Estate 08/2010 – Sardegna.

29 10 2010

Come per tutte le altre nostre uscite, cercheremo anche quest’anno di attuare quello che per noi è il “vivere in camper“: integrarsi il più possibile con il posto che visiteremo, utilizzare al meglio le comodità che il nostro mezzo ci offre, sfruttando il meno possibile i campeggi o gli assembramenti per noi inutili.

Questo è per noi un buon sistema per entrare in contatto con la realtà meno turistica, sempre nel rispetto della natura, delle regole e del buon senso, oltre ad un occhio di riguardo per chi ci mette del proprio e vuole davvero offrire servizi e non punta solo sulla speculazione.

Anche quest’anno segnaleremo l’itinerario tramite il sito youposition.it.

31/07/2010 – Km. 46.271 – ore 18.15

Dopo tanto pensare e tentare di programmare l’itinerario, finalmente si parte per quella che sarà la nostra prima tappa: Arezzo; una bella città che non abbiamo ancora mai visitato e questa occasione ci permetterà di fare una prima tappa di avvicinamento verso Civitavecchia, porto di partenza del traghetto che ho già prenotato da febbraio; si salperà il giorno 1/08 alle ore 22, ma al molo dovremo essere per le ore 20.

Partiamo a quest’ora con l’intento di evitare il traffico inevitabile dell’esodo di questo periodo estivo, abbiamo al seguito la nostra casa, perché mai dovremmo preoccuparci.

Il percorso fino a Civitavecchia sarà quello solito, ormai collaudato: A22 e poi A1 fino ad Arezzo, poi domani proseguiremo con la strada statale fino a Civitavecchia.

L'A22 deserta.

Il traffico è praticamente inesistente, a sentire i bollettini di ieri sembrava un delirio, questa sera, invece, è tutto calmo, sembra quasi irreale, non c’è traffico, ne davanti, ne dietro di noi, ne sull’altra corsia.

Questa beata solitudine, s’interrompe un pò sulla A1, ma nulla di che, così decidiamo di proseguire senza soste fino ad Arezzo, oggi abbiamo pranzato tardi e questo ci aiuta a ritardare la cena.

Arriviamo ad Arezzo alle ore 22.45, al Km. 46.684 (), presso l’area di sosta comunale, gratuita e già affollata per la notte; l’area si presenta benissimo, probabilmente è nuova.

Scendiamo giusto per fare due passi, ma rientriamo subito per cenare e per andare a dormire, il traffico sarà anche stato scarso, ma alla fine la stanchezza si fa ben sentire.

1/08/2010

La notte è passata tranquilla, silenziosa e frescolina, tanto da utilizzare il sacco a pelo che usiamo come coperta; ci svegliamo alle ore 8,30 senza fatica e con un bellissimo sole, giusto in tempo per farci un giro in città e decidiamo anche di fare la colazione in un bel bar.

La nostra sosta notturna.

La zona di carico e scarico.

La parte destra di camper in sosta.

Notiamo subito che l’area si è un pò spopolata, si vede che come tappa intermedia è ottima, per qualsiasi direzione; scambiamo anche due parole con il camperista in sosta al nostro fianco, è un signore sardo ed è da solo, è qui per il mercato dell’antiquariato, ma ci racconta molte cose sulle coste sarde che andremo a visitare.

L'accesso alle mura

Il campanile

La cattedrale di S.Donato.

In effetti c’è molto fermento verso la città, ci accodiamo volentieri al corteo di persone che sale le scale per entrare in città dalle mura antiche; come passiamo la porta ci troviamo in una piazzetta con a fianco una grande chiesa e di fronte c’è la torre comunale.

La prima piazzetta che vediamo.

Una viuzza accanto.

Il bar della colazione.

C’è un’atmosfera di festa, sarà il mercato che impazza in ogni via con delle bancarelle, saremo noi che siamo al primo giorno di ferie, sarà il sole, non importa scoprirlo adesso, ci aggiriamo per le viuzze curiosi alla ricerca di un bel bar dove fare colazione.

L'antica basilica di S. Francesco.

L'interno della basilica.

Lo troviamo poco dopo, un bell’esercizio dalle antiche insegne, inutile dire che oltre a gustose e calde brioches, preparano anche delle focaccine e pizzette molto particolari, che immediatamente le facciamo nostre per quello che sarà il pranzo.

La parete di destra.

Sono più o meno le 9,30 e proseguiamo nel nostro giro; la città è molto più interessante di quanto credevamo, molto particolare e raccolta.

Incontriamo la Basilica di S. Francesco, scopriamo che è un’antica chiesa ed infatti, all’interno, si può notare un’ampia parete sulla destra con ancora degli antichi affreschi restaurati.

Un particolare sulla parete di destra.

E’ in corso una funzione e non vogliamo disturbare, ma l’interno è molto più ampio di quel che può apparire da fuori oltre che particolarmente luminoso.

Il campanile a bifore.

Riprendiamo il percorso, facendoci ispirare dall’istinto e dalla curiosità, sempre affiancando le bancarelle, sempre immersi in queste piacevoli viuzze.

La viuzza sotto il campanile.

Una parte di Piazza Grande

Un antico negozio di stampe.

L'abside della Pieve.

Vediamo spuntare da lontano il campanile a bifore che sovrasta Piazza Grande, la piazza di Arezzo che è diventata famosa per aver visto girare il famoso film “La vita è bella” di Benigni.

La locandina in piazza.

Altra vista della piazza.

Di fianco al campanile c’è l’importante chiesa di S. Maria della Pieve e subito dietro Piazza Grande, che nel centro ospita altre bancarelle, troviamo sul perimetro dei suggestivi antichi esercizi, che propongono merci particolari.

L'interno della cattedrale.

La cappella laterale della Madonna del Conforto.

L'organo laterale

Ritorniamo sui nostri passi, è ormai l’ora del pranzo, anche se vorremmo poter continuare la visita con più calma; nel passare davanti alla cattedrale di S. Donato entriamo per una visita veloce.

A fianco dell'altare.

L'altare particolare.

Anche qui c’è una funzione, d’altronde è domenica, così ci aggiriamo con discrezione, l’ambiente è molto ampio ed interessante, ci sono molti bassorilievi ed anche l’altare è molto particolare.

La torre civica.

A fianco alle mura cittadine.

Lasciamo le mura cittadine per ritornare al camper, il caldo inizia a farsi sentire, prepariamo il pranzo intanto che ci degustiamo i piccoli tranci di buone cose che ci siamo portati dalla città.

Il domestico che rassetta.

I terreni attorno ...

Giusto il tempo per rassettare e mettere via tutto ed alle ore 14.45 riprendiamo la strada per Civitavecchia, percorreremo solo la strada statale, in mezzo ai campi e sotto un bel sole.

... i covoni sparsi ...

... i ruderi nei campi.

Attraversiamo i bei prati verdi toscani, con i filari di cipressi, messi come birilli nel tavolo verde, o tra vasti campi di grano appena mietuto; alcuni covoni sono messi in ordine perfetto, altri sono sparsi qua e là per il campo, come ad indicare che “poi li passo a prendere“.

L'arrivo a Civitavecchia.

Ogni tanto compaiono anche dei casolari ormai decrepiti, o quel che rimane di loro e della vita che avranno certamente accolto nei decenni o nei secoli; mi piace sempre rivolgere in pensiero di vita vissuta su ciò che incontriamo, è come viaggiare due volte, anche nel tempo.

Il nostro traghetto.

Alle 18.30 arriviamo al molo di partenza della nave dalla Snav (), al km 46.886, è già in porto e c’è già la fila in attesa dell’imbarco, anche se stanno ancora uscendo della auto, non dovrebbe mancare molto.

In attesa dell'imbarco.

Mentre attendiamo scorro la fila di camper per dare uno sguardo al logo di CoL, ma non trovo nessuno, e dire che, leggendo il forum, pareva fossimo in tantissimi oggi a partire.

Parcheggiati sulla nave.

Abbiamo il tramonto davanti a noi, che riempie di un colore vivo tutto ciò che trova e noi iniziamo a pensare al tragitto di domani, seguendo le indicazioni che mi sono portato, assieme alle guide turistiche della biblioteca.

La cabina ...

... con bagno e doccia.

Alle ore 20 iniziano le procedure d’imbarco, i camper li fanno posizionare davanti al portellone, sul ponte 3; spegniamo diligentemente il gas, dopo aver posizionato i 3 panetti, ghiacciati opportunamente nel freezer di casa.

Il tramonto dal traghetto.

Il porto di Civitavecchia.

La città alle nostre spalle.

Ci viene assegnata la cabina 2147, significa ponte 2, addirittura sotto al camper, vorrà dire che avremo l’elica che ci farà compagnia.

Cala la notte sul ponte esterno.

Il porto notturno.

Si salpa!

Ci dedichiamo all’esplorazione della nave, un passatempo come un altro, un pò per ammirare la città dal mare, un pò perché sarà una visione unica per questo viaggio.

Ben presto con il calare del sole, il buio del mare prende il sopravvento e così ci dirigiamo verso il self service, giusto per festeggiare l’inizio di queste ferie; la nave non fa un cenno di movimento, si sentono solo i motori che vibrano, è praticamente come stare a terra, senza nessun rollio (lo dico per chi crede che si “balli” chissà in che modo🙂 ).

La serata poi passa tranquilla, girovagando un pò tra i ponti, mentre c’è chi sta cercando di prepararsi un giaciglio di fortuna sulle scale e sui corridoi; ci ritiriamo nella nostra cabina, ovviamente senza oblò, immersi nel rumore dei motori che ci cullerà per tutta la notte.

2/08/2010

Gentilmente alle 5 del mattino ci svegliano con l’altoparlante, ci buttiamo sotto la doccia per cercare di svegliarci; aspetteremo di fare colazione quando saremo a terra.

Appena sbarcati.

Alle ore 6.00 in punto sbarchiamo ad Olbia: siamo in Sardegna, (), siamo il primo camper che si muove e prende il momentaneo possesso della terra sarda; un bel sole sta alzandosi con la dovuta calma, un rapido saluto al traghetto e partiamo per il nostro itinerario appena abbozzato.

Il sole all'alba dentro il camper.

Il frigorifero sembra aver ben tenuto, i panetti di ghiaccio si sono sciolti, ma dentro è ancora bel fresco; ci fermiamo al bar di un distributore, troppo presto per mettersi a scodellare e lavare in camper.

Le piante di sughero in mutande.

Mentre facciamo colazione, Marta legge sulla guida Lonely Planet dei murales di Orgosolo che si potrebbero visitare; eravamo diretti ad Oristano, ma non importa, siamo in camper per questo, no?

La sosta ad Orgosolo, nell'area per sole auto.

Il crocevia davanti a noi.

Come saliamo sul camper impostiamo la nuova destinazione scelta: Orgosolo, ormai siamo su una direttrice diversa da quella più veloce e con la cartina alla mano, notiamo che passeremo dall’entroterra sardo del centro nord.

(Se compare una pubblicità sulle diapositive, cliccare sulla X per chiuderla, grazie)

Ci troviamo a percorrere una bellissima strada, che si snoda in un verde molto diverso da quello delle nostre pianure; oltre ai grandi uliveti secolari, ci sono delle piantagioni di sughere a cui è già stata tolta la corteccia, lasciandole così come fossero “in mutande”.

La via centrale.

Arriviamo in città alle ore 10,30, al km. 47.076 (), decidiamo di fermarci appena entrati in città, in un crocevia ampio dove è possibile sostare, purtroppo però, per via dell’altezza. noi non possiamo stare sotto gli alberi, come invece riesce a fare qualche van presente, così ci sistemiamo nello stallo previsto “per sole auto”, parallelamente ad una casa; non potrei fare altro, e non mi va di addentrarmi in queste viuzze che mi sembrano un dedalo inutilmente impegnativo per la nostra stazza.

Una bella casetta.

Proseguiamo a piedi per quella che sembra essere la via centrale, è a senso unico contromano; iniziamo a vedere i primi murales, sembra che i cittadini abbiano iniziato a disegnarli negli anni ’70, per distinguersi dalle cronache della malavita che li vedevano sempre più coinvolti nei sequestri di persona.

Lo scarico nell'officina.

A fianco a noi c’è una curiosa officina meccanica: stanno riparando un veicolo in moto ed hanno giustamente posto fuori la prolunga dello scarico … peccato che è troppo corta e con il vento, tutto lo scarico rientra.

L'ingresso del negozio.

Il negozio.

Sulla strada scopriamo anche un curioso negozietto di prodotti locali di alimentari, entriamo giusto per fare il pieno di queste prelibatezze, tra cui la “Ricotta Mustia“, una favola; l’entrata è molto bassa, ma anche molto particolare, per poi trovare il negozio sotto all’abitazione della titolare, che ci consegna anche la regolare fattura.

Il cavallo al bar.

Sulla strada poi scorgiamo una per noi inusuale comparsa: arriva al bar un signore a cavallo e “parcheggia” sui gradini, davvero una bella idea per muoversi, in linea con il risparmio energetico, anche se è ovvio che questa è qui una normale consuetudine.

Le cortecce di sughero.

In un negozio di souvenir scorgiamo anche dei pezzi di corteccia di sughero, più o meno ancora grezzi, sembra che vengano utilizzate anche come porta frutta.

Il riposino di Marta.

Rientriamo sul camper per il pranzo, c’è un forte sole e per fortuna noi siamo all’ombra, così non dobbiamo aprire la finestra seitz, sono sufficienti quelle scorrevoli e gli oblò superiori; ci concediamo anche un piccolo riposino prima di partire.

Un carico di sugheri.

Alle ore 14.45 riprendiamo il nostro viaggio, la destinazione è Simaxis, un piccolo paesino vicino ad Oristano; non ha nulla di turistico o di particolare interesse, se non il fatto che ha dato i natali ad un mio caro (ex-) collega con cui ho avuto modo di passare gli ultimi 25 anni lavorativi.

La foto emblematica.

Il bar per il caffè.

Percorriamo un altro vasto entroterra sardo, interessante per le vegetazioni particolari ed il pochissimo traffico; arriviamo alle ore 15.30 e scegliamo il lato est del paese per scattare una foto emblematica di questo passaggio, sotto il cartello ().

La piazza del municipio.

Giusto il tempo per un caffè e per ammirare anche questa realtà locale e poi proseguiamo verso il mare della penisola del Sinis, dove troveremo la collocazione notturna, non ancora individuata tra gli appunti.

Le rocce erose.

Passiamo gli stagni che configurano la zona di Oristano, da cui deriva appunto il nome, e ci avviciniamo al mare, giusto il tempo per fare gasolio ed iniziare ad inoltrarci nelle stradine minori che portano al mare.

La strada interrotta.

Cerchiamo prima Mari Ermi, sono ormai le ore 17 ed iniziamo a incrociare i veicoli che lasciano le spiagge, il sole è stupendamente verso l’orizzonte e sta ammantando tutto di rosa … meraviglioso!

La nostra postazione.

Arrivati sul mare, quando la strada finisce, vediamo a sud dei camper in lontananza, ma non scorgiamo una strada per arrivarci, se non passando da un fondo privato.

La spiaggia di fronte.

Torniamo indietro per una decina di chilometri, e arriviamo così alla fine della strada di Is Arutas; da qui i camper si vedono molto più vicini e così decidiamo di passare per il parcheggio comunale che é a pagamento dalle 8 alle 20, ma che ormai, vista l’ora non è più sorvegliato.

I camper dalla spiaggia.

Percorriamo la strada bianca e incrociando ancora auto che stanno venendo via dalla spiaggia; c’è posto per tutti, ma bisogna stare attenti alla sabbia, a volte è preoccupantemente sulla strada, anche se confido molto sul mio gemellato.

La spiaggia verso Nord.

Insistiamo ad andare avanti, verso i camper, ormai sono a due passi, ma scorgiamo che la strada è interrotta, ci sono dei cartelli di divieto con dei fogli, forse l’ordinanza di chiusura; però scorgo che ci sono 3 fondi dove sono parcheggiati i camper, ognuno diviso tra loro con dei macigni e che solo l’ultimo, quello più a Nord è tagliato fuori dall’interruzione.

Verso l'interno con gli stagni.

Entriamo in quello centrale per chiedere informazione ai camperisti in sosta; parliamo con una famiglia di Cuneo che c’informa che in ciascuna area chiedono €10 a notte; in questo dove sono loro non c’é scarico e c’é acqua non potabile (che ci sconsigliano vivamente).

Dal parcheggio di Mari Ermi.

La mattina e la sera passa un pick-up a prendere i soldi e poi se ne va, a disposizione ci sono le docce a gettone, dove non si può usare lo shampoo; in quel mentre vediamo un camper che arriva, si ferma ad una catenella, la sgancia, passa oltre e la riaggancia; in questo modo scopriamo che si riesce a raggiungere il terzo parcheggio, verso il quale altrimenti non si intravvedeva una strada.

Il cartello delle tariffe comunali.

Decidiamo di usare lo stesso passaggio anche noi,  arriviamo al parcheggio e troviamo una reception in una piccola caravan con delle ragazze che ci confermano il costo, se non chè da loro c’è una regolare ricevuta ed un uso delle docce libero, compresi i lavelli per le stoviglie.

La sabbia speciale.

Ci fermiamo e ci posizioniamo fronte mare, meglio di così non si poteva trovare, sono le 19,30, al Km. 47,257 (); il tramonto è un incanto e ci portiamo sulla spiaggia per goderne meglio lo spettacolo dei colori sul mare.

Troviamo una spiaggia naturale, con i resti della posidonia che rivelano la violenza del frangersi del mare; questa sera c’è un pò di vento che soffia da Nord, ma il bello sono i grani di sabbia: come fossero del bianco polistirolo, solo che è quarzo levigato proveniente dello sfaldamento dell’isola di Mal di Ventre, al largo davanti a noi.

I granelli di sabbia.

Attorno ci sono degli stagni, separati da strisce di sabbia dal mare; in effetti avevo avuto notizie di moltissime zanzare, però devo dire che la brezza tesa che c’è ora, ci evita con piacere questo fastidio, dandoci anche un pò di sollievo con la temperatura.

Attorno non c’è nulla, solo dei capanni scuri per il bar e varie passerelle che aiutano il passaggio sugli stagni o quanto rimane della loro presenza prosciugata dal sole.

La cena al tramonto

Ritorniamo al camper per la cena, abbiamo la finestra della dinette fronte mare con il tramonto davanti a noi, è un peccato accendere la luce e mangiamo in questa romantica atmosfera.

3/08/2010

Ci svegliamo alle ore 9.00, la notte è passata tranquilla senza nessun rumore, con solo le onde del mare in lontananza … una bellezza.

Il panorama al risveglio.

Mentre facciamo colazione, continuiamo ad ammirare la vista, sarà che questo è il nostro primo mare, sarà che qui c’è una sensazione di essere sperduti nel nulla, anche i cellulari non prendono, però questo è un posto davvero favoloso.

Sulla spiaggia.

Decidiamo di farci una bella passeggiata verso Nord, giusto per vedere com’è la costa, c’è un pò di vento e non abbiamo molta voglia di fare il bagno, magari camminando …

Le nostre scarpette da scoglio.

La spiaggia è molto ampia, ma senza sabbia fine, per questo abbiamo deciso di utilizzare le nostre nuove scarpette da scoglio; la spiaggia è volutamente lasciata al naturale, perché è una zona protetta, per questo, in alcuni punti, ci sono anche delle piante con le spine, dei legni portati dal mare, oltre alle solite posidonie ed i loro frutti sferici ed essiccati.

Il punto di alaggio.

Arriviamo ad un punto di alaggio di un’associazione locale di pesca, la camminata su questa bellissima spiaggia non è una cosa semplice, la risacca ha reso un pò ripida la costa e ad ogni passo si affonda tra i granelli, sia nell’asciutto che nel bagnato.

L'ansa con il camper.

Le scarpette si dimostrano davvero efficaci, ogni tanto ci sono anche dei rovi e queste ci proteggono perfettamente; arriviamo in un’ansa dove scorgiamo un camper, direi locale poiché ha l’auto al seguito, anche se il posto non mi piace molto, ha davanti a se ancora i resti delle mareggiate della settimana scorsa.

I fiori strani.

Inizia a fare caldo, anche se la brezza aiuta un pò, il sole inizia a farsi sentire, questo per noi è il nostro primo sole e non vorremmo scottarci nonostante le creme solari, abbondantemente utilizzate.

La nostra passerella.

La zona interrotta

La vegetazione è in perfetto stile mediterraneo, con dei fiori bellissimi e per noi strani; ritornando al nostro parcheggio troviamo la spiaggia più popolata, anche se non si può dire affollata, come se qui non fosse ancora agosto.

L'ordinanza di chiusura.

Le transenne.

La nostra posizione sull'interruzione.

La nostra passerella ci porta al camper in un attimo, passando dal pezzo di strada interrotta; ci siamo informati: c’è stata una grande mareggiata in luglio che ha spostato molta sabbia di quarzo sulla strada e siccome questo quarzo è tutelato, hanno interrotto la strada per non farlo sparire … chissà fino a quando!

Il pranzo all'ombra.

E’ ora di pranzo, ci ristoriamo con voglia, c’è un bel sole e provo ad aprire la veranda, ho messo anche i picchetti alle paline, ma non credo di lasciarla per molto, non vorrei che il vento aumenti portandocela via.

Il resto del parcheggio.

Il pomeriggio inizia con una bella siesta, la scusa del sole a picco è eccezionale per rilassarsi, del resto le ferie servono proprio a questo; il parcheggio non è completissimo e questo, più la nostra posizione defilata, ci permette di non avere troppo rumore attorno.

Il relax sulla brandina.

Da questa mattina abbiamo esposto il pannellino solare portatile, ottimo per ricaricare i cellulari; nel frattempo utilizziamo l’ombra finché possibile, il vento si sta alzando sempre di più e presto dovrò chiudere la veranda.

La costa verso Sud ...

... con le scogliere a strati.

Più tardi riprendiamo la camminata sulla costa, però verso il Sud di Is Arutas; qui la costa è più frastagliata e con delle scogliere a strati e tra queste, delle calette dove sono presenti molti bagnanti.

La sabbia minacciosa sulla strada.

La spiaggia con i bagnanti.

Sulla strada troviamo la sabbia che minacciosa attende qualche malcapitato, per giunta ai bordi si stanno anche formando le code di auto in sosta che non agevolano certo la manovra del passaggio.

Le conformazioni di calcare.

Osservando bene le conformazioni sulle scogliere, frutto di erosione del mare e del vento sulla formazione calcarea della roccia, si ha l’impressione di vedere tanti presepi, ; scorgiamo anche altri camper in sosta, ma credo che alla fine il parcheggio dove siamo noi sia un’ottima soluzione: poco affollato e con una spiaggia bella e libera.

