Capodanno a Friburgo, Strasburgo e Foresta Nera.

18 01 2010

Per un certo verso, questo viaggio ha una sua particolarità che lo renderà unico nel tempo: dal 1/1/2010 non dovrò più lavorare, perchè sarò in mobilità volontaria fino alla pensione nel aprile 2012; anche se questa grande ed importante novità, è stata tanto coccolata nella mia mente, si è concretizzata concretizzata solo nell’ultima settimana … la pensione!

La meta di questa nuova avventura è stata più volte spostata, sempre di comune accordo tra Marta e me, ma più che altro abbiamo voluto cercare una motivazione in più per questo viaggio, rispetto solo alla voglia di passare del buon tempo in camper: alla fine è spuntata la curiosità di visitare il quartiere altamente dedicato all’utilizzo di pannelli solari, come energia rinnovabile ed altri rimedi tecnologici per il risparmio energetico.

28/12/2009 – Km 38.277 – ore 9,45

Prima di partire decido di fare una capatina alla pesa pubblica, giusto per rendermi conto di come dovrò attraversare la Svizzera, per poi toccare la Francia e la Germania, tutti paesi con regole molto più rigide delle nostre per quanto riguarda la circolazione con i mezzi fuori peso: kg. 3.490 … e manco solo io, diciamo 100 kg vestito!

Siamo completi di tutto, 100 lt. di acqua chiara, pieno di gasolio, una decina di litri di acqua in bottiglia, 2 bombole da 15 kg. di propano, vestiti, piumino, coperta, scarpe pesanti, insomma … tutto l’occorrente invernale, ma l’importante è essere sotto i 3.605 kg., compresa la tolleranza minima svizzera, al massimo potremmo perdere peso, non aumentarlo.

La pesatura non ci porta via molto, così ci dirigiamo tranquillamente verso il confine di Como – Brogeda per la Svizzera; arriviamo alle ore 10,30, non c’è traffico e la dogana è inesistente, ho acquistato per tempo sia la vignetta per l’autostrada svizzera, sia la vignetta permanente del grado d’inquinamento tedesca (“gialla euro 3”, per noi).

Abbiamo avuto varie informazioni sul clima che troveremo, di freddo, gelo e neve, ma per strada non troviamo nulla di tutto ciò, certo la temperatura è invernale, ma nulla di così preoccupante.

Verso le ore 13,45 ci fermiamo per il pranzo, abbiamo già passato il traforo del Gottardo con tranquillità, senza nessun intoppo, la cosa ci preoccupava un pò per via delle festività e delle code che inevitabilmente si creano, ma ora possiamo affrontare il viaggio con più serenità.

L'area di sosta svizzera.

Ci fermiamo in un’area di sosta (km. 38.574), tipica delle autostrade svizzere (), perfettamente curata, con i servizi puliti ed eventuale possibilità di caricare acqua, abbiamo passato Lucerna da poco più di 40 km; una curiosità: i servizi son perfettamente puliti, ogni bagno dispone di ben 4 porta rotoli, tutti con la carta presente!

Dopo un’ora siamo di nuovo in marcia, non sono per nulla stanco, ho la mente sveglia e ancora in fermento per la novità che ci stiamo portando appresso, ogni tanto Marta dorme, ma ho trovato le stazioni della radio della Svizzera italiana (RSI) che mi fanno compagnia.

A Basilea dobbiamo uscire dall’autostrada, mi accorgo subito della vicinanza di questa grande città, il traffico è diventato subito intenso, fino anche a fermarci, anche se siamo ancora nella periferia, per fortuna le file non sono per noi che non dobbiamo entrare in città.

La nostra strada ci permette di abbandonare il caos e così prendiamo la direzione per Friburgo, dove arriviamo alle ore 16.00, al Km. 38.707, avevo impostato l’A.A. trovata sul forum di CoL (), l’area è nella periferia della città, ma a poca distanza dai mezzi pubblici.

L’area non è cintata, è poco abitata da camper, molti stranieri, ma alcuni italiani sono sempre presenti; i mezzi sono parcheggiati molto larghi,  sistemati per la lunghezza e non a pettine, siamo abbastanza in piano, i cunei non servono.

In sosta a Friburgo.

Alla reception cerchiamo di farci capire, il proprietario è gentile e cerca di venirci incontro con qualche parola di italiano, noi siamo completamente a digiuno di tedesco, giusto qualche frase di base per l’inglese, ma nulla di più.

Le piazzole della sosta.

Ci viene confermato l’importo di € 7,00 a notte, più la corrente a consumo e per questo veniamo dotati di un apposito contatore blu, noi non abbiamo grandi apparecchi elettrici, ma così il frigorifero non consumerà, sempre in previsione del “grande freddo”.

Il bus - camper ...

Al nostro fianco c’è un curioso piccolo bus, adattato a camper, è tedesco, si vedono la cucina ed altri comfort tipici dei camper, ma … rimane sempre un bus, con i grandi finestroni che disperdono il calore.

La fontana curiosa.

Giusto il tempo per sistemarci e poi via verso la scoperta della città; abbiamo saputo che a Friburgo il biglietto per i mezzi pubblici è molto caro: € 2,40 una corsa! Quindi decidiamo di provare a farcela a piedi; si sta facendo scuro, ma non importa, le luci danno sempre un fascino particolare.

Le prime case sulla via del centro.

Appena usciamo dall’Area sbagliamo subito la direzione, sintomo che non ci siamo proprio ancora orientati per bene; a fianco a noi sulla via, c’è un bel parco, in mezzo c’è una curiosa fontana, raffigurante un enorme rubinetto con tanto di canna rossa attaccata, ora è chiusa, ma si vede bene la pozza dove l’acqua andrebbe a finire.

La chiesa vicina.

In effetti il tram è proprio vicino, ma la strada si rivela dritta e la novità dei palazzi attorno e delle belle cose che vediamo ci fanno proseguire, senza nessun problema, non fa neanche freddo.

Gli ascensori dal ponte.

Passiamo il ponte sulla ferrovia, ci sono sei ascensori che portano i passeggeri direttamente dalla banchina del treno a quella del tram, ma il fatto è che la sera sono illuminati di una luce azzurrina che fa la sua scena.

Dal ponte sulla ferrovia, la stazione dei bus.

Le luci della città indicano un bel movimento, ci sono ancora alcuni uffici con le luci accese e questo ne avvantaggia la vista; dalla frequenza dei tram, sembra che la rete sia ben servita, ormai siamo ad un passo dal centro storico, cuore della città.

Il museo dal ponte.

Dal ponte si scorgono degli ottimi accostamenti cromatici, oltre che delle illuminazioni particolareggiate, anche il museo di arte moderna fa la sua bella figura.

Il grattacielo.

Un ultimo sguardo anche al grattacielo che ci osserva e poi via, verso la scoperta del centro storico; abbiamo delle guide turistiche prese in biblioteca, purtroppo la zona è divisa, tra Francia e Germania, Foresta Nera e città sul Reno, così prendiamo degli spunti un pò da una ed un pò dall’altra, oltre a quanto abbiamo recuperato autonomamente in internet.

Il vecchio municipio.

Siamo all’inizio di Bertoldstrasse, la nostra meta è l’incrocio con la Kaiser-Joseph-Strasse: è l’incrocio dove passano tutte le linee tranviarie della città; in questa città ci sono le due strade principali che vanno da Nord a sud e da Ovest ad Est, di norma qui si costruiscono prima le vie e poi gli edifici che le contorneranno, anche attualmente, si stende prima la linea del tram, poi la via e poi le case.

Il canale.

La prima cosa che facciamo, quando arriviamo in una città nuova, è cercare il punto informazioni turistiche, siamo un pò stretti con l’ora, sono quasi le 18, ma ormai siamo arrivati alla Rathausplatz, la piazza con il comune vecchio e nuovo e l’ufficio turistico.

La torre di San Martino.

Come si arriva nel centro storico di Friburgo, è impossibile non notare i suoi famosi e caratteristici canaletti (detti “Bächle”), ora in centro rimodernati e ridotti, ma un tempo servivano per avere sempre acqua a disposizione per prevenire e combattere gli incendi: Friburgo è una delle poche città tedesche che non sono mai stata devastata dagli incendi.

Una piccola via del centro, di sera.

Chiediamo informazioni per una visita guidata al quartiere tecnologico di Vauban, purtroppo in questo periodo non c’è nulla di previsto in italiano, per fortuna Marta è riuscita a contattare una guida italiana per una visita turistica della città storica; la chiamiamo subito così da fissare la visita, per domani mattina alle ore 9,30.

Il più vecchio ristorante della città.

Proseguiamo nella visita, siamo continuamente affascinati dalle luci e dalle novità che vediamo, facendo bene attenzione a non cadere nei canaletti, sempre pieni di acqua corrente e pulita; c’è una leggenda che dice che il turista che ci cade sbadatamente dentro, entro la fine anno sposerà un o una friburghese.

Il curioso camino illuminato.

Percorriamo una via interna che costeggia un grande canale, qui l’atmosfera è più artistica, ricorda molto Venezia, sbuchiamo poi nella piazza centrale della Cattedrale Münster, dedicata alla Notre Damme.

L'ingresso serale suggestivo alla cattedrale.

E’ ormai buio, la poca illuminazione serve più che altro a dare sensazioni visive, di sicuro questa sarà una città diversa da quella che vedremo domani con la guida.

Ormai sono le 20, siamo un pò stanchi e così decidiamo di ritornare sui nostri passi; incontriamo anche molti ragazzi che si stanno preparando per trascorrere la serata in compagnia, c’è sempre molto movimento anche a quest’ora.

Ritornando in camper, nel percorrere il parchetto buio, siamo presi da un attimo di apprensione, per le nostre periferie, questa situazione a quest’ora, potrebbe essere di massima allerta e pericolo, ma qui incontriamo anche sporadiche donne che lo attraversano, nonostante il buio, anche facendo jogging.

Ceniamo, accendiamo anche la stufa, ma non fa freddo, al nostro rientro abbiamo trovato ben 12 gradi senza stufa, così decidiamo di non lasciarla accesa per la notte; qualche passatempo e poi andiamo a dormire.

29/12/2009

Ci svegliamo alle ore 7,30, la notte ha piovuto a dirotto, mentre per ora ha smesso, la notte è passata senza altri rumori, se non la pioggia, solo un lontano treno ogni tanto, ma nulla di fastidioso.

Ci siamo svegliati un pò presto, sempre per non dover correre, la strada la faremo con calma, ma a piedi, quindi ci vorrà una mezza oretta; puntuali, dopo l’immancabile colazione, ci incamminiamo, il cielo è più grigio di ieri, probabilmente pioverà, ma noi siamo sufficientemente coperti e riparati, così non portiamo l’ombrello.

Un camper ospite nella nostra sosta.

