Ferie in Grecia Calcidica – 08/2009

19 10 2009

*** Articolo pubblicato nell’inserto “Diari” della rivista “Vita in Camper” N° 57 del Maggio 2011 e qui ringrazio la redazione per la scelta ***

1/8/2009 –  Km. 32.490 – Percorsi Km. 274

Dopo tanto pensare e cercare, finalmente la mattina iniziano i veri ultimi preparativi per la partenza per queste ferie estive, come sempre tanto agognate e necessarie per “cercare” di scaricare le tensioni e lo stress di un anno lavorativo.

Prima di intraprendere il viaggio in Grecia mi ero informato: l’estintore e la cassetta del pronto soccorso sono obbligatori per il camper.

L’equipaggio di questo viaggio è composto, oltre che dalla mia dolce compagna Marta, anche dalle nostre figlie minori, Clara e Claudia e proprio per aspettare il ritorno di Claudia da un suo periodo precedente al mare, partiamo la sera alle ore 20,45.

Partiamo con l’intenzione di superare il nodo cruciale autostradale di Bologna, il traffico è scorrevole, anche se si nota la presenza di qualche veicolo in più, dovuto al periodo di esodo estivo.

L’autogrill dove decidiamo di fermarci è lo stesso dell’anno scorso, Sillaro Ovest (), sono le ore 24,00 in punto e la stanchezza si sente addosso e ci aiuta a dormire serenamente, nonostante il vario affollamento di mezzi che ci circonda.

Quest’anno avrò il piacevole compito di registrare le posizioni delle fermate significative ed inviarle via SMS al numero del sito youposition.it, in modo che i parenti ed amici informati per tempo, possano seguirci.

2/8/2009 – Km. 32.764 – Percorsi Km 187

La sveglia è alle ore 8,50, non abbiamo fretta, dobbiamo essere all’imbarco ad Ancona verso le ore 15; mentre facciamo colazione, ci guardiamo intorno e la nostra attenzione è attratta da un gruppetto di camionisti lituani.

La sosta per la notte.

Prima sosta per dormire all'autogrill.

Sono in tre, ognuno con i rispettivi bilici TIR e due di loro sono intenti a tenere in piedi con molta fatica il terzo, che in piedi non riesce proprio a stare.

I tre camion.

I tre camion.

E’ ubriaco fradicio, oltre che obeso e a stento riescono a tenerlo seduto su una cassetta; hanno tenuto aperte le portiere di due camion per cercare di creare un separé, ma loro sono più in basso e la scena è davvero grottesca, se non preoccupante … spero non lo rimettano alla guida!😮

L'entusiasmante partecipazione.

L'entusiasmante partecipazione.

Riprendiamo il viaggio, e le ragazze non esprimono grande partecipazione, per fortuna che i loro iPod hanno le batterie cariche!

La tortura della cintura.

La tortura della cintura.

Comprendiamo che per loro questa è solo una prima, di molte altre “levatacce”, per questo le lasciamo “riposare”, ma sempre con la cintura di sicurezza.

Al km. 32.930 faccio l’ultimo pieno di gasolio in Italia, in modo che possiamo aggredire il percorso greco senza quel problema iniziale.

Il mare dall'autostrada.

Il mare dall'autostrada.

Finalmente pian piano compare il mare e così alle ore 12,00 siamo ad Ancona, in un attimo, seguendo le indicazioni stradali abbastanza precise siamo al porto.

Ovviamente ci sono camper ed auto su ogni metro di strada, un solerte personaggio portuale ci smista, le auto per il check-in da una parte, i camper dall’altra; il parcheggio davanti alla biglietteria non è molto ampio ed i camper bloccherebbero tutto.

La coda iniziale in banchina.

La coda iniziale in banchina.

Lasciamo le ragazze a bordo e con Marta cerchiamo la biglietteria a piedi, poi ci portiamo tutti in banchina, dove diligentemente ci allineano in colonne di destinazione, Patrasso a destra, Igoumenitza a sinistra, i camper su una colonna, le auto sull’altra.

In banchina.

In banchina.

Un addetto in bici, continua ad andare avanti ed indietro per far rispettare l’ordine attribuito, perché si sa, anche i furbi vanno in ferie in Grecia.

La vista mare dalla banchina.

La vista mare dalla banchina.

Approfittiamo della sosta forzata per pranzare, siamo sotto il sole cocente, ma per fortuna riusciamo ad aprire tutte le finestre e così gira un pò d’aria().

Il nuovo fregio Rimor.

Il nuovo logo Rimor.

Pian piano veniamo circondati dagli altri mezzi in attesa, c’è anche un Superbrig nuovo di pacca, con la targa di cartone provvisoria, dopo un pò ho scoperto che era di un greco che aveva acquistato il mezzo in Italia e ritornava in patria, visibilmente soddisfatto.

Mentre attendiamo l’arrivo del traghetto della Minoan Olympia Palace, è impossibile non notare dei mezzi inusuali, come il fuoristrada tedesco, attrezzato con cellula, una roulotte senza ruote su un camion, un vistosissimo portamoto e portabici di un camper tedesco, che allunga pericolosamente lo sbalzo posteriore.

Il fuoristrada tedesco ...

Il fuoristrada tedesco ...

... attezzato con la cellula.

... attrezzato con la cellula.

La roulotte sgangherata.

La roulotte sgangherata.

Il portamoto voluminoso.

Il portamoto voluminoso.

Il traghetto in arrivo.

Il traghetto in arrivo.

L’arrivo del traghetto in porto è accolto con sollievo da tutti, tutto sommato noi con i camper non stiamo troppo male, ma in auto si cuoce non poco, il sole picchia e oltre a non girare l’aria, l’asfalto aggiunge calore.

L'attracco in banchina.

L'attracco in banchina.

Man mano che si avvicina la nave, impressiona la grandezza e la leggerezza delle manovre per l’attracco, incredibilmente precise e dolci, rispetto alla mole e al peso; il mare attorno è un turbinio di schiuma e vortici da ogni lato, finché le cime non l’imbrigliano le bitte.

Lo sbarco dal piano Camping on Board.

Lo sbarco dal piano Camping on Board.

E’ incredibile il fermento del personale addetto alle operazioni di sbarco e imbarco, sia della nave, che di terra, ognuno con il suo bel fischietto che si sbraccia, in modo concitato con l’autista di turno.

Il leggero dislivello ...

Il leggero dislivello ...

... aiutato dalle pedane.

... aiutato dalle pedane.

Per tutti noi è la prima volta che affrontiamo questa esperienza, ho cercato di informarmi su CoL, ma vedere come scendono i mezzi è una buona scuola.

La rampa per il 4° piano.

La rampa per il 4° piano.

Dalla parte più grande e centrale escono i mezzi dei 3 piani inferiori, auto, camion e furgoni che non praticano il Camper on Board; mentre dalla parte più piccola a sinistra, escono quelli del 4° piano, riservato in buona parte ad accogliere i camper e caravan che campeggeranno sulla nave.

La nostra sistemazione centrale.

La nostra sistemazione centrale.

Ovviamente escono prima gli ultimi mezzi imbarcati ad Igoumenitza e quelli sulla rampa sono costretti a scendere in retromarcia, mentre gli altri, man mano che si libera lo spazio interno, potranno fare manovra.

L'ampio spazio interno di manovra.

L'ampio spazio di manovra all'interno.

Alle ore 15 in punto iniziano le operazioni di imbarco, le persone senza mezzi iniziano a salire sulla destra, mentre nella parte centrale fanno salire le auto ed i camion e poi i camper per il 4° piano sulla sinistra.

Gli attacchi aerei per la corrente.

Gli attacchi aerei per la corrente.

Il personale è molto rigido, tutti vorremmo stare il più possibile a fianco del finestrone, ma decidono loro chi si fermerà in prima o ultima fila, a chi fa finta di non capire, dopo varie urla, gli girano addirittura il volante e non c’è verso.

Le bandierine sono sulla nave.

Le bandierine sono sulla nave.

Senza speranza accetto il mio posto, perfettamente centrale ed equidistante dai finestroni, c’è dello spazio, ma dev’essere lasciato libero per le manovre di imbarco dei veicoli che dovranno scendere ad Igoumenitza senza troppi intoppi.

Siamo collegato alla 220.

Siamo collegato alla 220.

Lascio il frigorifero con il gas fino all’attacco della 220 (elettrikò) che avviene da parte del personale addetto di bordo quasi subito; con una lunga pertica prelevano il cavo con presa a norma e la porgono per l’aggancio.

La selva di cavi tirati.

La selva di cavi tirati.

E’ meglio controllare subito se funziona, la corrente deve esserci immediatamente, altrimenti poi non bastano i cavi vicini; gli stessi vengono agganciati alle sporgenze dei camper per cercare di non intralciare troppo il passaggio pedonale.


Una volta sistemati ed agganciati, decidiamo di esplorare la nave, e di attendere la partenza sul ponte esterno; man mano che saliamo “scavalchiamo” i passeggeri che faranno il viaggio come “passaggio ponte”, che stanno prendendo posto per la notte, gonfiando i materassini e stendendosi dove meglio capita: sotto le scale, sui bordi delle hall, anche nei posti all’aperto ed esposti al vento.

La piscina sul ponte esterno.

La piscina sul ponte esterno.

Sul ponte esterno, davanti al bar, c’è anche una piccola piscina che verrà aperta solo durante il viaggio, compresa quella più piccola per i bambini.

In attesa della partenza.

In attesa della partenza.

Recuperiamo a fatica 4 sedie, perché le hanno accaparrate quasi tutte quelli che passeranno la notte sul ponte e stanno iniziando a costruirsi un giaciglio il più accogliente possibile.

Il porto dall'alto.

Il porto dall'alto.

Anche quassù non c’è molto vento, almeno adesso che siamo ancora in porto, le operazioni di imbarco proseguono senza sosta, mentre noi ci concediamo il giusto relax per l’attraversata, una crociera nell’Adriatico. Arriveremo per le ore 15, ora locale greca che è 1 ora avanti rispetto al nostro fuso italiano, per questo sistemo subito gli orologi.

In prima fila sul ponte.

In prima fila sul ponte.

Non sembra, ma quando si fa qualcosa di piacevole il tempo corre in fretta, infatti d’un tratto notiamo il movimento della nave, seguito dal forte fischio di partenza.

In pratica ...

In pratica ...

.. siamo già in Grecia!

.. siamo già in Grecia!

Una delle due parti sporgenti dela cabina di comando.

Una delle due parti sporgenti della cabina di comando.

Siamo partiti in perfetto orario, sono le 17 la nave comincia a lasciare la costa italiana, e noi intanto proseguiamo con l’esplorazione della nave; 8 piani, di cui 4 adibiti ai garage, l’ultimo per la discoteca, i restanti per il benessere dei passeggeri, ristorante, self service, bar, giochi, internet, negozi vari, salottini tv e cinema.

Le mie tre marie.

Le mie tre Marie.

Scendiamo al camper per vedere come stiamo viaggiando e prendere qualcosa per coprirci, il vento inizia a farsi sentire e fra poco calerà il sole.

Il finestrone più vicino.

Il finestrone più vicino.

E’ strano provare la sensazione di viaggiare all’indietro, rispetto alla posizione del camper, però non c’è nessun rollio, ne beccheggio, il mare è calmo; certo, c’è un pò di rumore dovuto ai motori e alle cime che subiscono il vento e le vibrazioni, ma nulla di impossibile.

Mi accorgo che il frigorifero non lavora a dovere, apro la copertura esterna e trovo le ventoline completamente ferme, nonostante abbia acceso la centralina interna che le governa.

Le ventoline difettose.

Le ventoline difettose.

Do una mossa ad entrambe, ma solo quella di sinistra si muove, l’altra non vuole saperne, così la lascio senza copertura in modo da farla lavorare al meglio; al ritorno a casa ci penseremo.

Il corridoio tra i camper.

Il corridoio tra i camper.

Sulla nave ci sono a disposizione dei bagni, ben tenuti, con carta igienica e sapone, doccia calda, appunto come in una crociera.

I veicoli sulla rampa.

I veicoli sulla rampa.

Certo che è impressionante vedere come sono stati stipati i mezzi, una precisione quasi millimetrica, anche sulle rampe si accesso, così come è simpatico osservare chi è riuscito a trovarsi davanti ai finestroni, un perfetto balcone sul mare dove mettere la propria seggiolina.

Davanti ai finestroni.

Davanti ai finestroni.

Non riusciamo a stare fermi, decidiamo di ritornare all’esterno, c’è un bellissimo tramonto da ammirare, proprio a poppa della nave, impossibile da perdere.

Il tramonto su un lato ...

Il tramonto su un lato ...

... e sull'altro.

... e sull'altro.

Visitiamo anche il ponte esterno posteriore, adibito all’eventuale atterraggio di un elicottero, anche questo ampissimo spazio è stato scelto per il bivacco notturno, nonostante qui il vento sia davvero fortissimo.

Il ponte esterno di poppa.

Il ponte esterno di poppa.

C’è uno stupendo tramonto che apre l’animo anche del più granitico personaggio, i giochi dei colori, tra il cielo, il mare, le nuvole, l’enorme nave, non può che lasciare piacevolmente stupiti.

Il tramonto dietro di noi.

Il tramonto dietro di noi.

L'ampio spazio in notturna.

L'ampio spazio in notturna.

E’ quasi impossibile riuscire a camminare su questa ampia superficie, il pavimento è un pò scivoloso ed il vento non aiuta certo a stare in piedi, ma noi, stoici, proseguiamo verso l’estrema transenna di poppa.

Impossibile stare fermi.

Impossibile stare fermi.

Fare le fotografie senza flash è quasi impossibile, ma la luce naturale è d’obbligo, perché sciuparla con un lampo di luce?

Tra una cosa e l’altra si sono fatte le ore 21, scendiamo sul camper per la cena, qualcosa di freddo l’abbiamo portato da casa; in effetti non c’è molta aria anche se abbiamo tutte le finestre aperte senza le inutili zanzariere e il turbovent a manetta.

Dopo cena ritorniamo in giro per la nave, ormai fuori è tutto buio e l’aria è fresca; così ci rifugiamo nel salottino centrale, sul piano bar, stanno preparando un improvvisato Bingo.

Acquistiamo una cartella (€ 3,00) giusto per partecipare, ma ascoltiamo con molto interesse la lezione di greco sui numeri, altro che le scuole elementari, qui si conta fino a 90.

In qualche modo tiriamo le ore 23, il sonno ci porta ancora sul camper per un sano riposo, intanto la nave prosegue con velocità verso la nostra meta.

3/8/2009 – Km. 32.951 – Percorsi Km. 235

La notte passa tra inevitabili rumori ed un pò di caldo iniziale, poi con l’arrivo delle ore mattutine, arriva anche un pò di fresco, ovviamente le finestre grandi laterali sono chiuse e questo si sente, ma le piccole sui posti letto e gli oblò fanno bene il loro dovere.

Verso le ore 7,30 ci accorgiamo che stiamo arrivando ad Igoumenitza, sentiamo i rumori per la preparazione dello sbarco dei veicoli arrivati a destinazione, ma noi proseguiamo volentieri il nostro riposo.

Partenza da Igoumenitza.

Partenza da Igoumenitza.

Quando ripartiamo dal porto, sono circa le 8,30, mi alzo prima di tutti, con la scusa di farmi la barba con il rasoio elettrico, mi guardo attorno sul molo, la nave della Anek ci sta seguendo da Ancona.

La scia con i riflessi.

La scia con i riflessi.

Verso Patrasso.

Verso Patrasso.

Il sole crea dei curiosi riflessi nell’acqua, un bel gioco di luci che mi cattura lo sguardo; potrei perdermi per ore, come davanti al fuoco o ad un fiume.

Altri brillucichii.

Altri brillucichii.

Anche oggi si presenta una bella giornata di sole, la Grecia è ormai ad una manciata di ore, per questo ci godiamo in completo rilassamento il resto del viaggio.

Sul ponte scoperto in lettura.

Sul ponte scoperto, Clara in lettura.

Quest’anno ho deciso non portarmi nulla da leggere, solo delle gran parole crociate, ho voglia di lasciare la mente libera; attorno sono ancora presenti i bivacchi della notte, alcuni stanno pigramente cercando ancora un pò di riposo, io sono stanco per loro!

Claudia.

Claudia.

Riesco anche ad addormentarmi sulla sedia, riuscendo anche a rigare gli occhiali al mio risveglio, facendoli cadere per terra e camminandogli sopra, ma … non importa, per fortuna non li ho rotti.

Al tavolo del self service.

Al tavolo del self service.

La colazione è stata frugale, così decidiamo di cercare il self service e appena apre alle 12 ci serviamo, le porzioni sono davvero abbondanti; questo è il primo impatto per le ragazze con il cibo greco e se la cavano bene.

Il ponte all'orizzonte.

Il ponte all'orizzonte.

Ormai siamo arrivati, si scorge il grande ponte di Rio all’orizzonte, dopo aver oziato ancora un pò in giro per la nave, rientriamo al camper; Marta e Clara hanno deciso di scendere a piedi, Claudia mi accompagnerà nello sbarco.

Il 4° piano pronto allo sbarco a Patrasso.

Il 4° piano pronto allo sbarco a Patrasso.

E’ stata davvero una bella esperienza che consiglio; alla fine, tra viaggio e gasolio, si sarebbe spesa la stessa cifra, senza contare che adesso siamo pienamente rilassati ed abbiamo impiegato meno tempo.

Il porto di Patrasso.

Il porto di Patrasso.

Sotto metterò la tabella dei costi, so che cercando e comparando, con maggior anticipo rispetto alla mia prenotazione di fine maggio, è anche possibile spendere qualcosa in meno per il traghetto; so di qualcuno che ha messo in competizione due compagnie, spuntando un prezzo ancora più basso.

La manovra per l'attracco al molo.

Marta che guarda la manovra per l'attracco al molo.

In un attimo gli omini addetti riescono a smistare i mezzi per farci scendere e troviamo subito le ragazze ad aspettarci; c’è molta confusione, bilici che vanno in qualsiasi direzione, compresa la retromarcia, camper che cercano di schizzare fuori da quel pandemonio, anche noi, con calma, ce la facciamo ad uscire dal porto, non certo prima di aver segnalato la nostra nuova posizione ().

Claudia al mio fianco.

Claudia al mio fianco.

Il mitico Isidoro ci sta accompagnando via SMS e questo ci piace molto, sembra di averlo con noi e so bene quanto sarebbe piaciuto anche ad Ivana esserci e noi non li lasceremo a casa, almeno virtualmente.

Le strade greche e la striscia bianca di destra.

Le strade greche e la striscia bianca di destra.

Con la mano fuori dal finestrino, lasciamo Patrasso, l’acqua del mare è quasi bella; sono le ore 16,16 locali e c’è un bel caldino.

Impostiamo il navigatore verso Korinthos (Corinto), che sarà la nostra prima meta, viaggiamo con a fianco il mare e la strada è bella ampia; le ragazze stanno dormendo.

Affido la meta al navigatore, pur sapendo che non mi è arrivato per tempo l’aggiornamento che avevo acquistato a fine giugno, so che ho la mappa limitata alle sole vie principali, vedremo fino a quando riuscirà a servirci, intanto Marta segue la strada su una bella cartina, sempre a portata di mano.

Il paesaggio dopo Patrasso.

Il paesaggio dopo Patrasso.

Non è la prima volta che guido sulle strade greche, mi è capitato a Creta nel 2007, con un’auto a noleggio, e riconosco subito il disagio di trovarmi quella strana riga sulla corsia; sul primo momento non si capisce se è una (troppo grande) corsia d’emergenza o una (troppo piccola) corsia di marcia.

Le montagne attorno.

Le montagne attorno.

I mezzi più lenti ci camminano a cavallo e così li seguo anch’io senza domandarmi troppo il perché; anche in Grecia il camper è un “animale” strano e particolare: il limite di velocità è di 80 Km/h in autostrada e strade statali, pertanto è bene tenerlo a mente, vorrà dire che ne approfitterò per ammirare meglio il panorama.

Viaggiamo sapendo che in Grecia, senza tanto bisogni di cartelli, su tutto il territorio nazionale è vietato dormire in strada nella notte: lo considerano “campeggiare“, anche se con le sole ruote a terra; di notte bisognerebbe quindi andare sempre in campeggio, ma so anche che in alcune zone è tollerato … vedremo!

Seguendo una serie di cartelli, imbocchiamo l’autostrada in direzione di Atene; in questi mesi ho elaborato un percorso che prevede una prima sosta al paese Kineta, dopo Corinto, vedremo quando arriveremo il da farsi.

Incontriamo un primo casello dove ci chiedono un pedaggio di ben € 7,00 (alla faccia di chi considerava le autostrade greche a buon prezzo!); vogliamo anche fermarci a vedere il Canale di Corinto, ma questa autostrada è inclemente, superiamo l’uscita per “centro città” senza sapere che l’uscita successiva è a ben 17 Km e che ci obbliga a passare da un secondo pedaggio dove ci pelano altri € 7,00!😦

La periferia di Corinto.

La periferia di Corinto.

Percorrendo l’autostrada si passa sopra il canale senza potersi fermare così, dopo aver pagato il secondo casello usciamo e torniamo indietro di 16 km per vedere il canale come si deve; usciamo dall’autostrada un pò contrariati, avremmo preferito lasciare quei soldi sul suolo greco in altro modo, magari mangiando.

Il canale verso Nord.

Il canale verso Nord.

Arriviamo in prossimità del Canale e  parcheggiamo su un piazzale proprio lì vicino; una vecchina cerca di venderci delle bamboline portafortuna fatte con la paglia, ma riesce a fare affari migliori rivolgendosi ad una comitiva di turisti che stanno risalendo sul pullman.

Ora siamo sopra al Canale è veramente impressionante quel “taglio” nel terreno; passiamo sopra la prima passerella verso nord e poi, anche a quella verso sud.

Turiste che osservano il canale.

Turiste che osservano il canale.

Siamo ammirati da quell’opera umana e Marta ci legge un pò di storia, è incredibile, a guardarlo, quel canale, non sembra che abbia potuto avere una storia così lunga e travagliata.

Il canale verso Sud.

Il canale verso Sud.

Riprendiamo la strada verso Atene, questa volta però senza entrare in autostrada, potremmo rischiare di pagare ancora e poi Kineta è abbastanza vicina e il panorama della costa è così bello.

Il bel mare con le sterpaglie e l'incuria.

Il bel mare con le sterpaglie e l'incuria.

Qui facciamo il primo incontro con il mal costume annunciato anche su CoL; appena fuori dagli insediamenti industriali, non è difficile trovare piccole discariche a cielo aperto, uno spettacolo che stona moltissimo, rispetto alla bella vista del mare e del panorama.

Ne approfitto per scaricare le acque grigie, è la cosa più pulita in un cumulo di ogni tipo di scarto; però mi sono messo un limite, le nere cercherò di scaricarle sempre a dovere e non per terra, speriamo di riuscirci.

Poco dopo, sulla strada (), decido di fermarmi ad un distributore di benzina per chiedere se cortesemente mi fa rifornire di acqua, è il primo impatto con la realtà camperistica in suolo greco.

Trovo un anziano signore, un pò allibito per il mio parlare “strano”, “Nerò?” mi risponde in greco; non sapevo che volesse dire “acqua”, ma vedo che mi indica il negozio di fronte, dall’altro lato della strada.

La gestualità tipica italiana mi permette di fargli comprendere che mi serve sì “Nerò”, ma per il camper; “Nerò sas camperò?”, ha capito! e deciso mi indica una pompa in mezzo al cortile a fianco della pompa di benzina.

Mi sono fermato in quel posto perché avevo visto quella pompa, ma non potevo sapere se fosse anche potabile … lo era e mi rifornisco, mentre le fanciulle vanno a fare spesa ad un supermercato vicino.

Riempiti i due serbatoi chiedo all’anziano signore il giusto compenso, sempre un pò perplesso per via del mio Greco antico, mi fa un cenno simpatico che indica che non vuole nulla; me ne vado ringraziandolo con una stretta di mano e raggiungo l’equipaggio.

Arriviamo a Kineta, è una piccola cittadina, sembrerebbe anche carino fermarsi in questo posto, ma gli accessi al mare sono pressoché proibiti per la nostra stazza; sono quasi tutti in discesa e con pini troppo bassi per i nostri 3 mt.

A questo punto decidiamo di proseguire verso Atene, guadagniamo una giornata sulla tabella di marcia, da spendere meglio altrove.

Ho l’indirizzo di un camping in città, non ce la sentiamo di tentare una sosta libera, è troppo rischioso; purtroppo però non riusciamo ad impostare nessuno dei due navigatori, sembra che quell’indirizzo non esista.

Quasi in città, scopriamo l’arcano, l’indirizzo corretto, preso in internet è “Atene / Peristeri, 198 Leofor, Athinon”, ma via Leofor non si trova ad Atene, bensì a Peristeri, probabile periferia di Atene.

In questo modo, inserendo Peristeri come città, il navigatore individua anche la via e così alle 21.30 varchiamo i cancelli del campeggio che è ancora aperto ().

Siamo al Km. 33.186 e siamo anche un pò stanchi; il campeggio si mostra ben ordinato e non troppo grande,  con tanti alberi; è ben servito, oltre che dai servizi propri di carico e scarico, corrente, docce calde gratuite, ristorante, bar, ecc., anche dal bus che porta direttamente in città, con i biglietti che si acquistano alla reception dalla stessa signora che ci ha accolto e che parla diverse lingue tra le quali un ottimo italiano.

La sistemazione in campeggio.

La sistemazione in campeggio.

Ci accomodiamo volentieri e ceniamo studiando poi il da farsi per il giorno successivo; andiamo a dormire presto in previsione della camminata che ci aspetterà domani.

4/8/2009 – sosta per un giorno

La sveglia suona alle ore 7,00 e dopo la colazione parte l’esplorazione di questa grande città; siamo diretti all’Acropoli, prima il bus fino al capolinea e poi la metropolitana verso l’Acropoli.

La fermata Acropoli della metrò.

La fermata Acropoli della metrò.

Scendendo in metropolitana, la prima cosa che colpisce piacevolmente, è la pulizia estrema che contrasta molto con quanto c’è sulla strada; qui sotto è come se ci fosse un comune e spinto senso civico.

Il biglietto.

Il biglietto.

La banchina della stazione.

La banchina della stazione.

L’ambiente è gradevole ed elegante, lastricato con piastrelloni di marmo lucido, è fresco e pulitissimo se poi la paragono alla metropolitana di Milano, viene da pensare “com’è che qui il biglietto costa lo stesso un euro?“.

La coda all'ingresso.

La coda all'ingresso.

Le ragazze ci seguono con lo sguardo da Guantanamo, sarà la levataccia, ma noi proseguiamo imperterriti.

La pazienza.

La pazienza.

Nonostante arriviamo alle ore 9 alla biglietteria dell’acropoli troviamo un pò di coda, ma aspettiamo con pazienza il nostro turno e finalmente arriviamo alla biglietteria dove scopriamo che le ragazze, in quanto studenti (fino all’università!), entrano gratis.

Il panorama all'ingresso.

Il panorama all'ingresso.

Subito all’ingresso lo spettacolo è sempre affascinante; a pensare a quante peripezie quei “sassi” hanno dovuto sopportare in tutti questi millenni e vederli ancora lì, svettanti e fieri a testimoniare ciò che erano, lascia un pò il fiato sospeso.

L'anfiteatro.

L'anfiteatro.

Iniziamo subito dall’anfiteatro del Teatro di Dioniso, o meglio quel poco che è rimasto, ma è davvero suggestivo pensare che lì hanno calcato le scene nell’antichità, e che noi, ancora adesso, utilizziamo lo stesso criterio preferenziale nell’attribuzione dei posti, a seconda dell’importanza dello spettatore.

Il trono centrale.

Il trono centrale.

Proprio davanti a quello che una volta era il palco, c’è ancora un bel trono di marmo, chissà come è riuscito a rimanere integro; una volta c’era anche un baldacchino attorno, e i buchi che lo reggevano, sono ancora ben visibili.

Marta ci legge dalla guida puntualmente le notizie interessanti, mi spiace un pò vedere che le ragazze non sono troppo interessate ad ascoltare, ma io ne approfitto volentieri per saperne di più.

C’è già molta folla sul cammino che porta in cima all’Acropoli, non è semplice districarsi tra gli angusti passaggi ed il flusso di gente in entrata ed in uscita dai Propilei.

L'Eretteo con le cariatidi.

L'Eretteo con le cariatidi.

