Il peloponneso 8-25/4/2006.

14 05 2006

8 Aprile 2006

Partenza da casa con un sole splendente anche se fa un po’ freddo; radio a manetta, piedi sul cruscotto, il guidatore è in forma; si beve un sorso di grappa perché l’emozione è forte: tre settimane in Grecia, un’avventura magica da raccontare a chi verrà dopo di noi.

Siamo all’imbarco, fatto il check-in, fra un’ora si parte; ora ci siamo un po’ calmati.

Il guidatore ora è uscito con cappello, occhiali, clippon e ……… un grappino, pare un ragazzino al suo primo appuntamento.

Quelli che si imbarcano per Patra, devono salire per primi; pian piano ci avviamo verso il “navone” della Minoan, ha un nome molto appropriato: Parsifal, l’eroe pazzo. Ci appostiamo in open-deck, saliamo in coperta: il Toscani della situazione è tutto pronto, “massa strafanicci” per il mio carattere!

Venezia dal mare.

Alle quattordici in punto mollano le gomene e partiamo, tira un bel vento, dopo un po’ siamo davanti a S. Marco. Sembra di guardare un film, solo che tu sei dentro, mio marito ed io siamo i protagonisti.

Sempre Venezia.

Sempre Venezia.

Il “navone” avanza piatto, il mare è una tavola blu, il fotografo si sta sfogando, anche se c’è sempre un venticello gelido. Siamo ormai sintonizzati sull’ora di Atene ed alle 22 andiamo a letto. Siamo sopra i motori della nave, in camper c’è un rumore robusto, speriamo di dormire stanotte.

9 Aprile 2006

Un messaggio ci sveglia al cellulare del fotografo; dopo colazione saliamo in coperta: il mare è sempre splendido, anche se ogni volta che passiamo vicino alle cucine esce un odore di aglio simile a quello dei lampasciuni. A mezza mattina riusciamo a vedere sia la costa albanese che quella del Salento.

Ancora Venezia.

Ancora Venezia.

Ora viaggiamo nel mare delle isole greche: mi pare che Ulisse ci stia guardando, le colline e le isole sono brulle ma con un loro fascino; c’è anche una piccola isola che il marito chiama l’isola dei gabbiani: stanno volteggiando sopra, pare che salutino i due viaggiatori che guardano e si interessano di tutto.

Alle tredici abbiamo lasciato Jgoumenitsa e stiamo arrivando a Corfù.
Corfù è molto più bella di Jgoumenitsa, case in stile veneziano, la fortezza e tanti cipressi. Un bel gabbiano con la testa nera e il becco rosso si è appena tuffato qui davanti a noi, ed ha preso un pesciolino.

I crucchi mangiano solo polpette, il prefo dice che dovrebbero essere buone, quasi quasi era tentato di prenderne una per assaggiare. Riflessione: sono un po’ in difficoltà a scrivere, ma vedo che sto prendendone gusto, pare di tornare indietro nel tempo quando tutte le sere scrivevo a qualcuno che era a militare lontano ………….

I resti di Poseidone.

I resti di Poseidone.

Lui dice che si sta rilassando, e questo è vero però sembra un animale in gabbia: oltre la nave non si può andare. Siamo in attesa di vedere Itaca, l’isola di Ulisse; chissà se ha errato per vent’anni per spirito di avventura o perché Poseidone gli remava sempre contro.

L’isola di Lefkada è alle nostre spalle, aspettiamo Cefalonia (4500 italiani morti) e poi ………….. finalmente vediamo Itaca. Il marito mi fa una bella foto.

A Patra la nave è arrivata tardi in porto, c’è buio pesto, andiamo un po’ alla cieca; la costiera verso Kalogria è impossibile di notte, bellissima se a piedi: negozietti, taverne ed a destra sempre il mare senza nessuna barriera.

Torniamo indietro verso Patra e poi verso Corinto, mio marito è stanco e decidiamo di dormire in una stazione di servizio anche su consiglio del gestore che gentilmente ci indica il parcheggio. Abbiamo passato la notte in maniera tranquilla e serena.