Il movimento mattutino è ben diverso da quello di ieri sera, l’assenza dei giochi di luce rende la visuale più appiattita; è inevitabile doversi soffermare, anche se per poco, per poter osservare qualcosa sfuggito alla visita di ieri.

La piazza della casa delle balene.

Arriviamo con un ritardo di 5 minuti, la signora Caterina ci sta aspettando all’angolo previsto dell’incrocio di ieri sera, è una signora italiana e cresciuta a Friburgo, pertanto non abbiamo problemi nella comprensione (la guida si chiama Caterina Mesina, la mail: stadtfuehrungen@freiburgerleben.com, il cell: +491736958178).

I gargoyl della casa.

Ci affidiamo alla sua esperienza, Marta l’ha contattata via mail e siamo sicuri della sua preparazione; iniziamo dalla piazzetta dove sorge la casa della balena: una volta, prima dell’avvento delle indicazioni stradali attuali, tutte le case avevano dei nomi per riconoscersi.

La casa delle balene.

Qui ha vissuto esule da Basilea, Erasmo da Rotterdam, un curioso personaggio, ora è la sede di una banca, ma è stata anche un ricovero per studenti universitari; a me ha fatto specie, venendo a conoscenza della sua vita a Friburgo, di sicuro poco esemplare, come poi si sia affidato il suo nome all’Erasms universitario.

La casa della curia.

Proseguiamo verso il Duomo, passiamo davanti al palazzo della curia, Friburgo è sempre stata cattolica e qui hanno trovato ricovero i cattolici esuli da Basilea al tempo della riforma; è un pò emozionante poter vedere personalmente dei luoghi studiati, anche se molto tempo fa, ma sempre rimasti nella fantasia.

Il campanile detta La Torre.

Finalmente arriviamo alla piazza davanti alla Cattedrale Münster, purtroppo sta iniziando a piovere, ma questo non impedisce ai commercianti di continuare ad allestire il mercato che ogni giorno, tranne la domenica, da secoli, si svolge ai piedi di questa enorme chiesa.

La guida ed il mercato alle spalle.

La guida ci spiega che questa Cattedrale era nata come una chiesa parrocchiale e poi, nel tempo è diventata di questa portata, per questo la vita si è sempre svolta ai suoi piedi, mentre nei secoli veniva aggiunta, di volta in volta, una nuova parte, fino ai giorni nostri.

La prima parte costruita della Cattedrale di Nostra Signora.

Entriamo nella volta dell’ingresso nella chiesa decorata con molti colori, ci sono delle misure incise nella pietra che servivano per dirimere le discordie al mercato, comprendevano più merci, dalla forma del pane (sia in tempo normale che di carestia), ai contenitori per il grano, fino alle ceste per il carico dei carri, posto più in alto, proprio per poterlo vedere dal carro stesso.

Delle salamelle del mercato.

Nell’atrio di ingresso si notano degli scalini, posti più come anfiteatro: qui veniva svolto il tribunale della città, sulla pubblica piazza veniva dispensata la giustizia; a pensarci bene, a quei tempi, qui doveva esserci davvero un gran movimento di persone, era proprio il fulcro della vita sociale cittadina.

Le misure del pane.

La misura del grano.

La misura alta per il carico del carro.

A copertura dell’ingresso alla chiesa, una volta con le indicazioni anche per chi non sapeva leggere, che rappresenta scene fondamentali della bibbia, dalle vergini stolte, alle virtù dell’uomo contro le tentazioni, tutto per cercare di dare un monito alla vita fuori dalle regole divine.

Le vergini savie.

La vita di Maria.

Gli spalti per il tribunale.

Il frontale poi è una spiegazione perfetta di tutta la passione di Cristo, dalla nascita, alla resurrezione, compresi gli accenni alla fede e alle maledizioni di chi non ne ha, come fosse un perfetto giornale illustrato dell’epoca; purtroppo c’è una fastidiosa rete per evitare i piccioni che rende tutto disturbato.

La storia di Cristo.

L'ingresso in Cattedrale.

L’interno è davvero maestoso, tre navate di splendido gotico, la navata centrale è molto fonda ed alta, perfettamente e pienamente affrescata; colpisce subito l’organo, piazzato sul lato sinistro e molto in alto: la guida ci informa che quello è solo uno dei quattro organi presenti in chiesa, possono essere suonati indipendentemente o tutti assieme dalla stessa tastiera, formando in totale ben 10.000 canne!

Una vetrata colorata.

Lo sguardo viene colpito subito anche dalle vetrate, molto colorate ed ancora originali, sono state riparate per tempo prima della seconda guerra.

Friburgo dopo il bombardamento del 1944.

Fruburgo è stata completamente distrutta nel 1944, tutte le case del centro storico sono state rase al suolo, solo la cattedrale è rimasta intatta, forse proprio per la sua particolarità di essere costruita molto forata e lasciare così passare i colpi d’aria delle esplosioni.

Altra vetrata del panettieri.

Le vetrate sono state costruite grazie al finanziamento di alcuni gruppi di artigiani dell’epoca, per questo vengono illustrate le attività dei committenti, sarti, panettieri, fabbri, ecc., nella parte in basso viene riportata la categoria di appartenenza (es. i brezel).

Il presepe.

Il presepe mostra statuette molto grandi, però è molto caldo e raccolto; man mano che proseguiamo scopriamo anche il secondo organo, anche lui abbarbicato sulla parete, ma in una forma insolita ed irregolare.

Il secondo organo irregolare.

La guida ci spiega che il terzo organo è dietro all’altare, dove c’è il coro e l’ultimo è sopra la porta d’ingresso; mi sarebbe davvero piaciuto poter ascoltare la musica di quest’organo così maestoso e nello stesso tempo discreto.

L'altare lontano.

Questa è la pala a 3 elementi normalmente esposta.

L’altare è molto distante da noi, in una zona irraggiungibile, però si scorge la pala di quattro elementi, questa viene esposta solo nelle grandi festività, altrimenti c’è quella a tre elementi.

Il quarto organo sulla porta.

Il primo organo.

Ora alle nostre spalle si può ammirare l’organo sulla porta, ben inserito nell’austera facciata, assieme ad una splendida vetrata colorata; mi è impossibile non comparare queste vetrate con quelle del “mio” Duomo di Milano, più o meno sono della stessa epoca, infatti hanno lo stesso fascino, indescrivibile con delle foto, per giunta di bassa qualità come in questo blog.

L'evoluzione della costruzione.

Prima di uscire diamo uno sguardo all’evoluzione nel tempo che questa Cattedrale ha avuto, come in un grande ed immenso putzle; come con il Duomo di Milano, anche qui c’è una fondazione che è sempre all’opera per i restauri continui, sempre nel rispetto dei disegni originali.

La casa del commercio.

Usciamo dal lato destro, nella stessa piazzetta di ieri sera, ora si può ammirare la casa del commercio, qui un tempo veniva fatto pagare il dazio alle merci del mercato; quello al suo fianco è il ristorante più antico.

La figura gargoyl in alto a sinistra.

Guardando la cattedrale, dallo stesso lato in cui siamo, si possono scorgere, tra tutti i gargoyl presenti, sulla sinistra, vicino alla torre, una figura femminile nuda, che si sostiene con braccia e gambe, che ci porge sfacciatamente le terga, in modo che quando piove, scarica l’acqua … da lì.

Una via del centro.

Riprendiamo la camminata per il centro storico, la nostra guida è davvero preparata e ci illustra varie piccole particolarità e vecchi modi di vita cittadina; nel frattempo ha ripreso a piovere, peccato … però Friburgo ha ugualmente un suo fascino, impossibile non esserne attratti.

Un canaletto originale.

Arriviamo nella parte opposta della vecchia città, qui, oltre all’altra torre rimasta dalle vecchie mure di cinta, la Torre Sveva, si possono vedere i canaletti originali, molto più alti e quindi profondi; per noi magari anche pericolosi, ma per i locali sono una cosa del tutto normale, li saltano via con un passetto più lungo, senza nessun fastidio.

L'altra torre, la Torre Sveva.

E’ curioso come qui, soprattutto le donne ed i bambini, non si scompongano per nulla per la pioggia, spesso sono senza ombrello o cappello, come fosse una giornata id sole, non aggrottano neanche la fronte.

La via del centro Kaiser-Joseph.

Proprio in questo punto, vicino alla Torre Sveva, c’è la taverna più antica, l’Orso d’Oro; a pranzo dovremmo decidere quale locale visitare, non possiamo perderci questi posti tradizionali.

Il coccodrillo di pietra.

Rientriamo da un quartiere anch’esso un pò defilato, la stessa via del canale di ieri sera, qui c’erano i conciatori di pelli, per questo è ben presente un bel canale che forniva loro l’acqua necessaria per conciare le pelli; troviamo ancora qualche bancarella invitante di frutta secca di tutti i tipi, anche sudamericana o africana.

Frutta secca in vendita.

Nel canale è stato messo un coccodrillo di pietra, con le mascelle chiuse: il coccodrillo è l’animale che nell’iconografia locale (lo troviamo anche nel portale della Cattedrale), si mangia i dannati o i cattivi, questo ad indicare che qui non sono rimaste più persone cattive.

Ancora il municipio di ieri sera.

Salutiamo e ringraziamo la nostra gentile Cristina, la visita è durata quasi 3 ore, peccato per la pioggia, ma non è stata ovviamente colpa sua, è stata davvero precisa e molto chiara, oltre che paziente, noi siamo così curiosi, che le avremmo fatto mille domande, su ogni cosa per noi strana.

La torre di San Martino.

Proseguiamo per inerzia a girare, lo scopo è rintracciare il locale giusto, lei ci ha suggerito quello vicino alla torre di San Martino e quindi scegliamo di pranzare in questo posto,  anche abbastanza vicino.

Il negozio di abbigliamento.

Il mosaico in particolare.

Per strada ci imbattiamo ancora in altri negozi che hanno ancora il mosaico davanti alla porta, nel tempo però i negozianti cambiano ed ognuno dovrebbe anche aggiornare il mosaico che ha davanti, ma purtroppo non tutti lo fanno.

Una carrozzina per un negozio d'infanzia.

Abbiamo scorto un sarto, davanti c’è la tipica forbice, i sassi sono particolari della riva del Reno e poi vengono tagliati a metà, così da avere esposta la parte tagliata, che rende il disegno molto particolare, con i sassetti quasi ovali, rispetto ai nostri mosaici.

L'interno del locale.

Ci sono poi negozi che non possono avere il mosaico, magari sono sotto dei portici e quindi hanno il marmo, ed allora lasciano fuori qualcosa che ricorda ugualmente il loro settore merceologico.

Le birre artigianali.

