopo cena anche il momento della premiazione delle torte, parecchie signore si sono offerte di portare quella che per loro era la torta più indicata per l’occasione.
Don Luciano controlla i lavori.
Il tavolo della giuria.
La giuria sarà composta come sempre da rappresentanti del paese e dal vice prefetto di Alessandria, che da sempre ci accompagna nelle presentazioni, oltre ovviamente alla partecipazione speciale di Don Luciano, che non ci fa mai mancare degli aneddoti storici particolari su questo straordinario paesino.
L'attesa dell'assaggio dei dolci.
La premiazione.
Ben presto si arriva ad una premiazione, come sempre è difficile scegliere una vincitrice, sono davvero tutte molto buone e particolari, ma quest’anno ha vinto un dolce slovacco, che arriva da Gorizia, forse ad indicare proprio la vastità delle culture che compongono questo raduno.
Ritorniamo ai camper, la luna piena ci regala ancora una visione è suggestiva del pratone dove sono fermi i camper e si va a dormire dopo una buona scorpacciata di dolci.
Durante la serata incontro Giuseppe Roma, detto Pino, autore del libro: “Non ancora camperista”; una piacevole lettura rivolta sia a chi è già camperista, anche da tempo, ma soprattutto a chi vorrebbe diventarlo, magari proprio noleggiando un mezzo, e purtroppo a volte senza troppe spiegazioni.
Pino è venuto al raduno con i suoi figli, sta percorrendo un tour promozionale del libro e ci ha fatto un gran bel piacere vederlo tra le nostre fila.
27/6/2010
Il risveglio della domenica normalmente dona sempre una certa calma, ma qui le sensazioni positive si amplificano maggiormente, facendo ben respirare l’animo dei partecipanti.
Si va in gruppo alla Benedizione.
Ognuno cerca e trova i suoi spazi, per dedicarsi a ciò che vuole, senza disturbare nessuno; siamo tutti in attesa della funzione della ore 11,00 dove Don Luciano, dopo la messa, benedirà i camper e la Madonnina dei Camperisti, primo ed unico pensiero religioso rivolto specificatamente a questa categoria.
I partecipanti in chiesa.
L'organo.
Ovviamente non è obbligatorio andare a messa, io poi non sono certo un fervente frequentatore di chiese, ma in questa occasione la trovo irrinunciabile, sarà il carisma speciale di Don Luciano, sarà l’atmosfera particolare dell’evento, non m’interessa sapere del perché, vado molto volentieri ad assistere alla funzione.
Don Luciano e l'altare.
Questa chiesetta si è fatta bella proprio per noi, noi del raduno che veniamo qui una volta l’anno e che la riempiamo all’inverosimile; oltre a delle invernali ristrutturazioni pesanti nella struttura, ora è agghindata da fiori e luce e Don Luciano è il grande maestro della cerimonia.
La Madonnina dei Camperisti.
L'intestazione.
La dedica.
Finita la funzione, usciamo per la benedizione dei camper e per la posa della Madonnina dei Camperisti nella cappelletta edicola costruita per l’occasione da Marco Gnomo e la sua famiglia, un grande pensiero, unico e particolare, oltre che un’opera ben fatta e bella da vedere, anche con l’anima.
L'edicola con la Madonna dei Camperisti.
I due Marco, promotori dell'evento.
Continuano i festeggiamenti per questa occasione con dei canti, sempre Marco Gnomo ha anche preparato una riedizione di una canzoncina, volta ai camperisti, ed il Don l’ha resa cantabile, modificandone leggermente il testo; resterà famosa la frase di Gnomo: “Don io faccio case, non canzoni!“.
Iniziano così i preparativi per il pranzo, siamo circa un centinaio di partecipanti, non tutti per la verità, qualcuno ha voluto pranzare con gli amici ai camper, ma non importa, è bello vedere che ognuno è dove vuole essere.
Il pranzo domenicale.
I commensali ...
Come ogni anno il menù è pressoché fisso, ormai lo sappiamo tutti, quest’anno c’è stata la variante della pasta al pomodoro, al posto del minestrone, ma in entrambi i casi, sono tutti piatti genuini, come il bollito, tutti prodotti in loco dalla comunità Maggiociondolo.
... a tavola.
Il più mangione di tutti.
Il fatto di essere qui, in modo molto informale, ma spontaneo, fa trasparire al pranzo una diversa atmosfera gioiosa e spensierata, la fame c’è e si sente e gli antipasti iniziano a girare.
Don Luciano cuoco.
Le tavolate sono vive, si parla con tutti, ci si scambiano pareri ed amenità con piacere, a volte si finiscono dei discorsi iniziati l’anno precedente, come se fosse passato un giorno solo, si seguono le vicende dei figli, ci si racconta delle vacanze invernali.
Don Luciano interrompe il ciacolare dei presenti con un avviso di servizio: “Guardate che il carpione non c’è per tutti …”; la figura carismatica del Don è importante qui a Dova, sempre carica di forza e di bontà allo stesso tempo.
La pasta al sugo.
Il minestrone.
