26/02/2011 – Femmine contro maschi (Fausto Brizzi)
Non ho visto il primo film Maschi contro femmine, ma temo di non essermi perso nulla, anche se, per correttezza, va riconosciuto che il sequel è quasi sempre peggio del primo film.
Mi aspettavo banalmente una rassegna di luoghi comuni, ed in effetti non ho avuto una smentita, le battute sono state quasi sempre da ridere, ma potevano anche essere meno ridicole.
Le situazioni sempre oltre il limite del plausibile, tanto che a volte erano impossibili anche per un film comico, e dopo un pò, diciamo verso la metà del film, si fa fatica a continuare a ridere, rischiando anche la noia.
I comici di Zelig sono comparsi tutti, uno dopo l’altro, con le loro classiche performances, ma nulla di più, non si poteva pretendere nulla di ciò che poteva essere trovato sotto il titolo “recitazione”, infatti non c’era uno straccio di dialogo spontaneo e tutti non reggevano un monologo fuori dal loro repertorio (il cast ed il trailer).
Non avevo idea di vederlo e continuo a rimanere di questa convinzione, quando arriverà in televisione, potrebbe essere un film da vedere in compagnia di amici, giusto per scherzarci sopra, senza il rischio per perdere il ritmo (voto 5).
Le locandine, i cast, i trailer sono stati tratti dal sito tematico www.mymovies.it,
mentre le recensioni sono solo personali punti di vista.
Questo è il terzo anno che prendo in considerazione questa meta e, viste le precedenti defezioni, imposte da inconvenienti tecnici al camper, ho fatto di tutto per non annunciare la mia presenza con troppo clamore.
L'arrivo alla postazione di accettazione.
Anzi, a Maurizio (Stramo), organizzatore per la terza volta del raduno, ho chiesto di collaborare a questo mio intento, assegnandomi un nominativo anonimo “Xxxxx”, cosa che ha contribuito a creare un certo mistero sull’identità di questo strano equipaggio.
Il parcheggio al mio arrivo.
Inizialmente avrebbe dovuto partecipare anche Marta, poi, come ormai spesso accade negli ultimi mesi, le sono capitati altri impegni migliori per questa data e così mi sono trovato a prepararmi il camper nella mattinata e partire in solitaria, nel dopo pranzo, per le ore 14.35.
L'accoglienza del Sig. Sindaco.
Oggi è una bella giornata di sole, così percorro tutta la strada statale, senza autostrada, l’asfalto è passato sotto di noi (Zonker e me) tranquillamente, senza nessuna nota di merito; sono dovuto arrivare a Torricella del Pizzo e telefonare a Stramo per accorgermi che non era proprio lì il primo appuntamento.
La sala a disposizione.
Poco importa, spostando la colpa del disguido sulla mia poca volontà di approfondimento per scaramanzia, ho percorso gli ultimi 30 km fino ad arrivare a Roccabianca (PR), sono le ore 17,30 e siamo al Km. 53.871 (), nell’apposito spiazzo previsto per il parcheggio notturno, dove finalmente trovo Stramo ad accogliere me e gli ultimi arrivi.
Un dettaglio di convivialità.
Dopo i primi convenevoli, accompagno uno degli organizzatori nella sala che questa sera ci ospiterà, per portare il vin brulè caldo ed i ceci che degusteremo più tardi; non è una sera particolarmente fredda ed umida, una piacevole novità di quest’anno, vista la zona molto nebbiosa ed umida, soprattutto in questo periodo e grazie al fiume Po che lambisce queste terre e che ci divide da Torricella.
Il pentolone di ceci ...
Verso le ore 21 ci dirigiamo a piedi verso la sala che normalmente il paese utilizza per far socializzare la popolazione, con feste, proiezioni e tombolate; pian piano prendiamo confidenza tra noi, alcuni ci si conosce da precedenti raduni, altri equipaggi si incontrano per la prima volta.
... il vin brulè caldo.
Entrambe le situazioni sono le occasioni che stimolano questi incontri, soprattutto questo che è il primo dell’anno e che ci permette di scambiare le novità degli ultimi mesi, magari anche raccontando le vacanze estive dell’anno precedente.
Ancora la sala utilizzata.
Devo confessare che mai mi sarei aspettato di poter degustare i ceci bolliti ed il vin brulè, non è un accostamento usuale per il mio territorio, che poi non è così tanto distante, però ho mangiato parecchi ceci, con un pizzico di sale, accompagnato da qualche buon bicchiere di vino caldo, tanto la notte la si passerà nel parcheggio e non si guida.
La degustazione serale.
Restiamo fino alle ore 23, chiacchierando e scambiandoci idee ed esperienze varie, poi ritorniamo camminando fino ai camper e così passiamo la notte nella completa tranquillità, tipica di queste campagne.
22/1/2011
Mi sveglio alle ore 7,30, ieri sera ho prenotato la brioche gratuita che puntualmente arriva alle ore 8, così faccio una buona calda colazione; la notte è passata senza nessun fastidio e con la stufa al minimo, di sicuro la temperatura non esigeva molto di più.
La borsa in omaggio ...
... e il contenuto alimentare.
Dopo la colazione riesco a trovare il tempo per dare uno sguardo alla borsa che gentilmente è stata data ad ogni equipaggio che ha aderito al raduno: è davvero una grande sorpresa constatare che ci sono molti prodotti locali da provare, oltre a degli omaggi cartacei, guide, sempre sulla zona che stiamo visitando.
Il piazzale al mio risveglio ...
... stracolmo di camper.
Visto che la quota per equipaggio è stata di € 5, direi che solo il valore della borsa è superiore, davvero un grande ringraziamento a tutte le ditte che hanno aderito alla preparazione di questo raduno.
Stramo imperterrito aspetta altri ospiti.
La mia postazione.
Nella notte si sono presentati altri equipaggi così, tra un saluto e l’altro tiriamo le ore 9,30, pronti per il primo giro al museo dedicato alla vita di Giovannino Guareschi (il museo: Il mondo piccolo); chi non ha mai sentito parlare di Don Camillo e Peppone? Ecco questo è il momento giusto per saperne di più, sulla leggenda e sul loro ideatore.
La statua di Guareschi.
Per strada incontriamo un gentilissimo signore che abbiamo giàconosciuto ieri sera, è un volontario dell’organizzazione e ci accompagna un pò più in là nel paese, per farci vedere il balcone dove veramente è stato esposto, dal padre ai paesani, il piccolo Giovannino quando era nato, una scena che poi è stata riportata anche nella storia inventata di Peppone.
Il bosco ricreato.
Prima di entrare al museo è impossibile non soffermarsi alla statua di Guareschi in bici, sembra che si sia fermato lì per noi: è ad altezza naturale e molti ne approfittano per farsi fotografare vicino a lui.
Delle vecchie carriole di legno.
Quando entriamo troviamo molte indicazioni scritte ed un filmato iniziale ci illustra l’ambiente geografico-naturale dove ci troviamo, raccontandoci della vita che è sorta tra le sponde naturali del fiume; è stato ricostruito perfino un piccolo bosco di betulle, per farci immergere meglio nel racconto.
Un vecchio proiettore cinematografico.
Ovviamente possiamo ammirare i vecchi attrezzi agricoli e di tutti i giorni, utilizzati nelle case e nelle cascine, sempre con lo sguardo a qualche filmato che ci racconta meglio quel che è accaduto.
Alcune vecchie fotografie.
Il museo "Il Mondo Piccolo".
Il "balcone" di Giovannino.
Ovviamente c’è una stanza che ci racconta molto dettagliatamente la vita di Giovannino e di quanto Roccabianca abbia influito al racconto dei due personaggi Don Camillo e Peppone; così come ci viene descritta meglio la vita di Giovanni Faraboli, uno dei più importanti sindacalisti che ha vissuto molti anni in questo paese, lasciandoci delle importanti conquiste, per tutti i lavoratori.
La via principale.
Il Club dedicato a Guareschi.
{Tratto dalla vita di Faraboli: “Forse proprio G. Faraboli e le sue lotte politiche hanno permesso a Guareschi di trovare ispirazione per le sue narrazioni e per far emergere quel lato della personalità di Faraboli che spesso è dimenticato o non condiviso: la tranquillità e la tolleranza pur nella decisione delle sue battaglie contro le ingiustizie sociali.”}
Il busto dedicato a Faraboli.
Un momento ...
Quando usciamo siamo carichi di ricordi del passato ed anche le vie cittadine che incontriamo sembra che abbiano un diverso significato; visitiamo anche il busto di Faraboli, posto a lato di una piazza ristrutturata come fosse una aia, proprio per lasciare il ricordo del tempo che è stato.
... del primo ...
... trasferimento (allo specchio) ...
Alle ore 11 ci spostiamo in carovana fino alla Frazione Coltaro, nel comune di Sissa (PR), dove arriviamo alle ore 11,30 e parcheggiamo in ordine nell’ampio piazzale per il pranzo; siamo al Km. 53.888 ().
... in carovana ...
... verso Coltaro (in paese).
La giornata è proprio soleggiata e serena, i bimbi giocano nel piazzale, mentre tutti ci prepariamo qualcosa da mangiare; il tempo di un caffè e poi siamo di nuovo in strada, a piedi, verso il Museo Cantoni, dove una guida ci sta aspettando.
L'arrivo al parcheggio a Coltaro ...
... per il pranzo.
In partenza per il museo Cantoni.
Io non sapevo assolutamente nulla, non solo del museo, ma anche dell’esistenza di una famiglia così dedita alla musica: ben 14 figli oltre il padre e la madre, tutti con degli strumenti a fiato e che hanno fondato il ballo liscio, portando l’orchestra nelle balere, tra la gente comune.
Le biciclette servite a Cantoni.
Alcuni vecchi grammofoni.
La dedica di Guareschi alla famiglia Cantoni.
{la dedica: “… Una di quelle smisurate famiglie patriarcali di contadini, nelle quali il vecchio pensava per tutto e per tutti.
Il vecchio era nato con la musica dentro il cervello: componeva valzer, mazurke, polche, marcette, poi le concentrava e le insegnava agli altri della famiglia.
Perché tutti, in quella casa, ragazzi, uomini e donne, suonavano qualche strumento a fiato …“}
Un tornio per costruire un clarinetto.
La foto di Cantoni e la moglie.
I ciclomotori serviti ai Cantoni.
Durante la visita al museo, si possono osservare parecchi reperti originali, tra cui gli spartiti, le bici prima ed i ciclomotori poi che sono serviti, al Cantoni e consorte, per andare tra una balera e l’altra.
Alcuni degli strumenti a fiato ...
...usati dalla famiglia Cantoni.
La famiglia Cantoni.
Ci sono dei manichini che sorreggono gli abiti originali usati dai due, purtroppo non rendono bene l’idea, sono comuni manichini che poco assomigliano alle fisionomie dei due personaggi.
Uno spartito originale.
Una fisarmonica dell'800.
La targa del Museo Cantoni.
Nel museo è anche presente una raccolta di antichi strumenti del passato, così come anche delle antiche uniformi e reperti militari, recuperati in zona e custoditi gelosamente assieme al resto.
L'edificio del Museo Cantoni.
Ancora in carovana verso Torricella.
La carovana al semaforo.
Oltre a tutto questo, è anche presente la piccola biblioteca comunale, un piccolo angolo di cultura molto apprezzato da tutti i cittadini, come una continuità di un pensiero che è nato in questa piccola frazione continua a mantenersi vivo.
Il parcheggio a Torricella.
L'arrivo a Torricella.
L'interno del parcheggio.
Arriviamo a Torricella del Pizzo alle ore 16, siamo al Km. 53.913 (), il piazzale è il solito degli altri anni, un pò defilato dal centro del paese, ma non così impossibile da raggiungere anche a piedi.
Il parcheggio da lontano.
Le bancarelle con le offerte gastronomiche.
Il museo di Storia Naturale.
Cosa che facciamo subito: un piccolo gruppo di temerari aggredisce l’asfalto di buon passo per recarsi nel centro del paese, a visitare le bancarelle allestite per la Festa dal Pipen.
Uno strumento di ascolto musicale.
Un organetto a tamburo.
Un goliardico organetto a nastro.
Altri organetti.
Troviamo i prodotti locali bene in mostra, così come anche delle specialità toscane offerte come un grande gemellaggio dei sapori; visitiamo anche il museo delle macchine della musica.
Un organetto trasportabile.
Un riproduttore vocale.
Un primo esemplare con diffusione in stereo.
In pratica una grande raccolta di organi e vari strumenti atti proprio alla diffusione della musica, in forma automatica o con grammofoni; questa è un’arte tutta italiana, da cui è partita l’idea della riproduzione musicale, fino a sbarcare oltre oceano e ritornare con marchi ormai diventati famosi.
Un particolare riproduttore a disco.
I primi riproduttori.
I primi dittafoni.
Sono presenti i primi strumenti inventati per registrare la voce, in pratica sono gli antenati dei registratori a cassette di oggi, solo che venivano utilizzati dei cilindri, anche di cera e che riuscivano a registrare per la prima volta la voce dell’uomo, cosa molto complicata per quei tempi.
Il particolare del nastro traforato.
Il salone per la cena.
Il nostro tavolo.
