I sentimenti per me sono come il sale e lo zucchero della Vita; infatti questi ingredienti ormai non ne percepiamo più la giusta distinzione, dobbiamo sforzarci per prenderne atto, ormai sono disciolti nei cibi in vasta maniera, faticandone la distinzione, ma a volte capita ancora di ritrovarli, come per la brioche salata o la torta salata.
Sono dell’idea che l’incapacità individuale di affrontare la routine, la consuetudine, le corse giornaliere, sono gli elementi sociali e per nulla naturali che ci stanno portando verso la perdita della conoscenza e dell’apprezzamento dei Sentimenti, quando, invece, essi sono tutti indispensabili per ottenere un giusto equilibrio, non solo psichico, ma anche fisico, con un positivo riscontro sulla qualità della vita, a partire dal singolo individuo.
I sentimenti che definirei come il “sale” potrebbero essere quelli che, in qualche modo, li possiamo considerare “negativi”, che portano cioè l’individuo che li prova ad essere appunto “negativo” verso gli altri, quali la rabbia, il dolore, la considerazione negativa in generale.
Mentre quelli “positivi”, li definirei come lo “zucchero”, quali l’amore, l’appagamento, la considerazione positiva in genere.
Sarebbe un’assurdità il pensare di vivere sentimenti di una sola specie, siano positivi che negativi, poiché questo ci porterebbe a considerare il mondo intero o tutto salato o tutto dolce, che, oltre a non essere corrispondente alla realtà, alla lunga l’individuo in questione diventerebbe stucchevole lui stesso, oltreché verso gli altri.
Nell’esperienza di vita che ho potuto fare in questi 56 anni, posso dire che, per quanto la statistica, soprattutto personale, non sia mai una scienza perfetta, ho trovato molte persone più dedite alla considerazione negativa della realtà e dei sentimenti stessi, che persone dedite a quella considerazione positiva che ci circonda.
Trovo che questo modo di vivere porti alla lunga alla distruzione di quanto ci sia attorno alla persona che vive questa condizione mentale distorta, per carità, ne avrà anche i suoi giusti o sbagliati motivi, ma tant’è che alla fine, attorno a questa persona, si crea una negatività tale che diventa purtroppo anche contagiosa.
Mentre ho potuto constatare che, nonostante tutta la positività messa in campo da chi vuole affrontare la Vita in modo positivo, difficilmente alla fine poi riesce a trasmetterla a chi lo circonda, questo perché credo che l’Essere Umano sia predisposto, per sua stessa indole, a considerare e valutare con priorità assoluta le negatività e poi, se è il caso, magari sforzandosi un po’, arriverà a vedere anche qualche positività.
Ho potuto anche constatare che spesso, chi mette in campo prevalentemente i sentimenti negativi, non solo non si rende conto dell’esistenza attorno a se dei positivi, ma utilizza due armi micidiali per percorrere questa triste, quanto inutile strada: la sufficienza e l’arroganza.
Anche questi sono due sentimenti negativi, ma anziché essere passivi e quindi vissuti e rivolti a chi li vive, possono essere definiti anche “sentimenti negativi attivi” e vengono altresì diretti verso chi vuole combatterli, quindi “gli altri”, pertanto vengono utilizzati a piene mani dal “distruttore” per minimizzare le situazioni positive che incontra sul suo cammino, e se questo non dovesse bastare, l’arroganza da il colpo finale, cercando di distruggere l’”avversario”, magari chiudendo la battaglia con una sufficiente affermazione: “Doveva capire!”
Per questo credo che l’unico sistema per migliorare la vita di tutti, ovviamente a partire da me, potrebbe essere quello di considerare prevalentemente i sentimenti positivi, da considerare così per prima le oggettività positive che ci circondano.
E’ ovvio che non si può pensare di vivere senza guardare ciò che è negativo, altrimenti non ci sarebbero miglioramenti, in nessun campo, ma se prima vengono utilizzate le informazioni positive, credo che la correzione delle negatività e quindi dei sentimenti che le scaturiscono, risulti, se non più semplice, più lineare.