In poco tempo ci troviamo sotto la torre di San Martino, venendo dall’incrocio dei tram, sulla destra c’è l’immancabile Mc Donald’s (ottimo per usufruire dei servizi gratis!), ma è sulla sinistra che va il nostro interesse; in un rientro della strada c’è in fronte un teatro e subito a fianco la birreria e taverna Martin’s Bräu, una birreria artigianale con possibilità di mangiare anche dei piatti locali, oltre che la wi-fi gratuita per i clienti, ma a noi non serve.

Le nostre ordinazioni.

Ormai sono le 13,30 e la fame inizia a farsi sentire; il locale è caldo ed  accogliente, ovviamente è pieno, ma riusciamo a trovare un posto in un tavolo nell’angolo, da qui si può osservare bene e con calma tutto l’ambiente.

Il piatto Gärtnarin di Marta.

Affrontiamo il menu con perplessità, il nostro tedesco non esiste proprio, cerchiamo di intuire, poi però chiediamo aiuto a due signori, compagni di tavolata (i tavoli sono con panche da sei posti, 3+3); con un pizzico di fortuna troviamo i due che masticano un pò d’italiano e confermano la nostra scelta, due piatti dal nome impronunciabile, però di tradizione locale della Foresta Nera.

Il mio piatto Fruburghese.

Ovviamente arrivano prima le birre artigianali, non filtrate r torbide, ma fresche e piacevoli; in mezzo alla sala da pranzo sono in bella mostra le due cisterne per la produzione della birra, cosa che sembra avvenire continuamente e di notte.

L'angusta salita.

I piatti arrivano e sono molto gustosi, perfetti per la birra; mentre mangiamo posso osservare il movimento tra i tavoli, ci sono molti giovani, ma anche comitive di anziani, oltre a molti turisti, tanto che alcuni avventori sono costretti ad attendere in piedi un posto libero.

L'elenco dei pesi delle 16 campane.

Purtroppo un’anziana signora sbadata e goffa ha fatto di tutto per rovesciarmi l’ultimo quarto di birra, me la stavo centellinando, gustandomela sorso a sorso, quando mi ha rovesciato il bicchiere rompendolo; lei si è scusata, ma siamo usciti, con la mia manica della giacca a vento zuppa e la brutta sensazione di non aver potuto finire l’ultimo sorso, oltre a non poterle dire nulla!😦

Una piccola campana.

Riprendiamo il nostro giro turistico, ci dirigiamo vesto la torre della Cattedrale, 116 mt. perfettamente intarsiati, affrontiamo la salita dei circa 350 gradini in salita; qui giustamente il biglietto lo si paga in cima, in modo che se uno non ce la fa, non paga.

La parte destra di Friburgo ...

... la parte sinistra.

... la parte sinistra.

La torre è un corso di restauro, ma l’accesso è comunque possibile, percorriamo l’angusta scala a chiocciola, ancora più stretta di quella di Vipiteno, fino a sbucare nell’atrio dove una signora ritira il compenso della (nostra!) fatica.

Il tetto della Cattedrale.

E’ tutto in legno, le travi sono ovviamente quelle originali, da non credere: sono qui da quasi 700 anni! Saliamo un’altra piccola rampa, sempre tutto in legno e si sente anche l’odore; qui c’è tutto il gruppo di campane, perfettamente stipato ed incastrato, sono ben 16, di tutte le misure, la più antica Hosanna (la 16^ nella lista) è del 1258, oltre ad essere pesante come Zonker!

La parte dietro di Friburgo.

Altri tetti della città.

Saliamo l’ultima rampa a chiocciola in muratura, che ci porta sull’ultima pedana all’aperto; c’è un fortissimo vento, con folate di acqua, non è certo il tempo ideale per stare quassù, ma siamo ben coperti e poi … non abbiamo scelta!

La piazza sottostante.

La discesa dall'ultimo terrazzino.

Purtroppo è nuvoloso, ma il panorama è ugualmente incredibile, Friburgo è proprio all’estremo della Foresta Nera e da qui si vede benissimo; è bello sbirciare anche sui tetti delle case sottostanti, si scorgono spazzi di vita comune inimmaginabili, come alcuni piccoli terrazzini ricavati con fatica, abbaini caratteristici, ecc.

Il movimento dell'antico orologio.

Ritorniamo nell’atrio interno, qui c’è il motore che governa l’orologio ed i battiti delle campane, è ancora il movimento originale, perfettamente custodito e manutenuto, sono le ore 14,50 e decidiamo di aspettare lo scoccare delle 15.00.

La signora che fa pagare.

Intanto guardiamo delle foto d’epoca sulla storia di questa torre, sempre più affascinante, ma come arriva lo scoccare c’è tutto un movimento di volani e tiranti e subito dopo sentiamo le campane.

Il magazzino e granaio.

E’ impressionante pensare di costruire un meccanismo così preciso e perfetto, che può durare nei secoli e che fa e farà sempre lo stesso lavoro, ininterrotto e preciso, anche ben oltre la vita di chi l’ha costruito.

Una bella casa.

Scendiamo di nuovo sulla piazza, a fianco alla Cattedrale c’è il magazzino delle merci ed il vecchio granaio, adesso è completamente ristrutturato ed ora è un normale edificio commerciale.

Dalla piazza del cannone.

Approfittando del tempo che sembra darci una tregua, decidiamo di andare al castello sulla collina, è qui che il nobile di allora ha deciso di fondare Friburgo: il “Borgo Libero dal permesso del re centrale tedesco“, ormai la città non ha più segreti per noi, non è molto grande e si riesce a girare bene, anche verso la collina.

La torre panoramica.

Passiamo dalla Torre Sveva e saliamo il sentiero che porta alla collina, c’è anche il ristorante del Castello, siamo sulla “Schlossberg” (collina del castello), le indicazioni verso il castello non sono molto precise, percorriamo il sentiero principale, ora ha anche iniziato a piovere in modo più deciso e noi siamo anche senza ombrello, anche se sempre ben coperti.

Il fissaggio dei tronchi al terreno.

Gli scalini con gli sponsor.

Arriviamo alla piazza del cannone, non c’è nulla, solo uno spiazzo con delle panchine impraticabili, ma il panorama è ugualmente suggestivo; dietro di noi svetta la torre panoramica: è una struttura curiosa, avvitata su se stessa, retta da possenti ed alti tronchi.

La vista panoramica dietro Friburgo.

Troviamo delle scritte che indicano quello che doveva essere il castello, qualche traccia di rovine delle mura abbattute null’altro; così ci consoliamo con il salire la torre; questa volta siamo all’aperto, la struttura metallica è forata e , non ci ripara per nulla, in aggiunta alla pioggia c’è anche il forte vento, ma noi proseguiamo imperterriti a salire gli oltre 150 gradini.

La vista panoramica di Friburgo dall'alto.

Ogni gradino porta il nome di uno sponsor che ha contribuito alla costrizione, oltre al numero dello scalino stesso; arriviamo all’ultima pedana, sopra di noi solo il cielo plumbeo ed attorno a noi solo il forte vento; ma, nonostante le nuvole, l’occhio spazia ovunque, fin dentro la Foresta Nera, viene voglia di volare, da quanto ci si sente immersi nel paesaggio: qui si accentuano i più alti sentimenti umani … chissà perché, sarà l’imponenza della natura che ci circonda? … chi può dirlo!

Ancora Friburgo dalla torre.

Ormai sta facendo buio, rientriamo in città, scendendo da un altro sentiero, arriviamo fin sotto la funicolare che porta al ristorante e la pioggia continua imperterrita.

Una passerella sopra il traffico.

Ci dirigiamo verso il camper, percorriamo anche nuove passerelle, ce ne sono molte solo pedonali o ciclabili; la bicicletta è il mezzo preferito per i cittadini e per i turisti, ovunque ci sono parcheggi per le bici, oltre all’assoluta precedenza e rispetto per i pedoni, le auto passano sotto ed i pedoni sopra, qui non ci sono sottopassaggi.

Gli ascensori ferroviari.

Passiamo a fianco agli ascensori che collegano la ferrovia al tram, è bello vedere come una semplice struttura di un ascensore, sia inglobato nella scenografia della città notturna; le luci azzurre danno un senso di magia.

Il silo per le biciclette.

A fianco alla stazione, tra questa passerella e l’altro ponte, c’è un grande silos a più piani, dedicato al ricovero delle sole biciclette, con un bar all’interno, una struttura inimmaginabile dalle nostre parti.

Arriviamo stremati e zuppi, ma contenti di aver potuto visitare una città così interessante e piena di storia; una frugale cena con qualche cosa di caldo, ancora qualche passatempo e poi a dormire, fuori piove a dirotto, ma ormai siamo al caldo nel camper.

30/10/2010

Ci svegliamo alle 8,00, questa notte ha quasi sempre piovuto e la stufa ci aiuta a combattere l’umidità; dopo la solita colazione, consegnando il contatore, andiamo a pagare; in tutto sono € 2 di corrente per 2 giorni.

Il punto di attacco elettrico.

Nonostante la pioggia, vogliamo visitare il quartiere di Vauban, avevamo chiesto all’ufficio informazione un possibile posteggio nelle vicinanze; alle 9,00 prendiamo la via per il quartiere e ci arriviamo velocemente.

Una curiosità: mentre stavamo uscendo dall’A.A, incontriamo il grande Concorde di Yuma-58, un utente di vecchia data di CoL; impossibile non notare la sua sigla colorata sulla parete posteriore del suo Motorhome, una stretta di mano e via.

Il nostro contatore.

Il parcheggio che la gentile signorina dell’ufficio turistico ci ha indicato, in Paola Modersohn Plaze (), è pieno e pertanto entriamo nel quartiere di Vauban per cercare una soluzione.

La bicicletta strana.

Seguiamo la strada del tram, a fianco ci sono degli stalli bianchi, andiamo in un pò in fondo per defilarci e stare più comodi, qui non vogliono le auto, figuriamoci un bel camper bianco.

L'interno del quartiere Vauban.

Troviamo un posto valido (), sulla Vaubanallee, per forza occupo uno stallo e mezzo, ma qui non ci sono molte auto; fuori continua a piovere, per questo prendiamo l’ombrello, dovremmo essere impermeabili ma non possiamo pretendere troppo; il parcheggio sarebbe anche a pagamento, ma il comune ha messo degli adesivi sui tutti i parchimetri automatici per lasciarli liberi, forse per le feste.

Un pulitore di rotaie.

Cerchiamo la casa girevole di un architetto, questa casa è unica ed ha la particolarità di essere cilindrica e di seguire il sole, girando proprio su se stessa, per esporsi il più possibile; purtroppo però non sappiamo ne il nome dell’architetto, ne il nome della casa, ma non disperiamo, il quartiere è grande, ma è anche fatto di case basse e quella casa si dovrebbe vedere, spiccando sulle altre.

Le case all'ingesso del quartiere.

Ci infiliamo nelle stradine dove le auto sono solo di passaggio, le biciclette sono ovunque riposte nelle apposite rastrelliere coperte, non tutte sono legate e ci sono anche biciclette strane; ogni casa ha il suo numero di pannelli fotovoltaici ed alcune anche riciclano l’acqua piovana e grigia, per l’innaffio del verde o per gli scarichi domestici.