Ci sono molti esemplari con vari sistemi, vanno dal cilindro di bachelite inciso, al disco forato, oltre che le strisce forate che governano i soffi d’aria dei mantici; sono tutti macchinari perfettamente funzionanti e vengono attivati uno alla volta, da un volontario che assiste i visitatori, raccontando anche aneddoti particolari e curiosi.
L'intrattenimento.
Un organetto sul palco.
Ritorniamo al parcheggio dei camper, approfittando del pulmino scuola bus che sta iniziando a fare la spola, depositiamo gli acquisti e ritorniamo alla festa per la cena; il tendone è pienissimo, abbiamo i nostri tavoli già prenotati, indice di una perfetta organizzazione.
Il pulmino scuola bus.
Il menù è semplice, ma gustoso, sui tavoli scorre acqua e vino per allietare la serata, alla fine della cena, mentre si attende l’arrivo dei caffè, possiamo assistere ad uno spettacolino, con un intrattenitore che ci racconta in uno stretto dialetto, la sua storia di strada.
Ritorniamo ai camper verso le ore 23,30, è stata una bella festa dove hanno partecipato attivamente anche i bimbi, lo scuola bus ha effettuato benissimo il suo servizio, c’era compreso anche il divertimento di sederci sui piccoli sedili, appositamente creati per i bambini che appunto devono andare a scuola.
23/01/2011
Mi sveglio alle ore 9, con molta calma, ormai non ci sono più altri eventi; anche oggi c’è un bel sole; dopo la colazione ne approfitto per farmi un altro giro in paese, giusto per incontrare due personaggi storici di questa festa: girano con un’ape car per offrire, ciccioli, parmigiano, salumi e vin brulè a tutti i passanti che li salutano.
Un bracere mattutino.
L'ape car.
La distribuzione del vino ...
Ritorniamo per l’ultima volta ai camper per il pranzo, un pò di saluti generici a tutti ed una grande raccomandazione: ci vediamo tutti a Dova!
... parmigiano e salumi.
Una foto di gruppo.
Alle ore 15 riprendo la strada per casa, sempre seguendo la provinciale, sempre libera e senza note degne di menzione; arrivo alle ore 17,15, al Km. 54.024.
L'appuntamento per Dova.
Questa uscita mi lascia una grande gioia: aver potuto conoscere dei posti vicini a casa, ma con grande storia ed interesse, oltre a poter gustare la compagnia dei tanti amici, nuovi e consolidati, incontrati in questo we.
Un complimento particolare ed un grazie di cuore all’amico Maurizio (Stramo), per aver organizzato con così tanta cura, il 3° raduno che sta continuamente crescendo.
Mi è piaciuto molto vedere questo film, di chiara ambientazione storica, dove si racconta un angolo di storia pressoché sconosciuto ai molti, me compreso.
Questa è la storia di com’è sorto al trono Giorgio VI, padre di Elisabetta II, un re che ha saputo condurre il suo popolo in guerra, prima con la sua voce e poi con la sua presenza.
Il fatto che lui fosse il secondogenito e per giunta balbuziente, non è un particolare da poco, anzi, la balbuzie è proprio il difetto che l’ha reso più simile alla gente comune e quindi più comprensibile dallo spettatore.
Grande rilievo ed aiuto è stata la moglie Lady Elisabetta Lyon (l’attrice Helena Bonham Carter), che gli è stata sempre vicina, preoccupandosi anche personalmente di aiutarlo a risolvere il suo problema; così com’è stato geniale l’intervento del logopedista Lionel Logue, un australiano per giunta neanche medico.
Per me, tutte queste piccole particolarità messe assieme, hanno fatto il personaggio prima e poi il film, degno di grande interesse, soprattutto considerando l’importanza e la delicatezza del momento storico: l’entrata in guerra contro la Germania di Adolf Hitler.
Gli interpreti sono stati grandi e sempre all’altezza del loro ruolo, a partire dal protagonista Colin Firth (il futuro re Giorgio VI), Geoffrey Rush il logopedista, entrambi sempre al di sopra di tutti, così come Timothy Spall (Winston Churchill), sempre con la battuta pronta a salvaguardia della nazione (il cast ed il trailer).
Il ritmo non è stato sempre all’altezza, forse a tratti è stato un pò lento, ma nell’insieme si può considerare un film degno di nota ed interesse, oltre ad essere una storia vera, è stata raccontata con i toni giusti: divertente a tratti, più serio in altri momenti, ma sempre con l’attenzione verso la storia (voto 7).
Le locandine, i cast, i trailer sono stati tratti dal sito tematico www.mymovies.it,
mentre le recensioni sono solo personali punti di vista.
Questa meta è una delle prime sognate da quando posseggo IL camper e dopo varie trattative con Marta (lei aveva delle perplessità sulla distanza della meta da casa, sul freddo, ecc.) eccoci qui in partenza.
Sono le ore 14.30 e finalmente ci si incammina verso il nostro obbiettivo, è tutta la mattina che sto provvedendo alla preparazione del camper per la partenza; il problema è sempre lo stesso, nei periodi invernali: il gelo mi impedisce di preparare il camper per tempo, e quindi nella mattina stessa, ho dovuto caricare l’acqua, le scorte delle bottiglie, e tutto il resto, sempre con un pò di frenesia, per non perdere troppo tempo e per cercare di non dimenticare nulla.
Per fortuna il gas-propano nelle 2 bombole da 15 Kg. è a posto, così come la pressione di azoto nei copertoni è stata sistemata, e come tutto ciò che ho potuto preparare nei giorni scorsi ed indipendente dal gelo e dal lasciare del cibo sul camper.
Visto che ho ancora la vignetta svizzera valida, acquistata per il viaggio di Capodanno 2009 a Friburgo, ho deciso di passare dalla Svizzera e percorrere solo un breve tratto in Austria, senza utilizzare l’autostrada e quindi la vignetta austriaca obbligatoria; non tanto per i € 7,5, ma per non passare dal Brennero e relativa A22, sempre intasata in questi periodi di vacanze, soprattutto invernali.
Il traffico italiano è normale, neanche troppo caotico per essere un giorno feriale; proprio quando siamo al valico di Brogeda mi viene in mente che ci siamo dimenticati a casa il sacchetto con il latte e la caffettiera, ultime cose da prendere dopo il pranzo domestico … come al solito.
Nei vari bollettini viabilistici si sentiva parlare di code di alcuni chilometri al confine, ma qui non c’è proprio nessuno, sia i nostri finanzieri che i gendarmi svizzeri quasi si scocciano che abbiamo i documenti in mano e non ci fanno neanche fermare: passo in 2^!
Il traffico al S. Bernardino (1).
Mi sono fermato in un paio di autogrill svizzeri (rari come l’oro), ma nessuno ha il latte fresco, mi hanno anche guardato male per averlo chiesto, chissà perché.
Il traffico è scarsissimo e devo fare un pò di attenzione per non oltrepassare i limiti di velocità, cerco di stare sui 100 Km/h così da non sbagliarmi; il tempo è stato buono per tutto il viaggio, di sicuro freddo e pungente, ma asciutto e l’imbrunire ci coglie nel passo del San. Bernardino senza neve, sono le ore 17,00.
Il traffico al S. Bernardino (2).
Questo tratto non è considerato autostrada, tanto che il traffico è su corsie non separate e se ci sono camion questo è un pò fastidioso: le auto si buttano in sorpassi azzardati e per lunghi tratti.
Ben presto riprende il tratto autostradale e proseguiamo verso il lago di Costanza, teniamo d’occhio la frontiera austriaca per poter uscire prima dell’ultima uscita possibile, il che non è semplice: le indicazioni non sono sempre così frequenti e tempestive.
Il traffico al S. Bernardino (3).
Siamo sulla A14 svizzera ed usciamo in una cittadina nei pressi del confine austriaco, il cartello indica Buchs, prima di uscire avevo indicato al navigatore di fare solo strade non a pagamento e sono uscito prima della sua indicazione.
Non sappiamo bene dove ci fermeremo a dormire, ho impostato da subito l’AA di Berlino, in modo di avere sempre la strada dritta davanti e poi decideremo il da farsi lungo la strada.
Percorriamo le poche decine di chilometri in territorio austriaco sulla strada statale, sono circa le ore 19 e non vogliamo fermarci subito, così decidiamo di proseguire fino alla vicina Germania.
Il traffico al S. Bernardino (4).
Entrati di nuovo in autostrada, questa volta tedesca, proseguiamo nel buio, scorgiamo attorno, vicino alle uscite, degli alti pali illuminati con le insegne o del carburante o del Mc Donald’s; però quando decidiamo di fermarci in una di queste aree, non compaiono più e così usciamo a Gengen, una sperduta cittadina con le campagne imbiancate di neve.
Il paesino dista qualche chilometro dall’autostrada, però come arriviamo nell’immediata periferia ci troviamo davanti un bellissimo inceneritore, bello fumante e colorato: è incredibile, siamo arrivati qui per sfuggire dal nostro ed ora non vogliamo certo dormire sotto questo “cancrovalorizzatore tedesco”.
Così proseguiamo verso il paesino successivo, dall’altra parte dell’autostrada, giusto per mettere qualche altro centinaio di mq di aria di mezzo; arriviamo ad Herbrechtingen, siamo al Km 51.860 (), dopo aver girato un pò per le vie molto innevate di questo piccolo paesino, ci siamo fermati a fianco del campo di calcio ed ad una scuola ovviamente chiusa, defilati, ma vicino alle case.
Sono le ore 21,30 e ceniamo con una buonissima minestra calda e poi andiamo a dormire, ho provato a vedere se trovavo una rete internet aperta, ma ho desistito dopo averne provate alcune con chiave di accesso.
28/12/2010
Ci svegliamo alle ore 8,30 e c’è un pò di nebbia attorno, la notte è passata in completa tranquillità, nessun rumore nelle vicinanze e le poche auto che sono passate accanto erano ovattate dalla neve, che in questo punto è ancora ben visibile anche sulla strada.
La sosta notturna ad Herbrechtingen.
Il parcheggio doveva essere perpendicolare alla strada, ma data la nostra lunghezza, la neve attorno e l’assoluta assenza di auto attorno ci hanno portato a sostare occupando qualche stallo in parallelo alla strada.
Il fiume di Herbrechtingen.
Dopo la colazione facciamo un breve giro per il paesino, un pò per vedere com’è ed un pò per cercare un posto dove acquistare del latte; abbiamo trovato un grande supermercato dove vendevano solo vino, di tutti i tipi ed in ogni contenitore, ma di latte … nulla.
Il centro della cittadina.
Così riprendiamo la strada verso Nord, sempre con la AA di Berlino come meta; mentre viaggiamo Marta legge un pò le guide che abbiamo, avrei voluto fermarmi a Norimberga, ma lei ha scoperto che Bamberg è una piccola cittadina sulla strada per Berlino, tutelata dall’Unesco, con monumenti particolari e di particolare interesse, ottimo per il nostro poco tempo di visita e quindi decidiamo di dirigerci verso questa nuova meta intermedia.
L'autostrada libera.
L’autostrada è quasi deserta, attorno a noi c’è sempre molta più neve, sappiamo che la settimana scorsa in questa zona ha nevicato alla grande, ma la strada è molto libera ed asciutta.
Le pale eoliche.
Un Mc Donald's attorno all'autostrada.
Ogni tanto incontriamo dei gruppi di pale eoliche, sembrano assonnate od infreddolite dal clima gelido, alcune sono ferme altre girano molto più lentamente del solito, oltre che i soliti Mc Donald’s.
Il primo parcheggio a Bamberg.
Arriviamo a Bamberg alle ore 13.35, siamo al Km 52.092 (), troviamo le strade della cittadina incredibilmente piene di neve, praticamente sono tutte ad un’unica corsia di marcia, comprendente i due sensi, a volte ci troviamo di fronte anche dei mezzi pesanti o bus e qui dobbiamo dividerci il pochissimo spazio sui margini, cercando di non rimanere incastrati nella neve o peggio nelle macchine in sosta sommerse dai cumuli.
Le strade di Bamberg.
Inizialmente abbiamo cercato un parcheggio che era indicato sul navigatore, ma le condizioni delle strade rendevano impossibile addentrarsi in un traffico più caotico del centro cittadino, così abbiamo trovato posto in una strada molto periferica, approfittando di un’auto che si era allontanata, lasciando lo stallo libero anche dalla neve.
Il giardino attorno a noi.
Pranziamo e ci incamminiamo per visitare questa bella cittadina, passiamo attraverso quello che dovrebbe essere un giardino, ora completamente molto innevato, passiamo a fianco di un fiume con delle anatre che ci corrono incontro, sperando inutilmente in qualcosa da mangiare.
Il fiume ...
Arriviamo al centro abitato, passiamo a fianco a quella che viene indicata come un’antica birreria, ma noi vorremmo visitare la cattedrale e cerchiamo l’orientamento con la piccolissima cartina che è presente nella guida.
... e le anatre.
Il centro abitato.
E’ incredibile come già alle ore 16 inizia a fare buio, ancora non abbiamo visitato nulla e dobbiamo già preoccuparci della luce solare, in questi anni abbiamo notato che l’illuminazione notturna delle strade delle cittadine del Nord lascia sempre molto a desiderare; visitiamo una chiesa che troviamo durante il nostro camminare, è spoglia, deserta e poco illuminata.
L'antica birreria.
L'interno della chiesa.
L'organo.
