We lungo a Rivolto (UD) – Trieste

12 05 2009

Questo week-end lungo avevamo deciso di passarlo assieme al gruppo “Quelli di Dova”, una lunga ed estenuante sequela di mail tra noi ha preceduto il viaggio, il tentativo iniziale era di andare a trovare Isidoro, ma di non arrecargli troppo peso.

Non eravamo certi che lui potesse seguirci, ma …

30/4/2009 – Km. 29.582

Subito dopo pranzo, alle ore 14.45, Marta ed io, partiamo con il camper ben rifornito di gasolio, acqua chiara e cibo… vediamo cosa ci dimenticheremo questa volta.

Infatti, la prima sorpresa, dopo l’invio dell’sms con il quale annunciavamo la partenza, è stata quella di scoprire che il navigatore aveva ancora la mappa limitata per la zona “Milano – Lione”, caricata di fretta nell’ultima uscita e mai più sistemata.

Poco importa, ovviamente mi sono un attimo … alterato, ma Marta ormai mi conosce, poi mi passa alla svelta. Decidiamo di partire, il foglio dettagliatissimo della mail di Isidoro ci farà da navigatore, quella è una zona già conosciuta e poi saremo assieme agli altri.

Il tempo è grigio, la temperatura è mite, il sole spesso è coperto, lungo il tragitto autostradale della A4 riusciamo a prendere 2 scrosci violenti di pioggia, ma ormai Zonker è una sicurezza, i copertoni posteriori nuovi ci confortano non poco.

Decido di prendere la solita tangenziale di Mestre, quella vecchia, non c’è traffico e costa meno, la velocità di crociera è sempre sui 100-110 km/h e la radio ci accompagna.

Usciti dall’autostrada, prima di fermarci, faccio gasolio, così staremo più tranquilli nei nostri giri, il gasolio qui sembra più caro €/lt 1,049.

Arriviamo da Isidoro ad Azzano Decimo (PN) alle ore 18.00, con il contachilometri che segna Km. 29.887, parcheggiamo in retromarcia nel loro cortile, davanti al loro Motorhome, stupendo con quei fari di profondità.

Il loro vialetto di Ginkgo Biloba è bellissimo, quanta cura c’è in quel verde, è ammirevole il loro lavoro di manutenzione, senza contare quel magico bosco che c’è sul retro, non siamo riusciti a visitarlo, ma è il tipico regno dove potresti trovare uno … Gnomo.😮

Nell’attesa degli altri equipaggi, finalmente parliamo un pò dal vivo e non più via mail o post frettolosi su CoL; si aggiunge alla compagnia anche Massimiliano, figlio di Isidoro, ci offrono dell’ottimo salume e formaggio e così arriva anche Gnomo con la sua famiglia.

Iniziamo a stilare un probabile programma per assistere l’indomani allo spettacolo delle Frecce Tricolori a Rivolto (UD), Isidoro ci informa che, durante una sua precedente ricognizione, ha trovato un ottimo punto di sosta e quindi decidiamo assieme che è molto meglio recarci subito in serata, onde evitare il casino del giorno dopo.

Avvisati telefonicamente gli altri due equipaggi che sono ancora in viaggio,  diamo loro conferma della nuova rotta, così potranno seguire le coordinate già presenti nella famosa mail di Isidoro ().

Arriviamo a Rivolto alle ore 23.30 al Km 29.918, mettiamo un paio di sedie per tenere il posto agli altri due equipaggi che sono ancora in strada, facciamo le ultime quattro chiacchiere e poi andiamo a dormire.

L’inevitabile vociare all’arrivo dei nostri amici, ci tranquillizza, finalmente siamo tutti assieme; è bello poter dormire nel camper, dopo così tanto tempo.

1/5/2009

Il nostro gruppo.

Il sonno ristoratore si è concluso verso le 8.00, la giornata sembra volgersi al bello, il leggero velo di nuvole non riesce a mascherare il sole.

Per fortuna ieri sera Paola, la moglie di Marco Gnomo, ci ha prestato un litro di latte … anche questa volta ci siamo dimenticati qualcosa, e dire che c’eravamo preoccupati di prenderne 2 di litri, che poi puntualmente sono rimasti a casa … che frane che siamo!😦

Mentre noi due facciamo colazione, non possiamo fare a meno di notare il movimento dei nostri compagni di viaggio, siamo tutti già in piedi e ci raccontiamo un pò di strada fatta.

Sulla strada vicina è già presente una bella coda di auto e pullman, Isidoro ci informa che la base aerea è molto vicino, e che dovremo farci una piccola camminata.

Oggi è il compleanno di Marco (Brigsuper) e anche questo evento contribuisce ad alimentare i convenevoli che non facilitano la partenza, c’è sempre chi si attarda in qualche discorso, così ci dividiamo.