I tetti fotovoltaici delle case basse.

Questo quartiere è sorto negli anni ’70 in risposta alla volontà statale della Germania di installare una centrale nucleare in zona (nelle vicine Svizzera e Francia, c’erano e ci sono già due centrali nucleari); qui viene prodotta tanta energia rinnovabile (eolica, fotovoltaica e idrica) pari alla produzione inglese.

Il primo camper strano, auto costruito.

Ci sono molti bambini e/o ragazzi che girano tranquillamente a piedi o in bici (due anche su un monociclo!), anche gli adulti sono senza ombrello, ma … piove a dirotto!

Un secondo camper auto costruito.

Le case sono strane, hanno molti finestroni, penso con i doppi vetri, ma ci sono poche tapparelle, persiane o scuri, le zone di verde sono molte, così come gli spazi per i giochi dei bambini, ovviamente ora sono allagati, ma ci sono.

Un parcheggio auto con il fotovoltaico sul tetto.

Facciamo anche della piccola spesa, wurster e birra, ma non riusciamo a trovare questa casa; chiediamo in giro, alcuni ragazzi addirittura non ne conoscono la presenza, quando finalmente troviamo una signora anziana architetto che ci indica almeno la direzione dove cercare.

La vista dal terrazzino.

Decidiamo di prendere il camper e provare ad arrivarci, o quanto meno, di avvicinarci un pò, sono tre ore che stiamo vagando senza trovare nulla; ovviamente abbiamo anche discusso tra noi, avevo proposto di lasciare perdere, ma alla fine Marta ha ragione: siamo qui e chissà quando ci torneremo.

La casa Heliotrop.

Saliamo la stradina che porta sulla collina, ci fermiamo appena le case si diradano e curiosiamo da un terrazzino … ecco la Heliotrop! Finalmente ora c’è un nome e l’indirizzo.

I suggerimenti per le informazioni.

Lasciamo il camper parcheggiato e, sempre sotto la pioggia e con l’ombrello, scendiamo per un sentiero asfaltato a piedi; ovviamente i pannelli sul tetto sono a riposo, servono più da ombrello che come fotovoltaico.

La base dove ruota.

L’altra particolarità di questa casa è che ha le balaustre dei balconi con i tubi solari per l’acqua calda e questo giustifica il suo girare, per aumentare l’esposizione solare.

I balconi.

Scopriamo anche che eravamo arrivati a due passi, ma essendo lei dietro le villette, non la potevamo vedere; al fianco c’è anche un grande spiazzo per fermarsi, però è privato, ora il cancello è aperto, ma la strada stretta non mi avrebbe mai invitato ad entrare con il camper.

Il tetto con i pannelli abbassati.

Sappiamo che si può visitare la casa solo su appuntamento e che il costo è di € 300 a persona … non male per essere un prototipo!

L'indicazione della strada.

E’ davvero curiosa, anche se non si può dire “bella”, noi continuiamo a preferire la nostra casina, meno ecologica, ma più accogliente.

L'ingresso a pian terreno.

La cassetta delle lettere.

Ritorniamo al camper, siamo fradici, ma contenti, alla fine finalmente abbiamo raggiunto il nostro obbiettivo; poniamo la nuova meta di Strasburgo e ci mettiamo in marcia, ormai il tempo schifido non ci fa più paura.

La posizione in campeggio.

Per strada facciamo gasolio, siamo a metà, ma è meglio non rischiare con le feste, visto che sono le 14,30 facciamo anche uno spuntino.

I camper attorno a noi.

Arriviamo a Strasburgo , al Camping de la Montagne Verte (), (€ 18,20 al giorno con corrente e servizi compresi), siamo entrati ben 4 camper italiani assieme e qui ne troviamo altri; tempo di sistemarci con la corrente, la pendenza è apposto, e alle 17,30 partiamo a piedi per il centro, verso l’ufficio turistico.

L'uscita del campeggio.

Il prezzo del biglietto del bus è di € 1,20 a corsa, poi scopriamo che c’è la possibilità di acquistare un A/R per 2 a € 5,70, ci servirà per domani; abbiamo la piantina della guida italiana, è piccola, ma riusciamo ad arrivare all’ufficio turistico in tempo.

L'albero in piazza Kleber.

Chiediamo per la visita guidata della città, ci informano della possibilità di usare l’audio guida a € 5 a testa per un percorso di circa 1 ora e mezza, sarà per domattina, ora prendiamo una cartina migliore ad € 1 ed iniziamo a guardaci attorno; è ormai scuro e le luci degli addobbi fanno il loro lavoro perfettamente, calandoci nell’atmosfera natalizia.

Il palazzo attorno.

Anche qui c’è fermento ovunque, le vie sono percorse da molti turisti, italiani ed altri che si perdono a guardare affascinati con i naso all’aria; in piazza Kleber, sotto l’albero, c’è un curioso presepe, con delle grandi casette in legno ed una lampada all’interno, emanando così una calda luce.

Le casette sotto l'albero.

Ci sono ancora le bancarelle di Natale, scopriamo che a Strasburgo, ogni anno, ospitano una nazione europea per mostrare i propri prodotti artigianali; quest’anno è presente la Russia, e si notano subito i loro manufatti, bei coloriti.

Le cibarie.

La fame inizia a fasi sentire, una bancarella con delle cibarie gustose attira subito la mia attenzione, qui oltre ai soliti dolciumi, ci sono una serie infinita di brezel, dal normale, al dolce, fino a quello con il formaggio; solo per onor di cronaca, inutile dire che uno di questi ho dovuto assaggiarlo, ci vuole sempre qualcuno che si offre per questi lavori maiali.

Il brezel al formaggio ... caldo!

Facciamo anche un salto all’interno della Cattedrale, è un pò buia, ma anche questa è enorme ed alta, anche qui ci sono più organi, di cui uno fa la sua bella mostra in mezzo ed in alto alla navata principale.

La Cattedrale de Netre Dame.

L'organo in alto.

In piazza Gutemberg c’è un curioso albero illuminato blu, che contrasta con le luminarie rosse delle vie accanto; vaghiamo ancora un pò senza una meta precisa, poi purtroppo ricomincia a piovere e ritorniamo in campeggio per la cena.

In piazza Gutemberg.

E’ stata una bella giornata giornata, piena di attività e curiosità, oltre che di acqua, chi lo avrebbe mai immaginato, e noi che pensavamo di trovare la neve ed il ghiaccio ovunque.

31/12/2009

La notte è stata tranquilla, la stufa accesa giusto per l’umidità, non fa un freddo eccessivo, nella notte non ha quasi mai smesso di piovere, anche forte; anche qui c’è un treno in lontananza.

La fermata del campeggio.

Il biglietto A/R.

Per fortuna al nostro risveglio, la pioggia ha smesso, così ne approfitto per una bella doccia calda, i sevizi sono proprio dietro di noi, anche se il fango è un pò ovunque; pareva strano, ma questa volta sono le ciabatte da mare che mancano.

Piazza Homme de Fer.

Ieri all’arrivo ci hanno consegnato un biglietto con le indicazioni per i mezzi pubblici, davvero un servizio comodo, la fermata “Nid de Cicognes” è a poca distanza, circa 10 minuti a piedi; si prende il bus per 2 fermate e poi un tram stupendo fino a piazza Homme de Fer, uno snodo centrale, vicino alla “Cattedrale de Notre Dame”.

Una via del centro.

Il sidecar pubblicitario.

Alle ore 9,30 siamo all’ufficio turistico per noleggiare l’audio guida ed iniziamo così il percorso guidato, accompagnati da una cartina con i riferimenti dove fermarsi ad ascoltare; abbiamo incrociato un curioso sidecar colorato ed aerografato, con una macchinina delle giostre come cellula passeggero.

La Casa Kammerzell.

Subito a fianco dell’ufficio turistico c’è la casa più vecchia di Strasburgo, Casa Kammerzell del 1427, ora un ristorante, ma è rimasta così come allora, con la storia racchiusa al suo interno, dietro le sue antiche pareti di legno d’epoca.

Un'altra casa antica.

Entriamo in chiesa, soffermandoci un pò sull’aspetto esterno barocco, anche qui troviamo alcuni riferimenti sull’iconografia, così come nella Cattedrale omonima di Friburgo; entriamo dalla porta di sinistra, quella destra è riservata all’uscita.

La Cattedrale dalla via.

L'ingrasso alla Cattedrale.

Il portale nell'insieme.

Il dettaglio sulla porta: le vergini.

L’ampia Cattedrale è ovviamente più illuminata, rispetto ad ieri sera e sembra ancora più grande; anche qui troviamo le vetrate colorate, però non sono così dedicate alle arti come l’altra Cattedrale, ma fanno davvero una bella scena.

Una vetrata colorata ...

... un'altra ...

... sopra l'altare.

Scopriamo che sono presenti quattro organi, come a Friburgo, il pulpito poi è stato costruito in un tempo posteriore alla chiesa ed è completamente lavorato, sembra incredibile che si possa ottenere questo risultato dalla pietra.

Il pulpito.

Il cagnetto ...

... dov'è posizionato!

Fatichiamo non poco a trovare la mascotte dell’allora prete che aveva l’abitudine di fare lunghe prediche, per questo gli è stato inciso il suo cagnetto, per fargli compagnia durante le lunghe prediche.

Il presepe nell'insieme.

La natività.

L'adorazione.

La presentazione al Tempio.

Passiamo ancora davanti al presepe, hanno voluto illustrare tre momenti ben precisi: la natività, l’adorazione, la presentazione al Tempio.

Il rosone d'ingresso.

Abbiamo notato una cosa strana: nella navata principale c’è una distesa di sedie, non panche, sembrano delle semplici sedie da cucina di casa.

L'altro organo.

Passando sotto un altro organo, arriviamo alla parte destra, c’è una colonna ampiamente decorata con statue che ricordano l’ascesa di Cristo e proprio dietro c’è l’orologio astronomico.

La colonna con le statue.

Un grande lavoro, non solo di orologeria, anche di incisione di statue e dipinti, costruito negli anni 1550 e perfezionato nel 1838, sempre con assoluta precisione e spettacolo.

L'orologio astronomico.

Il movimento superiore.

Il particolare dei due movimenti.

In alto ci sono due movimenti circolari, quello superiore mostra Cristo fermo al centro ed ogni giorno, alle ore 12 in punto, gli sfilano davanti i 12 apostoli; sotto c’è la morte, sempre ferma al centro, con una bilancia in mano, segno dell’uguaglianza.

L'angelo che segna il giorno.

Il movimento episcopale.

L'orologio delle ore.

Il movimento delle eclissi.

