Il treno.

3 02 2009

Non riuscendo a far passare la depressione per il camper fermo dal meccanico, ho deciso di approfittare della visita saltuaria che faccio a mia madre a Torino, utilizzando un mezzo ormai insolito per me: il treno.

E’ molto che non mi dedico un viaggio di tutta calma come passeggero e tanto più con questo mezzo di trasporto, l’occasione di essere da solo poi, ha fatto il resto, in famiglia si sono accavallati gli impegni vari che hanno fatto si che fosse più conveniente il treno sull’auto.

Questo we poi è stato anche caratterizzato da una copiosa nevicata, ragion di più per preferire le rotaie alle incognite dell’asfalto, considerato poi che il biglietto l’ho potuto fare tranquillamente via internet sul sito delle Ferrovie dello Stato, rinunciare sarebbe stato proprio un peccato.

Ho preso il metrò della linea 2 dal capolinea di Gessate, alle ore 7,52, la magia del panorama imbiancato è disturbata solo dal pensiero che gli impianti funzionassero, non è la prima volta che si gela tutto per il freddo, ma la fortuna aiuta gli audaci.

Accompagnato dalla fedele radio R101 in auricolare, arrivo puntuale in stazione centrale, anzi, faccio in tempo anche a coccolarmi con una veloce colazione, causa l’alzataccia, a casa non ho fatto in tempo a mangiare altro che uno yogurt.

L'interno semideserto.

L'interno semideserto con la tabella in fondo.

Il treno è puntualissimo, alle ore 9,15 parte il rapido per Torino P.ta Nuova, io però scenderò a P.ta Susa, è bello osservare la sua livrea slanciata sulla banchina in stazione, non è molto affollato e così posso scegliere un comodo posto vicino al finestrino, nel livello superiore.

Ho acquistato anche un quotidiano, pur sapendo che inevitabilmente mi farò catturare dal paesaggio che mi scorrerà via, assieme agli inevitabili pensieri.

E’ passato molto da quando avevo preso un treno precedentemente, così ora mi posso gustare la tabella elettronica, aggiornata in tempo reale, con tutte le informazione necessarie al viaggio, dalla velocità, alla prossima fermata, ritardo, insomma, c’è da passare un pò di tempo in compagnia della curiosità.

Un primo paesaggio.

Un primo paesaggio.

Il paesaggio è innevato, il bianco statico della neve contrasta con la velocità del treno, il posto a sedere è comodo, anche se un pò stretto, ma è sufficiente per il costo del biglietto € 8,75, con stupore apprendo dal controllore che il biglietto è aumentato proprio oggi a € 9,02, ma avendolo già pagato prima, godo dello sconto forzato.

Le fermate nelle stazioni intermedie sono veloci, inizia ad affollarsi, ma nulla di invivibile; tra un centro abitato a l’altro scorrono dei casolari abbandonati, sono quelli a catturarmi i primi pensieri.

I campi innevati.

I campi innevati.

Quegli edifici sono lì, immobili, in balia del degrado lento ed inesorabile, sembra che vogliano combattere contro il tempo con l’unica arma che hanno a disposizione: la loro storia vissuta.

A prima vista paiono così insignificanti, ma osservando meglio l’immagine impressa in memoria, mi sembra di scorgere la vita di un tempo che passava tra quelle mura.

Un casolare abbandonato.

Un casolare abbandonato.

Mi sono immaginato la difficoltà che i loro abitanti dovevano avere, già solo nelle comunicazioni con la città più vicina, anche se è piaciuto perdermi nella vita frenetica del periodo estivo, i campi da curare, i ragazzi che corrono ovunque, chi al lavoro, chi per gioco, gli intrecci sociali, gli intrecci amorosi.

Per non parlare poi dell’inevitabile letargo, immagini aiutate anche dalla neve di oggi, dove ogni abitante doveva combattere con il freddo e se il raccolto non fosse stato sufficiente, magari anche con la fame.

Inevitabile poi il confronto con la vita attuale, quelle agevolazioni che poi, magari, alla lunga, possono non rivelarsi tali, come la pretesa di voler controllare il tempo, mentre sarebbe più salutare per tutti che fossimo noi a doverci adeguare all’inevitabile trascorrere delle ore.

Il viaggio è durato precisamente 1 ora e 45 minuti, così come previsto dall’orario, così mi sono trovato a fare il paragone con il viaggio con un mezzo proprio e la diversità che ho riscontrato tra il viaggiare in automobile ed in camper, seppur autista di entrambi, indubbiamente il camper è il viaggiare più tranquillo, quasi fosse un treno.

La velocità non è salutare, oltre che per la logica sicurezza, c’è da fare il conto lo stress del mantenere il controllo sulla strada e le varie situazioni, mentre viaggiando con più calma, c’è anche la possibilità di gustarsi il panorama, quasi come in treno, siamo a 120 km/h ed il mondo pare abbia una veste diversa, come della festa.

Sia uscendo da Milano, che entrando a Torino, nella sua periferia, l’occhio mi cadeva facilmente sui camper rimessati alla meglio, in strade secondarie, nei piazzali pubblici o privati, uno poi era così infagottato, avvolto in una telo di cellophane, che sembrava un pacchetto regalo.

Il palazzo della Rai a Torino.

Il palazzo della Rai a Torino.

Per strada mio fratello mi ha offerto la possibilità di venirmi a prendere in stazione, alle ore 11 precise sono sceso a Torino P.ta Susa, nonostante sia una piccola stazione cittadina, l’appuntamento era all’entrata, ma l’inevitabile imprecisione ci ha fatto perdere una mezz’ora nell’aspettarci in posti diversi.

Non importa, così ho potuto anche dedicarmi ad una calma riflessione sulla piazza antistante, il palazzo della Rai la sovrasta come sempre e non è stato difficile ricordare quel breve periodo in cui ho potuto lavorare come consulente presso gli uffici Rai, se on ricordo male del 7° piano, la loro mensa, il soggiorno all’Albergo Patria, di Mussoliniana memoria, mi sono anche chiesto se quell’albergo fosse ancora aperto.

La giornata è sempre stata piovosa e nevosa, così l’abbiamo passata pressoché chiusi in casa, il ritorno era previsto con il treno delle 16,59 che puntualmente è arrivato alle ore 18,45 a Milano C.le.

Il viaggio di ritorno è stato un pò meno confortevole, già a Torino il treno era pieno, ho trovato un posto contro marcia e con altri passeggeri attorno, così ho potuto gustarmi il posto stretto nella sua completezza.

Le prese della corrente.

Le prese della corrente.

E’ stato bello poter notare che c’erano anche delle prese per eventuali accessori, telefono e/o computer, addirittura con la possibilità di spine diverse, come le schuco: forse è l’occhio del camperista che le ha scorte sotto i porta rifiuti sui finestrini.

Mi sono anche lasciato cullare dal movimento del treno, tanto da addormentarmi per una buona parte del viaggio, l’imbrunire della partenza nel viaggio di ritorno, s’è presto tramutato nel buio completo.

Le poche luci che si vedevano non riuscivano a farmi immaginare più di tanto, ho cercato di scorgere le luci delle abitazioni, ma a quella velocità si scorgevano quasi prevalentemente solo i lampioni.

Anche il viaggio di ritorno in metrò è stato veloce e senza imprevisti, la neve continuava a scendere, come la mattina, però al ritorno ero più carico d’emozione, il viaggio mi è molto piaciuto, adoro farmi cullare dai miei pensieri, a patto che non siano … cattivi!

Bye  Maurizio


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