Un organo sta suonando qualcosa, nulla di particolare, ma almeno non ci fa sentire soli; in un angolo c’è il presepe, è piccolo, ma riesce a dare un pò di calore in questa atmosfera grigia e fredda.
Un altare laterale.
Il presepe.
Le vie attorno alla chiesa.
Proseguendo sulla strada, attorno a noi troviamo immobilizzate delle biciclette nella neve, come se con la coltre bianca, si fosse bloccato anche il tempo, come fossero in letargo in attesa della primavera.
Le bici innevate.
Una bici particolare.
Sul nostro percorso troviamo un’altra chiesa, la parrocchia di Nostra Signora, nel piccolo piazzale antistante c’è un terrazzino con installato un presepe a grandezza naturale, l’interno della chiesa è caratterizzato da un lungo presepe sulla sinistra, in pratica ci sono rappresentati tutti i mestieri, con statue medie e ben illuminato.
Il presepe sul terrazzo ...
... a grandezza naturale.
Lo strano è che, al contrario del presepe ben illuminato, la chiesa è molto buia e quindi fotografare è un pò difficoltoso, il flash non renderebbe onore all’atmosfera che si percepisce, quasi magica e delicata.
La chiesa di Nostra Signora.
L’altare colpisce perché, nel buio, risaltano gli alberi di Natale ben illuminati che lo circondano, così come il pulpito appare di particolare interesse, costruito di legno scuro e ornato di fregi dorati che riflettono la poca luce.
L'altare illuminato.
Il lungo presepe.
Alcuni particolari ...
In un angolo, nei pressi dell’altare battesimale, troviamo uno strano contenitore, con una ciottolina sotto un rubinetto, non siamo riusciti a comprendere che cosa possa contenere e per quale motivo sia in questo posto.
... del presepe.
Usciamo per dirigerci finalmente verso il Duomo, le strade, anche se centrali, sono sempre piene di neve fresca e sembra proprio che nessuno se ne preoccupi, neanche i pedoni che faticano a camminare; arriviamo alla piazza del Duomo, anche questa piena di neve e ci troviamo davanti l’imponente costruzione, una chiesa molto particolare.
Il pulpito.
Intanto non ha un’entrata centrale come le altre, i due accessi sono solo laterali, mentre al centro c’è l’abside del coro; entriamo per la visita, ma sono le ore 17, e come entriamo ci spediscono fuori dalla parte opposta da cui siamo entrati, non possiamo fare altro che rimandare a domattina la visita a questa chiesa.
Il particolare dell'altare
Lo strano contenitore.
Questa grandissima cattedrale andò a fuoco per ben due volte e nel corso di 20 anni della ricostruzione, ogni inverno ne cambiarono la pianta, soprattutto più per ragioni politiche che religiose.
Il Duomo.
Usciamo e possiamo goderci questo straordinario panorama dei tetti innevati della città, avvolti dalla luce fioca e notturna della città, che come al solito qui al Nord, non è mai troppa.
La tomba di Papa Clemente II
Possiamo solo vedere la tomba del Papa, l’unico ad essere sepolto al di sopra delle Alpi, e l’altare, anch’esso circondato da alberi di Natale illuminati, che risaltano nel buio della cattedrale.
L'altare illuminato nel Duomo.
Mentre iniziamo a tornare al camper, troviamo anche un negozio di articoli alimentari, abbiamo sempre il nostro latte da prendere e lo incontriamo così per caso, un piccolo negozietto che stava chiudendo.
La città all'imbrunire.
Girando per queste vie innevate possiamo notare come nessuno, ne automobilisti, ne pedoni, faccia un cenno d’insofferenza sul disagio, seppure è innegabile che ci siano delle difficoltà nei movimenti ed ogni tanto qualche pedone rischia di volare per terra; non è facile camminare con lo zaino in spalla.
Una parte della piazza del Duomo.
Però, grazie alla neve, le luci della città riflettono un’atmosfera particolarmente calda, che avvolge il visitatore, così come ogni cosa che si vede attorno.
Riusciamo anche a non perderci, ci districhiamo nel piccolo dedalo di viuzze come fossimo stati qui di casa da sempre, anche se la strada è lunga, arriviamo al camper senza troppa fatica.
L'altra parte della piazza.
Però scopriamo che, nel silenzio che ci circonda, emerge fastidiosamente il rumore del traffico che circola sulla vicina strada statale; questo pomeriggio non ci avevamo fatto caso.
Così decidiamo di spostarci in una via parallela, meno frequentata e più interna, ma proprio per questo meno agibile per via della neve, soprattutto con il camper, lungo, largo e pesante.
La cattedrale di S. Pietro e S. Giorgio.
Impavidi aggiriamo l’isolato, scruto con ansia il posto che abbiamo scelto, come se il mio sguardo riuscisse a sciogliere la neve attorno, un’automobile ha lasciato la sua impronta, ma noi siamo più ingombranti e dobbiamo stare il più vicini possibile al marciapiedi, coperto di neve come non mai.
Il centro della città.
Inizio ad andare avanti ed indietro, per cercare di farmi il posto necessario, Marta cerca di aiutarmi, abbiamo anche un albero un pò vicino, ma alla fine, inesorabilmente, finisco per rimanere bloccato nella neve ghiacciata.
Una strada pedonale.
Nel silenzio della via si ode solo il mio tentativo di liberarmi, prima senza nulla, poi anche invano con le strisce gialle, già utilizzate più volte con efficacia, ma non c’è storia: le ruote gemellate continuano a slittare.
Quando mi sto già rassegnando a montare le catene, un signore si avvicina e ci suggerisce qualcosa, in inglese ci spiega che anche lui ha le stuoie nell’auto, ma per uscire dalla morsa l’unica è … e non riusciamo a capire cosa vuole dirci.
Una particolare visione notturna.
Il signore, con molta pazienza ci fa segno di seguirlo e ci porta a pochi passi, dove c’è un vistoso contenitore di plastica a lato strada, contenente della graniglia di asfalto, proprio ideale in questi casi; sorridendo soddisfatto anche lui del nostro compiacimento, ci saluta e se ne va.
Ora con il secchio raccogliamo il materiale nero che ci serve ed il gioco è fatto, me ne esco dall’incastro per sistemarmi a dovere per la notte.
Una villa lussuosa vicina.
Ceniamo con qualcosa di caldo e poi andiamo a dormire, quest’ultima impresa ci ha un pò spossati, il mio timore era che qualche abitante, incuriosito per il rumore, chiamasse qualche vigile, magari per aiutarci, mentre questa era l’unica cosa che non ci serviva.
La stufa funziona, il sale è nelle condotte, c’è quiete, non ci rimane altro che dormire.
29/12/2010
Ci svegliamo alle ore 8,30, la notte è passata tranquilla, senza nessun inconveniente; la temperatura è giusta, ho tenuto accesa la stufa al minimo per tutta la notte ed il nostro piumone ha fatto bene il suo lavoro.
Il lavoro nella neve.
Purtroppo Marta si è svegliata con un grosso raffreddore, era già un pò raffreddata in partenza e di certo il freddo ha peggiorato un pò la situazione.
La nostra posizione per la notte.
Dopo la colazione però ci spostiamo ugualmente in centro per visitare la cittadina con la luce del giorno, ne vale davvero la pena e sarebbe un peccato rinunciare; prima di muoverci do uno sguardo a ciò che resta sotto il camper, dopo il lavoro di ieri sera con la neve ed i copertoni: delle chiazze nere sono lì a testimonianza della fatica fatta.
Il cassonetto con la ghiaia nera.
In effetti il fiume, con la luce del giorno, restituisce una diversa visione, con la neve poi, sembra addirittura un altro posto, in più poi, la gelata notturna ammanta tutto ciò che è stato esposto durante la notte.
Il fiume gelato.
Ritorniamo subito al Duomo, in pratica iniziamo da capo ciò che abbiamo lasciato interrotto ieri sera; all’interno del Duomo ci sono anche delle statue, tra le quali quelle dall’angelo che sorridente porge la corona ad un S. Dionigi decapitato.
L'angelo sorridente.
S. Dionigi decapitato.
Il coro ...
... e le due tombe.
Subito dietro le colonne visitiamo il coro, con dei bassorilievi colorati del XIII secolo, in pratica è un ampio spazio rialzato, con un altare contrapposto a quello centrale sull’altro lato della Cattedrale.
La navata di destra.
La pala di destra.
L'altare centrale.
Appena sotto il coro ci sono due tombe bene in vista e poi la navata centrale, con l’altare principale adornato dagli alberi di Natale; le due navate laterali sono anch’esse ampie, dove hanno entrambe sul fondo un altare con delle pale particolari.
L'arcata sinistra.
Un affresco.
La cattedrale per la visita dei non vedenti.
Anche in questa chiesa troviamo un bel presepe, semplice quanto preciso ed illuminato, mentre sotto l’altare centrale c’è la cripta in penombra, con delle tombe di nobili famosi che hanno fatto molto per la città.
L'atmosfera inquietante ...
... stessa foto con il flash.
La cripta sotterranea.
L’ingresso della cripta ha una luce molto bassa, rossa e suggestiva, c’è una statua che non so bene cosa possa raffigurare, ma sembra come fosse di guardia all’entrata, con gli occhi rossi ed inquietanti.
Il grande organo.
Dietro l'altare principale.
Spostandoci sull’altro lato, quello sinistro, troviamo ancora altri affreschi e l’immancabile contenitore sconosciuto, sulla porta di uscita, solitario nell’angolo; anche in questa parte troviamo degli altari secondari con relative pale, anche in bassorilievi.
La pala sull'altare di sinistra.
Lo strano contenitore.
Piazza del Duomo.
La parte della piccola Venezia.
Al centro della chiesa, sul lato superiore destro della navata centrale, c’è un organo molto particolare: da maggio ad ottobre, ogni anno, ogni sabato a mezzogiorno, si tengono dei concerti gratuiti di 30 minuti, proprio per sfruttare la perfetta acustica della chiesa stessa, sfruttando il suono straordinario di questo strumento.
Ancora il fiume innevato.
L'Altes Rathaus
Gli affreschi a sinistra ...
Usciamo dalla cattedrale e ripercorriamo ancora delle strade di ieri sera, anche a Bamberg troviamo un quartiere denominato “Piccola Venezia”, purtroppo non sappiamo il perché di questo nome, quartiere già ritrovato a Strasburgo l’anno scorso, con un preciso significato, tutt’altro che romantico.
... e a destra.
Il particolare con la gamba che sporge.
Ci dirigiamo quindi verso il municipio antico (Altes Rathaus), precisamente a cavallo del fiume Regnitz, ora è solo un museo, ma dall’esterno si possono ancora ammirare gli affreschi originali, con la particolarità, su una facciata, di vedere un angelo esporre una gamba dall’affresco, in continuazione con il disegno.
Le porte per i Kayak.
Sotto il ponte che ospita la struttura ci sono ancora montate le porte che saranno servite per una gara di Kayak: pensare di bagnarsi con quelle acque gelide e tormentate, mi fa venie i brividi.
Durante il ritorno in camper a Marta si sono rotti scarponcini, li usiamo così in poche occasioni che poi si rompono; troviamo un articolo perfetto per queste escursioni invernali, non di uso estremo, ma con un risultato caldo e confortevole.
La strada verso il Nord.
Rientriamo al camper, sistemiamo le cose e partiamo, sono le ore 12,15 ed è troppo presto per pranzare, così ci portiamo avanti sulla strada per Berlino, non voglio arrivare troppo tardi nella sera, non so neanche se c’è ancora posto nell’AA che abbiamo scelto per il soggiorno, visto anche che non ho ricevuto nessuna risposta alle mail che avevo inviato nei giorni scorsi.
Il gelo attorno.
La strada è diritta e libera, attorno ci sono sempre più i segni delle copiose nevicate delle scorse settimane, giusto per ricordarci che qui non si scherza con il freddo ed il gelo, anche se apparentemente sembra esserci il sole, per nulla caldo.
Le pale eoliche.
Alle ore 13,30 ci fermiamo in un’area esterna all’autostrada, sotto l’insegna di uno dei tanti Mc Donald’s, sostiamo vicino ad altri camion fermi per mangiare; l’aria è pungente e fredda e mi tocca scendere per pulire i vetri, l’acqua del tergicristalli si è gelata nonostante l’apposito liquido detergente ed anticongelante che avevo acquistato.
Avevo saputo che in Germania è obbligatorio avere il liquido detergente anticongelante, pena una multa; ora ho l’impianto non funzionante, ma per scrupolo mi sono tenuto una boccettina nuova a dimostrazione, che cosa posso farci?
La nostra postazione nella AA di Berlino.
Incontriamo ancora molte altre pale eoliche, perfettamente funzionanti, evidentemente la questione ecologica da queste parti è molto sentita; nell’avvicinarci a Berlino, troviamo la corsia di sorpasso segnalata come inagibile: ci sono 10-15 cm di neve sporca ad impedire il passaggio, mentre la corsia di emergenza e le altre due sono pulite, bagnate e costantemente cosparse di sale che, puntualmente, si trasferisce sotto e sopra il camper.
Mentre continua il nostro stupore su com’è stata considerata questa nevicata, da parte di chi doveva occuparsi della pulizia delle strade, tanto più che è stata definita una nevicata eccezionale, ma mai mi sarei aspettato di trovare l’autostrada con una corsia chiusa, oltre che la neve ovunque nelle città, strade centrali comprese.