Con ferrea determinazione, Isidoro & Ivana, Marta ed io, ci incamminiamo, seguiti a poca distanza da Marco (Gnomo) & Paola con Sara, cerchiamo di far notare all’Omino dell’Est (Isidoro) che il senso della marcia che stiamo intraprendendo è giusto contrario a quello della coda di auto e delle persone che incrociamo.

La sua grande determinazione ci conduce a raggiungere la rotonda sulla provinciale, dove un improvvisato blocco stradale ci vieta il passaggio, costringendoci a ritornare sui nostri passi.

Così, torniamo a raggiungere coloro che avevamo incrociato in coda in auto e che ci avevano chiesto da che parte fosse la base e li superiamo ostendando indifferenza; l’ingresso alla base per il pubblico , con qualsiasi mezzo si possa raggiungere, è il numero 2.

Nei giorni precedenti Isidoro si era sì informato, ma quello a lui proposto era l’ingresso dei Vip, a noi precluso; ovvi e scontati gli sfottò, ma questo ci ha permesso di allungare la camminata senza troppa fatica.

La base aerea militare.

La base aerea militare.

In effetti l’accesso alla base era molto più vicina di quanto ci si immaginava, la lunga processione di auto, pullman e pedoni entra fino alle transenne che costeggiano la pista di decollo.

Un caccia.

Un caccia.

Ovviamente la base aerea è zona militare, pertanto la sorveglianza è massima, ma sempre discreta, anche se puntuale; nei prati attorno alla pista ci sono parcheggiati molti aerei, dai più grandi militari, ai piccoli Cesna privati, che sono serviti a chi è arrivato volando.

L'aereo dei paracadutisti.

L'aereo dei paracadutisti.

Il primo aereo militare che incontriamo è un vecchio bi elica, servito per lanciare i paracadutisti militari; qui scopriamo che anche Isidoro era un paracadutista e che ha volato e si è lanciato proprio da quel velivolo.

Non è facile muoversi, attorno ci sono molte persone che curiosano, ma è bello vedere la sua emozione di fronte a quel mezzo carico di ricordi.

I lemori tricolori in gesso.

I lemuri tricolori in gesso.

Per l’evento c’è anche una curiosa sfilata di auto Ferrari, così come una gran quantità di lemuri di gesso, colorati con il tricolore, opera d’arte di un artista, offerta per l’occasione.

Un triplano in mostra.

Un triplano in mostra.

Il sole ormai è alto e caldo, i cappellini purtroppo sono rimasti sul camper, l’orario di inizio della manifestazione è stato spostato, rispetto al programma e l’attesa si rivela un pò pesante, siamo in piedi ed abbiamo camminato.

La bici strana ...

Tra le molte persone improvvisamente compare uno strano individuo, con una bicicletta curiosa, piena di catarifrangenti, davanti e dietro, impossibile non notarlo.

... da dietro.

... da dietro.

Finalmente alle 11.15 iniziano le manifestazioni, si alza in volo un elicottero con un militare appeso sotto che sorregge la bandiera italiana.

L'apertura delle evoluzioni.

L'apertura delle evoluzioni.

Durante tutto questo tempo i 10 MB339A delle Frecce Tricolori sono ben schierati davanti a noi, nel frattempo si alzano in volo altri tipi di aerei, dai più grossi ai velocissimi caccia, elicotteri compresi.

Il pesante bielica.

Il pesante bi elica.

Il bielica a terra.

Il bi elica a terra.

Gli elicotteri.

Gli elicotteri.

Il primo dei 10.

Il primo dei 10.

Appena si vedono salire i piloti sui loro aerei blu, si alzano subito le grida del pubblico; li vediamo sfilare davanti a noi per il rullaggio di partenza, uno dopo l’altro, pronti a schierarsi per il decollo in formazione.

Le Frecce Tricolori schierate davanti a noi.

Le Frecce Tricolori schierate davanti a noi.

Il tricolore fumogeno.

Il tricolore fumogeno.

Vederli salire in due gruppi di cinque velivoli è già emozionante, sono quasi a contatto d’ala e si alzano con un fragore emozionante, come fossero una sola cosa.

Lo speaker cerca di tenerci informati su quanto succede sopra le nostre teste, ma non sempre si riesce a seguire ciò che dice, lo spettacolo ci cattura in ogni momento.

Le evoluzioni del solista poi mi portano inevitabilmente alla memoria l’Incidente di Ramstein, dove nel 1988 perse la vita, proprio il capitano solista ed altri due piloti.

Questa è la stessa figura, senza l’inserimento del solista, cui era stato addebitato l’errore di manovra; in realtà il Col. Mario Naldini era citato in una sentenza di Ustica a pag. 749, come “informato sui fatti”,  e avrebbe dovuto testimoniare il giorno dopo l’incidente.