10 Aprile 2006

Sveglia h 7.20 ora di Atene – 6.20 ora legale italiana – 5.20 ora solare come dice giustamente il prefo! Ripartiamo baldanzosi verso Kalogria, ripassiamo Patrasso, una città di mare con montagne e montagne di immondizie; ci avviamo verso ovest, il mare ci accompagna alla nostra destra per tutta la strada, poi ci addentriamo verso l’omonimo parco.

La sosta a Kalogria.

La sosta a Kalogria.

Kalogria: Beethoven qui potrebbe ritrovare la vena per scrivere di nuovo la Pastorale; strada non molto larga, pini marittimi enormi, paludi e lagune, pecore e capre dalle corna a cavatappi, una piccola chiesetta bianca ……..

La piccola careta-careta.

La piccola careta-careta.

Pian piano in bicicletta ci avviamo verso una spiaggietta con poco più in là un promontorio, ci inerpichiamo fra la macchia mediterranea e troviamo ………… la careta-careta. La coccoliamo un po’ lasciandola sul suo sentiero. Rifacciamo un bel giro in bicicletta: rane che gracidano negli acquitrini, uccelli acquatici che spiccano il volo, e pecore, e mucche, asini e capre.

Partiamo verso Killini e il suo Kastro (costruito attorno al 1200 da Carlo Magno?) con le scarpe da ginnastica Mizuno sopra il tetto ……. e vengono perse attraverso la piana della Grecia.

– h 18. Qualcuno si è accorto di aver perso le scarpe, pazienza sennò come gli indiani fanno a lavorare? Bella passeggiata sul mare con bagno e successiva griglia micidiale: mare luna e sabbia; agli altri il resto.

11 Aprile 2006

– h 3.15 Ci svegliamo di soprassalto perché il camper dondolava bene, si pensa sempre a varie cose, il vento, qualche balordo ………… ma al mattino abbiamo saputo che era il terremoto. Dopo la notte burrascosa partiamo per le terme di Killini, niente di speciale a parte i resti delle terme romane. L’acqua puzzava di uova marce (acido solfidrico dice il marito) e c’era un po’ di degrado.

Arriviamo a Pirgos, attraverso una pianura fertile e piena di serre, città commerciale con molti negozi a prezzi molto più bassi che da noi; anche in centro città le cose sono sempre finite a metà, vetrine sporche e parcheggi anche in terza fila.

Katakolo: una piacevole sorpresa, una bella nave della Costa e un bel paesino turisticizzato. Dopo pranzo partenza per Olimpia dove arriviamo dopo le 15, e così impariamo subito che dopo quell’ora non si visita più niente. Andiamo in campeggio, facciamo un giro per la cittadina: ristoranti , negozi di souvenir ed alla fine di nuovo griglia.

12 Aprile 2006

– h 7.30 Ci svegliamo ad Olimpia con un bel sole e partiamo per Andritsena e poi al tempio di Apollo Epicureo. In nessun altro diario di viaggio troviamo delle notizie utili; il Lonely Planet ci informa che Andritsena è un piccolo paese con strade molto strette e che per arrivare fino al tempio bisogna noleggiare un taxi. Il paese è veramente piccolo; saliamo a piedi fino in piazza dove c’è la solita fontana sotto il platano.

Il tempio di Apollo Epicureo Andritsena.

Il tempio di Apollo Epicureo Andritsena.

SUPER PENNELLO (è Pasqua e le donne greche sono solite imbiancare marciapiedi, gradini, cortili e tutto quanto li fa più comodo, con un pennello dal manico lungo circa un metro) e qui lo compra!

Il camper è tutto sporco e il guidatore decide che con un graaaaaande pennello si può ovviare il tutto.

Chiediamo notizie per la strada che porta al tempio: non ci capiamo e un signore di circa 70 anni, probabile gestore di un supermercato ci offre un dolcetto – non sappiamo di cosa – ma inaspettato e gentile.

Il guidatore decide di tentare la strada del tempio, non è uno scherzo anche perché sono 14 chilometri di montagna: pian piano saliamo e con nostra sorpresa la strada è scorrevole, asfaltata e con due corsie.

Ci troviamo proprio nel centro del Peloponneso, rocce cespugli e capre, capre e capre.

Arriviamo al tempio che devo dire mi ha un po’ deluso: era descritto come il secondo tempio della Grecia dopo il Partenone, ma così, coperto da un tendone per un restauro iniziato nel 2002 , non dimostra la sua imponenza.