Quello che si vede subito è il grande impegno di restauro, peccato che i lavori vadano a rilento, sono più o meno allo stesso punto di 2 anni fa, quando passammo di corsa solo Marta ed io, durante il tempo di attesa della coincidenza dell’aereo per Milano.

Le turiste che osservano le Cariatidi con attenzione.

Le turiste che osservano le Cariatidi con attenzione.

L’Eretteo è sempre lì a far da guardia al Partenone, con le sue Cariatidi in bella mostra; due di queste sono Kassandra e Sithonia, da cui dovrebbe essere stato preso il nome per le due dita della penisola Calcidica che ci stanno aspettando, ma non sono riuscito ad averne conferma.

Il Partenone.

Il Partenone.

Causa i lavori di ristrutturazione, non si può accedere all’interno del Partenone, ma il suo insieme è proprio imponente, se poi si considera che è stato volutamente costruito con delle correzioni ottiche, rimane impressionante.

A fatica raggiungiamo il balcone che ospita la bandiera greca, da cui si può osservare un perfetto panorama della città; lo sguardo spazia ovunque sulle case di Atene.


Origliando furtivamente una guida che parlava in italiano, scopriamo che l’Acropoli era stata costruita su questo monte perché allora era il più alto della città; verso Est c’è un promontorio più alto, ma allora, quella cima, non faceva parte della città di Atene.

L'uscita affollata dal piazzale del Partenone.

L'uscita affollata dal piazzale del Partenone.

Ci fermiamo per una sosta di lettura della guida e per rinfrescarci un attimo sotto uno sparuto alberello, c’è un sole forte e la calca inizia ad essere soffocante; così poco dopo ci spostiamo per scendere.

La ressa sulle colonne.

La ressa ai Propilei.

La fila è ferma e non si riesce a capire il perché, dopo un pò si avanza, ma lentamente; poi scopriamo che gli addetti si sono incasinati con gli accessi dei vari gruppi ed ora hanno bloccato le entrate per fare smaltire meglio le persone che se ne stanno andando.

Quando finalmente riusciamo ad uscire, riempiamo le bottigliette che ci eravamo portati appresso con l’acqua del distributore gratuito a disposizione dei visitatori e proseguiamo per la città.

La prima guardia.

La prima guardia.

Ogni ora c’è il cambio della guardia al Palazzo Presidenziale,  mancano 20 minuti e quindi ci dirigiamo verso questa meta; ci lasciamo alle spalle la parte della città più antica, con l’intento di ritornarci più tardi; Marta ci ha suggerito un percorso tratto dalla guida e sembra essere davvero interessante.

La seconda guardia.

La seconda guardia.

Arriviamo davanti al palazzo giusto in tempo, per assistere alla cerimonia. Le due guardie Euzoni sono ancora posizionate ai loro posti, sono perfettamente immobili da un’ora; hanno la classica divisa storica, con il caratteristico pon pon sulle scarpe dei tempi antichi.

Purtroppo non è semplice fotografare, c’è gente ovunque, così con Marta ci dividiamo i compiti, lei filma ed io fotografo.

Ad un tratto il militare non di guardia fa dei gesti plateali nei nostri confronti, siamo rispettosamente dietro la linea tracciata sul selciato, ma a quanto pare non basta.

L'arrivo improvviso del cambio.

L'arrivo improvviso del cambio.

Dietro di noi compaiono le tre guardie per il cambio e lui ci sta ordinando di fargli spazio; i tre avanzano imperterriti e mentre i turisti si spostano per far loro posto una gentile signora passa proprio davanti al mio obiettivo😦

L'onore al milite ignoto greco.

L'onore al milite ignoto greco.

La gestualità è curiosa, i movimenti sono accentuati e ripetitivi, all’apparenza sembrano anche difficoltosi, ricordano un pò i militari inglesi di Buckingam Palace, con un gran picchiare i piedi per terra.

Il cambio di guardia.

Il cambio di guardia.


Finita la manovra del cambio guardia, inizia una puntigliosa cura del vestiario e degli accessori, da parte del militare che non è di guardia; sistema loro tutto, compreso il ciuffo del berretto, pettinandoglielo e asciugando il sudore dalla fronte del soldato di guardia; per un’altra ora dovrà restare immobile in quella posizione!

Il dietro del piccolo monastero.

Il retro del piccolo monastero.

Soddisfatti dello spettacolo a cui abbiamo assistito ci dirigiamo alla ricerca di qualcosa da mettere sotto i denti; ai panini preferiamo un ristorante con piatti locali e lo troviamo a poca distanza, però per strada ci imbattiamo in una curiosità: un piccolo e minuscolo monastero, a cui hanno costruito attorno il portico e la città intera.
Il davanti.

Il davanti.

Lo deduciamo dalla bandiera greca e quella gialla che contraddistingue tutti i monasteri in Grecia e poi è aperto al pubblico.

Una via del centro.

Una via del centro.

Il traffico attorno è consistente, del resto siamo nel centro di Atene, una delle città più inquinata d’Europa, ma la fame ed il caldo richiedono una soluzione e ci fermiamo a pranzare.

Tortellini ai formaggi (greci).

Tortellini ai formaggi (greci).

Suflaki con riso.

Suflaki con riso.

Insalata greca.

Insalata greca.

Mussakà.

Mussakà.

Zaziki.

Zaziki.

Decidiamo di sistemarci nella saletta interna con aria condizionata; i piatti che ordiniamo arrivano abbastanza velocemente e, sarà la fame, ma sono squisiti; a dimostrarlo è anche la voracità con qui si svuotano i piatti, senza lasciare neanche il tempo di uno scatto fotografico a tutto il menù.🙂

Il chiosco della pennichella.

Il chiosco della pennichella.

Fuori è ancora caldo, ci attardiamo un pò, ma poi decidiamo di riprendere il cammino; ci fermiamo dentro ai giardini che sono attorno al Palazzo presidenziale, un chiosco ombreggiato ci attrae e comodamente ci appisoliamo per un’oretta.

Un'altra ospite del parco.

Un'altra ospite del parco.

Seduti vicino a noi sotto il chiosco ci sono due anziani signori che conversano pigramente, uno di loro mentre parla dà da mangiare del pane secco agli uccelli, che gli si posano sulla mano, (un S. Francesco greco!); con calma e senza fretta lui seleziona a suo piacimento ora una razza di volatile, ora l’altra.

C'è chi si abbevera da solo ...

C'è chi si abbevera da solo ...

... e chi in compagnia.

... e chi in compagnia.

Quando ci svegliamo ci fermiamo un attimo per bere qualcosa, la cucina greca è un pò speziata e mette sete; il baretto vicino al parco fa al caso nostro; birra locale ovviamente, la Mythos, che troviamo ottima, considerato poi che la bottiglia da 50 cl è la migliore.

La buona Mytos.

La buona Mytos.

Proseguiamo seguendo sempre quel percorso che Marta ha individuato sulla guida, e che ci accompagna a vedere un buon concentrato di siti simbolici della città di Atene, come la statua che rappresenta Lord Byron nelle braccia di Ellas, il Tempio di Zeus e l’arco di Adriano.

La statua di Lod Byron.

La statua di Lord Byron.

Il tempio dedicato a Zeus ...

Il tempio dedicato a Zeus ...

Le colonne del tempio ...

Le colonne del tempio alte 17 mt. ...

L'Acropoli che sovrasta il tempio ...

L'Acropoli che sovrasta il tempio ...

Una colonna caduta.

Una colonna caduta nel 1852.

L'Arco di Adriano.

L'Arco di Adriano.

Lasciamo i siti archeologici e ci inoltriamo nelle viuzze del quartiere di Anafiotika, un pittoresco labirinto di piccole case imbiancate a calce, proprio sotto l’Acropoli; leggiamo che queste casette sono ciò che rimane delle abitazioni degli immigrati che furono impiegati come forza lavoro per costruire il Palazzo reale.

Il posto è molto tranquillo e pittoresco, con bidoni blu stracolmi di fiori disseminati nei vicoli.

L'ingresso di Anafiotika.

L'ingresso di Anafiotika.

Le stradine sono piccole, così come le casine, tutto è dipinto di bianco ed in effetti il blu spunta qua e là, del resto il bianco e blu è il colore ufficiale greco.

Gli spazi stretti ...

Gli spazi stretti ...

Sembra di entrare in un mondo diverso, dove il tempo non conta e poiché i veicoli non possono passare si sente solo la natura attorno; ogni tanto ci sono dei cartelli scritti a mano che indicano la strada per l’Acropoli, che in silenzio ci sovrasta.

I gatti che dormono ...

I gatti che dormono ...

Non incontriamo nessuno, solo dei gatti che pigramente dormono su una scala a chiocciola.

Si sale ...

Si sale ...

Attorno abbiamo casine bianche e tanti vasi e bidoni colorati con i fiori; c’è così silenzio che quasi sembra di invadere una zona privata…

... e si scende.

... e si scende.

Siamo solo noi che saliamo in queste viuzze e se non avessimo avuto la guida, non ci saremo mai arrivati; l’Acropoli è bella ma sempre strapiena di gente il che toglie un pò il piacere di gustare quella maestosità, quell’atmosfera ricca del passato, mentre ora qui possiamo gustarci questa antica e sconosciuta parte della città di Atene.

Il percorso non è lungo, gira tutto attorno al colle dell’acropoli e in un attimo si arriva dalla parte opposta, senza accorgersi; siamo un pò stanchi, ma seguiamo con gusto questo percorso indicato.

La Torre dei venti.

La Torre dei venti.

Proseguendo il percorso si arriva alla Torre dei venti, un edificio ottagonale, con 9 meridiane ed una clessidra interna ad acqua, considerata l’epoca di costruzione, è un raro esemplare di ingegno.

I colori particolari del tramonto.

I colori particolari del tramonto.

Ormai l’ora del tramonto si avvicina, regalandoci dei colori caldi che si diffondono per tutta la città; noi procediamo per il nostro percorso, con Marta che ci accompagna con la lettura delle informazioni dalla guida, ma nelle gambe la stanchezza inizia a farsi sentire di più.

Il quad con rimorchio.

Il quad con rimorchio.

Il quad davanti.

Il quad davanti.

Appena svoltiamo in una piazzetta incrociamo uno strano quad con rimorchio, abbondantemente addobbato, non so per quale motivo, ma l’attenzione è tutta per lui.

La chiesetta.

La chiesetta.

Il giro termina nella piazza iniziale, quella con la cattedrale, che è completamente coperta da impalcature per restauri, ma proprio accanto c’è una chiesetta più piccola che cattura la mia attenzione; è sempre stata lì, ma sembra che ora abbia il compito di sostituire la grande cattedrale al suo fianco.

Il cancello d'orato dell'arcivescovo.

Il cancello d'orato dell'arcivescovo.

Decidiamo di ritornare al campeggio per la cena, siamo stanchi per proseguire e l’attenzione ormai sta affievolendosi, non riusciremmo a goderci altro.

L'arcivescovo.

L'arcivescovo.

Sulla strada del ritorno passiamo davanti alla residenza dell’arcivescovo di Atene; i cancelli con gli inserti d’oro non lasciano dubbi; casualmente riusciamo anche ad incontrarlo, mentre rientra in casa.

La sera incombe.

La sera incombe.

Le luci dei locali si accendono e per le strade c’è un fermento diverso da prima, il vagare dei turisti che si muovevano con il naso per aria in cerca di monumenti, ha lasciato il posto a quelli che cercano un tavolo per gustare qualcosa di buono e fuori dai ristoranti ci sono i gestori che cercano di attirare gli avventori incerti.

L'attesa del bus.

L'attesa del bus.

Ultima tappa, il capolinea del bus che ci porterà finalmente in campeggio, sono le ore 20,15 e le corse sono un pò più rade, io e Marta usiamo le ultime riserve di energia, invece le ragazze hanno già esaurito anche quelle!

Quando finalmente arriviamo, ceniamo volentieri e poi commentiamo un pò la giornata, si discute un pò su cosa fosse stato meglio fare o non fare e la stanchezza accende un pò di disappunto, ma non importa, la giornata è stata bella.

L'adesivo del campeggio di Atene.

L'adesivo del campeggio di Atene.

Certamente abbiamo lasciato indietro tante delle cose potenzialmente da visitare ad Atene, ma il tempo che ci siamo messi a disposizione era questo e così avremo una ragione per ritornarci!

Con Marta prepariamo la prossima tappa, non sappiamo ancora se fare una sosta intermedia o no, lo decideremo in viaggio, quasi come sempre, del resto il bello del camper è anche questo.

5/8/2009 –  Km. 33.186 – Percorsi Km. 658

Sveglia alle ore 8, 30, non abbiamo fretta, ma sappiamo che i chilometri potrebbero essere tanti perché questo sarà lo spostamento più lungo.

Il paesaggio in movimento.

Il paesaggio in movimento.

Ci sposteremo verso Salonicco per poi dirigerci a Kassandra; nel percorso stabilito avevo ipotizzato una tappa intermedia, ma sulla strada non abbiamo visto nessun posto che ci ha convinto alla sosta; sappiamo che il meglio sarà sulla Calcidica e non vorremo “sprecare” tempo in posti in cui non vale la pena di fermarsi.

Alle ore 10,30 lasciamo il campeggio, abbiamo pagato € 44  a notte, tutto compreso; un termometro per strada indica 39° di temperatura! L’aria è calda!

Le colline.

Le colline.

Ieri in giro per Atene, faceva caldo, ma non c’era afa, oggi sembra andare peggio, per fortuna siamo in viaggio con i finestrini aperti ed entra un bel pò d’aria.

Intorno all’autostrada il paesaggio è brullo, ampi terreni coltivati a ulivo, qualche vite e poi cespugli; più avanti il panorama diventa più ampio, si vedono le colline davanti a noi, distese di campi già arati per la nuova semina e appezzamenti dove il mais è alto; pochissimi alberi e poco verde, il colore che predomina è il giallo secco.

Attorno a Laria costeggiamo il mare che si insinua in questo lembo di terra; qui il  paesaggio è molto particolare e a tratti sembra di essere in una zona lacustre.

Dopo Larissa il paesaggio cambia, prima ci alziamo sul livello del mare e facciamo un tratto nelle colline con la strada ad una corsia per ogni senso di marcia.

Verso le ore 13 ricevo un SMS da Isidoro, che segue il nostro itinerario attraverso il sito myposition, e che ci esorta a partire da Atene; ne approfitto per fermarmi un attimo e rispondergli con calma, informandolo sul nostro spostamento … lui mi risponde provocatoriamente che si sta gustando “polenta e fagioli” accompagnato da adeguato vinello, mentre noi guidiamo e basta!

La sosta per il pranzo.

La sosta per il pranzo.

Alle ore 14.45 ci fermiamo per pranzare (); usciamo dall’autostrada per cercare un posto più tranquillo con un pò d’ombra e ci sistemiamo sotto la chioma di un grosso salice che sta nel parcheggio di un pronto soccorso, con un’ambulanza alle spalle.

Mangiamo tranquilli, il posto è calmo e senza traffico, tempo di sistemare la cucina e ripartiamo imperterriti verso Salonicco, ormai abbiamo abbandonato l’idea di fermarci, le ragazze dormono o sentono la musica, per loro potremmo essere nel Sahara o nel Wyoming, che sarebbe lo stesso.

Il paesaggio cambia e compaiono gli alberi e una vegetazione fitta; all’altezza di Paralia fa capolino un grande castello sul cucuzzolo di una collina.

Man mano che si prosegue verso Salonicco, l’autostrada si circonda di una pianura arida, con poco verde, aumenta un pò il traffico ma nulla di preoccupante.

Il camper mostra.

Il camper mostra.

Con Marta giochiamo a cercare di fotografare un camper strano, che è attrezzato come fosse un esposizione di porte e finestre; il lato di sinistra è trasparente per mettere in mostra i loro prodotti, riusciamo solo a fotografarlo da dietro ma quando gli passiamo di fianco la velocità ci impedisce di immortalarlo come si deve.

Dopo diverse ore arriviamo a Salonicco ed entriamo in città, da qui il navigatore si rifiuta di trovare una qualsiasi meta di Kassandra, e così decido di lasciarlo comunque acceso solo per le statistiche di percorrenza finali.

Sono circa le 18, il cielo è sereno e il caldo è ancora accettabile; davanti a noi il caos della città inizia a farsi sentire, per fortuna ogni tanto c’è un cartello con l’indicazione “Kalchidiky” che ci rincuora, ma non è facile avvistarli e dopo un pò ci troviamo a rigirare per la città un pò a vuoto.

Non sapendo bene come muovermi, decido di tenermi il mare sulla destra come riferimento e arrivo così alla periferia sud di Salonicco; una serie di sensi unici ci fanno proseguire a zig zag, fino a quando, sempre con l’ausilio della cartina che Marta tiene ben aperte sulle gambe, finalmente raggiungiamo un’arteria principale che ci porta in direzione di Kassandra.

Siamo riusciti ugualmente a perderci di nuovo, ma in questo modo abbiamo potuto vedere una parte interna, a sud di Salonicco, con piccoli paesini ed un panorama molto gradevole, grazie anche al tramonto che avanza.

Speravamo di arrivare alla meta con la luce del giorno, ma lo spostamento è troppo lungo e il sole pian piano ci lascia; le ragazze stanno bene, sono dietro che dormono o sentono la musica.

Nell’ultimo tratto di strada incontriamo l’indicazione per l’Ouzouni Beach; nel percorso che avevo studiato era mia intenzione fermarmi in quel campeggio una volta percorso tutto il perimetro di Kassandra, prima di passare a Sithonia, ma in questo momento è ancora troppo presto per un campeggio e quindi, lo lasciamo perdere.

Alle ore 21,00 siamo finalmente a Sani, la nostra prima tappa su Kassandra, così come previsto nella pianificazione; seguiamo l’indicazione per il paese, e incontriamo anche  un enorme cartellone pubblicitario del “Sani Resort”, che non è certo la compagnia che vorremmo avere.

Sulla strada, incontriamo una bancarella di frutta e verdura e per soli € 8, con nostra sorpresa  ci compriamo un bel pò di roba compresa un’anguria di 12 kg. che ci mangeremo nei giorni successivi, ovviamente calda, perché il nostro frigorifero è troppo piccolo per conservarla.

Il trivio alla fine della strada.

Il bivio alla fine della strada.

Nel nostro itinerario avevo incluso la pagina di una diario scaricato da CoL dove si citava una splendida terrazza di terra sul mare sulla quale sarebbe stato possibile parcheggiarsi; facciamo diversi tentativi per trovare quel posto, seguendo le poche indicazioni riportate nel diario, il buio però avanza rapido.

Lo sterrato in discesa.

Lo sterrato in discesa.

Prendiamo una stradina laterale, non asfaltata, così com’è scritto, mi fermo un attimo … sembrerebbe un pò ripida e sconnessa, con un albero un pò basso, non mi aspettavo di dover fare subito il fuori strada, dopo 600 km.

E’ buio e non si vede bene, ma decido ugualmente di proseguire sulla strada che scende … in fondo ho un camper Ford gemellato o no?

Più avanti siamo costretti a fermarci, lasciamo le ragazze sul camper e proseguiamo a piedi per esplorare la zona, non troviamo nulla di quanto descritto, non c’è traccia di nessuna strada per il mare e così decidiamo di ritornare indietro.

Al bivio prendiamo la strada dritta davanti a noi, anche questa a tratti è ripida, ma almeno è asfaltata; alla fine della strada si apre un’ampia strada bianca, il mare sotto di noi si fa sentire, ma anche in questo caso, lasciamo le ragazze sul camper e le luci accese e noi proseguiamo a piedi.

C’è una bella luna e con l’aiuto dei nostri fari accesi proseguiamo sulla strada in discesa molto larga, coperta da una sabbia fine fine come una cipria; dopo un paio di curve arriviamo al mare.

Incrociamo un’auto con dei bimbi che sta tornano indietro, è ferma sugli scogli piatti, a fianco di un bel camperino che ha la prua verso il mare; una scena stupenda ed emblematica della sosta libera.

Il camperino è italiano, da fuori si vede la coppia di giovani che sta cenando, c’è la zanzariera abbassata e li salutiamo, loro non ci vedono bene, aprono la finestra e ci presentiamo; per combinazione vengono da Cormano, nella periferia di Milano, in pratica a due passi da dove lavoro io.

Ci informano che un tizio è appena stato lì e ha chiesto loro di andarsene, loro hanno preso tempo dicendo che prima avrebbero voluto finire di mangiare; in realtà non avevano nessuna intenzione di spostarsi soprattutto perché il tizio, secondo loro, si era subito dileguato.

In verità non si erano accorti che proprio dietro di loro,al buio, si era parcheggiato il fuoristrada rosso con scritto “Sani Resort” e l’omino stava lì, tranquillo,e curava che loro finissero di mangiare e se ne andassero.

La sabbia è bellissima sotto i piedi nudi, lo scroscio dolce del mare sulla battigia fa intuire nel buio che quella è una baietta proprio carina, ma noi desistiamo e decidiamo di ritornare sui nostri passi, inutile insistere in quelle condizioni, e poi siamo anche al primo giorno, perché incaponirsi proprio lì; certo è un bel posto, ma ne troveremo anche altri.

Saliamo un pò dispiaciuti, vediamo che il fuoristrada si sta spostando su un’altra strada bianca, probabilmente sta pattugliando tutta la zona alla ricerca di camper da sgomberare.

Saliamo in camper, comunichiamo alle ragazze l’impossibilità di rimanere in quell’incantevole posto, proviamo a fermarci nella pineta, tra la fine della strada asfaltata e quella bianca; ma mentre stiamo effettuando le manovre, ricompare il fuori strada rosso di prima, con il lampeggiante rosso acceso: ci vede, si ferma ed attende che noi ci spostiamo definitivamente.

Ritorniamo sui nostri passi, è davvero troppo buio per inoltrarci negli sterrati così decidiamo, sfiniti, di fermarci sotto un gruppo di alberi, su uno spiazzo dove sono di vedetta i Vigili del Fuoco; dietro di noi ci sono delle macerie, non sembrerebbe un posto malvagio per dormire, anche se siamo disperatamente distanti dal mare.

Sono le ore 21.30, finalmente riesco a mandare la nostra posizione via SMS sul sito (), così anche Isidoro & c. possono stare tranquilli; Marta sta preparando la cena e siamo tutti un pò cotti ed affamati, il contachilometri segna 33.844 ed i 658 km percorsi li sentiamo tutti per bene.

L’ultima curiosità: per la fretta di andare a cena, sbaglio ad inviare una coordinata, inserendo i km anziché la latitudine, così poco dopo mi arriva un SMS da Isidoro, preoccupato per la nostra posizione, sul percorso on-line figuriamo a sud di Creta! … correggo subito la posizione e meno male che abbiamo qualcuno che vigila sul nostro operato!🙂

Prima di andare a dormire sentiamo arrivare un camper, è quello della coppia di Cormano che avevamo incontrato sul mare, hanno deciso di spostarsi anche loro e passeranno la notte a fianco a noi così ci confortiamo a vicenda.

Dopo un’oretta arrivano alcuni mezzi di soccorso e dal colore e dalle scritte ci accorgiamo che sono proprio i pompieri; sembra che stiamo dormendo nella loro “tana”; loro sono lì per controllare gli incendi, ogni tanto si spostano con un mezzo per fare una perlustrazione e poi ritornano, ma non ci danno nessun fastidio.

Sta crescendo il vento e durante la notte ci sorprende la pioggia, probabilmente per questa notte i pompieri possono stare tranquilli, non dovranno intervenire per il fuoco.

6/8/2009 – Km. 33.844 – Percorsi Km. 32

Ci svegliamo alle ore 9.00, questa notte ha piovuto abbondantemente, con forti raffiche di vento e di sicuro dei fulmini si saranno scatenati nei paraggi; dormire nelle vicinanze dell’albero non ci ha fatto stare tranquilli, ma non avevamo molta voglia e possibilità di muoversi.

La sosta notturna.

La sosta notturna.

Prima di colazione scendo per dare uno sguardo all’area della nostra prima sosta libera in Calcidica; con la luce del giorno vedo che siamo proprio nella tana del lupo, i pompieri stanno ridendo e scherzando tra loro, qualcuno dorme su un’autobotte (strano mezzo!), altri giocano a carte sul tavolino con le panche appositamente posizionate per quel bivacco.

L'accampamento dei VV.FF.

L'accampamento dei VV.FF.

Non sembra facciano molto caso a noi; il temporale notturno è stato molto forte, ma non ha causato danni né a noi, né lì intorno.

Il tavolo con le panche dei VV.FF.

Il tavolo con le panche dei VV.FF.

Con Marta riprendiamo un gioco che facevamo a Creta (senza camper!), cercare di leggere il greco e darne un significato logico; durante la colazione cerchiamo di coinvolgere anche le ragazze: Pirosvestico Soma, deduciamo che voglia dire Corpo dei vigili del fuoco.

Il mezzo dei VV. FF.

Il mezzo dei VV. FF.

Mentre facciamo colazione vediamo arrivare una colonna di 4 camper italiani, hanno il CB con il quale si tengono in contatto; mi avvicino ad uno e gli racconto del controllo su quella zona e dell’impossibilità, a mio parere, di farla franca con il campeggio libero.

Anche loro hanno la stessa pagina del diario scaricata da Col: tutti alla ricerca di questa bellissima terrazza… che però non si riesce a trovare; le indicazioni non sono abbastanza chiare e poi, anche se fosse, in questo periodo a Sani, il Resort ha vinto sui camperisti a mani basse.

Il tempo sembra stia per rimettersi al bello, ci sono ancora delle nuvole, ma scorrono via veloci verso l’Italia, quindi dovrebbero essere fuori dalla nostra portata; verso le 10,30 circa ci rimettiamo in marcia, dal navigatore nessun aiuto, non c’è nessun segno di mappa presente, ma continuo a lasciarlo acceso.

Il pargheggio momentaneo.

Il parcheggio momentaneo.

Cartina alla mano, seguiamo la parte sinistra della penisola di Kassandra, c’è molto movimento di auto, troviamo indicazioni di parecchi locali notturni, iniziamo a scorgere parecchi camper, moltissimi italiani, qualche tedesco e polacco oltre a qualche altra nazionalità.

La spiaggia iniziale.

La spiaggia iniziale.

Alle ore 13.00 arriviamo a Paliouri Beach, tanta fatica per trovarsi davanti ad una schifezza di spiaggia, un pò sporca e caotica, con barche e barchette ovunque, anche a riva ().

Le barche a riva.

Le barche a riva.

L’intento è quello di mangiare, ma lasciamo che le ragazze vadano a godersi il mare mentre noi proviamo a perlustrare la zona nella ricerca di un posto migliore nei dintorni; non è certo l’ora ideale per trovare posto con il camper, ovunque ci sono auto infilate e parcheggiate, ma noi non siamo venuti in Grecia per pranzare davanti a questa triste bolgia.

Siamo nel parcheggio.

Siamo nel parcheggio.

A piedi, Marta ed io, scopriamo che quel posto era servito un tempo da una struttura alberghiera, ormai abbandonata e fatiscente, nonché decrepita e pericolante.

Il parcheggio che stiamo abbandonando.

Il parcheggio che stiamo abbandonando.

C’è una schiera di appartamenti ad un solo piano, con vari monolocali; dentro ad alcuni c’è qualche rimasuglio di arredamento devastato dai soliti vandali; i monolocali hanno un ingresso sul retro un accesso al mare, ciascuno un proprio bagno, lasciano immaginare una sistemazione davvero carina un tempo ().

Parte della struttura fatiscente.

Parte della struttura fatiscente.

Questa struttura è circondata da ogni parte da auto in sosta per l’accesso al mare, in cerca sempre di un pò d’ombra; sulla spiaggia di fronte ci sono due stabilimenti balneari, diciamo più attrezzati, non so se anch’essi abusivi.

La spiaggia di fronte.

La spiaggia di fronte.

Oltre l’ultimo stabilimento c’è un campeggio, con moltissime roulottes decisamente stanziali, hanno tolto targhe e ruote, addobbandole con cancelletti, verande ed ogni suppellettile degno di una casa.

La baia dove siamo.

La baia dove siamo.

L’ultima porzione al piano terra di questa ex struttura alberghiera, è stata rimessa a nuovo per ricoverare le scorte commerciali e alimentari del baretto lì a fianco e la parte interna è stata tramutata in bagno pubblico, con tanto di water e lavandino diviso per uomini e donne.

Il campeggio con roulottes.

Il campeggio con roulottes.

Vicino a questo posto scorgiamo seminascosto un camper, anche questo italiano, targato CO,  sul momento non c’è nessuno, così decidiamo di trovarci un posto per pranzare e di ritornare lì dopo.

L'accesso dx e sx.

L'accesso a destra e sinistra.