Attorno a noi nella AA.
Alle ore 19,30 arriviamo a Berlino, alla prima AA suggerita da CoL, siamo al Km. 52.512 (), ci troviamo in Chaussestrasse al N° 82 e non è stato semplice trovare il posto; c’è solo un piccolo cartello di sosta camper, per giunta sul lato opposto, oltre alla tanta neve attorno alla strada che impedisce la visuale.
L’interno dell’AA la troviamo piena di neve, ovviamente è stata spostata al meglio per acconsentire la sosta dei camper, ma il fondo è scivoloso e non certo agevole; siamo stati accolti benissimo e ci hanno fatto accomodoare al nostro posto in poco tempo, siamo in un posto un pò defilato, alla fine della piccola area, ma è meglio così, siamo anche vicini ai bagni con la doccia calda e la nostra fila è composta tutta da italiani, vicino abbiamo anche un altro Superbrig di Firenze.
Una volta sistemati ed allacciati alla corrente, prendiamo confidenza con le strutture dell’area e poi facciamo un breve giro sulla strada che ci ospita, arriviamo alla vicina stazione della metro, giusto per visionare il costo dell’abbonamento giornaliero e l’eventuale moneta necessaria per domani.
Ceniamo e poi ci godiamo un pò di riposo, giusto e meritato, mentre fuori il tempo è sereno, anche se ci sono circa -15° all’ombra.
30/12/2010
La sveglia suona alle ore 8, la notte è passata tranquilla, la stufa ha fatto bene il suo dovere con 12° all’interno, sempre al minimo, fuori deve aver ghiacciato molto, perché questa mattina ci siamo trovati, oltre al tubo di scarico del lavandino del bagno bloccato da ieri, anche l’acqua chiara congelata.
Gli altri camper ...
E’ probabile che si sia bloccato il piccolo tratto di tubo che collega la pompa alle utenze, ora quanto usciremo, lasceremo la stufa accesa al 2 e l’anta del sotto lavello aperta, così da diffondere meglio il calore anche lì sotto; per fortuna che i bagni sono qui vicino e noi abbiamo molta scorta di bottiglie con l’acqua del rubinetto di casa.
... nell'area.
Il raffreddore di Marta non migliora, anche se non ha la febbre, sta assumendo la tachipirina e speriamo faccia effetto per lungo tempo; non è il massimo della tranquillità, ma alle 9,30 usciamo ugualmente per iniziare il nostro tour per la città, partendo dalla metropolitana di ieri sera (€6,10 cad/giornaliero).
La neve.
Questa mattina, prima di partire, ha iniziato anche a nevicare, pochissimi fiocchi, ma questo è indice di un innalzamento della temperatura, il che fa promettere bene per il nostro futuro del nostro impianto idrico; mai visti dei fiocchi così perfetti, chiari e di varie dimensioni, sembrano disegnati, tanto hanno le forme così nitide.
Il cartello sull'altro lato della via.
Il nostro impatto con il metrò è stato positivo: il convoglio è arrivato subito e abbiamo ben chiaro il nostro percorso, la piantina delle linee è perfetta e troviamo le stazioni molto ben tenute, senza scrritte o cartacce in giro.
La nostra via verso fuori ...
E’ bello osservare le diversità di questi mezzi pubblici, paragonarle tra le varie città che visitiamo, chissà perché il confronto con quelle casalinghe porta sempre le nostre al peggio; le carrozze sono pulitissime, così come le altre strutture.
... verso il centro, con la metro.
Siamo armati di guide, zaino, e tutto ciò che serve per affrontare l’itinerario, non è ancora ben definito, ma durante la strada cerchiamo di orientarci, soprattutto con l’ausilio delle fermate dei mezzi, che ci saranno davevro utili anche per orientarci con i percorsi esterni.
Una carrozza del metrò.
Decidiamo di far partire l’esplorazione dalla centrale piazza Alexander, in pratica il fulcro da dove partono le varie linee dei mezzi pubblici; la giornata è serena, anche se molto fredda, almeno per noi, perché incontriamo parecchi giovani, maschi e femmine, completamente scollacciati, incuranti della temperatura.
Una stazione del metrò.
Iniziamo con il cercare il capolinea del bus 100, quello che in pratica costeggia i maggiori siti turistici della città, giusto per iniziare ad orientarci e guardare qualcosa di questa città, soprattutto stando caldi e seduti.
La fermata del bus 100.
Una volta capito il senso di marcia, saliamo al piano alto del bus a 2 piani, anche se ovviamente la condensa è ovunque e non ci permette una buona visuale di ciò che incontriamo; sembra che l’autista non sia per nulla interessato al nostro abbonamento, intanto decidiamo di arrivare fino al capolinea opposto lo Zoo di Berlino.
Una via principale.
Un'ambulanza in emergenza.
Anche qui troviamo neve ovunque, quella che non c’è è perché è stata pestata dai mezzi, però tutti camminano contenti; ben presto rimaniamo subito affascinati dai primi monumenti che incontriamo, a partire dal Duomo, una grande costruzione quadrata e via via tutti gli altri.
La pista di Curling ...
... e il ghiaccio sul fiume.
Per strada vediamo anche una piccola pista di Curling, impensabile dalle nostre parti; passiamo a fianco di un fiume, così gelato, che stanno scorrendo sulla superficie delle grandi lastre di ghiaccio, proprio uno spettacolo da “brivido”.
Una reggia chiusa.
Tutto attorno a noi appare ammantato di gelo, oltre che innevato, ma proprio questo ci da una gran voglia di curiosare ovunque; il traffico non è impossibile, anche se siamo in centro, certo è che qui l’automobile sembra non essere necessaria, ovunque ci sono fermate e mezzi, sempre attivi e ben funzionanti.
La "Chiesa commemorativa dell'Imperatore Guglielmo" distrutta.
Arriviamo al capolinea del bus 100, la fermata è quella del ben famoso “Zoo di Berlino”, reso famoso dall’omonimo libro dedicato ad una storia vera, tempo di orientarci un attimo e scopriamo subito la chiesa di “Kaiser Wilhelm Gedächtniskirche“, divenuta famosa dopo i bombardamenti di Berlino, nella seconda guerra mondiale, nel 1943.
Alcuni affreschi rimasti.
Le piastrelle di vetro blu.
La costruzione.
La chiesa, seppur gravemente danneggiata, non venne completamente distrutta e per questo venne conservata così com’è rimasta, dopo i bombardamenti, ovviamente del tutto inagibile come chiesa, ma questo a memoria dell’inutilità delle guerre e delle loro distruzioni.
L'arcata rimasta.
Il Cristo dell'altare principale.
Quel che resta della parte superiore.
E’ stata costruita a fianco una nuova chiesa, con una forma ottagonale, compreso il campanile, completamente in vetro blu francese e l’interno dell’unica arcata che è rimasta della vecchia chiesa ora ospita un piccolo museo che rappresenta quello che era un tempo la cattedrale.
I funerali di B.W. von Bulow del 26/7/1936.
L'altare della nuova chiesa.
L'organo sulla porta.
In questa arcata ora è stato conservato quel che resta della statua del Cristo che sovrastava l’altare principale, così come dei bellissimi mosaici che sono rimasti sul soffitto, a testimonianza della beltà di un tempo.
Particolare della parete.
Il particolare pavimento della chiesa nuova.
La "Madonna di Stalingrado".
Ci sono anche dei pannelli che spiegano (in tedesco ed in inglese) ciò che era la cattedrale per Berlino, compresa l’importanza nell’era nazista, con delle foto di imponenti funerali svoltosi all’interno.
I palazzi del quartiere Zoo.
La vecchia chiesa si trova tra il nuovo campanile e la nuova chiesa ottagonale, come se la vecchia fosse avvolta in un abbraccio di protezione, sempre per futura memoria; la nuova chiesa è accessibile proprio davanti all’ingresso della vecchia, come fosse una continuità di pensiero.
Il Bundestag.
L’atmosfera dentro la chiesa nuova è molto particolare, ovviamente tutto è avvolto in questa luce blu che traspare dalle pareti, il cristo dorato che sovrasta l’altare accoglie il visitatore, mentre sulla parete di destra c’è la Madonna di Stalingrado, un disegno fatto da un soldato tedesco in Russia, con un pezzo di legno bruciato su un lenzuolo trovato.
La scultura per i caduti in guerra.
Un particolare.
Anche il pavimento di questa chiesa è molto particolare, composto di cerchi diversi e di vari colori; l’organo sulla porta d’ingresso è imponente ed ha un bel suono, lo sentiamo mentre gli organisti stanno provando dei brani musicali.
I palazzi attorno.
Riprendiamo il bus 100, passiamo attraverso il Tiergarten, per scendere al Bundestag, sede del parlamento tedesco; ci sarebbe da visitare la grande cupola centrale, opera nuova dopo la restaurazione per la riunificazione delle due germanie, ma è ci impossibile: ci sono 2 settimane di prenotazioni da rispettare e noi ne siamo fuori.
I preparativi per il capodanno nella Berlino Est.
In ricordo dei caduti sul muro.
La Porta di Brandeburgo.
Di fronte c’è la piazza d’armi, un tempo questa era parte della Berlino Est e questa piazza era stata fatta appositamente per le parate militari, anche se non è mai stata utilizzata per questo scopo; ora c’è solo moltissima neve, che rende tutto bianco, perfino una scultura in memoria dei caduti nelle guerre si perde nel manto nevoso attorno.
La parte di Berlino Ovest.
Un figurante "Russo".
Un figurante "inglese".
Non sembra, ma proprio dietro il Bundestag passava il muro di Berlino, 150 km di assurda, quanto inutile ignoranza ideologica e questa ferita la troveremo di sicuro spesso nei nostri percorsi: siamo qui anche per documentarci di persona su questa struttura per fortuna demonita quasi totalmente.
Il locale per il pranzo.
Il nostro tavolo.
Il cortile interno del locale.
Attorno alla porta di Brandeburgo ci sono i preparativi per la festa di capodanno, transenneranno il parco e la porta stessa, per contingentare la folla e renderla il più sicura possibile; ci sono una gran forza dispiegata di ogni ordine, sanitario, militare, oltre che volontari.
Il mio piatto unico.
Il piatto unico di Marta.
I nomi impronunciabili dei due piatti.
Nella parte dov’era Berlino Ovest ci sono dei figuranti, vestiti con le divise della 2^ guerra, delle varie forze armate, per € 2 si fanno fotografare con i turisti; per me sono un pò patetici, ma che farci, del resto ora troviamo anche i gladiatori al Colosseo.
La fermata per Checkpoint Charlie.
Il Checkpoint Charlie.
Il solito figurante americano.
Sono le ore 14.30 e troviamo un posto per pranzare e riscaldarci un pò, sulla Unter der Linden, il lungo viale davanti alla Porta di Brandeburgo; ogni volta che tolgo i guanti per fotografare, poi fatico sempre più per riscaldare di nuovo la mano.
Una bancarella.
Una curiosa bicicletta.
Delle Trabant da noleggiare.
Prendiamo dei piatti con un nome impossibile per noi da comprendere, confidiamo sul fatto che siamo in una steak house di un bell’aspetto ed accogliente, ci sediamo nel cortile coperto, dove c’è una struttura che probabilmente servirà anche questa per una festa di capodanno.
Il noleggiatore di Trabant.
Quel che resta di un tratto di muro parte Est.
La parte Ovest.
I piatti sono buoni e di giuste dimensioni, ovviamente tutto accompagnato con una buonissima birra chiara, rigorosamente locale, nella speranza che poi servirà anche per scaldarci un pò di più.
Le celle naziste sotto il muro.
Berlino bombardata.
Sono le ore 16 circa e ci troviamo al Checkpoint Charlie, nel periodo del muro di Berlino era un delicato punto di connessione tra le due germanie, dove si sono scambiate anche delle spie durante la guerra fredda tra Usa e Urss degli anni 60-80.
Il famoso cartello del Checkpoint Charlie.
Ora c’è il solito figurante “americano” che si fa fotografare, entriamo nella parte che era Est dove troviamo un noleggiatore di Trabant, le famose automobili della DDR fino al 1991, curiosa è anche la Trabant Safari., esposta sul tetto del piccolo ufficio, ora chiuso.
Una raccolta di passaporti della DDR.
In questo punto c’è ancora una parte del Muro di Berlino, nella parte che era Est si notano ancora dei palazzoni così detti “dormitorio”, pochi in verità, perché molti sono stati velocemente abbattuti dopo la riunificazione a partire dal 9/11/1989 sera.
Un pilastrino di confine.
Nella parte che era Ovest ora c’è un museo dedicato al ricordo degli orrori del nazismo e così scopriamo che, proprio il pezzo di muro che vediamo ancora intero e perfetto, è stato costruito sopra a delle celle dove venivano rinchiusi i nemici del regime, come a voler continuare un’atroce persecuzione verso l’umanità intera.
Improbabili pezzi di muro in vendita.
Ritorniamo sui nostri passi, ormai la stanchezza ed il freddo iniziano a farsi sentire, ci fermiamo giusto il tempo per visionare dei piccoli musei attorno al Checkpoint Charlie; uno è stato fatto per raccogliere tutti i tentativi, riusciti e no, di passare da una parte all’altra, compresi i casi più curiosi, come quello di un ragazzo tedesco che è stato preso più volte, nonostante abitasse già nella Berlino Ovest.