Ogni quarto d’ora c’è un movimento che gli fa passare le 4 stagioni dell’uomo: l’infanzia, la gioventù, la maturità e la vecchiaia; il movimento delle ore 12 fa anche muovere un gallo posto in alto a sinistra, che muoverà le ali per tre volte e dura un quarto d’ora; per tutta la durata dei movimenti, uno dei due putti al centro, quello di destra gira la clessidra, l’altro suona una campanella.

L'orologio che segna l'alba ed i tramonti.

C’è da dire che anche qui, non è tutto gratis: se si vuole vedere l’orologio illuminato, si devono inserire 20 cent., se si vuole vedere lo scoccare delle ore 12, ci si deve iscrivere e pagare, poi faranno anche visionare un filmato di 20 minuti, ma ovvio sarà solo in tedesco e quindi lasciamo perdere.

L'uomo che scruta.

L'uscita laterale.

Stiamo un pò qui ad ammirare con calma almeno i quarti d’ora possibili, ripromettendoci di ripassare più in là nel tempo, al fianco è illuminata una figura di un uomo che sta scrutando dalla balaustra la gente che c’è sotto; poi usciamo dalla porta laterale destra, dove ci sono le due statue del vecchio e nuovo testamento.

Il palazzo reale.

Sembra che stia per ricominciare a piovere od a nevicare, ma ormai non ci facciamo più caso; di fronte c’è il palazzo reale, più volte occupato anche da Napoleone, affezionato a questa città; personalmente questo palazzo non mi ha detto molto, ma è sul percorso, sarà perché Napoleone mi sta molto antipatico.

Il portone storto.

Il giardino attiguo.

Una casa di Rue du Maroquin

Ritorniamo verso la piazza, incrociamo un portone molto particolare; senza nessun motivo apparente, ha l’ingresso completamente storto in diagonale, purtroppo non possiamo vedere l’interno. Percorriamo Rue du Maroquin, la via che era dei ciabattini, particolare e con ancora le caratteristiche case d’epoca; questo è anche un quartiere ebraico, ma non ci sono molte tracce della loro antica presenza.

Il negozio di scarpe del sovrano.

Poco più avanti c’è una vecchia casa d’epoca, dove sembra che a suo tempo fornì delle calzature ad un sovrano di passaggio, per questo ha una scarpetta posta come banderuola sul tetto.

La vista dal ponte a destra.

Dal ponte sull'Ill a sinistra.

L'ex macello.

Da qui proseguiamo verso il grande fiume Ill, sulle cui sponde sorgono il macello e il deposito merci dell’era medioevale; a quel tempo, al macello, venivano lasciati nell’acqua i detenuti frustati a sangue, colpevoli di gravi reati, lasciandoli così in balia dei topi.

L'ex deposito merci.

La Cattedrale vista da qui.

Appena passato il ponte sull’Ill, sul lungo fiume, c’è il museo dell’Alsazia, la regione ora francese, ma che è stata martoriata e contesa più volte con la Germania; come spesso è capitato ai nostri popoli, gli alsaziani sono molto fieri di esserlo e per questo cercano di mantenere una loro identità storica e di tradizioni, a dimostrare che gli stati passano, ma sono le genti che restano e che rimangono sovrane delle loro terre.

Il museo d'Alsazia.

La torre dell'ospedale.

Proseguendo verso la chiesa di San Tommaso (Saint Thomas), una chiesa luterana, troviamo la torre dell’ospedale; arriviamo dopo aver visto quello che ci dicono sembrare una rarità: un insieme di balconi di stile germanico (chiuso) e francese (aperto).

Un vecchio palazzo.

Passando tra queste case, sentendo il racconto con l’audio guida, mi sembra di respirare l’atmosfera di quel tempo, molti luoghi sono o sono stati ristrutturati, come a quel tempo, lasciando intatta la loro rappresentatività.

Un palazzo imponente.

I due balconi tedesco e francese assieme.

Saint Thomas è una antica chiesa con un organo così particolare ed armonioso, dove si cimentò nelle prove anche Mozart, veniva spesso a provare le sue opere; sullo sfondo poi c’è un monumento a Mauritio Saxoni, sembra sia stato un eroe oltre che un grande nobile di un tempo.

La chiesa di San Tommaso.

L'interno ...

... e la tastiera dell'organo ...

... le canne dell'organo sulla porta.

L’interno della piccola chiesa è accogliente, noi ne approfittiamo un pò per riposarci, sedendoci ad ascoltare la guida, davanti al mausoleo in fondo alla chiesa, qui ci vengono raccontate le molte azioni che questo eroe ha compiuto e, all’inevitabile sua morte, la città gli ha dedicato questo monumento.

Il monumento a Mauritio Saxoni.

L'intestazione.

Usciamo e proseguiamo per una zona molto particolare, viene chiamata “Piccola Francia” (Petite France); è un insieme di piccole case, sempre costruite in legno e paglia o cemento, ma poste sulle diramazione del fiume Ill, fino a creare dei piccoli canali, alcuni anche navigabili con chiuse, altri con i canali per gli ormai spariti mulini ad acqua.

L'ingresso alla zona ...

... degli ex mulini.

L'unico lavatoio rimasto.

In alto gli abbaini che erano aperti.

Ma il curioso è che il nome di questo quartiere non ha nulla di “romantico”, così come potrebbe sembrare; in quegli anni, Strasburgo è sempre stata una città di frontiera, più volte passata negli anni dalla Francia alla Germania e viceversa.

Su una chiusa.

I canali degli ex mulini.

In questo modo, gli abitanti non si sono mai sentiti molto francesi, al punto che, mentre i francesi chiamavano la sifilide la “malattia napoletana“, gli strasburghesi la chiamarono “mal francese” o “Petite France” e siccome qui c’era l’unico ospedale che la curava (ormai distrutto), ecco che questa zona ha preso questo infausto nome, dalla presenza dell’ospedale.

La più antica casa di conciatori.

Dal ponte mobile.

Qui troviamo l’unico lavatoio mobile, serviva per poter lavare i panni seguendo l’alzarsi del fiume sottostante, a seconda della portata d’acqua del momento; in quei periodi di lavatoi ce n’erano molti e tutti fatti in questo modo, ora è rimasto solo questo, adibito a suggestivo ristorante.

Un presepe su una casa.

Le chiuse Vauban.

Passiamo sugli stretti corridoi delle chiuse, tra cui anche un ponte scorrevole, la parte destra era navigabile, ma doveva essere controllata perché qui c’è un dislivello delle acque; è interessante per noi italiani, per giunta dell’Adda, notare che le chiuse non portano i segni dei “Portelli di Chiusa“, invenzione mirabile di Leonardo da Vinci per facilitare l’apertura delle paratie … una piccola soddisfazione!

Le torri in fila a coperture dei ponti.

L'indicazione sulla pietra.

Altra particolarità sono le vecchie case: si nota immediatamente che sono scalate, più strette in basso e a seconda dei piani uno sopra l’altro, si allargano sempre più; questo era dovuto perché allora si pagava la tassa di occupazione del suolo, in base al piano terra, per questo poi ci si allargava, rendendo assurde delle distanze tra una casa e l’altra.

Un platano secolare.

Una casa con una finestra finta.

Successivamente fu regolamentato l’allargamento al massimo di 90 cm di esposizione, ma quelle già costruite rimasero in quel modo ed ora mostrano con orgoglio il loro permesso; anche qui, le case degli acconciatori, avevano gli abbaini aperti per seccare le pelli.

Le chiuse Vauban da vicino.

Le torri dalla chiusa Vauban.

Da qui ci spostiamo un pò più in fuori, verso quelli che erano i Ponti Coperti, sono fortificazioni del 13° secolo, racchiuse da 4 torri e che una volta erano di legno e coperti con tettoie; poi un incendio ha distrutto tutto e sono stati rifatti in pietra, ma senza coperture, pur mantenendo il nome antico.

Il museo d'arte moderna.

I suoi giardini.

Da qui si scorge una costruzione che sbarra il fiume Ill, per tutta la sua larghezza, vengono chiamate le chiuse Vauban, un ingegnere militare francese e stratega che per fortificare le difese ormai non più sufficienti della città, s’è inventato questa struttura: chiudendo le acque del fiume fuori dalle mura, allagava tutta la campagna, mettendo così in difficoltà il nemico.

Il ristorante Lohkas.

La Grand' Rue.

Di fianco alle chiuse c’è il museo d’arte moderna, una serie di costruzioni appunto moderne, che nulla hanno a che fare con queste rarità antiche ed imponenti, tant’è che sembra proprio di essere in un’altra città e non a qualche decina di metri.

Una vetrine del cioccolataio ...

... laltra vetrina golosa.

... l'altra vetrina golosa.

Ritorniamo verso il centro, sono quasi le ore 14,30 e la nostra curiosità ci ha fatto durare la visita oltre l’immaginabile; troviamo una coppia di italiani, lui con un fare impacciato e mezzo inglese, mi chiede dove abbia preso la cornetta, quando gli dico che sono italiano, ha tirato un sospiro, e li abbiamo consigliato di correre, data la giornata, forse poteva anche essere tardi.

Il caldarrostaio.

Passiamo davanti al ristorante Lohkas che prende il nome da un solvente puzzolente che si usava allora per conciare le pelli, spero per i clienti che non si senta più l’olezzo; percorriamo anche la Grand’ Rue, un’antica strada romana, nata da un rialzo di terra sulla battigia delle sponde del fiume Ill.

Una via del centro di giorno.

La statua di Gutemberg.

In questa via c’è un negozio di cioccolato, tutto è di cioccolato, di ogni tipo e colore, con qualsiasi altra prelibatezza, mandorle, nocciole, cocco, ecc.; sarà la mia carenza affettiva che mi porto appresso dall’infanzia, ma è davvero difficile non entrare e rapinarlo di tutto.

I biscotti vari.

Le pizzette alsaziane.

Passiamo ancora davanti alla statua di Gutemberg, ormai le piazze iniziano a ripetersi, segno che la città l’abbiamo girata tutta, anche questa è una piccola città, ma davvero carina e particolare, direi piacevolissima da visitare.

Ancora la Cattedrale.

Un particolare della porta con la storia di Gesù.

Sulla via davanti alla Cattedrale c’è una pasticceria che vende biscotti fatti da loro, decidiamo di entrare e comprarne qualche tipo da mettere nelle calze della Befana delle ragazze; è una piccola tradizione che teniamo ancora, in origine era una cosa di Marta, ma non è stato difficile far anche mia.

La maestosità dell'orologio astronomico illuminato.

Un'altra casetta antica.

Dopo aver consegnato le audio guide, entriamo in Cattedrale per riposarci un attimo, abbiamo appena divorato delle pizzette alsaziane, vendute nel mercatino davanti alla Cattedrale, ma la mia schiena inizia a dolere.

I cigni sul fiume Ill.

Una liceo scolastico sul fiume.

