We nei borghi delle Marche.

21 12 2010

29/10/2010 – Km. 50.226

Questa volta abbiamo scelto la nostra meta al contrario del solito: è una settimana che teniamo d’occhio ilmeteo.it e sembra che questo ponte sarà funestato da abbondanti piogge dal Piemonte alla Toscana, fino sugli appennini, così all’ultimo minuto abbiamo deciso di visitare le Marche, unica regione relativamente vicina con solo delle nuvolette, sperando che siano il più innocue possibili.

Partiamo alle ore 14, in mattinata sono corso in biblioteca per reperire le guide che potrebbero servirci ed ho preparato il camper, così dopo pranzo siamo partiti, in una giornata ancora soleggiata.

Inizialmente ho impostato il navigatore verso Rimini, poi per strada Marta ha letto un pò ed abbiamo deciso di dirigerci a Gradara, l’avevo visitata con i miei allora bambini, molti anni fa, ma non in camper.

Il camper vintage.

Il traffico è inesistente, come sempre seguiamo la A4, A22 e poi la A1, abbiamo trovato un leggero intoppo nell’inserimento sulla A1, ma poi si è risolto tutto abbastanza velocemente; abbiamo anche incrociato un camper vintage tenuto perfettamente.

La nostra sosta per la notte.

Le mura illuminate.

Il torrione vicino.

Arriviamo a Gradara alle ore 19,30, al km 50.627 (), giriamo un pò per i parcheggi consigliati dalla segnaletica ed alla fine scegliamo questo, oltre ad esserci altri camper è quello più in piano di tutti ed è molto vicino alle mura.

La grande zucca.

Non siamo tanti camper sul piazzale, così scelgo una posizione un pò defilata, che mi permetta di lasciare lo sbalzo nel vuoto dietro di noi e stare così perfettamente negli stalli; i parcheggi sono a pagamento, ma ci penseremo domattina, visto che l’obbligo parte dalle ore 8 fine alle ore 20.

Il portone centrale.

La via centrale.

Scendiamo un pò per sgranchirci le gambe, la città antica è proprio vicina a due passi e quando raggiungiamo le mura siamo positivamente colpiti dalla spettacolare illuminazione di tutta la cinta, ci sono dei particolari fari che infondono una luce diffusa ed un fascino particolare.

Il pozzo della banca.

Entriamo dalla porta principale, dietro a questa si innalza la strada che porta al maniero centrale, ora chiuso e che visiteremo domani; sulla strada per ora possiamo vedere solo dei locali per la ristorazione, gli altri sono ovviamente chiusi, data l’ora ed il periodo è del tutto naturale e logico.

L'entrata della banca.

Nel nostro vagare serale incontriamo una piazzetta con un bel pozzo sul lato, anche qui le luci sono molto suggestive, scopriamo che si tratta di una banca e che ha reso tutto il suo spazio esterno, molto in tema con l’ambiente, viene proprio voglia di farci una visita interna, però diurna sarebbe meglio.

Ritorniamo al camper per la cena, riusciamo a non farci prendere dalla voglia di cenare fuori, abbiamo ancora il frigorifero pieno e così ci rilassiamo per recuperare un pò di energie.

30/10/2010

Ci svegliamo alle ore 8,30, non vogliamo sfidare nessuna sorte, pertanto finita la colazione ci dirigiamo al pagamento automatico del parcheggio, forse dato il periodo, potremmo anche non prendere la multa, ma perché rischiare.

La nostra postazione.

I cartelli per il pagamento.

Il nostro scontrino.

Già ieri sera avevamo dato uno sguardo alle condizioni economiche della sosta, ora non dobbiamo fare altro che prenderne atto: di sicuro la maggiorazione non è il 50% previsto dal Codice della Strada; per la sosta come giornata intera, per l’auto sono € 5, per i camper € 10.

La chiesa di S. Giovanni

Il crocifisso ligneo.

Le indicazioni per la vista.

Sistemato lo scontrino sul cruscotto in modo visibile, ci dirigiamo subito per la visita al castello, ovviamente tutto ha un aspetto diverso da ieri sera, oggi è una bella giornata di sole caldo ed i negozi sulla strada sono aperti.

Il prato nel fossato interno.

L'ingresso del bastione centrale.

La vista dall'interno.

Arriviamo davanti alla chiesa di San Giovanni, entriamo per visitarla, è piccola, ma ben raccolta, sul lato destro c’è un prezioso crocifisso ligneo del 1700 con la particolarità di offrire la vista di tre precise espressioni, a seconda della posizione di chi lo guarda; in effetti ciò è possibile per la visone o meno dell’interno della bocca.

La griglia nella piccola sala delle torture.

Dopo aver pagato i biglietti d’ingresso (€4 cadauno) ci troviamo di fronte questa enorme struttura medioevale, il ponte levatoio la fa da padrone nella scenografia dell’insieme.

Gli arnesi di tortura attaccati al muro.

Proseguiamo la visita entrando nel bastione centrale, è ancora visibile l’ampio fossato di difesa, ora con l’erba verde e perfettamente manutenuto, così come sembra sia l’intera struttura antica.