Forse sono stata condizionata dalle foto in cui lo si vedeva stagliato verso il cielo blu, maestoso e solitario. Tutt’intorno il sito archeologico.

Il Superpennello al lavoro.

Il Super Pennello al lavoro.

Tornando indietro ci fermiamo in una piazzola con una fontanella e lì …….. pulizia del camper con il SUPER PENNELLO. Mi è un po’ difficile descriver l’impegno, l’operosità, e la foga prodotta per compiere il lavoro: ma che risultato! Il camper è rinato.

Torniamo verso il mare, verso Kalonero dove depongono le uova le tartarughe: un vento forte e nessuno in spiaggia. Ci addentriamo in una stradina che costeggia una piantagione di angurie: Dio ce ne liberi! La strada è sempre più stretta, per fortuna tutto è andato bene ed il marito è riuscito a tirarci fuori da questo inghippo.

Il braciere di Nestore.

Il braciere di Nestore.

Andiamo veloci perché è ormai tardi e puntiamo verso il palazzo di Nestore: la strada corre in mezzo a colline di ulivi che si stendono fino al mare; questo mi dà un senso di pace. Arriviamo al palazzo di Nestore e scopriamo che non c’è nessuno; ormai è buio ma da soli non ci fermiamo a dormire.

Il camping Gialova.

Il camping Gialova.

Velocemente ci trasferiamo in un camping a Gialova e dobbiamo dire che è tutto veramente bello: il muso del camper è sulla battigia dove si infrange il mare; siamo sotto le palme, eucalipti e cicas.

La luna di notte al campeggio.

La luna di notte al campeggio.

Davanti ci sono le isole della “Scienza e della Sapienza”e a sinistra le luci di Pylos; sembra tutto una fiaba, la luna spunta lateralmente al camper e viene ad illuminare il mare davanti a noi: sembra voglia rendere omaggio a due persone che amano la montagna ma sono felici di far parte di questo piccolo universo.

13 aprile 2006

– h 8.50 Dopo una bella doccia, ripartiamo verso il palazzo di Nestore. E subito, guardando il mare,viene in mente il giovane Telemaco che qui attraccò per recarsi alla reggia, a chiedere notizie del padre Ulisse. Ancora non c’è nessuno e con la Lonely Planet che ci fa da guida andiamo, con deferenza, con rispetto verso questo re; mi dà il senso della saggezza.

Il golfo di Telemaco.

Il golfo di Telemaco.

Là sulla collina questi resti con dei mattoni marrone, il grande braciere centrale che riempiva la sua sala del trono; la sala della regina, il magazzino dell’olio con ancora incastonati gli otri, il magazzino del vino, la dispensa, la sala di attesa; tutto fermo ed immobile quasi a voler tramandare per sempre la grandezza degli uomini per l’eternità.

La vasca da bagno in pietra.

La vasca da bagno in pietra.

Di incommensurabile bellezza la vasca da bagno incastonata nella pietra (perciò è stato impossibile rubarla) intarsiata con piastrelle di diverso colore con motivi geometrici e floreali. Si trova religiosità in tutto questo.

La fortezza Methoni

La fortezza Methoni

Vai, il resto del Peloponneso ci aspetta: Pylos e poi Methoni, fortezza veneziana immensa, con grandi mura, fossati, camminamenti, resti di palazzi, torri, feritoie, ma anche uno che non sa niente capisce una cosa: qualsiasi nave all’orizzonte, anche vicino all’isola di fronte non sarebbe sfuggita al leone di San Marco.

La fortezza Methoni.

La fortezza Methoni.

Vogliamo vedere l’altra fortezza veneziana: quella di Koroni, ma è stata una delusione, solo rovine; ma in compenso per arrivare fin qui abbiamo trovato un mare che più blu non si può.

Il mare di Koroni.

Il mare di Koroni.

Il paese di Koroni è carino, con viuzze ripide e molto strette, anche qui le persone sono disponibili e gentili: eravamo “incastrati” in una via molto stretta, le terrazze erano proprio sopra alla mansarda del camper; troviamo una macchina nell’altro senso! Panico!! La signora alla guida si fa un centinaio di metri in retromarcia e in discesa: bene!