Recuperiamo il nostro camper e Marta trova uno splendido posto all’ombra, libero e un pò in disparte, come piace a noi; recuperiamo le ragazze e pranziamo soddisfatti di quella sistemazione;

Il posto in disparte.

Il posto in disparte.

Le radioline ci aiutano moltissimo per le manovre, non è semplice districarsi tra la vegetazione ogni tanto un pò troppo bassa, ed i tombini senza coperchio in mezzo alla strada; perché se dovessi entrarci con una ruota rimarrei incastrato lì!

L'insieme della nuova sosta.

L'insieme della nuova sosta.

Mangiamo, ci riposiamo un pò, ognuno con le proprie letture e/o parole crociate e poi, mentre le ragazze vanno in spiaggia, con Marta riprendiamo l’esplorazione di quel nuovo sito.

L'albero notturno.

L'albero notturno.

Ritorniamo al camper di Como, e conosciamo un’allegra famiglia con 2 ragazze di 9 e 14 anni, molto simpatici e socievoli; in un attimo scopriamo che (Lino e Gabriella) abitano a due passi da noi, Lino è di Vimercate e Gabriella dello stesso paese dove abita la mamma di Marta, direi che abbiamo avuto una bella mira, considerata la distanza da casa: 2 giorni e 2 incontri di persone così vicine, senza darsi appuntamento.

La baia con la luna piena.

La baia con la luna piena.

Parliamo un pò e insieme consideriamo che il posto che abbiamo trovato noi è più confortevole di quello in cui sono loro e così si convincono a venire vicino a noi per provare a passare lì la notte, in due è meglio.

Zonker con la luna piena.

Zonker con la luna piena.

Nel frattempo, le auto se ne sono andate e si è creato spazio anche per loro, un pò di chiacchiere e di gioco insieme ci fa passare il tempo in tutto relax; loro sono diretti verso l’isola di Thassos, ma vorrebbero dare uno sguardo anche alle due penisole di Kassandra e Sithonia, come noi.

La taverna Zia Adelfia.

La taverna Zia Adelfia.

Sia a noi che a loro piace conoscere nuovi equipaggi e condividere la vacanza nel rispetto dei programmi e dei tempi di ogni equipaggio, senza nessuna costrizione; le ragazze hanno iniziato subito a fare amicizia, la piccola Giulia è riuscita con la sua esuberanza ad attirare le simpatie di tutti noi, e Chiara con i suoi modi più riservati sembra davvero una ragazzina simpatica.

Ceniamo, la serata è calda, ma non afosa, c’è un grande cielo stellato, una grande luna ancora piena ci fa compagnia, attorno a noi non ci sono più auto, è diventato uno strano paesaggio quasi lunare; con Lino facciamo una passeggiata per buttare la spazzatura nei bidoni poco distanti da lì.

La luce forte di un lampione crea un’atmosfera molto particolare, il pino, tra le ombre e la luce, sembra di un altro pianeta; mentre la baia ci mostra una vista affascinante, come una bella signora al ballo, con un diadema di diamanti; intanto si sono fatte le ore 23,30.

Mentre siamo lì a gustarci la situazione, sbuca dal buio un un signore in motorino e con fare subito concitato, in una lingua mista di inglese e greco, ci fa ben capire che se entro 15 minuti non ce ne andiamo, lui chiamerà la polizia.

Cerchiamo di spiegargli che ce ne saremmo andato l’indomani e con i ragazzi non potevamo dormire per strada, allora ci dice lì vicino c’è il campeggio e che in Grecia è vietato dormire all’aperto.

Inutile discutere, anche perché di colpo i minuti sono passato da 15 a 5, tanto vale fare i bagagli e tirar su le ancore; il personaggio è ovviamente del campeggio e rivendica la proprietà di quel terreno.

Ritorniamo sulla strada principale e poco dopo ci fermiamo su un grande spiazzo a lato strada; siamo di fronte alla Trattoria della Zia Adelfia; scendiamo a chiedere alla taverna se possiamo rimanere lì per la notte, il proprietario ci risponde sorridendo che lui ha il suo letto di sopra, noi siamo parcheggiati dall’altra parte della strada e non è la sua terra, ma se vogliamo, possiamo anche stare.

Sapevamo che il lato strada non poteva essere suo, ma volevamo accertarci di non avere dei “nemici” che chiamassero la polizia, magari nel cuore della notte e così per alimentare la complicità ci fermiamo anche a bere una birra (Mythos) e una feta alla griglia, tutti e quattro noi adulti mentre le ragazze giocano insieme sul camper; un pò di chiacchiere e poi andiamo a dormire, sono le ore 24 abbondanti.

7/8/2009 – Km. 33.876 – Percorsi km. 86

Alle ore 8,00 ci svegliamo, tempo di guardarci attorno, la notte è passata senza fastidi, ogni tanto si sentiva qualche auto, ma nulla di noioso.

Approfittiamo di  essere sulla strada principale per fare un pò di spesa ad un supermercatino vicino e magari anche rifornimento d’acqua; scopriamo così che non è facile trovare l’acqua per rifornirsi, spesso ai distributori usano dell’acqua non potabile, ma noi non vogliamo rischiare e anche se la useremmo solo per cucinare e non per bere non la prendiamo, tanto per ora ne abbiamo a sufficienza.

Proprio vicino a dove abbiamo dormito, c’è una stradina che si dirige al mare, la percorriamo a piedi con Lino; arriviamo in una radura coperta da alberi (), con molta sabbia, proprio in riva al mare; anche qui troviamo gli immancabili camper italiani, sistemati nei posti migliori.

Parliamo con uno di loro che sta sorseggiando il caffè appoggiato al suo camper vista mare, ci informa che non ci sono problemi e da quando loro sono lì nessuno s’è fatto vedere per mandarli via.

Attorno ci sono delle roulottes stanziali, sempre senza ruote e targhe, con le solite verande e … sorpresa delle sorprese, c’è anche il camper di Cormano, con i due ragazzi che stanno facendo colazione.

La nostra collocazione.

La nostra collocazione.

Torniamo a prendere i nostri equipaggi e ci sistemiamo a dovere, cercando di farci ombra l’un l’altro, ma in questa manovra, ci accorgiamo che “Cormano” nello spostarsi si è insabbiato!😮

L'insabbiatura del camper di Cormano ...

Il camper di Cormano insabbiato ...

Voleva spostarsi per mettersi all’ombra, aveva visto che c’era la sabbia, ma era convinto di passare, invece …

I primi tentativi rudimentali.

I primi tentativi rudimentali.

Purtroppo noi siamo arrivati quando lui aveva già provato e riprovato inutilmente più volte ad uscire, tanto che le ruote avevano scavato dei solchi nella sabbia e il camper si era “spanciato”, poggiando la ruota di scorta sulla sabbia, con le altre ruote che giravano a vuoto.

La prova con il crick.

La soluzione finale con il crick.

Io ho provato a proporre le mie stuoie gialle da infilare sotto le ruote, ma qui la situazione era molto drammatica; in un attimo s’è formato un “gruppo lavoro” che indaffarato sperimentava tutte le possibilità per tirarlo fuori dalla sabbia: sembrava di essere su CoL, tutti indaffarati ognuno con una sua proposta e alla fine l’insieme di tutti i tentativi ha portato alla soluzione.

La sistemazione in spiaggia.

La sistemazione in spiaggia.

Mentre alcuni lavorano di badile, altri hanno trovato mezzo bancale in un angolo tra le sterpaglie e dopo aver scavato bene sotto le ruote, con l’aiuto di crick a pantografo (quello a bottiglia era di difficile posizionamento sotto il camper, con il rischio di sfondarlo), appoggiato su altre assi, siamo riusciti ad infilare parte del bancale da una parte e dall’altra, sotto le ruote.

A quel punto abbiamo messo anche le strisce gialle dietro così da fare una stradina ed aiutarlo in retro, e poi con l’aiuto di tutto il gruppo che spingeva finalmente siamo riusciti a tirarlo fuori; naturalmente gli abbiamo raccomandato di rimanere in sosta al sole!

La pioggia ci segue tristemente.

La pioggia ci segue tristemente.

La giornata purtroppo si sta guastando ancora: da ovest avanza un gran nero e già si vedono dei lampi sulle colline; ne approfittiamo per pranzare, ma ben presto inizia a piovere forte, tanto da costringerci a stare in camper fino alle 16 circa, con grande disperazione delle fanciulle, mentre noi riposiamo e leggiamo, traendo il meglio da questa sosta.

La disperazione riflessa.

La disperazione riflessa.

Appena finisce di piovere  ci guardiamo attorno, molti ne approfittano per spostarsi, ed anche noi con l’equipaggio di Lino prendiamo questa decisione, è inutile sprecare tempo aspettando che migliori, così tiriamo su le ancore e ripartiamo.

La disperazione dal vivo.

La disperazione dal vivo.

I ragazzi di Cormano ci informano che resteranno ancora lì, partiranno l’indomani, e si godranno il pernottamento in riva al mare.

Prima di riprendere il cammino, facciamo un salto alla struttura fatiscente del pomeriggio precedente, dove scarichiamo le nere nei wc; il parcheggio è diventato tutto un pantano e non ci sono auto, quindi le manovre sono più agevolate.

Riprendiamo la marcia verso Nord e pian piano ritorna il sole; il traffico su queste strade è sempre presente, nulla di impossibile, ma non è proprio libero.

Ho chiesto a Lino che ci precede di fermarsi ad un distributore grande, per fare il pieno d’acqua, adesso iniziamo a scarseggiare; passiamo un pò di paesi, finché troviamo un grande distributore Shell.

Chiedo cortesemente se posso rifornirmi, prima d’acqua e poi di gasolio, mi danno il benestare e procedo; inizio da un lato, poi mi giro per il secondo e intanto che Marta e Gabriella riempiono le loro bottiglie, io mi appresto a fare gasolio, ma … Zonker non si accende più!

Con stoica freddezza esamino da solo la situazione, il quadro si accende, ma non si muove nulla, quando giro la chiave, si spegne tutto e la telecamera era spenta!

Provo a far partire il camper con i cavi attaccati a un furgoncino del benzinaio, ma anche questo furgoncino non parte più.

All’inizio temevamo che uno strano virus potesse essersi trasmesso via cavo e aver colpito la batteria, poi invece scopro che il suo morsetto va a spasso che è un piacere; lo avvitiamo, ma il camper non parte ugualmente, il pannello di controllo segnala la Bm a 3,4 volt.

L’unica soluzione drastica è cambiare la batteria, ma dove la trovo? … al distributore vendono anche le batterie, non ne hanno molte, una per tipo e per fortuna ce n’è una che mi può andare: la compro per € 110, tutto sommato a buon prezzo, visto che sono in Grecia – mare, in un distributore di benzina e non in spiaggia.

La nuova batteria motore.

La nuova batteria motore.

Verso le 18 si riprende la marcia con più tranquillità, la mia vecchia batteria era del 2003, ora dovrei aver eliminato un altro pezzo importante e vetusto quindi avrò una maggior tranquillità per il viaggio.

Il traffico sul punto di collegamento tra Kassandra e Sithonia è molto intenso e noi proseguiamo con destinazione Metamorfossi, anche lì ho preso nota di una sistemazione rilevata da un diario, sempre scaricato da CoL.

Come lasciamo la strada principale per entrare in Sithonia, il traffico migliora, seguiamo per Metamorfossi; troviamo quella che sembrerebbe la pineta citata, compresa la struttura per i bimbi, ma quella soluzione non ci piace, non la troviamo invitante.

Proseguiamo inoltrandoci nei paesini, fino ad arrivare ad una strada sul mare, ma strettissima, dove i locali ci guardano sbalorditi, come venissimo da Marte, soprattutto quando incrociamo un ingombrante camion di frutta e verdura che ci obbliga a strane manovre.

Chiediamo indicazioni ad una signora dallo sguardo magnetico, un pò avanti con gli anni, ma con degli occhi di ghiaccio che catturano; molto gentilmente è lei ad avvicinarci chiedendoci “Can I Help you?”.

Il tramonto sul promontorio.

Il tramonto sul promontorio.

Come resistere! Chiediamo informazioni per trovare una spiaggetta dove fermarci e lei senza esitazione ci suggerisce Kastri Beach, che è qualche chilometro avanti.

Proseguiamo con Lino, con il quale ci teniamo in contatto con un walky tolkie; facciamo qualche avanti – indietro finché non la troviamo: è un bel promontorio (), il contachilometri segna 33.962 e sono le ore 20.30.

Ci arriviamo accompagnati sempre dal romantico tramonto; il bel tempo non fa altro che accentuare questa vista; all’inizio del grande spiaggione che termina con un promontorio ci sono un paio di stabilimenti balneari, ma in fondo, sul promontorio proprio sul mare, c’è parecchio spazio e ci sono in sosta alcuni camper.

Alcuni (soliti) italiani ci spiegano che qualche giorno prima c’erano anche moltissime tende sulla collina e che nessuno è mai venuto a mandare via nessuno.

La sistemazione a Kastri Beach.

La sistemazione a Kastri Beach.

Decidiamo con Lino di fermarci un paio di giorni, siamo carichi di tutto e scarichi di quello che non serve, cosa vogliamo di più per rilassarci un pò?

Il posto è tranquillo e la vista sul mare calmo è rilassante, ci accomodiamo con entrambi gli equipaggi per goderci questo momento di beato rilassamento, dove ognuno trova la modalità migliore per sé.

Il nostro balcone sulla baia.

Il nostro balcone sulla baia.

Le quattro ragazze si sono affiatate facilmente e noi adulti conversiamo con piacere.

Il riflesso della luna bassa.

Il riflesso della luna bassa.

Ceniamo e poi ci mettiamo sulle nostre sedie ad ammirare la luna che si rispecchia sul mare… un incanto!

La luna fra le nuvole.

La luna fra le nuvole.

La serata passa così, tra una parola e l’altra, godendoci il piacere di essere su questo promontorio con persone davvero piacevoli.

8/8/2009 – Km. 33.962 – Stiamo fermi.

Non c’è nessun motivo di puntare la sveglia, ma alle ore 8,30 sono in piedi, la curiosità e la voglia di muovermi sono superiori alla voglia di dormire.

Alle 8 è arrivato un furgoncino che girava per tutto il promontorio strombazzando all’impazzata con il suo fastidioso clacson, ma non siamo riusciti a capire che cosa urlasse dal finestrino.

S’è fermato anche vicino a noi, le persone si sono avvicinate per acquistare qualcosa che non sono riuscito a capire cosa fosse.

Le ragazze ovviamente non danno cenno di svegliarsi, così con Marta andiamo ad esplorare il mondo che ci circonda, sempre e solamente dopo aver “colazionato” a dovere.

L'isolotto di fronte a noi.

L'isolotto di fronte a noi.

Davanti a noi c’è un isolotto, sembra sia possibile raggiungerlo anche a piedi, oltre che a nuoto e questo ci spinge a compiere l’esplorazione del periplo; il fondo è un pò scivoloso, per questo non porto nulla di tecnologico e bagnabile con me (l’anno scorso ho annegato il mio telefonino!).

Camminiamo nell’acqua con attenzione perché ci sono molti ricci e anche se noi abbiamo i sandali, è facile scivolare e farsi del male; fantastichiamo su ciò che si potrebbe fare con questo isolotto, tempo di girarlo e le fantasie svaniscono, ritornando alla realtà.

L'accesso al mare.

L'accesso al mare.

I nostri equipaggi si sono svegliati, l’unica attività prevista è nuotare nel mare e ci si appresta a seguire l’ordine del giorno.

L'attenzione per la pesca al polpo.

L'attenzione per la pesca al polpo.

Sotto di noi c’è un piccolo spiazzo che viene usato per entrare più agevolmente in mare; c’è fermento, sembra che “qualcuno” abbia pescato un polpo e quindi la caccia è aperta, per fortuna i polpi sono più veloci!🙂

La spiaggia prima del promontorio.

La spiaggia prima del promontorio.

Mentre le ragazze esplorano i fondali con pinne e maschera, Marta ed io vaghiamo per la spiaggia, i due stabilimenti balneari si sfidano a suon di musica, per fortuna dal nostro camper si sente appena, mentre in spiaggia è assordante e non riusciamo a comprendere come quei poveri bagnanti possano resistere a quel frastuono in riva al mare.

Il camperino sloveno.

Il camperino sloveno.

Quando rientriamo alla base troviamo un curioso camperino giallo, è sloveno e il proprietario sta gironzolando con fierezza alla ricerca di una collocazione per fermarsi.

Il davanti.

Il proprietario davanti al suo mezzo.

Sembra un autocostruito. Come si ferma mi complimento con lui e mi conferma, in un italiano stentato, che l’ha fatto tutto lui e che sono 30 anni che sta girando l’Europa, fino in Turchia, portandosi sempre appresso anche la bella vespina, rigorosamente gialla.

Il bivacco all'ombra.

Il bivacco all'ombra.

La mattinata scorre in esplorazione e relax; anche oggi appena svegli c’era un pò di nuvolo, per fortuna poi si è venuto fuori il sole; quest’anno il sole è spesso coperto e indeciso soprattutto al mattino.

Lo sguardo di ammirazione del posto.

Lo sguardo di ammirazione del posto.

Nel pomeriggio abbracciamo l’idea di farci una doccia in spiaggia, le docce sono anche libere, purtroppo dobbiamo fare i conti con una quasi inesistente pressione dell’acqua, che fa sì che esca un getto flebile, ma meglio che niente.

Il camper con il orta bici verticale.

Il camper con il porta bici verticale.

La sera ci ritroviamo ad ammirare il buio, commentando la giornata e il programma dei prossimi giorni; Lino e famiglia hanno deciso di rimettersi in moto, loro hanno davanti ancora un bel pezzo di strada per arrivare alla loro meta ed anche se hanno più giorni di ferie, le cose da vedere sono molte.

Il davanti del mezzo.

Il davanti del mezzo.

Di sera si aggiunge al gruppo di camper sul promontorio, un nuovo esemplare curioso: è una famiglia di 4 persone, padre, madre e due ragazzi grandi; sul mezzo hanno un curioso porta bici che tiene le biciclette in posizione verticale, senza la ruota anteriore (stipate all’interno) e con la forcella agganciate ad una rastrelliera.

Il ritrovo serale.

Il ritrovo serale.

9/8/2009 – Km. Km. 33.962 – Percorsi km. 38.

Alle ore 7,00 Lino e family partono per altre mete, noi abbiamo deciso di regalarci ancora mezza giornata di relax, il posto è bello ed è un peccato muoversi, anche se la curiosità di proseguire inizia a farsi sentire.

Questa notte c’è stato un forte vento che ci ha ha sballottato il camper per un pò, infatti alle ore 9 ci svegliamo con qualche nuvola sopra di noi.

La mattina prosegue nell’ozio e intanto con Marta scrutiamo la cartina in cerca di future mete, con la speranza che il bel tempo si stabilizzi.

Le ragazze in acqua.

Le ragazze in acqua.

I locali ci confermano che solitamente in questo periodo c’è sempre il sole, e quest’anno, questo tempo incerto sembra proprio un fatto eccezionale … che mira abbiamo avuto! per fortuna il brutto non dura molto.

Pranziamo ed oziamo ancora un pò, ma alla fine, allungando i preparativi per la partenza, alle ore 16,30 riprendiamo la marcia verso il sud della penisola di Sithonia.

La costa è molto frastagliata e dalla strada non si scorge molto, anche se ovviamente proseguiamo lentamente e con attenzione, un pò come cercando l’ago in un pagliaio.

D’un tratto, mentre la strada tende a salire, scorgiamo in basso un ampio pianoro dove scorgiamo dei camper, ma non vediamo come arrivarci.

Proseguiamo sempre piano ed alla prima stradina con una significativa portata carrabile capace di contenerci, ci infiliamo; proseguiamo per un tratto, tra ulivi e sterpaglie, la strada è un pò stretta, ma incrociamo delle auto e il passaggio è agevolato dalla banchina non troppo sconnessa.

Un’altra delle difficoltà riscontrate sulle strade greche è che spesso la banchina, o meglio la fine dell’asfalto e l’inizio dello sterrato, non sono accessibili; anche se lo sterrato potrebbe essere carreggiabile, il gradino dell’asfalto è molto alto e pericoloso per il camper e potrebbe essere causa di un ribaltamento.

Arriviamo ad un bivio, a sinistra si va verso il mare e c’è l’indicazione di una Taverna, ma una strombazzata di un frenetico inseguitore, mi fa decidere di proseguire; non ci piacciono gli agglomerati di abitazioni e ci allontaniamo speranzosi.

La strada inizia a diventare sterrata ed in salita finché passiamo oltre ad una piccola altura e ci troviamo di fronte una spiaggetta; ci sono dei pini e c’è traccia di recenti insediamenti, forse tende, ma non c’è nessuno e la strada prosegue: decidiamo di proseguire su quello sterrato che torna ad essere in salita e ci porta sopra ad un altra piccola altura.

Mentre procedo penso che incrociare un’altra auto sarebbe un problema, ma per fortuna non incontriamo nessuno e percorriamo quella strada fortemente sconnessa, che ha alcune grosse pietre ogni tanto e mi ricorda un pò Creta, ma allora avevamo una Micra a noleggio e Zonker è ben altra cosa!

Quando finalmente giriamo l’ultima curva, ci troviamo finalmente davanti a quell’ampio spiazzo in riva al mare  che avevamo avvistato dalla strada! Ci sono dei camper in sosta, tutti belli allineati, ad una distanza sufficiente per garantire lo spazio per tutti.

Scopriamo che anche qui come a Kastri Beach c’è una struttura fatiscente e distrutta, rimanenza dei servizi di un camping che fu; proprio al centro della struttura, sulla destra c’è la vegetazione del bosco, e in fondo c’è l’Hotel Azapico (segnalato sulla strada principale e da noi bellamente ignorato).

Percorriamo un pò quell’ampio spazio e ci fermiamo in un posto lasciato probabilmente da un camper precedente, anche qui incrociamo un Superbrig nuovo di pacca della Repubblica Ceca; questo posto ha un’aria selvaggia, nonostante che a qualche centinaia di metri ci sia un hotel, con tutte le sue comodità.

La sabbia è a grana grossa e costellata delle cacchette delle capre che pascolano nei dintorni; nella parte di spiaggia più lontana dal mare crescono delle sterpaglie spontanee.

Sono le ore 18, 30, con km. 34.000 precisi e siamo davvero in un angolo sperduto di Paradiso, in riva al mare (), c’è un pò di vento, ma la temperatura è gradevole.

Scendendo per esplorare la zona, mi accorgo che la videocamera ci ha lasciati, non funziona più e rifiuta qualsiasi cassetta che inserisco.

Alcuni altri campeggiatori abusivi.

Alcuni altri campeggiatori abusivi.

Pazienza, sopperisco con la fotocamera, è troppo bello per immortalare tutto con qualche foto; la spiaggia è molto ampia e il mare è bello, vedere poi il bosco dietro di noi che ci separa e protegge dal resto del mondo, da tranquillità e sicurezza.

La sosta ad Azapico.

La nostra sosta ad Azapico.

Ci incamminiamo in esplorazione e troviamo gli immancabili italiani, scopriamo che sono degli abituè della zona; ci dicono che sono in transito per la Turchia e sia all’andata che al ritorno passano da li per farsi qualche giorno tranquillo.

Il resto dell'accampamento.

Il resto dell'accampamento.

Scopriamo che questo posto è ciò che resta di un vecchio campeggio abbandonato e che non c’è nulla attorno, tranne l’hotel in fondo, sull’altra pianura.

Le tartarughine ...

Le tartarughine ...

Chiedo informazioni sulla possibilità di scaricare le nere, penso che domani sarà da svuotare e come temevo m’informano che, non essendoci nulla attorno, l’unica possibilità è di scaricare nel bosco o nei pressi dei servizi del camping che fù.

... curiose ed impaurite.

... curiose ed impaurite.

Ringrazio e mi allontano scoraggiato, per il momento rinuncio e proseguiamo con Marta nella visita della spiaggia; arriviamo ad una pozza d’acqua dove troviamo inaspettatamente delle piccolissime tartarughine che fanno capolino curiose per vedere chi siamo: curiose e impaurite allo stesso tempo.

Le capre dietro di noi.

Le capre dietro di noi.

Andiamo a dirlo alle ragazze e insieme a loro ritorniamo dalle tartarughine con del pane secco: lanciamo delle bricioline nell’acqua, ma le tartarughe si avvicinano a riva ignorando le briciole, allora spezziamo il pane i pezzetti più grossi e a quel punto le tartarughe si accavallano una sull’altra per divorarlo.

La distesa dell'ex campeggio.

La distesa dell'ex campeggio.

Dietro di noi compaiono anche delle capre con un pastore, in effetti avevamo il sospetto che quelle che si vedevano a terra, non fossero olive, ora ne abbiamo la certezza, a dimostrazione dello stato selvaggio di questo posto.

Un formicaio.

Un formicaio.

Notiamo anche dei vastissimi formicai, con formiche molto più grosse del normale, fantastichiamo sulla motivazione di questa anomalia genetica presunta; però è impressionante vedere i solchi che lasciano nella sterpaglia, lungo tutti i loro percorsi di movimento, come fossero delle vere autostrade.

L'hotel Azapico in lontananza.

L'hotel Azapico in lontananza.

Anche qui il tramonto incombe e ci coccola un pò, ormai è diventata una piacevole consuetudine, osservarlo al nostro arrivo.

Il tramonto dal camper.

Il tramonto dal camper.

Assieme agli altri camper c’è anche un curioso van un pò datato, ma perfettamente funzionante, è bello vedere questi mezzi ancora in giro.

Il "vecchietto".

Il "vecchietto".

Ci sistemiamo un pò e ceniamo, preparandoci ad affrontare la notte in quel posto piacevolmente sperduto.

Prima di dormire.

Prima di dormire.

Prima di andare a dormire faccio un giro in spiaggia, è buio, le stelle non si vedono bene, solo qualche sparuta luce, segno che si sta annuvolando … peccato! … e guardo tutti i camper allineati, che coccolano i loro proprietari, in questa isolata pianura in riva al mare… è davvero suggestivo…

10/8/2009 – Km. 34.000 – Percorsi km. 22

La sveglia questa volta ce la dà alle ore 8,30 un furgoncino simile a quello che avevamo visto a Kastri, che scende dall’altura alle nostre spalle suonando il clakson a manetta; questo però è dotato di un altoparlante con il quale grida: Pane!…Bread!…  ecco che cosa vendono!😮

Purtroppo il tempo è brutto e sta anche piovviginando; la cassetta ha mostrato la lucina rossa, come previsto.

Non ho nessuna voglia di scaricare in terra, mentre facciamo colazione guardiamo un pò la cartina e decidiamo di muoverci verso nuovi lidi; peccato che non siamo riusciti a gustarci questo angolo sperduto, ma non vale la pena stare qui ad aspettare, tanto più che abbiamo bisogno di una lavatrice.

Claudia è partita da Milano con della roba già sporca delle due settimane di ferie che aveva fatto e non ha fatto in tempo a lavarla a casa, così alle ore 10,30 ci allontaniamo da Azapico, percorriamo una stradina più corta e comoda, rispetto all’andata, che scopriamo seguendo altri camper in movimento.

Raggiungiamo l’asfalto e proseguiamo in direzione sud, lungo la strada ci fermiamo ad un supermercato un pò grandino, oltre alla spesa solita, cerchiamo e troviamo un bellissimo tappetino di gomma morbida, nero forato, da mettere fuori dal camper per trattenere la sabbia e la terra; l’abbiamo visto in uso da Lino e lo troviamo a soli € 3,5, una favola!

Passiamo anche dalla cittadina di Toroni, avevo delle buone indicazioni anche per questo posto, ma il maltempo e la situazione critica ci spinge a continuare; tra i campeggi segnalati nella lista che abbiamo scegliamo il Camping Kalamitsi, che poi troviamo ben segnalato anche sulla strada.

L’accesso a questo campeggio non è molto comodo, soprattutto per un mezzo ingombrante come il nostro, ma ce ne accorgiamo davanti alla reception, quando siamo costretti a fermarci in doppia fila.

C’è coda per l’accettazione e quando finalmente è il nostro turno scopriamo che non c’è posto, pertanto la manovra di inversione è all’arrembaggio;  come mi sposto, s’infila un auto, in un senso o nell’altro e sempre grazie alle radioline ce la caviamo alla grande.

Proseguiamo per il campeggio successivo, affidandoci però alle segnalazioni sulla strada: è il Camping Porto Kalamitsi, con tanto di lavatrice segnata sul cartellone; parcheggio il camper in uno spiazzo, per evitare d’infilarmi inutilmente nel minuscolo paesino ().