Ovviamente ci sono anche molti negozi di souvenir, come la vendita di pezzetti di muro, a partire da € 5 fino a € 30, per me sono solo pezzi di muro normali, ma probabilmente è bello credere che siano veri.
Il riposo del guerriero.
Il metrò ci porta in poco tempo al camper, sono le ore 20 circa e ci riposiamo un pò prima di mangiare; i nostri tubi sono ancora lì, con il loro ghiaccio e bloccati, ma non ci preoccupiamo, alziamo un pò il riscaldamento, ceniamo, prepariamo il piano per la visita di domani e poi andiamo a dormire.
31/12/2010
Ci svegliamo alle ore 7.30, purtroppo arriva buio prestissimo e non ci conviene dormire troppo; questa notte, alle ore 4, s’è messa in funzione la pompa dell’acqua, un colpetto alla volta e poi la pompa ha ripreso la sua normale funzione, subito si è alzata una ola di compiacimento dalla mansarda dove domiamo, tutto poi ha ripreso a funzionare alla perfezione.
La nebbia sulla torre TV.
La base della torre.
Fuori ci sono zero gradi, forse è questo il motivo del disgelo notturno, oltre al riscaldamento che è stato in funzione ieri sera e per tutta la notte; ad ogni modo, aggiungendo la rapida guarigione di Marta, tutto questo ci da una carica maggiore per affrontare la giornata, l’ultima di quest’anno.
Il municipio rosso.
La fontana di Nettuno.
Questa mattina c’è una nebbia fastidiosa, è vero anche che la sensazione di freddo pungente è di molto diminuita, ma questo ci sta pregiudicando la visita alla torre della TV detta anche “asparago” (Spargel), ad Alexander Platz; chiediamo in biglietteria e ci confermano che non si vede proprio nulla, anche da lassù, ma che domani sarà ugualmente aperto.
La statua di Marx ed Engels.
La altre statue attorno.
Confidiamo nel futuro e ci dedichiamo al resto di Berlino, come ad esempio il museo sulla DDR, a fianco del Duomo, per questo ci dirigiamo a piedi nel parco adiacente; stanno smontando quella che sembra una pista di pattinaggio con delle giostre, probabilmente attrezzate per le feste natalizie.
Il fiume Sprea con le lastre di ghiaccio.
Siamo di fronte al municipio di Berlino, una antica costruzione di mattoni rossi, per questo definita Rotes Rathaus, impossibile da visitare, almeno durante queste feste; nel parco attorno ci sono anche delle ristrutturazioni in corso e questo oltre alla neve, c’impedisce un pò di muoverci.
Il Duomo.
La fila per entrare.
Proseguendo nel parco troviamo le statue di Marx ed Engels, infatti ci troviamo proprio nel grande parco chiamato Marx-Engels-Forum, autori del manifesto comunista; questa statua sta vagando per il parco da anni, in attesa che qualcuno decida una sede finale.
L'acquario cilindrico centrale.
La hall dell'hotel.
Gli ascensori laterali.
Facciamo un salto al Duomo per la visita, ma troviamo un pò di fila, oltre alle visite ci sono anche le prevendite per il concerto di questa notte e poi c’è anche una funzione a breve e questo ci bloccherebbe per molto tempo, così decidiamo di dare uno sguardo alla hall dell’hotel Radisson Blu.
La hall alla base.
L'interno dell'acquario.
L'ingresso dell'hotel.
C’è un’enorme acquario cilindrico, contenente 900.000 lt. di acqua marina e circa 2.600 pesci di 56 specie diverse; la visione di questo cilindro blu e l’enorme spazio alla base lascia tutti i visitatori a bocca aperta.
Il Radisson Blu.
Il Museo della DDR.
Il museo interattivo.
Il carcere per i capelli lunghi.
Noi poi facciamo di più: seguiamo dei clienti dell’hotel che, grazie alla loro tessera della loro camera (altrimenti l’ascensore non parte!), ci accompagnano con uno degli ascensori laterali fino al 4° piano e da qui possiamo vedere meglio, non è l’ultimo piano, ma è già qualcosa.
(Est) Com'era composto il muro sul confine (Ovest).
Una Trabant da provare.
Il posto di guida.
Uscendo scorgiamo l’inserviente dell’albergo, una persona che ricorda molto Morgan Freeman da giovane, stretto nel suo cappotto con pelliccia e colbacco ha di sicuro un aspetto austero.
Marta alla guida.
Il video per guidare.
Un depliant della Trabant.
A questo punto sono le ore 12 circa e ci dirigiamo al museo della DDR, si trova sull’altra riva del fiume Sprea, rispetto al Duomo, non c’è molta coda per entrare (€5,10 cad.); è un museo interattivo, permette cioè di interagire con le cose, toccando, leggendo, vedendo filmati, in modo di immergersi il più possibile in quello che era, non solo il mondo, ma anche la filosofia di governo della Repubblica Democratica Tedesca.
I bisogni in comune all'asilo.
Le molte decorazioni per i lavoratori.
Un primo computer.
All’ingresso c’è subito un grande diorama che mostra com’era composto il confine dove era stato eretto il muro: lungo tutti i 150 km. più o meno c’erano dai 40 mt, ad 1 km tra i primi impedimenti ed il muro finale, questo per permettere di avere uno spazio neutro dove nessuno poteva stare e quindi poteva essere fermato (in tutti i sensi!) più agevolmente dalle guardie di confine.
C’è anche una Trabant autentica a disposizione dei visitatori: si sale al posto di guida, si gira la chiave e parte il motore con il rumore autentico, si accende il video di fronte e l’auto sembra iniziare un piccolo percorso.
La visita di Craxi nei giornali DDR.
Un soggiorno tipo.
Un bagno tipo.
Ci sono varie testimonianze dei giovani, come quella che rappresenta un disco dei Beatles: i ragazzi non potevano avere i capelli lunghi, chi veniva colto in queste condizioni, gli venivano tagliati e veniva incarcerato.
Una cucina tipo.
I divertimenti dei giovani.
Le macchine fotografiche della DDR.
Negli asili usava far fare i bisogni ai bimbi, tutti assieme sul vasino, ma nessuno si poteva alzare se tutti non avevano finito; questo per insegnare ai piccoli la convivenza e la cultura dell’essere tutti uniti e non avere momenti personali di nessun tipo.
I visitatori del museo.
Una Volvo diplomatica.
Era stato calcolato che il consumo del caffè era troppo oneroso per le magre casse statali, così veniva imposto di utilizzare una miscela statale con una piccola percentuale di caffè puro, unito ad altri cereali (orzo, avena, ecc.) e tostati assieme, così da avere un sapore simile, ad un costo notevolmente minore.
Una cella di detenzione.
Gli argomenti sono divisi per sezioni e sono ben documentati, per l’informazione, ad esempio, oltre a vari giornali e quotidiani, c’è una vasta rassegna di titoli di quotidiani che raccontano la visita del Presidente del Consiglio italiano Craxi del 10/6/1984.
La galleria adiacente il locale.
Le abitazioni erano costruite e arredate tutte allo stesso modo, poi venivano consegnate alla popolazione; in quegli anni, in 6 mesi, sono stati costruiti e consegnati 2.200 appartamenti nella DDR, tutti uguali, ogni quartiere aveva la giusta dotazione di asili, scuole e servizi sociali, ovviamente gratuiti ed agevolati negli orari, soprattutto per le lavoratrici.
L'interno del locale.
C’erano ovviamente delle incongruenze, come ad esempio le auto lussuose riservate solo alle alte sfere politiche, le Volvo Diplomatic, mentre tutti i cittadini non potevano permettersi altro che le Trabant di plastica, non solo come costo, ma soprattutto come offerta di mercato.
Il nostro tavolo.
La ricostruzione della cella detentiva è così reale che appena si varca l’ingresso, si ode lo sbattere della porta di ferro e la serratura che chiude con il suo sodo rumore, facendo rabbrividire l’ignaro visitatore.
Il mio piatto.
Il piatto di Marta.
Il locale Block House.
Tra una cosa e l’altra si sono fatte le ore 15 ed abbiamo fame, così decidiamo di entrare in un’altra steak house, proprio vicino all’hotel Radisson Blu, il locale è della catena Block House; nonostante l’ora facciamo una piccola coda e finalmente ci sediamo al caldo alle ore 15.30.
St. Marienkirche.
Usciamo rifocillati e rigenerati, con un piccolo aneddoto: la birra chiara è ordinabile solo nella misura piccola, mentre quella al malto è solo media, se uno vuole una birra al malto piccola, o una chiara media, non è assolutamente possibile; questo è un concetto che a noi è stato difficile da comprendere al volo, forse perché siamo italiani.
La piccola navata di destra.
L'organo sopra l'ingresso.
L'altare con uno strano effetto mosso.
Proprio davanti al locale c’è la chiesa di S. Maria (St. Marienkirche), una piccola chiesa di mattoni rossi, stretta ed allungata, dove è inspiegabilmente e severamente vietato fotografare, c’è un signore che vigila all’interno e non è stato semplice riuscire a scattare delle foto, qualcuna è risultata inevitabilmente mossa.
Le panche nella chiesa.
La brina sulle colonne del Duomo.
Sulla Karl-Liebknecht-Straße di sera.
Nell’interno notiamo che le panche sono messe in uno strano ordine: di traverso rispetto all’altare, non sembra esserci nessun altro altare laterale; inoltre stanno eseguendo dei restauri su un mosaico lunghissimo, ma non è stato possibile fotografarlo, anche perché la chiesa, vista l’ora, è molto buia.
Sempre sulla Karl-Liebknecht-Straße.
Il Duomo nella sera.
Il museo vicino al Duomo.
Proviamo a ritornare al Duomo, ma lo troviamo inesorabilmente chiuso alla visita, si stanno preparando per il concerto di fine anno; nel frattempo constatiamo che le colonne del porticato del Duomo mostrano una strana brina, posando una mano rimane il segno, mentre questa mattina non le avevamo viste così brinate.
La Gedächtniskirche.
Decidiamo di proseguire la visita serale verso Postdamer Platz e Charlottemburg, due importanti quartieri della ex Berlino Est che hanno subito delle pesanti ricostruzioni, come a voler cancellare velocemente il passato e far posto ad un più promettente futuro.
La scultura Berlin.
Le luci ...
... della città.
Ci spostiamo inizialmente con il bus 100, ma visto che il suo tragitto è stato modificato per la festa di capodanno di questa notte, scendiamo e proseguiamo a piedi, ormai è sera e le luci della città nella notte ci accompagnano, coccolandoci ed incoraggiandoci per la fatica che abbiamo già sulle spalle.
Il grande magazzino Ka-De-We.
Un curioso furgone pubblicitario.
Incontriamo ancora la chiesa distrutta e proprio dietro diamo uno sguardo da vicino alla famosa scultura che si chiama Berlin: sono due anelli spezzati, è stata eretta nel 1987, in occasione dei 750 anni dalla fondazione di Berlino, una speranza del popolo che poi è diventata una realtà.
Una visione notturna.
Immagini natalizie.
Fuochi artificiali.
Cerchiamo anche di visitare i grandi magazzini Ka-De-We, ma visto che sono le ore 20, ormai sono chiusi da un pezzo, ci ricordiamo poi che siamo all’ultimo dell’anno e ci sarà proprio impossibile visitarli.
Il muro di cinta dello Zoo.
L'ingresso a pagoda.
Il particola di fronte.
L'acquario vicino.
Ritorniamo sui nostri passi, ci dirigiamo verso quello che è lo Zoo di Berlino, ha un ingresso stranamente asiatico e con questa neve, stona un pò; è tutto il giorno che camminiamo attraverso marciapiedi non proprio agibili e questo non fa altro che peggiorare la nostra fatica.
Uno strano acquedotto sopraelevato.
I grattacieli di Postdamer Platz.
Dentro la cupola.
Proseguiamo stoici verso Postdamer Plaz, giusto qualche fermata di bus 100 e ci siamo, la città ha uno strano movimento, sia di persone che di mezzi, si palpa nell’aria l’attesa della mezzanotte; incontriamo anche uno strano acquedotto sopraelevato di 5 mt, di colore rosa, la guida ci informa che è una consuetudine, a noi pare così strano, viste le basse temperature invernali.
L'angolo di un grattacielo.
Ci avviciniamo con stupore a quello che è stato definito il Sony Center, un grandissimo complesso di grattacieli di cristallo, del tutto avveniristici ed in netto e deciso contrasto con quello che era solo 20 anni fa, non solo la piazza, ma tutto il quartiere attorno.
L'interno della corte.
Questi grandi edifici illuminati hanno degli angoli molto sporgenti, oltre che una grande corte interna, totalmente coperta, che funge da salotto per incontrarsi, tra i tavolini dei bar e ristoranti che abbondano nei bordi.
Una parte rimasta del muro.
C’è anche uno spazio sotterraneo con delle sale cinematografiche, davvero una grande opera, non solo per accogliere gli uffici europei e tedeschi della Sony, ma anche per consentire l’aggregazione tra la gente ed una maggiore condivisione del tempo libero.
Verso la porta di Brandeburgo.
Sentiamo dei botti nell’aria, ormai i fuochi artificiali sono un pò ovunque, da quelli domestici ed improvvisati da qualche passante, lungo le strade del centro, a quelli più organizzati dei vari locali di ristorazione, fino a quelli ufficiali e comunali, sparsi un pò ovunque per la città.