Ripartiamo e cerchiamo un posto per la notte; arriviamo ad Agios Andreas, ci fermiamo vicino al porticciolo e qui trascorriamo una notte tranquillissima dopo aver trovato un segaccio fra le barche in riparazione, che ci è servito per tagliare il bastone di Laerte (trovato nell’uliveto che circonda il palazzo di Nestore: il bastone si trova ancora a casa nostra).

14 aprile 2006

– h 7.30 Il marito cerca di comperare il pesce dai pescatori, (agiscono di notte con piccole barchette) ma quelli non ci badano perché vendono tutto il pescato ai ristoratori peraltro scarsamente numerosi. Presi da questa delusione decidiamo di partire per l’antica Messene. La strada come al solito è stretta e piena di curve. Ci fermiamo a Mavromati dove secondo la tradizione Zeus nacque e fu allevato da due ninfe.

Venne lavato in una fontana che troneggia in centro del paesino con l’immancabile grande platano da dove sgorga l’acqua (In tutti i piccoli paesi del Peloponneso, in centro, c’è un grande platano con una fontana). Lasciamo il camper in un parcheggio e ci incamminiamo verso l’antica Messene.

I bastioni di Epaminonda.

I bastioni di Epaminonda.

Vediamo le mura ciclopiche a secco, veramente ciclopiche, con i bastioni costruiti da Epaminonda e una grande “porta circolare” simile ad una rotonda in verticale che dall’alto sovrasta il tutto.

La statua di Artemide.

La statua di Artemide.

Visitiamo il piccolo museo dove rimaniamo incantati dalla statua in marmo di Artemide. Le manca un pezzo di arco ma il suo volto, la fattura delle vesti, rivelano una fierezza mascolina, mal celata dai delicati lineamenti di questa dea.

Cerchiamo poi di visitare la parte del sito archeologico recintata, ma nel giro di cinque minuti folate di vento, pioggia, grandine ci costringono a ripararci sotto il verde; aspettiamo per una buona mezzora ma la pioggia è incessante.

La strada di Kalamata.

La strada di Kalamata.

Dobbiamo cambiare un po’ il programma anche perché ormai hanno chiuso (occhio agli orari: qui iniziano presto e terminano prestissimo) e decidiamo di andare a Mistras. Scendiamo fino a Kalamata, città caotica e prendiamo la strada verso Sparta.

Scorcio di Mistras.

Scorcio di Mistras.

Sembra la strada vecchia della Valcellina, lunga però sessanta chilometri – curve a gomito, frane con caduta sassi, tetti di roccia che dovevamo ben inquadrare con il camper. Devo dire che il guidatore è stato bravo!

A Mistras.

A Mistras.

Arrivati a Mistras, siamo un po’ in difficoltà perché il sito archeologico dista cinque chilometri ed è tutto in salita, circa seicento metri di dislivello. Decidiamo di andare in campeggio così intanto la notte ci porterà consiglio.

15 aprile 2006

– h 7.30 Qui tutti prendono l’autobus o il taxi per arrivare in cima alla collina dominata dal castello, per poi ridiscendere verso il basso. Ma noi due, esperti escursionisti in the Dolomiti Stars ci facciamo cinque chilometri a piedi in piano poi saliamo fino al castello, sotto il sole cocente, percorrendo le viuzze che attraversano i “cupolini” bizantini e nonostante fossimo fuori stagione, il tutto è simile ad un presepio.

Arrivati al castello ci imbattiamo in uno stuolo di studenti inglesi e dallo speacker, approfondiamo le nostre conoscenze del sito.

Riscendiamo e in prossimità del convento di Pantanassa (altrimenti detto Panteganassa) rifacciamo la foto sul posto dove anche i ragazzi l’avevano fatta nel 1984. Bella emozione!

Chiesetta a Mani.

Chiesetta a Mani.

Dopo circa quattro ore finiamo la nostra visita di un sito, sicuramente da visitare, un po’ perso nel tempo decadente e non chiaro, dove le ristrutturazioni in atto, peraltro ben eseguite, dureranno ancora parecchi anni se mai ci saranno soldi da spendere.

Altra chiesetta a Mani.

Altra chiesetta a Mani.