Spesso assisto a discussioni inutili, che hanno in primo piano solo la rabbia, l’odio, l’invidia e non considerano la cosa più banale che sta davanti a loro: “La possibilità di scambiarsi i punti di vista”, così da poter smussare gli angoli di se e così da rendere più semplice l’altrui modifica di quelle parti negative che in un primo momento l’individuo non riesce a vede.
Spesso con sufficienza ed arroganza si giudica il comportamento di qualcuno, ma non si considera che, inevitabilmente, ogni azione è stata perpetrata a seguito di un ragionamento, giusto o sbagliato che possa poi risultare e solo comprendendo questo ragionamento, si potrà eventualmente modificarne l’azione o secondo il caso, indurne la modifica.
So bene che su questo argomento ci sono state moltissime persone, ovviamente con molto più titolo di me che hanno espresso il loro pensiero e non mi riferisco in particolare a nessuna di queste; quello che a me piace è arrivare da solo a certe considerazioni, non pretendo che siano perfette o condivise da tutti, ma credo sia importante poter dare lo spunto di una personale riflessione, a chiunque, a prescindere dall’illustre filosofo che l’ha sancita.
In fondo non si vive di citazioni del passato, più o meno astratte, ma di sensazioni e di sentimenti che devono essere reali ed il più vicini possibili all’Essere Umano che li riesce a vivere ed apprezzare, “sale” o “zucchero” che siano.
Questo viaggio è sul limite del we lungo ed il viaggio stesso, ma era indispensabile dedicare un pò più di tempo a me stesso, soprattutto dopo l’ultima novità riguardo la mia compagna e la sua non più esistenza al mio fianco.
Per questo ho deciso di andare a trovare degli amici camperisti, conosciuti e frequentati già altre volte in questi anni.
La mia nuova abitazione m’impedisce di portare il camper vicino a casa, perciò devo organizzarmi per bene a caricare tutto in auto e poi lasciarla al rimessaggio, non posso più portarla nel box e forse è anche un bene, così non litigo più con chi mi frega il posto.
Il giro doveva essere un pò più articolato, ma altri “compagnoni” hanno deciso di andare al mare, così da facilitarmi il movimento; però ho contattato un mio carissimo amico a Padova e passerò da lui per trovarlo.
Come passo il ponte di Trezzo mi viene in mente che il solito bricco del latte è rimasto nel frigorifero, però è impensabile passare per il centro di Trezzo con il camper, così ne approfitto per fermarmi più volte in qualche autogrill alla ricerca di un litro di latte per la colazione.
Alle ore 17,50 arrivo a Savezzano Dentro (PD), km 55.265 (), come l’altra volta, è una bella giornata di sole e Dario è sulla strada ad aspettarmi, in gambissima come sempre.
Parliamo un pò, inevitabilmente della mia nuova condizione, ma anche del suo nuovo impegno di lavoro da pensionato, ceniamo con la sua gentilissima e bravissima cuoca Cristina e poi verso le ore 23,30 riprendo la strada per Pordenone.
Ovviamente non entro in autostrada, ma percorro la strada comune nella direzione voluta, così da fermarmi al parcheggio deserto dell’Iper di Castel Franco Veneto (Tv) (), sono le ore 0,25 al Km. 55.315.
Ho provato il wi-fi e non ci sono Hotspots disponibili, così utilizzo la mia chiavetta per controllare un pò di posta e poi vado a dormire, contento di avere al mio fianco una vero alleato: Zonker.
14/05/2011
Mi sveglio alle ore 8,00 è un pò che attorno a me sento arrivare le auto, era ovviamente prevedibile e non certo mi lamento; è una bellissima giornata di sole e mi appresto a fare colazione.
La sosta all'Iper.
Alle ore 9,00 all’apertura del centro commerciale scendo a fare un giro, giusto per vedere di volata come sono i negozi e le proposte; alle ore 9,45 riprendo il viaggio verso Pordenone.