Il mare agitato.

L’idea era quella di camminare un pò e poi magari farci un bagno, ma il vento non fa altro che aumentare ed il mare non è calmo, oltre ad essere troppo freddo per i nostri gusti; però è piacevole camminare sul lungo mare.

La stessa erosione di ieri pomeriggio.

Ritornando al camper, percorriamo la stessa strada sterrata di ieri sera, così possiamo ammirare con più calma l’erosione sulla roccia più all’interno; è qui che incontriamo una fila di tre camper e com’era facile prevedere il primo s’è insabbiato.

I servizi gratuiti del parcheggio.

I malcapitati sono alle prese con badili ed altre idee per cercare di uscire dalla sabbia ma il rischio era che a furia di scavare sotto le ruote il camper rimanesse spanciato nella sabbia. Offro loro le mie già sperimentate strisce gialle che li aiutano a liberarsi  in un attimo.re

I lavandini.

Tempo di rimettere tutto via e siamo pronti per ripartire, prima ci facciamo una bella doccia e riprendiamo il nostro peregrinare per la costa del Sinis verso Sud, sono circa le ore 17,30.

Abbiamo fatto i complimenti alle ragazze della reception, stanno facendo un bel lavoro e per di più si stanno anche documentando sulle origini dei luoghi e delle tradizioni locali, il che non è certo facile, come ci hanno confessato, poiché la “storia sarda” non è scritta, ma raccontata.

Il campo di meloni.

Per uscire non passiamo più per il parcheggio adiacente, ma seguiamo una piccola stradina che gira dietro la collinetta alle spalle, passa tra i campi e sbuca nella strada asfaltata che porta ad Is Arutas; passiamo tra campi di meloni ed altre piantagioni.

La torre di Tharros.

Siamo diretti verso la città di Tharros, all’estrema punta Sud della penisola; la torre è tutto ciò che è rimasto, insieme ai resti archeologici dell’antica città; è a pochi chilometri da noi, e quando noi arriviamo sul posto incrociamo le ultime auto che se ne vanno via.

La stretta striscia di terra.

La sosta possibile potrebbe essere solo nel parcheggio interno (), ma non è un bel posto, non tanto per la sicurezza, ma proprio per come è situato, tra le case e lontano dal mare, salvo farsi una bella passeggiata.

Il promontorio sul mare.

Ci fermiamo ugualmente per visitare un pò la zona, visto che siamo arrivati fin qui, è una bella visione, sempre con la caratteristica luce del tramonto, oltre che per le continue differenze tra mare e terra, che qui si fa più sottile.

Le due colonne di Tharros.

Gli scavi archeologici sono ormai chiusi, l’ora è tarda, ma dalla recinzione riusciamo ugualmente a vedere qualcosa, soprattutto le due colonne rimaste in piedi, le uniche che poi hanno il compito di rappresentare questa antica città.

Riprendiamo la strada cercando una sosta valida per la notte, troviamo un cartello che ci indica la spiaggia di Funtana Meiga, il nome c’incuriosisce e prendiamo subito quella direzione.

Il tramonto a Funtana Meiga.

La strada asfaltata diventa presto una sterrata, abbastanza larga per noi, anche se a volte passa vicino alle case od agli alberi; dopo un pò sbuchiamo su di una strada asfaltata e larga, con dei bellissimi lampioni accesi che rendono la visione unica, ormai il sole è calato oltre l’orizzonte, ma il suo rossore è ancora visibile.

La birra sarda.

Decidiamo di fermarci qui per la notte, sono le 21.15 e siamo al Km.  47.279 (), dopo aver sistemato il camper per la sosta scendiamo a farci un giro; dalla prima apparenza sembra una scena molto strana e particolare: c’è questo piccolo borgo abitato, tutte case nuove, piccoli condomini posti a terrazze sul pendio e tutto attorno il nulla, con il mare di fronte.

Passeggiamo soli, in mezzo a questa strada stranamente e perfettamente illuminata, come fosse l’unica strada di un mondo perso nell’universo, quando d’un tratto, troviamo una pizzeria sul mare, aperta e con delle persone all’interno … perfetto è quello che ci vuole a quest’ora!🙂

La pizza alla bottarga.

Oltre alla pizza alla bottarga, specialità di Oristano, ci degustiamo anche la nostra prima birra sarda Ichnusa; il locale è tranquillo ed il personale gentile, chiediamo informazioni sul nome del posto “Funtana Meiga”, ma al di fuori di “Fontana Magica” non otteniamo il perché di questo curioso nome.

Finiamo con calma di mangiare, degustando anche la nostra prima Seada, e poi ritorniamo al camper per un sonno ristoratore.

4/08/2010

Ci svegliamo con molta calma alle ore 9,30, notte perfetta e silenziosa, fin’ora non abbiamo mai sofferto il caldo notturno, anzi, abbiamo anche utilizzato il sacco a pelo come coperta; di solito lasciamo gli oblò centrali parzialmente aperti, meglio il fresco che il caldo.

La nostra sosta notturna.

Questa mattina il vento inizia subito a farsi sentire, non scuote il camper, ma non è certo invogliante per stare sdraiati sulla spiaggia; così decidiamo di farci una nostra solita passeggiata, questa volta verso Sud, per vedere cosa c’è attorno.

La spiaggia verso Nord ...

Prima però cerchiamo un negozio di alimentari, ci sarà pure in mezzo a tutte queste case; lo troviamo salendo a piedi di un paio di terrazze, un piccolo negozietto che fa parte di una catena un pò più grande.

... verso Sud.

E’ ben strutturato, su 3 piani, oltre al piano centrale, uno superiore ed uno inferiore, con tanto di ascensore a vetri per gli spostamenti, troviamo tra le cose che ci servono, anche dei ravioli con un abbinamento curioso: ricotta e limone, è d’obbligo assaggiarli.

Il paese dalla spiaggia.

Dovremmo ripassare per il latte, lo porteranno alle 12,30, così, dopo aver posato la spesa in camper, c’incamminiamo per la nostra esplorazione programmata.

La costa verso Sud.

La costa è variegata, c’è spiaggia, ma ci sono anche scogli, oggi il mare poi è ancora un pò agitato, c’è sempre del vento maestrale che mitiga molto il caldo sole, sempre presente.

I ravioli sardi con ricotta e limone.

Anche oggi non riusciamo a fare il bagno; non siamo proprio dei lupi di mare! ma riusciamo ugualmente a goderci le bellezze del posto e del clima rimediando un buon pranzetto; visto che abbiamo fatto le scorte, è un peccato lasciarle in frigorifero.

Proprio alla fine del pranzo sentiamo bussare alla porta, siamo in un posto ben defilato e non dovremmo disturbare nessuno; è un addetto della protezione civile: ci suggerisce di spostarci più a nord perché nella vicina boscaglia a sud c’è un principio d’incendio.

L'incendio non proprio vicino.

Scendiamo a vedere, in effetti c’è del fumo e qualche fiamma, ma nonostante sia davvero lontano, seguiamo il suggerimento e ringraziamo il signore che ritorna a parlare alla sua radio.

In pratica ci spostiamo di un centinaio di metri e andiamo dall’altra parte del paese, in fondo alla strada in cui siamo; finiamo di pranzare, ma tutto sommato decidiamo di ripartire, riteniamo che la sosta qui possa concludersi  anche se è comunque un bel posto.

La Torre Grande che da il nome al paese.

Quando eravamo a Mari Ermi avevamo sentito che i camperisti che si erano insabbiati erano diretti a Marina di Torre Grande: è sulla strada per Oristano ed abbiamo ancora un giorno a nostra disposizione, così decidiamo di puntare verso questo posto sconosciuto.

La sosta sul mare.

E’ poco distante da dove siamo, le strade poi sono pressoché deserte, così arriviamo a Marina di Torre Grande alle ore 14,30, al Km 47.296 (); abbiamo girato un pò per questo piccolo paesino, sembra tranquillo, non c’è neanche molta confusione per essere in pieno agosto: scegliamo uno sterrato lungo il mare, a fianco di un chiosco, assieme ad altri camper.

La spiaggia "naturale".

In questo punto il mare fa un’ansa e la spiaggia è “naturale”, come dicono da queste parti; diciamo che forse a volte è meno “naturale” di altre, causa bottiglie o rifiuti, ma in genere c’è della vegetazione spontanea che affiora qua e là.

La chiesetta ...

Scendiamo a fare due passi, questo paesino di mare è stano: la spiaggia di fronte al centro abitato è piena di persone, mentre le strade sono quasi deserte; il lungomare, che i cartelli ricordano essere pedonale alla sera, è completamente vuoto, anche dai veicoli.

... il cactus cresciuto sul tetto.

Vicino alla Torre Grande c’è la chiesetta del paese, dove scorgiamo un cactus di fico d’india insolito che è sorto spontaneo sulla grondaia, davvero bizzarro; ci sono moltissime piante di fichi d’india, però i loro frutti sono ancora indietro, infatti sono ancora tutti verde scuro.

Il lungomare deserto.

Non c’è molto da girare, ben presto concludiamo il tour del paesino e così dopo un gelatino ed una pausa per goderci una partita di beach volley locale, ritorniamo al camper.

direzione sud del lungomare.

Dietro la nostra postazione ci sono dei capannoni, sembrerebbero dei luoghi dove riparano le barche di piccole dimensioni, anche se ora parrebbero chiusi, non si sa se per le ferie o per mancanza di lavoro.

Le punte arrugginite.

Proseguiamo la passeggiata sul mare e notiamo delle strane rotaie, rimaste da qualche dismessa attività del passato. Più che altro ci colpiscono per la loro pericolosità, visto che emergono prepotentemente verso l’alto ed hanno anche delle pericolose punte acuminate ed arrugginite.

La spiaggia vicino a noi.

Il mare è calmo ed ormai è quasi l’ora della cena, così ci prepariamo per il rituale domestico; attorno a noi i localini stanno chiudendo e facendo pulizie.

La serata si conclude con una lunga passeggiata sul lungo mare, dove sono presenti parecchie bancarelle, ma l’affluenza delle persone è davvero scarsa e  contrasta con la premura degli ambulanti di allestire i banchi vendita e la volontà di vendere qualcosa, ma mancano davvero gli avventori.

Un camper dietro di noi, diciamo quasi appiccicato alle nostre biciclette, dopo averci chiesto se era possibile dormire in questo posto, decide di mettersi comodo e di accendere il (solito) generatore, ovviamente lasciandolo a debita distanza da loro, e noi ci auguriamo che il film che stanno guardando finisca alla svelta.

Alle ore 22,45 andiamo a dormire per prepararci a quello che domani sarà l’arrivo di Maria Rosa a Cagliari, il generatore finalmente ha smesso di funzionare.

Purtroppo però verso la mezzanotte siamo svegliati da una prepotente, quanto fastidiosa musica techno a tutto volume … proprio dietro al camper sta aprendo quella che potremmo definire una discoteca sul mare, con una folla di ragazzi e relative auto parcheggiate ovunque.

Cerchiamo di capire l’entità della cosa, piuttosto insolita per le nostre abitudini, finché alle ore 2 decidiamo di spostarci più all’interno del paese; c’è la sosta libera fino alle ore 8, ma di sicuro ce ne andremo prima e così cerchiamo di continuare il nostro sonno interrotto bruscamente.

5/08/2010

Ci svegliamo alle ore 8.30, l’inconveniente di questa notte ci ha lasciato qualche strascico, ma nulla che non sparisca con una buona colazione; sono riuscito a parcheggiare in uno stallo bianco, trovato per caso, così possiamo prendercela con molta calma.

La zona CS divisa in due ...

Alle ore 10.30 partiamo per Oristano, dobbiamo scaricare e rifornirci di acqua, così cerchiamo uno dei due CS che ho sia nella guida europea, che sul navigatore.

... comoda per carico e scarico.

Arriviamo al posto di CS verso le ore 11.00 (), senza troppa fatica, ovviamente in città c’è un pò più di traffico, ci eravamo abituati troppo bene, ma con calma ci mettiamo in coda ed aspettiamo il nostro turno.

Il parcheggio per la sosta.

La zona di scarico è divisa in due, sulla destra c’è il pozzetto di scarico, mentre sulla sinistra si può caricare l’acqua, lasciando il posto di scarico ad altri.

Riempio anche il serbatoio esterno, con i suoi 100 lt., ovviamente l’avevo già preparato a casa, pulendolo e sciacquandolo più volte anche con l’amuchina.

Prima di partire per Cagliari, cerchiamo invano di arrivare ad un punto informazioni turistiche, volevamo raccogliere informazioni su eventi stagionali, visto che poi dovremmo ritornare sulla costa fino ad Oristano.

Purtroppo però l’ufficio turistico è situato in una zona molto angusta per noi, fatico ad arrivare in una piazzetta e mi fermo rimanendo sul camper, mentre Marta cerca di entrare, ma era troppo affollato e così scappiamo via, lasciando al fato il nostro destino.

L'aeroporto di Cagliari Elmas.

Prendiamo la SS 131 Carlo Felice per Cagliari, non c’è molto traffico, infatti arriviamo alle ore 14.00 al parcheggio del centro commerciale Auchan, giusto per fare un pò di spesa, sempre cercando i prodotti locali, e poi pranziamo; siamo al Km. 47.403 (), in un posto defilato all’esterno del parcheggio, in un attimo abbiamo altri 4 camper attorno.

Il parcheggio nella zona bus.

Puntuali come delle cambiali svizzere, alle ore 17.00 siamo all’aeroporto di Cagliari Elmas; parcheggiare è un pò complicato, come prevedevo il parcheggio a pagamento è pieno di auto e così mi fermo nella zona riservata ai bus, dobbiamo aspettare 20 minuti circa, per fortuna poi Maria Rosa arriva puntualissima.

La minicar curiosa.

Nell’attesa scorgiamo una piccola e vissuta minicar, parcheggiata in malo modo, di fianco allo spartitraffico, dopo un pò arriva un signore canuto e se ne va con l’auto.

Quando arriva Maria Rosa ce ne andiamo anche noi,  e mentre le fanciulle se la raccontano ci dirigiamo verso Chia, la nostra prima tappa del tour sardo nel Sud-Ovest; passiamo indenni dal traffico dell’uscita degli uffici, poi passiamo da alcuni stagni con dei fenicotteri che circondano la strada ed arriviamo nella zona volute.

Gli stagni con i fenicotteri attorno alla strada.

Come sempre perlustro un pò le varie possibilità che troviamo, qualche inevitabile manovra per districarci da parcheggi impossibili, ma alla fine scegliamo il parcheggio Spartivento, perfettamente segnalato sulla strada; il costo è di € 10 dalle ore 8 alle ore 20, ora sono le ore 20,10 e ci fermiamo soddisfatti: siamo solo in 4 camper e nessun altro, al km. 47.498 ().

La nostra posizione.

Scendiamo a vedere la situazione: per andare in spiaggia passiamo dalla AA Le Dune attrezzata con carico, scarico e corrente a € 15 per notte e docce a gettone, però per noi è una situazione invivibile; scorgiamo i camper appiccicati uno all’altro, quasi quasi non si può neanche aprire la porta e ci si stende i panni in faccia.

Il corridoio per la spiaggia.

Un raro posto libero mostra l'affollamento.

Le nostre distanze.

Per noi è molto meglio la nostra postazione, non è per la pochissima differenza di prezzo, ma è per la libertà di movimento e di respiro.

Lo stagno Fenicottero Rosa

Ci spostiamo sulla spiaggia, passiamo a fianco ad uno stagno chiamato “Fenicottero Rosa” e subito dopo appare davanti a noi  l’immensa spiaggia di sabbia finissima; siamo al tramonto, il sole scende alla nostra destra, ma le dune di sabbia sono davvero una bellezza.

Le colline attorno allo stagno.

Camminiamo sulla grande spiaggia, nella solitudine del tramonto, con i gabbiani attorno; non c’è nessuno, ormai tutti i bagnanti sono rientrati e questo ci permette di godere un panorama unico per questo periodo.

La spiaggia ad Est ...

Come inizia a scurirsi torniamo al camper per la cena, scambiamo così con la nostra nuova compagna di viaggio alcune riflessioni su cosa vuol dire per noi fare la vacanze in camper.

... ad Ovest ...

... e la spiaggia dietro di noi.

Intanto fuori è ormai buio, non c’è una luce attorno e Maria Rosa si addormenta sbirciando le stelle dalla sua finestrina, uno spettacolo che è meglio non perdere.

6/08/2010

Ci svegliamo con molta calma alle ore 9,15; questa notte si è alzato un forte vento, scuoteva un pò il camper, a me è piaciuto molto, Marta non se n’è accorta, mentre Maria Rosa ha dubitato un pò dell’integrità di Zonker, ma poi ha compreso che è una roccia ben salda per terra.🙂

Cala Cipolla.

Questa mattina vogliamo assaggiare la spiaggia, sempre che il vento ce lo consenta; è ancora presente questo maestrale che a volte spazza via tutto.

Il faro di ...

... Capo Spartivento.

Vogliamo andare a Cala Cipolla, è una spiaggia dove si arriva a piedi, o in auto, ma sempre poi con un piccolo percorso a piedi, di sicuro non in camper.

La vegetazione attorno.

Passiamo la collinetta che ci divide dal posto e ci troviamo una bella spiaggetta, ovviamente un pò affollata per via del periodo estivo, ma ci possiamo stendere; la difficoltà è tenere il telo a terra per il vento.

Le rocce sul mare.

Dopo un pò io non reggo la vita della spiaggia e, approfittando del fatto che le due fanciulle si tengono piacevolmente compagnia, io me ne vado per un’escursione verso il faro di Capo Spartivento che domina dal colle.

Il mare sottostante ...

... e un piccolo fiordo.

Non è un lungo percorso ed è anche riparato dal vento, ma appena arrivo al faro, sono colto da violente raffiche di forte vento, la vegetazione attorno è tipica della macchia mediterranea, con bassi arbusti e rocce a picco sul mare.

La strada verso il mare.

Provo a stendermi su uno strapiombo, è uno spettacolo unico, il mare è pieno di piccole creste bianche che corrono in lontananza.

Cala Cipolla dall'alto.

Quando ritorno sulla spiaggia di Cala Cipolla sono accompagnato da un panorama bellissimo, il verde della vegetazione s’interrompe sulla piccola spiaggetta affollata.

Gli stabilimenti balneari attorno.

Tra una cosa e l’altra s’è fatta l’ora del pranzo, dopo una mattinata sotto il sole ci dedichiamo un pranzo ed un giusto riposo; nel pomeriggio poi riprendiamo la nostra esplorazione a piedi, questa volta verso Est e scopriamo una spiaggia più piccola, ma completamente occupata dagli stabilimenti balneari affollati che attraversiamo.

Il mare dietro il piccolo promontorio.

Ci fermiamo dietro ad un piccolo promontorio, il vento s’è calmato un pò ed il sole è sempre caldissimo.

La piccola spiaggetta.

Qui c’è una piccolissima spiaggetta, non c’è nessuno, anche se ogni tanto qualcuno cerca di passare oltre, ma il percorso è difficile ed impervio, quindi rinuncia e se ne va.

Il mare di fronte ...

... e attorno.

Facciamo un bagnetto, il vento non c’è ed il refrigerio è assicurato, tempo di asciugarci al sole e ritorniamo sui nostri passi.

Le rocce strane.

Le rocce che incontriamo sono strane e curiose, non sembrerebbero un pezzo unico, ma un puzzle, quanto irreale, frutto di un paziente lavoro di assemblaggio, testimonianza di una terribile compressione di chissà quante migliaia di anni or sono.

Immortaliamo il nostro passaggio.

Queste dune sembrano infinite, come fosse un deserto; tornando verso l’area di sosta incrociamo un tour di persone a cavallo, una galoppata in questo ambiente dev’essere favolosa.

I cavali in passeggiata.

Decidiamo di non cenare qui, ma ci spostiamo, Maria Rosa è un pò dispiaciuta per questa mia decisione, questo posto l’aveva catturata molto; ma le prometto che non se ne pentirà, ne sono sicuro, anche se non conosco ancora dove andremo.

La cena a Porto Pino.

Seguiamo la cartina ed i miei appunti oltre che il navigatore, così ci troviamo a Porto Pino, un paesino sul mare, non era tra i visitabili, ma non importa, questo è il viaggiare in camper: il posto ci piace e ci fermiamo ().

Siamo in un parcheggio comunale, in una zona riservata ai camper, a fianco ad un piccolo porticciolo; c’è da pagare solo di giorno, sempre dalle 8 alle 20, € 12 per i camper e € 4 per carico e scarico, pertanto fino a domattina nessuno ci dirà nulla, poi pagheremo la giornata al risveglio.

Visto che sono le ore 20.15 e la fame c’è tutta, andiamo a festeggiare l’inizio di questa settimana in un bel ristorantino con dell’ottimo pesce; c’è festa in paese e pertanto ci sono dei concertini un pò ovunque, presso ogni bar che ha dello spazio all’aperto.

Andiamo a dormire un pò tardi, tanto c’è la musica che ci allieta la serata.

7/08/2010

La sveglia è alle ore 8.30, siamo in un parcheggio pubblico al centro del paese, ma fuori c’è un bel sole e soprattutto non c’è vento.

La nostra posizione notturna.

Il parcheggio comunale

Dopo colazione ci spostiamo al mare, cerchiamo la spiaggia seguendo il flusso dei bagnanti, passiamo da un piccolo pertugio e troviamo l’immensa marea di persone.

Ovviamente il nostro occhio vola più avanti, scorgendo nell’ansa che forma il mare, delle belle e candide dune di sabbia, dove inevitabilmente, vista la lontananza, non ci sarà molta folla.

Il porticciolo vicino.

Infatti quando arriviamo troviamo uno spettacolo di sabbia, con le solite posidonie ovunque, ma anche delle stupende dune alle nostre spalle; un curioso signore, con il suo ombrellone, fa il guardiano delle dune, impedendo a chiunque di arrampicarsi fino in cima.

La chiusa che controlla gli stagni attorno.

Il passaggio per la spiaggia.

Guardando bene, oltre le dune, in lontananza ci sono tre camper che si saranno parcheggiati per godere di questa bellezza naturale, ma tutto sommato, va benissimo dove siamo, abbiamo anche dei negozi vicini per fare un pò di spesa.

La spiaggia a Nord ...

... e a Sud, con le dune sullo sfondo.

La "nostra" spiaggia.

Attorno, tra la sabbia, troviamo tantissime sfere di posidonia, sono secche e sono state lasciate sulla sabbia dalle mareggiate passate; la spiaggia è pulita, queste posidonie sono naturali e non danno nessun fastidio, ne odorano.

Le dune dietro di noi, con l'omino in cima.