L’emozione tra il pubblico sale sempre più, come quelle figure che si formano libere nel cielo; il solista poi si lancia in un volo verticale, fino al massimo possibile e poi, si lascia cadere come una foglia, lasciandoci tutti a fiato sospeso, fino alla riaccensione dei motori.

L'incrocio.

L'incrocio.

La bomba.

La bomba.

Manca solo il solista.

Manca solo il solista.

Eccolo in un volo pazzo e con il carrello abbassato.

Eccolo in un volo pazzo e con il carrello abbassato.

Con un guizzo fulmineo raggiunge gli altri, le figure sono molte, compresa quella mitica del cuore, per concludere con l’affascinante sfilata con il fumogeno tricolore, se poi si pensa che era accompagnata dalle note del “Vincerò” di Pavarotti, i brividi di emozione si tramutavano in lacrime.

Il sole s’è fatto alto e ormai siamo belli cotti, decidiamo così di ritornare da Brig e famiglia, loro sono rimasti comodamente a “presidiare” i mezzi, risparmiandosi anche la lunga marcia di rientro, tra i pullman e le auto che ci costringono a camminare sui bordi.

Arriviamo stremati, con una grande fame e stanchezza, così dopo i soliti convenevoli e discorsi perditempo, ognuno si ritira nel proprio mezzo per il pranzo, concedendoci anche un piccolo riposo.

Decidiamo in un primo momento di dirigerci verso le risorgive carsiche del Timavo, sono sulla strada per Trieste; verso le 16 ci si muove in carovana, Brig e Franco hanno il CB, Isidoro ed io ancora no, ma … prima o poi ci doteremo dell’apposito aggeggio.

Infatti, per strada veniamo informati telefonicamente che forse è meglio dirigersi direttamente verso Trieste e rimandare a domenica mattina, al rientro, la sosta alle risorgive.

La sosta libera a Muggia.

La sosta libera a Muggia.

Alle ore 17,30 arriviamo a Trieste – Muggia, con il contachilometri che segna Km.  30.011, seguiamo Isidoro che ha già perlustrato la zona e infatti, troviamo un’ottima collocazione ().

Il tramonto.

Il tramonto.

Ha appena piovuto forte, pertanto ci sono ovunque delle vaste pozzanghere, ma il sole dovrebbe arrivare, sempre secondo le previsioni, abbiamo di fronte la parte industriale di Trieste, ma cercando, si riescono comunque a trovare dei panorami degni di essere notati.

Brig intento alla pesca.

Brig intento alla pesca.

Ci sono anche degli alberi, sono ancora piccoli, ma sono sufficienti per donare un pò di ombra, l’unica nota contro è che, dall’altra parte della zona c’è un gruppo di ragazzi, con altrettanti camper e furgoni, intenti a scolarsi qualche decina di scatoloni di birra, con tanto di mega barbecue, e musica a palla, ma abbiamo visto che stando sulla sinistra, stiamo più tranquilli.

La vedua dall'interno.

La vedua dall'interno.

E’ solo Brig che si sposta sotto ai primi alberi vicini, loro hanno “Schiuma il gatto” che resterà sul camper di giorno e così potrà stare un pò più all’ombra, tanto l’accesso al mare è garantito e la possibilità di pescare di Brig … pure.🙂

Ceniamo con l’idea di andare in centro a Trieste per una visita notturna, la fermata del bus 20 è proprio qui di fronte a 50 mt., Isidoro ha provveduto anche ai biglietti per tutti.

La piazza Unità d'Italia illuminata.

La piazza Unità d'Italia illuminata.

Devo dire che quella piazza l’ho vista anche quando la stavano sistemando e vederla così illuminata è un bel risultato, anche se al centro ci sono già le strutture per la maratona di domenica, che ci impediscono di apprezzare l’illuminazione con le luci blu sul pavimento.

Proseguiamo nella passeggiata notturna e nel frattempo possiamo goderci il piacere di conversare tra noi, stiamo formando un bel gruppetto di amici, con molti interessi diversi, come la pesca, non mi ero mai avvicinato così tanto a quegli argomenti e non importa se non li metterò in pratica, sono sempre interessanti.

Rientriamo verso le 23, siamo un pò stanchi, abbiamo camminato molto e domani ci sarà ancora da scarpinare.

Il posto è abbastanza tranquillo, dall’altra parte del parcheggio ci sono sempre i ragazzi che bevono e sentono la musica ad alto volume, ma noi non li sentiamo; ci sono alcune auto che passano, ma non danno fastidio.

2/5/2009

Ci svegliamo con calma alle ore 8.00, alle ore 11.00 ci attenderà la guida per la visita alla città, è stato organizzato tutto alla perfezione da Isidoro e di questo bisogna rendergliene merito.