Le strade sono poco trafficate, giusto un pò di congestione nei centri, ma sono cose da nulla per chi abita nella provincia di Milano.
Arrivo ad Azzano Decimo alle ore 11.40, al Km 55.393, giusto il tempo per fare gasolio al vicino distributore Tamoil e sono da Isidoro che, avvisato telefonicamente, mi sta aspettando sulla strada.
Il cancello dalle grandi ruote.
L’accoglienza è stupenda, vedere poi quel bianco cancellone muoversi su quelle grandi ruote nere e vedersi aprire l’accesso sul piccolo e fiorito ponticello è stata un’emozione da non poco; davanti a me c’è una grande distesa di verde che nasconde il grande impegno di Isidoro, Ivana e Massimiliano per la realizzazione in questi anni, d’estate come d’inverno, di tutto questo bellissimo ed ampio spazio, dedicato all’accoglienza.
L'ultimo arrivato: il ponticello.
Il terreno tiene perfettamente e vengo sistemato all’ombra della grande quercia, con un bel paio di cunei il piano è assicurato.
La sosta nel verde.
E’ molto che non ci si vede e sono molto contento di poterli riabbracciare, nel giro per il giardino posso constatare che il grande faggio è stato ancora attaccato anche quest’anno dai bruchi verdi, come l’anno scorso, per fortuna è stato un assalto veloce, che è durato poco, ora sta già cercando di rimettere le sue foglie e di larve non ce ne sono più.
Una delle belle fioriere di Isidoro.
Dopo un pò di convenevoli andiamo a pranzo, Ivana è un’abile ospite e intanto si parla di Massimiliano che è in questo week end a Gubbio per la corsa dei ceri, lo attenderemo volentieri per domenica sera.
Norgay che fa la guardia.
La passeggiata ...
Nel pomeriggio facciamo una passeggiata per Pordenone, una città che ho conosciuto molti anni fa, rivisitata anche di recente, ma il piacere è poter parlare un pò con loro, mentre camminiamo in una giornata di sole; c’è un pò di movimento di persone, mentre rievochiamo l’evento del terremoto del 1976 a cui ho assistito nel tempo del militare a Cordenons (Pn).
Il palazzo comunale.
Ovviamente ora la città è ben diversa da allora, ma ci sono ugualmente dei posti che rievocano quel triste evento.
Rientriamo nel tardo pomeriggio a casa, giusto il tempo di rincasare anche la capretta che nel frattempo ha pascolato sotto il muri di cinta, una birretta e poi rientriamo per la cena, perdendoci in racconti camperistici e non.
La capretta al pascolo.
Alle ore 23 ci accomiatiamo per andare a coricarci, devo ammettere che è molto suggestivo entrare nel camper avvolto nella tenue luce della luna, nel bel mezzo di quel bel prato.
15/05/2011
La sveglia è alle ore 8,30, ma la giornata si sta presentando davvero brutta, lo si sapeva, ormai il meteo è abbastanza preciso, soprattutto nel breve termine.
Il duomo di Gemona.
La montagna dietro il duomo.
Pranziamo prima del dovuto per poter muoverci con molta calma, ci prepariamo ugualmente ad uscire per un giro diciamo turistico, verso le ore 12,30 prendiamo la strada per Gemona, altro paese che a suo tempo è stato molto colpito dal terremoto.
Una chiesa di Venzone distrutta dal terremoto.
Quando arriviamo il duomo è ancora chiuso, perciò ci spostiamo nella vicina Venzone, una piccola cittadina che ha fatto della lavanda il suo principale commercio.
Un negozio di lavanda ...
... l'insegna del negozio.
Per questo troviamo dei negozi che hanno esposto tutto dipinto di viola, appunto i colore della lavanda, dove si vendono candele e profumazioni di ogni foggia; sta piovendo a dirotto e sembriamo proprio degli ufo, nel mezzo di questo paese lucido dalla pioggia e completamente deserto.
Il municipio ...