Una scultura sul bar della spiaggia.

Una scultura sul bar della spiaggia.

La reception ci conferma la possibilità di restare per una notte, chiedo esplicitamente il costo della notte, la risposta è € 36,20, compreso “l’elettrikò” (la 220); la signora parla solo greco e tedesco, l’inglese lo intuisce, ma sembra comprendere, anzi, si spiega benissimo quando ci fa accomodare in una piazzola un pò stretta per noi, dove non è possibile neanche aprire la veranda per via dei rami bassi e vicini, ma è solo per una notte ed accettiamo.

La nostra mini piazzola.

La nostra mini piazzola.

Ci sistemiamo e aggrediamo subito la lavatrice, anche se il tempo è ancora un pò minaccioso; con la scusa dei panni di Claudia, riusciamo a fare ben 3 macchinate, il problema semmai è stendere il tutto ma ce la caviamo alla grande e discretamente con il nostro filo e usando il retro della piazzola.

La spiaggia davanti al campeggio.

La spiaggia davanti al campeggio.

Attorno a noi ci sono solo roulottes stanziali, il nostro vicino è austriaco ed è così stanziale che nel retro della sua piazzola c’è ogni cosa, perfino la moto impolverata, così come altre rattanaglie, inutilizzate da chissà quanto.

Siamo vicini alla spiaggia.

Siamo vicini alla spiaggia.

C’è solo un camper tedesco, e a considerare dalla polvere sul parabrezza direi fermo da poco; gli alberi sono pericolosamente bassi, ma sul vialetto ci sono le fontanelle per il carico d’acqua.

Lo scarico delle nere.

Lo scarico delle nere.

Scarico immediatamente la cassetta e scopro che il “kimiko” è in una zona inaccessibile per il camper, a dimostrare quanto siano impreparati ad accoglierci.

La lavatrice a gettoni.

La lavatrice a gettoni.

Nei bagni delle donne c’è anche un nido di rondini, con i rondinotti impazienti ed affamati che attendono la loro madre che imperterrita passa dall’accesso, scegliendo il tempo giusto per evitare chi va in bagno.

Il nido sulla plafoniera.

Il nido sulla plafoniera.

Andiamo in spiaggia nel pomeriggio, facciamo un mini torneo di racchettoni sulla spiaggia: vincono le ragazze!

Il torneo di fronte all'isolotto.

Il torneo di fronte all'isolotto.

Di fronte a noi c’è un bell’isolotto, che è meta continua per molti bagnanti, le nostre ragazze comprese; per fortuna nelle ultime ore è ricomparso il sole, giusto per scaldarci un pò, anche se c’è sempre un filo di vento.

Le due sirene sull'isolotto.

Le due sirene sull'isolotto.

Purtroppo però Clara ha un orecchio che inizia a farle male e noi scarseggiamo dell’occorrente, dovremo rimediare al più presto.

In spiaggia.

In spiaggia.

Ceniamo sulla spiaggia, nel verde del ristorantino attiguo al campeggio, molto carino, con tavolini sull’erbetta e candele sul tavolo; il cibo però non è speciale.

Il ristorantino sul mare.

Il ristorantino sul mare.

Si fa un giretto in spiaggia tutti assieme, oggi è S. Lorenzo, Marta rimane con le ragazze, con il naso all’insù a guardare le stelle cadenti e ne vedono ben cinque; fa un pò freschino e rientrano in camper, dove io le avevo precedute.

Un piatto al formaggio e carne.

Un piatto al formaggio e carne.

Un piatto di carne in umido.

Un piatto di carne in umido.

Il mussakà.

la musakà.

Siamo contenti di ripartire, il campeggio non è molto accogliente, speriamo solo che si sia asciugata la maggior parte delle cose; abbiamo lavato tutto e la lavatrice si è rotta subito dopo, buttando fuori tutta l’acqua.

11/8/2009 – Km. 34.022 – Percorsi km. 66

Sveglia alle ore 9,00, solita colazione, da un pò di giorni abbiamo scoperto lo yogurt greco da bere, o meglio sulla confezione c’è scritto “latte fermentato” ed è una via di mezzo tra il nostro yogurt ed il nostro latte.

A Marta ed a me piace molto, con i cereali poi è ancora più buono, le ragazze preferiscono il latte, ma stiamo usando molto i cereali, mi sa che i biscotti ce li riportiamo tutti a casa.

Il mal d'orecchi di Clara.

Il mal d'orecchi di Clara.

Mentre le figlie vanno in spiaggia, noi raccogliamo tutto per la partenza; sono costretto a scaricare le grigie nella cassetta delle nere e poi vuotarla nello scarico delle nere, perciò mi faccio innumerevoli viaggi avanti e indietro con la cassetta, senza sporcare, ma sono sempre 20 kg per volta.

In uscita davanti alla reception.

In uscita davanti alla reception.

Alla fine, alle ore 11.30 siamo pronti, le ragazze si sono fatte l’ultima vera doccia e ci apprestiamo a lasciare il campeggio, ma … non abbiamo fatto i conti con la cattiveria della titolare.

E’ tutta la mattina che vedo che ci osserva da lontano, eppure non ritengo di aver fatto nulla per il quale mi possa riprendere; come le chiediamo il conto lei guarda l’orologio e borbotta qualcosa in greco, mentre va alla sua guardiola.

Inizia subito parlando in tedesco e greco, ma facendoci capire che lei non parla inglese e che se non capiamo sono fatti nostri, poi prosegue con una serie di sproloqui, indecifrabili, ma nell’insieme capiamo che vuole farci pagare due notti anche se noi ci siamo fermati solo per una: farfuglia che abbiamo caricato l’acqua, scaricato le nostre, usato la corrente e insiste che dovremmo pagare due notti.

Noi cerchiamo di spiegarle che siamo anche disposti a pagarle un supplemento per l’acqua, ma lei non vuole sentire ragioni: aggiunge che lei ha già mandato via molti camper perché non c’era spazio, per colpa nostra, ed altre cose che non capiamo bene.

Insomma, dopo moltissimi tentativi di arrivare ad un accordo accettabile e riavere la nostra carta d’identità, non ci rimane altro da fare che chiamare l’ambasciata italiana ad Atene: spenderemo tanto di telefono, ma non vogliamo cedere a questo assurdo ricatto; all’esterno non c’è traccia di nessun tipo di regolamento che specifichi l’obbligatorietà di un minimo di notti di pernottamento.

La persona gentile che risponde, in poco tempo, mi suggerisce di chiamare il consolato di Salonicco e mi da il numero; noi siamo sempre parcheggiati in modo ingombrante, davanti alla reception e parliamo ad alta voce al telefono.

Il consolato di Salonicco mi risponde con un altrettanto gentile voce femminile, le rispiego il tutto e le dico che non so proprio cosa fare per togliermi da quell’impiccio, tanto più che le signora tratteneva il documento di Marta; lei mi chiede il numero di telefono del campeggio ed il mio, e mi dice che chiamerà lei la signora e poi mi farà sapere.

Subito dopo sentiamo squillare il telefono della reception, sentiamo la discussione concitata in greco, ma la parola italiani si comprende benissimo, e alla fine la signora mette giù stizzita e con forza.

Il mio cellulare squilla subito e rispondo, sempre ad alta voce, la signorina mi informa che la padrona dice che noi il giorno prima avremmo accettato di pagare 2 notti, (cosa totalmente falsa tant’è che ci eravamo fatti dire anche il costo della nostra notte di sosta), ma il fatto più grave è che scopriamo che questo trattamento delle due notti obbligatorie lo riservano solo agli italiani.

Alla signora fa rabbia che gli italiani facciano campeggio libero e che vadano poco in campeggio, solo per scaricare(!); la “nostra” signorina del consolato ha addirittura chiesto alla signora del campeggio: “Se io che sono greca vengo lì, posso stare una notte?“, la risposta sconcertante è stata: “Sì, chiunque può stare una notte, ma non gli italiani, loro devono pagare 2 notti minimo, perché a loro piace andare nelle spiagge libere e poi andare nei campeggi solo per scaricare“.

La signorina si è scusata per questa affermazione, riconoscendola discriminatoria, e mi ha suggerito di chiamare la polizia al numero 100.

Così abbiamo fatto,  questa volta in inglese, molto pasticciato, quando poi mi hanno passato il distretto di Kalamitsi, ho lasciato la parola a Marta, più preparata di me.

Ma mentre lei stava rispiegando tutta la situazione, la signora mi ha chiamato, sempre inveendo in greco, ma facendomi capire che mi faceva pagare una sola notte; a questo punto possiamo interrompere la chiamata con la polizia, poiché le cose sembrano mettersi meglio, ma con la promessa di riprenderla se le cose fossero peggiorate.

Ci rifà il conto, sempre inveendo e puntandomi il dito, con gli occhi socchiusi: “Do you like free beach?” … sorpresa, ora il conto è di € 35,50, 70 centesimi in meno!

Ovviamente pago in contanti, lei mi da lo scontrino e la carta d’identità; tra l’altro, la signorina del consolato mi aveva detto che anche in Grecia non è possibile trattenere il documento, è sequestro di persona e la signora avrebbe potuto passare dei guai proprio per questo.

La saluto e salgo sul camper, controllo bene lo scontrino … sorpresa! … ha segnato solo € 3,35!

Torno indietro, lei è pronta ad  inalberarsi ancora, e inizia a contare le persone, il camper, ecc., cerco di tranquillizzarla, non volevo contestare il dettaglio del conto, le faccio vedere che la virgola è in una posizione sbagliata … si calma e mi rifà lo scontrino giusto, le sorrido e la saluto: “Gutten tag” e lei mi risponde: “Kali nikta!” e ci allontaniamo contenti e soddisfatti, a noi italiani ci piacerà pure la sosta libera, ma non siamo gonzi e in ogni caso lasciamo comunque i nostri soldi sul terreno greco.

Il campeggio da evitare!

Il campeggio da evitare!

Avevamo chiesto dove fosse una farmacia vicina e così ci dirigiamo in quel paesino poco lontano, sempre verso Sarti; la troviamo e con sorpresa troviamo anche il farmacista greco che ha studiato a Milano e quindi sa parlare perfettamente l’italiano e ci serve alla perfezione, consegnandoci una medicina per l’orecchio di Clara.

Proseguiamo risalendo la penisola verso Sarti, altra probabile meta per la sosta in spiaggia, in effetti ci sono delle belle coste, preziosamente nascoste dalla fitta vegetazione.

Le lamiere per le capre.

Le lamiere per le capre.

So bene che dovremmo addentrarci molto di più, ma decidiamo di fare una sosta un pò più lunga del solito e per questo cerchiamo di arrivare nei paraggi di Vourvourou, che da quanto ho letto dovrebbe essere il posto migliore delle due penisole.

Le baie che nascondono le spiagge.

Le baie che nascondono le spiagge.

Lungo il percorso vediamo degli strani ammassamenti metallici, abbarbicati sui pendii dei colli, soprattutto se sono brulli; ci abbiamo messo un pò per capire che sono ripari per le capre, davvero curiosi a vedersi.

La strada è un continuo sali e scendi, ma si percorre bene, non c’è traffico; Sithonia è molto differente da Kassandra, qui non ci sono grandi locali e divertimenti, ma tante più spiagge e di conseguenza anche il traffico è più calmo.

Arriviamo nei pressi di Vourvouroù, ho con me delle indicazioni di una bella spiaggia e facciamo un pò di tentativi per dirigerci verso il mare, proviamo a seguire una stradina, vicino ad un campeggio, ma … alla fine dobbiamo tornare sui nostri passi con non poca fatica di manovra.

Lasciamo allora il camper parcheggiato e percorriamo un sentiero a piedi, per renderci conto meglio di dove arrivi la strada; capitiamo in un altro punto di sosta dei Vigili del Fuoco, con tanto di panche ed altri mezzi di conforto per agevolare il controllo, tutto sommato è bello vedere che i possibili focolai sono tenuti sott’occhio con molta attenzione.

Entriamo con il camper in una strada che sfocia in una spiaggia, è molto larga e molto frequentata, la spiaggia poi non è granché; scorgiamo un gruppo di camper, sono di Verona e chiediamo a loro su come raggiungere la nostra meta, ma ci dicono  che sono arrivati da poco e non sanno dirci nulla sulla pineta che cerchiamo.

Qui incontriamo un altro camper, una famiglia italiana (Marco, Natascia ed il piccolo Nicola), che come noi si sono fermati per chiedere informazioni, così decidiamo di perlustrare la zona assieme.

Durante gli spostamenti, ricevo una telefonata, è il Consolato italiano di Salonicco, è la stessa signorina che mi chiede come si è conclusa la vicenda, essendo lei rimasta alla nostra chiamata alla polizia; l’aggiorno volentieri, è confortante constatare che non hanno lasciato cadere la cosa e che ci tengono a verificarne la conclusione, ovviamente la ringrazio per questa premura.

Tutti abbiamo fame, ma siamo intenzionati a fermarci solo a meta raggiunta; sentiamo che siamo molto vicini alla nostra meta, entriamo in un’altra stradina, stretta tra la vegetazione di alcune villette e sbuchiamo in una lingua di terra sul mare.

L'accesso alla laguna.

L'accesso alla laguna.

Dalla strada principale avevamo visto questa posizione interessante e finalmente l’abbiamo trovata, ben presto ci troviamo davanti ad una laguna e siamo sulla striscia di terra che la separa dal mare; si notano i resti di un incendio spento; oltre al terreno un pò molle in alcuni tratti, ci sono anche dei residui di ritardante bianco e tracce di nero del bruciato e dell’intervento dei pompieri.

La vista mare dal camper.

La vista mare dal camper.

Ben presto arriviamo dove, guarda caso, sono posizionati dei camper  italiani ed è logico a questo punto scendere a chiedere lumi; nell’avvicinarci  però ci è impossibile non notare la bandierina dell’Italia legata alla scaletta di un camper, ma è quello di… Lino! …che  sorpresa li ritroviamo! … sono arrivati lì il giorno prima e si stanno godendo la sosta.

La spiaggia stretta.

La spiaggia stretta.

Tempo di salutarci calorosamente, vado a prendere il camper e trovo le loro ragazze già alle prese con le nostre e le loro ciaccole, a questo punto è ovvio che ci si fermerà di sicuro, anche se la spiaggia non è proprio quella sperata, ma siamo in un posto particolare e con dei cari amici.

Le ragazze sul piccolo catamarano di Gino.

Le ragazze sul piccolo catamarano di Gino.

Con Marco ci sistemiamo per il pranzo, sono le ore 15,00, al Km 34.088 (), ci manca solo un pò d’acqua per la pasta, ma siamo a posto con tutto il resto; per cucinare usiamo l’acqua che teniamo in alcune bottiglie da 2 lt, anche se da bollire, cerchiamo di non usare quella dei serbatoi.

Anche Marta sulla barca.

Anche Marta sulla barca.

Subito dopo il pranzo – merenda, andiamo a conoscere meglio i nostri vicini; conosciamo Gino e Brunella, con la figlia Patrizia, più o meno l’età delle nostre ragazze, e poi Paolo e Grazia, una simpatica coppia di Ancona, anche loro sono arrivati qui per sbaglio, mentre Gino e famiglia sono di Brescia e vengono qui ormai da 5 anni.

Le ragazze al sole.

Le ragazze al sole.

Davanti a noi ci sono degli isolotti, con delle invidiabili spiagge irraggiungibili, se non con delle imbarcazioni, per questo Gino, abile pescatore, preferisce scorrazzare per mare con la sua imbarcazione.

La laguna dal nostro posto.

La laguna dalla strada.

Ovviamente in un attimo quella barca è diventata un’attrazione da provare, e intanto che le ragazze scorrazzano per il mare, ci scambiamo le ultime notizie sui nostri percorsi.

Lino & C. stanno avanzando con comodo verso la loro meta che sarà l’isola di Thassos , e trovano piacevole fermarsi sulle spiagge di Sithonia soprattutto quando si trova una bella compagnia; Marco ha appena iniziato il giro delle sue vacanze e anche Paolo ha ancora del tempo da dedicare alle due penisolette, così ci scambiamo le coordinate dei posti belli trovati e i contatti per risentirci al ritorno.

Il mio zaino.

Il mio zaino.

Nel pomeriggio, Marta ed io, decidiamo di andare a cercare l’acqua, andiamo a piedi, con due zaini e 6 bottiglie a testa da riempire.

Ritorniamo sulla strada principale e ci dirigiamo verso sinistra, scoprendo un supermercatino, peccato che non abbiamo dietro soldi perché avremmo potuto prendere il latte e lo yogurt per la colazione; cammina, cammina ma di acqua neanche l’ombra.

Quello di Marta.

Quello di Marta.

Ritorniamo sui nostri passi e ci dirigiamo allora verso destra, e proprio quando stavamo ormai per desistere troviamo uno spiazzo; lo riconosciamo perchè lì ci eravamo già fermati prima con il camper, ma non avevamo scorto la piccola fontanella con rubinetto (italiano!).

La tavolata sulla spiaggia.

La tavolata sulla spiaggia.

Ad alcune persone che stanno approvvigionandosi di acqua chiediamo per avere la certezza che sia potabile, e così ci riforniamo; questo sarà un ottimo punto per tornare con il camper e per gli altri.

Per scaldarsi sotto la pioggia.

Per scaldarsi sotto la pioggia.

L’occasione di trovarci così in tanti ci da lo spunto per organizzare una cena al porto, in un ristorante suggerito da Lino, dove si spende poco e si mangia molto, anche pesce; non serve andare con tutti i camper, ci organizziamo per muovere solo i mezzi indispensabili; noi siamo ospitati da Marco e le ragazze da Lino.

Il porto è carino, le luci della sera gli danno un fascino particolare, il ristorante poi ha dei tavoli in spiaggia, sotto a degli ombrelloni di bambù che danno un’aria di festa e vacanza, abbiamo i piedi praticamente sulla sabbia, che bello!

Claudia e Chiara con la tenda.

Chiara e Claudia con la tenda.

Purtroppo comincia a lampeggiare e  pian piano si alza il vento finché arriva un diluvio; i camerieri sono bravi e mentre scappiamo dalla spiaggia ci apparecchiano un posto al coperto; la tavolata è lunga e lì sotto al coperto ci sono diverse altre tavolate di clienti, noi siamo proprio al bordo della copertura e in poco tempo, nonostante si cerchi di stringersi al centro, arriviamo ad essere in balia della pioggia, almeno quelli seduti sulle sedie verso l’esterno

I solerti camerieri ci portano subito delle tende da metterci sulle spalle per ripararci dall’acqua, il che, visto che sta facendo anche freschino, non guasta, anzi, contribuisce a sviluppare ilarità nella serata.

Finiamo di cenare e intanto la pioggia si calma un pò, è un classico, il conto si dimostra a buon mercato: € 8,50 a testa! Da dire che, oltre alle ordinazioni, hanno portato molti piatti di contorno locali, zazichi (tzatziki), melanzane stufate, zucchine, insalata greca, peperoni, tutto offerto dalla casa.

Rientriamo all’accampamento, contenti per l’esperienza positiva della cena, ma dispiaciuti per il tempo; la quantità di pioggia che stiamo incontrando quest’anno si sta rivelando un pò fastidiosa, per fortuna sono temporali che non durano molto, ma sono un pò troppo frequenti per le nostre aspettative di caldo e sole vacanziero.

Con Lino &C ci diamo appuntamento per l’indomani mattina, per fare il punto sulla situazione; al rientro troviamo il sentiero tutto allagato, noi poi avevamo lasciato anche gli oblò completamente aperti; la serata non lasciava sospettare questo cambiamento repentino di tempo! Per fortuna troviamo solo un pò bagnato, per terra e il tappetino del bagno, nessun altro danno.

12/8/2009 – Km. 34.088 – Percorsi Km. 7

La sveglia è alle ore 9,00, questa notte ha piovuto molto e forte, da ieri, qui in torno, gira un cane lupo randagio, è mesto e triste, non sembra pericoloso; questa notte ha dormito sotto il camper, l’abbiamo sentito perché sbatteva la coda da qualche parte sotto il camper e poi il mattino abbaiava all’arrivo di un’auto, come se fosse il nostro cane da guardia.

Dopo la colazione scopriamo che Lino & C. si stanno rimettendo in marcia per proseguire il loro percorso, approfittando del tempo brutto; Paolo non è tornato qui a dormire, per via dell’allagamento, ma è tornato a salutarci in mattinata perché anche lui prosegue più in basso sulla penisola.

L'attraversata a piedi.

L'attraversata a piedi.

Con Marta ci spingiamo ad esplorare a piedi la piccola laguna, abbiamo scoperto che si può attraversare il piccolo istmo per proseguire sulla terra ferma e lo percorriamo.

Il porticciolo.

Il porticciolo.

Ci raggiungono anche Marco con Nicola e insieme arriviamo a quello che potrebbe essere il campeggio Rea che abbiamo incontrato ieri, anche qui pieno solo di roulotte e alberi: luogo impossibile per i camper.

Il panorama.

Il panorama.

Molti hanno una barchetta che lascino ormeggiata nel porticciolo, a dispetto del piacere di bagnarsi in quelle acque.

Il paciugo davanti al camper.

Il paciugo davanti al camper.

Proseguiamo la nostra passeggiata inerpicandoci su un piccolo colle dove incontriamo una zona allestita in modo casereccio, che probabilmente viene adibita per cucinare e consumare all’ombra il cibo; da qui si gode una bella veduta sulla zona di mare e sulle isolette di fronte, e nello stesso tempo possiamo notare che il cielo stenta ad aprirsi e allora cominciamo a pensare di muoverci anche noi, con i nostri 2 camper.

Dove abbiamo trovato l'acqua.

Dove abbiamo trovato l'acqua.

Dopo pranzo, alle ore 15,30, ci rimettiamo in marcia, scarichiamo le grigie tra i resti del bruciato e il ritardante e non abbiamo bisogno di altro.

Ci dirigiamo verso sud e seguiamo poco lontano da lì, l’indicazione per Karydi Beach, l’abbiamo letta sulla lonly planet e sembra essere un bel posto.

E’ un paesino piccolissimo, fatto in apparenza di sole case per le vacanze, con una vasta pineta in riva al mare; avanziamo passando tra le case e costeggiando un campeggio fino al termine della strada, ed è proprio lì che raggiungiamo il mare, preceduto da un vasto parcheggio sotto la pineta.

Il tempo si sta finalmente aprendo e questo ci consola un pò, abbiamo assolutamente bisogno di un pò di sole caldo e tranquillità.

Il buco sulla strada.

Il buco sulla strada.

Il posto sembra molto bello e ci addentriamo alla ricerca di un posto per noi; lungo il percorso siamo costretti a fermarci, c’è un grande buco, proprio in mezzo alla strada ed il camper potrebbe imbucarsi, attorno ci sono le auto parcheggiate che impediscono di aggirarlo; qualcuno ha anche messo un macigno nel mezzo, nel tentativo di riempire un pò il buco, ma non serve a granché, anzi peggiora la situazione.

La nostra sistemazione a V.

La nostra sistemazione a V.

Quando scendo per vedere meglio il da farsi sento che in italiano “qualcuno” mi consiglia di non passare la buca, guardo meglio ed è Paolo, rigorosamente parcheggiato perpendicolare, verso il mare, che si gode la scena di tutti quelli che arrivano e si imbucano, oltre a chi rimane insabbiato.

Contento di ritrovarlo, aggiro in qualche modo il buco e mi posiziono a V con Marco e famiglia, così da crearci un piccolo spazio tutto nostro; siamo sistemati benissimo, sotto l’ombra dei pini a due passi dal mare.

Il rinforzo al cuneo.

Il rinforzo al cuneo.

Questa è davvero una bella pineta (), sufficientemente alta per i nostri mezzi, qualche piccolo ramo secco s’impiglia nel portapacchi, ma non succede nulla perché è secco e si spezza; il suolo non è molto in piano e la pendenza è troppa, ma con degli opportuni rinforzi, rimediati sul posto, rimediamo alla grande.

La stradina vicina di accesso.

La stradina di accesso lì accanto.

Marco è un pò preoccupato perché il suo pannello solare, in questa posizione, non potrà funzionare molto,  ma decide di sistemarsi ugualmente.

Il mare che abbiamo davanti a noi.

Il mare che abbiamo davanti a noi.

Abbiamo la stradina di passaggio a due passi, ma non vogliamo addentrarci ulteriormente nella pineta, c’è troppa sabbia insidiosa che potrebbe intrappolare il camper, e poi il via vai di veicoli che arrivano fin lì dove siamo noi non è tanto, perché ci siamo parcheggiati sulla parte finale della pineta.

La parte più a nord.

La parte più a nord.

Qui sotto c’è un bellissimo mare dalle sfumature turchesi, poca sabbia, ma con scogli accessibili e comodi; nei giorni che passiamo lì non c’è mai troppa gente, al contrario che dall’altra parte, e c’è una sabbia molto soffice.

Quasi subito andati tutti in spiaggia, siamo curiosi di vederla da vicino; sugli scogli che circondano la piccola baia c’è del fermento: qualcuno ha preso dei polpi di medie dimensioni e Marco , dotato di muta e fiocina, parte alla ricerca, seguito dal prode Niki che lo controlla dall’alto.

Nicola ha solo 11 anni, ma si muove tra quegli scogli come uno stambecco, senza nessuna esitazione, saltando da una parte all’altra per controllare bene l’operato di suo padre.

La vista del mare.

La vista del mare.

Le nostre ragazze se ne stanno pigramente sdraiate al sole o giocano nell’acqua con i racchettoni; Marta ed io ci godiamo un pò di tranquillità, leggendo, facendo le parole crociate, o meglio finendo quelle dell’anno scorso rimaste incompiute, oppure passeggiamo sul litorale, godendoci quel bel panorama.

Clara durante una medicazione.

Clara durante una medicazione.

Clara continua con la cura del suo orecchio che per fortuna sembra migliorare, ma è chiaro che non può fare il bagno, perché non può bagnare l’orecchio.

Il curioso campo di calcio.

Il curioso campo di calcio.

Nel pomeriggio, visto lo scarso risultato della pesca, Marco ed io, seguiti sempre dal simpatico Niki, decidiamo di arrivare fino in paese con la bici, vogliamo comprare qualcosa per fare una grigliata in spiaggia questa sera.

La pineta dagli scogli.

La pineta dagli scogli.

Per una questione di praticità, utilizziamo le bici di Marco, le mie sono ancora belle impacchettate da Milano, mentre lui ha il garage interno al camper; lungo la strada avvistiamo un curioso campo di calcio, inutilizzabile, in stile Dova: l’erba è così alta che arriva quasi alla traversa della porta.

Arriviamo in fretta ad un supermarket, in pratica al centro del paesino; chiediamo del pesce, ma ci dice che è impossibile trovarlo a quell’ora perché sono quasi le 18; se vogliamo mangiare pesce dobbiamo chiederglielo la mattina, prima delle 8 perché lui va a comprarlo su ordinazione.

La carne che ha è solo di maiale o di agnello, prendiamo dei salsicciottini, dei suvlaki, delle costine e ritorniamo con la nostra spesa, osservando il movimento che ci circonda.

Arrivati al camper scopriamo che sono arrivati anche i ragazzi di Cormano, quelli che avevamo incontrato nella nostra prima sosta sulla calcidica, staranno qui un solo giorno per loro il soggiorno in Grecia è finito e devono riprendere il ritorno via terra fino a Milano, è bello ritrovarsi lungo un percorso comune.

Il Monte Athos all'orizzonte.

Il Monte Athos all'orizzonte.

Tornando al nostro accampamento passiamo a fianco del campeggio: anche in questo sarebbe impossibile entrarci, gli alberi sono troppo bassi e ci sono roulottes ovunque; da quanto ci hanno riferito i molti camperisti italiani presenti, nessuno si è mai lamentato del nostro “libero campeggiare”.

Il tramonto sulla baia.

Il tramonto sulla baia.

Rientriamo con il tramonto, uno spettacolo bello e particolare, come ormai siamo abituati a vedere in Grecia; all’orizzonte si scorge anche il Monte Athos dove, a sentire gli SMS di Isidoro, dovrebbe esserci un incendio.

Il fuoco per fare la brace.

Il fuoco per fare la brace.

Ci prepariamo per la cena, intanto Marco ed io, con l’aiuto dei ragazzi, cerchiamo di costruire il letto del fuoco per il barbeque che faremo in spiaggia, raccogliendo legnetti e grosse pietre; purtroppo i legnetti sono ancora umidi dalle recenti piogge, ma speriamo di farcela.

La cottura della carne.

La cottura della carne.

