Mine vaganti.

29 03 2010

26/03/2010 Mine vaganti – (Ferzan Ozpetek)

Da questo regista mi aspetto sempre opere importanti e credo che questa sia stata una ottima scelta, per il tema trattato, per come è stato trattato e per l’ambientamento della storia, per lo svolgimento del tema stesso, in un sud Italia, non certo la palestra adatta per affrontare il tema dell’omosessualità in famiglia.

Mi è piaciuto l’approccio iniziale e la brusca accelerata, che ha portato lo spettatore immediatamente nel centro del problema, facendogli vorticare attorno il disagio e l’imbarazzo familiare che inevitabilmente ha suscitato, prima in tutta la famiglia, poi nell’intera comunità sociale, nonostante che Lecce sia una città importante.

Questo regista mi ha sempre colpito sulle scelte degli attori, protagonisti o meno, ma sempre capaci ed all’altezza del ruolo offerto; però in questo caso sono rimasto molto deluso dall’interpretazione di Riccardo Scamarcio, il figlio Tommaso.

Ha sempre avuto due sole espressioni, quella seria e quella con il sorrisino che gli piega il labbro, gli occhi sono sempre stati senza espressione, nonostante la particolarità dei suoi occhi.

Non l’ho mai reputato un attore, tanto meno “bravo”, ma in questo ruolo mi è apparso come un’ampolla di murano, carina, ma inutile; per me è sempre stato fuori dal ruolo che aveva e visto che era il protagonista, questo ha dato una sferzata negativa alla visione.

Per fortuna ci sono stati gli altri personaggi molto nella parte, a partire dal fantastico Ennio Fantastichini nella parte del padre, sempre perfetto e senza sfumature, rendendo bene l’idea del padre offeso nell’onore.

Ottimi sono stati anche gli altri attori, a partire dalla giovane Nicole Grimaudo (Alba), l’ho trovata molto brava con gli sguardi e con i piccoli gesti; Elena Sofia Ricci ha avuto un’ottima interpretazione, ha saputo proporre una Zia Luciana in tutte le sue sfaccettature, dalle comiche alle drammatiche, così come la madre Stefania, sempre divisa tra i figli ed il padre, per non parlare della Nonna (Ilaria Occhini), una perla di saggezza nella famiglia (il cast ed il trailer).

In complesso un ottimo film, che aiuta a comprendere quanto ancora siamo lontani dal sapere affrontare un problema così delicato, nonostante l’avanguardia di un pastificio perfettamente allineato con le tecniche del giorno d’oggi, che ben sa affrontare i problemi sindacali, ma non quelli della vita (voto 7).

Le locandine, i cast, i trailer sono stati tratti dal sito tematico www.mymovies.it,
mentre le recensioni sono solo personali punti di vista.

Bye   Maurizio


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2 responses

26 04 2010
diomede917

Dopo l’esperienza dura, drammatica e virile di “Un Giorno perfetto” Ferzan Ozpeteck torna a fare il cinema che conosce meglio. Seguendo lo stesso percorso che avviò dopo l’insuccesso di “Cuore Sacro”, il regista dirige un’altra storia su tematiche omosessuali. Forse per disintossicarsi dalla cupezza del film precedente, Ozpeteck punta in maniera decisa sui toni brillanti di una commedia che ricorda a tratti il primo Almodovar (quello di Donne sull’orlo di una crisi di nervi per intenderci) a volte il teatro di De Filippo con famiglia, tavolate e servette. Un grande cast evita che si scivoli sul ricordo di quelle commedie anni ’70 con Lino Banfi tipo “La Moglie in bianco…L’amante al pepe”. La trama vede coinvoltoTommaso, rampollo di una dinastia di pastai pugliesi, che scende a Lecce per dichiarare una serie di segreti e bugie (tra i quali la propria omosessualità) ma le cose non vanno proprio come aveva stabilito.
La trama un pò abusata viene salvata ed esaltata da un cast in straforma su tutti il “maschio” Ennio Fantastichini (con una scena nel bar della piazza che avrebbe fatto felice Pietro Germi), una Lunetta Savino da combattimento (vedi la scena del negozio con la pettegola del paese) e una sempre più brava Ilaria Occhini che ci fa capire cosa si intende per “dolce morte”. Ozpeteck dal canto suo ripete il suo esercizio di stile: l’apertura e i parallelismi con il passato ricordano “La finestra di fronte” così come la carrellata sui dolci; le tavolate stile “Saturno Contro” e la comunità gay direttamente da “Le fate ignoranti” in trasferta il cui arrivo fa impennare decisamente il film.
Un consiglio ad Ozpeteck per non inflazionarsi perchè non buttarsi nel prossimo film sui toni melodrammatici alla “Tutto su mia madre” oppure, se proprio vuole continuare a raccontare storie gay , scenda di un gradino per esempio narrando il dolore dell’operaio Antonio rinnegato ed esiliato per non far conoscere l’omosessualità del suo ragazzo.
Comunque il film vale il prezzo del biglietto voto 7

26 04 2010
maurito54

Grazie Pietro, come sempre preciso.

Bye Maurizio

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