... una via del paese ...
... la piazza del municipio.
Però questo scenario è davvero coinvolgente, ci spostiamo poi verso la chiesa, che anche questa era stata completamente distrutta dal terremoto, compreso il campanile, ma poi è stata subito ricostruita, rispettando perfettamente l’originale disegno e conformazione delle due strutture.
Il campanile ...
... e la chiesa ricostruita.
Entriamo e troviamo l’ambiente un pò buio, di sicuro il brutto tempo gioca a sfavore, ma si possono ugualmente percepire le bianche pareti delle navate, sia centrale che laterali, dove ognuna ha il suo altare, con l’organo situato sul portone d’ingresso.
L'altare centrale.
L'organo sulla porta.
Quello che colpisce di più è un grande tronco di cedro rosso, in cui sono state scolpite delle figure di donne, uomini e bambini, con le braccia protese in aria, anche se si percepisce un cattivo odore, forse dovuto all’umidità sul legno, è un’opera di una sua particolarità.
La scultura nel tronco di cedro rosso.
Ritorniamo a Gemona, nel frattempo si è aperto il duomo, mentre la pioggia continua incessante e noi non ci facciamo scoraggiare.
La chiesa distrutta nel 1976.
Anche questa chiesa è un pò buia, evidentemente non è giornata di visite, ma l’ambiente è ugualmente accogliente, ci sono due grandi navate laterali che rendono più ampia la chiesa.
La navata centrale del Duomo.
L'organo laterale.
Dopo questa sosta prendiamo la strada per ritornare a casa, la pioggia sta smettendo, ma iniziamo ad essere umidi ed infastiditi; ci fermiamo per una bibita e siamo a casa.
Le montagne innevate.
Nel tardo pomeriggio è uscito anche un raggio di sole, il che ci ha permesso di sederci sul muretto nel cortile, per continuare a chiacchierare gustandoci ormai la solita birretta.
Il particolare di Piancavallo innevato.
Nel dopocena sistemo qualcosa sul computer di Isidoro, il pensiero che rimanga ancora sprovvisto di questo prezioso strumento, mi mette ansia, mi piace molto leggerlo, sembra così di sentirci più vicini.
Fantastichiamo anche un pò su possibili nuove uscite in camper, invernali o estive, sempre però con il loro nuovo camper, evento che attendiamo tutti con grande impazienza.
Anche questa sera andiamo a dormire verso le 23, tra uno sguardo alle elezioni amministrative ed alle notizie di Massimiliano che sta rientrando con Donatella, la sua nuova compagna.
16/05/2011
Sempre alle ore 8,30 la sveglia, ma questa mattina c’è la sorpresa del sole, come se ieri non fosse piovuto; questa mattina la neve di Piancavallo si vede benissimo e questo ci spinge a portarci verso quella meta, sempre con i piacevoli ricordi di Isidoro ed Ivana, riguardo la loro stupenda famigliola e gli allora piccoli figli.
La vista al risveglio sul camper.
La serenità di quest'area di sosta.
Saliamo i tornanti in perfetta solitudine, ogni tanto sorpassiamo qualche ciclista che coraggiosamente raggiunge la cima, noi però ci fermiamo in uno spiazzo panoramico.
La base Nato di Aviano.
La vista è da mozza fiato, c’è un pò di vento che accompagna la visuale, ma davanti a noi si può osservare, non solo Aviano, ma tutta la valle di Pordenone.
Proseguiamo poi fino alle abitazioni, ora pressoché chiuse, sono prevalentemente utilizzate in inverno, nella stagione sciistica, infatti si possono vedere le partenze degli skilift a riposo che attendono il freddo.
La cima Manera innevata.
Attorno al palazzetto dello sport c’è l’area di sosta adibita per i camper, con tanto di colonnine elettriche, scarico e carico delle acque, c’è addirittura un cartello quasi impensabile che concede la sosta ai soli camper.
Il cartello a tutela dei camper.
Il regolamento della sosta.
I servizi di scarico.