I camper in sosta.

I camper in sosta.

Adoro fare colazione sul camper, forse lo si era capito, ma mi piace sempre ricordarlo, anche se Marta mi prende in giro quando mi cade il biscotto nel latte, non importa, adoro anche quel momento.

L'ombra di Brigsuper.

L'ombra di Brigsuper.

Questa mattina c’è un sole stupendo, la temperatura è decisamente estiva, senza un filo di vento, per questo decidiamo di stare leggeri e senza golf, ma con il cappellino al seguito.

Isidoro è disperato perché ha dimenticato a casa la macchina fotografica, ma non importa, è ugualmente bello stare assieme., quello che abbiamo va ben oltre la macchina fotografica.

Purtroppo però scopro che Marco Gnomo dovrà rientrare perché ha dei problemi familiari, l’aveva già detto ieri, ma io non l’avevo sentito.

Dispiace doppiamente, prima per i suoi problemi e poi perché dobbiamo fare a meno di loro tre, un vero peccato, si perderanno la camminata di oggi.

Il teatro Salatripcovich.

Il teatro Salatripcovich.

Dopo la corsa con il Bus 20, troviamo la guida al capolinea ed iniziamo subito il tour dal teatro Salatripcovich, famoso per essere stato costruito dove prima c’era una stazione di autobus.

Il palazzo in stile americano.

Il palazzo in stile Liberty americano.

Camminiamo a fianco del vecchio molo, ormai fatiscente e disabitato, se non per un negozio di cineserie, con fuori qualche disperato avventore.

L'antica gru mercantile.

L'antica gru mercantile.

Proseguiamo verso il mare, dove possiamo osservare la vecchia gru mercantile, messa lì come cimelio.

Il canale, antico attracco.

Il canale, antico attracco.

Risaliamo sulle sponde del canale, quello che una volta è stato il primo antico molo cittadino, da qui si scorge un fascino unico, tra i vari stili architettonici, le chiese sullo sfondo, le barche ormeggiate, davvero uno spettacolo.

La statua di James Joyce.

La statua di James Joyce.

Arriviamo fino al ponte, dove c’è la statua di James Joyce, uno degli scrittori che ha vissuto a Trieste, che testimonia uno dei suoi percorsi percorsi abituali, diventati dei caratteristici punti di passaggio.

La nostra guida.

La nostra guida Marcella.

La nostra guida Marcella è molto preparata, ci rivela risvolti curiosi e sconosciuti, come appunto quel canale che ha inizialmente ospitato i grandi vascelli che sbarcavano a Trieste.

Il canale verso il mare.

Il canale verso il mare.

In quel punto siamo vicini alla grande chiesa Serbo-Ortodossa di San Spiridione, imponente all’esterno, ma nulla rispetto a come è l’interno.

La chiesa di S. Spiridione

La chiesa di S. Spiridione.

Siamo fortunati, non si stanno svolgendo delle funzioni particolari, altrimenti avrebbero chiuso l’accesso, ma quando entriamo scorgiamo il Pope che sembra stia battezzando un bimbo, in piedi lì davanti a lui insieme alla famiglia, mentre un altro bimbo piccolo, lì accanto, in braccio al papà, piange in continuazione, un pianto disperato ed acuto.

Il Pope.

Il Pope.

E’ un peccato che quel pianto impedisca di udire bene la bella voce cavernosa del prete che sta recitando qualcosa, ha un che di magico ed antico.

Le icone sullo sfondo.

Le icone sullo sfondo.

Cerchiamo di non disturbare troppo con la nostra presenza, ma è impossibile resistere ad osservare per bene l’interno di quella chiesa, molto diversa dalle nostre.

La cupola.

La cupola.

Ne avevamo viste altre a Creta, ma questa è molto più grande e con grandi mosaici ed icone.

Uberto Saba.

Uberto Saba.

Proseguiamo il cammino, la guida ci spiega che esistono proprio degli itinerari che vogliono ricordare i grandi scrittori ed artisti che hanno frequentato assiduamente Trieste, come Umberto Saba, noi ne stiamo ripercorrendo un piccolo tratto, tanto da incontrare Umberto Saba, che viene immediatamente coccolato dalle nostre amiche del gruppo.

L'anfiteatro romano.

L'anfiteatro romano.

Giusto il tempo di consentire a Brig di acquistare delle esce migliori dei gamberetti scaduti che s’era portato, ed arriviamo all’anfiteatro romano.

La scalinata ...

La scalinata ...

Durante la strada il tempo è cambiato repentinamente, s’è fatto sempre più nuvolo ed ora sta anche scendendo qualche goccia di pioggia.

... verso S. Giusto.