Le luci dello spettacolo.
Uscendo di nuovo sulla piazza, incontriamo un piccolo tratto di Muro di Berlino, proprio sotto ad un grattacielo, è intercalato con dei pannelli esplicativi, anche se pare molto in contrasto con ciò che lo circonda.
Il palco dietro la porta.
Ci dirigiamo verso la porta di Brandeburgo, che appare davanti a noi molto illuminata e con delle luci rosee che sorgono dal palco che ospita lo show dietro la porta stessa.
Il viale sul davanti della porta.
Seguiamo il grande fiume di persone che si dirige verso questo grande evento all’aperto, per fortuna che non nevica o peggio piove, fa molto freddo, ma sembra che l’alcool riesca a combatterlo bene.
La porta di Brandeburgo.
Ogni tanto incontriamo dei cartoni di bottiglie di birra od altro, ai bordi delle strade, ovunque troviamo dei baracchini improvvisati per la vendita, soprattutto di bevande, mentre sono poche quelle che offrono da mangiare.
Il viale Unter den Linden.
Veniamo perquisiti, zaino compreso, prima di accedere all’interno della zona dove c’è lo spettacolo, il parco Großer Tiergarten stesso è totalmente transennato, all’interno c’è una grande ruota panoramica illuminata e gli accessi sono controllati da agenti, militari ed addetti alla sorveglianza.
Il Bundestag notturno.
Per un pò stiamo all’interno, proprio davanti al palco, ma sono le 21,30 e non abbiamo molta voglia di stare lì, fermi impalati al freddo fino alle 24, così usciamo dal perimetro controllato per dirigerci dalla parte opposta, quella frontale alla porta, sul viale Unter den Linden.
Non c’è molto da fare, come ormai sta accadendo nei nostri fine anno, senza una possibile prenotazione in qualche locale, siamo costretti a vagare senza una meta ben precisa; decidiamo di ritornare sul dietro della porta, vorremmo andare a vedere la ruota illuminata.
Purtroppo però ci è impossibile rientrare tra la folla di persone, evidentemente per ragioni di sicurezza, hanno chiuso ogni varco possibile; scorgiamo un grande spiegamento di mezzi di soccorso per eventi di massa, camion interi, ambulanze e VVFF pronti all’azione.
Proseguiamo accostando il Bundestag, cercando un accesso più defilato, ma veniamo ugualmente respinti, noi come molti altri che cercano anche di litigare con i sorveglianti per forzare l’ingresso.
A questo punto desistiamo, non siamo spinti da una grande necessità di passare, così pian piano lasciamo l’area centrale, ci dirigiamo verso Friedrichstraße, altro punto di riferimento per i nostri spostamenti di questi giorni, passiamo indenni da molti altri punti di blocco verso il centro.
Decidiamo di percorrerla a piedi fino al nostro camper, così da poter osservare la vita sulle strade nell’attesa della mezzanotte; da notare come in questa bellissima città funzionino i mezzi pubblici, metrò e superficie, 24 ore al giorno, compresa la notte del capodanno, dove normalmente da noi troviamo chiuso il servizio al pubblico, proprio in questo periodo.
Arriviamo al camper alle ore 23,30, molto stanchi e senza fame, non abbiamo neanche cenato; alzo la stufa e preparo il nostro panettone e la bottiglia di spumante, che ci siamo regolarmente portati da casa e stancamente brindiamo.
E’ stato un altro bel capodanno, forse per qualcuno potrà sembrare povero e desolante, ma è stato ricco di sensazioni, anche tutte e solo nostre: un altro capodanno passato noi due soli, assieme a Zonker, che con molta pazienza, ci ha aspettato, sicuro di trovarci in sua compagnia allo scoccare delle ore 24, come sta accadendo da ben 3 anni.
01/01/2011
Ci svegliamo alle ore 8,30, ancora un pò stanchi della giornata passata, ma non abbiamo il tempo per riprenderci come si deve; la notte è passata tranquilla, i botti dei fuochi artificiali sono durati tantissimo, qualcosa è anche caduto sul tetto, ma questa mattina sembra sia tutto calmo e silenzioso.
Il Duomo.
Mentre facciamo colazione scrutiamo il tempo: non è molto nuvoloso, un pò bigio, ma senza nebbia e questo ci consentirà di visitare la torre della Tv, perciò ci sbrighiamo ed usciamo per la nostra ultima impresa giornaliera a Berlino.
Il Municipio Rosso.
Arriviamo alla torre della TV Fernsehturm, scendendo come sempre ad Alexander Platz, la torre è proprio dietro la stazione, c’è poca gente in fila e facciamo i biglietti (€ 11 cad.), abbiamo scoperto che con un depliant turistico che avevamo trovato in questi giorni in un locale pubblico, c’era anche uno sconto di €1.
Attorno al fiume Sprea.
Anche qui ci viene controllato lo zaino da un corpulento e strano individuo della sorveglianza, tutto di nero vestito, con perfetti anfibi lucidi e radio sulla spalla; abbiamo una bottiglietta d’acqua, è del camper e ci siamo stufati di comprarla in giro a €1,50-2,00, per questo a me pare un sopruso il fatto che venga requisita, assieme ad altre bevande di altri visitatori, alcune bottiglie sono ancora sigillate.
Alexander Platz.
Alla mia rimostranza “the water is money“, la sua perentoria risposta è stata “you drink now here!“; ce ne andiamo lasciando la bottiglia sul tavolo e proseguiamo con la folla; come spesso accade sentiamo qualcuno che si lamenta, ma nessuno ha protestato prima.
Qualcuno finalmente sposta la neve.
L’ascensore è super veloce: 203 mt in 40 secondi, senza sentire particolari fastidi, usciamo e ci troviamo di fronte ad una vetrata ad anello di 360°, una visione davvero bellissima della città imbiancata.
Karl-Liebknecht-Straße.
Per orientarci meglio cerchiamo di trovare i nostri punti di riferimento, ci sono anche delle tabelle, ma sono in tedesco/inglese e non ci permettono di capire molto nei particolari.
Il capolinea del bus 100
Scorgiamo anche due sparuti spartineve, sono gli unici che abbiamo visto nella città, è tutta innevata e non solo sui tetti dei palazzi.
La scala verso il ristorante.
Ci prendiamo tutto il tempo necessario per immaginarci anche la visione con il sole, dove di sicuro è il verde che domina su tutto; a fianco dell’ascensore c’è la scala che porta al ristorante che si trova al piano superiore.
Le vetrate.
Quando scendiamo scopriamo che c’è un’incredibile coda per salire, in così poco tempo s’è creata una lunga fila, dentro e fuori la struttura; passo davanti al solito “guardiano” e gli chiedo se posso riprendermi la mia bottiglietta d’acqua.
La biglietteria e la coda ...
... la coda continua ...
... fino alla stazione della metro.
Mi guarda incredulo e mi fa segno al cartello che vieta l’ingresso ad qualsiasi cosa da mangiare o bere, io gli faccio presente (in qualche modo) che appunto, sto uscendo e non entrando, un “Nain!” imperativo e di triste memoria, assieme al suo sguardo infuocato, oltre alla mia non padronanza della comunicazione, mi fa desistere, capendo che il motivo non è certo la sicurezza, ma costringere tutti a comprare al bar della struttura.
L'ingresso all'acquario.
Nel dirigerci verso il Duomo, scopriamo l’ingresso dell’acquario che di sicuro porta al famoso acquario cilindrico, una struttura davvero grande, soprattutto per essere sotterranea e nel pieno centro della città; anche qui c’è una lunga coda e quindi lasciamo perdere.
L'altare centrale.
La cupola centrale.
L'imponente organo.
Arriviamo al Duomo e finalmente, pur pagando un biglietto di €5 cad, entriamo in questa chiesa luterana di forma quadrata; oltre alla forma particolare, è interessante vedere come è stata divisa: da un lato l’altare centrale, sul lato sinistro l’imponente organo, sul destro l’ingresso alla “Cappella del Silenzio“, di fronte l’altare c’è il loggione imperiale, dove la famiglia reale assisteva alle funzioni.
Il pulpito finemente decorato.
Il presepe in un angolo.
Il loggione reale.
Mentre stiamo visitando la navata centrale notiamo che alcuni giovani si stanno preparando per una prova di un concerto, ne avranno di sicuro per un pò, così noi iniziamo a girare per l’ampio spazio.
L'ingresso alla Cappella del Silenzio.
Il piccolo organo.
L'altare nella chiesa laterale.
Il pulpito attira l’attenzione per la sua consistenza lignea, finemente decorata; tra un lato e l’altro ci sono dei loggioni laterali e sotto uno di questi c’è un presepe.
Il Duomo dalla Cappella.
La statua della Morte.
La ragazza che piange.
Entriamo nella parte verso la “Cappella del Silenzio“, è una piccola chiesa laterale, con un suo piccolo organo nella parte superiore, nel corridoio di mezzo ci sono due sarcofaghi dorati, uno è quello di Sophia-Charlotte, morta a 37 anni, ai suoi piedi c’è una statua dorata della morte, con un famelico sorriso, che spunta il suo nome dal libro eterno.
La scalinata per accedere ai loggioni.
La visione dall'alto della chiesa.
Il vero leggio d'oro.
L’altro sarcofago è quello di Federico I, suo marito, alla cui morte tutta la Germania pianse, per questo c’è una statua dorata con una figura di una giovane che si dispera.
La scalinata reale.
Il monumento nella cripta.
Alcune piccole bare.
Saliamo al piano superiore per vedere il loggione dei poveri, quello reale è ovviamente chiuso al pubblico, poi proseguiamo a salire per visitare il museo del Duomo, dove è conservato l’originale del leggio d’oro, la cui copia è esposta vicino all’altare centrale.
Altri sarcofagi.
Alcuni finemente decorati.
Prima di uscire scendiamo nella cripta, dove sono custoditi oltre 90 sarcofagi, alcuni datati attorno al 1300, molti sono accompagnati dalla piccola bara del figlio o figlia, morti in giovane età; piccolo colpo di scena: mentre ci stiamo preparando per uscire, Marta si accorge che non ha più un guanto, questo ci ha fatto tornare fin dentro al Duomo per poi finalmente trovarlo adagiato su una panca.
L'insieme dei dipinti sul muro.
Il ponte Oberbaumbrücke.
La targa dell'East Side Gallery.
La prossima meta è l’East Side Gallery, il metrò ci porta molto vicino e poi proseguiamo a piedi per un piccolo tratto, verso quella che è una sfilata di murales di km 1,2 , dipinti sulla parte Est del muro, proprio per sancire la fine di un incubo; prima della caduta, spesso c’era chi disegnava il muro nella parte ovest, la più agibile, anche se poi i disegni venivano regolarmente cancellati dalle guardie, mentre questo lato è sempre rimasto intatto, fino al 1989.
La parte iniziale del muro dipinto.
Lo spessore reale del muro.
Il pittore italiano presente Fulvio Pinna.
Siamo in Muhlenstraße, al nostro fianco c’è il bellissimo ponte Oberbaumbrücke, costruito e distrutto più volte nel corso dei secoli; oggi si presenta maestoso con mattoni rossi e quattro torri che lo sovrastano, impossibile non notarlo.
Alcuni altri ...
... murales presenti.
La sponda sul fiume Sprea, dietro al muro.
Ancora il ponte Oberbaumbrücke.
Giuso all’inizio del muro c’è una colonnina con una descrizione registrata che spiega, in molte lingue tra cui l’italiano, il perché esiste questo tratto di muro e quest’opera di murales; da qui iniziamo a percorrere il muro, c’è un pò di folla, arrivano con i pullman, ma non si può pretendere, visto il periodo festivo.
Il murales vicino al negozio di souvenir.
Il lato verso il fiume è un porticciolo, ma d’estate diventa anche una zona balneare, ora pare incredibile vista la neve che c’è e dal barcone che sosta in concomitanza dell’entrata di un negozio di souvenir che interrompe per un piccolo tratto il muro stesso.
Davanti al museo del muro.
Proprio all’inizio di questo tratto di muro c’è il murale dell’artista italiano Fulvio Pinna; sono tutti molto colorati e gli autori si sono trovati qui per l’anniversario del ventennio dall’abbattimento del muro, nel 2009.
La torretta rimasta.
Visto che ormai siamo diventati padroni della cartina sui mezzi pubblici, decidiamo di prendere un tram per dirigerci verso il museo sul Muro, dove è stato conservato un tratto intatto di doppio muro, con tanto di torretta fra i due muri; in pratica è quanto si poteva vedere realmente all’epoca del Muro.
L'interspazio fra i muri di divisione.
La targa commemorativa.
Purtroppo sono già le ore 17,30 quando arriviamo, siamo giusto in tempo per vedere un interessantissimo filmato girato in elicottero, nell’agosto del 1990, volando sopra tutto il percorso del muro, con la testimonianza dei primi abbattimenti.
Il museo di fronte al tratto di doppio muro.
La fermata del metrò in corrispondenza.
Poi abbiamo solo il tempo per iniziare a dare uno sguardo ai documenti multimediali, tramite alcun computer a disposizione del pubblico, che alle ore 18 veniamo invitati di lasciare la struttura.
La saletta esterna e coperta.
L'interno del locale.