Leggiamo che la sosta è a pagamento con € 9 al giorno, mi sembra un costo contenuto, vista la posizione ed i servizi offerti; c’è da dire che è anche un posto molto tranquillo, un pò staccato dalle case e dall’eventuale disturbo reciproco notturno.
Il centro abitativo di Piancavallo.
Da qui prendiamo una strada diretta al lago di Barcis, purtroppo però la tanto annunciata interruzione verso la fine la troviamo, è un cancello ben chiuso con il lucchetto che blocca l’accesso.
La stretta passerella sospesa.
Ma mentre attendiamo Isidoro che è andato ad accertarsi dell’impossibilità, andando un pò oltre, scorgiamo una vettura che, dalla parte chiusa, sta arrivando e vendendo che il conducente (un operaio del cantiere) sposta con decisione l’anta, scardinandola dal perno, a quel punto chiediamo se ci fa passare.
Sul ponte a sinistra ...
Acconsente perché non c’è nessun pericolo, ormai la frana è stata risolta ed a breve l’intera strada verrà riaperta proprio per far passare il Giro d’Italia.
... a destra ...
Contenti e fiduciosi della caparbia di Isidoro proseguiamo, in effetti ora la strada è sgombra; di sicuro però è significativo che un’auto tedesca, arrivando quando noi eravamo in attesa, vista la strada chiusa, ha girato ed è ritornata sui suoi passi, senza porsi nessun dubbio o problema.
... e davanti a noi.
Sull'altra sponda del lago.
Proseguiamo sulla riva del lago Barcis, fino a trovare un ponticello sospeso bianco, è strettissimo ed i cartelli minacciosi limitano il passaggio delle auto, di certo l’occhio del camperista strabuzza per ciò che legge.
L'area comunale di sosta camper.
Il regolamento della sosta comunale.
Attraversiamo con apprensione il ponticello, le sponde sono proprio ad una mano oltre il finestrino e la sensazione è quella di essere quasi immersi nel lago stesso.
Le piazzole del campeggio ...
... sempre nel campeggio ...
Procediamo su questo versante fino ad incontrare un’Area di Sosta comunale, la cui sosta è regolamentata da € 12 al giorno, le piazzole sono comprese di corrente e scarico.
... lo scarico ed il barbecue del camping.
La reception del campeggio.
Gli stalli sono ampi ed il posto è anche stato ingrandito, ora logicamente i posti sono tutti vuoti, ma Isidoro mi afferma che in stagione qui non c’è più posto e non stento a crederlo.
La fine del lago Barcis.
L'intero lago Barcis.
La sala del ristorante.
Appena un pò oltre c’è un campeggio, è composto da terrazze dove anche qui ci sono degli stalli per i camper, in pratica sono delle copie di quelli comunali, con la differenza che qui, con lo stesso prezzo, è compresa anche la doccia con l’acqua calda, in che non è poco per un camperista.
La chiusa della diga sul lago, con il troppo pieno a destra.
Il fiume sotto la diga.
La terrazza panoramica.
A questo punto sono le ore 12 ed abbiamo un pò di fame, così ci dirigiamo verso un piccolo ristorantino, proprio accostato al monte che circonda il lago, nel punto più basso e vicino al vecchio passaggio, una galleria che ora viene utilizzata solo per il passaggio a piedi, a pagamento, per delle escursioni estive.
La galleria con la curva a gomito.
Il pranzo è stato “ottimo ed abbondante”, direi che ci ha soddisfatto, proseguiamo in auto fino al passaggio sopra la diga, mentre attendiamo il verde, diamo uno sguardo attorno.
La diga di Barcis.
Sopra di noi c’è una terrazza panoramica, raggiungibile solo con un’escursione a piedi, sotto di noi c’è quel che resta di un fiumiciattolo ormai prosciugato e trattenuto dalla diga, mentre l’inquietante foro del troppo pieno sorveglia il livello alle nostre spalle.
La galleria per il percorso pedonale a pagamento.