... verso S. Giusto.

Tutto sommato è meglio così, la salita a S. Giusto sarebbe stata più pesante con il sole, anche se ogni tanto ci ha ugualmente accompagnato, ma grazie al nostro possente allenamento siamo arrivati sani e salvi a destinazione.

Sosta alla torre Cucherna.

Sosta alla torre Cucherna.

La piccola sosta alla Tor Cucherna serve per poter ammirare un paesaggio di Trieste molto particolare, siamo nella parte vecchia della città e la vista da qui sembra raccontarci tutta la storia di questa città.

La chiesa di S. Giusto.

La chiesa di S. Giusto.

Arriviamo sulla piazza della Cattedrale di S. Giusto, patrono della città di Trieste, la guida ci spiega che in realtà é costituita da tre chiese, la cattedrale è stata costruita in mezzo a due già esistenti.

S. Giusto

S. Giusto

Questa chiesa è stata distrutta parzialmente da un incendio, e il soffitto a cassettoni ne ha risentito, però l’interno è armonico e non si notano grandi differenze tra i tre stili diversi.

L'interno della cattedrale di S. Giusto.

L'interno della cattedrale di S. Giusto.

Ci sono delle opere d’arte interessanti, come una rara raffigurazione di una madonna che allatta, il martirio di S. Giusto o il battistero.

Il battestero.

Il battestero.

La volta della cattedrale.

La volta della cattedrale.

La madonna che allatta.

La madonna che allatta.

Il martirio di S. Giusto.

Il martirio di S. Giusto.

Anche S. Sergio è stato un santo importante per Trieste e per questo lo troviamo, assieme alla sua alabarda miracolosa (non arrugginisce mai!) a rappresentare la città.

Le resta romane.

Le resta romane.

La Cattedrale dalla scalinata di fronte.

La Cattedrale dalla scalinata di fronte.

Ritorniamo fuori dalla chiesa, il tempo è ancora peggiorato, giusto il tempo di intimorirci, mentre osserviamo il panorama della città dall’alto.

Il gruppo vacanza.

Una parte del gruppo vacanza.

Nello scendere incontriamo l’Arco di Riccardo, la guida ci spiega che non c’è un preciso motivo per quel nome, ma è curioso che il muro di destra continui anche dentro al ristorante che c’è a fianco.

L'Arco Riccardo.

L'Arco Riccardo.

Arriviamo così in piazza della Borsa, ora occupata dalla Camera di Commercio, in realtà c’è anche un altro edificio adibito a Borsa, Trieste ha avuto tempi in cui era al centro dell’economia della zona.

Un tipico panduro.

Un tipico panduro.

Passiamo da quello che una volta era il “ghetto ebraico”, fino a passare sotto ad un “panduro”, volto di un mercenario che voleva essere intimidatorio.

Piazza della Borsa.

Piazza della Borsa.

Proprio davanti alla vecchia Borsa c’è un localino, con l’insegna “BUFFET”, la guida ci spega subito che non è il tipo di locale che pensiamo noi, bensì una tavola calda dove si mangia il maiale in tutte le sue forme, qui molto conosciute (salsicce, stinchi, wurstel, ecc.).

Una casa d'epoca.

Una casa d'epoca.

Arriviamo così in Piazza Unità d’Italia, dove come avevo detto, l’installazione dell’arrivo della maratona di domani sta occupando ormai tutta l’area centrale della piazza.

La curiosa insegna.

La curiosa insegna.

Sopra il palazzo delle Assicurazioni Generali c’è una composizione scultorea che rappresenta Trieste con la sua componente artistica e tecnologica.

Il Bar degli Specchi.

Il Bar degli Specchi.

Non abbiamo resistito ad entrare nel Bar degli Specchi, uno dei bar più rinomati della città dove non si poteva non prendere il caffé, considerando l’ampissima scelta proposta dal locale.

Il poster dei caffè.

Il poster dei caffè.

Ho provato a cercare sul loro sito questo manifesto che era esposto nel locale, ma nemmeno sul sito si leggono bene le didascalie, così lascio un pò all’immaginazione.

La chiattina.

La chiattina.

Proseguendo verso il mare, notiamo una curiosa chiattina che sta ripulendo le acque del porto, è una bella immagine, in ogni senso.

Il nostro gruppo dei presenti.

Eccoci qui.

A questo punto la nostra guida ci saluta, prima le facciamo scattare una bella foto a ricordo di questa bellissima opportunità che Isidoro ci ha concesso; durante la giornata Marta ed io possiamo sfoggiare la bellissima maglietta che Brig ci ha donato.

La tavolata.

La tavolata.