Mentre siamo seduti, scrutiamo la cartina, sembra che abbiamo visitato tutto, ci manca solo la parte est della città, quella dove ci sono i palazzi europei, non sembrano così distanti come lo potevano sembrare ieri, così decidiamo di andarci a piedi.

Il viale verso i palazzi europei.

I palazzi dell'Europa Unita.

Tutto sommato, basta seguire il fiume Ill e si arriva e così facciamo, scrutiamo un pò il cielo, fin’ora ci ha graziato, ma stanno iniziando ad arrivare dei brutti nuvoloni neri alle nostre spalle … andiamo ugualmente, anche se siamo senza ombrello.

Una statua italiana sull'EU.

Percorriamo la sponda interna del fiume, è un percorso pedonale e molto vicino all’acqua impetuosa, da qui la città ha un altro aspetto, più raccolto ed a portata d’uomo; ci sono anche dei cigni ed altre paperette che sguazzano sul pelo dell’acqua.

La statua spagnola.

Una statua all'ingresso.

Lasciamo le sponde interne per proseguire sul viale che porta ai palazzi dell’istituzione europea, finalmente li vediamo, ovviamente oggi sono tutti chiusi e le visite non saranno possibili fino a metà gennaio, ma non importa, quello che c’è è qui tutto solo per noi.

Il palazzo del consiglio europeo.

Il palazzo dei diritti dell'uomo.

Le bandiere sventolano, sono tante e solitarie, attorno non c’è nessuno e questi palazzi sembrano proprio deserti; ci sono delle statue, probabilmente offerte dalle nazioni che compongono l’unione, quella italiana è la prima che incontriamo, difficile da interpretare, poi c’è quella spagnola, sicuramente più semplice da capire.

La fermata del tram, con il Parlamento sullo sfondo.

Sta iniziando a piovere e non sono le due gocce di questa mattina, decidiamo di rientrare in città utilizzando il tram, la fermata è qui vicino, le strade sono deserte, ma per fortuna le frequenze dei mezzi sono vicine.

La statua al Milite Ignoto.

Una carrozza per turisti.

Scendiamo lungo il percorso, qui c’è la statua al milite ignoto, è molto particolare: rappresenta una madre che sorregge i due corpi dei suoi figli, morti uno per la Francia ed uno per la Germania; questo tormentato vivere sul confine ha sempre segnato gli abitanti di questa città, fin nei profondi sentimenti.

L'interno della Cattedrale.

La pioggia ci sta dando una tregua, proseguiamo a piedi, sempre verso il centro, verso la Cattedrale, nostro unico rifugio sicuro, per poter fare il punto della situazione con calma, al caldo e all’asciutto.

Un piccolo trittico di statue.

Arriviamo in tempo, ci sediamo per riprenderci un pò, scopriamo dalla parte opposta all’orologio astronomico, una parte della chiesa con dei piccoli trittici di statue ed una grande scultura, rappresentante la passione di Cristo.

La scultura sulla Passione.

Fuori dalla chiesa c’è ancora la pista di pattinaggio, nonostante la pioggia, ci sono sempre molte persone che pattinano, certo è che chi cade, rischia di annegare, oltre che inzupparsi gli abiti di acqua per tutta la sera!

La pista di pattinaggio.

Alla fine decidiamo di rientrare in camper, sono le ore 18,45 e alle ore 19 termineranno le corse dei tram e bus, pertanto se rimaniamo, dovremmo farcela a piedi e qui i locali saranno già tutti prenotati ed esauriti.

Il tram in piazza Homme de Fer.

Prendiamo un biglietto da una macchinetta automatica, ormai tutti i negozi sono chiusi, tabaccai compresi, forse questo è uno degli ultimi tram; il bus addirittura sta aspettando l’arrivo del nostro tram, con le persone a bordo, difficile per noi vedere un bus che rispetta la coincidenza.

In camper dopo cena.

Arriviamo al camper verso le ore 19,30, finalmente al caldo e all’asciutto, accendo la stufa, non fa freddo, ma abbiamo bisogno di caldo, di cibo e riposo; dopo cena, nell’attesa delle 24, emulando un pò i nostri amici Ivana ed Isidoro, giochiamo anche a carte, cosa per noi insolita, oltre che a domino e così, in compagnia di una stazione radio locale ed un buon panettone, arriva la mezzanotte e stappiamo il nostro spumante: è il nostro secondo capodanno che passiamo assieme a Zonker!   AUGURI!!!

1/01/2010

La sveglia nell’anno nuovo è tranquilla, non abbiamo fretta, ma alle 8 siamo già in piedi, finalmente ha smesso di piovere, ma attorno a noi è un disastro, un acquitrino ovunque; facciamo giusto la colazione e poi scappiamo via.

Il carico e scarico nelle piazzole.

Prima di lasciare il campeggio ci serviamo dello scarico e del carico d’acqua; ogni piazzola ha dei rubinetti ed uno scarico vicino, ma essendo inverno ci chiedono di scaricare vicino ai bagni e di caricare dietro la reception, unico rubinetto aperto.

La corrente è vicino.

Devo riscontrare che lo scarico non è stato molto agevole, ci sono dei tombini sul bordo sinistro dei bagni centrali ed io ho uno scarico dietro ed uno sulla destra, costringendomi a fare un’inversione e manovre assurde per non infangarmi nel prato verde, ma melmoso.

L'ingresso del campeggio.

Non che il sole splenda, ma almeno è solo grigio, mettiamo la meta sul navigatore, prima Offburg e poi Gengenbach; ci è stata consigliata dalla guida ed è sulla strada che vogliamo fare, dentro la Foresta Nera.

Il parcheggio a Gengenbach.

Il primo torrione.

Il parcheggio sul fiume Kinzig.

Siamo ben consci che, per visitare queste zone, la primavera sarebbe la stagione migliore, ma come per il resto, questo è il tempo che abbiamo e poi ogni posto ha il suo meglio in ogni stagione: penso che alla fine siamo noi che determiniamo il bello o il brutto di un posto.

L'ingresso a Gengenbach.

Il municipio variopinto.

Ripassiamo il ponte che fa da confine con la Germania, dopo le storie che abbiamo sentito, ci fa un’impressione diversa, chissà che tormento hanno visto questi prati, oltre che il fiume stesso.

La seconda torre dalla piazzetta.

Una via centrale.

Essendo il primo dell’anno, sono pochissime le auto che s’incrociano, le indicazioni stradali sono ottime ed alle ore 12,00 arriviamo tranquilli a Gengenbach, un piccolo paesino con tre torrioni che lo circondano, al km. 38.853.

La fontana centrale.

La chiesa.

Subito prima dell’ingresso al paese, c’è un gran parcheggio sulla destra adatto anche alle nostre misure (), siamo sulle rive dell’ampio fiume Kinzig, che segna il confine tra la Foresta Nera settentrionale e quella centrale; non abbiamo fame e così decidiamo di visitare il paese, sempre per quello che c’è consentito.

Nel giardino della chiesa.

L'ingresso della chiesa.

Sappiamo che qui è stato girato il film “La fabbrica di cioccolato“, invece della città Dresda a 400 km da qui; entriamo in città passando sotto uno dei torrioni, il fatto che siano tre, ha contribuito ad avere una piazza centrale triangolare e tre vie centrali di passaggio.

Il presepio.

La navata centrale colorata.

E’ un paese molto carino, in piazza c’è il municipio variopinto con alle finestre dei teli che formano il calendario dell’avvento, ora sono tutte aperte; appena dietro il municipio c’è una chiesetta, un grande cartello ci indica l’ingresso spostato sul lato, forse per mitigare un pò il freddo.

Il pulpito altamente rifinito.

L'altare di Natale.

Come entriamo l’aspetto è davvero particolare: la chiesa è affrescata di tanti colori, predominante l’azzurro, con vari affreschi, di fronte c’è un bel presepe; ma la navata centrale è uno spettacolo, da lasciare la bocca aperta.

L'organo alle spalle.

Il particolare delle canne dell'organo.

Le pareti altamente affrescate, il pulpito come se fosse fatto all’uncinetto, l’altare in fondo ancora addobbato dal Natale, il soffitto alto e con moltissime immagini ovunque, davvero una chiesa incredibilmente colorata ed affrescata, cosa che da fuori non sembrava proprio.

Una vetrata colorata.

L'affresco di fronte al battesimale.

Ci sono poche vetrate basse, ma quelle che ci si vedono hanno dei bellissimi cristalli colorati, che aggiungono altro colore; sulla parete di fronte al battesimale c’è un grande affresco: tutti i dipinti, come questo, sono molto curati nei particolari e nei colori, oltre ad essere ben definiti.

Un altare laterale.

Il battesimale.

Le due navate laterali, ovviamente più piccole, hanno anche loro molto per farsi apprezzare, il battistero, un altare con statue particolarmente illuminate, affreschi sulle pareti, sembra proprio che questa chiesa sia stata assaltata da una scuola di ottimi artisti.

Le statue illuminate.

Una navata laterale.

Uscendo, ammirando gli affreschi sul soffitto, scopriamo una piccola porticina, in alto sull’angolo lungo della navata centrale, apparentemente inutile ed inaccessibile, ma anch’essa è perfettamente inserita negli affreschi, se non addirittura dipinta sulla porta.

La porticina curiosa in alto.

L'affresco per i caduti in guerra

Prima di uscire diamo uno sguardo ad un grande affresco, è per i caduti in guerra, ma la richiesta dell’aiuto Divino del soldato chino sul compagno, alla luce di quanto la storia ci ha trasmesso, mi da una nota stonata; è vero che di fronte alla morte siamo tutti uguali ed i deceduti vanno tutti rispettati, ma per me l’aiuto Divino dovrebbe essere diverso, senza divisa, ne armi.

La seconda torre.

La vetrina dei dolci.

Usciamo estasiati da questa visita, davvero uno spettacolo piacevolmente imprevisto, peccato non avere avuto una guida da consultare, chissà le storie nascoste tra quelle mura; ritorniamo verso le stradine interne del paese, passiamo sotto la seconda torre, anche questa piccola e tozza, dallo stretto portone e basso portone d’accesso.

La seconda via centrale.

L'accesso alle vie interne.

Sotto la torre c’è un pub, con degli avventori che mangiano qualcosa, ma è la vetrinetta dei dolci che (mi) colpisce: ci sono delle torte che sembra urlino per uscire fuori da lì, è un peccato non poterle aiutare.

L'inizio della piccola via Engelgasse.

L'interno della via ...

Le viette che si diramano da qui, hanno tutte delle casette basse e costruite con legno e cemento, che una volta era paglia; sono davvero graziose ed anche se sta ricominciando a piovere, non perdono il loro fascino.

... i portoni diagonali delle cantine in Engelgasse.

La terza via centrale.