Appena arriva il verde proseguiamo la strada e passiamo una stretta galleria, con una curva quasi a gomito, cosa che mi preoccuperebbe per un eventuale passaggio con il mio camper di mt. 7,20 x 3.
Il fiume Cellina.
Ripassiamo sul ponticello per tornare verso casa, in questo modo abbiamo potuto goderci del panorama tutto attorno a questo bel laghetto, di cui non avevo per nulla idea dell’esistenza.
La sosta auto sopra la forra.
Proseguendo verso Andreis, ma girando attorno alla montagna che chiude il lago, si percorre una stretta stradina che poi risulterà chiusa, in pratica si segue la segnalazione per l’Antica Osteria Molassa, ora chiusa, ma sembra che si mangi bene.
La vegetazione nella forra.
Scendendo dall’auto si può buttare lo sguardo nella Forra del Cellina, una strettissima insenatura nella roccia e nella vegetazione, dove nel fondo scorre impetuoso appunto il Cellina, uno dei due fiumi carsici di Pordenone, l’altro è il Meduna che si congiunge più a valle.
L'Antica Osteria Molassa.
Guardare in giù è strepitoso, sembra che anche il solo sguardo possa ferirsi tra quelle rocce, dove l’unica padrona è l’acqua del fiume, che fa sentire il suo fragore fin quassù.
Il guado del Meduna.
Proseguendo verso Pordenone siamo costretti a passare sul guado del Meduna, l’altro fiume carsico; in effetti ora si nota solo un grande sterrato che attraversa il letto asciutto del fiume, ma sappiamo bene quanto scorra nel sottoterra e nel momento di piena potrebbe farsi vedere.
Il gatto sopra l'auto.
Il laghetto ed il prato.
Arrivati a casa ci aspetta la solita birretta, ormai è diventato un appuntamento fisso, però visto il bel sole, ci godiamo un bel giretto nelle vicinanze del laghetto, dove si possono ammirare i bellissimi fiori, raccolti nelle fioriere, regali di Ilaria, ma curati con grande impegno dai genitori.
Una piccola pigna.
Una fioriera colorata.
Alla sera poi finalmente possiamo passare qualche ora con Massimiliano e Donatella, una buona pizza aiuta nei racconti di questo loro fine settimana; nel dopo cena ammiriamo un pò la luna piena che si riflette sul laghetto e poi andiamo tutti a dormire.
La luna piena ...
... sul laghetto.
Questa sera mi ricordo di accendere il boiler, così da avere l’acqua calda per domattina per una bella doccia.
17/05/2011
Sveglia alle ore 8,30, oltre alla doccia, l’idea è di collaudare il nuovo accappatoio in microfibra, definito spaziale e super leggero; in effetti funziona benissimo e si asciuga anche in fretta.
Dopo la colazione c’è il momento dei saluti, come all’arrivo, anche questo è un momento per me emozionante, sono davvero stati tutti molto gentili ed ospitali.
Il parcheggio ...
La prossima meta sarà S. Giovanni in Persiceto (Bo), un paesino alle porte di Bologna, andrò a trovare un altro camperista che non vedo da tempo, ma vista la giornata splendida di sole approfitto per passare da Mestre a trovare l’amica Donatella conosciuta di recente.
... alla Lidl di Mestre.
Visto che anche lei avrà del tempo, potremmo prendere un caffè e per questo mi dirigo verso il parcheggio della Lidl, nostro punto d’incontro, percorrendo tutta la strada statale, godendomi così del paesaggio e della tranquillità.
Arrivo a destinazione con largo anticipo, sono al km. 55.479 (), ne approfitto per pranzare leggero e controllare un pò di posta, visto che in zona c’è qualche wi-fi libero.
Daniela arriva puntualissima, così ci possiamo dirigere verso il vicino centro commerciale Auchan per chiacchierare un pò, poi verso le ore 17,15 la accompagno al bus ed io prendo la direzione per Bologna, questa volta in autostrada, non vorrei fare aspettare Valerio e famiglia troppo a lungo.