A questo punto ci dirigiamo verso la vicina stazione del metrò, abbiamo individuato nella guida che abbiamo un ristorante locale e grazie al navigatore portatile cerchiamo di trovare il ristorante.
Il nome del piatto di Marta.
Come si è presentato il piatto di Marta.
Alla fine, abbiamo trovato la via ed il numero, ma evidentemente il locale non c’è più, stanchi ed esausti entriamo in un altro esercizio “La casa delle 100 birre”, il cui nome ci ispira moltissimo, dentro ci sono molte persone e questo dovrebbe essere un buon parametro di scelta.
Il testo del mio piatto.
Come si è presentato il mio piatto.
Ci fanno accomodare in un salottino esterno e coperto, scegliamo a fatica qualcosa, il menù è anche in italiano, ma ci abbiamo messo un pò a decidere, capire il significato non è così chiaro.
Le nostre birre.
L'esterno del locale "La casa delle 100 birre"
Beviamo dell’ottima birra, ambrata la mia e scura quella di Marta, il locale è accogliente e caldo e lo dobbiamo lasciare con un pò di dispiacere, per affrontare l’ultimo tratto di strada verso il camper, ritorniamo in metrò, ma siamo anche un pò stanchi.
Il viale Unter der Linden.
Una curiosità: abbiamo faticato a trovare il numero nella via perché i numeri non salgono, pari da un lato e dispari dall’altro, ma sono contigui su un lato fino alla fine della via e riprendono sul lato opposto in modo contrario, per noi uno sistema un pò stravagante e poco orientativo.
Alla Porta di Brandeburgo.
Ci fermiamo un pò a contemplare ancora una volta la porta di Brandeburgo, ormai senza più le luci e le persone della festa di ieri, una visione più naturale ed è quella che vorremmo avere come ultima, da ricordare.
La stazione del metrò vicina.
Siamo al camper alle ore 23.30, domattina lasceremo Berlino, pertanto questa è la conclusione della fatica di questi giorni; è bastato alzare un pò la stufa e subito l’interno è diventato confortevole; due chiacchiere per fare il punto di ciò che abbiamo visto e poi si va a dormire soddisfatti.
02/01/2011
Ci svegliamo alle ore 8,30, ma in verità alle ore 6 è finita la bombola, giusto il tempo per spegnere la stufa con il suo ticchettio, non avevo voglia di vestirmi e scendere per cambiare la bombola.
Il carico e scarico delle acque chiare/nere.
L'ingresso della AA.
L'indirizzo della AA.
Mentre si prepara la colazione sostituisco la bombola, poco più di 2 ore senza riscaldamento e già si sente il freddo che cerca di aggredirci; tempo di prepararci al viaggio di ritorno e si sono fatte le ore 11,30, quando lasciamo l’AA, altri camper sono già andati via in queste ore, qualcuno ha dovuto usare le catene per uscire, altri hanno scoperto la magagna: c’è chi ha lasciato lo scarico delle grigie aperto sulla neve (italiani e stranieri), senza secchio o altro, ora in quel punto la neve è sciolta, ma chissà che odore resterà … peccato.
L'autostrada senza traffico.
L'accesso alla zona Tropical Island.
L'hangar per i ex-dirigibili Zeppelin.
Prima di uscire abbiamo scaricato le grigie e le nere, le valvole si sono liberate grazie anche al sale, oltre alla temperatura più umana; prendiamo l’autostrada dove non troviamo traffico, abbiamo deciso di passare per la Tropical Island, un antico ed enorme hangar costruito da Zeppelin per i suoi dirigibili, mai utilizzato per questo scopo, ma è stato ristrutturato negli scorsi anni ed è stato adibito ad un’isola turistica di benessere, con all’interno 38° di media, con la spiaggia (vera!), il mare (finto), l’orizzonte (finto), la vegetazione (vera!), con tanto di piantagione vera di mango.
Il nostro primo parcheggio.
Sotto l'hangar.
Il parcheggio assieme agli altri camper.
Come arriviamo nella zona, sono le ore 13.30 e siamo al km. 52.587 (), veniamo catturati immediatamente dalla grandezza di questo hangar per dirigibili, poi ci accorgiamo che attorno a questa imponente struttura, non c’è nulla, solo degli altrettanto grandi parcheggi, ora vuoti e pieni di neve.
Il piccolo uccellino scappato.
L'interno da fuori.
Uno strano riflesso e contrasto con il fuori.
Ci fermiamo al primo parcheggio disponibile, è segnalato come parcheggio per dipendenti, ma c’è un cartello “frei”, ad indicare che è libero; così parcheggiamo qui per dare uno sguardo da vicino a piedi; scorgiamo solo un piccolo uccellino tropicale che probabilmente è scappato dall’interno, ora si nasconde da noi sotto un cassone, ma chissà quanto riuscirà a resistere con questo freddo che fa fuori.
All'interno ...
... dell'hangar.
Degli spogliatoi interni.
Dopo un pò ci accorgiamo che in effetti qui arrivano solo i dipendenti, mentre l’accesso per i turisti è sul lato opposto e così ci spostiamo; anche qui la neve è ovunque, anche se battuta dalle auto e forse all’inizio da uno spartineve, ora parcheggiato nelle vicinanze.
L'ingrasso alla struttura.
Ci sono alcuni camper parcheggiati, forse anche per il pernotto, visto che c’è un’opzione che, acquistando un biglietto, al secondo giorno si paga meno o forse è anche gratis; entriamo nella struttura, ci aspettavamo l’impatto forte tra il forte freddo fuori e l’umidità con il caldo dentro, ma è davvero incredibile sentirla addosso: ovviamente gli occhiali si sono appannati subito e di colpo, così come la fotocamera, ma anche noi siamo costretti a toglierci la giacca a vento di corsa, mentre vediamo passare i turisti in costume.
Il pranzo nel parcheggio sulla autostrada.
Purtroppo non riusciamo a vedere nulla al di là della reception, si sentono ugualmente gli schiamazzi delle persone nell’acqua; ho chiesto alle ragazze dello sportello di accettazione se avevano dei depliantes in italiano, ma sembra proprio che anche qui la nostra lingua non venga considerata.
L'arrivo a Dresda.
Ormai si è fatta l’ora del pranzo, così ci spostiamo di nuovo sull’autostrada e ci fermiamo in un parcheggio, ci sono delle vistose pale eoliche che ci fanno compagnia, mentre noi pranziamo in tutta tranquillità; in questo spazio ci sono solamente i servizi igienici, perfettamente tenuti, puliti e dotati di carta igienica in abbondanza.
Il secondo parcheggio.
La nostra nuova meta è Dresda, dove arriviamo alle ore 19,30, al Km. 52.748 (), quando è totalmente buio; ci fermiamo davanti ad una zona commerciale e pedonale, con molte luci ancora accese, troviamo un piccolo parcheggio al centro della strada Budapester Str., non è molto in piano, ma ci fermiamo ugualmente per fare due passi e renderci conto di com’è la zona.
Dresda di notte.
I negozi sono ovviamente chiusi, ma riusciamo a camminare un pò per queste vie deserte, ci sono delle automobili che girano, ma non troviamo tante persone e questo quartiere ci sembra un pò troppo deserto, così decidiamo di lasciare questo posto per dirigerci verso uno più centrale, seguendo proprio le indicazioni del centro storico; anche qui troviamo le strade piene di neve, ormai marcia e sporca, però fastidiosa nei bordi, a prima vista pare possa ancora creare problemi passandoci sopra o peggio sostandoci.
La cattedrale Hofkirche.
Troviamo una piazzetta con dello spazio sufficiente per accoglierci (), azzardo una sosta nella neve e sembra non dare fastidio alle ruote, tempo di accendere la stufa e scendiamo per farci due passi anche in questa zona; attraversiamo il fiume Elba e ci troviamo di fronte la cattedrale Hofkirche, ben illuminata e con dei suggestivi riflessi.
Il "Fürstenzug".
Vicino c’è la suggestiva “passeggiata dei principi” chiamata “Fürstenzug”: un dipinto murale che raffigura la schiera di cavalieri sulla parete nord del corridoio lungo conta quasi 100 figure di grandezza maggiore del naturale; tra nobili, militari e rappresentanti della borghesia illuminata spiccano soprattutto i 35 sovrani della Casa Wettin; anche se è buio è una bella opera da vedere, è posta sul muro che circonda il palazzo reale, da dove svetta la sua imponente torre, ora in ristrutturazione, come molte altre opere nella città.
La torre del palazzo reale.
Dresda nel 1945 è stata pesantemente bombardata con bombe incendiarie da inglesi ed americani, ci sono stati oltre 22.000 civili deceduti, oltre che molti monumenti storici sono stati distrutti e poi lasciati nelle macerie del governo della DDR, come monito delle guerre, ma forse molto più per mancanza dei fondi necessari.
Il palazzo reale.
Passeggiamo un pò vicino al fiume, fino ad incontrare l’imponente palazzo reale Zwinger, costruito dai reali per accogliere le feste mondane ed i loro ospiti, il curioso è che il significato della parola è: prigione; la grande corona dorata rappresenta tutti i sovrani della Sassonia.
L'ingresso allo "Zwinger".
La corona della Zwinger ...
... e la parte di destra.
Siamo nella Theaterplatz, appunto la piazza del teatro Semperoper, il teatro dell’opera, costruito nel 1880 con ispirazioni al Colosseo, distrutto nel 1945 e ricostruito nella forma attuale; nella stessa piazza si può ammirare l’ingresso al palazzo Zwinger oltre che la cattedrale Hofkirche.
L'interno del cortile dello Zwinger.
La cattedrale ed il palazzo reale.
La piazza del teatro dopo i bombardamenti del '45.
Vista l’ora è ovviamente tutto chiuso, ma giriamo volentieri tra i cortili, immaginandoci lo sfarzo di un tempo; ben presto ci accorgiamo che siamo a due passi dov’eravamo prima, appena, quando siamo arrivati a Dresda, ma non importa, intanto abbiamo visitato un pò la città storica, di sicuro molto meno di quanto avrebbe meritato, questo però è il tempo che abbiamo a disposizione.
Il "Semperoper".
I monumenti nella piazza.
La notte sul fiume Elba.
Ritornando verso il camper incontriamo un gruppo di turisti, accompagnati da una guida in maschera dell’800, naturalmente parlava tedesco e noi non siamo riusciti a comprendere nulla, ma sembra che si divertissero molto, probabilmente sentendo degli aneddoti del tempo passato.
Uno scorcio di un giardino.
Una piazza notturna.
Quando saliamo sul camper sono le ore 21, ceniamo finalmente con qualcosa di caldo, una bella minestra è quello che ci vuole per combattere il freddo che c’è fuori, poi andiamo a dormire nel silenzio più completo, non c’è traffico attorno ed il parcheggio è pagato ed assicurato fino a domattina alle ore 8,30.
03/01/2011
Ci svegliamo alle ore 7,30, nevica un pò, in verità è già un pò che si sentono passare delle auto attorno, oggi è un giorno lavorativo, ma questo non ci ha dato fastidio, noi dobbiamo riprendere la nostra strada verso casa che è ancora lunga; riprendiamo la marcia alle ore 8,35.
Il nostro parcheggio ...
... notturno a Dresda.
Continuiamo a viaggiare in autostrada, per rompere un pò la monotonia del viaggio, Marta m’interroga sul questionario per l’abilitazione di soccorritore al 118, un pò come il quiz della patente, so che l’esame per la certificazione potrebbe essere a breve ed in questi giorni non mi sono certo preparato molto.
La sosta per il pranzo.
L'autostrada invernale.
Ci fermiamo per il pranzo in un’area a fianco all’autostrada (), anche qui svetta l’insegna del Mc Donald’s; proseguiamo il viaggio con un panorama che ci circonda molto invernale, nevica a tratti e fa molto freddo, tanto da congelare l’acqua nei tubetti del tergicristallo, anche se ho messo di nuovo l’apposito additivo antigelo, costringendomi così a fermarmi più volte per pulire il vetro con la neve.
La sosta ...
... per la pulizia ...
... del parabrezza.
Proseguiamo imperterriti fino al confine austriaco, mi fermo prima per il rifornimento di carburante presso la cittadina Linden, uscendo dall’autostrada per trovare un distributore, e poi in Austria per quello alimentare; nel frattempo abbiamo incontrato dei panorami particolari, tra le nuvole che, man mano che scendiamo di latitudine, diventano addirittura più rosee.
Le nubi ...
... attraverso il vetro ghiacciato ...
... fino al ...
... tramonto ...
... sul lago di Costanza.
Usciti dall’autostrada tedesca prima di entrare in Austria e poi in Svizzera, proseguiamo verso Vaduz, prossima meta dove vorremmo pernottare, il Liechtenstein è un piccolissimo stato da cui siamo passati più volte in autostrada, ma ci piacerebbe visitarlo, almeno per il tempo che ci è concesso.
La sosta al supermercato.
Seguiamo sia il navigatore che le indicazioni stradali per Vaduz, la principale città del Liechtenstein, dov’è anche la residenza dell’attuale principe regnante; abbiamo fatto spesa prima di arrivarci per non dover cambiare i soldi e riempirci così le tasche di monetine, poi inutilizzabili.
Il castello nella notte.