La vasta distesa a Sud ...

... un turista disperso.

C’è ancora un pò di vento, ma non da fastidio; questa é la situazione più pericolosa per le ustioni: nonostante le creme solari, il sole è fortissimo ed il vento tende a non far sentire il bruciore del sole e se non si sta super attenti  poi sarebbero dolori.

I frutti della posidonia nella sabbia ...

Le nostre due fanciulle tra le dune.

Le posidonie e l'arte nuragica.

In questo favoloso ambiente rimaniamo a prenderci un pò di sole, le nostre ossa ringraziano per la scorta di sole e caldo; Maria Rosa è la più temeraria e si concede anche un bel bagnetto, noi invece, siamo più freddolosi e la guardiamo soddisfatti di non esserci immersi.

Il porticciolo ...

... l'interno del porticciolo ...

L’ora del pranzo è passata da un pò, abbiamo preferito restare qui a goderci questa spiaggia, visto che avremo camminato un bel pò, qualche chilometro; ma adesso ritorniamo sui nostri passi, incontriamo un signore che ha realizzato dei Nuraghe con le pallottole di posidonia, davvero locali!

... l'acqua del porticciolo.

Rientriamo al parcheggio comunale passando dal porticciolo, appunto quello che da il nome alla frazione di Sant’Anna Aresi, piccolo comune della nuova provincia Carbonia – Iglesias (CI).

Il tramonto su Masua.

Questo porticciolo è solo per piccoli natanti e gommoni, l’acqua è sempre trasparente e turchese, anche verso l’interno; riusciamo a ritornare al camper grazie ad un grazioso ponticello di legno, che ci permette di osservare la limpidezza del fondale.

L'inizio della strada sterrata.

Pranziamo, ci riposiamo un pò e poi  utilizziamo il CS a disposizione del parcheggio e alle ore 18,30 ci spostiamo più a nord, proseguendo la nostra marcia esplorativa; capitiamo per caso davanti ad un cartello di legno dove c’è la scritta a mano “CAMPER” che indica verso l’interno.

Il tramonto su Zonker e le fanciulle.

La pineta dopo il punto di sosta.

Abbiamo il sole ormai sull’orizzonte che ci regala una visione mozzafiato; seguendo l’indicazione arriviamo ad un piccolo promontorio sterrato in cui ci fermiamo e ci rendiamo conto di essere davanti allo scoglio chiamato “Pan di zucchero”.

La nostra sosta notturna.

Il sole si nasconde ...

... dalla spiaggia.

I resti della laveria sulla spiaggia.

Proseguiamo e poco dopo arriviamo all’AA dove ci sono altri camper; la mia curiosità mi spinge ad andare oltre e seguendo la strada sterrata arriviamo fino all’entrata della galleria mineraria Porto Flavia; qui il posto è stretto e siamo costretti a ritornare sui nostri passi, passando di fianco ad una pineta strana e particolare.

L'accesso alla spiaggia dalla AA

Entriamo alle ore 19,45 (), nella AA di Masua e troviamo ad attenderci i due simpatici gestori, due ragazzi con cui facciamo presto conoscenza, ma solo dopo esserci sistemati per la notte; purtroppo non ho segnato i chilometri: ha prevalso la troppa voglia di scendere ed ammirare il mare.

La reception ...

C’è una piccola scalinata che porta alla spiaggia proprio sotto di noi, arriviamo giusto in tempo per salutare il sole ed ammirare i resti di quella che poi scopriremo essere stata una laveria per la produzione mineraria.

Gli hamburger sulla griglia.

Quando risaliamo troviamo i gestori che ci offrono con grande ospitalità il loro barbecue fisso e naturale, ci hanno già preparato la brace, così possiamo grigliarci i nostri tre hamburger acquistati a Porto Pino.

Dopo cena facciamo un giretto ancora in spiaggia e notiamo che un numeroso gruppo di ragazzi e ragazze hanno montato delle grosse tende per la notte ; ci sembrano tende un pò impegnative per essere solo lì di passaggio; scopriamo così che l’indomani mattina ci sarebbe stata la maratona di nuoto: Masua – Pan di Zucchero – Masua, ed i ragazzi sono parte dei concorrenti venuti da tutto il mondo per partecipare.

Ammiriamo l’ennesima e bellissima stellata e poi andiamo a dormire, cotti e non solo dal sole.

8/08/2010

Ci svegliamo alle ore 8,00,  i gestori ieri ci hanno informato sugli orari ed i prezzi per andare a visitare la galleria mineraria di Porto Flavia, così abbiamo deciso di andare per le ore 9,30; adiamo a piedi, è molto vicino, in pratica è la strada che abbiamo fatto ieri con il camper.

L'area vista dall'alto.

La spiaggia già affollata per la gara.

Lo scoglio Pan di Zucchero.

Non sapendo quanto ci avremmo messo, partiamo con un pò di anticipo e arriviamo in tempo per fare un pò di chiacchiere con Gianfranco, una delle guide che ci porterà all’interno; ci racconta molte cose interessanti e non solo del passato, ma anche di com’è ora la Sardegna ed i sardi, essendo lui un abitante ed ex minatore qui da molti anni.

Le nostre due esploratrici.

L'ingresso in galleria.

Ci fanno indossare i sotto caschi usa e getta e ci forniscono i caschi ed una torcia ed alla giusta ora partiamo per l’esplorazione di questo sito minerario, costruito solo per trasportare più velocemente il prodotto di scavo nobile, sulle navi di trasporto, che si sarebbero ancorate proprio qui sotto.

Un manichino di minatore all'opera.

Le stallatiti naturali.

La galleria è illuminata solo in alcuni punti nei quali sono stati allestiti dei manichini per illustrare le attività minerarie oppure  in alcuni luoghi specifici, come le nicchie che venivano utilizzate dai minatori per ripararsi dalla folata dell’esplosione.

Una vecchia pala meccanica.

Il punto di unione del percorso del carrello.

In poche parole, in questa galleria avevano scavato sei grandi e capienti fornelli minerari di roccia, che servivano per scaricare il materiale minerario dalle gallerie superiori a quelle sottostanti fino ad arrivare ad imbarcarlo sulle navi; nel livello più basso, sotto questi “convogliatori”, c’era un nastro trasportatore che conduceva le pietre sulla nave sottostante.

Com'era il carico sulla nave.

L'ideatore a destra e la figlia a cui è stata dedicata la galleria.

La Guida ci porta ad un livello sotterraneo più basso ed è incredibile vedere quanto é angusto oggi e come doveva essere quando ci lavoravano che tutto il materiale che arrivava nel punto più basso, arrivava in caduta, producendo una quantità infinita di polvere, che per forza si tramutava successivamente in silicosi nei polmoni dei minatori. 

La bocca di un fornello per lo scarico.

Il punto panoramico ottimo.

Nel lungo corridoio che ospitava il tappeto scorrevole, ora c’è un piccolo museo di qualche attrezzo utilizzato in miniera, oltre alle bocche di scarico, alcune ancora in legno, che servivano per far scendere il materiale.

Inutile ricordare quanto doveva essere difficile azionare questi sportelli a mano, visto le tonnellate di pietra che premevano dall’alto, solo ultimamente alcune erano ad aria compressa, ma prima erano tutte manovrate a meno.

Il posto di ormeggio della nave.

Dove sporgeva il braccio di scarico sulla nave.

Il tunnel sfocia in un piccolo balconcino sul mare, dove si può ammirare lo scoglio Pan di Zucchero e dove la nave sarebbe potuta approdare proprio ai nostri piedi.

Quel che resta del braccio di carico.

La persona in difficoltà in mare.

Mentre ammiriamo l’ampiezza della vista sul mare, proprio davanti a noi, si sta svolgendo la gara di nuoto “Masua – Pan di Zucchero – Masua” e nel bel mezzo del tragitto, sentiamo delle grida di richiesta di aiuto, prontamente recepite da un gommone dello staff, che raccoglie il malcapitato a bordo in poco tempo.

La stretta galleria vista da fuori.

I vecchi attrezzi esposti.

Le bocche di scarico sui lati.

Rientrando nel tunnel di scarico, troviamo appese altre foto d’epoca che raffigurano bene quello che era la pesantezza del lavoro e dire che sono state scattate facendo mettere le persone in posa, quindi questa che vediamo, era già una condizione di favore da mostrare.

Foto del braccio esposto per il carico.

Foto del nastro trasportatore con degli operai.

Quel che resta del tubo di aspirazione.

Più in fondo notiamo un piccolo serpentone con un imbuto alla fine, la guida ci spiega che quello è un tentativo di aspirare la polvere, se va bene è un tubo del 24 posto alla fine della galleria, del tutto insufficiente già così.

Quella che poteva essere una piccola Santa Barbara personale.

Quello che ci lascia basiti è l’abbigliamento dei minatori, del tutto fatiscente, o meglio, inesistente, con semplici camicie dell’epoca e berretti da pastore; i capiturno avevano anche un gilet e magari anche la giacca, ma ma del tutto inadatta alla situazione.

La parete in cui si pratica free-climbing.

Ritornando al punto di partenza, la guida ci fa presente che ogni gruppo di minatori, in genere 2-3 persone, si creavano una loro piccola Santa Barbara, risparmiando sulle micce e sull’esplosivo, in questo modo le loro famiglie potevano contare sul pesce pescato con delle bombe improvvisate o per piccoli lavori in campagna.

La vista della miniera sulla montagna di fronte.

Ci viene spiegato poi che, proprio sulla parete esterna che da sul mare, in primavera si pratica del free-climbing, dove i più bravi riescono a salire, quelli meno bravi … si fanno male.

La spiaggetta sotto la pineta.

Usciamo da questa esperienza con tanto entusiasmo, siamo davvero rimasti contenti di quanto la guida  ci ha raccontato, sapevamo certo quanto fosse duro il lavoro in miniera, e questa poi era “solo” una galleria di trasporto, ma solo a vedere le condizioni lavorative, ci ha fatto davvero pensare di quanta fatica e sudore si sono impregnate le pareti di questa montagna.

Scendiamo verso l’area di sosta, ormai è ora di pranzo, questa volta però percorriamo un sentiero un pò impervio, ma che ci consente di vedere meglio la costa e la spiaggetta sotto la strana pineta.

Le rocce del mare.

La pianta strana.

La spiaggia sotto di noi non è proprio tutta sabbia, ma ha degli scogli di roccia molto particolare, sembrerebbe di origine vulcanica; i rovi sono di tipica macchia mediterranea, con delle piante molto strane: sembrano secche, ma sono in attesa di fiorire e lo faranno solo al momento giusto, nel frattempo appaiono come dei bastoncelli secchi.

I fichi d'india verdi.

Non è stato facile arrivare al parcheggio, ma è stato ugualmente bello poter osservare da vicino questa natura insolita per i nostri sguardi; anche qui abbondano le pale di cactus di fichi d’india, ma sono ancora molto indietro … tanto sono acerbi!🙂

La salita al 13%.

Prima di pranzare ci concediamo un bagnetto ristoratore ed una doccia, anche se non è facile essere indifferenti alle molte vespe che gironzolano attorno all’acqua, nella speranza sempre di non schiacciarne una.

La prima spiaggia di Cala Domestica

Il percorso verso la seconda spiaggia.

Verso la sosta camper.

Verso le ore 18,30  ci spostiamo da Masua, continueremo a salire sulla costa, anche se, passando davanti a quello che resta dell’entrata di quella che fu la vera miniera di Masua, lasciamo un pensiero alla tanta sofferenza che è corsa tra queste montagne.

La roccia compatta.

Quando ritorniamo sulla SP troviamo una bella salita al 13%, non che questo possa preoccupare il nostro fantastico Ford gemellato,  poi per strada scorgiamo la scritta “Cala Domestica“, altra spiaggia che ci è stata raccomandata di non perderci e noi puntualmente, seguiamo il suggerimento.

Il tramonto dietro la montagna.

La strada si perde tra le colline verso il mare, il sole come sempre ci guida fino alla fine della strada; è curioso, con tanto spazio a disposizione, la strada finisce in una assurda piazzetta, non sufficiente neanche per le auto, figuriamoci per i camper.

La seconda spiaggia oltre il passaggio.

Sono le ore 19,45, siamo al Km. 47.606 () ed entriamo nell’area sosta camper.

Il sole che scappa.

C’è da dire che, per i camper, ma non solo, c’è un’opportuna zona di sosta e campeggio, senza carico e scarico, proprio con l’entrata davanti al “divieto di sosta per i camper“, come se fosse regolare; la curiosità è che non fanno pagare a notte come tutti, ma 24 ore dalle 12 alle 12, costringendo chi vuole fermarsi fino alle 18 a pagare altri € 5 … e non  c’è altro da fare!

Il passaggio alla prima spiaggia.

Ovviamente accetto il sopruso, perché questo E’ un sopruso bello e buono, ma non ho voglia di rovinarmi le ferie; entriamo nell’area semi deserta, troviamo un bel posto, abbastanza vicino all’uscita e scendiamo al volo per goderci il tramonto sul mare.

L'arrivo dei Boy-scout

C’è una lunga passerella che ci accompagna fino sulla riva del mare, ovviamente vista l’ora non ci sono molte persone e questo ci permette, come ormai avviene da qualche giorno, di goderci della vera bellezza del posto.

La seconda spiaggetta.

Scorgiamo sulla parte destra della roccia, una specie di camminamento che porta ad un foro nella roccia, incuriositi ci dirigiamo verso quel passaggio; quella roccia poi è molto strana, sembra che siano sassi con della sabbia, ma al tatto, quella sabbia, è calcare durissimo e compatto, che tiene imprigionata la pietra, fusa in quel contesto chissà quante migliaia di centinaia di anni fa.

L'incredulità dietro i cespugli.

Non sembrava, ma in questo passaggio c’è un bel traffico, infatti a quest’ora siamo completamente controcorrente, visto il ritorno dalla spiaggia; arriviamo alla seconda spiaggetta, più piccola, ma per questo molto graziosa: avendo la montagna davanti piuttosto vicina, c’è un effetto eco particolare che sembra di essere in un ambiente più piccolo e raccolto.

L'ultimo tramonto.

Purtroppo però, queste spiagge non sono servite da nessun servizio igienico, costringendo la massa di turisti a doversi arrangiare per i loro bisogni, dietro ogni cespuglio possibile, con il risultato di rendere lo spazio più indietro e nascosto, una schifezza a cielo aperto.

Il parcheggio vicino al nostro punto sosta.

Mentre stiamo assaporando l’ultimo tramonto, con il sole che scompare pian piano tra la montagna ed il mare, arriva un gruppo di boy-scout che stanno girando la Sardegna a piedi; c’intratteniamo un pò con loro, non conoscono bene la zona e chiedono a noi dei raggiagli.

Il cartello di divieto per i camper.

Gli spieghiamo la situazione e comprendono al volo che c’è una doccia vicino; hanno l’età dei nostri figli e questo ci porta a cercare di conoscere meglio il loro spirito di avventura ed il loro percorso, in pratica il contrario di quello che stiamo facendo noi, solo che loro lo fanno a piedi per i monti … bravissimi!

Ritorniamo al punto di sosta, ormai è sera e ci prepariamo la cena, purtroppo al nostro fianco s’è inserito un camper furgonato francese: è incredibile, con tutto lo spazio che c’è, proprio qui a fianco doveva venire?

Però la notte ci propone un’altra stellata incredibile, non c’è neanche la luna, usciamo con le nostre piccole torce per fare un giretto sulla strada asfaltata che costeggia il punto di sosta.

La nostra sosta.

Come usciamo dal parcheggio, non c’è più nessun tipo d’illuminazione,  in pratica camminiamo senza vedere ad un centimetro, ma le stelle sono fantastiche; il nostro vociare però ha attirato qualche strano animale … lo sentiamo fare dei versi, a metà tra il cavallo o qualche altro “coso”.

Accendiamo le torce, ma non vediamo nulla … non è che facciano un granché di luce, così decidiamo di ritornare sui nostri passi, con molta leggerezza e finta ilarità, ma un pò di preoccupazione c’è … era forse un “tirannosauro”?

Facciamo un salto in spiaggia, c’è il baracchino delle bibite ancora illuminato; scopriamo poi che ci sono due ragazzi, ingaggiati dal proprietario della sosta camper, per fare i guardiani notturni estivi, due anni fa qualcuno gli aveva incendiato la baracca.

Con loro parliamo un pò: è mezzanotte ed è incredibile poter essere qui, al lume di una lampada, in una spiaggia di questo tipo e siamo solo in 5 persone.

Andiamo a dormire e scopriamo che il furgone francese nel frattempo si è spostato, si vede che per fortuna hanno compreso l’italiano e quanto ci siamo lamentati.

9/08/2010

Ci svegliamo alle ore 8,00 senza nessun fastidio, la notte è passata molto tranquilla senza altri rumori particolari, c’è un bellissimo sole e non c’è più il vento; decidiamo di farci una bella nuotata, arrivando dalla prima alla seconda spiaggia.

La spiaggia ed il posto di sosta camper.

Di per se non è un percorso impossibile, anzi … per me che non ho certo le branchie è come una attraversata atlantica, ma alla fine è stato anche piacevole; ci riposiamo un pò e poi per il ritorno me la faccio a piedi, con molta calma, dato che non ho ovviamente le ciabatte e le rocce sono un pò scomode per passeggiarci sopra.

Il baracchino in spiaggia.

Dopo un pò di sosta decidiamo di andarci ad esplorare la parte sinistra della spiaggia, dove sopra c’è una torre, o meglio, quel che resta di un’antica torre di avvistamento; in questa conca è praticamente impossibile trovare il campo per il telefono, di nessun operatore, i ragazzi di ieri sera ci hanno detto che verso la torre di solito si prende la linea e così vogliamo accertarci.

La prima spiaggia ...

... e la seconda spiaggia dall'alto.

Il paesaggio lunare.

Il sentiero è un pò impervio, soprattutto nella prima parte, ma non è una cosa impossibile, anche se abbiamo i sandali, come si arriva in alto c’è un paesaggio lunare, molto strano, molte rocce e cespugli, in pratica bisogna infilare i piedi tra una roccia e l’altra e questo “camminare strano” mi causa una piccola ferita al mignolo del piede sinistro, nulla di che, ma … era meglio se non capitava.

Alla ricerca del segnale telefonico.

La torre tra le rocce.

Ancora la prima spiaggia ed il mare dall'alto.

In qualche maniera riusciamo a prendere la comunicazione, qui le persone sono proprio strane: tutti con il cellulare per aria alla ricerca del segnale!🙂

Più che altro è che c’è da tenere i contatti, io con Youposition.it e loro per i figli che sono in vacanza e nessuno s’immagina che qui ci siano posti dove il cellulare non riesce a prende la linea.

Il promontorio attorno alla torre.

Quel che resta della torre.

Ancora le rocce ed il mare.

Continuiamo ad esplorare questo vasto promontorio sul mare, c’è una vista da mozzafiato, sotto il mare è stupendamente blu ed è emozionante vedere le grotte dove entrano ed escono le imbarcazioni, le spiagge dall’alto sono proprio incredibili.

Le barche nelle gotte.

La montagna dietro di noi.

Ritorniamo al camper, per fortuna quassù non troviamo nessuna traccia della “civiltà”, nessuna cartaccia o bottiglietta o lattina,  purtroppo come ci si avvicina  alla spiaggia incontriamo ancora i servizi “igienici” a cielo aperto, con tanto di carte e fazzolettini alla bella vista.

Il cielo a Buggerru.

Il porto di Buggerru.

Appena entriamo trovo il ragazzo del parcheggio che rastrella il gruzzoletto per la permanenza pomeridiana; visto che i € 5 glieli devo dare, tanto vale che lo informo che questa prassi è una irregolarità, rispetto ad altre situazioni comunali dove la sosta comprende l’intera giornata, non le 12.

La spiaggia di Buggerru.

Il tramonto alla AA di Buggerru.

Ovvio che non potevo avere nessuna risposta valida, se non farfugliamenti vari e la classica frase: “Se vuole andare, è ancora in tempo“.  Nel pomeriggio, dopo un ottimo riposino, ce la prendiamo comoda tra spiaggia e letture, fino verso le 17 quando prendiamo la strada e ci dirigiamo verso Buggerru, nostra nuova tappa.

L'ingresso alla AA.

Il campo di calcio di fronte.

La nostra rima posizione.

Arriviamo verso le ore 18,30, l’ingresso in paese è un pò particolare, almeno provenendo da Sud, poiché non si può entrare nel primo accesso alla città, ma si viene dirottati in quello più a Nord, sempre segnalato dalla SP.

L'area di sosta.

La spiaggia sotto al parcheggio.

Sembra che il tempo voglia guastarsi, almeno considerando le nubi che sono apparse nel frattempo; intanto percorro quella che è una strada del brivido, almeno per chi è alla guida di un camper: le segnalazioni della AA ci sono e le seguiamo, però i balconi che ci sono attorno sono pericolosamente vicini.

Il camion moto officina.

Il porta bici tedesco.

La seconda posizione fronte mare.

Arriviamo alla AA del porto, direttamente sul mare, sono le ore 19,30 (), al km. 47.620, scendo a chiedere informazioni, siamo in 3 camper, la signora all’ingresso ci informa che se vogliamo entrare lo dobbiamo fare subito perché sta chiudendo, il costo è di € 20 acqua, doccia, corrente e scarico compresi.

La scalinata ai nostri piedi.

Noi entriamo, gli altri no e non ho idea se se ne siano andati; nel primo momento mi metto all’inizio, sempre per poter uscire più veloci, poi, mentre le ragazze girano in esplorazione, trovo un bel posto vista mare e così mi sposto.

Lo sbalzo del camion camper.

Nel parcheggio c’è anche un vistosissimo camion camper moto officina, è enorme e ci domandiamo come avrà fatto ad arrivare fin qui, vista la difficoltà del percorso cittadino.

La antica cisterna dell'acqua.

Il parcheggio è tranquillo, qui ci sono degli stanziali che hanno contrattato per € 10 al giorno facendo anche un mese intero, ci sono molti stranieri, curioso un camper tedesco che ha il porta bici con le tre bici sopra ed una posizionata orizzontalmente sotto, a dir poco pericolosa.

Il calamaro alla griglia.

Questa sera ci concediamo una cena a base di pesce, andiamo in paese che dista pochissimo e scopriamo che ci sarà una festa; ceniamo in un ristorante che ci ha ispirato, tra le prelibatezze che ci vengono offerte, Marta si prende un bellissimo calamaro alla griglia, perfettamente cotto e buonissimo.

Il bersaglio dei barattoli.