Ormai si sono fatte le ore 14,30, la fame inizia a farsi sentire, così con il bus ci portiamo al centro commerciale Torri dell’Est, non vogliamo appesantirci troppo e sempre il brillante Isidoro aveva già pensato ad una soluzione.

Da ricordare una piccola insurrezione popolare per offrire il pranzo, Brig giustamente s’è fatto da portavoce di tutti noi ed Isidoro, inevitabilmente, ha dovuto cedere.

Scegliamo tutti dei piatti locali, non potevamo farne a meno, intanto commentiamo le nuove esche vive di Brig, sembriamo dei pescatori provetti, in verità, a parte Brig, siamo solo tanto curiosi.

L'entrata ...

L'entrata della risiera...

Giusto il tempo di ristorarci un pò e siamo di nuovo in partenza, questa volta siamo diretti alla “Risiera di San Saba“, attorno a noi ci sono le grida che provengono dallo stadio, trovo grottesco questo accostamento di luoghi ben diversi, oggi è la Triestina che fa urlare, ma dentro quelle mura ci sono state grida ben diverse, che non sempre hanno trovato giustizia.

Una cella ...

Una cella ...

Questo è stato l’unico campo di sterminio in Italia, al tempo del nazifascismo, qui sono stati detenuti e spesso uccisi, i prigionieri politici dell’ultimo periodo della II guerra mondiale.

Le altre celle ...

Le altre celle ...

Vedere quelle celle, così anguste, sentire che erano state stipate fino a 6 detenuti, ai quali veniva lasciata sempre la luce accesa, la porta chiusa e quindi con poca aria, oltre che senza cibo, mi fa salire una rabbia soffocata.

Come si entra nel cortile, si sente sempre la “pressione” del muro,  lo stesso che è stato costruito all’ingresso e che circonda tutta la parte visitabile, della zona ben più ampia della Risiera originale, un muro fatto erigere più di recente, ad opera di un architetto, realizzato proprio per trasmettere e ricordare le tristezze accadute tra quelle mura.

Il tremendo cortile.

Il tremendo cortile.

Sembra un fantasma, che mai sparirà, nel cortile si scorge subito quello che resta del forno crematorio, la guida ci spiega che in effetti è stato impossibile quantificare gli esseri umani che sono stati trucidati dai soldati tedeschi.

Il magazzino.

Il magazzino.

I prigionieri venivano stipati nel magazzino, dove venivano spogliati di ogni oggetto, occhiali compresi, proprio ad imporre un senso di sottomissione completa; questi oggetti sono stati ritrovati ancora divisi per tipologia, nel magazzino.

La targa all'ingresso.

La targa all'ingresso.

Oggigiorno a volte si usa in modo improprio la parola “razzismo” e trovo che sia un’offesa proprio verso quelle povere vittime che l’hanno sofferto.

Fuori da questo triste posto, ci siamo trovati di fronte all’uscita dei primi tifosi che rientravano in città dopo la partita, appena in tempo per non venire travolti dalla massa in rientro.

Il battellino ormeggiato.

Il battellino ormeggiato.

Abbiamo deciso di fare ritorno a Muggia utilizzando il battellino; la mattina avevamo preso gli orari e così ci siamo diretti ancora in Piazza Unità d’Italia per l’imbarco.

C’è fermento in piazza, anche la sera ci sarebbero state canzoni e bancarelle, ma noi siamo stanchi morti, siamo stati in giro tutto il giorno e la stanchezza sta prendendo il sopravvento.

Il molo dal mare.

Il molo dal mare.

Un bel tramonto ci accompagna sul mare, quella calda luce rossa scalda l’animo, mentre fuori è iniziato un vento teso e gelido, almeno per noi che abbiamo le sole magliette, sempre belle, ma un pò leggere.

Passiamo davanti al Pedocin, lo stabilimento balneare triestino, costruito dagli austro-ungarici con la particolarità che gli uomini e le donne sono divisi con un muro alto 3 mt; sappiamo che sarà riaperto quest’anno, dopo una lunga ristrutturazione, i prezzi però rimarranno bassissimi e popolari, €0,50 al giorno.

Il gruppo di Superbrig a Muggia.

Il gruppo di Superbrig a Muggia.

Durante la traversata, Franco incontra dei camperisti conosciuti altrove, all’arrivo ci si ferma per uno scambio di idee, anche sul rientro di domani mattina, ma purtroppo noi dobbiamo lasciarli, Marta ha troppo freddo e così facciamo una corsetta verso il parcheggio, c’è molto vento freddo ed il sole ormai è troppo basso per scaldare, sono le ore 20,15 e il latte lo andremo a prendere domattina.

Arrivati scopro che ci sono altri 2 Superbrig, addirittura uno è un 678 come il mio e con gli stessi interni, sono parcheggiati proprio vicino, non c’è che dire, fanno proprio una bella scena.