Ho l’impressione che l’area in cui abbiamo parcheggiato i camper doveva essere stato un posto di svago serale, forse una discoteca, ma ora è  tutto rotto, perfino i preziosi water con lo scarico in fogna; questo però ci permette di recuperare tra le macerie dei grossi mattoni per il nostro fuoco.

Alla fine riusciamo a fare un bel fuoco, e abbrustoliamo oltre alla carne anche del  pane: non avanziamo nulla; riesco anche a farmi male, strusciando con la gamba su un grosso sasso che al buio non si vedeva, ma … non importa.

Chiudiamo la serata con una fetta d’anguria offerta da Marco e Natascia; è bello stare lì a mangiare, illuminati solo dalla luce rossa del fuoco!

13/8/2009 – Siamo fermi

Questa notte c’è stato un pò di movimento, tra la spiaggia e la pineta, dei ragazzi hanno pernottato facendo un pò di casino, un’auto poi è sfrecciata, suonando il clacson con l’intento palese di rompere le balle a noi camperisti.

Marta ed io ci svegliamo presto, alle ore 8, del resto qui durante il giorno ci si riposa e quindi non si fa fatica ad alzarsi; il mattino poi, è uno spettacolo poter andare in giro, quando tutti dormono.

La spiaggia deserta del mattino.

La spiaggia deserta del mattino.

Così dopo la colazione, decidiamo di andare a farci un giro a piedi verso sud, l’esplorazione per noi è un bel passatempo, siamo sempre curiosi di ciò che ci circonda.

Gli scogli caffè-latte.

Gli scogli caffè-latte.

Ad un certo punto il passaggio via spiaggia si interrompe e così aggiriamo gli scogli e proseguiamo per le calette; passiamo vicino a delle belle villette a ridosso del mare e ritorniamo verso il paese; sta facendo sempre più caldo e finalmente sembra di essere in Grecia.

Le altre piccole baie a sud.

Le altre piccole baie a sud.

Su alcuni scogli notiamo delle strane venature, probabilmente qualcosa di ferroso, ma l’effetto è come se a qualcuno fosse caduto del caffè-latte; così come è curioso vedere mangiare, naturalmente, i granchi sugli scogli.

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Il granchietto.

Allunghiamo il tratto di strada per arrivare fino al supermarket, così da fare un pò di spesa, il frigorifero non ci consente di caricarlo molto e poi, con la storia della ventola difettosa, quando fa caldo, non raffredda a dovere.

Troviamo anche degli scogli con delle sculture naturali, sicuramente frutto dell’erosione del vento e del mare, sembra quasi che siano state fatte apposta, come se fosse un’opera d’arte costruita dall’uomo.

Alcuni scogli con curiose sculture.

Alcuni scogli con curiose sculture.

Oziamo pigramente tutto il giorno, le ragazze non mollano il sole per neanche un minuto, noi ci limitiamo a respirare, leggendo o facendo dell’enigmistica ogni tanto.

L'enigmistica.

L'enigmistica.

Durante il giorno c’è una grande attività di ricerca del polpo, le novità sono che in due giorni sono stati presi 11 polpi, ormai non c’è traccia neanche di un tentacolo, ma questo non impedisce a Marco e Niki di dilettarsi , anche con il canotto.

La ricerca del polpo.

La ricerca del polpo.

La sera si impegnano in un’attraversata della piccola baia in canotto, sfidando i pericoli del mare e i mostri dell’ignoto.

Marco e Niki.

Marco e Niki.

La preparazione ...

La preparazione ...

... l'attraversata.

... l'attraversata.

La sera, con Marco, decidiamo di ritornare al ristorante di qualche sera prima, al porto; la scusa è quella di chiedere di poter scaricare la cassetta e poi cenare; purtroppo Marta non si sente bene e decide di restare in camper, noi tre e la mia cassetta siamo ospitati ancora sul camper di Marco e proseguiamo la serata.

Il porto di notte.

Il porto di notte.

Nel pomeriggio, parlando anche con Paolo e Grazia che spesso incrociamo, ci informano che ad Atene, in centro e sotto il Partenone, c’è un ottimo parcheggio per i bus, dove in un angolo è possibile sostare con i camper, avendo anche il rubinetto dell’acqua a portata di mano, ovviamente senza campeggiare, ma è totalmente gratuito ed in sicurezza.

Loro sono stati lì un paio di giorni, anche con la polizia al fianco, ferma per i fatti propri e nessuno gli ha detto nulla; c’erano anche  altri camper, regolarmente parcheggiati e senza dare fastidio ai bus.

A noi ormai non serve più, ma forse a Marco o a chi leggerà queste righe, potrà essere utile avere questa informazione; c’è da riconoscere anche che, una sosta in campeggio, durante un tour così ampio, non è comunque da disprezzare.

Arrivati al ristorante chiediamo subito se cortesemente ci lasciano scaricare nella toeletta; all’inizio i gestori si sono mostrati un pò resistenti, ma poi, quando hanno capito che avremmo mangiato solo se si scaricava, ci hanno permesso l’operazione; così, mentre Natascia ed i ragazzi aspettavano al tavolo, Marco ed io abbiamo risolto il problema con soddisfazione e sempre con un prezzo modesto.

E’ stata una piacevole serata e c’è stato un attimo di panico a fine cena, quando ci siamo distratti parlando e io anziché pagare al cameriere, mi sono messo involontariamente nel marsupio tutti i soldi che avevo raccolto per il conto e ci stavamo allontanando senza pagare; la cameriera ci ha squadrati subito, interrogandoci sul pagamento del conto che io ero convinto che avessimo lasciato sul tavolo, ma per fortuna la mancia ha coperto l’involontaria gaffes.

Al ritorno Marta stava un pò meglio, noi fuori abbiamo finito l’anguria e poi siamo andati a dormire.

14/8/2009 – Siamo fermi

Scendo dal camper alle ore 8,30 per farmi la barba; mi guardo in giro e  mi accorgo che gli zoccoli di gomma arancio di Marta non sono più al loro posto, anzi, ne trovo solo uno buttato lì, in un angolo, ma dell’altro non c’è traccia.

L'albero che sembra cadere.

L'albero che sembra cadere.

Giro un pò nella pineta e lo trovo in un posto sperduto, probabilmente un randagio ha deciso di giocarci un pò e poi l’ha abbandonato: sono contento di averlo ritrovato.

Il relax sugli scogli.

Il relax sugli scogli.

Questa volta con Marta ci facciamo un giretto a nord, passiamo per il porticciolo del campeggio, inframmezzato anche dalle sdraio e ci domandiamo come sia possibile che la gente faccia il bagno in mezzo alle barchette e ai motori, pure pagando.

Il bivacco marino.

Il bivacco marino.

Sulla via del ritorno ci concediamo un pò di relax in riva al mare, su uno scoglio in mezzo al mare, con la sola musica delle onde che ci coccola.

La radice dell'albero.

La radice dell'albero.

Vicino alla pineta scopriamo un anfratto all’ombra di un altro albero che sembra cadere da un momento all’altro; anche qui ci bivaccano, c’è perfino un materasso malmesso e delle sedie con un tavolo, ma il curioso è l’albero che continua orgoglioso a fare ombra con la sua bella chioma verde, ma con le radici quasi completamente nel vuoto e/o nel mare.

Il pungitopo con ghianda.

Il pungitopo con ghianda.

Accanto a posti belli come questo ci sono anche brutte zone dove, chi non ha il camper, va a fare i suoi bisogni, di ogni tipo e colore, e siccome nella vegetazione non è difficile trovare i pungitopi (con le ghiande!), queste persone evacuano sui sentieri per non pungersi, costringendo i passanti a fare moltissima attenzione a dove si mettono i piedi … un vero peccato; è uno “spettacolo” che si incontra spesso nei posti in cui c’è un parcheggio nelle vicinanze e più grande è il park e peggio è il risultato.

La malattia dei pini.

La malattia dei pini.

Nella pineta notiamo che i pini sono gravemente malati, hanno una specie di forfora bianca che cade ovunque attorno, per fortuna non abbiamo aperto le tende altrimenti poi … hai voglia lavarla via prima di partire; l’impressione che abbiamo è che nessuno li curi, e se così fosse andranno via via distruggendosi … un vero peccato per i futuri visitatori.

Al tramonto in questo paradiso.

Al tramonto in questo paradiso.

Anche questa giornata passa tranquilla, lasciando dentro di noi dei fantastici ricordi, non solo delle belle cose che abbiamo visto, ma anche delle piacevoli sensazioni che stiamo provando e vivendo; saranno ancora pochi gli anni in cui i figli verranno con noi, e questo è un buon motivo per stare un pò assieme.

La tartaruga "fortunata".

La tartaruga "fortunata".

La sera, passeggiando nella pineta incrociamo una famiglia di camperisti, vicini di Paolo, i loro figli hanno adottato una tartaruga per i due giorni di permanenza, la figlia gli sta dando il massimo delle cure e dell’assistenza alimentare possibile, è un esemplare in libertà e ritornerà presto ad esserlo ancora.

Seguendo i suggerimenti di alcuni altri camperisti (italiani!) scopriamo che è possibile entrare nel camping che c’è proprio accanto alla pineta, grazie ad una porticina comunicante, dalla quale i campeggiatori escono per venire nella spiaggia in cui siamo anche noi , dove il mare è decisamente più bello e pulito.

Proprio all’ingresso del camping ci sono le docce, tiepide, con l’acqua scaldata da un impianto solare, un pò  primitivo; ne approfittiamo anche noi, un pò per gioco e un pò per necessità.

Nel dopocena, con Marco e famiglia, andiamo a fare una passeggiata a piedi fino al supermercatino, un gelato, qualche parola, loro partiranno l’indomani, hanno ancora molto da vedere per noi invece l’indomani sarà l’ultimo giorno di mare.

Al market Clara vede un materassino gonfiabile e nonostante siamo ormai arrivati all’ultimo giorno lo compriamo perché ha un prezzo irrisorio.

15/8/2009 – Siamo fermi

Ci svegliamo alle ore 8,30, sentiamo fuori i nostri vicini che stanno finendo i preparativi per andarsene e nel mentre arrivano anche Paolo e Grazia; io mi alzo e mi unisco a loro per i saluti e per lo scambio dei contatti; Paolo è gentilissimo e ci lascia una brochurina delle Marche; con loro avevamo parlato della nostro desiderio di passare qualche giorno nella zona intorno all’attracco del traghetto ad Ancona e la loro documentazione sarà di sicuro utilissima.

Appena partono riflettiamo inevitabilmente sul fatto che, l’anno scorso in ferie in Italia, non abbiamo conosciuto pressoché nessuno, quest’anno in Grecia abbiamo conosciuto con piacere un bel numero di camperisti italiani, cordiali e gentili, la cui compagnia non ha fatto altro che aumentare l’apprezzamento di questo stile di vita vacanziera.

Dopo Marco e Natascia partono anche altri camper italiani e il parcheggio in pineta si svuota abbastanza; il cielo è molto nuvoloso, c’è vento e non c’è certo il tempo ideale per andare in spiaggia.

Ieri, parlando con Paolo ed altri camperisti, si è nominata la spiaggi di Stratoni (), sembra che sia un altro campeggio abbandonato nel quale l’amministrazione comunale ha deciso di lasciare libero accesso ai camper, mettendo addirittura un wc chimico a disposizione, acqua e docce, tutto per incrementare l’afflusso turistico.

Marta sugli scogli.

Marta sugli scogli.

Cerco di spiegare all’equipaggio il mio desiderio di muoverci verso quella nuova meta, del resto il tempo è quello che è, e poi dista solo una settantina di chilometri, ma di fronte al rifiuto delle tre componenti femminili, non posso fare altro che andare a farmi un giro per gli scogli; anche Marta viene con me e poi andiamo a fare un pò di spesa.

Per fortuna verso le 12 il cielo si apre, questo è l’ultimo giorno al mare e passarlo sotto la pioggia non sarebbe stato confortante; in questi giorni abbiamo molto discusso sulla mia volontà di spostarci da qui la domani domenica, con meta le Meteore; le donne avrebbero voluto partire lunedì, ma il martedì molte meteore sono chiuse e  sarebbe stato un peccato rischiare di non visitarle.

Forse sbaglio io a voler mettere democraticamente il piano di viaggio sul tavolo, ma mi piacerebbe che tutto fosse condiviso con coscienza e non per imposizione, ma si sa che non sempre ciò che piace coincide con ciò che si può fare nella realtà.

Il materassino in acqua.

Il acqua con il materassino.

E’ arrivato il sole, ci siamo subito precipitati al mare, se non altro per usare il materassino appena acquistato e farci cullare  dallo sciabordio delle onde vicino a riva.

L'equipaggio al completo.

L'equipaggio al completo.

Prima di cena notiamo degli strani preparativi nel baracchino delle bibite sulla spiaggia, vendono delle torce da giardino ed hanno fatto il pieno di merce, oggi è ferragosto e forse si festeggerà in spiaggia.

L'ultimo tramonto a Vourvourù.

L'ultimo tramonto a Vourvouroù.

Decidiamo allora di portarci con il camper verso l’ingresso della pineta e metterci in posizione per poter uscire facilmente e non trovarci imbottigliati dalle macchine che immaginiamo si appresteranno ad arrivare per il festeggiamento; andiamo a farci tutti un’ultima doccia e poi io compio un blitz: approfittando della complicità delle tenebre che stanno arrivando, voglio scaricare la cassetta nei wc del campeggio.

Mentre le ragazze finiscono di prepararsi, parto con il mio carico e con una buona dose d’indifferenza, passo dalla famosa porticina e proprio davanti ai bagni stanno cenando su una grande tavolata, strano posto per cenare!

Passando quatto quatto dietro la siepe che circonda i servizi, scarico in modo semplice, pulisco bene, sciacquo tutto, cassetta e bagno e ritorno al camper: credo di aver compiuto il record del tempo di scarico della cassetta.

Marta nel frattempo, è venuta nel camping con il phon alla ricerca di una presa per asciugarsi i capelli, e strano ma vero, in quei bagni non c’era nessuna presa ed erano veramente tutti malmessi e fatiscenti; una struttura per campeggiare veramente di livello scarso.

In questi giorni, girando attorno al campeggio nei vari percorsi esplorativi, ho potuto constatare che nel camping c’era dentro solo un camper, tra l’altro grigio e a doppio asse posteriore, situato in un parcheggio al sole; immagino che fosse anche  perché aveva il carrello con una barca di medie dimensioni, con la necessità di un alaggio comodo.

Sentiamo che dal baracchino del ristoro arriva una musica a tutta manetta… un impianto da far invidia a San Siro considerata la posizione e l’importanza di quel camion adibito a bar.

La sosta ad inizio pineta.

La sosta ad inizio pineta.

Ci spostiamo definitivamente da lì e cerchiamo parcheggio non lontano da lì davanti ad una pizzeria, poco distante dalla pineta, ma già sulla strada di uscita dal centro abitato; prima però mi fermo in una discarica vicina, per terra c’è di tutto, come al solito e lascio anche le mie grigie, impossibile fare altrimenti, ho potuto constatare che non ci sono tombini nei paraggi che possano servire al caso nostro.

Dove la notte abbiamo scaricato.

La discarica dove la notte abbiamo scaricato le grigie.

Ceniamo e poi torniamo a piedi in pineta per dare uno sguardo al movimento, ormai sono le 22,30, ma … non c’è nessuno! anche la musica ha cessato di urlare, solo qualche persona qua e là, qualche gruppo di ragazzi e ragazze, in un perimetro di 4 torce accese, dei pescatori con la lenza con delle torce a pila e noi, seduti sulla sabbia a cercare gli ultimi residui delle stelle cadenti, sembra che quest’anno ne abbiamo viste molte di più … chissà …

Alle 24 andiamo a dormire, pensando e ripensando a questi bei giorni trascorsi nella pineta di Vourvouroù.

16/8/2009 – Km. 34.095 – Percorsi km. 391

Ci svegliamo con calma alle ore 9,30, facciamo colazione e ci portiamo alla vicina fontana per il riempimento d’acqua dei serbatoi e delle bottiglie, così da essere belli pronti per la prossima meta, le Meteore; sulla strada però l’itinerario prevede una sosta a Virginia, dove c’è la tomba di Filippo II.

La sosta nella notte passata.

La sosta nella notte passata.

Percorriamo a ritroso la strada verso Salonicco, il navigatore è sempre cieco ed attivo, il traffico è un pò più movimentato che sulla penisola, ma nulla di importante.

La pianura che porta a Salonicco è un susseguirsi disordinato di campi e casette che sembrano troppo piccole per essere delle villette e troppo grandi e belle per essere dei casotti per gli attrezzi.

Il cartello delle telecamere.

Il cartello delle telecamere.

A Salonicco entriamo in autostrada, dove cerco di mantenere sempre la velocità sugli 80 km/h; è difficile e noioso mantenere il limite che qui è imposto per i camper; spesso troviamo anche la segnalazione, seguita dalla puntuale telecamera e non vorrei farmi rovinare la fine di questa bella vacanza.

Un lato ...

Un lato ...

Qui la pianura è diversa, più ordinata e coltivata, ci sono vari complessi industriali distribuiti attorno all’autostrada; la signorina del navigatore ha ricominciato a darci le indicazioni e questo è confortevole, anche se fin’ora ce la siamo cavata bene lo stesso con la cartina.

... e l'altra del bacino artificiale.

... e l'altro del bacino artificiale.

Il ponte.

Il ponte.

Poco dopo l’uscita dall’autostrada, percorriamo un ponte su un bacino artificiale (), che probabilmente è utilizzato per generare corrente; è un paesaggio gradevole e suggestivo, in pratica camminiamo ad altezza dell’acqua.

La sosta al parcheggio.

La sosta al parcheggio.

Alle ore 14,00 arriviamo a Veira (Verghina), dove incontriamo senza difficoltà un parcheggio comodo per il camper (): è a pagamento, ma costa solo € 1,50 ed è comodo per poter visitare lo scavo archeologico; prima di scendere dal camper pranziamo comodamente con le finestre aperte.

Appena spengo il motore per la sosta,  mi accorgo di uno strano rumore, che mia figlia attribuisce all’inverter; è vero l’avevamo acceso per ricaricare le batterie dei nostri gingilli elettronici, ma quel rumore era la pompa dell’acqua!

Quando abbiamo riempito i serbatoi, avevo girato la pompa sul serbatoio esterno e l’acqua usciva bene; probabilmente nel viaggiare s’è creata una depressione, e la pompa è rimasta attaccata per tutto il viaggio ma è inconcepibile che le fanciulle se ne siano state tutto il viaggio senza porsi la domanda di questo rumore, io purtroppo, dalla cabina di guida non lo sentivo … per fortuna non è bruciata la pompa, andava dalle ore 11 senza mai fermarsi!

Appena trasmessa la posizione al sito che documenta i nostri spostamenti,, la “Torre di Controllo” Isidoro mi chiede, via SMS, se siamo dalla signora tedesca, ed effettivamente siamo proprio lì, in quel parcheggio con la signora tedesca che a dire il vero perla  in 2 o 3 lingue differenti, fra cui l’italiano.

Il parcheggio costa € 1,50 ma la signora si accontenta di 10 cent di meno, pur di averli tutti in monetine spicciole, anche di 1 cent.

L'ingresso alle tombe.

L'ingresso alle tombe.

Poco più avanti del parcheggio c’è l’ingresso alle tombe reali e scopriamo anche qui, con piacere, che le ragazze, in quanto studenti, non pagano.

L’atmosfera è strana, l’arredamento del museo è moderno, con luci soffuse e zone di buio; le vetrine sono fortemente illuminate e mettono in forte risalto quanto vi è contenuto.

Un cofanetto e diadema completamente d'oro.

L'urna e diadema completamente d'oro.

Purtroppo le didascalie sono in Inglese e greco, non c’è nulla a supporto di visitatori di altre lingue, Marta ed io ci attardiamo spesso per leggere e capire cosa c’è scritto, mentre le ragazze si muovono con più rapidità e meno interesse.

La porta di una tomba.

La porta di una tomba.

Ovviamente è severamente vietato fotografare, anche senza flash, così a loro rimane l’esclusiva delle immagini che possono vendere sotto forma di cartoline o cataloghi, nulla in contrario, ma qualche scatto lo faccio ugualmente, sono immagini che si trovano ovunque in internet; e così mi rimangono a ricordo della suggestione che ho provato nel vedere quegli oggetti antichi e rari, come l’Urna di Filippo II.

Vaso d'oro.

Vaso d'oro.

Ci sono molti gruppi di turisti, di varie nazioni, con tanto di guida in lingua, purtroppo non ci sono guide italiane e tante cose sfuggono alla nostra comprensione, pur leggendo le locandine; ci ripromettiamo, una volta ritornati a casa, di informarci meglio sulla storia di Filippo II e sulla storia della scoperta archeologica di questo sito.

Certo che è emozionante vedere quante cose sono rimaste lì per oltre 2.ooo anni e che ora possono testimoniarci, oltre i loro usi e costumi, la bravura di quegli artigiani che hanno saputo intarsiare ed incidere, anche molto finemente, dei monili così piccoli e così delicati, come il legno.

Gli utensili in argento.

Gli utensili in argento.

In una teca sono esposti, tutti perfettamente allineati, dal più piccolo al più grande, degli utensili da tavola e cucina; sono tutti in argento pieno e sembrano essere esposti dalla Alessi, incredibile quanto la loro foggia risulti essere perfettamente contemporanea ed elegante.

Al bar di Veira.

Al bar di Veira.

Il caffè greco.

Il caffè greco.

Quando usciamo fa ancora più caldo di prima, questo grazie all’aria condizionata, così decidiamo di fermarci a degustarci qualcosa al bar; visto che in Grecia ti danno sempre un bicchiere d’acqua assieme a qualsiasi cosa che prendi, mentre le donne decidono per gelati e milk shake, io mi prendo un bel caffè greco, è il primo che bevo in Grecia.

Le galline sulla via.

Le galline sulla via.

Alle ore 17,15 riprendiamo la marcia verso le Meteore, ma appena fuori dal parcheggio un corteo di galline ci attraversala strada costringendoci a sostare per qualche attimo per poi riprendere il nostro cammino verso l’entrata dell’autostrada direzione Grevena.

La pianura.

La pianura.

Il panorama attorno all’autostrada subisce ancora l’intervento della recente costruzione, siamo ancora in pianura, ma attorno non c’è granché; stranamente non si vedono altre strade, se non sotto i colli lontani, come se questa autostrada avesse preso il posto di una precedente strada.

D’un tratto passiamo a fianco a ben due grandi insediamenti, sembrerebbero produrre corrente, a giudicare dai tanti tralicci che convergono verso loro; sono distanti qualche chilometro l’un l’altro e a vedere il vapore che esce, diremmo che sono perfettamente funzionanti.

Uno dei due insediamenti.

Uno dei due insediamenti.

Hanno una struttura che ricorda la centrale nucleare, ma per quanto ne so, la Grecia non dovrebbe averne, e poi due, una così vicina all’altra; non si vedono bacini idrici nelle vicinanze e sono in pianura, le montagne sono ben lontane.

Verso Grevena.

Verso Grevena.

Vista l’ora e visto che usciremo dall’autostrada, decido di fare rifornimento di gasolio, è curioso però, in queste autostrade greche sono rari i distributori presenti sull’autostrada stessa, di solito viene indicato il distributore più vicino, fuori dall’autostrada e per fortuna che in questo lungo nuovo tratto non si deve pagare, altrimenti sarebbe un continuo pagare per uscire e rifornirsi.

Il paesaggio collinare.

Il paesaggio collinare.

A Grevena usciamo e prendiamo una strada statale, un pò più stretta, ma agevole, siamo in alta collina ed il panorama è bello, è tutto così diverso da prima, il verde è ovunque e si scorge la pianura, davanti ai colli lontani.

I campi coltivati.

I campi coltivati.

Seguiamo le poche indicazioni per Meteore, per fortuna abbiamo una cartina come si deve, non mi fido molto di questo navigatore con la mappa monca, in autostrada a volte si perdeva nel nulla; incontriamo ancora dei campi coltivati e dei bei tunnel negli alberi attorno.

Il tunnel negli alberi.

Il tunnel negli alberi.

Per strada ci fermiamo in una delle tante bancarelle che vendono un pò di tutto ciò che si mangia, dalla frutta, alla verdura, al formaggio, ai barattoli di ogni cosa.

L'incrocio con la bancarella.

L'incrocio con la bancarella.

Grazie alla perfetta comprensione con i locali, Marta riesce a fare la spesa, ha comprato anche del miele che secondo lei non le hanno messo nel conto,  fa notare al ragazzo che nel conto c’è qualcosa che non va ma lui sembra sicuro che sia tutto a posto; qualche istante dopo mi raggiunge il padre e  fermandosi accanto al finestrino dove io ero ancora alla guida, mi fa capire che non abbiamo pagato il miele (!).

La merce a disposizione.

La merce a disposizione.

In poco tempo arriviamo nella zona delle Meteore, passiamo davanti al primo campeggio sulla strada, ma voglio tentare di seguire le indicazioni preziose di Marco e Natascia, e quindi proseguo per Kalabaka, ormai il tramonto è quasi finito, avrei preferito arrivare con un pò più di luce, ma … questo è quanto abbiamo a disposizione.

Le montagne attorno a a Kalabaka.

Le montagne attorno a a Kalabaka.

La cittadina sembra stia vivendo il periodo pre-cena, c’è un pò di movimento pedonale, attorno si vedono perfettamente le montagne che formano le Meteore, in primo piano ci sono le caverne primitive che hanno dato il via a questa tradizione dei monasteri, dove si rifugiavano i primi sacerdoti.

Kalabaka di sera.

Kalabaka all'imbrunire.

In una rotonda chiediamo informazioni ad un passante, straordinario, anche se era ubriaco fradicio, ha saputo indicarci la via; scorgiamo qua e là, ma ancora in pianura, dei camper appostati per la notte, noi però proseguiamo imperterriti e piacevolmente colpiti da questo nuovo panorama.

Le caverne primitive.

Le caverne primitive.

Una casina cusiosa in paese.

Una casina curiosa in paese.

Del tramonto ne ho parlato alla nausea, ma questo è ancora diverso, e non è solo la montagna che crea il diverso, è l’atmosfera eremitica, il vedere queste piccole e sparute costruzioni, in cima a questi cucuzzoli, in un equilibrio apparentemente instabile, il riflesso del sole che continua a variare, dal tenue giallo iniziale, al rosa sempre più cupo e scuro, ma sempre con una vena brillante, sembrerebbe impossibile, ma qui è così.

La prima vista dall'alto.

La prima vista dall'alto.

Sulla strada incrociamo dei veicoli, bus e camper che scendono per la notte, mentre noi siamo i soli a salire, a sfidare chissà chi e che cosa, nulla di irriverente, forse solo tanta curiosità ed una voglia inconscia di capire che cosa questi monaci volevano cercare in cima a queste montagne.

... ancora ...

... ancora ...

Arriviamo alle 20,30 alla Major Meteora, la prima che visiteremo domattina, l’equipaggio mi sta odiando, loro vorrebbero fermarsi qui a vedere, mentre io non voglio per due motivi, primo: vorrei trovare il posto dove ci potremmo fermare per la notte e qui sta facendo buio alla svelta e poi: mi piacerebbe dare uno sguardo generale al percorso, sempre con la poca luce a disposizione.

... mozzafiato ...

... mozzafiato ...

Così mi avvio verso il posto che Marco mi ha indicato sulla cartina, e quando lo trovo ci accorgiamo che è un pò riparato e da lì non si vede la bellissima vista sui monasteri; così torniamo indietro di un piccolo tratto e sulla strada scorgiamo dei camper in sosta e ci accostiamo anche noi.

Sono fermi proprio davanti all’arrivo di una seggiovia che collega il monastero;  loro sono di Torino e stanno cenando, ci avvisano che la polizia è già passata per farli spostare, e allora decidiamo di tornare nel posto di prima e fermarci a mangiare là, loro invece avevano ottenuto di finire la cena e così forse ci raggiungeranno.

La seggiovia.

La seggiovia.

Facciamo solo una brevissima sosta per goderci un pò questo spettacolo della natura; dire affascinante è ancora poco, forse solo chi è stato qui può comprendere, perché credo che questo sia un effetto unico al mondo, come potranno esserci altri posti unici, non per niente Meteore è stata inclusa nel patrimonio dell’Unesco.

... ancora ...

... ancora ...

Per fortuna ho una fotocamera digitale, in questo posto viene voglia di fare una foto dietro l’altra, chissà quanti rullini si sono spesi tra questi monasteri; sono contento di essere riuscito ad arrivare oggi, domenica sera, è valsa la pena fare qualche discussione in più ed un giorno di mare in meno, questo panorama è impagabile e l’unica è arrivare di sera per poterselo godere.