Il traffico sulla A4 è pressoché tranquillo e scorrevole, il tramonto mi accompagna fino all’uscita della A13 senza nessun problema; la musica mi aiuta a pensare, ho con me il CD dei Manà e trovo che sia davvero un bel mix di testi e musiche.
La luna piena.
Arrivo a S. Givanni in Persiceto (Bo) alle ore 19,15 in perfetto orario per la cena, Roberta e Valerio sono stati anche loro molto ospitali e devo dire anche molto pazienti, visto che abbiamo parlato per tutta la sera fino alle 23.
Mi ha anche fatto piacere rincontrare le loro figliole, era molto che non ci si vedeva ed è bello vedere i ragazzi crescere; quando ritorno in camper per dormire, trovo ancora la luna piena che mi fa compagnia, è sempre bello poterla vedere e poterci dormire sotto.
18/05/2011
Mi sveglio con molta calma alle ora 8,30, ormai è una consuetudine direi anche piacevole, essere svegliato dal respiro di Zonker, sotto il primo sole mattutino è come sentire un segno di complicità e di affetto.
I miei ospiti sono tutti al lavoro, ho sentito il camion di Valerio prendere il largo al mattino presto, non importa, faccio colazione mentre ringrazio mentalmente ognuno di questi miei cari compagni di “vita di camper”, in questa settimana mi sono stati molto vicino e li ringrazio proprio di cuore.
Una strada minore nel rientro.
Decido di non fare l’autostrada per tornare a casa, il navigatore ci mette un pò per calcolare il percorso, ma alla fine sono proprio contento di poter percorrere delle strade strane e piccole, quasi sempre ho incontrato grandi strade come la via Emilia (SS9), ma quando mi sono trovato in campagne sperse è stato un bel viaggiare.
Arrivo al rimessaggio alle ore 13,40 al Km. 55.873, ormai questo sarà il mio approdo dopo ogni escursione, scarico le acque e pulisco il camper, da solo come sempre, in circa un’ora ho tutto in auto diretto a casa … Grazie di esistere Zonker!!!
Al rientro dall’ultima uscita (We ad Ancona) ho riscontrato un fastidioso rumore, indicativamente circoscritto alla frizione od al suo movimento, tanto che, premendo il pedale, il rumore smetteva; questo mi ha portato a cercare con più calma un meccanico adatto al sollevamento del camper, supportando così il peso di 35 q.li da sollevare ed i 3 mt da innalzare, soprattutto vicino a casa.
La crociera ...
... ingrippata.
Dopo una prima analisi veloce il meccanico riscontra immediatamente i freni anteriori da rifare, dischi e pastiglie, tutto sommato era un intervento da prevedere, visto che dal 2003, data dell’immatricolazione del mezzo, non sono mai stati sostituiti.
Il lato interno del disco del freno ...
... il lato esterno.
A questo punto, dopo questo primo e veloce intervento, ha smontato l’albero di trasmissione, azione indispensabile per accedere alla frizione e qui ha trovato la crociera inferiore, quella vicina al differenziale, completamente ingrippata, tanto che a mano non si riusciva a muoverla, se non con molta fatica.
Le macchie di ruggine sull'albero di trasmissione.
Il ghierino rovinato.
Anche questo , come la sostituzione dei Tubi del servosterzo, è un guasto dovuto al sale che incontro sulle strade durante i viaggi di capodanno; tanto che tutto l’albero di trasmissione è puntellato da evidenti segni di ruggine, così da chiedere al meccanico di dargli una grattata ed una verniciata prima di rimontare il pezzo.
Il vano frizione.
Il particolare dov'era il ghierino.
E’ evidente che il tentativo di lavare sotto il camper, al rientro dopo questi viaggi, non da proficui risultati, quindi dovrò individuare dei posti dove posso andare sotto con un getto d’acqua.
Il cuscinetto rovinato.
La limatura sul cuscinetto.