Il panorama serale davati a noi.

Il panorama serale davati a noi.

Dopo un pò di sano rilassamento, ascoltando della musica che ho tenuto sul cellulare, iniziamo a preparare la cena, gli altri sono arrivati e si stanno riposando anche loro.

Il camper di Franco.

Il camper di Franco.

Mentre Marta prepara, rimango sdraiato ad osservare quel mare scuro e quelle luci del porto di Trieste, la musica è stata sempre una mia compagna di pensieri, mi piace farmi portare via; questa volta è la canzone “Come Foglie” che mi trasporta, non sono tanto le parole, ma la melodia che mi trasporta.

Mi soffermo a riflettere a com’è piacevole potersi riposare, con il camper, assieme a queste persone speciali, condividendo con loro la stessa passione per il camper, davanti ad un panorama così semplice, non tanto una cosa un se, ma è l’insieme che conta ed è imperdibile.

La cena ristoratrice.

La cena ristoratrice.

Dopo cena ognuno si dedica al proprio rilassamento preferito, il bello di questi mezzi è proprio questo, poter fare come a casa, senza tante complicazioni.

Brig ha pescato un'orata.

Brig ha pescato un'orata.

Vedendo Brig che stava preparando il necessario per la pesca notturna, ho voluto seguirlo da vicino, abbiamo coccolato le sue esche per tutto il giorno, ora sarebbe bello vederle rendere il “favore”.

L'orata notturna.

L'orata notturna.

Appena mi avvicino vedo all’amo una bella oratina che si agita, anche Franco è qui a sostenere moralmente Brig, la speranza è quella di vedere abboccare un grosso pesce, per un ignorante di pesca come me sarebbe il massimo.

La seconda orata.

La seconda orata.

Prima ha abboccato qualche pescetto piccolo, ma poco dopo arriva una seconda orata, dopo le congratulazioni però, me ne vado a dormire, sono proprio cotto, mi accontento dello sguardo fiero di Brig che ammira la sua preda.

Il cielo è stellato, ultima conclusione della varietà di clima che abbiamo avuto oggi, da lontano si odono i fuochi artificiali, lo sapevano ma … sono troppo lontani per vederli, figuriamoci per andare a vederli da vicino.

3/5/2009

Non abbiamo fretta, la notte è passata tranquillamente, abbiamo dormito perfettamente e comodamente, c’è un sole leggermente velato, ma è bello, sono le ore 9.

Prima di fare colazione dobbiamo andare a prendere il latte al supermercato vicino, aperto anche la domenica, appena fuori troviamo gli altri che iniziano anche loro a muoversi, ci sono dei pescatori che c’informano sulla difficoltà di muoversi oggi sulla costa, per la maratona hanno chiuso molte strade.

Dopo colazione partiamo, si voleva andare alle risorgive del Timavo, ma dobbiamo ripiegare verso Redipuglia, all’uscita dell’autostrada di Monfalcone ci bloccano subito, costringendoci a rientrare per proseguire.

Al parcheggio.

Al parcheggio.

Parcheggiamo nel piazzale () sotto degli alberi, alla ricerca di un’improbabile ombra, visitiamo subito il museo della prima guerra mondiale, è sconcertante vedere come quei ragazzi di allora erano stati costretti ad affrontare una guerra così dura, infilati in fangose trincee, gelide d’inverno e roventi d’estate, con quelle attrezzature così primitive.

La ricostruzione di una trincea.

La ricostruzione di una trincea.

Ritorna subito il ricordo delle bacheche sullo stesso periodo storico, visitate a Salisburgo a Capodanno: stesse situazione e stessa desolazione, peccato per la bandiera italiana esposta al contrario, non ci voleva.

Inevitabile poi la visita al Sacrario della III armata, quella distesa di lapidi deve fare sempre riflettere di come sia inutile una guerra, indipendentemente dal periodo storico, i morti sono sempre morti e quando poi sono tanti, poco importa se sono militari, nostri, avversari o peggio civili.

Il Sacrario.

Il Sacrario.

E’ impossibile, salendo quei gradini, non osservare e riflettere su quei nomi incisi per sempre sulle lapidi, per lo più ragazzi giovani che non hanno mai visto, ne vissuto a pieno la vita, morire in battaglie che poi si sono rivelate inutili, come Caporetto (), ormai in Slovenia, oltre frontiera.

La lunga scalinata.

La lunga scalinata.

Sia Marta che io abbiamo dei parenti nel veneto, così abbiamo cercato qualche improbabile omonimo, un’occasione in più per passare in rassegna tutti quei nomi.

Scendendo e ritornando ai camper, l’ora ci ha suggerito il pranzo, ormai è quasi il momento del rientro ed un filo di tristezza ci accompagna assieme alla fame.