Zonker alle Meteore.

Zonker alle Meteore.

Ci spostiamo a malincuore, sarebbe bello poter dormire in questo posto, con la valle ai piedi, ma sappiamo che i monaci non vogliono e forse hanno proprio ragione, altrimenti che cosa sono venuti a fare quassù?

La vallata sotto di noi.

La vallata sotto di noi.

Ritorniamo al posto che avevamo visto prima, sono le ore 21,15, al Km. 34.485 (),è ora di cenare, non possiamo vedere nessun monastero, ma la regola è questa, se non dai fastidio ai monaci, la polizia ti lascia in questo posto per la notte: grazie Marco per la dritta!😀

Poco dopo arrivano anche gli altri due camper di Torino, dormiremo tutti in questo piccolo spiazzo, pronti domattina  a visitare i monasteri.

17/8/2009 – Km. 34.486 – Percorsi Km. 81

Ci svegliamo presto, alle ore 7,30, abbiamo passato una notte stupenda, un incredibile silenzio, interrotto solo ogni tanto dall’abbaiare di un randagio; ieri sera abbiamo appeso il sacchetto della pattumiera al porta bici, probabilmente avrà sentito l’odore del mangiare.

Il cucciolotto.

Il cucciolotto.

Il suo cranio di capra.

Il suo cranio di capra.

Quando scendo dal camper me lo trovo lì, un cocciolotto simpatico ed affamato, s’è portato appresso un teschio di capra ed ogni tanto se lo sgranocchia rumorosamente, siamo consci che se gli diamo una briciola, non ce lo leviamo più.

La sosta notturna.

La sosta notturna.

Ci spostiamo appena possibile per andare a fare colazione al parcheggio della Grande Meteora, il monastero più grande di tutti, così da trovare posto e visitarla prima dell’arrivo della fiumana di persone che saliranno con i bus.

Al parcheggio del primo monastero.

Al parcheggio del primo monastero.

Arriviamo in un attimo, siamo distanti solo pochi chilometri e il vantaggio di aver dormito qui è di non aver dovuto fare la strada per salire con i molti bus; li vediamo arrivare, sono davvero enormi in proporzione alle strade che ci sono qui in alto.

Il Grande Meteoron.

Il Grande Meteoron.

Finiamo la colazione proprio quando stanno aprendo il monastero ai turisti, sono le ore 9.00, ma sono già arrivati dei bus, scaricando ognuno una cinquantina di visitatori; in un attimo il piccolo spazio è completo di auto, qualche altro camper è riuscito a parcheggiare, ma ormai non c’è posto neanche per una bici.

La torre di salita.

La torre di salita.

Entriamo con grande curiosità e, guida alla mano, Marta ci informa che questo è il monastero più antico e più vissuto, oltre che essere il più alto (623 mt/slm) colpisce dall’esterno la grande torre, utilizzata per far salire le provviste senza fare la lunga scalinata che ci apprestiamo a percorrere.

Il panorama attorno.

Il panorama attorno.

Impossibile non lanciare uno sguardo all’esterno, si notano subito gli altri piccoli monasteri abbarbicati in cima a piccoli cucuzzoli, tanto che sembra che cadano da un momento all’altro.

Gli attrezzi di lavoro.

Gli attrezzi di lavoro.

Uno zelante omino che funge da bigliettaio e controllore dell’abito, ci accoglie, continuando a parlare, in molte lingue tra cui l’italiano, noi siamo in regola con l’abbigliamento, ma non mancano i turisti fermati, a cui sono state consegnate gonnelline o pantaloni posticci per coprire le “sconcerie”.

I gioghi.

I gioghi.

Ci sono locali vietati al pubblico, ma sono molte le stanze dove si può osservare il passato e la storia che ha coinvolto questo monastero e tutta la Grecia intera; la stanza degli attrezzi da lavoro è la prima che visitiamo; è curioso vedere gli aratri e quanto servì per le coltivazioni; siamo molto lontani dalla pianura e questo vuol dire che c’è chi si faceva parecchia strada per lavorare i campi.

I teschi sugli scafali.

I teschi sugli scaffali.

Ci sono degli antichi gioghi, la curiosità sta nella “rosa delle Alpi” incisa al centro, anche questo è strano, i celti sono ben lontani da qui, ma evidentemente la storia cela ben più grandi storie di quanto siamo riusciti a scoprire.

Altri resti allineati.

Altri resti allineati.

Davanti a noi troviamo una stanza che è piccola e chiusa, ma uno sportellino ci permette di vedere il contenuto: uno scaffale con molti teschi, perfettamente allineati; dovrebbero essere i resti di tutti i monaci che hanno vissuto qui, una vista macabra, ma significativa sulla devozione anche tra loro.

L'esterno della chiesa.

L'esterno della chiesa.

C’è una chiesetta, anche questa come altri monasteri, molto adornata ed affrescata con le effige di molti vari personaggi, anche storici, che sono stati riconosciuti importanti per la loro religione.

L'interno della chiesa.

L'interno della chiesa.

Attorno a noi stanno girando molte persone, di varie nazionalità, ma gli italiani sono davvero tanti, a volte sembra di essere tranquillamente a casa e questo non riesco a capire se è un bene o un male.

La vecchia tavolata per i pasti.

La vecchia tavolata per i pasti.

Visitiamo anche una sala dove sono stati raccolti alcuni reperti storici greci, dalla fondazione del popolo greco ai giorni nostri, passando inevitabilmente dall’ultima guerra e dai soprusi italiani verso il popolo e la terra greca, perpetrati dall’allora governo fascista di Mussolini.

La sala da pranzo.

La sala da pranzo.

A riprova dell’arroganza italiana, ci sono le copertine de “La Domenica del Corriere”, con i disegni che inneggiavano ai presunti successi dei soldati italiani sul fronte greco; di solito le didascalie sono in inglese e greco, ma qui non c’è molto da tradurre, leggiamo benissimo il testo che accompagna quei disegni e non nascondo che lascia un velo di disagio.

La vecchia cucina.

La vecchia cucina.

Anche qui non è possibile fotografare, purtroppo uno sprovveduto turista che continua a scattare con il flash fa infuriare il monaco di guardia, e alla fine non riesco a fotografare la bandiera dei volontari garibaldini volontari che hanno cercato di aiutare il popolo greco in battaglia.

Il micetto con Claudia.

Il micetto con Claudia.

Attraverso il monastero c’è un vasto cortile, con una vista stupenda su tutta la zona; c’è anche un piccolo campanile, sotto cui ci sediamo per ammirare il paesaggio, qui c’è un piccolissimo gattino che attira immediatamente l’attenzione e le cure delle ragazze.

La vecchia cucina.

La vecchia cucina.

Proseguiamo con la visita alla vecchia sala da pranzo, e constatiamo che è stata tutta ristrutturata, tranne un tavolo antico, su cui poggiano le stoviglie del tempo che fu; ci domandiamo dove andranno a mangiare i monaci oggi, ma è evidente che ora sono in meno e quindi pensiamo che possa bastare loro uno spazio più piccolo.

Il forno.

Il forno.

A fianco c’è la vecchia cucina, con ancora tutto così com’era, compreso il forno; davanti al forno ed al camino c’è una piccola lampada spenta, più pulita rispetto al resto, come ad onorare “qualcosa” … non riesco a scoprire altro in merito.

Il parcheggio.

Il parcheggio.

Ci apprestiamo a lasciare il monastero, è quasi un’ora che lo stiamo visitando ed è volata in un attimo; da qui si vede il parcheggio dove siamo sostati, è un delirio di bus ed auto, adesso vediamo come fare per muoverci.

La pianura.

La pianura.

I turisti sono ovunque, come tante formiche che aggrediscono questi monasteri, percorrendo i ponticelli ed i sentieri per accedervi; sotto di noi c’è la pianura, in tutta la sua vastità, il contrasto tra questi monti e il centro abitato lì sotto è grande e suggestivo.

Arriviamo al camper e mentre Marta ed io cerchiamo di districarci tra i bus che arrivano, girano e ritornano indietro, accavallandosi alle manovre delle decine di auto presenti, parcheggiate anche sui bordi e dai pedoni che vagano ovunque. http://www.youtube.com/watch?v=xYQa2OpJw8o&hl=en&fs=1&amp . Le ragazze vanno avanti verso il prossimo monastero che andremo a visitare.

Noi tra i monasteri.

Noi tra i monasteri.

Mi accodo ad un bus, così è più facile muoversi e mi parcheggio nel bivio sottostante, così da vedere un altro punto panoramico, non torneremo indietro, pertanto lo dobbiamo vedere ora.

Il suv cinese.

Il suv cinese.

Il loro percorso.

Il loro percorso.

Muovendoci a piedi incrociamo dei mezzi curiosi, sono dei suv, ma hanno le targhe cinesi, stanno compiendo un tour con i loro mezzi, da Shanghai ad Amburgo, un bel percorso e mi complimento con uno di loro che incontro; è contento del mio saluto e mi stringe la mano calorosamente.

... ancora ...

... ancora ...

La strada per salire.

La strada per salire.

Decidiamo di non visitare quel monastero, ma di proseguire verso quello della Santa Trinità, quello con la seggiovia, diamo uno sguardo e proseguiamo il percorso; da qui si vede bene quanto sia tortuosa la stradina per arrivare fin qui.

La sosta vicino alla cappelletta.

La sosta vicino alla cappelletta.

La nostra meta.

La nostra meta.

Il cartello del monastero.

Il cartello del monastero.

Il percorso verso il monastero.

Il percorso verso il monastero.

Siamo costretti a parcheggiare poco dopo un bivio, c’è una piccola cappelletta ed il camper ci sta giusto giusto; a piedi ci dirigiamo verso il lungo percorso che si erige, per mezzo di una scala, verso quel cucuzzolo con in cima la seggiovia; fa molto caldo e c’è davvero tanta gente, nonostante la salita da fare.

Il monaco.

Il monaco.

Quando arriviamo in cima entriamo in un atrio che serve per accogliere le provviste caricare con il montacarichi; lì c’è anche un monaco che sta parlando con una famiglia, avrà 40 anni, ma dall’aspetto sembra di più.

Il montacarichi dall'alto.

Il montacarichi dall'alto.

Un affresco sul soffitto nella cella.

Un affresco sul soffitto nella cella.

Visitiamo il Monastero e arriviamo ad una piccola cella; gli ambienti sembrano appena ristrutturati, così come nel monastero precedente, è un peccato perché in questo modo sembra che sia stato cancellato anche il tempo passato.

Le ragazze all'interno ...

Le ragazze all'interno ...

Le misure della cella però sono sempre le stesse di allora, impossibili per noi, con le altezze che abbiamo raggiunto e per quel monaco che abbiamo visto; le ragazze provano a misurarsi con questi spazi, sentendosi orgogliosamente più grandi.

... e all'esterno della piccola cella.

... e all'esterno della piccola cella.

Questo monastero è molto piccolo, c’è all’interno una comitiva con tanto di guida che ci impedisce di entrare nella chiesetta, così ci dirigiamo nel cortile esterno, dove rimaniamo piacevolmente stupiti, c’è un panorama con un altro punto di vista, siamo nel mezzo della vallata e sembra di stare sospesi nell’aria.

La vallata che dominiamo.

La vallata che dominiamo.

Le campane sul cucuzzolo.

Le campane sul cucuzzolo con accanto una sirena.

Su un cucuzzolo lì vicino ci sono delle campane con sotto una schiera di battacchi di ferro di misure diverse, che penzolano nel vento, sarebbe stato proprio bello sentirle suonare, di sicuro si sentiranno benissimo in tutta la vallata, siamo proprio in mezzo.

La cittadina di sotto.

La cittadina di sotto.

Spostandosi di poco si riesce a salire su un altro grosso sasso che domina la città sottostante, da qui, la vista è stupenda! Guardando in avanti, sembra di cadere di sotto, ma senza precipitare, sembra quasi di poter spiccare il volo…

La parte finale del sentiero visto dall'alto.

La parte finale del sentiero visto dall'alto.

Salendo abbiamo trovato l’indicazione che era citata anche dalla guida: c’è un sentiero che parte da quassù e attraverso cespugli e alberi arriva fino giù a Kalambaka, è lungo circa un chilometro, sembra essere una bella passeggiata per chi ama camminare ma il nostro equipaggio non è di quell’avviso oggi.

L'interno della chiesetta.

L'interno della chiesetta.

Visitiamo la chiesetta, piccolina e molto bella; quando usciamo dal monastero, chiedo al monaco quanti monaci sono presenti lì, la risposta mi ha lasciato basito: 3 monaci soltanto!😮

Clara e ...

Clara e ...

... Claudia che meditano.

... Claudia che meditano.

Quando torniamo al camper è ora di pranzo, ma per stare più tranquilli ci spostiamo nello spiazzo vicino, dove abbiamo dormito la notte; pranziamo e ci concediamo un pò di riposo, cosa che nessuno rifiuta.

Il cartello del monastero.

Il cartello del monastero.

Dopo la pennichella, verso le ore 16 andiamo a visitare l’ultimo monastero dei tre che volevamo vedere, è sulla strada del ritorno, è il monastero di Santa Barbara, abitato da 16 monache e devo dire che si nota subito il tocco femminile nella cura del giardino.

L'aiuola ben curata.

L'aiuola ben curata.

Il ponticello.

Il ponticello.

Passiamo da un ponticello che sovrasta un piccolo giardino perfettamente curato, con fiori e aiuole ben tenute ed arriviamo nell’atrio del monastero, le monache controllano il negozietto di souvenir, c’è una di loro che, con pazienza e pennarelli, sta dipingendo dei sassi che poi vende ai turisti.

L'ingresso alla chiesa.

L'ingresso alla chiesa.

L'interno della chiesa.

L'interno della chiesa.

Visitiamo anche qui la chiesetta e anche qui gli ambienti sono piccoli e graziosi; nell’atrio poi, con la scusa di fotografare le mie donne ed il gong che chiama a raccolta le monache, riesco anche a fotografare una monaca che se ne va via appena si accorge di poter essere ripresa, ma ormai è con noi e fa parte del nostro viaggio.

L'ambiente interno.

L'ambiente interno.

La fontana interna.

La fontana interna.

Il gong e la suora a sinistra.

Il gong e la monaca seduta nel buio sulla sinistra.

A questo punto abbiamo finito con la visita alle Meteore: è stato davvero uno dei punti più affascinanti e suggestivi del nostro tour greco, lo immaginavo, ma non con questa intensità e visione.

La caverna addobbata.

La caverna addobbata.

Il paese alle nostre spalle.

Il paese alle nostre spalle.

Ancora dietro di noi.

Ancora dietro di noi.

Sono le ore 17,10 e ci incamminiamo verso Metsovo, un paesino montano che ci hanno consigliato Lino e Gabriella, è sulla strada che ci porta verso il ritorno a Patrasso e cediamo volentieri alla curiosità.

La strada davanti a noi.

La strada davanti a noi.

Uscendo da Kalambaka vediamo sulla parete di una meteora una grande caverna addobbata da stoffe colorate, non riusciamo a  dare un significato a questo allestimento se non forse che sia stato un luogo di culto, per qualche fatto passato, a noi sconosciuto.

Prendiamo una strada diversa rispetto a quella fatta ieri arrivando, e solo alla fine ci ricongiungiamo alla strada già percorsa ieri, ci sono dei lunghi tratti di galleria, anche di qualche chilometro.

La sosta libera a Metsovo.

La sosta libera a Metsovo.

Arriviamo a Metsovo al Km. 34.567 (), alle ore 19,00, giusto in tempo per andare a cenare in paese; nell’entrare in paese abbiamo cercato l’area di sosta che Lino ci aveva indicato, ma non l’abbiamo trovata; a quell’ora c’era un gran caos di macchine e persone e si faceva fatica a muoversi con il camper così ci siamo fermati in una strada secondaria un pò decentrata, senza dare fastidio a nessuno e siamo andati a piedi a fare visita al paese.

Il municipio.

Il municipio.

Siamo entrati con il camper in centro, giusto per dare uno sguardo, la strada è stretta e a doppio senso, con le auto parcheggiate sui lati; arrivati nella piazza centrale, un omino con la pettorina gialla ci ha fermato e suggerito di uscire perché la strada sarebbe stata ancora più stretta e poi sulla piazza non sarebbe stato possibile parcheggiare, stava mettendo i coni arancio per impedire la sosta.

Il giardinocon gli alberi grandi.

Il giardino con gli alberi grandi.

Ci prepariamo ed entriamo in città a piedi, dalla guida risulta che la cittadina è una meta sciistica invernale, in effetti siamo a oltre 1.400 mt/slm, ce ne siamo accorti perché la salita repentina a questa altitudine, ha fatto traboccare il sapone liquido dal suo contenitore nel bagno del nostro camper.

La strada di accesso al paese.

La strada di accesso al paese.

La guida racconta che la popolazione di questo paesino è costituita prevalentemente da valacchi, un dialetto simile al rumeno; si dice che discendessero dai soldati romani e che fossero stati mandati qui a sorvegliare i valichi montani e per questo servizio di vigilanza riuscirono ad ottenere grandi privilegi durante l’era ottomana, e mantennero una  lingua locale e delle tradizioni diverse dal resto della Grecia.

Verso il centro del paese.

Verso il centro del paese.

Arriviamo in un grande giardino, con tre alberi plurisecolari dal tronco enorme  che lo contornano, ci sono bambini ovunque che giocano, è bello e insolito vedere così tanti bambini giocare in strada a palla; in effetti la strada principale sta diventando pian piano sempre più ingolfata e la piazza stenta a contenere i veicoli in sosta.

La piazza con i coni arancio.

La piazza con i coni arancio.

Il paese è tutto qui, in questo fulcro di attività, dalle commerciali a quelle ludiche, con gli anziani sulle panchine a parlare tra loro; noi giriamo un pò su e giù per curiosare un pò e per vedere come funziona la vita locale.

I negozzi attorno.

I negozi attorno.

In piazza prima di noi era riuscito a parcheggiarsi un camper tedesco, ma ora di lui non c’è più traccia, i negozi attorno pullulano di un sacco di cianfrusaglie per turisti; quasi nulla sull’artigianato locale o sui costumi del posto, ci aspettiamo di trovare da un momento all’altro una gondola con i brillantini… ma per fortuna questo non accade.

Il banchetto dei dolci.

Il banchetto dei dolci.

La statua sul prato.

La statua sul prato.

Sulla piazza troneggia un pianoro con un bel prato verde ed una statua di non capisco bene quale personaggio, però fa piacere vederlo fiero e fermo ad osservare i suoi cittadini aggirarsi lì attorno.

La valle sottostante.

La valle sottostante.

Il museo d'arte moderna.

Il museo d'arte moderna.

Proprio ai piedi di questa statua troviamo un ristorante, ci ispira perché è pieno di gente e all’ingresso c’è un grande spiedo con agnello e maiale che stanno cuocendo e il profumo di mangiare promette bene.

Le panchine sui giardini.

Le panchine sui giardini.

Il ristorante dall'esterno.

Il ristorante dall'esterno.

Il nostro tavolo.

Il nostro tavolo.

Ormai siamo diventati esperti, non tanto sui vari piatti greci, ma su ciò che ci piace di più, cercando di evitare quello che potrebbe non piacerci; io sono rimasto un pò male nel non trovare alcuni piatti che avevo mangiato a Creta e che mi piacevano molto, di sicuro sono due cucine diverse.

Il nome del ristorante.

Il nome del ristorante.

Il suvlaki.

Il suvlaki.

Il pork.

Il pork.

Il dolce locale.

Il dolce locale.

La cottura della carne è ottima, peccato però che il dolce sia troppo dolce, per fortuna ne abbiamo preso uno solo per assaggiarlo, di frutta non se ne parla, ma questa mancanza è una cosa che abbiamo trovato spesso.

I ragazzi che giocano a "Palla prigioniera".

I ragazzi che giocano a "Palla prigioniera".

Nel ritornare al camper ci attardiamo ad osservare la vita serale sulla piazza, evidentemente è un buon posto di ritrovo delle varie famiglie, ragazzi compresi; troviamo un folto gruppo di ragazzini che gioca a  “palla prigioniera, un gioco quasi dimenticato a casa nostra che loro praticano con grande coinvolgimento.

Alle ore 22,30 siamo di nuovo al camper, siamo stanchi ma soddisfatti di quello che anche oggi abbiamo potuto vedere in Grecia.

18/8/2009 – Km. 34.567 – Percorsi Km. 224

Ci svegliamo alle ore 8,45, la notte è stata tranquilla, c’era solo il rumore lontano di un irrigatore dell’acqua che ha girato tutta la notte, ma dopo un pò non ci abbiamo fatto più caso.

Il Lidl sulla strada.

Il Lidl sulla strada.

Riprendiamo la strada alle ore 10, questa volta vediamo l’area di sosta di cui ci aveva parlato Lino, è proprio all’inizio del paese, o meglio in cima (), in effetti è molto lontana dal paese, molto meglio per una notte, stare dove siamo stati noi.

Il pope che fa la spesa.

Il pope che fa la spesa.

Proseguiamo sull’autostrada verso il mare, appena ritorniamo sulla strada statale ci fermiamo ad un Lidl per la spesa, troviamo anche un pope che stava facendo degli acquisti, per noi ovviamente è una visione insolita.

Proseguiamo con la prua al mare, vogliamo passare gli ultimi 2 giorni su una spiaggia, possibilmente nei pressi di Patrasso, ma non sappiamo trovare la meta giusta; per fortuna Marta riesce a trovare una meta e la seguiamo, siamo diretti a Mytikas che dalla guida sembra essere un bel posto.

La sosta sulla strada.

La sosta sulla strada.

Alle ore 13,45 ci fermiamo per il pranzo, siamo ad Amfilokia, al km. 34.719 (), e non voglio allontanarmi troppo dalla strada che stiamo percorrendo, ma non riesco a trovare posto valido per la sosta, quindi mi fermo sul ciglio, assieme ad altri camion dove c’è un ampio parcheggio, che sembra chiuso da un cancello.

Il parcheggio chiuso.

Il parcheggio chiuso.

Partiamo subito, questo posto non è gradevole per una sosta prolungata, ora dobbiamo scaricare la cassetta delle nere, ho cercato di tenere il rifornimento del gasolio come merce di scambio ed ora è il momento di usare questo mezzo.

Sul ciglio.

Sul ciglio.

La strada che stiamo percorrendo sembra secondaria, addirittura ad un certo punto arriva un gregge di pecore che attraversa di colpo la strada, seguite dal pastore in moto.

Il gregge sulla sinistra.

Il gregge sulla sinistra.

Più avanti troviamo regolarmente parcheggiati alcuni camper, non solo italiani, con tanto di tendalino e tavolini, in un piccolo pianoro al lato della strada, ma a picco sul mare; personalmente non lo trovo un posto allettante per fermarsi, sia per le macchine che passano lì accanto che per la difficoltà di raggiungere il mare.

La sosta sulla strada.

La sosta sulla strada.

Lì vicino scorgiamo anche un maiale al pascolo, senza nessun controllo o recinzione, che mi fa pensare che sostare lì è proprio inopportuno.

Il maiale libero al pascolo.

Il maiale libero al pascolo.

Troviamo un’area di rifornimento un pò grande, questa ha anche un ristorante, scendo e chiedo alla signora se è possibile scaricare la cassetta del wc e poi fare gasolio; la signora è gentile ma comprendo che ha delle perplessità, per tranquillizzarla cerco di spiegarle che nella nostra cassetta non c’è carta igienica (così come nei loro wc pubblici).

Lei mi fa un sorriso e mi fa cenno che ben venga il fatto che non ho la carta perché, loro accettano solo euro! … ok, non riusciamo proprio a comprenderci, chiamo Marta e nel frattempo arriva anche un signore ed una ragazza, spieghiamo loro il nostro bisogno e scopriamo che la parola magica è “bagno”, alla signora la parola “wc” non significava proprio niente.

Eseguiamo velocemente lo scarico nel bagno del ristorante, per fortuna che non c’è nessuno, dobbiamo attraversare la sala da pranzo con la cassetta in mano; ovviamente lasciamo tutto pulito, ma non sarebbe stato certo un bel vedere.

Il cartello del 10%

Il cartello del 10%

La strada costeggia il mare sempre più da vicino e stranamente incappiamo in un cartello di pendenza del 10%, nonostante la strada sia assolutamente pianeggiante, così ne approfitto per immortalare il cartello che riporta la maggior pendenza che Zonker abbia superato, poiché quando mi sono trovato a superarla davvero non era stato possibile fermarsi per la foto di rito.

Gli allevamente ittici.

Gli allevamenti ittici.

Dal litorale si notano anche degli allevamenti ittici, difficile capire per noi se sono molluschi o pesci, però fanno la loro bella mostra e nel panorama non guastano.

La fontana nella piazza di Mytikas

La fontana nella piazza di Mytikas

Arrivati al paesino di Mytikas, sulla piazza della chiesa, ci troviamo davanti alla sbarra che ci impedisce di entrare nella via che porta in centro paese; accanto a noi c’è anche una fontana, e mentre siamo lì a chiederci sul da farsi, ci passa vicino un anziano signore con un fare giovanile che incrocia il nostro sguardo ed in perfetto toscano toscano, sorridendo, ci chiede se abbiamo bisogno di informazioni: come rifiutare una simile occasione fortunata?

L'anziano toscano ci sta accompagnando.

L'anziano toscano ci sta accompagnando.

In un attimo ci spiega dove andare su una bella spiaggetta, ma trattandosi di una spiegazione un pò articolata, con uno slancio di gentilezza, sale sulla sua auto e ci porta a destinazione, senza pensarci due volte; arriviamo in un attimo, in effetti non è lontano.

La strada e la spiaggia.

La strada e la spiaggia.

La strada di accesso alla spiaggia è veramente difficile da trovare, direi impossibile se non la si conosce, un pò stretta, ricorda un pò quella di Azapico, un pò stretta, il terrore è quello di incontrare un altro veicolo e per fortuna incrociamo solo una vespa.

La sosta a Mytikas.

La sosta a Mytikas.

Arriviamo sulla spiaggia e vediamo che è bella ampia, inoltre parallela alla spiaggia passa una strada bianca di acciottolato e ancora all’interno c’è un bello spazio per parcheggiare sulla terra battuta.

La spiaggia davanti a noi.

La spiaggia davanti a noi.

Il signore toscano ci spiega un pò come possiamo fare per usufruire del parcheggio senza aver noie; ci consiglia di rivolgerci a Vassiliki, il gestore del bar ristorante (che si chiama come la maggior parte dei pochi greci che abbiamo conosciuto) e di consumare qualcosa da bere da lui; così,  ci dice, abbiamo la sosta notturna assicurata nel suo parcheggio privato senza altri pedaggi, dopo essersi prodigato in gentili consigli il toscano ci saluta e ritorna in paese.

L'insieme della spiaggia.

L'insieme della spiaggia.

Non è nostra intenzione sostare direttamente nel suo parcheggio erboso, ma ci mettiamo un pò più in là, a fianco di una recinzione di una casetta sul mare, in un posto dove di sicuro non diamo fastidio, neanche con la nostra mole; chiedo anche il permesso alla padrona che sta verniciando il suo cancello di rosso, e anche lei ci tranquillizza e ci lascia parcheggiare lì.

Siamo un pò sul passaggio, ma la strada non è molto battuta, poiché più avanti c’è un altro accesso in spiaggia; sono le ore 16,30 e siamo al Km. 34.791 ().

Scendiamo tutti per farci un giro esplorativo a piedi, anche per sgranchirci un pò del viaggio, considerando che fin qui abbiamo visto degli appostamenti pietosi, sulle alghe o sulla strada, questo è davvero un bel posto, in ogni caso però è necessario non confrontarlo con la Calcidica: quello è tutto un altro pianeta.

I fuochi artificiali.

I fuochi artificiali.

Ci facciamo anche un bel bagnetto ristoratore, poi con Marta andiamo a farci una bibita per conoscere il gestore e così scopriamo che possiamo tranquillamente utilizzare la loro doccia che è posta sulla spiaggia, non è calda e chiusa, ma pur sempre una doccia dove ci si può anche lavare con il sapone, magari quando c’è meno gente.

La nostra postazione.

La nostra postazione.

Ceniamo e poi ci vediamo dei fuochi artificiali dalla spiaggia, hanno sempre il loro fascino e noi, con le nostre belle sedie, abbiamo una postazione privilegiata.

La vista notturna.

La vista notturna.

