Gli “arresti domiciliari”.

22 10 2008

Sarà perchè è ancora il primo anno (non credo proprio!), sarà che l’insofferenza verso la quotidianità sta crescendo di pari passo con gli anni che compio, però mi trovo a “soffrire dentro” sempre più spesso, se non posso andare a farmi un giro in camper, almeno durante il sabato o domenica.

Questo we ho voluto provare a non andare a trovare Zonker, non avevo nulla di specifico da fare, ma qualcosa si sa, lo si trova sempre, eppure mi sono detto: “Non è giusto trovare ogni scusa possibile per andare sul mezzo, se non serve e non si può uscire, non si va” … ecco.

Ora però sono qui, sul bus per andare in ufficio, con uno sguardo perso nel vuoto buio del mattino, nella direzione dove c’è il rimessaggio, alla ricerca di chissà quale raggio di luce potesse sorgere da qual parcheggio perso nei campi.

In effetti, ogni giorno, in ufficio, come a casa o in giro, ci sono molti spunti per fare i famosi “bagagli” e correre via nel vento, su quello che io potrei paragonare alla “vecchia carovana del west“, alla scoperta di inesplorati territori, invece che star qui a tribolare con gli orari dei mezzi pubblici, le improbabili coincidenze, le angherie lavorative, l’amministratore, ecc.

Per fortuna fra 2 we si potrà uscire, non vedo l’ora, se poi le cose vanno come le abbiamo progettate, prendiamo anche il venerdì di ferie, così partendo il giovedì sera, avremo ben tre giorni a disposizione, ma … che vita è questa?

E’ giusto saltellare tra un’uscita e l’altra e soffrire così degli “arresti domiciliari” forzati?😦

(pensiero realizzato alle 6.35 in viaggio
sul bus per andare al lavoro)

Bye  Maurizio


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2 responses

28 07 2010
Lorenzo

Oppure è meglio essere “liberi” professionisti…(liberi di lavorare sempre) e avere tutto il tempo libero che si vuole ma…FITTIZIO! Non potersela prendere con nessuno se non con se stessi e fare i salti mortali tra telefonate e cantieri ogni volta che si vuole andare via con il camper??
Davvero ognuno ha la propria croce…
Lorenzo

28 07 2010
maurito54

Ma se si è fieri ed orgogliosi del proprio lavoro, quella croce, alla fine, diventa un bel diadema, forse un pò pesante, ma per questo un pò più prezioso.

Bye Maurizio

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