Tornando indietro ci fermiamo un pò a vedere questa festa, è stata organizzata da un gruppo di ragazzi che si chiama i Super-Animatori e che organizza feste e meeting per ragazzi; hanno allestito  dei banchetti per i giochi più semplici, come il tiro al barattolo o la slot macchine umana, dove estraggono il risultato da un sacchetto.

Il contenitore per i mozziconi.

Per strada i negozi sono aperti e sono presenti sui muri a fianco delle entrate, dei curiosi contenitori per i mozziconi, messi a disposizione del comune; vicino al porto possiamo anche osservare quel che resta di un’antica cisterna per la raccolta dell’acqua.

Abbiamo preso delle informazioni per la visita alla Galleria Henry e domattina saremo lì a proseguire il nostro itinerario minerario; prima di entrare nell’area di sosta, che ora è chiusa dalla sbarra abbassata, possiamo trovare parecchi camper in parcheggio per la notte, sia nel campo di calcio, che nel parcheggio a fianco, proprio quello con un piccolo cartello di divieto di sosta per i camper.

10/08/2010

Ci svegliamo alle ore 8,30, non dobbiamo perdere tempo perché anche oggi abbiamo una visita al sito minerario denominato Galleria di Henry; anche questo non è proprio una miniera nello stretto senso del termine, serviva per il trasporto del materiale, ma anche questo, come Porto Flavia è pressoché unico nel suo genere.

L'ingresso alla Galleria di Henry.

Il portico all'ingresso.

C’è un bellissimo sole e non fa ancora caldo, il mare sembra calmo o almeno è senza vento; dopo colazione saliamo a piedi per il sentiero che ci hanno indicato ieri, siamo in perfetto orario per il giro che parte alle 9,30, come sempre arriviamo un pò prima e questo ci permette di goderci con calma, sia il panorama unico di Buggerru dall’alto e poi così possiamo vedere l’esposizione di alcune foto antiche, qualcuna era già presente a Porto Flavia, altre continuano a darci il giusto senso della vita a quell’epoca.

Le foto antiche.

Dove c’è la biglietteria (€ 8 a persona) c’è un piccolo portico che sovrasta delle piccole rotaie,  sul muro a fianco ci sono le foto e delle panchine per ingannare l’attesa; c’è la foto di una gabbia per la salita o discesa del personale, dentro ci stavano 3 persone, protette da una sola piccola spranga di ferro, bastava un sussulto (cosa non rara per una macchina a trazione con le cinghie) ed il sobbalzo poteva far cadere qualcuno di sotto.

La cernita delle pietre.

La spinta a mano.

Buggerru dall'alto.

La gabbia era di due piani: uno per il carrello e gli attrezzi e l’altro per le tre persone, con gli abiti di tutti i giorni, senza nessun altra protezione, anche perché la sotto faceva un gran caldo.

L'ingresso del trenino in galleria.

La targhetta del trenino.

Come abbiamo imparato ieri a Porto Flavia, in miniera c’era lavoro per tutti, donne e bambini compresi e questi avevano il compito di “lavare” il materiale di scavo, con le mani ed all’aperto; per questo tipo di lavoro c’è un vistoso canale sul fianco della montagna, che faceva confluire le acque per il lavaggio alla laveria giù in basso, fino al paese.

La distribuzione dei caschi.

Le ragazze attente alla spiegazione.

All’ora prestabilita la guida ci fa incamminare verso l’inizio della galleria, c’è il trenino che è già pronto per accompagnarci; mentre ci viene consegnato il sotto casco e l’elmetto, la guida ci spiega un pò com’è che funzionava questo sito minerario.

Il trenino all'arrivo.

Il piazzale di arrivo.

Il panorama attorno.

Secondo un suo pensiero, è stato un grave errore fermare la produzione di queste miniere, poiché c’era ancora molto materiale da estrarre e questo avrebbe voluto dire incrementare i posti di lavoro; mentre a noi risulta che non c’era più la convenienza economica per l’estrazione, visto che in Africa estraggono lo stesso materiale a minor costo.

Gli scogli e l'acqua trasparente.

La galleria chiusa con un'esplosione.

La guida si siede nel nostro convoglio, come sempre l’abbiamo coinvolto con delle domande e a lui è piaciuto che ci fosse qualcuno che volesse saperne di più di questo mondo; come parte il trenino, si alza un enorme rumore di sferragliare sui binari, tanto che io non riesco più a sentirlo e non so proprio come fanno le ragazze a capire quel che dice.

La guida, un vecchio minatore.

Il percorso esterno.

Una galleria di comunicazione.

Dopo un lungo percorso, quasi sempre al buio, il trenino si ferma in un piazzale, da lì sarebbe partita un’altra galleria, ma la guida ci informa che è stata fatta esplodere perché non era sicura e così ci apprestiamo a tornare indietro seguendo un sentiero quasi tutto esterno, sul fianco della montagna.

Il mare sotto di noi.

Lo stemma minerario.

Buggerru sul monte.

Da qui possiamo goderci un panorama fantastico; si vede tutto il golfo, il mare verde con gli scogli e l’acqua limpida attorno, senza contare che la montagna è alla nostra destra ed il suo verde riesce a donare una particolarità unica.

Il curioso campetto di calcio.

La nostra "vista sul mare".

Ogni tanto compaiono delle gallerie laterali che mettono in comunicazione quella principale del trenino e che servivano principalmente per fornire il giusto circolo d’aria; penso che passeggiare su questo fianco della montagna, scosceso sul mare, riesca a rigenerare qualsiasi animo.

Il CS comodo.

Quando usciamo non possiamo fare a meno di confrontare fra noi le due esperienze minerarie fatte, queste esplorazioni ci stanno davvero piacendo molto; ritornando al camper ci dedichiamo alla spesa, dobbiamo rifornirci perché la prossima tappa sarà … il “deserto”.

I camper sul campo di calcio.

Pranziamo, ci rilassiamo un pò, ci godiamo di un bel bagnetto, con relativa doccia, CS completo e poi via, alla solita nostra ora pomeridiana, giusto in tempo per lasciare il posto a chi sta aspettando sul campo di calcio.

Il palazzo comunale di Ingurtosu ...

Continuiamo a salire sulla SP, però prima ci spingiamo fino ad Arbus per fare il pieno di gasolio, così da non aver nessuna limitazione sulla nostra autonomia.

... e il sottopasso.

La cittadina è pressoché impossibile da girare con il camper, l’unica strada che la taglia è uno stretto serpentone con molte auto in sosta ai fianchi o addirittura delle transenne per i lavori, in poche parole un percorso a rischio per le nostre dimensioni, soprattutto per la larghezza, e, visto che il distributore è sull’altro lato del paese, dobbiamo attraversarlo tutto per ben due volte.

Sulla strada che dirige al mare.

A questo punto siamo pronti: uscendo da Arbus verso Sud, prendiamo la strada a destra per Ingurtosu; c’è una segnalazione di “strada chiusa” verso Montevecchio, è una segnalazione che avrà 20 anni, da quando l’ho vista io, ma a noi non interessa, così come non interessa il cartello di pericolo di altezza inferiore ai 3 mt., sempre riferito a quella strada.

Quel che resta dell'impianto minerario.

Si prosegue verso Piscinas, la nostra meta; davanti a noi si prospetta l’ex palazzo comunale con il suo caratteristico sotto passo che divideva la casa del sindaco dal municipio.

La valle della miniera.

Quel che resta del paesino è molto grazioso, ora è perfettamente illuminato da una avvolgente luce rosa; come si esce c’è una segnalazione “Piscinas” che imbocchiamo senza indugio.

Il materiale di scarto inerte.

La strada si presenta subito molto larga, anche se ben presto finisce l’asfalto, ma so perfettamente che ci aspetteranno almeno km 7,5 di sterrato bianco e molto polveroso.

Il confine dell'attuale colonia penale.

Per questo chiudiamo ogni piccola fessura verso l’esterno, ci sono ancora delle auto che stanno tornando dal mare ed il loro passaggio è caratterizzato da un’enorme nuvola bianca … se andassero un pò più piano, sarebbe molto meglio.

Il sole che scende ...

La strada è sempre molto larga, ma continuamente segnata dalle erosioni e così si saltella non poco: siamo costretti a proseguire in 2^, a volte anche in 1^,  per non sballottare troppo tutto il camper; però il paesaggio è fantasticamente nostalgico, è come se la “storia” che abbiamo attorno stia lì a guardarci passare, costretti dalla bassa velocità.

... la polvere che sale.

Sono passato da queste parti circa 2.000 anni fa (anno più anno meno), l’edificio della miniera era ancora in piedi e da com’è conciato ora, temo l’abbiano demolito per evitare che ci abitino dentro … un vero peccato!

Il sole all'orizzonte.

Scorgiamo al nostro lato sinistro i cartelli della colonia penale, attualmente ancora in essere; il sole continua a scendere, ma è come se ci invogliasse sempre di più a proseguire; arriviamo ai due ponticelli dove la carreggiata si stringe un pò.

La sosta davanti al mare.

Questo probabilmente è il motivo pretestuoso del cartello di divieto di accesso ai veicoli più larghi di mt. 1,90, ma questo era previsto fin dalla partenza da casa.

Zonker romantico.

Il parcheggio sul mare.

Le dune dietro al camper.

Quando però arriviamo ai parcheggi finali, dove oltre c’è solo il mare, lo spettacolo è a dir poco emozionante: la palla rossa di fuoco del sole è sospesa a pochi centimetri dall’orizzonte, perfetta nel suo disegno, con attorno delle sfumature indescrivibili, sono le ore 20.30 e siamo al Km.47.676 ().

Dal mare.

La spiaggia a Nord.

La spiaggia a Sud.

Parcheggio di corsa a ridosso dell’ultima duna che mi separa dalla spiaggia, le ragazze non sono riuscito a tenerle, sono scese prima e sono già sulla spiaggia; alla nostra sinistra c’è lo scempio di un nuovo albergo, per me è una costruzione inutile e fuori luogo: qui non c’era nulla!😦

L'orizzonte e ...

... la sabbia.

Abbiamo le stupende dune più alte d’Europa alle nostre spalle, di fronte c’è una spiaggia enorme, sabbia ovunque, anche se qui domani ci sarà un delirio di persone, adesso è tutta per noi: è proprio quello che volevo rivedere, dopo tutto questo tempo che mi sono coccolato questa visione nel ricordo.

L'albergo e la scultura di Cascella.

Mentre pian piano il sole sparisce dietro l’orizzonte, noi proseguiamo l’esplorazione del posto, ormai le auto sono proprio poche e scorgiamo dei camper parcheggiati un pò più in dentro, così ci dirigiamo verso di loro.

La "lapide" del monumento.

Davanti all’albergo c’è una scultura di Cascella, un altro obbrobrio, non c’entra nulla con il posto, ma … tant’è.

Un camper è tutto chiuso e l’altro ha dentro 2 signore ed una ragazza, chiediamo lumi sul loro parcheggio e veniamo a sapere che i loro mariti ed un figlio sono andati sulla spiaggia a pescare e passeranno lì la notte in tenda, lasciandole qui da sole.

Le tariffe di parcheggio.

Sono arrabbiatissime per essere state lasciate lì, cerchiamo di tranquillizzarle, con la promessa che magari ci saremmo visti più tardi.

Nel ritornare al camper trovo parcheggiato dietro un pick-up con dentro un tipo che mi chiede se sono il proprietario; ovviamente confermo e lui mi intima di andarmene perché quello è un parcheggio privato.

Faccio presente, con molta gentilezza e calma, che non c’è nessun cartello che differenzi quel parcheggio da un altro, così come non sia possibile vietare di sostare in questo posto.

Vedo che ha fretta, io no, lui mi taglia corto che se sto lì deve chiamare i vigili, gli rispondo che è un suo diritto, ma se mi danno una multa, io da lì non mi schiodo per almeno 24 ore, tempo di validità della multa, mentre la mia intenzione è quella di spostarmi domattina, prima delle 8.

Allora si calma un pò, anche se mi ricorda del divieto di mt. 1,90, suggerendomi però di spostarmi nel primo parcheggio che è libero dal pagamento,  cercando poi di fare anche del terrorismo psicologico paventando dei vigili notturni che vengono qui a fare multe, al che lo rassicuro che mi sposterò, ma che anche lì varrà la stessa mia intenzione.

Ci ha spiegato, con ancor più calma, che lui è una guardia privata a tutela dell’albergo ed il suo lavoro è anche quello di mandare via i camper, così come faranno quelli del turno notturno.

Non ho nessuna voglia di litigare, ora è quasi buio e quindi per noi un posto vale l’altro e, quando lui se ne va, ci spostiamo a fianco delle signore lasciate da sole; loro ora sono più tranquille, anche se faccio notare loro che hanno il camper illuminato a festa: non c’è una lampadina (alogena!) spenta, in bagno, sulla cappa, in mansarda (loro hanno un Kentuky a noleggio, stessa nostra pianta) e se vogliono tirare domattina è meglio che ne spengano un paio.

A questo punto noi ceniamo, è una sera perfettamente stellata e senza luna, attorno a noi ci sono delle auto di astrofili con dei potenti cannocchiali che scrutano il cielo, fuori fa freschino, ci copriamo un pò, ma poi andiamo a dormire, contenti di essere in un posto così particolare.

11/08/2010

Ci svegliamo un pò presto, verso le ore 7.30, l’intento è di andarmene prima delle fantomatiche ore 8, quando qui ci sarà il delirio di auto; facciamo subito e volentieri una bella colazione, c’è un bellissimo sole caldo ed il fresco di ieri notte sembra lontano anni luce.

Il senso di libertà a Piscinas.

Stiamo finendo di fare colazione quando sento bussare, mi aspettavo il custode, invece mi compare Nadia, un’amica di Facebook del Gruppo Rimor Superbrig, che ha riconosciuto il mio camper e voleva salutarmi; la cosa mi fa davvero piacere, tanto che, seppur salutando anche il marito sul loro Superbrig, mi dimentico anche di omaggiarli della nostra bandierina … gliela spedirò per posta, perché ormai anche loro scappano via veloci verso Sud.

Il parcheggio al mattino.

I due cartelli di divieto.

La strada enormemente larga.

Salutiamo anche noi il camper a noleggio con tutti i  loro occupanti, non è facile vivere in un camper in 6, tanto più se si è a noleggio, questo cerco di spiegarglielo, ma … chissà se sono stato chiaro.

Il primo guado torrente Piscinas.

Il secondo guado torrente Rio Piscinas.

Mentre ci stiamo preparando per partire, oltre alle solite auto che stanno arrivando, arriva anche un camper con la moglie al volante ed il figlio in cabina di guida, il marito arriva con la Harley Davidson e la parcheggia al mio fianco: un pò i due simboli di libertà, uniti in un posto così particolare.

Il Rio Piscinas.

Ci muoviamo, ormai il sole è alto e vorrei trovare un posto davvero particolare dove godermi una giornata di mare e sole; ritornando sulla strada sterrata, ritorniamo fino al fantomatico cartello di divieto, oltre a quello solito di campeggio, c’è quello della larghezza di mt.1,90 assolutamente assurdo, chissà che cartello avrebbero dovuto mettere in città.

Le dune attorno.

La natura attorno a noi.

Giriamo a sinistra, verso Nord e troviamo subito il primo guado, il torrente Piscinas, con l’acqua molto bassa e limpida, in poche parole una pozzanghera; dopo 100 metri c’è il secondo guado, quello del torrente Rio Piscinas, dalle caratteristiche acque rosse, sempre con pochissima acqua.

L'ampiezza del Rio Piscinas.

La nostra posizione.

Le acque rosse del Rio Piscinas.

Qui mi fermo un pò per guardarmi attorno, ho visto un’auto passare sull’argine e questo mi ha incuriosito; scendo a perlustrare a piedi, non si sa mai, ci sono ovunque tracce di cacciatori, inconfondibili i loro bossoli delle cartucce.

Uno dei pilasti abbattuto.

La foce del Rio Piscinas.

La spiaggia davanti a noi.

Decido che si può passare, o almeno possiamo provarci, le ragazze mi guardano un pò sorprese, più che altro Maria Rosa, perché Marta sa che quando punto un’idea, è facile che arrivo in fondo.

I I resti della casa attorno alla foce.

L'assenza di persone in spiaggia.

Le concrezioni di calcare.

Seguo l’argine con circospezione, il passaggio è solo vagamente segnato, ma è in piano, ci sono più punti dove guadare di nuovo, ma io proseguo su questo versante Nord, scorgo uno spiazzo prima dell’ultimo guado, poi sarebbe impossibile continuare ().

Un nodo di una cima lasciata dalla mareggiata.

Il golfo di Piscinas.

La muffa strana sull'albero.

Mi posiziono pronto per il ritorno, non so come sarà l’afflusso di auto e poi scendiamo a curiosare a piedi; a fianco ci sono le acque del torrente che sono completamente rosse, in modo inquietante, sembra un film dell’horror, facciamo molta attenzione a non bagnarci con quelle acque.

Alcune reti abbandonate sulla spiaggia.

Le due sirene.

Il nostro passaggio da Piscinas.

Non dobbiamo passare sull’altro versante, ma continuiamo verso il mare, con noi tutte le nostre attrezzature balneari; arriviamo dove ci sono dei pilastri, o quel che resta di una struttura di contenimento, probabilmente l’hanno fatta saltare, i pilastri sono in possente cemento armato ed uno è ormai solo un ricordo di quel che era.

{Successivamente veniamo informati che quei pilastri sono ciò che resta dei sostegni della diga che doveva contenere le acque inquinate del Rio Piscinas per non farle entrare in mare durante i 15 giorni del passaggio dei tonni al largo, periodo in cui venivano pescati e che sarebbero morti per avvelenamento.}

Le concrezioni calcaree.

Le rocce oltre la sabbia.

Il sale al sole.

Il torrente diventa un preoccupante laghetto rosso e quando arriva in spiaggia, s’insabbia sparendo dalla vista, mentre tutto attorno la sabbia passa da un colore rosso vivo al suo colore naturale, anche qui cerchiamo di non entrare in contatto con questi colori.

La calca vicino all'albergo.

Il pilastro abbattuto sul laghetto rosso.

Il ritorno al camper.

Noi decidiamo di proseguire verso Nord, la spiaggia è totalmente deserta e da qui si vede la vastità verso Sud; passiamo a fianco di quel che resta di una vecchia casetta, anch’essa fatta esplodere, a giudicare dalle macerie sparse ovunque attorno.

La doccetta esterna

La vista a pranzo.

Il canadair in volo.

La spiaggia tende a finire sulle rocce di origini laviche, che ormai troviamo frequentemente, così torniamo indietro ed arriviamo fino al famoso albergo, incontrando sempre più una calca incredibile di persone.

Il colf di turno.

La strada asfaltata.

La boscaglia sul mare.

Passiamo una bella mattinata al sole e così rientriamo anche un pò in ritardo per il pranzo, non abbiamo nessuna fretta; mentre l’acqua bolle per la pasta ci dedichiamo una bella doccetta esterna, senza sapone, così da mettere alla prova la novità di quest’anno.

Il punto sosta sul mare.

Il tacco di Montevecchio.

L'ingresso serale nel sito minerario.

Alla fine del pranzo assistiamo ad un passaggio di alcuni canadair che vanno i mare per rifornirsi, speriamo che non siano incendi molto importanti; verso le 16 riprendiamo il nostro spostamento in direzione Nord, in poco tempo ritorniamo sulla strada asfaltata che costeggia il mare.

L'ingresso nel cortile.

Il camper in miniera.

Alcune strutture minerarie esterne.

Passiamo vicino ad alcuni punti di sosta per camper, sembra in sosta libera, ma noi siamo ancora troppo vicini e poi vogliamo andare a Montevecchio, la nostra sete di sapere di più sulle miniere ha bisogno di dissetarsi.

Il castello di discesa.

Il gruppo in visita.

Alle ore 18,30 siamo a Montevecchio, andiamo all’ufficio informazioni e scopriamo che possiamo andare subito a visitare il primo sito dei tre da visitare, lasciando a domattina gli altri due.

I carrellini per il materiale.

La pompa per l'aria in miniera.

I macchinari per l'ascensore.

Andiamo a visitare il castello di discesa della miniera di Piccalinna e tutto il suo comparto esterno: questo era il castello principale dove venivano calate le due gabbie che nel tempo si sono modernizzate.

Alcuni attrezzi ed un generatore.

La tabella con i segnali.

Le cinghie di tenuta delle gabbie.

Ci sono tutti i macchinari di superficie necessari per mantenere in vita i minatori, come il compressore per l’aria che serviva anche per far funzionare i martelli pneumatici sotterranei, oltre che altri macchinari e carrelli.

La torre di discesa.

Le due gabbie di discesa.

Il piazzale del sito minerario con la laveria.

C’è anche una tabella con i codici che servivano per comunicare, dal sottosuolo a suon di squilli, con il manovratore della struttura; purtroppo anche qui potevano incorrere dei guasti che portavano ad inevitabili danni sulle persone, anche se, proprio qui a Montevecchio, gli incidenti mortali erano di molto inferiori con la media non solo regionale, ma anche europea, negli scavi minerari d’epoca.

Il materiale di scarto accumulato.

Un vecchio schiacciasassi dell'epoca.

La porcilaia nell'agriturismo.

Finiamo la visita ritornando sul piazzale, dove ci sono anche dei cumuli di materiale inerte per futura memoria; quando la miniera era attiva, questo scarto veniva riportato nelle gallerie, in modo da non impegnare altro spazio esterno, questo presente però è rimasto qui e mi sa che qui rimarrà nel tempo.

La sosta anche notturna all'agriturismo.

Lasciamo il piazzale e ci rechiamo presso un agriturismo, ce l’ha consigliato la guida per il menù di questa sera: maialino arrosto e brasato di pecora; purtroppo non ci accorgiamo che ci sono un paio di cervi che si sono nascosti tra le strutture abbandonate della miniera, alla sera si avvicinano alle abitazioni per cercare il cibo, in questa zona non è una cosa rara.

l'agriturismo e le ragazze che si comparano la tintarella.

L’agriturismo è poco distante dal paese e decidiamo di fermarci qui anche per la notte, il parcheggio è vuoto e mi metto comodo, cercando il piano naturale, senza i cunei, così potremmo dormire qui ed io potrò gustarmi il buon vino del posto, mirto compreso.

La nostra tavolata.

Ci accomodiamo in un tavolone unico e grande, ci sono anche altri ragazzi che stanno usufruendo del locale anche come albergo e ci assicurano che ci troveremo bene; iniziano le portate ed intanto ci si scambia anche qualche racconto sulle ferie di ognuno ed il nostro girovagare sardo viene molto apprezzato.

Il maialino.

Passiamo in rassegna l’antipasto ed onoriamo il primo con i “malloreddus” con il dovuto impegno, ci siamo riproposti, prima di entrare, che saremmo stati parchi, ma appena arriva il secondo, è stato un attimo dimenticare tutto e dedicarci prima al maialino e poi alla pecora.