Alle ore 23 ce ne andiamo a dormire, il posto è tranquillo, quasi subito parte anche qui un innaffiatore meccanico, ma si ferma dopo poco e lascia alle onde del mare il compito di cullarci nel sonno.

19/8/2009 – Siamo fermi.

Alle ore 9,00 ci svegliamo e con Marta vogliamo farci un giro in bici fino in paese, primo perché almeno così le usiamo almeno una volta, poi perché il paesino di Mytikas ci incuriosisce non poco.

Il porticciolo.

Il porticciolo.

Le ragazze restano in spiaggia, tra sole, bagni e letture varie, noi affrontiamo la strada acciottolata e sconnessa con determinazione, non è come pedalare sull’asfalto e spesso i sassolini rendono difficile il percorso.

Questo è anche il motivo per cui non mi sono fermato sfacciatamente fronte mare, c’è il rischio reale di rimanere insassato o insabbiato sui sassi che dir si voglia; dai segni vistosi si nota che è un pericolo ben presente e frequente.

Il cmaper tedesco, con il paranco posteriore.

Il camper tedesco, con il paranco posteriore.

Arriviamo al porticciolo, è di recente costruzione, è ben protetto dal mare aperto, di fronte a noi c’è un isolotto grandino che ripara dal mare aperto, ci sono parecchie barche e notiamo un camper fermo, tedesco, anche un pò anzianotto.

La barca sul tetto.

La barca sul tetto.

Man mano che ci si avvicina, notiamo una particolarità unica, sul tetto ha una barca, non un gommone, ma proprio una barca vera e dietro, oltre al vistoso  portabagagli, c’è anche un paranco artigianale per agevolare l’alaggio della barca … davvero incredibile! … mi ricorda un “inventore” che conosco!

La polizia.

La polizia.

Proseguiamo la strada verso il centro, il paese è piccolo e ben presto entriamo nella zona vietata all’accesso delle auto, che avevamo già incontrato ieri pomeriggio, arrivando con il camper dalla parte opposta del centro abitato.

La prima casetta con il blu greco.

La prima casetta con il blu greco.

Incontriamo subito una struttura ospedaliera ed infermieristica, con tanto di polizia, poi iniziano una serie di casette pittoresche colorate con il tipico blu greco, e in qualcuna hanno colorato di blu anche il contatore della luce, il che non stona per nulla.

I contatori blu.

I contatori blu.

Le case sono state costruite proprio a ridosso del mare, questo a dimostrazione che d’inverno probabilmente non è pericoloso o quanto meno non dovrebbero esserci ondate prorompenti.

Altre case blu.

Altre case blu.

Da un piccolo cortile s’intravede anche un faretto nautico di posizione, direttamente installato nel retro di una casa, cosa per noi impensabile.

La strada principale.

La strada principale.

Poi iniziamo a percorrere l’unica strada centrale al paese e decidiamo di fare un pò di spesa; entriamo in una panetteria che curiosamente ha sul retro una porta vetri che da direttamente sul mare.

Il movimento per strada.

Il movimento per strada.

Ci sono molte persone in giro, chi se ne sta oziosamente al bar, chi fa la spesa, un grande fermento, ma basta portarsi in una strada laterale e il movimento termina, un pò come se fosse il percorso delle formichine che abbiamo incontrato nelle spiaggia visitate in queste vacanze.

Il panettiere con il retro in controluce.

Il panettiere con il retro in controluce.

Attorno ci sono negozi soliti di una cittadina di mare, ma quello che mi colpisce è il macellaio; apparentemente è una macelleria normale, ma osservando meglio scopro che il macellaio non serve dal banco che si vede, ma taglia la carne dal ceppo posto in mezzo al negozio, al di qua del banco, mentre i clienti lo guardano e gli stanno attorno.

Il macellaio.

Il macellaio.

Presto arriviamo alla sbarra di ieri pomeriggio e ritorniamo sui nostri passi, non abbiamo fretta, anzi, spesso curiosiamo nei vicoli per scorgere la vita quotidiana del paese e dei loro abitanti.

Il faretto nautico.

Il faretto nautico.

Sul retro di una casa, sempre a ridosso del mare di Mytikas, troviamo appoggiate al muro ad asciugare, le valve enormi di chissà quali molluschi che assomigliano a delle cozze gigantesche.

Le "cozze".

I gusci appoggiati al muro.

Ritorniamo al camper per il pranzo, è stato un bel giro in bici, tanto che proponiamo alle ragazze di ritornarci insieme nel pomeriggio. Ma abbiamo solo tre bici con noi e così a turno uno di noi porta in bici il quarto; tutto bene se non fosse che sulla strada acciottolata il deretano chiede pietà!

Riceviamo una telefonata da Lino, che ci chiede conferma del nostro passaggio dalla tomba di Filippo II, hanno letto il nostro cognome sul libro delle firme e la provenienza da Trezzo non è passata inosservata.

Il dopo pranzo.

Il dopo pranzo.

Con Marta abbiamo deciso di cenare da Vassiliki, ma passando di lì per prenotare scopriamo che non prendono la carta di credito; ormai siamo rimasti a corto di contanti, e così nel nostro giro in paese cerchiamo anche di prelevare.

Il residuo del caffè.

Il residuo del caffè.

Fa ancora caldo e per questo decidiamo di prendercela molto con comodo, in fondo siamo sempre ancora in ferie, andiamo a prendere il caffè, ovviamente greco, al bar; io mi apposto vicino al barista per vedere come lo fanno: non so se usano una miscela apposita, ma si mette un cucchiaino di questa miscela in un pentolino d’acqua bollente, si aggiunge lo zucchero necessario, lo si fa bollire per un minuti circa e poi lo si versa nelle tazzine.

Marta sul tetto.

Marta sul tetto.

Questo caffè non può essere paragonato al nostro cosiddetto “espresso”, perché ovviamente sono due cose completamente differenti; il sapore è buono, anche se è sempre bollente, sento la mancanza del cucchiaino che di solito utilizzo per raffreddarlo, ma qui non serve perché la polvere di caffè deve sedimentarsi sul fondo e il cucchiaino rimescolerebbe tutto.

Le bandierine in terra greca.

Le bandierine in terra greca.

la prima impressione bevendolo è che il buon sapore del caffè sia guastato dai residui della miscela del caffè che rimangono in bocca, ma poi, avendo cura di lasciare il residuo sul fondo, non è per nulla male.

La lettura di Clara.

Clara in lettura.

Guardando il camper da fuori si vedono ancora i resti dei rametti secchi della pineta, ce li stiamo portando appresso come souvenir, così Marta si offre come volontaria per andare a toglierli, pesa meno di me e non è mai salita lassù.

Claudia con me.

Claudia con me.

Poi ognuno si dedica al proprio relax, c’è caldo, ma in riva al mare si riesce anche a godersi un pò di brezza, vogliamo aspettare le 18, ora più consona per la biciclettata in paese.

Sulla spiaggia.

Sulla spiaggia.

Non parliamo della fine di questo bel periodo in Grecia, ma è un sentire comune; avevamo lasciato il mare prima di andare alle Meteore e non pensavamo di ritrovarci in spiaggia, ciascuno di noi dentro di se,  si gode questo prolungamento voluto e cercato con il mare greco.

Verso il camper.

Verso il camper.

Devo dire che in questi giorni passati mi sono divertito a finire le parole crociate, soprattutto quei quadri più difficili, coinvolgendo al massimo anche le ragazze e Marta in primo piano, come sempre.

Le ragazze ...

Le ragazze ...

Le ragazze hanno finito le loro letture che si sono portate da casa e mi è anche piaciuto che si scambiassero i libri letti, e che si fossero affiatate bene tra loro, l’unico peccato è che purtroppo questo periodo di condivisione tutti insieme capita solo per un periodo breve all’anno.

... in bici.

... in bici.

Alle 18 inforchiamo le bici, ne abbiamo 3 e noi siamo in quattro, questo lo si sapeva, l’idea era che le ragazze andassero in due su una bici, ma non avevamo tenuto conto che sull’acciotolato sono un  disastro!

Ben presto cedono e quindi cediamo loro una delle nostre due bici ed io alla fine porto Marta.

L'anguria ...

L'anguria ...

Arriviamo in paese, loro si prendono le loro cartoline, ma scopriamo con un pò di dispiacere che il bancomat è fuori servizio, e così va in fumo anche la cena da Vassiliki di questa sera.

... sul camper.

... sul camper.

Ritornati al camper ci rinfreschiamo con l’anguria, calda, ma dolce e buonissima; per questioni di praticità la taglio a fette circolari e questo è un buon sistema per cercare di finirla prima, mentre quella che avanza andrà consumata alla svelta.

L'isola di fronte a noi ...

L'isola di fronte a noi ...

... ed il tramonto che l'avvolge.

... ed il tramonto che l'avvolge.

Ci attardiamo per la cena, davanti a noi compare il tramonto, l’ultimo sulla terra ferma, e per me è quello che trasmette più sensazioni, non nostalgiche o di dispiacere, ma di una consapevolezza del termine di un periodo bello e piacevole da ricordare.

Il pescatore notturno.

Il pescatore notturno.

Dopo cena, Marta ed io, ci facciamo ancora una passeggiata, immersi in quel buio e nelle piacevoli sensazioni, tra il rumore del  mare nella notte ed il silenzio tutto attorno, interrotto solo da alcune musiche lontane e da alcuni animali notturni; alle ore 23 andiamo a dormire, proprio quando un pescatore ha deciso di pescare in notturna e si piazza davanti al nostro camper con la sua canna e tanta voglia di relax. Noi pensiamo alla voglia che avremmo di ricominciare proprio adesso le ferie.

20/8/2009 – km. 34.791 – Percorsi Km. 136

Sveglia alle ore 8,30, a stento un pò tutti nascondiamo la malavoglia di lasciare questo posto, ben sappiamo che questo pomeriggio abbiamo l’imbarco a Patrasso e per questo ci muoviamo alle ore 9,30.

L'isola all'alba.

L'isola all'alba.

Dietro di noi.

Dietro di noi.

Le ragazze dormono.

Le ragazze dormono.

Usciamo dall’altro accesso alla spiaggia, sempre nella speranza di non incrociare nessuno, in un’altra discarica a cielo aperto lascio le acque grigie e riprendiamo la strada verso il traghetto, il navigatore non riesce a seguirci in questa parte più sperduta ma continuiamo a tenerlo acceso per le statistiche.

Altri allevamenti ittici.

Altri allevamenti ittici.

Arrivati al bivio di Kefalovrisos, scorgiamo un’area di sosta dove ci sono dei camper, stiamo andando dalla parte opposta, ma si vede che anche qui arrivano “gli scatoloni bianchi”.

Un mercantile.

Un mercantile.

Il mulino a vento.

Il mulino a vento.

Il paesaggio pian piano diventa più cittadino, ma non è difficile trovare dei mulini a vento, o meglio, quello che resta; sul mare al nostro fianco iniziano ad apparire dei mercantili.

Il pick-up delle angurie.

Il pick-up delle angurie.

Ad un tratto, nel bel mezzo della strada, notiamo un’anguria rotta, sul momento non ci facciamo molto caso, ma poco dopo ne troviamo un’altra e questo ci fa sorridere, poco dopo scopriamo l’arcano: un pick-up stracarico di angurie sta avanzando pianissimo, tanto che dopo poco si ferma per farci passare e si vede che qualche sobbalzo deve aver causato la perdita del carico.

Il ponticello.

Il ponticello.

Iniziamo a passare dei corsi d’acqua, un ponte è sufficientemente stretto per farci passare assieme ai camion e qui ne passano anche tanti; all’orizzonte si inizia a vedere il ponte che unisce Rio e Antimo, sappiamo che è a pagamento, ma anche che il traghetto che potrebbe sostituirlo è solo una perdita di tempo, rispetto al risparmio e poi … è davvero affascinante.

Il grande ponte all'orizzonte.

Il grande ponte all'orizzonte.

I manifesti ridicoli.

I manifesti ridicoli.

Lungo la strada scorgiamo ancora dei manifesti, sono giorni che li troviamo, hanno una grafica un pò vecchia rispetto ai nostri e troviamo le pose nelle foto un pò buffe;

L'accesso al ponte.

L'accesso al ponte ...

... nel ponte ...

... nel ponte ...

... alla fine del ponte.

... alla fine del ponte.

Arriviamo al casello di ingresso al ponte e per il camper la tariffa è di € 11,70; è grandioso e poi quando passiamo proprio sotto alla struttura, rimaniamo catturati dalla maestosità; oggi c’è molto vento e nel mezzo del percorso si sentono le folate che ci sballottano e ci costringono a ridurre molto la velocità, già regolata dagli 80 km/h imposti dal limite.

Sono le ore 12,30 e siamo arrivati a Patrasso, decidiamo di fermarci prima per mangiare, così da dedicarci poi alle manovre d’imbarco; arriva puntuale anche l’SMS di Isidoro che ci sprona a dare notizie e noi puntualmente le forniamo, è incredibile come siamo sincronizzati con il pensiero ().

La sosta pranzo a Patrasso.

La sosta pranzo a Patrasso.

Qualche altro camper si ferma dietro di noi, ci rilassiamo un pò e poi ci muoviamo per entrare nel porto.

Il parcheggio della sosta.

Il parcheggio della sosta.

Vista mare.

Vista mare.

All’interno mi fermo a fianco dei servizi pubblici, più o meno al centro del porto, qui scarico la cassetta delle nere, in modo da essere tranquillo per il viaggio; chiediamo anche informazioni per il carico d’acqua, ci rispondono che il rubinetto è dall’altra parte, al “gate 1” e così percorriamo il porto dall’interno, per tutta la struttura.

Il rifornimento d'acqua.

Il rifornimento d'acqua.

Arrivati verso il cancello, vedo il rubinetto alla mia sinistra, è situato a fianco di una struttura per i bagni pubblici, ma è presidiato da una decina di extracomunitari: stanno tenendo d’occhio il vigilante che è sul portone assieme al vigile urbano; non mi va di fermarmi in quella situazione, così continuo verso il vigilante e faccio finta di nulla e chiedo del rubinetto.

L'arrivo del traghetto Europa Palace.

L'arrivo del traghetto Europa Palace.

Mi risponde un pò in greco ed un pò in inglese, mi indica il rubinetto, ma mi chiede di fare presto; nel frattempo mi accorgo che uno dei personaggi che erano nascosti è scappato verso un camion parcheggiato nel piazzale, mentre gli altri , per evitare di essere visti dal vigilante, sono saliti sulla ringhiera per ritornare in strada.

Le manovre d'attracco ...

Le manovre d'attracco.

Prima di accompagnarmi al rubinetto, il militare va a scovare l’extracomunitario che nel frattempo si è infilato sotto un camion,  e lo tiene qualche minuto in ginocchio, il tempo di fare inversione e poi lo lascia andare e lo vedo scappare verso i suoi amici.

La manutenzione.

La manutenzione.

A quel punto faccio il carico di acqua,  è tremendamente calda, ma è potabile, mi rifornisco e poi proseguo verso il nostro punto d’imbarco; spesso abbiamo sentito parlare alla televisione degli immigrati che cercano di imbarcarsi clandestinamente, ma vederli all’opera è davvero sconcertante e ci porta a decine di considerazioni.

Al molo.

Al molo.

La nave arriva, le solite impressionanti manovre per l’attracco e subito dopo arriva una piccola imbarcazione di supporto, probabilmente per una manutenzione sulla fiancata.

La banchina dalla nave.

La banchina dalla nave.

Siamo sul piazzale in attesa (), ma con molta sorpresa mi accorgo che non c’è un gran ordine per l’imbarco, c’è una sparuta fila, ma ben presto si apre a ventaglio e alla fine, come presumevo, gli ultimi saranno i primi a salire, senza nessun addetto che controlla e dispone per l’imbarco, vanificando così le buone intenzioni per accaparrarsi un buon posto vicino il più possibile al finestrone.

La città ...

La città ...

Prima di salire con il camper siamo stati perquisiti all’interno del mezzo: un corpulento ragazzone della Security ci chiede il permesso di salire e poi guarda velocemente, ma attentamente ogni anfratto.

I biglietti A/R.

I biglietti A/R.

Anche le auto ed i loro bagagliai sono stati perquisiti, come i carrelli porta barche e qualsiasi possibile giaciglio per clandestini; la cosa mi ha anche fatto piacere, significa che il governo greco collabora attivamente con attenzione al contenimento di questo fenomeno sociale internazionale dell’immigrazione clandestina.

... dalla nave in movimento.

... dalla nave in movimento.

Finalmente saliamo a bordo e non mi meraviglio di scoprirci in seconda fila, con il finestrone un pò lontano … pazienza; la presa della corrente poi non funzionava, così me ne hanno data una più lontana, con l’aggravio di avere un filo pò lungo ma che per fortuna non era d’intralcio al passaggio pedonale.

Il ponte.

Il ponte.

Saliamo subito per starcene un pò fuori al sole, c’è sempre un forte vento e alla reception indicano l’attraversata con mare mosso e vento forte.

Lo sguardo perso.

Lo sguardo perso.

Non siamo i soli che si perdono con lo sguardo verso l’orizzonte greco, ognuno dei passeggeri ha il suo ricordo da fermare nella mente e sembra che tutti approfittino di questo momento magico per farlo.

Noi due.

Noi due.

Resistiamo un pò sulle sedie, ma ben presto l’aria si fa più forte, costringendoci ad arretrare un pò; Claudia ed io scendiamo per andare a farci la doccia calda, seguiti poco dopo da Clara e Marta.

La splendida vista delle ragazze.

La splendida vista dalla finestra delle ragazze.

Intanto che aspetto che le ragazze finiscano le docce, mi rendo conto che questa mattina non abbiamo acquistato nulla per la cena fredda e che c’è rimasto anche poco scatolame e qui non possiamo utilizzare il gas.

La nostra posizione.

La nostra posizione.

Per non pensarci troppo, ne approfitto per farmi un giro per la stiva, giusto per dare uno sguardo in giro ai mezzi che ci stanno facendo compagnia; trovo una piccola vettura tedesca, un bel camper americano perfettamente targato italiano, un pò datato e c’è anche un camper pubblicità, direi nuovo.

Il corridoio verdo l'esterno.

Il corridoio verdo l'esterno.

Ovviamente è rimasto lo spazio per far salire gli altri mezzi a Igoumenitza, ma mi sa che, soprattutto le auto, questa volta, sono state incastrate in modo più fitto, chissà come andrà lo sbarco.

La scia ...

La scia ...

Ceniamo con quello che c’è rimasto, un pò di formaggio, del pane, della verdura, abbiamo deciso di attendere l’arrivo in Italia per concederci un cosiddetto lauto pranzo, magari con una bella pizza.

La piccola vettura tedesca dietro ...

La piccola vettura tedesca dietro ...

... e davanti.

... e davanti.

Ritorniamo sul ponte superiore per girare un pò, questa volta gli inservienti hanno fatto in modo che i passeggeri saliti a Patrasso, con il passaggio ponte, non occupino tutto lo spazio possibile per la notte, in modo da consentire anche a quelli che saliranno ad Igoumenitza di potersi sdraiare.

Il camper americano davanti ...

Il camper americano davanti ...

... e dietro.

... e dietro.

E’ una lotta grottesca a chi si accaparra prima il posto per dormire la notte; ci sono diversi rappresentanti del mondo mediterraneo e europeo; hanno ogni tipo di giaciglio gonfiabile e non; addirittura, sul ponte esterno, c’è una famiglia tedesca di padre, madre e 2 figli, che ha steso ben 3 amache tra i pali della tettoia e dormiranno in quel modo, circondandosi di sedie e stuoie.

La tesserina magnetica.

La tesserina magnetica.

Alla reception della nave ci siamo fatti consegnare una seconda carta di accesso alla zona “camping on board”, così possiamo muoverci liberamente sulla nave anche senza rimanere sempre  tutti in gruppo; l’abbiamo utilizzata solo per l’accesso a piedi, perché con l’ascensore abbiamo sempre trovato la porta aperta, ma l’ascensore è spesso occupato.

La scia dietro di noi.

La scia dietro di noi.

Quando arriviamo ad Igoumenitza per l’imbarco degli altri passeggeri e mezzi, sono le ore 23 corriamo grande ponte posteriore per vedere le operazioni dall’alto, nella fretta non ho preso la fotocamera, peccato.

Le regole per l'attraversata On Board

Le regole per l'attraversata Camping On Board

Sul piazzale si vedono tutti i mezzi disposti perfettamente in ordine, non come a Patrasso, con le auto al centro e sul lato i camper ed i camion, è un vero spettacolo scenografico; dietro al porto si scorge una strada illuminata, curiosamente ad S, sotto la nave con i portelloni abbassati stanno salendo le file in modo quasi ordinato, con gli addetti che controllano i biglietti e velocizzano i ritardatari, sembra proprio impossibile che tutti questi mezzi riescano a stare dentro la stiva della nave … eppure, non ne rimane a terra nessuno!

Ripartiamo per Ancona e noi ritorniamo al camper per dormire, fuori c’è un bel vento caldo, dentro il camper c’è solo caldo, ma si riesce a dormire.

21/8/2009 – Km. 34.927 – Percorsi km. 63

Alle ore 10,00 ci si sveglia, fa un pò caldo e poi c’è un fastidioso rumore di qualche corda che batte da qualche parte; l’attraversata notturna è stata tranquilla, c’è stato solo una volta che s’è sentito il rollio e beccheggio insieme, ma poi più nulla.

L'entrata al porto di Ancona

L'entrata al porto di Ancona

Facciamo colazione, per fortuna che nella piccola spesa di ieri mattina è entrato il latte e lo yogurt, stiamo un pò abbondanti così da poter tirare avanti con il pranzo, che faremo una volta scesi quindi verso le 16.0o ; riportiamo gli orologi all’orario italiano, così da non confonderci.

L'arrivo in banchina.

L'arrivo in banchina.

Prosegue l’attraversata in tranquillità, oziando qua e là, fino a che finalmente, alle ore 15,30, arriviamo al porto di Ancona, puntuali per l’orario di arrivo, ma le operazioni di sbarco si prolungano per un’altra ora, infatti, non è stato semplice districare l’ammasso di veicoli imbarcati.

Inutile dire che si è creato in grande ingorgo per uscire dal porto, noi in effetti abbiamo deciso di andare a Recanati, ma il traffico ci spinge verso nord, costringendoci a seguire un lungo serpentone di auto per un bel tratto di strada.

Finalmente il navigatore riprende a fare bene il suo lavoro, con la solita precisione ci porta fino a Recanati; dai depliant che gentilmente ci hanno fornito Paolo e Grazia, sembra una bella tappa italiana.

Arriviamo nel piccolo paesino, passando per Loreto e troviamo l’A.A. gestita dal club camperistico locale.

E’ una piccola area, ricavata all’interno del parcheggio per il mercato settimanale del sabato mattina; il nostro problema è trovare una lavatrice per lavare i vestiti di Clara, che dovrà rimanere a Fano per un’altra settimana e di conseguenza poter stendere in modo opportuno e discreto.

Purtroppo qui non c’è nulla, non solo la lavatrice, solamente dei lavandini per il carico e lo spazio per lo scarico delle nere (non utilizzabile il sabato!).

Ci allontaniamo in direzione di Porto Recanati, ripromettendoci di ritornare l’indomani; altro problema, Clara avrà bisogno anche di un’estetista, deve fare una settimana di allenamenti di ginnastica artistica e gli serve una depilazione, per questo chiediamo in giro, ma non troviamo nulla.

Arriviamo a Porto Recanati e troviamo sulla SS 16 il campeggio Paradise, segnalato con lavatrice, ci informiamo e ci costerà € 50, accettiamo e ci posizioniamo in uno dei tantissimi posti rimasti liberi, sono a fine stagione ed è quasi vuoto.

La piazzola in campeggio.

La piazzola in campeggio.

Sono le ore 17,50, al Km. 34.990 (), mentre Marta e Clara vanno a far partire la lavatrice, io sistemo il camper per la notte con la corrente e tolgo la solita copertura del frigorifero per farlo lavorare meglio.

Il mercato di Porto Recanati.

Il mercato di Porto Recanati.

Ci sono le docce libere e calde, ne approfittiamo tutti, mentre attorno a noi, i pochi campeggiatori, stanno preparandosi per la partenza dell’ indomani.

Il tramonto sul lungomare.

Il tramonto sul lungomare.

Finalmente, dopo aver steso i panni, ci incamminiamo per la città, ci aspetta una bella pizza, tanto agognata e sospirata; alla fine non abbiamo neanche pranzato e adesso la fame si fa sentire.

Andiamo in paese a piedi, seguendo un percorso pedonale che costeggia il fiume ed il campeggio; il paese è piccolo, ma non abbiamo molta voglia di camminare, cerchiamo un bancomat, anche perché così, se paghiamo in contanti, ci fanno uno sconto.

La pizza grande.

La pizza grande.

Seguendo le indicazioni di una turista del posto, riusciamo a trovare una pizzeria, la fame è tanta; la pizza che ci portano è più grande delle solite, ma sottilissima, una buona alternativa alla solita pizza.

Mangiamo voracemente, tutto, Claudia ed io ce ne facciamo un’altra in due, giusto per recuperare il cibo perso; ci coccoliamo anche con un buonissimo gelato sul viale centrale, e alle ore 23 ci corichiamo per il dovuto riposo.

22/8/2009 – Km. 34.990 – Percorsi Km. 125

Ci svegliamo alle ore 8,30 perché abbiamo fissato l’appuntamento per un estetista a Loreto alle ore 10,30; dopo la colazione lasciamo il campeggio con direzione Loreto.

La sosta alla A.A. di Loreto.

La sosta alla A.A. di Loreto.

Non c’è molto traffico ed arriviamo puntuali, fatichiamo un pò a trovare il posto perché è in un cortile interno; giusto l’attesa di una mezzora e poi entriamo in città, c’è una bella A.A gestita dalla pro-loco, perfettamente in piano, con gli autobloccanti e servita da bagni, carico e scarico.

L'ingresso alla A.A.

L'ingresso alla A.A.

I panni stesi.

I panni stesi.

La zona di scarico.

La zona di scarico.

I bagni e l'acqua per il carico.

I bagni e l'acqua per il carico.

Sono le ore 11.30, al Km. 35.009 (), paghiamo € 5 per la sosta diurna, senza un orario definito, molto meglio della sosta in strada con pagamento a ore e poi qui possiamo, sempre in modo discreto, finire di far asciugare il resto dei panni lavati, mentre saremo in visita alla cattedrale.

L'ultima cena del madonnaro.

L'ultima cena del madonnaro.

S. Giorgio del madonnaro.

S. Giorgio del madonnaro.

La piazza davanti al Santuario è gremita di turisti, molti sono dell’Unitalsi ed accompagnano i pellegrini, colpisce vedere l’esteso mercimonio di statuette e qualsiasi altro monile, religioso e non, con il premuroso avviso che informa della possibilità di far benedire gli oggetti acquistati all’interno della Basilica.

La cattedrale.

La cattedrale.

Sulla piazza c’è un madonnaro che sta ultimando la sua opera, una perfetta ultima cena, tutta a gessetto, con un’altrettanta perfetta prospettiva.

L'interno della catetdrale.

L'interno della cattedrale.

Con Marta entro all’interno per una visita, le ragazze preferiscono rimanere ad aspettarci fuori sedute sui gradini; è una bella chiesa, con la particolarità di avere nella navata centrale la piccola casa che si dice sia stata della Madonna, con dentro la statua scura della Madonna.

L'organo della cattedrale.

L'organo della cattedrale.

Attorno ci sono altre cappelle, una in particolare quella di S. Marco, ha una splendida volta tutta affrescata, purtroppo non abbiamo una guida per questa visita, non sapevamo di arrivare fin qui, ma quello che c’è riusciamo a farcelo bastare.

La volta e la costruzione centrale.

La volta e la costruzione centrale.

Uno sguardo al battistero e poi raggiungiamo le ragazze; nel frattempo si è fatta l’ora di pranzare ma decidiamo di non tornare sul camper, e di assaggiare le specialità di saluti locali facendoci preparare dei panini sul momento in una salumiera sulla piazza.

La madonna scura.

La madonna scura.

Il battistero.

Il battistero.

Oltre al solito affettato, ci facciamo dare dell’ottimo “ciauscolo”, un salume del posto, saporito e squisito; io non disdegno un ottimo panino con la porchetta, l’unico dispiacere è di doverlo accompagnare con della Coca Cola, visto che poi si dovrà proseguire al volante.

La via centrale.

La via centrale.

Attorno a noi c’è un continuo afflusso di turisti, è interminabile ed in continuo movimento, noi prendiamo la via centrale che attraversa tutto il paese.