Vengono poi serviti gli spaghetti per chi li aveva ordinati ed il minestrone per tutti gli altri, sempre un servizio alla buona, ma di ottima qualità, anche il sugo al pomodoro è di loro produzione.
Don Luciano tra i commensali.
Viene poi servito il bollito e per ultimi i dolci di ieri sera, o meglio, ciò che ne era rimasto, per tutto il pasto è corso dell’ottimo barbera e della buonissima acqua di fonte.
La famiglia di Terni.
Dino il camperista dal 1982.
Come gli altri anni sono stati premiati tre camperisti, quest’anno però i due promotori mi hanno coinvolto per le premiazioni, un pò a sorpresa, ma va bene così, è lo stile di Dova:
chi arrivava da più lontano: in questa occasione Terni;
chi è da più tempo camperista: Dino da Gorizia, dal 1982;
il camperista più giovane: Filippo di 18 mesi, che però ora dorme ed il papà Valerio ha ritirato per lui la targa.
Valerio, il papà di Filippo.
Le partenze sono iniziate già prima del pranzo e sono continuate anche dopo, la solita aria nostalgica avvolge un pò tutti in questi momenti, dopo aver passato tre giorni in compagnia, c’è sempre un pò di dispiacere lasciarci.
Un ultimo sguardo al pratone.
Anch’io, con molta calma, inizio a fare le valigie verso le 16, salutando chi si attarda e partirà un pò più tardi, magari perché deve fare meno chilometri per il ritorno.
Il 3 assi di Ugo al tornantone.
Quando inizio la discesa sono le ore 17,00 e non posso che essere contento che oggi il traffico sia verso valle; mi fermo alla fermata del bus, tanto per rendermi conto della dimensione.
La fermata del bus.
Nessun problema poi fino in ingresso in A7, purtroppo però c’è stato un incidente, proprio appena dopo lo svincolo per la A22; decido così di prendere la A22, uscire a Castel San Giovanni e poi di tagliare per le campagne lodigiane, allungando di poco il tempo di percorrenza, ma evitandomi chilometri di coda sulla A7.
Arrivo a casa alle ore 20,20, al km 46.184, tempo di pulire e scaricare e l’avventura di Dova anche quest’anno si chiude in bellezza; altri bei ricordi, belle persone, gustosi avvenimenti da portare dentro di me e sono certo che tanti altri li condivideranno con me nel loro spirito.
Il contributo di Marco Brig, un bel riassunto di tutto l’evento:
Questo pomeriggio ho deciso di cimentarmi in un’attività manuale, sono sempre un pò restio in questo genere di lavoro, non per altro, la teoria potrebbe anche esserci, ma è l’abilità manuale che mi frega un pò.
Il tubi originali.
La collocazione è dentro la cellula per la cassetta wc posteriore, intercettando così il tubo dell’acqua che porta allo scarico nel wc e facendo stazionare la nuova tubazione e la doccetta, nei piccoli vani adiacenti.
Il vano porta cassetta.
La necessità è sorta sia quando si è in sosta libera, per sciacquarsi prima di salire, che quando rientro al rimessaggio e la colonnina dell’acqua non funzione, cosa che ahimè sta capitando troppo spesso, sian in inverno perché si gela, che in estate perché qualcuno gli va addosso, e così non posso sciacquare la cassetta.
La "T" inserita.
L’idea è stata copiata da altri camperisti (es.: Giorgio della Nemo Family) che l’hanno sviluppata perfettamente, però non volevo intervenire pesantemente sulla struttura esistente del camper, in modo che se tolgo tutto, la situazione ritorna ad essere come prima.
Il rubineto.
Ho acquistato:
una “T“,
1 rubinetto volante,
1 mt di canna telata,
la doccetta con il relativo tubo da 1 mt (purtroppo non c’era più lungo),
delle fascette metalliche,
nastro theflon per idraulica.
Il lavoro finito.
Per prima cosa ho staccato la fascetta preesistente che blocca il tubo che alimenta lo scarico nella tazza del wc.
Qui ho inserito un piccolo pezzo di tubo telato, in modo di avere la possibilità di inserire la mia “T” e riattaccargli il tubo precede del wc, tutte le giunzioni sono tenute ben ferme da opportune fascette metalliche, ben strette.
Il lavoro di Giorgio 1.
Alla “T” ho inserito il rimanente del tubo telato, poi il rubinetto, e per ultimo la doccetta, con la sua valvolina di controllo; il tubo telato è un pò più lungo del necessario, ma così dovrebbe sopperire al tubo più corto del dovuto della doccetta.
Il lavoro di Giorgio 2.
Se dovessi trovarmi male, basta solo svitare ciò che c’è da sistemare, senza nessun problema.
Alla fine ho controllato la funzionalità e la tenuta delle fascette e sembra funzionare tutto come si deve, l’unica è di cercare di fermare la doccetta in modo che non sbatta durante il viaggio, ma cercando sempre di non forare le pareti.
Il lavoro di Giorgio 3.
Costo totale del materiale: € 12 la doccetta, € 10 circa tutto il resto, compreso il nastro di theflon per sigillare le giunzioni a vite.
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