D’un tratto parte sul lato una stradina molto stretta chiamata Engelgasse, con le case tipiche del tempo, strette in basso e larghe in alto; qui ci sono le cantine con l’accesso dall’esterno, con dei portoni diagonali ed il selciato è in blocchetti disuguali di pietra scura.

Il disegno in bassorilievo.

L'edificio che ospita il disegno.

La via è breve e siamo subito vicini alla terza torre, però questa è inaccessibile, se non entrando nel cortile di un pub ora chiuso; attorno c’è una curiosa casa con un disegno sulla fiancata in basso rilievo, scavato proprio sull’intonaco.

La sosta a Wolfach.

La sosta a Wolfach.

La sede degli Osservatori della natura.

Ormai sta piovendo sempre più forte e a noi sembra di aver finito il giro, rientriamo al camper per spostarci, sono le ore 13,30.

La casa vicina a "ringhiera".

L'ingresso al paese, sotto il torrione.

Arriviamo a Wolfach alle ore 14.00, al km. 38.883 (), all’ingresso del paese c’è un grande parcheggio, purtroppo ci sono anche dei contenitori dei rifiuti, comprese delle campane per il vetro e qui i ragazzi nella notte hanno fatto uno scempio, fatico a stare alla larga dai vetri.

L'unica via centrale.

L'ingresso del paese dal dentro.

Questo è un piccolo paese che ci ha segnalato la guida di Friburgo, è qui che avviene la maggior produzione di vetro soffiato tedesco, usando la sabbia del Reno e di altri fiumi vicini; qui ci sono delle vere e proprie vetrerie da far concorrenza a Murano.

Un palazzo.

La locandina per la visita alla vetreria.

Il paese è davvero piccolo, c’è solo una strada centrale, anche che passa anch’essa sotto una torre; di fronte a noi c’è una curiosa casa moderna, definibile a “ringhiera”, ma con il passaggio tra gli appartamenti coperto.

Quel che resta del mercatino.

Gli enormi brezel.

Passiamo davanti alla vetrina del panettiere, sfoggia ancora con orgoglio dei brezel enormi raffiguranti delle strette di mano, solo a guardarli fa venire voglia di addentarli, ma … è chiuso.

Il resto del bastione sul fiume.

La fine del paese.

Proseguiamo fino al fiume che delimitava il paese, qui c’è il fiume che protegge il paese, un tempo c’era un altro bastione, ora distrutto, rimane solo un monumento con un’aquila; passeggiamo un pò oltre il ponte, fino ad una chiesa protestate e chiusa pure lei.

La chiesa protestante.

Il fiume.

Ovunque ci sono le tracce del capodanno passato, i negozi sono chiusi, così come l’ufficio turistico, dove spicca una locandina per una visita guidata ad una vetreria ad un chilometro da qui; il fiume sembra essere l’unica presenza vivente del paese.

Il rientro al camper.

I vetri sotto le ruote.

Ogni tanto c’è qualche automobile che si ferma, forse per qualche festeggiamento privato, ma è davvero tutto deserto; rientriamo al camper e pranziamo … alle 15.00.

Nel salire sul camper vedo con orrore che ho dei cocci di vetro sotto la gomma posteriore destra, sembra tutto a posto, speriamo che sia davvero così; mentre pranziamo, vedo che dei ragazzini sono tornati alla carica per martoriare qualche ultimo vasetto di vetro rimasto.

Gli mettono dentro dei petardi e li chiudono al volo, facendo così un bel botto; do loro una strombazzata con il clacson (sai che paura, per il suono che fa!), gli faccio un cenno di allontanarsi e stranamente se ne vanno, senza fiatare od inveire, già mi aspettavo una scarica di vaffa, ed invece.

Dalla cartina stradale non sembra, ma non si fatica a viaggiare per questi paesi della Foresta Nera, decidiamo di fermarci a Triberg e passare lì la notte, una nottata in questa bella valle è il minimo da fare.

L'insegna della festa Weihnachtszauber a Triberg.

Il primo parcheggio fuori dal paese.

Arriviamo a Triberg alle ore 16,30, al km. 38.904 (), come accoglienza troviamo la polizia che sta fermando il traffico, non ci fanno entrare nella via per il paese, ma ci suggeriscono di fermarci in un parcheggio della Lidl, faccio notare che c’è un bel cartello che vieta l’accesso oltre i 2,5 q.li e così ci fermiamo a fianco di un negozio di souvenir sulla strada, ma qui siamo molto in pendenza, impossibile neanche sognarci di dormire.

Le statue con i costumi locali.

Il parcheggio vicino a Triberg.

Mentre ci organizziamo per scendere, sta piovendo tanto per cambiare, vediamo che di fronte a noi c’è un bus navetta per il centro; scendiamo a chiedere, ma mentre cerchiamo di capire a chi chiedere, vediamo l’auto della polizia che raccoglie i suoi agenti e se ne va.

L'ingresso nel paese a piedi.

Verso il centro illuminato.

E’ in corso in paese una manifestazione turistica dal nome per noi impronunciabile “Weihnachtszauber” (il traduttore ora mi da: “Incantesimo natalizio”), non capiamo l’entità e domani sarà l’ultimo giorno, ma viste le auto che si stanno parcheggiando, prima fuori ora dentro la cittadina, pensiamo che sia una cosa di grandi dimensioni.

Gli orologi a cucù.

La cascatella in paese.

Ritorniamo al camper e percorriamo la strada liberata per il paese, è probabile che, dopo aver riempito il parcheggio della Lidl, adesso lascino riempire gli spazi interni.

Il tunnel di luci verso le cascate.

Infatti, arriviamo al cartello cittadino e c’è il solito poliziotto di prima, quel che sembra “un vero soldato tedesco”, chiediamo di nuovo a lui se possiamo parcheggiare nello spazio sottostante e ci conferma la scelta; non ci sono molte auto, ma tempo di sostare e metterci comodi, il parcheggio si riempie in un baleno, imbottigliandoci l’uscita, per fortuna qui si può dormire in piano.

Lo spettacolo di luci sulla collina.

La cascata illuminata.

Scendiamo dal camper e seguiamo il fiume di persone, attorno si vede che ha nevicato, magari qualche giorno fa, del resto qui siamo al centro della Foresta Nera; la via centrale è completamente piena di luci di ogni tipo e colore, c’è davvero un’aria di festa e tutti ci dirigiamo verso la collina.

Il bosco illuminato.

Questo paese è famoso per gli orologi a cucù, a noi non fanno impazzire, ma è innegabile il loro fascino; ovunque ci sono negozi che ne vendono di tutti i tipi e prezzi, con qualsiasi personaggio che immancabilmente allo scoccare dell’ora spunta fuori dalla porticina o segue semplicemente il passare dei secondi.

Entriamo in un negozio che ci illustra in un breve video la costruzione di queste opere e possiamo così ammirarne l’effetto finale; sappiamo che in questo paese c’è l’orologio a cucù più grande del mondo, una casa intera, ma non so se faremo in tempo a cercarlo, non almeno questa sera.

Riprendiamo ancora la camminata in salita, arriviamo ad un ponticello dove sotto scorre impetuoso un fiumiciattolo, le sue acque sono molto increspate ed impetuose, spiccano bene tra le luci di questa festa che lo circonda.

Troviamo le casse, si paga l’ingresso € 8 a testa, ci pare un pò caro, ma non abbiamo idea di cosa ci vogliono proporre; chiediamo informazioni, sempre in uno stentato inglese, ma non c’è problema, ci fanno capire che è una bella rappresentazione di fuochi e musica.

Ormai siamo qui, paghiamo i nostri € 16 ed entriamo, seguiamo sempre il fiume di persone, incanalato in un corridoio coperto di luci, attorno a noi, nel bosco che ci circonda, ci sono altrettante luci anche a rappresentare casette, alberi, daini, ecc.

Un ragazzo con un microfono sta sfidando la neve che intanto sta scendendo, è ancora poca, ma la logistica del posto mi fa pensare al peggio; visto che tanto dal nostro parcheggio, questa sera non riusciremmo mai a muoverci, non ci penso e cerco di capire (inutilmente!) che cosa dice quello, in piedi sulla roccia e sprezzante dell’intemperia.

La parte terminale della cascata.

La passerella sulla cascata.

Capiamo che a pochi minuti inizierà lo spettacolo con il fuoco, viene illuminata una passerella che attraversa le cascate definite “Deutschlands höchsten Wasserfällen” (Le cascate più alte della Germania), infatti, grandi fari illuminano quella passerella, c’è della musica moderna a fare da sottofondo, non c’entra nulla, ma non importa, continuiamo a stare con il naso per aria a prender neve.

Ancora la fine della cascata.

Ancora tante luci nel bosco.

D’un tratto parte la musica di Vangelis (colonna sonora di “Momenti di Gloria”), si accendono i proiettori colorati e davanti ad un Oooohhh generale si accendono le torce e lo spettacolo inizia.

Il palco musicale.

Devo dire che ho avuto qualche difficoltà per riprendere, non ho la videocamera, sta nevicando più forte e voglio portar via qualcosa dello spettacolo con la fotocamera e ovviamente non voglio fargli nevicare dentro … lo spettacolo me lo guardo con l’occhio condiviso con la ripresa, ma è molto affascinante.

Il mercatino da lontano.

C’è da ricordare che per vedere la cascata, normalmente, c’è da pagare € 4,5, una cosa assurda dover pagare un’opera della natura, pertanto, tutto sommato, l’ingresso ne vale la pena, è innegabile che lo spettacolo di luci e musica, il fuoco e il fascino della cascata stessa, illuminata con mille colori, alla fine da un risultato unico e raro.

Un artigiano intagliatore di legno.

L'angolo per sedersi ... deserto.

L'angolo per sedersi ... deserto!

Questi spettacoli si ripetono ogni trenta minuti, pertanto, appena finisce, il fiume di persone ci porta verso valle, seguendo un sentiero previsto ed illuminato; arriviamo un una piazzetta con dei mercatini, ovviamente si vende di tutto, ma in special modo cibo e birra o vin brulè.

Alcuni addobbi luminosi.

Al centro c’è un palco a mò di casetta, prima un gruppo vocale e poi un gruppo musicale, ci intrattengono, peccato che nevicando, le tribune in pietra sono inagibili e paciugate, costringendo tutti a stare in piedi e sotto l’ombrello, la neve è bella, ma dopo un pò che stiamo fermi, stanca.

Le ragazze con il costume locale.

La musica è piacevole, ma per scaldarci un pò saltiamo al ritmo delle canzoni locali, attorno a noi è un saltare unico, chi canta perché conosce le parole, chi salta come noi semplicemente per scaldarsi.

La ruota panoramica.

Alle ore 20 finisce tutto, così c’incamminiamo verso l’uscita, in un angolo del sentiero, è stato sistemato un quadrilatero di tronchi con un falò al centro, ottimo per mangiare ciò che si è comprato ai mercatini, ci domandiamo come mai fosse vuoto: è a pagamento! … € 1 a testa per sedersi, anche per mangiare ciò che si è comprato qui.