La tazzina di caffè.

La tazzina di caffè.

Ci concediamo un lussuoso caffè, rigorosamente italiano e servito in una bella tazzina di ceramica; ci accorgiamo di essere entrati in un bar, in cui la commessa russa è al primo giorno di lavoro e il suo fare impacciato nel servire i clienti lo rivela subito; esegue pedissequamente solo gli ordini del padrone, che gira come una trottola per tutto il bar.

Dietro alla cattedrale.

Dietro alla cattedrale.

Il cartello.

Il cartello.

Sulla strada di accesso all’A.A. notiamo dei cartelli che invitano i mezzi fermi in coda a spegnere il motore, pena una sonora contravvenzione; oggi non c’è nessun camper in coda, ma evidentemente ci saranno dei momenti in cui i camper attendono, in coda che si liberi un posto.

Il panorama ...

Il panorama ...

... vasto ed ampio.

... vasto ed ampio.

Ritorniamo sui nostri passi, siamo catturati dal panorama che si apre ampio su tutta la vallata sotto Loreto, davvero una bellissima visuale; con la scusa di ritirare i panni stesi, ci riposiamo un pò, poi ci approvvigioniamo di acqua per fare da mangiare, scarichiamo le grigie nell’apposita griglia e alle 16 ripartiamo per tornare a Recanati.

La scalinata di Recanati.

La scalinata di Recanati.

Questa volta non è necessario seguire le indicazioni del navigatore, ormai sappiamo bene come arrivarci; passiamo sotto l’arco e ci posteggiamo tra gli altri pochi camper ().

La torre.

La torre.

Saliamo in paese per la lunga scalinata che da sulla piazza principale dove sorge la statua di Giacomo Leopardi; domani ci sarà anche un motoraduno e stanno già girando per il paese alcune moto importanti.

La piazza.

La piazza.

La statua.

La statua.

Percorriamo la strada che ci porterà alla casa del poeta, lungo il percorso incontriamo molti punti panoramici che prendono spunto dalle sue opere, così come troviamo varie cartoline con le sue poesie in originale, ne prendiamo una per la nostra nipotina Silvia.

L'interno della chiesa.

L'interno della chiesa.

"Sempre caro mi fu quest'eremo colle ..."

"Sempre caro mi fu quest'ermo colle ..."

Visitiamo alcuni cortili, oltre al ristorante che dà sul poggiolo dove ammirare “l’ermo colle”, il cortile del liceo che porta il nome del poeta, da dove si scorge anche l’A.A. dall’alto e tutta la valle sottostante.

La A.A. sotto di noi.

La A.A. sotto di noi.

Le ragazze sull'altalena.

Le ragazze sull'altalena.

C’è da notare come le nostre fanciulle rimangano più colpite dalle altalene che dal posto in cui siamo, ma noi non ci facciamo cogliere dalla sfiducia e proseguiamo imperterriti.

Il liceo Leopardi.

Il liceo Leopardi.

Noi tutti.

Noi tutti.

La torre dell'uccelletto.

La torre dell'uccelletto.

Mentre passeggiamo, guardando anche sopra le case, scorgiamo il balcone di un abbaino con delle strane sculture appese, pensiamo che sia un artista del luogo, ma non riusciamo a trovare una spiegazione.

Il balcone dell'artista.

Il balcone dell'artista.

La casa di Leopardi.

La casa di Leopardi.

Arriviamo alla casa di Leopardi e scopriamo che abbiamo solo 30 minuti per visitare da soli il museo perchè;poi alle ore 18 partirà la visita guidata, nel palazzo che è ancora degli eredi della famiglia Leopardi, ci vivono ben 2 famiglie discendenti ed è di circa 7.000 mq.

La scalinata di accesso alla casa.

La scalinata di accesso alla casa.

Nel museo vediamo gli oggetti che sono stati del poeta e dei suoi fratelli, ma il vero fatto importante è seguire con attenzione la guida; ci illustra un Leopardi ben diverso da quello che abbiamo imparato a scuola, un personaggio con moltissimi interessi e con un’intelligenza oltre la norma.

Una parte della libreria.

Una parte della libreria.

Scopriamo che la rabbia di Giacomo era dovuta al fatto di scoprire che non aveva nessuno con cui confrontarsi intellettualmente, per poter allargare lo spirito del suo voler sapere.

L?incrocio che ha ispiarto "Il sabato del villaggio".

L'incrocio che ha ispirato "Il sabato del villaggio".

Anche qui è vietato fotografare, provo a scattare una foto furtiva, ma una turista ha avuto il tempismo di pararsi davanti alla mia macchina senza che me ne accorgessi; quello che lascia stupiti è la grandiosa raccolta di volumi su tutto lo scibile umano, che il padre di Leopardi ha collezionato, prima e durante la vita del poeta.

Questa enorme libreria ricorda molto la potenzialità che oggi ha internet e che Giacomo ha avuto a disposizione nel suo tempo, quando tra l’altro, sapere era relegato a pochi e  rari insegnati.

Discutiamo al ritorno.

Discutiamo al ritorno.

La visita ci ha appassionato tutti e quando usciamo ci ritroviamo a ripercorrere tutti insieme le informazioni che ci ha fornito la guida, parlandone mentre raggiungiamo un market in cui comprarci qualcosa per la cena.

Quando torniamo alla A.A. leggiamo la discreta e ormai quasi invisibile  richiesta di un contributo economico a favore del camper club, non c’è nessuno che ci obbliga, ma ci sentiamo di aderire alla richiesta perché riteniamo importante che questo posto riservato continui a rimanere pulito e a disposizione per i camperisti che vogliono servirsi.

A questo punto, abbiamo concluso la nostra permanenza in questi bellissimi posti, impostiamo Fano sul navigatore e ci muoviamo, con l’idea di trascorrere l’ultima giornata assieme a Clara.

Passiamo da Pesaro, intenzionati ad evitare il centro città e riprendere la SS 16, ma entriamo in un incrocio e a causa dell’incomprensibile indicazione che ci da il navigatore proseguiamo per una direzione sbagliata.

“Nulla di grave”, mi sono detto, “basta che aggiro l’isolato e riprendiamo la strada maestra”, un’idea ed una soluzione ovvia e banale; peccato però che non ho fatto il conto con la zona residenziale di villette in cui sono capitato.

All’inizio c’era un cartello che vietava l’accesso ai camion, ma questo è un classico ho pensato, essendo una zona residenziale … invece la strada ha iniziato a stringersi, e a stringersi ancora e ai bordi, prima delle villette, troviamo anche dei bei pini ad un’altezza non proprio sufficiente per passargli sotto.

Vado sempre più piano, ormai posso solo proseguire, di ritornare indietro non se ne parla neanche, sento le fronde sulle fiancate e trattengo il fiato … la stradina non è tanto lunga.

Alla fine però, c’è un’altra piccola difficoltà, a sinistra c’è un cartello che obbliga di girare appunto a sinistra, la strada che ci accoglierà è a 45°, forse anche meno, rispetto a noi, apparentemente nulla di difficile.

Peccato che a destra, poco più avanti del primo cartello, c’è una segnalazione di stop … devo stare attento, altrimenti nei 7,20 metri o rigo la fiancata con il cartello di destra o con quello di sinistra.

Per fortuna non ci sono altri veicoli dietro che mi pressano, ho tutto il tempo di “giocare” con gli specchietti … ce la sto facendo … misuro i millimetri ed i suoi decimi dai due ostacoli … ho finito … crack! … un rumore di plastica che cade!😦

La luce senza plastica.

La luce senza plastica.

Chiedo a Marta di scendere a prendere quello che pensavo fosse un camino … lei poco dopo risale con la plastica rotta della luce di posizione posteriore destra alta … un ramo l’ha agganciata sul finire della manovra e dolcemente l’ha strappata.

La plastica della luce rotta.

La plastica della luce rotta.

Con tutta la strada che abbiamo fatto in Grecia, dovevo incappare in questa viuzza e su questi alberi; per fortuna il danno è solo questo e noi possiamo riprendere la nostra bella SS 16.

Il parcheggio per la cena.

Il parcheggio per la cena.

Alle ore 22,40 arriviamo a Torrette di Fano, abbiamo fame e ci fermiamo nel primo posto che troviamo comodo, il piccolo centro abitato è invaso dalle macchine e dai pedoni, troppo stretto per noi per scegliere dove dormire, così usciamo un pò dal paesino e troviamo un piccolo parcheggio dove c’è già un Superbrig 678 che è parcheggiato, ma senza nessuno a bordo.

Il cartello errato.

Il cartello errato.

Ceniamo in fretta, ma ci rendiamo subito conto che non è possibile rimanere lì a dormire, siamo a ridosso della massicciata della ferrovia e poi siamo molto distanti dal paese; da segnalare che il parcheggio ha un cartello che vorrebbe riservarlo alle sole auto: è un cartello sbagliato ed in pieno contrasto con il Codice della Strada.

Su segnalazione di Clara, ritorniamo indietro, il traffico si è ridimensionato un pò, troviamo il grande parcheggio, dove sono fermi molti altri camper e roulotte; ci fermiamo e passiamo la notte; sono le ore 24,30, al km. 35.115 () e siamo un pò stanchi.

23/9/2009 – Km. 35.115 – Percorsi Km. 120

Ci svegliamo con calma per le ore 8,30, i treni nella notte e la vicina strada statale non ci hanno disturbato, il parcheggio si sta ripopolando di auto e qualche camper va via, sostituito presto da altri di passaggio.

La nosta postazione a Torrette.

La nostra postazione a Torrette.

Ci sono altri Superbrig, siamo davvero in buona compagnia, attorno è spuntato anche un camper pubblicità, parcheggiato su un piazzale di fronte; siamo proprio davanti alla costruzione malandata dove spuntano delle torrette, quelle che probabilmente danno il nome al posto.

Il camper pubblicità.

Il camper pubblicità.

Le ragazze dormono e con Marta ce ne andiamo in spiaggia, il tempo è velato ed il mare è mosso, ma non importa, troviamo dei bomboloni per fare colazione e poi camminiamo un pò sulla riva, godendoci l’aria e quel poco sole che c’è.

La lambretta sul motorhome.

La lambretta sul motorhome.

Sulla piazza c’è parcheggiato un bel Motorhome con al seguito una stupenda lambretta di vecchio stampo, il portamoto è fatto apposta per proteggere la sagoma precisa.

Il bombolone mattutino.

Il bombolone mattutino.

Siamo a poca distanza dall’albergo di Clara, siamo un pò dispiaciuti di questo distacco, nulla di improvviso o di insolito, è che dopo aver passato 20 giorni assieme, il pensiero di lasciarla qui lo sentiamo anche prima del momento.

Le Torrette.

Le Torrette.

Dopo qualche ora ci raggiungono le ragazze e passiamo il resto della mattinata in spiaggia, c’è il mare un pò alto causa il mare mosso, ma il tempo si sta stabilizzando al bello e questo non può che farci piacere.

Alle ore 14 si pranza, poi decidiamo di concederci un ultimo bombolone e caffè assieme e così ritorniamo in spiaggia; ben presto raccogliamo le sue cose ed accompagniamo Clara in albergo.

Il mare mosso.

Il mare mosso.

Per non star lì a pensarci troppo, salpiamo le ancore e proseguiamo l’avvicinamento a casa, decidiamo anche di proseguire seguendo la provinciale, è domenica e l’autostrada sarà un delirio verso Bologna e noi non abbiamo proprio nessuna fretta.

La spiaggia.

La spiaggia.

Il traffico c’è, ma non è nulla di preoccupante, arriviamo a Ravenna alle ore 21,30, al Km. 35.235 (); non è stato semplice trovare questo posto, avevo impostato il navigatore con un paio di A.A. segnalate su una cartina che porto sempre appresso, purtroppo però, la prima non siamo riusciti a trovarla e la seconda è risultata essere in centro città, quindi ad un certo punto ci troviamo, nostro malgrado a ridosso della zona ZTL che opportunamente il navigatore mi segnalava.

Il tamonto sulla strada.

Il tramonto sulla strada.

Per fortuna ho trovato un varco segnalato come non controllato e così siamo usciti dal centro; proseguiamo nella ricerca di un posto per la sosta e arriviamo ad un ponte mobile a pedaggio, sul quale con il camper si paga € 1,50: per non incasinarci troppo passiamo sul ponte,  ma con il senno di poi, quel passaggio sarà inutile; adesso ci fermiamo a cenare e poi ci pensiamo;

Il posto della sosta è troppo trafficato e dopo cena decidiamo di ritornare sui nostri passi, ora però c’è da evitare la zona ZTL e così, gira gira, ci ritroviamo al solito casello del solito ponte mobile.

Provo a mostrare lo scontrino del pagamento precedente al casellante, che nel frattempo aveva anche cambiato il turno, ma lui mi dice che è tutto controllato da videocamere e non può farci nulla, ma che l’area di sosta è proprio lì a due passi.

Accettiamo ancora di pagare il balzello e poi alla fine troviamo un semplice parcheggio, con qualche stallo segnato più grande e nulla di più; lì vicino troviamo anche il posto di scarico e carico comunale, ma non è per nulla segnalato, se non sul posto stesso, un peccato per una città così grande.

In effetti questo posto è molto tranquillo (), non c’è traffico, ne passaggio di nessuno, attorno ci sono solo abitazioni e questo ci permette di addormentarci serenamente, dopo esserci goduta una bella birra Mythos in lattina, ultimo ricordo di questo viaggio greco.

24/9/2009 – Km. 35.235 – Percorsi km. 358

Ci svegliamo con calma alle ore 9,15, quando scendiamo ci accorgiamo che siamo proprio dietro il Mausoleo di Teodorico che volevamo proprio visitare; cerchiamo ancora uno sparuto appiglio alla cultura per prolungare la vacanza.

Nel parcheggio a Ravenna.

Nel parcheggio a Ravenna.

Dietro al camper c’è un parco da dove si può accedere alla struttura da visitare, seguiamo il sentiero e troviamo la biglietteria, gratis fino ai 18 anni, € 3 l’adulto, ed entriamo; il è completamente disadorno e dentro non c’è nulla da vedere, se non il sarcofago nella parte superiore.

Il mausoleo dietro di noi.

Il mausoleo dietro di noi.

Restiamo un pò delusi perché non c’è nessuna iscrizione, nessun cartello esplicativo e nulla di scritto che accompagna la visita, sarebbe bastato un ciclostile, un foglio, una tabella, insomma, qualcosa per contestualizzare l’opera che stavamo vedendo.

Il Mausoleo di Teodorico.

Il Mausoleo di Teodorico.

Saliamo anche nella parte superiore, alla quale si accede con una passerella che agevola la visita; qui sopra c’è il sarcofago o quello che è rimasto, visto che le leggende su questo posto sono molte.

La passerella per visitare la parte superiore.

La passerella per visitare la parte superiore.

Alla fine della breve visita, uscendo dal parco, notiamo l’illuminazione del viale che è costituita da fiaccole elettriche con la testa a forma di elmo medioevale che viste assieme accese devono creare una bella atmosfera.

Il sarcofago.

Il sarcofago.

Ritorniamo alla biglietteria per segnalare all’addetta questa carenza di spiegazioni; molto gentilmente ci informa che un tempo c’erano dei pieghevoli che non sono stati più ristampati e lei frugando in un cassetto ne trova uno in inglese e tedesco che ci lascia.

La fiaccola.

La fiaccola.

Il vialetto con le fiaccole.

Il vialetto con le fiaccole.

La gestione attuale di questi beni culturali è affidata ad una società di Messina (!!!), che non ha previsto alcun materiale informativo, nonostante la visita sia a pagamento; poniamo anche noi le nostre rimostranze sul librone dei reclami, assieme a molti altri visitatori altrettanto indignati, ma … siamo molto scettici sulla considerazione che verrà data a quel libro.

Il parco di Ravenna.

Il parco di Ravenna.

Sbalorditi ritorniamo al camper, decidiamo di dedicarci a delle veloci pulizie, soprattutto del bagno, così da approfittare dello scarico comunale vicino e non doverci attardare al rimessaggio ();

Lasciamo Ravenna, diretti a Ferrara, per fortuna continuiamo ad avere anche il supporto morale di Isidoro che comprende benissimo la poca voglia di rientrare e ce la comunica anche via SMS.

Non prendo l’autostrada per Bologna, tanto che ci siamo, continuiamo con la statale fino ai pressi di Mantova, così da prendere la A22 ed arrivare a casa, passando da Bergamo.

Il traffico è pressoché assente, Claudia parla un pò con noi, ma è difficile sentirsi bene da lì dietro, così a volte si fa un pisolo, anche Marta ogni tanto chiude gli occhi, per fortuna siamo in Italia e così la radio può farmi compagnia.

Alle ore 13,45, al Km. 35.365 (), ci fermiamo per il pranzo, giusto per chiudere in bellezza e risparmiarci una lavata di piatti, oltre che la preparazione.

I ravioli ai formaggi.

I ravioli ai formaggi.

Il New Napoleonico è un buon ristorante, con porzioni anche generose; ordiniamo spaghetti al ragù per Claudia e ravioli ai formaggi per me, Marta ha scelto gli spaghetti allo scoglio … sono una montagna e così mi tocca darle una mano per finirli, un sacrificio che qualcuno dovrà pur fare!

Gli spaghetti allo scoglio.

Gli spaghetti allo scoglio.

Unico dispiacere è che non posso bere vino e quegli spaghetti con la coca cola, non sono la stessa cosa; alle ore 14,30 ripartiamo e ben presto siamo all’autostrada, due parole e qualche telefonata per avvisare del nostro arrivo e … siamo arrivati.

Alle ore 17,40, al Km 35.593 si conclude questo favoloso viaggio nella Grecia Calcidica, una bella avventura che ci farà di sicuro propendere per altre simili, per l’Europa.

Unica nota negativa, non tanto per il viaggio in se, ma per il rientro a casa, è stato trovare l’odore di marcio e il frigorifero con tutto il suo contenuto che “camminava da solo”.

All'arrivo sotto casa.

All'arrivo sotto casa.

E’ saltata la corrente, il contatore generale, e questo ha fatto andare a male tutto quello che avevamo nel freeser; Marta si è dedicata subito al ripristino minimo della situazione, mentre Claudia ed io scarichiamo tutto il dovuto dal camper.😦

Ma nulla, proprio nulla, riuscirà a farci dimenticare o solo scalfire questa bella avventura … un grazie particolare agli amici che abbiamo incontrato e che ci hanno permesso di godere meglio di queste vacanze greche:

  • Lino, Gabriella, Giulia e Chiara
  • Marco, Natascia e Nicola
  • Paolo e Grazia
  • Gino, Brunella e Patrizia
  • “Cormano” e compagna
  • Isidoro & Ivana ed il loro cellulare.

I percorsi:

1° tratto andata in Italia ()

2° tratto in Grecia ()

3° tratto ritorno in Italia ()

o-o-o

Documentazione:

Alcuni suggerimenti da scaricare in Pdf, oltre alla guida Lonely Planet sulla Grecia continentale 2008.

Le statistiche del navigatore, alla fine del viaggio, sono:

Percorsi Km. 3.096 – Media Tot 48,6 Km/h – Media movim. 59,3 Km/h – Velocità max 212 Km/h (*)

Tempo Tot 63,42 (Ore) – Tempo in movimento 52,08 (ore), Tempo in sosta 11,37 (ore) {escluso le soste lunghe}.

(*) La velocità massima è banalmente sbagliata, causa il molto viaggiare senza nessuna mappa sul video; questo ha fatto sì che questo calcolo fosse sbagliato.

Costi di traghetto A/R:

x 4
Andata a persona 50,40 201,60
Ritorno a persona 35,00 140,00
Andata Camper 224,70 224,70
Ritorno Camper 157,50 157,50
Totale
– sconto 30% 723,80

Statistiche:

Ferie gg 24
Percorso Km. 3.103
Gasolio Lt. 398,89
Gasolio 421,42
Telepass 33,30
Autostr. Greca 47,50
Alimentari 405,48
Trasporti pubbl. 8,00
Pernotto 172,00
Biglietti visite 74,70
Sosta 15,00
Pranzo / Cena 334,70
Bibite / Gelati 75,00
Imprevisti 110,00
Altro 29,60
Traghetto A/R 723,80
Totale 2.450,50
Cadauno 612,63
al giorno 25,53
Media al lt. 1,048
Media al km. Lt. 7,779

Bye Maurizio


Azioni

Information

24 responses

19 10 2009
isidoro

Finalmente: son proprio contento.
Finalmente ho un ottimo motivo di distrazione.
Non so ancora se iniziare oggi o aspettare giovedì prossimo che comincerà la pioggia e ci sarà più tempo in continuazione.
Lo voglio leggere con piacere insieme ad Ivana che mi ha già comandato alcuni lavori appena arrivato a casa.
Ce lo dobbiamo gustare con calma insieme.
ciao e grazie
Isidoro

19 10 2009
maurito54

Ci tenevo che voi foste informati per primi, questa mattina Marta era a casa in riposo e così ha finito … caldo caldo.

Grazie a voi per la pazienza di leggere.

Bye Maurizio

19 10 2009
BRIGSUPER

non sò quante ore ho impiegato x una lettura fugace del tutto, ho dovuto fare 2 pause, perchè iniziavo ad avere la labirintite, beh, che dire a prima sensazione,…fantastico, particolareggiato, zoomate su particolari notevoli, ….diario tosto davvero, bravi,……ciaooooooooo

19 10 2009
maurito54

Grazie Brig, mi/ci fa piacere che alla fine di tutto, ti sia piaciuto.🙂

Bye Maurizio

20 10 2009
Val Tidone

IL post, a causa della lughezza, è decisamente impegnativo, ma la volgia di vacanza ed avventura lo trasmette alla grande!

20 10 2009
maurito54

Comprendo la “pesantezza”, ma non sapendo cosa “tagliare” e volendomi ricordare tutto il possibile, questo è il risultato.

Grazie per la pazienza!

Bye Maurizio

20 10 2009
pilao

Visto letto (ma devo completare) e approvato!!!!! Complimenti per la precisione e minuzia di particolari: io non sarei capace nemmeno di dare le date…… Hai fatto bene a non tagliare.
Comunque ti/vi voglio chiedere una cosa (tanto Beppe-Paralos non c’è): a quando un viaggio nel Mani???? Sarebbe interessantissimo leggere un tuo diario di viaggio in posti che conosco bene bene.
Saluti.
pilao

20 10 2009
maurito54

Ciao Pilao e Grazie!

Fosse per me, girerei il mondo intero in camper, diciamo che non c’è limite, ne al resto della Grecia, ne al resto dell’Europa.

Non so dirti una data, ma … perchè no?

Bye Mao

20 10 2009
raffaellalella

Complimenti per il resocontone!! Particolareggiatissimo e molto utile per chi volesse ripetere le tue esperienze.
La Calcidica offre ancora molte possibilità per i camperisti … finchè dura … peccato per la brutta avventura al camping Porto, io ci sono stata un po’ di anni fa e mi ero trovata abbastanza bene.

21 10 2009
maurito54

Grazie Raffaellalella!
In effetti quel camping, non è il massimo, ma per una sosta ristoratrice, va anche bene.

Peccato il livore della tipa, ma se lei non ha ancora capito com’è la Grecia, non ci posso fare molto.

Bye Maurizio

22 10 2009
isidoro

Abiamo finito!!!
Abbiamo fatto nostra la precisione e dovizia di particolari dell’ ” Opera Greca”.
A suo tempo, abbiamo fatto un bel viaggio anche noi, vivendo in diretta tutti i vostri spostamenti. Grazie ad Internet, abbiamo imparato a seguire le navi durante la traversata.
E ripenso: è vero , su grandi navi le operazioni di carico e scarico durano delle ore; in realtà sembrano pochi minuti….e già si parte.
Ed il filmato del cambio della guardia fra gli Euzoni….non lo avevamo mai visto.
Un appuntino: non volercene; sai che in linea di massima siamo scarsamente favorevoli alla sosta libera….Leggendoti, abbiamo avuto qualche conferma alla nostra tesi. In particolari situazioni ci pervade una certa ansia, ed abbiamo l’ impressione di perdere un pò troppo tempo, alla ricerca di un sito adatto.
Ci dispiace per l’ inconveniente successo al campeggio, ma vedo, com’ è tuo solito, che non ti pieghi a vessazioni di tal genere, allertando Consolato, Polizia, ecc. Dobbiamo trarne insegnamento.
E poi chiami “i soliti alberi in centro del paese”….sono sempre platani Maurizio… platani, ed in linea di massima, incorporano sempre una fontanella🙂
Ed abbiamo provato tristezza, anche noi con voi, leggendo e ripensando anche al nostro ultimo tramonto greco.
E dobbiamo ritornare a Recanati alla casa di Leopardi: un “Giacomo diverso che a scuola”, c’ intriga.
Bel viaggio, bel diario, e, come al solito venti giorni son volati.
ciao Ivana e Isidoro

22 10 2009
maurito54

Ahhh è stato emozionante leggere il vostro commento, e vi ringrazio di averlo descritto in questo modo.

La sosta libera … comprendo ciò che dite, ci pensavo anche in quei momenti di incertezza, ma per noi è proprio quello il bello dell’avventura, per questo non voglio arrivate troppo tardi, per avere il giusto tempo e poi … i campeggi o altri simili, in quei posti erano davvero mediocri.

Grazie ancora del vostro parere, vi abbiamo sentito molto vicini, allora come oggi e questo è bello.🙂

Bye Maurizio

29 11 2009
Isolanorvegese

Bellissimo resoconto che ho letto dall’inizio alla fine con tanto interesse.
A viaggi concluso mi sono sentita triste anche io con voi.
Complimenti davvero.

29 11 2009
maurito54

Grazie Isolanorvegese, anche perché i tuoi scritti ci hanno ispirato non poco.

Bye Maurizio

29 12 2009
Lorenzo

Complimenti per il diario mi ha appasionato l’impostazione in particolar modo
l’aggancio alla posizione satellitare dei luogi evidenziati da opportune e bellissime immagini. Mi ripropongo di analizzare il tutto con più calma, anche se per scorrere tutto mi sono occorse ben sei ore. Saluti lorenzo

2 01 2010
maurito54

Grazie Lorenzo e grazie anche per la pazienza!

Mi piace poter ricordare i particolari e così, chissà, se può servire, sono qui per tutti.

Bye Maurizio

2 02 2010
Adriano

Grazie per aver pubblicato anche la foto (scoperta casualmente) del “vecchio nonno” ovvero il nostro camper Chevrolet americano!! Rivedere questi scenari greci mi mettono una gran nostalgia… complimenti comunque per il vostro diario di bordo!!

2 02 2010
maurito54

Grazie Adriano per il tuo commento, considera che se quella foto è qui, è solo merito del tuo bel camper che ha attirato la mia attenzione, e quindi … grande merito a lui ed a voi che lo tenete così bene.🙂

Bye Maurizio

26 02 2010
Eddy

Più che un diario è una guida, come Tuo solito, ci mandi in grecia a botta sicura.
Grazie per i riferimenti e i particolari.
Eddy e Rita
PS: Mi trovi su Col alias Bianca65

26 02 2010
maurito54

Grazie a voi, Eddy e Rita, per la visita,
in fin dei conti, ogni viaggio che ognuno di noi fa, racchiude sempre lo stesso spirito camperistico.

Buone vacanze allora!🙂

Bye Maurizio

26 06 2010
cirio

ciao, molto interessante la tua recensione!! non ho fatto in tempo a leggerla tutta, per cui ti chiedo anticipatamente scusa se la risposta alla domanda che ti porrò è già presente nellarticolo:
Io e i miei amici dovremmo partire verso il 6 di agosto, con un pulmino .. alla volta della grecia, ritieni che sia necessario prenotare il traghetto preventivamente o ci si può imbarcare anche senza? vorremmo fare atene,olimpia,creta,micene.. a quale porto dovremmo attraccare?
grazie

28 06 2010
maurito54

Grazie della visita Cirio,
visto il periodo di partenza in agosto, credo proprio che sia indispensabile la prenotazione, anzi, sbrigati, non vorrei che magari, più che per il posto in nave, rischi di trovare un prezzo assurdo o lunghe attese.

Buone vacanze.

Bye Maurizio

30 11 2010
umberto casini

ho letto con nostalgia il tuo racconto e impressioni,sono anch’io un amante della grecia , manco da 2 anni, ma spero di poter ritornare,forse dopo diversi anni che la si frequenta , si prende come si suol dire :il mal di…..
ciao buon viaggio e buon mare.

30 11 2010
maurito54

Grazie Umberto del tuo parere, ti auguro di poterci tornare al più presto.

Bye Maurizio

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