Ritorniamo per la stessa strada e …………… perché non ci fermiamo a pranzare in un ristorantino consigliato da Lonely Planet? Ne troviamo uno a conduzione greco-canadese. Aspettiamo, aspettiamo, ed alla fine senza chiederci nulla ci portano un zuppa di fagioli e basta! Così facciamo sabato santo.

La gigante.

La gigante.

Ritorniamo velocemente verso Kalamata, famosa per le olive, e poi giù verso il Mani, il dito più lungo del Peloponneso. Luoghi incantevoli: Kardamili, Stoupa (villaggio a ridosso del mare, ma impossibile da attraversare perché troppo stretto, lì il Laika ha rischiato veramente grosso), Agios Nikolaos.

La luna a Karavostasis.

La luna a Karavostasis.

Passiamo la Messenia e ci fermiamo a dormire a Karavostasis, sul golfo di Itilo, in un parcheggio davanti agli scogli. Per finire la giornata andiamo in una taverna e ceniamo con insalata greca, calamari e vino bianco (tombola: pranzo e cena fuori!)

16 aprile 2006

– Buona Pasqua! Prendiamo le bici per iniziare una bella passeggiata sul litorale del golfo, poi lui si ferma a vedere le barche con i pescatori che stanno togliendo il pesce dalla reti: fanno questo lavoro uomini e donne; dividono il pescato lasciandone una buona parte anche ai gatti. Ne ho contati dodici sul molo che aspettavano il loro pesce.

Il calamaro gigante.

Il calamaro gigante.

Anche Isi ed io guardiamo attentamente e vediamo delle aragoste, un calamaro lungo mezzo metro, scorfani, sarde, seppie ed altro pesce. Isi compra degli scorfani, seppie e una rana pescatrice: lava, pulisce e fa alla piastra la seppia ed il resto lo lessiamo. Ottimo pranzo visto che è Pasqua (dimenticavo le biciclette ci sono servite a fare cento metri), poi dopo un po’ Isi si sente male e va a letto, risistemo il tutto e poi via con il “Biochetasi ”, con un “canarin”,  ma niente.

Comincio a star male anch’io, andiamo a letto e passiamo una notte infernale, siamo come due pulcini che non vogliono lasciare il nido, anche perché nonostante tutto distesi stiamo un po’ bene. Probabilmente le nostre magagne sono dovute al fatto che il pesce lo abbiamo lavato nelle pozze di acqua di mare che si trovavano fra gli scogli.

17 aprile 2006

– h 8.30 Pian pianino ci alziamo, riprendiamo ancora delle medicine e partiamo verso la punta più a sud del Peloponneso: Capo Tenaro. Ma sia io che mio marito attendiamo con ansia la mitica, per noi, Aeropolis.

Aeropolis nel 1984.

Aeropolis nel 1984.

E’ ancora molto vivo , il ricordo di ventidue anni fa quando con il Rimor subito ci incastrammo in un vicolo. Il paese aveva un forno a legna, tutto annerito dove una donna vestita di nero preparava il pane. Un ragazzo immergeva un secchio dentro il pozzo situato a livello della piazzetta che si trovava davanti: immagine da film.

Aeropolis nel 2006.

Aeropolis nel 2006.

Ritorniamo nella piazzetta e troviamo la fornaia. Il ragazzo ora ha trentanni, la casa è tutta riadattata perché hanno avuto il terremoto. La signora è sempre vestita di nero, compriamo varie cose che ci riportano alla Pasqua ortodossa; dimenticavo: la fornaia ha avuto anche sei figli. La donna, il figlio, mio marito ed io: loro conoscono solo il greco, Isi se la “cava” con l’inglese ma alla fine siamo riusciti a farci capire ed intendere molto bene. Abbiamo mostrato le foto dei nostri figli che lì erano arrivati molto piccoli. Loro ci han spiegato del terremoto e di come avevano “ristrutturato” la panetteria.
Usciamo da quel posto piacevolmente sereni per un qualcosa ritrovato dopo tanti anni.

Il Mani: in tutta questa terra aspra e dura questo popolo indomito, come dicono le guide, ha però costruito varie chiesette sparse lungo tutta la costa; chiesette con delle porticine molto piccole dove la sottoscritta si sentiva un gigante!