Quando arriviamo sono le ore 19.00, troviamo la città come addormentata, pochissime persone ed auto sulle strade ed iniziamo così a girare per le vie cercando un posto per la notte; seguiamo anche il suggerimento del navigatore, ma quando troviamo il parcheggio dello stadio, lo scopriamo molto fuori dal centro abitato, in pratica, oltre ad essere isolato e deserto, è anche molto distante per farla poi a piedi fino in centro città.
Alla fine troviamo un piccolo parcheggio, vicino a delle abitazioni, a poca distanza dal centro storico, così da poterlo visitare domattina, con più calma e luce; scendiamo per farci due passi e per orientarci meglio per domani.
Sono le ore 19.30, fuori fa un freddo cane e ceniamo volentieri al caldo, siamo al Km 53.412 (), ci vediamo un film e poi andiamo a dormire per il giusto riposo (video su Vaduz).
04/01/2011
Ci svegliamo alle ore 7,30, non possiamo fermarci molto in questa città, così ne approfittiamo per godere maggiormente della luce del sole mattutina; questa notte abbiamo lasciato la stufa alla seconda posizione, pertanto al nostro risveglio abbiamo trovato una temperatura più accogliente.
La nostra ...
... sosta notturna a Vaduz.
Il castello del Principe regnante.
Questa mattina c’è un bel sole, ovviamente non può essere caldo, ma è sempre confortante poterlo sentire su di noi; la notte è stata tranquillissima, nessun rumore, di nessun tipo; dopo una calda colazione siamo pronti per la nostra escursione in città a piedi.
La chiesa di Vaduz.
La navata centrale.
L'altare centrale.
Per prima cosa visitiamo la chiesa, è sulla strada principale e l’avevamo vista di passaggio ieri sera, l’interno è molto luminoso, è vuota, ma sta per iniziare una funzione, per questo ci affrettiamo un pò con la visita.
L'organo sulla porta d'ingresso.
La piazza davanti al museo.
Il museo di Vaduz.
Uscendo continuiamo verso il centro e ci troviamo nella piazzetta dove c’è anche l’ufficio turistico che sta aprendo, dove chiediamo subito delle informazioni per la visita al castello che domina la vallata; ci viene spiegato che il castello non è visitabile in quanto è la residenza ufficiale del principe reggente, mentre si può salire sulla piccola stradina per poterlo vedere da vicino.
La scultura di Botero.
Il municipio.
Il presepe.
Ci viene consigliata la visita della città e del museo di storia naturale e locale, cosa che faremo in questa sequenza, visto che il museo apre alle ore 10 e sono le ore 9,15; passiamo per le strade del centro storico, davanti al municipio ed il suo grande presepe ancora presente, ci sono anche delle sculture sparse per la via, tra cui anche quella di Botero, impossibile da non riconoscere.
Il piazzale del municipio.
Davanti al municipio.
Un torchio tra i filari e i monti.
Proseguiamo per le vie più interne, la cittadina è abbarbicata sul monte e si notano subito molte vigne sparse un pò ovunque, infatti abbiamo appreso che vengono dati degli incentivi per incentivare la produzione del vino locale.
Un piccolo castello.
La stradina che sale.
La valle ed i filari.
Man mano che la strada sale, possiamo godere di un panorama molto rilassante e particolare: la valle è ancora innevata e si scorgono bene i filari di viti, tra le case ed i giardini coperti di neve.
Uno scorcio del castello.
Una casa per gli insetti.
Il primo manichino che incontriamo.
Scendiamo di nuovo al museo, entriamo che è appena aperto, riusciamo a pagare in euro, sempre per la questione della moneta diversa, qui usano il Franco Svizzero (costo FS 8 = € 7 cad.); la visita è audioguidata e offre anche dei manichini che simulano ciò che ci viene raccontato (sito del museo).
Una delle prime sale.
Il fuoco di casa ...
... e poi la cucina economica.
Il museo racconta l’origine della storia della vita su questi monti, sia delle persone, che delle usanze, visto che queste valli sono da sempre state un facile corridoio dal Nord al Sud dell’Europa e viceversa.
La tavoletta portatile di cera.
Due scheletri nel loro terreno di scoperta.
Gli scheletri a confronto.
Scopriamo così anche degli oggetti particolari, come una tavoletta di cera, un piccolo pc portatile dei giorni nostri od altri oggetti a noi sconosciuti; scopriamo anche che l’audioguida non è così precisa, ma ci racconta solo alcuni particolari, tralasciandone altri, che a noi piacerebbe sapere.
Le monete ritrovate.
La ricostruzione di un'antica taverna.
Un inaspettato Sole delle Alpi.
Proseguiamo osservando dei reperti archeologici di scheletri trovati in città, così da poter palesemente osservare le differenze tra i due sessi, nelle configurazioni ossee; è esposto anche un vasetto rotto di coccio, pieno di monetine: è stato trovato da dei bimbi in un parchetto dei giochi, sembra impossibile, ma era davvero un tesoro nascosto, che ha permesso di tracciare la strada di antichi commerci europei, tra cui Venezia e Padova.
Alcuni simboli sulle case.
Una distilleria casalinga.
Alcuni abiti antichi.
Ogni tanto ci sono dei locali ricostruiti, come una vecchia taverna il cui soffitto propone, su ogni trave, l’antico simbolo del Sole delle Alpi o Fiore della Vita, un antichissimo simbolo che abbiamo trovato anche nei monasteri delle Meteore, nel nostro viaggio in Grecia nel 2009.
Antiche bottiglie da osteria.
Parte di un'antica pala.
Un antico organo.
Entriamo in una sezione dedicata alle singole case private, dove sono stati raccolti alcuni stemmi che venivano esposti all’esterno, come una specie di ex-voto; oltre agli antichi abiti regionali, che ricordano un pò i nostri abiti femminili del lago di Como, c’è anche una ricostruzione di quella che poteva essere un’antica distilleria casalinga, per chi poteva permetterselo.
Una reliquia in un bicchiere veneziano.
Una moneta d'oro.
La ricostruzione ...
Proseguiamo sorvolando un pò quella che è la raccolta delle opere religiose, non per altro, ma è solo una questione di tempo, comprendiamo che sarebbe necessaria un’intera giornata, cosa che non abbiamo a disposizione.
... di un ambiente ...
... domestico.
Troviamo curiosa una reliquia conservata in un bicchiere di arte veneziana, decorato a mano e con la chiusura in cera, così come un bellissimo esemplare di moneta d’oro del regnante dell’epoca.
Dei vistosi riconoscimenti.
Una corona del regnante del Liechtenstein.
Un vecchio centralino.
Troviamo poi un’altra ricostruzione di un ambiente domestico, con il soffitto basso, in legno e con evidenti segni di utilizzo sul tavolo, come il ferro arroventato appoggiato su una panca.
Il modellino del ponte qui vicino.
Alcuni arnesi di uso comune.
Delle macchine da scrivere.
Sorvoliamo anche il padiglione delle onorificenze e dei riconoscimenti ufficiali per soffermarci un pò di più in quello con le raccolte tecnologiche del principato; dalla telefonia, alla costruzione dei ponti: un tempo la costruzione era totalmente a carico dei due comuni ai lati del fiume, che avevano anche il compito di manutenzione a proprie spese, mentre il Principato forniva una sovvenzione ai suoi comuni che volevano farsene carico, così da promuovere il collegamento e la comunicazione con il mondo esterno.
Un tempera matite.
Un banco scolastico ...
... visto dall'alto.
Alcuni antichi telefoni.
Delle radio.
L’industria nel Principato è sempre stata un pò difficoltosa, perché sul prodotto finito, gravava il costo di molte frontiere per fare arrivare le materie prime a destinazione, però si sono prodotte ugualmente alcune particolarità, come macchine da scrivere, calcolatrici, macchinari industriali, macchine fotografiche.
La bicicletta originale.
Una foto d'epoca.
Un telegrafo.
C’è anche la bicicletta originale di un antico commerciante che girava per tutto il Principato pedalando per le strade in salita e discesa, sconfinando anche in Svizzera ed in Austria, con solo la merce che poteva portarsi appresso; dai racconti si apprende che era una macchietta, un uomo simpaticissimo e sempre disponibile, con la battuta pronta anche con i doganieri ed i gendarmi, che faticavano a tenerlo d’occhio per paura che contrabbandasse qualche merce vietata.
Telefoni a confronto.
Un centralino "portatile".
La macchina che chiudeva le scatolette.
Nella sala dei telefoni c’è anche la possibilità di provarne un paio a manovella, messi in comunicazione tra loro, da un capo all’altro della sala, noi ci proviamo, forse non giriamo a sufficienza la manovella per non fare troppo rumore, ma li sentiamo solo suonare.
Una macchina industriale.
Altre produzioni locali.
Le video e fotocamere.
Siamo da soli a girare per il museo, ovviamente è anche vietato fare le fotografie, come altrettanto ovvio che, con molta discrezione, scatto ugualmente le mie foto, senza flash, quello che mi sembra più interessante; per questo cerchiamo anche di non farci troppo notare.
Gli strumenti di un calzolaio ...
... un falegname.
Il telefono in prova.
Dopo aver passato in rassegna altri particolari prodotti locali, ci imbattiamo nella Calcolatrice Curta, una piccola calcolatrice cilindrica e tascabile (di cui è possibile cimentarsi in una simulazione) studiata dal suo geniale inventore mentre era in un campo di concentramento.
La sala dei telefoni.
Le lavoratrici di una filanda.
Una cassaforte prodotta in Liechtenstein.
Purtroppo anche lui, come molti altri, è stato abbindolato da feroci speculatori, tanto da vederlo scalzato nella sua fabbrica, e così la sua invenzione è andata lentamente in disuso.
Le calcolatrici Curta.
La nostra sosta a Vaduz.
Come sempre il poco tempo a disposizione ci costringe a saltare tutta l’area dedicata alla flora e fauna locali, del resto non possiamo lamentarci, non sapevamo nulla di questo piccolo stato molto vicino all’Italia, ma con oggi abbiamo colmato una piccola lacuna.
L'autostrada svizzera.
Il cartello della pendenza al S. Bernardino.
Usciamo per pranzare, sono le ore 13.15 e poi riprendiamo la strada verso casa giusto un’ora dopo, non ci manca molto e noi non abbiamo nessuna fretta; la giornata si è volta verso il sole, un bel sole che ci accompagna fino all’ingresso dell’autostrada svizzera.
La cascata ghiacciata.
Poi, man mano che si prosegue, ci troviamo dentro una coltre di nubi grigie, attorno a noi c’è una cascata completamente ghiacciata, prima sul passo del San Bernardino e poi subito dopo, troviamo gli alberi completamente ghiacciati ed imbiancati dalla brina.
La brina sugli alberi attorno.
Scendendo dal passo troviamo una colonna di auto, davanti c’è un autotreno che deve proseguire molto rallentato, la discesa è indicata attorno all’8%, così ne approfitto anch’io per scendere con una marcia adeguata.
Arriviamo al confine di Brogeda alle ore 16.30, mente quando arriviamo a casa sono le ore 17,30, senza trovare particolare traffico o impedimenti; il contachilometri segna 53.692, il tempo è grigio e nel timore di eventuali ghiacciate, scarico anche le acque chiare e le bottiglie nel gavone interno.
I miei due compagni di viaggio.
E’ stata una bella avventura, sono molto contento di essere riuscito in questa impresa, con Marta vicino poi è stata ancora più intrigante, scoprire con lei nuove situazioni, città, usi e costumi, è sempre molto interessante.
Il percorso ()
o-o-o
Documentazione:
Sono state utilizzate le seguenti guide, prese tutte in biblioteca:
06/02/2011 – Precious – (Lee Daniels)
E’ un film molto particolare, a partire dall’inaudita storia (vera) dove l’odio e le violenze partono da casa, proprio da chi dovrebbe difendere la protagonista Precious, più volte violentata dal padre.
Ma in ogni storia violenta e turpe c’è sempre del buono ed anche in questo caso c’è e scaturisce proprio dalla protagonista che, seppur apparentemente sembra accettare supinamente la situazione, dentro di se sa ribellarsi al sistema che la circonda.
Una storia che si svolge nel Bronx, già di per se un ambiente più che difficile per un’adolescente, ma Precious affronta tutto con una grande forza interna, tanto reale da farle vincere ben due oscar.
Le storie brutte e difficili non sono semplici da raccontare, ma in questo film il regista ha saputo affrontare l’argomento con serietà e competenza, fino ad infilare un finale che fa sfogare la protagonista assieme allo spettatore.
Quello che mi è piaciuto di Precious è che, seppur nella sua triste e succube condizione familiare e scolastica, non si sia mai lamentata dei suoi 150 kg di peso, ma anzi, proprio con quella stazza, si sognava essere la principessa sulle ribalte, vedendosi sempre bella, usando proprio quell’immagine nei momenti più difficili da subire.
Il cast è per me sconosciuto, ma tutti sono stati molto bene nella loro parte assegnata, soprattutto la protagonista che mai ha dato a vedere di recitare, tanto da sembrare lei la vera protagonista (il cast ed il trailer).
Seppur a volte il film sembra prendere la forma di un documentario reale, lo consiglio, soprattutto per chi a volte può perdere il polso con la realtà e la forza di volontà: questa ragazza di 17 anni, con già 2 figli di cui uno down, ne ha da regalare a piene mani ad ogni spettatore (voto 7).
Le locandine, i cast, i trailer sono stati tratti dal sito tematico www.mymovies.it,
mentre le recensioni sono solo personali punti di vista.
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