Dopo il dolce  ci deliziamo con un ottimo bicchierino di mirto fatto in casa, perfettamente freddo ed alcolico al modo giusto, tanto che ci sta anche il bis; restiamo un pò a parlare con alcuni ragazzi, comodamente seduti nel patio e poi andiamo a dormire, la strada è vicina, ma da qui non passa nessuno.

12/08/2010

Ci svegliamo alle ore 8 perché dobbiamo essere “in miniera” alle ore 9,30; la notte è stata fantastica, tranquilla senza nessun rumore, tanto che nel pieno del sonno sono stato svegliato da un bramito di un cervo che era fermo proprio qui davanti e rispondeva al richiamo di un altro cervo in lontananza.

La torre di Sant'Antonio.

Dopo essere passati dall’Ufficio Informazioni, andiamo subito al sito minerario vicino a quello di ieri sera, c’è da dire che la visita alla galleria mineraria è sotto la responsabilità dell’ente Igea che controlla anche il mantenimento in sicurezza di tutti i siti minerari da visitare, mentre le strutture esterne sono a totale carico dell’ente locale e comunale di Montevecchio.

Questo sito si chiama Galleria Anglo-Sarda, la prima concessione mineraria rilasciata a Giovanni Antonio Sanna, dal re Carlo Alberto nel 1848 e da questo sito si è espanso poi tutto il resto delle miniere; saremo a circa 50 mt sotto terra, mentre il pozzo è profondo oltre i 600 mt di cui 180 mt sono sotto il livello del mare.

La torre merlata, quella di ieri, era stata successivamente restaurata ed elettrificata nel 1919 e per questo si era deciso di riportare il materiale inerte nel sotto suolo, così da rendere più agibile lo smaltimento.

Anche qui ci vengono consegnati i sotto caschi e gli elmetti e dopo una veloce spiegazione di cosa accadeva a quei tempi, saliamo sull’ascensore che ci porterà al 1° livello, l’unico ancora agibile, su 14 esistenti, di cui 10 scendono da questo pozzo che è stato chiuso nel 1988.

Ovviamente l’ascensore è ammodernato con tutti i sistemi di sicurezza di oggi, ma questo non basta per placare un pò di pensiero, le rocce sono a pochi centimetri da noi e qui scendevano le persone senza nessuna protezione.

Quando arriviamo nell’atrio la nostra guida, uno degli ultimi minatori rimasti che segue la manutenzione della galleria con il suo compagno che è rimasto in superficie, ci fa ambientare illustrandoci dei minerali esposti, frutto delle coltivazioni {si chiamavano in questo modo le miniere} del tempo di attività estrattive.

(Se compare una pubblicità sulle diapositive, cliccare sulla X per chiuderla, grazie)

La galleria prosegue in un buio fondo, ci sono solo le notre lampade ad illuminare l’ambiente, ci sono i soliti manichini che ci confortan0, ma attorno è molto umido, ci viene spiegato che qui c’è dell’umidità molto acida, i carrelli ed i materiali ferrosi sono irrimediabilmente corrosi dopo soli 7 anni che sono stati lasciati qui, mentre quelli fuori sono solo arrugginiti, ma integri.

Ci viene illustrato del cemento che, nonostante sia qui da 2 anni, è ancora fresco e non riesce a solidificare, per fortuna non è una parte importante di contenimento; mentre camminiamo ci spiegano che a suo tempo sono state issate delle palizzate di castagno, l’unico legno che può resistere in questo posto ed è stato importato dalla Toscana.

Ci sono paratie di vari tipi: solo laterali, solo sul soffitto od entrambi i casi se il terreno è particolarmente instabile, e tutto è ancora puntigliosamente controllato ogni giorno da loro due, ovviamente solo in questo primo livello; sul pavimento c’erano i binari che ora logicamente sono stati tolti per ragioni di sicurezza, mentre ai lati del piccolo camminamento c’è ancora lo scolo dell’acqua che continua a scorrere, magari gocciolando, ma è sempre presente.

Ogni tanto ci sono delle vene di quarzo, nemico principale del minatore, così come si vedono anche altri materiali che inevitabilmente si ossidano al contatto con l’aria e l’acidità; c’è anche una galleria franata e lasciata lì per farla visionare, così come ci sono anche altre diramazioni ormai chiuse perché insicure e troppo dispendiose per manutenerle.

E’ stato appositamente lasciato un manicotto di ventilazione, patetico alla nostra vista, ma indispensabile per i minatori di allora per aiutare a convogliare l’aria pulita dai fornelli che comunicavano con la superficie; ogni fornello poteva essere percorso con le scale per risalire in caso di emergenza, immaginiamo cosa poteva essere salire a piedi 600 mt dal fondo, con le scale e l'”emergenza” che incombeva.

Alcune parti dei legni di copertura di un soffitto riportano la stessa muffa che abbiano trovato sulla spiaggia di Piscinas, incredibile trovarla in due posti così particolari e completamente diversi fra loro; in un angolo scorgiamo anche una pozza di acqua rossa, questa è la stessa acqua rossa del Rio Piscinas.

Ad un certo punto usciamo dalla galleria “Anglo – Sarda” e ci troviamo in un piazzale di transito, attorno abbiamo dei macchinari sovrastanti e più in la entriamo in una galleria relativamente nuova, serviva per il trasporto più veloce del materiale verso l’ascensore.

Qui le pareti sono contenute in lastre di metallo forato, molto più moderno, sicuro e di più facile manutenzione: si svitano alcuni bulloni e si cambia il pezzo; ritorniamo all’ascensore, carichi di apprensione per quel modo di lavorare che è perdurato per oltre 100 anni, dentro questa e chissà quante altre montagne.

Quando siamo fuori ci accorgiamo che abbiamo dei segni arancio sui vestiti, Maria Rosa ha una giacca impermeabile e bene o male viene via, ma la mia maglietta ha una bella macchia sulla schiena {lavandola a casa non è più venuta via!}.

Ritorniamo presso l’ufficio informazione per le altre due visite: Sant’Ambrogio, gli alloggi dei minatori e la Direzione dei cantieri Sanna, residenza della stessa famiglia Sanna per molti anni.

Questa mattina il tempo era un pò nuvoloso e scorgiamo che, durante la nostra visita, ha anche piovuto abbondantemente, ora sembra ancora solo nuvolo, abbiamo avuto davvero fortuna incontrare la pioggia giusto in questo periodo del nostro percorso.

Gli alloggi sono presso la Torre Sant’Antonio che abbiamo visto ieri, l’edificio è stato ristrutturato cercando però di mantenere lo stile dell’epoca, così come gli arredi, non erano tutti originali di qui, ma sono stati racimolati in varie case dismesse o distrutte nell’abbandono dell’impiego minerario.

Quello che appare è uno spiccato senso di convivenza tra le famiglie che avevano gli uomini impegnati in miniera, sempre che non avessero una casa singola ed individuale tra le colline vicine; in questi alloggi potevano convivere più famiglie, con una sola cucina ed un solo bagno a dir poco minimalista.

Successivamente andiamo a vedere una piccola esposizione di alcuni strumenti: per lo studio minerario, per la trivellazione, uno spaccato del pozzo con i 10 piani sottostanti dei 14 esistenti, ma gli altri 4 sono stati scavati oltre la linea del pozzo centrale; c’è anche una antica carrellata di alcuni prodotti finiti dei minerali estratti.

C’è un catalogo d’epoca che ne illustra le qualità, così come ci sono anche i famosi pallini di piombo di Montevecchio, che servivano per caricare le cartucce da caccia; a quell’epoca, nel fior fiore dell’attività mineraria, era anche in voga una moneta locale ed esclusiva della “Miniera”.

Nel cortile interno.

La fontana dedicata a Serapis.

Le volte del soffitto affrescate.

In pratica alcuni minatori erano costretti all’utilizzo per forza quella moneta, non vedevano mai neanche un soldo reale in vigore ufficiale, poiché doveva essere utilizzata per forza nello spaccio o nei vari servizi interni al mondo minerario (scuola, alimentari, legna, ecc.), mentre non veniva riconosciuta in nessun’altra parte del paese.

Il busto dedicato a Sanna.

I corridoi interni.

La sala da pranzo.

Ritorniamo all’Ufficio Informazioni per effettuare l’ultima visita: la palazzina della Direzione delle miniere, posta proprio davanti; questa palazzina era stata utilizzata nel passato, nei piani bassi per l’amministrazione delle miniere di proprietà Sanna, nei piani alti come abitazione proprio della famiglia Sanna e della servitù a loro dedicata.

La credenza.

Il caminetto e lo specchio.

La porta del montacarichi originale.

Attualmente la palazzina, rettangolare su tre piani, è ancora interessata da importanti opere di restauro e manutenzione, ma è ancora possibile visitarla con la guida; mentre siamo nel cortile interno e ci vengono date informazioni importanti per la visita, possiamo ammirare: le ora perfette condizioni degli affreschi dopo i primi restauri, la fontana dedicata alla divinità greca Serapis, protettrice del sottosuolo e da cui deriva il vecchio nome di Montevecchio (“Gennas Serapis”) ed il busto dedicato al fondatore Sanna.

La scala originale.

La cucina dei domestici.

La cucina dei domestici.

Saliamo ed iniziamo la visita dei piani alti, quelli padronali: visitiamo subito la sala da pranzo, imbandita come a festa; ci viene spiegato che è stata eseguita una puntigliosa cernita di pezzi d’epoca, tra mercatini di antiquariato italiani e francesi, pertanto ciò che vedremo non saranno gli stessi oggetti utilizzati dalla famiglia Sanna, ma di sicuro saranno stati probabilmente molto simili, visto la loro passione e la loro ricercatezza per gli oggetti di classe.

Una parte della cucina.

L'altra parte di cucina.

La ghiacciaia.

La raccolta dell'acqua calda.

Quelli che però sono ancora in materiale originale, sono gli sportelli dei montacarichi, le scale e tutti gli infissi, oltre alla stanza blu che vedremo più avanti; a fianco della sala da pranzo padronale c’è un’ala dedicata interamente alla servitù, quindi un’altrettanta bella sala da pranzo e cucina, con una curiosa ghiacciaia d’epoca.

Il monta carichi.

La sala del fumo.

La lavanderia.

Per produrre la lisciva.

Con questa cucina economica veniva anche prodotta l’acqua calda, che poi veniva conservata e diffusa per tutto lo stabile, oltre alla stanza apposita per la produzione di lisciva ed altro detergente, sempre da parte della servitù che spesso viveva tra queste mura.

La stanza di una cameriera.

Il cortile interno dall'alto.

Le scale sontuose.

Scendiamo di piano attraversando le scale sempre sontuose con la passerella rossa, e ci dedichiamo alla visita delle sale delle riunioni di lavoro,  alcune stanze era adibite ad ufficio, altre erano dei propri salottini per poter incontrare con la dovuta privacy delle persone, senza interferire con chi già occupava le stanze adiacenti.

Alcuni affreschi nel corridoio.

Una saletta di riunioni.

Un altra saletta.

Poi entriamo in quella che è considerata la chicca del palazzo: la stanza blu, appunto dal colore delle pareti e con gli affreschi sul soffitto contenente lo stemma delle miniere; in questa sala è ancora quasi tutto come in origine, di sicuro gli infissi, gli specchi ed il mobilio è fortemente fedele a ciò che c’era stato, questo grazie alle stampe ed alcune fotografie d’epoca.

La sala del biliardo.

La sala blu.

Il piano vicino alle finestre.

Il camino con lo specchio antico.

In effetti questa stanza trasmette qualcosa di particolare e meno finto, rispetto alle altre che abbiamo visto, sarà il colore, la disposizione delle cose, sembra tutto un pò più a portata d’uso e non solo un palcoscenico creato appositamente.

I divani di velluto rosso.

Il soffitto con i marchi della miniera.

Una delle due ancore romane.

Dopo questa visita scendiamo di nuovo in cortile per terminare il percorso, passiamo a fianco di un paio di ancore dell’epoca romana ritrovate davanti a Piscinas (questo a dimostrare che già dai romani, c’erano le miniere che funzionavano) e siamo di nuovo in strada; il tempo è migliorato molto, così riprendiamo il nostro cammino, riprendendo il camper parcheggiato davanti al vecchio ospedale.

Il parcheggio davanti al vecchio ospedale.

Il palazzo della direzione.

La palazzina dell'Ufficio Informazioni.

Durante la visita abbiamo appreso che c’è un’altra struttura mineraria che serviva come colonia per i bambini, di si trova a Funtanazza, sul mare, purtroppo è decadente e non si può visitare all’interno, ma abbiamo deciso di farci un giro, sono le ore 13 e mangeremo là.

La colonia "Casa al Mare".

La piscina olimpionica abbandonata.

La nostra vista mare.

La grande colonia fatiscente.

Arriviamo alle ore 13,30, siamo al Km 47.740 (), come lasciamo la strada ci immergiamo in un ambiente abbandonato, con molti cartelli di “divieto di accesso”, ignorati da tutti; c’è una bellissima, quanto non curata pineta, dove sono parcheggiate ovunque le auto all’ombra.

La spiaggia verso Sud.

Proprio sul mare c’è la struttura denominata “Casa al Mare“, ormai fatiscente e pericolante, transennata ovunque, ma anche le transenne sono datate qualche decennio fa e così i vandali hanno potuto distruggere ciò che il tempo non aveva ancora fatto in tempo o dandogli fuoco.

La spiaggia verso Nord.

Sull’estrema sinistra, in un parcheggio fatiscente, si sono sistemati dei camper, di sicuro le persone sono al mare, e noi non troviamo posto, non è certo l’ora ideale; ci spostiamo sull’altra estremità, verso Nord, anche qui ci sono auto in sosta, ma riusciamo a parcheggiare al lato della strada e pranziamo con vista mare.

Il cartello curioso.

Gli spogliatoi per i bambini.

La spiaggia è piena di persone, anche se non è un granché di sabbia, sembra ci sia posto per tutti; per accedere al mare si deve passare a fianco delle strutture fatiscenti e pericolanti della vecchia colonia marina, dove i bambini avevano a disposizione gli spogliatoi e i bagni, anche le transenne sono pericolanti, ma sembra che non importi a nessuno.

La nostra sosta per il pranzo.

Ovunque ci si muova c’è una transenna e ci sono pure i buchi per entrarci e proseguire lo sfascio, è un peccato: questa struttura poteva essere ancora utilizzata, o quantomeno preservata per futura memoria, com’è già accaduto per altre antiche situazioni analoghe, come il Villaggio Crespi di casa nostra.

Il tempo finalmente sta volgendo al bello, così dopo pranzo c’incamminiamo sul nostro percorso, non abbiamo idea di preciso dove ci fermeremo per la notte, ma di sicuro non qui, è troppo triste per pernottare.

Tra i posti da vedere che avevo segnato c’è anche Marceddi, senza nulla di particolare e dopo uno sguardo alla cartina, considerato che non siamo molto distanti, propongo questa meta e poi vedremo sul percorso cosa fare.

L'accesso con la piazzetta.

Percorriamo tranquillamente la SP65 che ci porta nel pieno di questa zona di paludi che circonda il paesino; invece di circumnavigare lo stagno che lo precede, il navigatore ci fa giustamente prendere uno strettissimo ponte in muratura che sovrasta l’intero specchio d’acqua ().

L'ingresso sul ponte stretto.

L’approccio al passaggio è molto suggestivo: è una strada dritta, ma molto stretta, non ci passano due auto, figuriamoci la nostra stazza; per questo attendo sulla piazzetta del varco a Sud, il momento giusto per occuparlo e poi procedo.

Le vie di Marceddi.

Attorno c’è l’acqua, del mare a sinistra e dello stagno a destra, ogni tanto, quando ci sono dei piccoli spazi laterali per le chiuse, ci sono delle persone che ci guardano come fossimo marziani e questo a noi fa molto ridere.

Dall’altra parte c’è Marceddi, un paesino di pescatori, con una sola strada asfaltata che lo percorre, ma attorno ci sono altre stradine bianche che si intersecano tra loro.

La strada verso le chiuse.

Non c’è null’altro di particolare e per questo continuiamo verso Arborea, cercando la sua Marina; da questa parte iniziano una serie di stradine tutte rigorosamente perpendicolari fra loro.

Le chiuse sullo stagno.

Sulla guida turistica apprendiamo che Arborea è una città creata nel 1928 da Mussolini, dopo aver bonificato completamente l’area paludosa e debellato la malaria, per questo ora ci sono queste strade tutte dritte e perpendicolari, che non sono mai esistite prima.

La pineta prima di Arborea.

La chiesa di Arborea.

Ne prendiamo una per dirigerci ad Arborea, passiamo tra una vasta e ben curata pineta ed arriviamo in città, molto ben tenuta e molto particolare; parcheggiamo in una via traversa della piazza Maria Ausiliatrice, la piazza della chiesa, siamo in disparte e non sul traffico, sono le ore 17,30 e siamo al km. 47.772 ().

Gli alberi in piazza.

Il davanti della chiesa.

L'interno.

Scendiamo a fare due passi, questa piazza è molto accogliente, ci sono degli alberi enormi che danno un bel senso di fresco; visitiamo anche l’interno della chiesa, ordinata e ben illuminata.

Il municipio.

Il canale con le ninfee.

La nostra sosta ad Arborea.

Decidiamo di cercare un supermercato per rifornirci un pò, così prendiamo lo spunto di allargare il nostro giro a piedi; passando davanti al municipio, dall’altra parte della strada statale troviamo un discount e facciamo la spesa, passiamo anche sopra ad un canale pieno di ninfee che purtroppo non sono fiorite.

La seconda chiusa.

Riprendiamo il nostro viaggio, vogliamo andare al mare, ma sembra che tutto questo labirinto di vie rettangolari sia riuscito ad ubriacare anche il navigatore; passiamo anche da un’altra chiusa, in pratica troviamo si il mare, ma anche una piccola discarica a cielo aperto … che peccato.

La costa sul mare con il bunker (che non si vede!).

Il parcheggio notturno a Marina di Arborea ...

... davanti al mare.

Qui vicino c’è anche un vecchio bunker di difesa della seconda guerra, ma è troppo lontano per visitarlo e non ci fidiamo a lasciare il camper in questo spiazzo; finalmente troviamo la via giusta ed arriviamo alle ore 19.30 a Marina di Arborea ().

Il camper dalla spiaggia.

La spiaggia a Sud ...

... e a Nord.

Come arriviamo sul mare incontriamo sulla nostra destra una AA sotto la pineta, scopriamo poi che si pagherebbe €12 a notte + € 5 per il carico e scarico e se si vuole la corrente, c’è una tesserina magnetica ricaricabile da usare nella colonnina.

A me però l’idea non va, oltre ad essere in ombra ed al buio, preferisco scegliere il parcheggio più avanti di 50 mt, in riva al mare e libero; anche qui si paga, ma dalle ore 8 alle ore 20, pertanto adesso è gratuito.

Il tramonto.

Maria Rosa e le carte.

Anche questa sera c’è un bellissimo sole che sta scendendo oltre l’orizzonte, giriamo un pò sulla spiaggia per goderci questo panorama, il parcheggio è pressoché vuoto e mi sistemo vicino ad una fontanella, non ne abbiamo bisogno, ma è bello essere in questo posto.

Vicino alla fontanella.

Per la cena le ragazze divagano sul da farsi, e mentre stanno scegliendo con particolarità quale tipo di verdura degustare, io annuncio al popolo che andrò a prendermi una pizza alla pizzeria che abbiamo di fronte; la notizia le ha sconvolte … “ma come, con tutta la spesa che c’è?”, io però non demordo e così vado a prendere le pizze, perché alla fine anche loro hanno ceduto alla mia idea.🙂

Mentre mangiamo sentiamo arrivare altri 3 camper, sembrano francesi, almeno parlano francese, sono in tanti con ragazzi e ragazze dai 10 ai 20 anni; hanno una strana idea del muoversi in camper: si sono messi a ferro di cavallo con i camper e dentro hanno agganciato i tavolini e sedie per fare una bella tavolata e pizze per tutti.

Ovvio che s’è creata una certa confusione, per fortuna qui non c’è nessuno e non c’è molto fastidio; dopo cena usciamo e ci accorgiamo che i camper sono italiani e sono a noleggio, le sedie hanno ancora i cartellino del prezzo attaccati.

Quando rientriamo dal nostro giretto, loro stanno andando a dormire, chiudendo tutto e risistemandosi a dovere; meglio così, non mi andava di fare il “noioso”.

Per la cronaca: sono dovuto impazzire perché il cassetto delle posate si era bloccato, smontando anche le guide del cassetto da sotto, causa un’accidentale apribottiglie incastrato.

Ci facciamo una partita a carte e poi andiamo a dormire, qui c’è un ottimo silenzio che ci cullerà nella notte, c’è anche una leggera pioggerellina, ma nulla di fastidioso.

13/08/2010

E’ dalle ore 7 che c’è un notevole casino fuori dal camper, ci sono i ragazzi francesi che stanno facendo il cinema nella fontanella; però alle ore 8 non ce la faccio e scendo a lamentarmi, assieme a noi, si stanno lamentando anche i due del camper a fianco.

Lo stato della fontanella.

Loro fanno finta di niente e spariscono, ritirandosi nel loro camper, ma davanti a noi c’è una situazione davvero ignobile: un enorme lago impedisce a chiunque di utilizzare la fontanella, senza considerare la schiuma dello sciampo che galleggia.

Facciamo colazione con un pò di nervoso, noi e l’altro camper siamo stati attenti a non dare fastidio, dentro i nostri stalli, con tutto chiuso ed adesso sono arrivati questi 3 camper a fare un casino indescrivibile ed ora può sembrare che siamo stati noi a fare quel casino.

Mentre ci prepariamo per andarcene, scendo a buttare la spazzatura e scopro che i 3 camper francesi si sono spostati più in la e stanno ancora facendo un casino immane in strada; a questo punto mi avvicino a loro, io non parlo francese e scopro che loro non sanno una parola di italiano, l’inglese è maccheronico per tutti.

La sosta al mattino.

Con molta calma spiego loro che quello che stanno facendo è  passibile di multa od anche peggio, loro non hanno idea di che cosa vuol dire “camper”, è la prima volta che lo stanno noleggiando, sono arrivati sull’isola ieri pomeriggio ed hanno noleggiato i 3 camper, senza che nessuno abbia spiegato loro che cosa non potevano fare.

Non so come, ma hanno perfettamente capito la situazione ed il loro imbarazzo era visibile, si sono scusati con me e mi hanno “promesso” di stare più attenti; quando me ne sono andato ho visto che stavano riponendo in silenzio i loro tavoli e le sedie e si stavano preparando per partire.