Percorriamo un bel po’ di strada con a sinistra ulivi, strada stretta, muretti a secco, ulivi ed e il mare a destra: cosa si può volere di più? L’insieme dà un senso di pace e serenità. Piccolo flash e mi ritorna in mente il pastore sulla strada tra Andristena e Apollo Epicuro: ci ha salutato felice in mezzo a tutte le sua capre. Isi mi fa notare sempre la strana somiglianza nei gesti e nello sguardo tra quel pastore e suo padre.

Dopo questi voli pindarici arriviamo a Gerolimenas, porticciolo di pescatori, quattro case, la solita taverna ed i soliti cani randagi trovati in tutta la Grecia.

Le case torri di Vathia.

Le case torri di Vathia.

Ci avviamo verso il paese fantasma di Vathia, con le sue case torri che troviamo anche lungo tutto il Mani. Puntiamo in maniera netta verso Capo Tenaro, paese più a sud del Mani; un vento molto fastidioso (il Meltemi) ci accompagna per tutta la strada. Solite strettoie, come tutte le vie in Grecia: si passa a stento con il camper, parcheggiamo, il vento ci accompagna fino al tempio di Poseidone che si trova nella punta più a sud, chiudo gli occhi e vedo Ulisse che impreca contro il dio che appare come un’onda enorme e lui, piccolo essere combatte la sua strana guerra.

Ritorniamo verso Aeropolis per la stessa strada: stesse emozioni rivissute a distanza di ore. Giriamo verso Githio, parcheggiamo sul molo assieme a due camper olandesi e un francese. Delusione! Githio è un paese “moderno” che ospita solo bar e ristoranti. Pernottiamo.

18 aprile 2006

– La strada da Githio a Monemvassia è senza emozioni. La fortezza di Monemvassia, a parte la bellezza del Laika parcheggiato sul mare, mi ha molto deluso. L’hanno paragonata a Venezia o a M.S.Michel, ma è solo una brutta copia di tutte e due. Ma Isi mi ha ricordato una cosa molto bella: a Monemvassia c’è una chiesa in rovina dove brilla una candela sempre accesa in devozione a S.Anna con la Madonna in braccio.

I polpi ad essicare a Neapolis.

I polpi ad essicare a Neapolis.

Partiamo per Neapolis: da notare la quantità di polpi messi ad essiccare pendenti al sole lungo le strade del paese, e successivamente verso Vinglafia. Vorremmo andare ad Elafonissos ma il per tempo incerto, non vogliamo buttare 40 Euro inutilmente.

Sono le 19 e ripartiamo verso Nord alla ricerca di un campeggio o un punto sosta per la notte. Dopo 2 o 3 paesini, scopriamo che le cose si stanno mettendo male: siamo in aprile, campeggi non ce ne sono, oppure sono chiusi ed i parcheggi sempre vuoti. Che fare? Andiamo sempre avanti e dopo un po’, vicino Skalea, troviamo una “taberna” con un parcheggio: li possiamo mangiare e dormire come fanno molti camperisti che vengono qui a “svernare” durante il freddo.

19 aprile 2006

– h 7.00 Un gallo mi sveglia stamattina …. Ripartiamo per Leonidio: una strada impervia in mezzo ai monti, stretta, caduta massi, e abitata solo da capre.

Arriviamo finalmente a Leonidio : devo ricordarmi di scrivere all’ E.O.T. per evidenziare lo scarso senso di ospitalità del locale comandante della stazione di polizia che non ci ha voluto caricare le esauste batterie della nostra macchina fotografica. Attentati? …. Consumo energetico?…

Il golfo di Assini.

Il golfo di Assini.

Dopo queste peripezie, finalmente arriviamo in un bel parcheggio, all’ombra degli eucalipti, con la presenza di una fontanella. E li ci fermiamo a pranzare e a fare rifornimento con un’ incantevole veduta sull’Egeo. Pernottamento ad Assini, fronte mare, e finalmente fa caldo.

20 aprile 2006

– h 07.00 Sveglia per vedere l’ antica acropoli di Assini, citata anche da Omero. I resti di Assini non sono un granché ma tutto è ripagato da uno splendido panorama tra terra e mare. Dobbiamo ripartire per Nauplio a vedere la fortezza delle Palamidi, costruita dai veneziani.

