Il cigno nero.

27 03 2011

26/03/2011 – Il cigno nero – (Darren Aronofsky)

Ho volutamente sentito solo marginalmente i commenti su questo film, la cui trama si è ispirata sull’ormai ultra nota storia de “Il Lago dei cigni“.

Da ricordare anche che non sono un avido appassionato del balletto classico, anzi, però ho visto questo film con molto interesse.

Fin dall’inizio il regista è stato bravo a farci conoscere la protagonista nel suo mondo di casa, dove la madre la travolge e la soffoca nella crescita.

Questa ragazza, Nina (un’ottima Natalie Portman), non riesce ad avere una sua vita, non solo privata, ma anche pubblica , succube di una madre con una carriera artistica nel ballo tarpata, proprio per la nascita della figlia, facendoglielo continuamente pesare ed aggiungendo un altro senso di colpa agli altri che già ha.

Da qui penso si possa comprendere quanta fatica, non solo fisica e mentale, ma soprattutto psicologica lei debba subire; Nina ottiene la parte nel balletto dei due cigni, con delle perfette evoluzioni per il cigno bianco, ma senza la necessaria passione, sentimento indispensabile per interpretare il cigno nero, netto contrapposto a quello bianco.

Man mano che il film prosegue, lo spettatore viene immerso in dimensioni diverse, spesso lontane dalla realtà, tanto da far perdere l’orientamento, non solo allo spettatore, ma anche a Nina stessa, sempre più in preda al panico nel difficile tentativo di controllare la sua parte oscura.

Devo dire che il ruolo del coreografo Korolyevna (Vincent Cassel) è molto discutibile: ben si intuiscono il giusto sprone che vuol dare alla ragazza per superare l’impasse, ma è molto discutibile nell’approfittarsi del ruolo di potere che ha e che non dovrebbe utilizzare.

Durante la visione, ansia e colpi di scena s’intrecciano perfettamente, rendendo il film per nulla noioso, ben trasmettendo l’ansia e la frustrazione di Nina, soprattutto nella contesa finale con la meno brava, ma più spregiudicata compagna di ballo Lilly; anche questa ottima interprete del suo ruolo di provocatrice.

Tutti gli attori sono stati in pieno nella parte, anche quando spesso sono portati fuori dalla realtà, ma sempre presenti sulla scena (il cast ed il treiler).

Ho trovato anche una mia interpretazione di questo film: come se il regista volesse spronare il genere femminile a non farsi catturare solo della realtà della vita, dove la tecnica potrebbe aiutare a superare spesso gli ostacoli difficili e quasi insormontabili; ma di far uscire sempre la passione ed utilizzare questa come forza per essere se stesse e raggiungere l’obbiettivo con più soddisfazione (voto 7).

Le locandine, i cast, i trailer sono stati tratti dal sito tematico www.mymovies.it,
mentre le recensioni sono solo personali punti di vista.

Bye Maurizio





Vallanzasca – Gli angeli del male.

7 03 2011

06/03/2011 Vallanzasca – Gli angeli del male – (Michele Placido).

L’unica maniera per chiudere le discussioni sull’uscita di questo film, è vederlo e farsi un’idea di quanto è stato prodotto; per questo non potevo perdermelo, oltre per il fatto che si parla di un periodo che ben ho conosciuto: gli anni 1970-80 della Milano “da bere”.

Il “Bel Renè” è stato di sicuro un personaggio forte di quegli anni, a prescindere la condivisione dei suoi atti, di certo sono stati atti condannabili sotto tutti i punti di vista, così come è altrettanto certo il far scontare interamente a lui le pene comminate, ma non era certo questo l’intanto del regista: non è stato messo in discussione nulla di ciò.

La trama è di sicuro incalzante e totalmente incentrata sulla vita del protagonista, segno di una regia puntigliosa che non si è lasciata prendere la mano facilmente dal periodo storico italiano, ma soprattutto milanese, di quegli anni, dove di sicuro ci sarebbe statoanche tanto da dire, ma questo avrebbe distolto lo spettatore dalla visione e dal personaggio.

Bene ha fatto il regista a non diffondere giudizi di merito sul personaggio, ma solo raccontando la volontà precisa di Renato di rubare e l’inevitabile gorgo in situazioni createsi attorno a lui, mal controllate e gestite e sfociate inevitabilmente negli atroci delitti di cui ora a malapena ora si ricordano i fatti.

Gli attori sono stati tutti precisi nella paerte, Kim Rossi Stuart (Vallanzasca) è stato all’altezza del personaggio, sempre con il giusto sguardo carismatico e deciso, così come Francesco Scianna (Turatello) ha ricordato l’antagonista mafioso di quel tempo, capo clan a cui Vallanzasca ha intralciato il mercato del crimine; ottimi i momenti particolari, le confessioni d’animo di Renato, come i faccia a faccia con il traditore Enzino o in tribunale, con il giudice, dove chiede spiegazioni sulla mancanza di indagini sui fatti a lui imputabili, di cui la giustizia allora ignorava (il cast ed il trailer).

In conclusione posso affermare che sono passatee 2 ore di film con un ritmo incalzante e mai pesante, i dialoghi e la recitazione non hanno mai peccato, accompagnando lo spettatore fino alla fine, pronto a farsi un’idea di quanto è accaduto in quegli anni, di come sono state le responsabilità e quindi di trarne un giudizio personale; questo è un film che non può mancare di essere visto, soprattutto se lo spettatore è voglioso di conoscere i risvolti sotorici di quell’epoca confusa ed ormai quasi dimenticata (voto 8).

Le locandine, i cast, i trailer sono stati tratti dal sito tematico www.mymovies.it,
mentre le recensioni sono solo personali punti di vista.

Bye Maurizio








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