Peccato poi che abbiamo scoperto che una delle ragazze più grandi è andata a fare i propri bisogni (grossi!) nel campo, coperta dal cespuglio verso i suoi parenti, ma con le chiappe al vento verso la nostra vista: che avessero le cassette piene?

Alle ore 8,30 arriva “puntuale” l’ausiliaria del traffico per riscuotere il soldo del parcheggio, le pago un’ora di sosta in quanto partiremo verso le 9, lei non voleva neanche farci pagare, ma io insisto e le spiego che quel casino l’hanno fatto dei camperisti francesi, con dei camper a noleggio, che sono arrivati lì nella notte e che quindi non siamo stati noi italiani che abbiamo lasciato sporco.

Il 2° CS di Oristano.

Come previsto alle ore 9 ci siamo messi in movimento verso Oristano, dobbiamo fare CS e voglio provare l’altro CS dei due comunali gratuiti a disposizione; arriviamo alle ore 10, impostando il navigatore arriviamo in un attimo, senza nessun problema, il piazzale è molto ampio e ci sono dei camper in sosta, forse hanno passato qui la notte, lo spazio c’è; siamo al km. 47.801 ().

L'intero piazzale del CS.

Anche questa volta siamo in coda, è anche ovvio,questi due CS sono di sicuro i migliori della zona e chi li conosce ed è vicino, non può fare a meno di passarci.

Appena possibile riprendiamo il rientro a Cagliari, vogliamo visitare un pò anche questa città; qualche ora non è di certo il tempo giusto per vedere una città, ma intanto questo è il tempo che abbiamo a disposizione.

Arriviamo a Cagliari alle ore 12, come avevo letto su CoL, trovo parcheggio al porto, è completamente vuoto, o meglio ci sono pochissime auto e così mi defilo e mi metto in pieno sole; chiedo attorno per il pagamento del ticket, ma un ragazzo della manutenzione mi risponde che “oggi non si paga”, anche su mia insistenza, non mi spiega il perché; siamo al km. 47.895 ().

Il parcheggio al porto di Cagliari.

La città alle nostre spalle.

C’è molto sole e c’è anche un pò di caldo, sarà anche l’ora, ma non ci da fastidio; affrontiamo così la città partendo dal mare e salendo per la scalinata; troviamo per prima la cattedrale di S. Maria, un’imponente chiesa calata in uno strettissimo dedalo di stradine ed alti palazzi d’epoca.

La fontana al porto.

Piazza Costituzione

Parte del panorama sulla città.

Da fuori non si direbbe, ma l’interno è molto ben decorato; come entro sono accolto dalle note di un organo impetuoso che sta suonando, cerco l’organista e lo trovo che sta provando qualcosa, non so cosa, ma quel suono è davvero coinvolgente.

La città verso Est ...

... e verso Ovest.

Inizio a guardarmi in giro, piacevolmente avvolto da quella musica, sembra che le opere stesse si muovano in armonia di quelle note, ci sono due leoni di pietra che sostengono l’altare centrale e le pareti con vistosissime opere di marmo e quadri.

La piazza sopraelevata.

Verso il mare.

La città vecchia.

Visitiamo anche la cripta, nel sotterraneo c’è la volta che è completamente riempita di piccole cripte con effigi diverse, purtroppo non ne conosciamo il loro significato.

Una via stretta.

Una sola facciata di un palazzo.

La cattedrale di S. Maria.

Ritorniamo all’esterno, sulla piazza che ospita la chiesa, attorno ci sono molti palazzi vecchi, alcuno li stanno demolendo, sembra una città dopo un bombardamento.

La parte centrale della cattedrale.

Le canne dell'organo di destra ...

... e quelle di sinistra.

Ci muoviamo nelle lunghe e strette vie, passiamo tra le antiche torri di S. Pancrazio e dell’Elefante, sono torri particolari perché sono presenti solo le pareti esterne, con dei tralicci di metallo per salirci sopra.

la parte sinistra della chiesa.

L'organista che sta provando.

La navata di sinistra.

L’ora è quella del pranzo ed in giro non ci sono molte persone, fa anche caldo e molti negozi sono chiusi, un pò anche per le ferie; abbiamo una cartina della città, dove decidiamo di andare a vedere l’anfiteatro romano.

Il soffitto.

Il leone di pietra.

La piazza esterna alla chiesa.

Quando lo troviamo, è chiuso al pubblico, ma dalle transenne possiamo vedere le strutture utilizzate per qualche spettacolo estivo, magari serale.

Una delle torri cave.

Le mura antiche della città.

Gli stagni dietro la città.

Ripassiamo davanti alla chiesa di S. Martino, chiusa per restauri e poi, più per la mia insistenza che altro, ci fermiamo a pranzare: sono le ore 14 passate ed ho fame; le ragazze si abbuffano con delle insalate, io scelgo un ottimo piatto di spaghetti al ragù.🙂

Il mare davanti alla città.

L'inizio di un'altra stradina.

L'altra torre cava.

Ormai si sta avvicinando l’ora dell’addio, ritorniamo al porto e quindi al camper, è quasi il momento della partenza di Maria Rosa.

Il lauto pasto.

La porta di S. Michele.

La chiesa di S. Michele.

Passiamo davanti al palazzo della Regione Sardegna, un bel palazzo che si nota subito sul lungomare a due passi dal porto; diamo un pò di tempo a Maria Rosa per prepararsi, del resto lo spazio per disperdere le cose è limitato e poi partiamo per l’aeroporto.

L'anfiteatro romano ...

... immenrso nella città ...

... e nel verde.

Arriviamo a Cagliari Elmas alle ore 16.30, giusto un’ora prima della partenza, parcheggio come la settimana scorsa nel parcheggio dei bus, sarà Marta che l’accompagna al gate, mentre io aspetto qui; ricompare ancora quella piccola auto citycar verdina, sempre parcheggiata in malo modo.

Il palazzo della Regione Sardegna.

L'aeroporto di Cagliari Elmas.

Il parcheggio di Solanas Sinnai.

Partita la nostra amica, è come se non fosse più come prima, è stato bello constatare quanto le sia piaciuta questa breve settimana, non era mai stata in un camper ed è stata bravissima ad integrarsi immediatamente nel contesto camperistico.

La spiaggia di Solanas Sinnai a Est ...

Riprendiamo il nostro percorso di circumnavigazione dell’isola, questa volta verso Est per poi risalire a Nord per l’imbarco ad Olbia; siamo in un orario un pò critico per trovarci a ridosso di una città importante come Cagliari ed attraversarla, anche se in una tangenziale, ci porta via del tempo, causa il traffico di fine lavoro.

... ed ad Est.

L’idea è quella di fermarci a Solanas Sinnai, sembra che si sia una sosta libera sul mare; quando arriviamo sono le ore 17,20 ci sono ancora molte auto sul parcheggio, oggi è una bella giornata ed il mare è ancora pieno di persone ().

Il divieto per il peso.

Purtroppo c’è un camion che ci impedisce di arrivare fino alla destinazione finale, devo tornare un pò indietro e parcheggiare defilato; però devo dire che questo non è certo un bel posto per pernottare in agosto, oltre alla marea di gente che c’è, c’è anche un bel divieto assurdo di transito per i vecoli superiori a q.li 25.

La costa verso Villasimius.

Senza tanti rimpianti riprendiamo la Sp 17, a questo punto non sappiamo bene dove passeremo la notte, ma di sicuro passerò a piè pari Villasimius e tutto il suo “territorio”, visto che il sindaco non vuole i camper, non comprendo perché i camperisti debbano fermarsi.

Purtroppo sono costretto a passare dal paese Villasimius e proprio in una stradina stretta ed in salita, incappo in un furgone delle patatine Pai che è parcheggiato male e mi costringe in una manovra da brivido: devo chiudere anche gli specchietti altrimenti tocco o lui o i paletti che delimitano il marciapiedi.

Punta Molentis dalla strada.

Passato questo comune ostile, in tutti i sensi, proseguiamo fino a trovare un promontorio che ci permette di osservare meglio la costa sottostante; scopriamo una caletta, Punta Molentis, riusciamo anche a trovare la stradina per entrarci, ma troviamo ancora il fatidico cartello abusivo di divieto di sosta per i camper dalle ore 22 alle ore 8.

Senza neanche pensarci due volte, giro i tacchi e riprendo la strada, ero convinto di essermi allontanato abbastanza da Villasimius, ma devo ricredermi.

Il primo parcheggio di Cala Sinzias sul mare.

Proseguendo arriviamo a Cala Sinzias, finalmente fuori dal “nemico”, qui trovo un parcheggio tutto dissestato, sulla destra, proprio in riva al mare; è caratterizzato da delle strisce di rafia verde poste per terra per delimitare gli stalli.

La spiaggia verso Ovest ...

Le auto sono quasi tutte andate e rimangono parecchi camper, uno appiccicato all’altro a ridosso della rete che delimita la spiaggia; scendiamo a piedi per una veloce ricognizione.

... verso Est.

Ci spiegano che in questo posto si paga, mentre più avanti c’è un parcheggio gratuito; a questo punto lasciamo il posto e ci rechiamo a 50 mt. sulla sinistra, troviamo subito l’accesso ed il parcheggio è completamente vuoto, con soli 4 – 5 camper sparsi: è il nostro posto per la notte!

La nostra posizione anche per la notte.

Alle ore 20 siamo al km. 47.893 (), a due passi dalla pineta che ci separa dal mare, meglio di così non si può, siamo anche in perfetto piano e probabilmente ci fermeremo due notti per via del ferragosto, è inutile trovarsi in posti magari troppo affollati.

Scendiamo a fare due passi in spiaggia, almeno finché c’è il sole, qui attorno non c’è molta vita serale o negozi da vedere; attraversiamo la pineta e ci troviamo di fronte una bella striscia di sabbia, ormai vuota dai bagnanti.

Il resto del parcheggio.

Purtroppo c’è un’aria un pò fresca, le previsioni annunciano il brutto e da come sta andando questa serata, c’è da crederci; torniamo al camper ed il piazzale è ancora più vuoto.

Nel parcheggio siamo rimasti solo i camper e neanche tanti, forse una decina, noi ci dedichiamo alla cena e a qualche partita a carte, prima di andare a dormire.

14/08/2010

Ci svegliamo alle ore 8,30, c’è una strana calma attorno a noi, come guardiamo fuori ci accorgiamo che c’è una pesante copertura di nubi minacciose, tempo di fare colazione e riprende a piovere; nella notte era già scesa un pò di pioggia, ma speravamo sinceramente che migliorasse.

Il passaggio nella pineta.

Ci attardiamo fino alle ore 11, ora in cui smette di piovere, così decidiamo di sfidare il mondo e di farci ugualmente una passeggiata in spiaggia; la troviamo pressoché deserta e tutto sommato è un aspetto che rende la visione particolare.

La spiaggia con i nuvoloni scuri.

Sulla spiaggia troviamo i resti di una evidente mareggiata notturna, è sempre curioso notare quanto il mare restituisca alla spiaggia durante queste espressioni di forza naturale; il tempo sembra voler migliorare, forse s’è reso conto che noi non vogliamo cedere.

Il ritrovamento del mollusco verde.

Troviamo anche uno strano mollusco, almeno lo è per noi che non conosciamo il mare: è come se fosse una spugna verde scura di gomma, vuota dentro e fortemente ancorata ad un pezzo di roccia, staccatosi da qualche scoglio al largo.

Il mollusco con il sasso.

Siamo un pò titubanti, potrebbe essere urticante, poi decidiamo di toccarla, e simpaticamente la rimettiamo nel bagnasciuga: sembra una caramella gommosa.

Le piante di fichi d'india.

Continuiamo a camminare sulla riva del mare, verso Est, arriviamo in un’altra spiaggia con molti più stabilimenti balneari e per questo torniamo indietro; passiamo davanti ad una moltitudine di pale di fichi d’india, sono ancora un pò indietro, ma ce ne sono davvero tanti.

La scogliera di liquirizia.

Il tempo sta migliorando, ogni tanto esce anche qualche timido raggio di sole e questo ci permette di allungare la nostra permanenza in spiaggia; passiamo sopra alcuni scogli molto particolari, sembrano un misto di strati di liquirizia e roccia.

Il mare turchese.

Ora il mare è abbastanza calmo e torna la trasparenza dell’acqua, un colore turchese che ricorda molto i mari tropicali; torniamo per il pranzo e ci concediamo un riposo fino alle ore 17, quando decidiamo di cercarci un ristorante sul mare per la cena.

Il parcheggio alla sera.

Troviamo il bar ristornate vicino al nostro parcheggio, ovviamente sul mare, abbiamo prenotato e ci presentiamo verso le 20 per una cena a base di pesce rigorosamente fresco.

Il pesce fresco.

Il locale sul mare.

Siamo in compagnia di molte persone, infatti non c’è più posto ed i posti sono tutti occupati, ci vengono servite le portate in modo semplice, ma il contesto è carino, siamo sul mare.

Dopo una piccola passeggiata ritorniamo al camper, domani è Ferragosto ed abbiamo deciso di fermarci qui.

15/08/2010

Questa mattina ci facciamo svegliare dal movimento nel parcheggio, sentiamo un pò più di traffico rispetto ieri, questa notte non ha piovuto, poco, ma qualche goccias c’è stata; sono le ore 9,15 quando facciamo colazione e ci spostiamo in spiaggia, il parcheggio è stracolmo di auto, si sono infilate in ogni posto possibile.

Il parcheggio affollato.

Nella pineta verso il mare.

La costa

A proposito dell’affollamento sulle spiagge previsto per oggi, ieri alcuni bagnanti ci hanno indicato delle calette verso Ovest, non accessibili con le automobili, così decidiamo di andarci a piedi visto che questa esplorazione sembrerebbe possibile.

La vegetazione bassa e mediterranea.

Un albero e ...

... "l'oasi di aria condizionata".

Seguiamo dei sentieri che portano ad una pista “tagliafuoco” che è stata fatta dopo l’ultimo incendio di qualche anno fa; le colline sono solcate da molte di queste larghe strade sterrate e da qui partono altri piccoli sentieri percorsi pressoché dai cacciatori.

Un'alta caletta nascosta.

Noi siamo in tenuta balneare, con i sandali e costume, un cappellino ed il marsupio, c’è in bel sole e vogliamo stare un pò in disparte dalla folle del Ferragosto; per fortuna ogni tanto troviamo delle “oasi di aria condizionata“, così chiamiamo scherzosamente l’ombra di alcuni alberi dove spira un pò di aria fresca e ristoratrice.

La torre saracena.

La situazione sta diventando un pò angosciante, non riusciamo a trovare nessun pertugio che ci porti verso il mare, neanche un piccolo sentiero in disuso, nonostante scopriamo moltissimi passaggi, ma inesorabilmente questi curvano prima di scendere verso il mare, riportandoci nella folta vegetazione mediterranea.

Cala Pira dall'alto.

Come punto di riferimento prendiamo l’antica torre di avvistamento, sapiamo che Cala Pira è subito sotto di lei; seguendo il sentiero carrabile, dove di sicuro è passato un quattro ruote, arriviamo anche a trovare dei i resti di un’antica abitazione, ormai abbandonata, ma sempre di nuovo ci troviamo nei rovi.

La jeep della Protezione Civile.

Ormai siamo molto vicini alla torre, sentiamo delle voci e ci pare di essere stati dispersi per chissà quanto tempo ed in chissà quale posto sperduto del mondo: sono passate due ore senza incontrare nessuno e senza sapere di preciso dove si stesse andando.

Le casette sulla spiaggia.

Giriamo attorno alla torre, ci sono altri bagnanti che sono venuti fin quassù dalla spiaggia; la torre è stata chiusa perché qualcuno ha cercato di risistemarla per farci qualche struttura commerciale, vista l’esposizione, chissà come si credevano di non essere scoperti.

Il riposo ...

Scendiamo sulla spiaggia e ci dirigiamo al chioschetto, ormai è l’una e ci rifocilliamo qui all’ombra, prima però ci concediamo un bel bagno ristoratore, vista la moltitudine di persone, decidiamo di andare a bagnarci a turno, per tenere d’occhio i nostri marsupi.

... del guerriero.

Mentre mangiamo mi accorgo che ho delle vesciche ai piedi, il destro mi brucia di più, però per fortuna non è ancora scoppiata; era evidente che le calzature non  fossero adatte, ma non credevamo di fare tutta quella strada, tutto sommato poca in linea d’aria, ma dovendo ritornare spesso sui nostri passi, chissà quanta ne abbiamo fatta.

Il tempo cerca di guastarsi.

Chiediamo al bagnino dei cerotti per facilitarmi il rientro; oltre ai due bagnini c’è anche un signore che sembra Aldo (del trio con Giovanni e Giacomo), ci chiede lumi su come mi sia rovinato in quel modo e spieghiamo loro da dove veniamo: “Quella strada, sotto il sole ed a quest’ora, non l’avrei fatta neanche a pagamento”, è stata la sua risposta incredula.

Alcuni ...

A questo punto, ricevuto il soccorso, “Aldo” ci offre un passaggio in auto per il ritorno: è il coordinatore dei soccorritori della zona e passerà da Cala Sinzias; ovviamente ne approfittiamo spudoratamente e così durante il tragitto di ritorno, parliamo un pò del “turismo in Sardegna”.

... dei ...

Come altri sardi, ma lui anche come operatore della Protezione Civile, si lamenta delle amministrazioni comunali e regionali che non fanno nulla per incentivare il turismo itinerante, soprattutto per i parcheggi e le soste al mare, ma che sanzionano e basta: seppur conoscendole molto bene, hanno multato anche le auto dei soccorritori locali, che ogni giorno prestano il servizio di sorveglianza per i turisti.

... fuochi ...

Essendo ferragosto, il centro del paese è chiuso con delle transenne, così con l’auto ci lascia fin dove può, lo salutiamo e se ne va; noi non abbiamo molta strada da fare a piedi, ma io fatico molto a camminare e non posso fare altro che continuare.

... di artificio.

Rientrando verso il camper, passiamo dalla spiaggia, vicino a delle casette basse: una volta Cala Sinzias era una colonia penale e quelle erano le case dei custodi, ora servono solo al vicino villaggio turistico, ma da qui, questa sera, partiranno in processione sul mare, fino alle isolette dietro al promontorio.

Decidiamo di riposarci un pò e di stenderci sulle sdraiette in spiaggia, anche se il tempo minaccia di piovere, non ci facciamo intimidire; la mia vescica destra si è rotta ed è un pò un guaio, ora è sempre più difficile camminare.

Questa sera ci sono dei fuochi artificiali, mi sono trascinato fino in spiaggia con le scarpe ginniche, così cammino meglio, per fortuna non sta piovendo, ma c’è umido ed i fuochi artificiali sono poco più che una festa paesana, niente di così favoloso.

16/08/2010

Ci svegliamo presto, sono le ore 7,00, ci spostiamo di mattina presto nel timore di trovare confusione nei parcheggi; dopo colazione ci spostiamo verso Costa Rei, sempre seguendo le nostre indicazioni e suggerimenti.

La spiaggia di Costa Rei verso Sud ...

... e verso Nord.

Ci fermiamo al paese di Costa Rei, ma è incredibilmente distante dal nostro concetto di “stare in camper”, così proseguo sulla strada principale, fino alla sua fine, costeggio il Camping “Le Dune”, è molto grande, gli giro attorno ed arrivo su uno spiazzo in spiaggia.

Le dune dopo Costa Rei.

Un bell'esemplare vicino a noi.

C’è un altro camper che però è tutto chiuso, scendiamo a vedere com’è la zona: deserta! C’è solo un barettino dove ci prendiamo un caffè, attorno c’è tanta spiaggia di sabbia abbastanza fine, senza nessuno in giro, però è vero forse è un pò presto, sono le ore 8,30 e siamo al Km.47.996 ().

Il camper a fianco a noi.

Il parcheggio si riempie ed aspettiamo senza nessuna fretta le ore 18, nel frattempo facciamo un giro in bicicletta fino al paese per acquistare qualcosa da mangiare, ovviamente non se ne parla di camminare.

Le escursioni a cavallo.

Attorno a questo posto c’è molta natura aperta, incontriamo un uccellino per nulla intimorito dalla nostra presenza, così come ci sono delle escursioni a cavallo, forse vengono dal vicino campeggio.

La spiaggia vicina.

La spiaggia ed il barettino.

Al ritorno dalla spesa chiedo al camping “Le Dune” se è possibile fare solo CS, visto anche che c’è un bel cartello “Posti Esauriti”; la risposta è stata appena sufficiente e garbata: “No, non abbiamo neanche la tariffa prevista”, non ne avevo bisogno, ma era giusto per capire “l’accoglienza” prevista come “tariffa camperstop” citata su CoL.

Il parcheggio delle bici per la spesa.

Oltre alla spesa alimentare, ci procuriamo ciò che ci serve per medicare la ferita sotto il piede, con la speranza di una pronta guarigione e verso le ore 18, come previsto, ci spostiamo per proseguire l’ascesa verso Nord.

La ferita sotto il piede.

Sulla guida abbiamo letto che c’è una valle interessante sul Rio Cannas, dovremmo attraversarlo perchè è sulla strada, quindi decidiamo di entrare verso i monti e cercare i laghetti e le cascatelle di cui si parla.

I monti nella valle ...

Lasciata la statale 125, dirigendoci verso l’interno, troviamo dei monti coperti di folta vegetazione verde, la vallata che è sulla nostra sinistra è priva di qualsiasi cenno di acqua e quindi non riusciamo a comprendere come potrebbero alimentarsi questi fantomatici laghetti.

... e il rosa del tramonto.

Arriviamo alla casa cantonale, dove dovrebbe partire un “comodo” sentiero che però non troviamo, così decidiamo di ritornare sul mare; abbiamo ugualmente visto ed apprezzato questo spettacolo di rocce rosee, colpite dal tramonto e del verde che le circonda.

Il camper spagnolo.

Incontriamo un camper spagnolo, anche lui sta dirigendosi verso il mare, noi però siamo diretti verso Torre Murtas, troviamo l’indicazione sulla guida turistica e la strada non è difficile da trovare, passa attraverso la zona militare del poligono di tiro, non ci si deve addentrare in nessuna traversa, ma sempre dritto, fino alla fine, dove c’è l’indicazione di un parcheggio.

La luna veglia su di noi.

Il parcheggio attorno a noi.

Arriviamo e parcheggiamo a due passi dal mare, sono le ore 20.45 e siamo al Km. 48.104 (), ci sono altri 4 camper e la solita tariffa giornaliera dalle 8 alle 20, pertanto anche qui il pernotto è gratuito; per fortuna qui c’è anche un wc chimico, non certo per scaricare il nostro, ma almeno i bagnanti hanno dove andare per i loro bisogni.