Fortezza delle Palamidi.

Fortezza delle Palamidi.

Dopo 1.000 gradini, sulla sommità, ci godiamo tutto il panorama: il mare è bello, molto bello. La fortezza è immensa come le immense ricchezze che qui Venezia proteggeva. Perdiamo qui tutta la mattinata.

Il pèonte sommerso di Istmia.

Il ponte sommerso di Istmia.

Ripartiamo per Corinto (dove non ci siamo fermati) verso il lago salato di capo Ireon dall’altra parte del canale. Isi si entusiasma per bene nel vedere il ponte che si inabissa sott’acqua per far passare le navi. A capo Ireon il posto è molto tranquillo ( a parte un cane che ha abbaiato tutta la notte). La sera andiamo a vedere il tempio di Era che da proprio sul mare ed è una cosa strana la posizione di questa costruzione.

21 aprile 2006

– h 08.00 Ripartiamo verso Corinto ed attraversiamo il secondo ponte che si immerge, ma ad Istmia. Successivamente vogliamo rifare il ponte attraversato ventidue anni fa: tutto è rimasto come allora, c’è anche il vecchio vagone delle poste, anche se non più in funzione. Ore 17.30 partiamo verso la costa che da Corinto porta verso Patrasso: paesi minuscoli in riva al golfo e puntiamo di nuovo all’interno verso Kalavrita.

Monumento a uomini, donne e bambini a Kalavrita.

Monumento a uomini, donne e bambini a Kalavrita.

Abbiamo parecchie informazioni che ci sconsigliano di percorrere quella strada (circa trentadue chilometri) ma Isi decide di tentar lo stesso, e fa bene! La strada è spaziosa, anche se con un po’ di curve; arriviamo al monastero di Mega Spileo: una delusione dalle foto alla realtà; c’è il decadimento che condiziona tutto, e un vecchio frate con il mal di schiena, ci rincorre urlando, e a gesti ci fa capire che le donne qui devono portare le gonne lunghe e maniche lunghe.

Ripartiamo per Kalavrita, cittadina in mezzo alle montagne, qui è conosciuta perché il paese per primo iniziò l’insurrezione contro la dominazione turca nel 1821. Nel 1943 i tedeschi uccisero 1436 maschi dai 15 anni in su, questa cosa si commenta da sola. Isi ha fatto una foto ad un monumento in bronzo edificato in quel paese, non mi sento però di fare il resoconto. Ormai al buio, perché sotto un temporale andiamo verso Agia Lavria: monastero che domina tutt’intorno ma il brutto tempo si sta trasformando in una grandinata. Per fortuna ci ripariamo sotto un grande platano e … aspettiamo. Le colline intorno diventano in breve tempo tutte bianche: fortuna che abbiamo trovato in tempo quel riparo.

Il tempo si placa e arriviamo al monastero, ma ormai è tutto chiuso: ci eravamo dimenticati che gli orari sono tassativi: si lavora dalle 8.30 alle 15 poi basta, all’infuori di bar, trattorie e pastori! Il tempo incombe, continua a piovere a dirotto e decidiamo di trovare un camping verso il mare, anche perché oggi per loro è venerdì santo. Isi mi porta al paesino di Akrata, ormai è notte, entriamo nel campeggio privo di alcuna custodia e riusciamo a godere del sonno dei giusti, anche se sotto la pioggia.

22 aprile 2006

– Al mattino il guardiano del campeggio ci dice che è rimasto a letto perché la sera prima era andato alla “big celebration”. Ormai si avvicina la fine del nostro viaggio e nel pomeriggio andiamo al campeggio Rion di Patra per rassettare il Laika. Il campeggio sembra inglese e lì Isi decide di fare una piastrina per la fine della vacanza. Piastrina eccezionale con dei nuovi sapori e nuovi gusti !!!

23 aprile 2006

– h 7.00 Anche stanotte abbiamo dormito sotto la pioggia. Per loro oggi è il giorno di Pasqua. Ieri sera hanno iniziato con i mortaretti, il canto del pope lungo e interminabile, dalla melodia statica. Sinceramente tra il lamento del venerdì santo e il canto di gioia per la Resurrezione non ho sentito molta differenza. E cantava anche la civetta e la musica di un bar vicino: la faccenda non era molto bella; per fortuna Isi ha sempre dormito.