Mentre usciamo dalla festa scopriamo anche la fila di persone per salire sulla ruota panoramica: c’è una nevicata in corso, tira il vento, è buio … eppure c’è chi vuole salire sulle navicelle aperte!

Per la strada principale e le stradine laterali, sta circolando un piccolo spazzaneve, agile e scattante lascia dietro di se l’asfalto pulito, spargendo anche il sale; l’abbiamo soprannominato “lo Gnometto” in onore del nostro amico Marco, che sta facendo lo stesso lavoro sulla A7.

Arriviamo al parcheggio, le auto se ne sono andate quasi tutte e Zonker controlla il piazzale che si sta imbiancando; l’unica cosa che mi preoccupa un pò per domattina è la salitina ad “S” per uscire, ma … non importa, ho le catene, qui è troppo bello dormire.

Stiamo chiusi nel nostro caldo guscio, la stufa fa benissimo il suo lavoro al minimo, le coperture alle finestre ed in cabina ci isolano perfettamente, siamo comodamente sui 15°, ogni tanto sbirciamo fuori, ma è buio.

Ceniamo, giochiamo un pò e poi a dormire.

2/01/2010

Ci svegliamo alle ore 8,30, la notte abbiamo sentito il ticchettio del ghiaccio sul tetto, a fianco abbiamo parcheggiato un rimorchio telato e forse il ghiaccio veniva da lì; per precauzione la stufa è andata al minimo tutta la notte e dentro ora fa proprio un bel caldino.

Il paesaggio attorno al risveglio.

I ghiaccioli visti dall'interno.

La prima cosa che facciamo, scesi dal letto, è vedere fuori … una meraviglia!

C’è un candido manto di neve, perfettamente intonso, più o meno saranno scesi 20 cm, scattiamo subito delle foto prima di scendere; dall’interno vediamo sporgere dalla mansarda delle curiose stalattiti, speriamo che qualcuno nel frattempo scenda in auto fin qui sul piazzale.

Dal bagno.

Dopo colazione scendiamo a vedere il mondo, un’auto è entrata nel cancello a fianco, vediamo il piccolo spartineve che percorre la salitina, buttando la neve nel fiume sottostante, ma non entra nel parcheggio.

I ghiaccioli sul lato.

Il davanti al risveglio.

Percorriamo a piedi la strada per renderci conto un pò della situazione, sta ancora nevicando, ma molto lentamente; il paese si mostra subito molto diverso, rispetto ieri sera.

I ghiaccioli sotto la mansarda.

Il dietro del camper.

I ghiaccioli sul tendalino.

La strada principale è abbastanza pulita dalla neve, ora vediamo come arrivarci; nel frattempo dal parcheggio sono passate altre auto.

La salitina innevata.

La visione mattutina del paese.

Accendiamo il motore, mentre intanto ci prepariamo ad incamminarci, togliamo i ghiaccioli sotto la mansarda, ma lasciamo quelli sul tendalino, vediamo fin dove resteranno; è probabile che il calore interno della stufa abbia fatto sciogliere la neve che poi s’è tramutata in stalattite grazie alla leggera pendenza.

La strada verso il fuori del paese.

Il nostro parcheggio.

Affronto la salita con l’idea di non fermarmi, spero davvero che non arrivi un’auto; il piazzale passa benissimo, senza nessuna difficoltà, la stradina è un pò più pulita, ma … sull’ultima curva le gemellate tendono a slittare, non mollo … accarezzo il cruscotto ed il camper arriva con un balzo gentile sulla strada … è fatta … senza catene!🙂

L'incrocio di ieri pomeriggio.

La strada iniziale.

Avevamo l’idea di cercare la casa con il grande orologio a cucù, ma lasciamo perdere, abbiamo impostato il navigatore per percorrere la strada che abbiamo visto sulla cartina ieri sera, senza autostrada, senza toccare Zurigo, verso Losanna e il San Gottardo.

La strada ancora con la neve.

Il cielo che migliora.

Inizialmente ha continuato a nevicare, poi pian piano, prima ha smesso e successivamente è comparsa una prima timida schiarita, che si è allargata sempre più.

La strada che inizia a pulirsi.

Le campagne attorno.

Man mano che percorriamo queste strade immerse nella Foresta Nera e ci avviciniamo alla Svizzera, il tempo migliora notevolmente, anche le condizioni stradali migliorano, fino a lasciare solo l’asfalto un pò bagnato.

Gli alberi attorno innevati.

Il sole sul parabrezza sporco.

Il paesaggio si mostra sempre più con un fascino strano, il sole che si rispecchia sulla neve, fanno un bel contrasto con il parabrezza che fatica a restare pulito, l’acqua del tergi è ancora ghiacciata.

La pulizia del parabrezza con la neve.

Le bandierine ghiacciate.

Sono costretto a fermarmi in un parcheggio sul lato della strada e pulire il vetro con la neve, non si vede nulla e sta diventando troppo pericoloso; la sosta ci permette di controllare i ghiaccioli sul tendalino … ci sono ancora e si sono anche stortati dal vento in marcia.

Lasciando la Foresta Nera.

Il sole che scioglie la neve.

Riprendiamo la marcia, ormai siamo vicino alla Svizzera, la neve è solo un ricordo, il tempo si è voltato in una bella soleggiata giornata che ben contrasta con la poca neve sui campi.

L'ultima campagna sul suolo tedesco.

Il fiume al confine.

Arriviamo al confine tedesco-svizzero, un ponte su un fiume e siamo in Svizzera; chissà perché quando faccio questi valichi non autostradali, mi vengono in mente quei film dove i “nostri” si salvano in Svizzera.

La dogana svizzera.

I prati svizzeri.

Seguiamo la strada suggeritaci dal navigatore, ma teniamo d’occhio anche le indicazioni per Losanna, è la prima volta che passiamo da queste parti e per giunta siamo fuori dall’autostrada, un pò come camminare nei corridoi delle case svizzere, bei paesaggi.

Un bel paese svizzero.

Il ghiaccio ancora sulla finestra e sul tendalino.

Arriviamo a Losanna e vista l’ora di pranzo vorremmo pranzare un pò tranquilli; però non facciamo i conti con il traffico cittadino, un caos che ci sballotta un pò ovunque, tra sensi unici e file che non vogliamo fare, decidiamo di rientrare in autostrada, non vogliamo perdere tempo inutilmente.

I ghiaccioli stortati dal vento.

La Heineken Bier vicina.

Prima di rientrare in autostrada, troviamo un piccolo parcheggio vuoto, è il parcheggio del distributore della birra Heineken (), siamo al Km. 39.083 e sono le 13.45, non certo qualcosa di turistico, ma almeno mangiamo tranquilli e riprendiamo la marcia alle ore 14.30; nonostante la strada fatta e la temperatura meno rigida, i nostri ghiaccioli continuano a farci compagnia.

Il parcheggio.

La vista delle nostre Alpi.

Trovo la solita stazione radio RSI che ci farà compagnia quasi fino al confine italiano, anche sotto al Gottardo e visti i suoi 17 km, non è male.

Arriviamo in Italia, la dogana è ancora inesistente, però un fortissimo vento ci accoglie, ormai è il tramonto, la strada non mi ha pesato per nulla, adoro guidare il camper e macinare chilometri mi fa sentire libero e complice di un mezzo di questo tipo.

Ultimi sguardi svizzeri.

Mi fermo ad un distributore Tamoil per fare il pieno, ormai siamo sulla A9 al distributore di Cadorago, non manca molto a casa, volevo prendermi un caffè, ma il freddo mi ha fatto desistere, Marta non ne voleva e così … entriamo nel nostro mondo.

Arriviamo alle ore 17.45, al km. 39.346, il camper è bianco di sale e noi un pò dispiaciuti.

Un bel viaggio, non c’è che dire, ha piovuto molto ed abbiamo preso tantissima acqua, ma … non importa, ciò che ho ed abbiamo dentro, servirà come bagaglio per il nostro futuro; ora dovrò solo cercare di sciacquare un pò il camper, tanto ora il tempo lo comando io.🙂

Il percorso ()

o-o-o

Documentazione:

Alcuni nostri suggerimenti da scaricare in Pdf, oltre alla: guida Lonely Planet su “Monaco, La Baviera e la Selva Nera” (2008), guida Lonely Planet sulla “Germania” (2007), guida del Touring Club Italiano “Valle del Reno tra Francia e Germania” (2006), prese tutte in biblioteca.

Le statistiche del navigatore, alla fine del viaggio, sono:

Percorsi Km. 1.072,4 – Media Tot 64,1 Km/h – Media movim. 69,7 Km/h – Velocità max 107 Km/h

Tempo Tot 16,32 (Ore) – Tempo in movimento 15,23 (ore), Tempo in sosta 1,19 (ore) {escluso le soste lunghe}.

Statistiche:

Percorso Km 1.069
Gasolio 150,00
Telepass 7,90
Autostrada Svi. 27,50
Pernotto 50,40
Biglietti visite 74,00
Biglietti mezzi 13,60
Sosta 0,00
Pranzo / Cena 53,70
Bibite / Gelati 25,03
Altro 57,87
Totale 460,00

Bye   Maurizio


Azioni

Information

8 responses

19 01 2010
simonepanzeri

complimenti per il racconto e per il blog!
ciao, Simo

19 01 2010
maurito54

Grazie Simone,
per la visita e per la lettura.

Bye Maurizio

19 01 2010
elprefo

come al solito, ci hai fatto rivivere parte delle nostre vacanze. A voi, però, è andata meglio perchè avevate anche la presenza della neve !
Bellissime le cascate di Trieberg con tutta quell’ acqua e lo spettacolo dei fuochi.
Noi abbiamo pagato 8 euro a testa solo per vedere le cascate….. senz’ acqua.
Complimenti per la solita narrazione del viaggio.
T’ invidio, fai benissimo per quando verrà il tempo dei ricordi.
ciao Isidoro

19 01 2010
maurito54

Come sempre Grazie Isidoro,
vedrai che arriverà il momento che ricorderemo assieme, magari davanti ad un falò, o semplicemente in camper, come a Brunico.🙂

Bye Maurizio

19 01 2010
BRIGSUPER

dettagliato e preciso; come sempre, (la carezza al cruscotto è semplicemente fantastica), e dire che siamo solo all’inizio del 2010, ciaooooooooooo

19 01 2010
maurito54

Grazie Brig,
pian piano, io e Zonker, entriamo sempre più in simbiosi … lo sento!🙂

Bye Maurizio

23 01 2010
Mauro

Maurizio ti invidio……….. la pensione🙂
ciao un saluto dall’Umbria

23 01 2010
maurito54

Grazie Mauro,
da quella stupenda regione, non hai molto da invidiare, mi sa che prima o poi dovrò ritornarci in camper.

Bye Maurizio

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