Lo stagno ed il mare notturni.

La sera è ormai avanti e la luna è già alta sopra di noi, una bella immagine, quella della luna sul camper e con lo sfondo lo stagno ed il mare; ceniamo e ci riposiamo un pò, qualche gioco di carte serale e chiudiamo la giornata con un pò di vento fresco che ci avvolge nel buio.

17/08/2010

Ci svegliamo alle ore 9,20, con molta calma, mentre attorno a noi stanno arrivando diverse auto per recarsi al mare; il mio piede va molto meglio, ma oggi non farò il bagno per farlo asciugare e guarire meglio, però nulla ci vieta di andare in spiaggia con le nostre sdraie e l’ombrellone, il posto è bellissimo e tranquillo.

Lo stagno al nostro risveglio.

Il camper dietro di noi.

La spiaggia a Sud.

Nonostante la moltitudine di auto, sulla spiaggia non c’è molta ressa e noi non dobbiamo spostarci neanche di molto per stare comodi e relativamente isolati.

La spiaggia a Nord.

L'osservatorio sul monte.

Attorno a noi ci sono delle zone militari, sopra ad uno di questi colli c’è una strana struttura che sembra un osservatorio, chissà di che tipo.

La spiaggia di ghiaino.

Una sirena che spunta dal mare.

Il fresco galleggiare.

Stiamo in completo relax fino alle ore 14, sulla spiaggia di ghiaino e con il fresco venticello, dopo di che rientriamo in camper per pranzare e riprendiamo nel pomeriggio la strada verso Nord, ora abbiamo bisogno di un CS, non è urgente, ma è meglio pensarci per tempo.

La spiaggia di Marina di Gairo

Quando ci spostiamo cerchiamo il CS di Quirra, abbiamo anche l’indicazione sul navigatore, ci arriviamo dopo un pò abbastanza bene, le indicazioni per il paese si trovano, purtroppo quello che non c’è, o meglio non esiste più, è il CS.

Seguendo la strada che costeggia il mare si arriva ad un cancello chiuso, si vedono delle villette fatiscenti e forse è dentro qui che c’era il CS; ritornando indietro troviamo una AA con parcheggiati dei camper per la notte, entriamo a chiedere: il CS è momentaneamente chiuso, la signora che governa l’area sembra che se ne sia andata.

Visto che non vogliamo fermarci, do uno sguardo ai servizi, sono delle turche e quindi posso scaricare la cassetta agevolmente; proprio quando ho finito arriva la signora che mi fa presente che, visto che ho già scaricato, dovrò pagare ugualmente i famosi € 5, posso utilizzare anche l’acqua per il carico: a quel punto accetto ben volentieri ().

Finita l’operazione usciamo alla ricerca di un posto migliore per la notte, sulla strada ormai quasi buia però , incrocio un camper che ci aveva chiesto informazioni appunto per la notte; evidentemente non ha trovato di meglio più avanti, così decidiamo di fermarci in un parcheggio di un chioschetto sulla strada.

Non è il massimo, ma la strada è tranquilla, sono le ore 21 e siamo nei pressi di Marina di Gairo, al km. 48.160 (), speriamo solo che il tempo non si guasti, il vento non promette nulla di buono.

18/08/2010

Ci svegliamo presto, sono le ore 7,30, siamo d’accordo con Massimo e Barbara, gli altri due componenti del camper incrociato e che hanno dormito con noi, che ci saremmo spostati subito dopo colazione e così facciamo; il cielo è un pò nuvoloso, questa notte sono scese delle gocce, ma noi siamo sempre ottimisti.

Il risveglio al parcheggio.

In un primo momento abbiamo cercato di proseguire verso Sud, per il paese Marina di Gairo, oltre il promontorio, ma la strada finisce in un campeggio; Massimo è rimasto sulla strada, io ho proseguito verso la spiaggia, seguendo una strada bianca assurda.

Dal tetto del camper verso Nord ...

... e davanti a noi.

Gli strani semi sul tetto.

Inizialmente era sufficientemente larga, mentre poi si è stretta e mi sono trovato a passare sotto a degli alberi bassi, per fortuna ha le fronde morbide e non ha causato danni, il posto però non è adatto a fermarci e ritorno indietro.

I colli dietro di noi.

La nostra posizione sopraelevata.

Le nostre due posizioni.

Decidiamo a questo punto di risalire sulla strada e qualcosa troveremo; sono le ore 9,30 quando troviamo una bella pineta direttamente sul mare, arriviamo che non ci sono ancora troppe auto e così troviamo un paio di posti fantastici, siamo al km. 48.173 () e la zona si chiama Sa Perda Pera.

Il panorama a pranzo.

Inizialmente seguiamo la strada che corre sull’argine di un canale e poi arriviamo proprio alla foce di questo canale, direttamente sul mare; c’è uno spiazzo dove stanno arrivando pian piano le auto dei bagnanti e noi ci infiliamo in alcuni spazi giudicati per noi migliori.

Il camper di Massimo.

Io mi avventuro su un piccolo promontorio sulla spiaggia, è la fine dell’argine e sembra fatto apposta per noi, completamente al sole e svettante sul mare; Massimo si mette subito sotto, appena fuori dalla pineta, anche lui al sole, ha una canoa sul tetto e poi ha anche lui il pannello solare.

Il tempo sta volgendo decisamente al bello, c’è ancora un pò di vento, ma ormai il sole scalda bene e noi ci mettiamo in spiaggia con le nostre sdraie; siamo arrivati appena in tempo perché le auto ci hanno già chiuso le vie di accesso.

Il furgone Wolksvagen.

Sotto la pineta ci sono dei campeggiatori, nel vero senso del termine, con tanto di tende o auto attrezzate per la notte con dei teli; c’è anche uno stupendo furgone Wolksvagen, perfettamente ristrutturato e di un bel colore azzurro, compresi i cerchi pieni delle ruote.

Stiamo molto bene sulla spiaggia, parliamo con i nostri nuovi compagni di Bologna, loro si avventurano volentieri con la canoa alla ricerca di calette, ma si sa l’età aiuta ed è sicuramente dalla loro, io non so neanche se riuscirei ad arrivare oltre i 300 mt dalla riva.🙂

Una evoluzione sul mare.

Pranziamo ognuno nel suo camper, siamo entrambi degli equipaggi abbastanza riservati e questo fa piacere a tutti; il panorama dalla nostra dinette è bellissimo, all’interno c’è anche un pò di aria che gira piacevolmente.

I surfisti a vela sulla spiaggia.

Oziamo tranquillamente fino alle ore 16,30 circa, guardando anche le evoluzioni dei surfisti a vela che solcano le onde proprio davanti a noi; poi decidiamo ognuno di continuare nel suo perorso, loro punternno più verso Nord, mentre noi ci addentreremo un pò di più sulle coste.

L'accesso impossibile di Cea "selvaggia".

Verso le ore 18 arriviamo a Lotzorai, volevo fermarmi a vedere Arbatax, ma è stato un delirio: il paese è completamente assaltato ed assediato di auto, camion e camper, è praticamente impossibile circolare, di sicuro è anche perchè è Agosto.

La spiaggia del Lido di Cea.

Anche la spiaggia di Cea è stata un pò una delusione, la prima Cea è molto selvaggia, si accede dalla strada statale per un dedalo di viuzze che sfociano nel mare, purtroppo però il mare è inaccessibile per il camper ed è di scogli o grossi sassi, ottimo per pescare, ma non ci piaceva sostare in quei paraggi.

Il tramonto al Lido di Cea.

La seconda Cea è il Lido, anche qui l’accesso è complicato, con strade strette ed a quest’ora s’incontrano i bagnanti che tornano a casa, quindi mi sono dovuto fermare spesso; il lido poi non è un gran che, oltre al ristorante, c’è una bella spiaggi ai di sabbia, ma non c’è un bel posto per noi per fermarsi.

Dalla strada statale abbiamo seguito le indicazioni per i campeggi di Lotzorai, ce ne sono addirittura 3 sul mare, arriviamo nel piazzale che li divide, è molto ampio e così decidiamo di fermarci negli stalli dei parcheggi, siamo anche abbastanza in bolla e siamo completamente autonomi, oltre ad essere al Km. 48.228 ().

L'aiuola sulla spiaggia.

Sono le ore 19,34 quando scendiamo a fare un giretto in spiaggia, passiamo attraverso la pineta e troviamo una grande aiuole ed un’immensa spiaggia, ampia e chilometrica, dove possiamo vedere le reti che delimitano la fine dei campeggi, ognuno a fianco dell’altro.

La spiaggia di Lotzorai al tramonto.

C’è anche un camperista incosciente che sta preparando un barbecue, comodamente nella sua piazzola del campeggio e sotto i pini, peccato che le fiamme libere per la carbonella siano davvero impressionanti da vedere: chissà cosa potrebbe accadere se solo prendono fuoco gli aghi secchi dei pini, che non sono ancora caduti.

Quando si è fato troppo buio decidiamo di tornare sul camper per la cena, il posto sembra tranquillo, un pò di movimento di ragazzi per la sera, ma nulla di che o che dia fastidio per dormire.

19/08/2010

Ci svegliamo alle ore 8,30, c’è un bel sole che scalda e fa scricchiolare il tetto, mi piace sentire il respiro di Zonker, me lo fa sentire più vivo e vicino a noi; prima di andare in spiaggia decidiamo di andare a fare un pò di spesa, ci andremo in bici, poiché qui vicino non ci sono negozi, ma solo una rosticceria ed il ristorante.

La nostra posizione a Lotzorai.

Il mio piede sta migliorando nettamente, si vede che le medicazioni di Marta stanno facendo effetto; il paese è a circa 2 km, nulla di che preoccuparci, così abbiamo l’occasione di conoscere un pò meglio la zona.

Con la bicicletta.

Arriviamo prima fino alla fine del paese, dove c’è un ortolano che ha messo in mostra delle belle cose, tra cui delle belle angurie piccole, senza semi e sembrerebbero anche mature, poi ritorniamo ad un mercatino locale, dove non manchiamo di acquistare delle specialità locali, di pane, di pasta e di dolce.

La spiaggia e ...

Al nostro rientro, dopo aver sistemato le biciclette, prendiamo le sdraiette e ci concediamo del buon riposo al mare: c’è molto sole e poco vento, l’ideale per … non fare nulla, solo qualche parola crociata o spettegolare su ciò che vediamo.

... una bagnante e un surf.

Uno scorcio verso il Gennargentu.

Alcune cime.

Pranziamo come sempre un pò tardi, questo ci permette di goderci la spiaggia fino all’ultimo e di partire nel dopo pranzo; cosa che facciamo per dirigerci verso Cala Gonone, la strada è bella: passa tra i monti del Gennargentu, con un panorama unico.

Il passaggio da un paesino.

Il campo da calcio sospeso nella valle.

La vallata attorno.

Gennargentu significa “Porta d’argento”, probabilmente per il colore del massiccio principale; transitare per questo gruppo montagnoso da una vista molto diversa, rispetto a ciò che si è lasciato in pianura.

Il paesino scosceso.

Un caprone sulla strada.

Uno spiazzo di sassi e terra.

Qui ci sono piccole valli di sassi e cespugli, oppure dei grandi boschi di fusti alti, spesso ci sono delle fenditure create dal passaggio di alcuni fiumi, spesso alimentati dalla neve invernale.

Dei cinghiali liberi sulla strada.

Sul nostro passaggio troviamo una struttura ippica, stanno arrivando dei camion per il trasporto di cavalli, ci sono anche le FF.OO. locali o carabinieri, quindi dovrebbe essere qualcosa di legale.

Le montagne attorno.

Le vallate attorno.

La nostra sosta per le foto.

Incontriamo dei paesini abbarbicati sul cucuzzolo di qualche monte, o un campo da calcio quasi sospeso sulla vallata, m’immagino cosa potrebbe succedere se dovesse uscire il pallone; sulla stessa strada un caprone libero ci attraversa con molta calma, inerpicandosi poi sulle rocce, così come più tardi, troviamo dei cinghiali liberi che passano da una parte all’altra, costringendo le auto a fermarsi.

La foce del canale in pineta.

All’altezza di Cala Gonone attraversiamo la montagna con un tunnel abbastanza lungo, poi inizia una strada in discesa tutta a zig zag, fino ad arrivare ad una rotonda dove c’è anche l’ufficio per le informazioni turistiche a cui chiediamo appunto informazioni per il pernotto e la visita delle tante spiagge nascoste e visitabili solo dal mare.

I resti di una barca nel porticciolo.

Visto che sappiamo che domani sarà bello, prenotiamo subito una gita in barca, però ci viene spostata a partire da dopo domani  perché non è possibile prima; per il pernotto ci viene indicata una AA (l’unica possibile) in paese.

Continuiamo a scendere fino ad entrare in città, grazie al navigatore troviamo l’AA indicata, che però scartiamo immediatamente: € 30 a notte! Vabbè che c’è la corrente (che non ci serve), le docce (a gettone), il carico e lo scarico (a pagamento), ma il costo ci sembra una rapina, così decidiamo di lasciare la città e ritornare domattina, spostandoci a Marina di Osala.

Le spiagge verso Sud.

Come siamo di nuovo sulla strada ci accorgiamo di avere davanti il camper di Massimo (quello con la canoa verde), anche lui ci ha visto e ci fermiamo per salutarci; lui si è fermato in quella AA, ma ce l’ha sconsigliata, non ne vale la pena, tutto è a pagamento e quei € 30 sembrano proprio una rapina, oltre ad essere all’interno tutti appiccicati.

La spiaggi verso Nord davanti a noi.

Li lasciamo andare avanti, forse anche loro si fermeranno a Marina di Orosei, intanto tutti e due dobbiamo tornare sulla SS, quella del tunnel; passiamo davanti ad una cava di marmo che imbianca tutto, incontriamo anche una AA per lo scarico, utile da sapere, ma non ci serve.

Il nostro parcheggio ...

Invece di andare alla Marina, scegliamo di andare alla pineta di Osala, siamo sempre sotto il comune di Orosei; la strada è di circa 3 km e finisce in un piazzale, all’inizio c’era il solito cartello di divieto di campeggio sul territorio, ma non ci interessa, non è quanto noi vogliamo fare.

.. da oltre il canale.

Parcheggiamo sul piazzale ormai vuoto, ci sono solo i resti della giornata balneare, tutto attorno ai cassonetti di un’inutile raccolta differenziata, attorno c’è solo un chiosco per le bibite che non sembra chiudere, più tardi arriva anche un Wingam di Milano che s’infila sotto i pini; sono le ore 19,30 e siamo al Km. 48.326 ().

Lo schifo dei servizi a cielo aperto dei bagnanti.

Scendiamo a dare uno sguardo alla zona, abbiamo davanti un canale che sfocia nel mare e proprio in questo punto c’è il porticciolo ed una struttura per la pesca con delle grate che intrappolano il pesce che arriva dal mare.

Sopra il canale.

Oltre il canale inizia una vasta spiaggia che continua verso Nord, mentre a Sud ci sono altre piccole spiagge che visiteremo domani; poi torniamo per la cena e mentre stiamo mangiando arrivano anche i vigili, con l’auto di servizio, ci passano accanto, girano e ritornano indietro senza dirci nulla, siamo in perfetto rispetto dell’Art 185 del CdS e quindi NON stiamo campeggiando.

L'anguria a cena.

Peccato che nella pineta ci siano delle vistose e copiose tracce di bagni pubblici a cielo aperto, rendendo la zona una vera schifezza, senza considerare che ci sono ovunque tende piccole o grandi, in barba del divieti che, ovviamente, valgono solo per i camper.

Cerchiamo il ristoro fresco del ventilatore.

Alla fine della cena ci sbaffiamo la piccola anguria, tenuta in fresco nel nostro portentoso frigo, i cassonetti vicini ci aiutano nello smaltimento ingombrante dei resti del pasto; il baracchino resta aperto tutta la notte e noi andiamo a dormire in compagnia delle voci basse che ogni tanto si sentono, fa un pò caldo, ma alla fine il sonno ci accoglie con soddisfazione.

20/08/2010

Ci svegliamo alle ore 9 questa notte ha fatto molto caldo, più che altro c’era soffoco e non passava un filo d’aria; mentre il parcheggio si sta riempiendo di auto, dopo una sana colazione decidiamo di dirigerci verso Sud, alla scoperta del territorio.

Il ragazzo con la canoa rossa.

Il mio piede va meglio, spero solo oggi di non abusarne troppo, ma questo è un bel posto e sarebbe un peccato perdere questa occasione e poi le nostre favolose scarpette da scoglio potranno di sicuro esserci utili.

L'inizio del percorso sugli scogli.

In un attimo, subito dopo il porticciolo, siamo al Cala Osala, la troviamo già con molte persone, ma noi l’attraversiamo e proseguiamo oltre, passando a fianco di una scogliera naturale, delle rocce laviche che scendono sul mare; non è un percorso facile, noi però non abbiamo fretta e lo percorriamo con tutte le cautele possibili.

L'arco naturale sul mare.

In questa spiaggetta troviamo un ragazzo che sta prendendo il mare con la sua canoa rossa, è un navigatore solitario e sulla piccola imbarcazione ha tutto il suo necessario, compreso un piccolo carrello con le ruote per il trasporto sulla terra ferma, quando arriviamo è già in acqua, ma vederlo prendere il largo chissà perché allarga un pò il cuore, sarà per la sua intraprendenza.

Il gabbiano e gli scogli.

Sul percorso impervio troviamo un arco di pietra, molto particolare, si riesce anche a passargli sotto, un bel posto romantico; proprio sul promontorio ci sono delle abitazioni, o meglio, ci sono dei terreni con delle possibilità di abitare, con vecchie caravan o altre strutture fatiscenti, che permettono ai proprietari di starsene in riva al mare senza troppi disturbi.

Cala Cartoe dagli scogli.

Noi proseguiamo non senza intoppi, il mio piede non è molto contento, ma per il momento resiste e riesce ancora ad assecondare la curiosità e la volontà di proseguire; quando arriviamo oltre questo promontorio, troviamo un’altra spiaggetta, Cala Cartoe, anch’essa colma di persone e da qui lontano, sugli scogli, fanno un pò impressione.

La sirena che esce dal mare.

Ci fermiamo per un dovuto bagno rigenerante e ci concediamo una sosta all’ombra, la vegetazione è bassa, ma qualcosa si riesce ugualmente a trovare, per forza di cose, camminando ancora un pò per spostarci dal mucchio di bagnanti.

Sulla Cala Cartoe.

Il ritorno è un pò più complicato, io inizio a risentire della camminata e questo mi fa un pò dispiacere, perchè Marta avrebbe voluto esplorare un pò oltre, ma insisto per il ritorno, che già da se non è cosa semplice.

La strada del ritorno.

Dietro le nostre spalle c’è sempre una nuvola inquitante che staziona sopra una cima del Gennargentu, all’inizio sembrava un ncendio, ma poi scopriamo che è sempre così, man mano che la giornata si scalda, la cima si copre sempre più.

Le nubi sulla montagna.

Ripassiamo davanti ai bagnini di Cala Osala che ci avevano sconsigliato la camminata, visto il nostro abbigliamento balneare ci avranno dato sicuramente una serie di aggettivi “strani”; rientriamo al camper per il pranzo, di Massimo e Barbara non abbiamo traccia,  di sicuro non abbiamo trovato la stessa meta.

L'arrivo in pineta dove c'è il Wingam.

Oziamo e ci riposiamo un pò e poi verso il tardo pomeriggio ci muoviamo, arriviamo fino a Marina di Orosei, dove c’è una bella area per la sosta dei camper, ma non c’è nulla di più e la spiaggia è peggio di dove siamo stati; decidiamo di spingerci anche verso il centro del paese Orosei, c’è una festa serale e riusciamo anche a trovare posto per la sosta, un pò defilati alla fine della statale ().

In pizzeria ad Orosei.

Le bancarelle a Orosei

Verso le ore 21,30 vogliamo concederci una bella pizza e questa ci sembra una buona occasione, c’è un sacco di persone in strada e scegliamo il locale che ci piace di più, c’è un minimo di attesa, ma è confortevole e la pizza è buona; poi usciamo in strada, ci disperdiamo nelle vie e troviamo in una piazza una giovane cantante che propone del karaoke, è brava e tutti possono cantare con lei, sentendosi un pò cantanti per una sera.

Scrutiamo nell’artigianato locale proposto in un mercatino, ci sono molte bancarelle tra cui c’è anche chi fa degustare il mirto verde o rosso; poi inevitabilmente si fa l’ora di trovare un posto per dormire, non volevo ritornare in pineta, così ci fermiamo nel parcheggio di un mobilificio, proprio dove ora c’è il wingam che era in pineta, è di Milano e non credo ce ne siano molti qui in giro con dietro la stessa bici.

21/08/2010

Per forza di cose la sveglia deve essere alle ore 7, dobbiamo ritornare a Cala Gonone e dobbiamo rifare la strada che passa la montagna, quella dove c’è la cava di marmo, dobbiamo essere al porto alle ore 9,00 perché la barca partirà dal molo con o senza di noi; quando arriviamo a Cala Gonone lasciamo il camper un pò defilato, siamo al Km. 48.370 (), ma anche in questo caso c’è un bel cartello (illegale) di divieto di sosta per i camper, proprio in collina, dove inizia la via, cosa che ignoro volutamente.

La cava di marmo ...

... dalla strada.

Siamo proprio al confine con il paese, in una strada che porta sì al porto, ma è in discesa e mi metto sul fianco destro, perfettamente dentro le righe di sosta, proprio dietro ad un carrello con un gommone, che quello sì non dovrebbe esserci; scatto un pò di foto per documentare la situazione e poi scendiamo a piedi, con il nostro zaino e pronti per questa nuova avventura marina: staremo tutto il giorno sulla barca.

La nostra sosta ...

... in salita a Cala Gonone.

Prima di arrivare in banchina ci fermiamo per fare colazione, la fretta ci ha portato fin qui a digiuno; Marta prende un “latte macchiato” e ci troviamo servito uno stranissimo mini caffè con la schiuma, vai a capire le usanze dei bar.

Il latte macchiato.

Il movimento sul molo.

Le altre barche.

Siamo in banchina con un pò di anticipo, così possiamo vedere il movimento delle imbarcazioni, prima i gommoni e poi le barche, seguiranno per ultime le motonavi, tutte queste imbarcazioni porteranno centinaia di turisti, come ogni giorno, sulle spiagge isolate dalla montagna e pressochè inaccessibili da terra.

La nostra Marlin.

Cala Gonone dal porto.

Il gommone al seguito.