Gli agnelli allo spiedo.

Gli agnelli allo spiedo.

Oggi per far passare il tempo siamo andati verso Kalogria. Per un attimo ho intravisto la chiesetta, lontana, in mezzo alle paludi e mi è venuta una stretta al cuore. In ogni paesino, davanti a parecchie case, o in serie, davanti a degli improvvisati ristoranti si sta cuocendo l’agnello allo spiedo. In uno di questi Isi ne ha contati addirittura 28 che infilzati, si rosolavano pian piano con la carbonella. L’odore, forse per noi che non siamo abituati, non è dei migliori, sa solo di grasso bruciato. C’erano pure spiedi di frattaglie di agnello arrotolate nelle interiora.

Le frattaglie allo spiedo.

Le frattaglie allo spiedo.

E ritorniamo verso Patrasso, verso il porto ad aspettare la Minoan che ci porta a Venezia.

Labbronzatura di Isidoro.

L'abbronzatura di Isidoro.

Mi è difficile continuare il discorso anche se son felice di rivedere i miei figli, spero che ci aspettino con ansia, ma qui ho passato dei giorni molto felici e sereni: una seconda luna di miele.

Labbronzatura di Ivana.

L'abbronzatura di Ivana.

Ivana

…e finisco io questo bel racconto: lei non dice di come si è messa a piangere l’ultimo giorno che aveva trovato il regalo per tutti e non per Massimiliano.

Fortuna che all’ultimo minuto tutto si è sistemato. E avete mai ricevuto un applauso da tutta una nave che arriva a Venezia? Ve lo racconto: alle sette del mattino arriviamo al Canale della Giudecca; tutti i passeggeri sono sul ponte a godersi lo spettacolo: Ad un tratto un urlo arriva dalle rive: MAMA !!!!….. MAMA !!!!

MAMA !!! MAMA!!!

MAMA !!! MAMA!!!

La voce di Massimiliano che era venuto a prenderci a Venezia in bicicletta …… Noi siamo scoppiati a piangere: ed un applauso scrosciante a Massimiliano ne copriva la voce.

E quel MAMA …… MAMA non lo dimenticherò mai. Ivana ti voglio bene.

Il percorso ()

o-o-o

Isidoro


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4 responses

18 05 2009
isidoro

ciao
sono proprio una foca….bastava vedere e cliccare la scritta azzurra.
WOW che bello. Si Si era questa, che poi è la tua, l’ impaginazione di cui ti parlavo. Solo che era sparito il nostro diario, e pensavo che tu nei tempi morti, inserissi le le foto che ti avevo spedito.
Mamma mia che bello: l’ aggiunta delle foto rende maggiormante l’ idea del percorso; Ivana più che un diario di viaggio ha descritto una serie di emozioni nostre personali.
Vabbè, ero appena andato in pensione quindi la vita presentava effetti ed affetti nettamente diversi.
L’ oblio era in atto. Grazie!
Isidoro

18 05 2009
maurito54

Di nulla, Isidoro, anzi è Ivana che è stata davvero brava a descrivere le vostre emozioni ed il vostro spirito, le vostre emozioni, sono imperdibili.

Una statua o un monumento rimangono sempre lì, ma il sentimento di quella visione è unico.

Sono contento che ti è piaciuto!🙂

Bye Maurizio

4 02 2012
Domenico Lazzaro

Bello il diario e le foto.
Anche io mi sono emozionato, Mi sono accontentato di poter ammirare le tue foto.
Speriamo che un giorno non lontano possa andarci anche noi.
Domenico

4 02 2012
elprefo

grazie Maurizio per la disponibilità.
ciao Domenico, ti ringrazio per le belle parole. In quanto al viaggio…..volere è potere ::-)
Se vai sul sito della Minoan puoi farti un preventivo sul costo del traghetto da Venezia. Partendo da li ti fai pure una minicrocoera. Venezia dall’ alto non ha paragoni.
Adesso che ho il camper piccolino, in aprile, il costo AR è per noi di 590 euro tutto compreso.
ciao Isidoro

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