Dopo pranzo, un bel caffè assieme e ci si saluta, ormai sappiamo che di sicuro ci si vedrà tutti a Dova, ma chissà, io sto mirando di andare anche al raduno di CoL, vedremo chi ci sarà.

Salutiamo Isidoro che ritornerà a Trieste con Ivana, mentre noi tre, Brig, Franco ed io, prendiamo la strada per l’A4, sappiamo che ci sarà un bel traffico per il rientro, ma non importa, ci portiamo appresso il benessere di questo intenso WE trascorso assieme.

Io ho il gasolio che mi basterà ad arrivare a casa, mentre gli altri due sono costretti a fermarsi per strada per rifornirsi; ogni tanto incappiamo in qualche coda, anche ferma, loro si faranno compagnia con il CB, Marta ed io con la radio, non c’è molto, ma qualcosa si trova.

Marta poi sta collaudando alla grande il suo cuscino di farro integrale, dorme che è un piacere; visto che la radio stentava a fare la giusta compagnia, ho messo la mia musica che ho sul telefonino.

Nella lista è la canzone di Cremonini, “Figlio di un re” che mi cattura il pensiero, questa volta è anche il testo che mi fa pensare: … comunque l’amore è là dove sei pronto a soffrire, lasciando ogni cosa al suo posto e partire L’amore soltanto l’amore può farti guarire.

In occasione di un’ennesima fermata causa coda, scendo per salutare Brig, meglio che per telefono, poi quando sono quasi arrivato, scorgo anche Franco, ero convinto che si fossero fermati per un caffè, ma anche loro hanno voglia di arrivare presto.

A Dalmine ci siamo trovati un carrello al traino per cavalli ribaltato, per fortuna che gli animali sono tenuti da una signora, ma sono sulla corsia di sorpasso, con tutta la segatura ribaltata ed i veicoli di traverso, dev’essere successo da poco.

Arriviamo a Trezzo, senza uscire dalla A4, alle ore 19,45, con i Km. 30.420, è stato proprio un bel WE, denso di tutto, amicizia, informazioni, curiosità, l’unico rammarico è che Marco Gnomo s’era dovuto ritirare prima, ma almeno abbiamo potuto godere della compagnia sua e della sua famiglia per una giornata intera.

Il percorso ()

o-o-o

Statistiche:

Percorso Km. 838
Gasolio 124,26
Telepass 39,20
Alimentari 50,00
Trasporti pubb. 17,00
Sosta 0,00
Altro 0,00
Totale 230,46

Bye  Maurizio


Azioni

Information

5 responses

12 05 2009
BRIGSUPER

a distanza di tempo, si rivive con entusiasmo il vissuto, grazie

12 05 2009
BRIGSUPER

con entusiasmo rivivo quei giorni, grazie Mauri

12 05 2009
maurito54

Ma figurati Marco, nessun grazie a nessuno, è stato bello poter condividere del tempo assieme, proprio grazie a tutti noi, alle nostre famiglie, ma un grazie particolare ai nostri camper!🙂

Bye Maurizio

12 05 2009
isidoro

ciao
intanto potevi fare il giornalista, anzi, cambia mestiere. (ma questo te lo già detto in precedenza)
Pensa che mattinata da vips vi ho fatto passare: noi tutti belli fieri, unici in controcorrente e tutto il popolino, povero immiserito e immalinconito che andava in coda lenta lenta dall’ altra parte !!!
Non diamoci peso al dopo….
E’ vero mi sono proprio emozionato nel vedere il C119, l’ aereo (se tale può nomarsi) a due code che ha fatto i suoi ultimi voli proprio con il mio scaglione nel 1970/71. Ho fatto quattordici lanci da quel velivolo; poi è subentrato il C130 all’ inizio noleggiato dalla RAF, ma da quello non ho mai saltato. Bravo che hai trovato la chicca di Ramstein; me l’ ero dimenticata.
Non c’ è molto da aggiungere al tuo diario e non mi viene in mente altro che non sia scontato. Mi rompe terribilmente aver dimenticato a casa la macchina fotografica: avrei voluto qualcosa di mio da tenermi in archivio per le …ricordanze. Sicuramente ci vedremo a Dova; non so se in Romagna.
Un saluto e un grazie a Marta per avermi suggerito alcune risposte.
Ciao Isidoro

12 05 2009
maurito54

Ciao Isidoro,
ma quale lavoro e lavoro, sto cercando a fatica di scrollarmene uno, che mi è rimasto appiccicato da 38 anni e mezzo, ed adesso tu me ne vuoi far fare un altro? … no … no … no

Ho da andare in giro con il camper io, altrimenti, cosa scrivo?

Un caro saluto anche ad Ivana e i figli, anche da Marta.🙂

Bye Maurizio

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