La nostra barca si chiama Marlin, un buon compromesso tra la motonave ed il gommone, saremo in 12 turisti più una guida che ci indicherà le spiagge migliori per fermarci, quelle dove non ci saranno le motonavi.

La costa nascosta.

Una delle spiagge nascoste.

Le grotte del fico.

La partenza è puntuale, ci viene consegnato un sacchetto per il pranzo, con due panini con formaggio e prosciutto crudo, ben farcito, un paio di pesche grandi ed una bottiglia da 2 litri di acqua minerale non gasata per coppia, dietro alla barca abbiamo il gommone al traino, utile per i trasferimenti a riva e così solchiamo le acque del porto; passiamo in rassegna a molti altri gommoni in sosta, in attesa di trovare lo spazio per imbarcare altri turisti.

Il trasbordo sulla prima spiaggia.

La prima spiaggia ...

... in sosta.

Il mare è un pò agitato, per il momento  non sembra dare fastidio, io non soffro le onde, ma Marta potrebbe essere disturbata dal movimento; sulla nostra destra passiamo davanti alla costa di 20 km, nascosta della falesia, altissima ed invalicabile, questo è un panorama che possiamo vedere solo dal mare, ci sono solo un paio di sentieri, da quasi 3 o 4 ore di camminata l’uno, che però arrivano solo in un paio di spiagge, anch’esse nascoste dalla terra.

L'acqua limpida.

Il trasbordo per lo sbarco.

La vetta di Cala Goloritzè.

Attorno a noi ci sono molti gommoni che come mosconi ci ronzano attorno per dedicarsi alle spiagge più vicine, loro hanno un tragitto più corto, rispetto al porto, per questo noi proseguiamo un pò più al largo, per dedicarci alcune spiagge un pò più lontane.

Ci fermiamo prima sulla spiaggia di Cala Sisine, piccola ed ancora assolata, il sole infatti qui sparisce presto, proprio per l’effetto dell’alta falesia che alle 12 porta l’ombra; nonostante l’ora Cala Luna è pressochè inagibile dalle persone sbarcate, così come la grotta del fico, molto particolare perchè all’interno c’è una pianta di fico di quasi 200 anni, ma fuori c’è già la coda per entrare, ferma sulle passerelle in attesa di entrare.

L'arco naturale sul mare.

Una compagna di viaggio.

Dopo un’ora di sosta e di relativo bagno riprendiamo l’escursione, ci fermiamo per un tuffo dalla barca nelle splendide acque turchesi delle “piscine di Venere“, al largo dalla costa, poi proseguiamo per Cala Goloritzè, dove svetta una cima di 200 mt, la più alta d’Europa del genere sulla spiaggia, ma qui non ci fermiamo, ritorniamo indietro fino a Cala Mariolu dove sbarchiamo per il pranzo e sosteremo un paio d’ore.

La sabbia di Cala Mariolu

La canoa rossa ...

Appena siamo sulla riva, un nostro compagno di gita cade in acqua con le borse al seguito, il mare si sta agitando sempre più e non è facile trasbordare, soprattutto se le onde si infrangono decise sulla spiaggia, il nostro gommone è in balia di questo movimento; appurato che nulla è andato perso o danneggiato, come ci stendiamo nella striscia di sole a disposizione, scorgiamo improvvisamente la canoa rossa del ragazzo di Cala di Osala, il ragazzo è qui che scruta il mare e a noi non pare vero di poter scambiare con lui alcune parole.

... di David.

Una grotta sulla spiaggia.

Si chiama David è neo laureato in ingegneria e viene da Roma, è sbarcato ad Olbia con la canoa al seguito, completo di tutto ciò che gli poteva servire per arrivare ad Arbatax via mare, dove la sua fidanzata l’aspetta; ora è costretto a fermarsi per via delle condizioni pessime del mare, giustamente non vuole rischiare e quindi aspetterà domani, sperando nelle migliori condizioni.

Parcheggio a Berchida.

Il nostro fronte.

E’ la prima volta che affronta un’avventura di questo genere, è uno sport nuovo per lui, ma non sa come spiegarsi la voglia incredibile di metterla in pratica; ha previsto 5 giorni per il compimento della sua impresa, ma anche se ci mette qualcosa in più, non importa, ha viveri e scorte a sufficienza, l’unica cosa è la batteria del cellulare, non ha da ricaricare, se non con la rete fissa ed in queste spiagge non c’è nulla che possa servire.

Solo i camper e ...

... verso la spiaggia di Berchida.

Prima di ripartire gli lasciamo le nostre due pesche, i panini ce li siamo mangiati e l’acqua è rimasta sulla barca, non abbiamo altro che potrebbe servigli, se non tutta la nostra partecipazione per l’ultimo step della sua avventura; ci siamo scambiati lenostre mail e così avremo  il suo responso {per la cronaca David è arrivato sano e salvo ad Olbia ed ha inserito un commento nella home page di questo blog}.

Il sentiero verso il mare.

Il parcheggio dalla spiaggia.

Riprendiamo la via del ritorno in barca, le manovre con il gommone sono state davvero complicate, il mare sta continuando a peggiorare, nonostante sia ancora il tempo bello, un pò velato, ma nulla di più.

I monti dietro di noi.

Il mare e ...

... i gabbiani in volo basso.

Nel ritorno c’è anche l’odore dello scarico del gasolio del motore della barca, che peggiora un pò il disagio, Marta deve rifugiarsi controvento ed arriviamo un pò sofferenti, ci fermiamo qualche minuto seduti sul molo per riprenderci; rit0rnando al camper facciamo un pò di spesa e per fortuna non troviamo nessuna sorpresa per la sosta.

Le orme dei gabbiani.

Decidiamo di dirigerci verso la spiaggia di Berchida, sembra essere una chicca da non perdere e seguiamo il suggerimento di CoL; arriviamo senza troppe complicazioni, come suggerito nel forum di CoL, basta stare sulla strada SS125, aspettare di trovare il cartello del Km 242 e proprio a fianco del cartello, verso il mare, c’è un sentiero sterrato, all’inizio è abbastanza largo, più avanti si stringe parecchio.

Le vespe.

Si passa l’agriturismo, lo si nota per il parcheggio ed i cartelli che indicano il bar, qui per noi è iniziato un lento calvario: sono le ore 18.15, forse ancora troppo presto per dirigersi al mare, poichè incrociamo ancora parecchie auto che stanno lasciando la spiaggia.

La sabbia finissima.

Davanti a noi ci sono tre camper che stanno aprendoci la pista, così noi aspettiamo dietro di loro; purtroppo ci sono anche degli automobilisti che non sanno guidare, è vero che si sta un pò stretti, ma se il camper sta fermo e schiacciato sul suo lato destro, qualsiasi auto ci passa, però c’è sempre quello che pretende che il camper faccia la retro.

I pescatori.

Arriviamo sull’ampio parcheggio che sono le ore  19.45, al Km. 48.421 (), ci saranno circa un’ottantina di camper, tutti sulla destra, guardando il mare, così noi ci mettiamo sulla sinistra, un pò distanziati, infatti si vedono generatori e tavolate sparse, infilate tra i camper.

Il tramonto sul parcheggio.

La radura attorno al parcheggio.

Scendiamo subito per goderci del tramonto sull’immancabile spiaggia, anche se il sole sta calando dietro i monti alle nostre spalle, la luce rosea è sempre affascinante ed ammorbidisce ogni cosa; sulla spiaggia ci sono dei pescatori, notiamo anche dei gruppetti di vespe che stanno banchettando sulla sabbia con delle esche abbandonate, come anche delle belle orme di gabbiani che hanno preso il posto dei bagnianti.

La spiaggia verso Sud.

Ben presto però si fa buio e così rientriamo sul camper per la cena ed il dovuto riposo, la gita in mare di oggi ci ha un pò provato, ma è stata un’altra stupenda giornata di vacanza.

22/08/2010

Ci siamo svegliati alle ore 8.00 con il vento di maestrale che soffia abbastanza forte, è sempre una bella giornata, ma il camper è stato scosso nella notte da queste folate, un pò smorzate dalle montagne alle nostre spalle.

Verso il laghetto essicato.

Altri nugoli di vespe.

La collina con l'osservatorio.

Tempo di fare colazione e per incanto la forza del vento si placa, o meglio da meno fastidio, così decidiamo di esplorare le Oasi di Biderosa che confinano con il nostro parcheggio/spiaggia; normalmente alle oasi si accede con le auto dalla SS 125, si paga un biglietto e si parcheggia, noi ci arriviamo dalla spiaggia, una bella passeggiata sotto il sole, ammirando la vegetazione che termina sulla spiaggia.

La fine del lago essicato.

Della resina sui pini.

Le indicazioni a terra.

Non troviamo molte persone, ci sono alcuni bagnanti con l’ombrellone e la famiglia al seguito, noi arriviamo fino al laghetto essicato, il fondo è ormai una crosta unica di sale e piccoli pesci rimasti intrappolati, assieme a granchi ed altri animaletti; c’è anche un gruppo di gabbiani che si riposa, ormai dubitiamo che ci sia ancora qualcosa da mangiare per loro.

Le indicazioni quasi in cima.

Sopra di noi domina una collina con un gazzebo in legno che la sovrasta, è il punto di osservazione che ci ha raccomandato il guardiano dove questa mattina abbiamo pagato i €10 per la sosta diurna dalle 8 alle 20; in un primo momento non volevamo arrivare fin lì, ma poi, avvicinandoci sempre più, è diventata la nostra meta.

Il primo colpo d'occhio.

Seguamo il sentiero segnalato dai cartelli, è un pò in salita, ma nulla di così pesante, la nostra tenuta è sempre quella degli esploratori balneari; già mentre stiamo salendo troviamo il paesaggio attorno da mozza fiato, ma appena siamo in cima, non sappiamo più dove guardare: è stupendo!

Le campagne dietro di noi.

Approfittiamo delle panchine all’ombra per osservare attentamente tutto  ciò che si può vedere: la vegetazione con il diverso verde, i fiumi ed i porticcioli che li accompagnano, fino alle spiagge da Nord a Sud, compresa la vastità del mare.

L'ossrvatorio.

Verso Sud.

Il lago essicato verso Nord.

Siamo ben consci che nessuna fotografia renderà merito a quanto stiamo vedento, tanto meno quelle che dovrò ridurre per inserirle nel blog, ma continuiamo a scattare foto per portarci via un pò di questo bel vedere; intanto sentiamo dei motori: stanno arrivando dei Quad di qualche albergo nei dintorni che noleggiano questi veicoli per le escursioni nelle Oasi.

Il riposo ...

... all'ombra.

I Quad sul monte.

Scendiamo contenti di questa camminata, sembrava più pesante del previsto, tutto sommato saranno stati cierca 3-4 km tra andata e ritorno, completamente immersi nella natura, nelle più varie tipologie.

L'ultimo raggio di sole su Berchida.

Il sole che ci porteremo dentro il camper.

Un simpatico esemplare di SuperBrig.

Nel pomeriggio ci dedichiamo al perfetto riposo in spiaggia, con le nostre sdraiette e pisolini vari, il sole continua a scaldarci e noi ne siamo ben felici.

La sosta nell'Agriturismo su Meriacru.

Ritorniamo al camper per le ore 19, abbiamo prenotato telefonicamente la cena all’Agriturismo su Meriacru che troveremo sulla strada sterrata del ritorno, ci hanno anche concesso la sosta per la notte, così avremo già percorso 2/3 della strada sterrata, la parte più stretta, senza dover incrociare le auto dei bagnanti verso il mare.

Il posto a tavola.

Le tavolate.

Parcheggiamo abbastanza in piano, proprio a fianco della panda dei vigili che controllano e multano chi non paga il posteggio in spiaggia; attorno ci sono i recinti di vari animali tra cavalli e asini.

Il bis di primi.

Il maialetto ...

L’agriturismo è completamente nascosto nella vegetazione, a malapena dalla strada si scorge il bar, ma il pergolato dove si mangia è nel retro, poco prima della capanna dove ci sono le cucine; chiediamo il significato del nome e ci rispondono che è il nome di quelle capanne, che un tempo servivano ai pastori del luogo per vivere con la famiglia.

... e chi se lo mangia.

I tavoli sono molto caserecci e spesso sono uniti per formare delle tavolate con le panche, sono anche su piani diversi, leggermente rialzato tra loro; ci sediamo al nostro tavolo preparato per due, i piatti sono curiosamente sistemati e noi abbiamo molta fame.

Mangiamo molto bene, gli antipasti semplici, ma ottimi, il bis di primi ed il maialetto sono eccezionali, fose è il dolce che è un pò scarso, ma sempre tutti sono prodotti assolutamente tipici sardi.

Andiamo a dormire facendo i complimenti al gestore, questo è il miglio maialino che abbiamo mangiato in Sardegna; attorno a noi c’è silenzio e buio assoluto  così ci addormentiamo in un attimo.

23/08/2010

Siamo svegliati dagli animali, però restiamo a dormicchiare fino alle ore 8, iniziano a sentirsi passare le auto  e per fortuna siamo già qui; dopo colazione riprendiamo la marcia verso la nostra meta finale; ormai è qualche giorno che ogni tanto pensiamo al momento della partenza, anche se è un momento inevitabile ed assolutamente prevedibile, è sempre un pò triste lasciare questi bei posti.

Gli animali al nostro risveglio.

La sosta a S. Teodoro ...

... sulla strada.

Cerchiamo un posto per fare CS, il navigatore ci segnala una possibilità al paese La Caletta, quando arriviamo troviamo il parcheggio dove dovrebbe esserci, ma è tutto abbandonato e completamente in disuso, così proseguiamo verso S. Teodoro dove viene segnalato una altro CS.

Gli stagni attorno.

La spiaggia affollata.

Passiamo da Budoni senza fermarci, arriviamo a S. Teodoro in paese e chiediamo ad una vigilessa gentile che ci indica ci andare verso la zona balneare La Cinta e di seguire le indicazioni; infatti troviamo dei cartelli che portano ad un consorzio di smaltimento delle acque, c’è da pagare € 5 ed accettiamo; però chiediamo di quello segnalato dal navigatore e ci rispondono che è stato chiuso ().

La spiaggia a Nord ...

... e a Sud.

Ormai sono le ore 11 e non è proprio l’ora giusta per cercare in parcheggio per le dimensioni del nostro camper, però girando un pò troviamo una sosta a bordo della strada, in un piccolo spiazzo asfaltato oltre la riga e ci spostiamo a piedi verso il mare, siamo al Km. 48.471 ().

Quando arriviamo in spiaggia, troviamo una situazione mai vista fin’ora, un affollamento pazzesco, per fortuna la nostra permanenza è limitata a poche ore, ma non avremmo mai scelto una situazione di questo tipo: si riesce a mala pena a stendere l’asciugamano.

Alcuni ombrelloni vicini.

Anche fare il bagno è un’impresa, l’acqua è trasparentissima e turchese, ottima anche come temperatura, ma la riva è una cosa oscena, piena di gente, peggio che a Rimini.

Il porto di Olbia dalla strada.

Nel primo parcheggio fuori dal porto.

Nel pomeriggio, verso le ore 17 ci muoviamo verso l’ultima nostra tappa sarda: il porto di Olbia, è arrivato anche questo momento, non parliamo molto, ma quando lo facciamo ricordiamo con piacere alcuni simpatici aneddoti di questi giorni.

In attesa per l'imbarco.

Arriviamo al porto alle ore 18.30, l’ora di arrivo è prevista per le ore 20, ci fermiamo un pò prima, in un piccolo parcheggio assieme ad altri camper per andare a chiedere agli inservienti se possiamo già metterci ugualmente in fila, cosa che ci viene concessa.

La nostra cabina sul traghetto.

Mentre aspettiamo, ceniamo con qualcosa che abbiamo ancora sul camper, ultimamente non abbiamo acquistato più provviste alimentari per non avere il frigorifero carico, visto che dovremmo spegnere il gas; però prima di salire sul traghetto faccio un blitz: corro a prendermi una pizza al volo, nella pizzeria proprio davanti alla nave, al primo piano del terminal sul molo, giusto il tempo necessario, ne un minuto di più, ne un minuto di meno.

Giusto per approfittare del servizio in camera.

Finisco gli ultimi pezzi di pizza mentre saliamo a bordo guidando, questa volta abbiamo la cabina al 9° piano, una reggia in confronto dell’andata; come ci insediamo in cabina approfitto subito per usufruire del bagno per il mio solito taglio tattico a zero, sul camper cerco sempre di non intasare gli scarichi con il sapone da barba e qui c’è anche l’acqua calda.

Il tramonto dal porto di Olbia.

Nell’attesa di salpare ci distraiamo un pò vagando per i ponti scoperti, gustandoci l’ultimo tramonto sardo e cercando di fermare i migliori ricordi di questa nostra prima esperienza di questo vagare itinerante estivo.

Il terminal con dentro la pizzeria.

Quando salpiamo, ormai è quasi buio, giriamo ancora per un pò all’interno e poi andiamo a dormire; al 9° piano è tutto diverso, non c’è rumore, sembra di essere in una nuvola ovattata e l’assenza di un oblò non ci da nessun fastidio.

24/08/2010

Come all’andata, la sveglia è alle ore 5, imposta dallo staff via altoparlante, una bella doccia calda è quello che serve per svegliarsi bene e così alle ore 6 siamo sul suolo di Civitavecchia (); come lasciamo il porto ci imbattiamo inevitabilmente con la realtà: il sole sta sorgendo e c’è un pò di bruma sui campi, segno che, nonostante il calendario, l’estate sta diventando un ricordo.

Il cielo all'alba.

Fatichiamo un pò a trovare lo spiazzo giusto per fermarci per colazione, poi proseguiamo scegliendo di non fare l’autostrada, non abbiamo fretta e così prendiamo la E45 verso Cesena; da qui poi non ci sono note che meritano particolari citazioni; alle ore 12,30 ci fermiamo sulla A14 all’autogrill La Pioppa () per il pranzo, per poi proseguire senza intoppi, prima sulla A1 e poi sulla A22 fino a casa.

L'arrivo ...

Arriviamo alle ore 16.15, in perfetto orario per scaricare e pulire il camper, siamo al Km. 49.157 e così archiviamo anche questa bellissima esperienza itinerante per la Sardegna, contenti di aver potuto goderci alcune delle bellezze di questa stupenda Regione e felici per essere forse riusciti a far provare alla nostra amica Maria Rosa l’esperienza del “vivere in camper“, così come noi la concepiamo.

... a casa.

Un “Grazie” particolare a tutte le persone, citate e non, che hanno permesso a noi, con i loro racconti, con i loro suggerimenti, di passare le nostre ferie in Sardegna.

I biglietti del traghetto e le chiavi delle cabine.

Il percorso

1^ parte ()

2^ parte ()

o-o-o

Documentazione: Alcuni suggerimenti zippati da scaricare in Pdf, oltre; alla guida “Lonely Planet” sulla Sardegna del 2009, la “Guida Turistica Completa della Sardegna” (ed Imago) del 2009, prese entrambe in biblioteca e la cartina della Sardegna della Michelin, del 2009 (1×200) acquistata quest’anno.

Statistiche del viaggio:

Ferie gg 24
Percorso Km. 2.886
Gasolio Lt. 393,13
Gasolio 483,90
Telepass 43,70
Alimentari 356,46
Trasporti pubbl. 0,00
Pernotto 40,00
Biglietti visite 178,00
Scarico 14,00
Sosta 34,00
Pranzo / Cena 316,50
Bibite / Gelati 27,30
Imprevisti 0,00
Altro 23,30
Traghetto A/R 284,70
Totale 1.801,86
Cadauno 900,93
al giorno 37,54
Media al lt. 1,259
Media al km. Lt. 7,779


Bye  Maurizio


Azioni

Information

11 responses

29 10 2010
malanosa

Bravissimi, molto bello ed emozionante…è tanto che vorrei andare in Sardegna e chissà…

30 10 2010
brigsuper

imponente cronostoria, ho dovuto frazionare la lettura in tre atti,……però è sempre un piacere!!!!! ciaoooooo

4 11 2010
maurito54

Grazie Ilaria e Brig per la vostra visita, so che è un pò lungo, ma non sono riuscito a buttare nulla, anche se ho dovuto per forza tagliare qualcosa, come ad esempio circa 400 foto scartate.

Bye Maurizio

4 11 2010
malanosa

ahhh però, non poche 400 foto!?!?!?!

4 11 2010
maurito54

Si Ilaria, sai com’è, non volevo essere troppo “pesante”, sai … i pensionati come sono!🙂

Bye Maurizio

5 11 2010
Isidoro

ciao
l’ attesa è stata ben appagata; meglio della Lonely planet perche questa e una Guida adattata al girovagar del camper. Hai presentato il viaggio che farò, se mai andrò in Sardegna .
Anche se:
– non posso confidare sul gemellato🙂
-anch’ io scapperò via lasciando al fato il mio destino🙂
– cercherò di andare al bar a cavallo🙂
– mi gusterò un giretto col Marlin🙂
– ed al calar della sera mi faro cullare dalle folate del maestrale smorzato dalle montagne🙂
ciao Isidoro

5 11 2010
maurito54

Grazie, sempre molto gentile, così come attento lettore.
Credo però che la fatica maggiore sia stata trovare il tempo per scrivere, a differenza di 11 mesi fa, ora sono più in movimento.

Ma non credere che mi sia dimenticato delle “Frecce” e di questo ultimo we lungo …🙂

Bye Maurizio

5 11 2010
jenchi63

Ciao maurizio
complimenti una bella avventura da vero camperista
non come delle persone che son venute in sardegna e dicevano che tutto faceva schiffo.

(la caramella gommosa verde era una spugna di mare costosa al negozio )
aiiooooooooooooooo

ciao Giancarlo

5 11 2010
maurito54

Grazie Giancarlo per la “spiegazione” del mollusco e per la visita.

In tutti i posti c’è il brutto ed il bello, ma se ricordi solo il brutto è perché hai gli occhi offuscati da altro che t’impediscono di vedere il bello.

Bye Maurizio

27 01 2011
Amedeo 'Globetrotter'

Bellissimo viaggio e ancor più bellissimo ed interessante diario.
Mi è piaciuto come hai descritto il tutto. Ho fatto il tuo stesso viaggio a luglio 2010 e una cosa mi è rimasta dentro. FUNTANAZZA con la sua colonia io ho sostato 3 gg in quel posto che non so perchè ma mi affascinava e sconvolgeva allo stesso tempo. spero di leggere ancora tuoi viaggi . P.S. io sono a Concorezzo

27 01 2011
maurito54

Grazie Globetrotter – Amedeo,
per la visita e per l’apprezzamento.
Gli altri miei viaggi li trovi nelle loro sezioni, appunto Viaggi i più lunghi o Week End i più corti.

A presto!

Bye Maurizio

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