A questo punto, affrontando il disco della frizione, mi fa vedere una serie di giochi che intercorrono tra: il ghierino sotto il cuscinetto del reggispinta, il cuscinetto stesso ed il volano bimassa, tra appunto le due masse interna ed esterna.
Una parte del volano bimassa ...
... l'altra parte.
Questo insieme di giochi ha prodotto della limatura che si è pericolosamente sparsa ovunque, compreso il disco della frizione, rovinando qualsiasi cosa in movimento, come il cuscinetto, il ferodo della frizione, il ghierino.
Ho spiegato al meccanico il precedente intervento occorso proprio sulla frizione, con la sostituzione del volano bimassa (com’era in origine) e tutto il resto; a questo punto mi spiega che è la Ford stessa chiede da qualche anno di sostituire il volano bimassa con uno normale, proprio per evitare questo tipo di difetto, quindi facendo ricadere inevitabilmente sul precedente meccanico l’imperizia nella sotituzione e quindi, dopo 2 anni e 2 mesi, non posso rivalermi su nessuno.
Inutile dire quanto io sia rimasto sbigottito da queste affermazioni, soprattutto vedendo il danno riportato sui pezzi citati, che ora sono sul bancone da toccare con mano.
Alla fine ritiro il camper dopo 8 giorni di fermo e tanta rabbia per aver speso € 1.200 di tutto.
Questo non è un film nuovo, però ne ho sentito parlare molto, bene o male, dipende dal punto di vista personale di chi lo guarda, soprattutto dipende dal profilo politico di appartenenza, per questo sono andato a cercarlo di proposito.
La trama in grandi linee è più che attuale: si parla di emigrazione clandestina della disperazione, tra il continente africano e l’Europa, ovviamente con maggior risalto del punto di vista dell’emigrante clandestino e delle motivazioni più o meno sociologiche o personali che inducono i soggetti ad affrontare questa folle e triste avventura.
Assistiamo al racconto crudo del lungo viaggio tra la Tunisia e l’Inghilterra, attraversando una Francia inospitale, con l’aggiunta ulteriore difficoltà di attraversare, oltre il mediterraneo, anche la manica, per raggiungere un Amore impossibile.
Infatti, com’è ovvio pensarlo, non è sempre lo stesso motivo che spinge l’individuo ad affrontare le molte avversità che si trova sul percorso, ma non è questo il punto; ciò che ho trovato molto interessante in questo film, oltre l’ovvio riferimento alle ultime restrizioni europee sui clandestini, è la difficoltà di comunicazione interpersonale, sia tra gli emigranti, via via fino ad arrivare a chi vorrebbe aiutarli a soddisfare il loro desiderio.
Se possiamo considerare “normali” le difficoltà di comprendersi tra gli emigranti, ognuno preso dal proprio bisogno, rischiando anche la vita, emergono enormi anche le incomprensioni tra i due protagonisti cittadini francesi, dediti al volontariato, ma non in grado di capirsi e comprendersi come coppia.
Gli interpreti sono per me sconosciuti, ma li ho trovati perfettamente nel loro ruolo, sempre in grado di trasmettere allo spettatore la giusta dose di ansia e di precarietà, in tutti i sensi, come esseri umani e come coppia (il cast ed il trailer) .
Penso che con questo film, il regista abbia voluto porre sì l’uguaglianza tra le varie popolazioni, a prescindere dalla loro esigenza iniziale, ma ha voluto anche fare emergere la necessità primaria di sapersi comprendere, abbandonando i propri egoismi ed aprendo all’altrui considerazione, iniziando dal proprio vicino, fino all’abitante del continente vicino.
In pratica possiamo solo essere spettatori di un dramma di sempre, senza una soluzione a portata di mano, dove alla fine gli eventi travolgono, non solo i protagonisti della pellicola, ma anche lo spettatore stesso, lasciandolo da solo con i propri pensieri (voto 7).
Le locandine, i cast, i trailer sono stati tratti dal sito tematico www.mymovies.it, mentre le recensioni sono solo personali punti di vista.
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