Un'ampia sala con camino.

Una parte di affresco.

C’è solo un addetto che ci vidima il biglietto, poi non troviamo nessuna didascalia esplicativa; entriamo prima nella sala delle torture, la luce in un angolo diffonde quello che era il pozzo dov’erano calati i prigionieri e l’ombra della griglia fa un bell’effetto.

Una camera da letto.

Attorno, sulle pareti, sono sistemati degli arnesi di tortura, il solo vederli, calati nel loro ambiente naturale, fanno il loro effetto; sopra di noi c’è una passerella che probabilmente serviva per visitare la sala senza entrarvi, ma adesso ne è chiuso l’accesso.

Una vista suggestiva dell'esterno.

Un'altra camera da letto.

Salendo le scale iniziamo il giro per le stanze, troviamo una saletta con camino, molto ben tenuta, ma spoglia, purtroppo abbiamo capito che qui non troveremo nulla di esplicativo; di sicuro c’è il divieto di fotografare, ma questo mi sembra un insulto bello e buono, così con discrezione immortalo ugualmente ciò che vedo, cercando di evitare le telecamere di controllo.

La stanza del vescovo.

La sala del consiglio.

Nelle stanze troviamo dei mobili e delle recinzioni, c’è un cartello dove si chiede di non oltrepassare, a volte c’è una scarna descrizione come “Camera da letto” e questo la dice lunga sulla volontà di informare il turista.

La vallata attorno.

La stanza di Francesca.

Le stanze sono tirate a lucido, le pareti sono ben messe, il mobilio è un pò scarso, però dalle finestre si può ammirare davvero un bel panorama sull’ampia vallata che circonda il castello.

La stanza della giustizia.

Questo castello è passato alla storia per la leggenda di Paolo e Francesca, citata anche nelle terzine della Divina Commedia da Dante Alighieri; non è dato sapere se la vicenda sia davvero capitata da queste parti, però sembra che ci siano dei riferimenti che rendano certa e credibile la loro collocazione.

La porta della prigione.

Nella stanza di Francesca passiamo sopra la famosa botola che collega il posto di guardia sottostante, dove la leggenda vuole che l’amante Paolo, fratello del marito di Francesca, Gianciotto, rimanga incastrato con il mantello nella fuga e qui ucciso a fil di spada assieme a Francesca.

Il torrione originale.

Nella stanza c’è un abito di scena utilizzato qualche decennio fa ed ora in mostra nel suo originale ambiente; mentre cerchiamo di catturare degli indizi validi ad una più comprensiva visita, arriva nella sala una gentile sorvegliante, che ci saluta con un sorriso.

Il pavimento del cortile.

E’ in giro di ronda per controllare i turisti e visto che non c’è nessuno, chiediamo a lei lumi sulla completa assenza di qualche nota storica; anche lei approfitta dell’assenza di altre persone per informarci che è uno strano obbligo che hanno imposto anche a loro, ovviamente riconoscendo anche lei, che il tutto è a scapito del turista che già sta pagando un biglietto d’ingresso.

La cappella interna.

Nel parlare però si lascia un pò andare e ci spiega che i mobili che vediamo non sono i mobili realmente esistiti in questo castello, ma sono stati riportati prelevandoli dai vari mercati in Europa, per rendere più scenografico l’ambiente.

La scala che portava Paolo da Francesca.

Le pareti poi sono state affrescate negli anni ’30 e da allora sono rimaste intatte, nella stanza di Francesca c’è solo un bauletto che è rimasto originalmente qui da sempre, almeno così si presuppone.

I letti nel corpo di guardia.

Ci spiega poi che la stanza a fianco di Francesca è quella che era preposta alla giustizia, dove veniva decisa la punizione del prigioniero di turno: se era colpevole e doveva andare in prigione, prendeva la porta a sinistra, se fosse stato colpevole e doveva morire prendeva la porta di destra, dove si apriva all’improvviso un buio pertugio stretto e con delle lame nelle pareti, in questo modo il mal capitato moriva, se non per le fratture, dissanguato per i tagli nella caduta, dove sono stati trovati dei resti umani.

I merli esterni.

Oltre questa sala si esce nel terrazzo sul cortile esterno, proprio sotto il torrione principale, quello attorno a cui, nel tempo, è stato costruito man mano l’intero castello.

L'uscita sulle mura.

All’inizio della costruzione c’era solo il torrione principale, il guardiano viveva nel torrione stesso, salendo da una scala di corda, anche con l’eventuale propria famiglia e da lì non scendeva quasi mai, se non per il cambio di periodo con un altro guardiano; poi negli anni è stato costruito il castello attorno.

Un torrione d'angolo.

Scendiamo nel cortile interno dove possiamo prendere visione della particolare pavimentazione, fatta di sassi incastrati perfettamente di taglio, fino a formare un particolare disegno a lisca.

... ancora le mura.

Uscendo passiamo dalla stanza che era adibita al corpo di guardia, con dei giacigli di legno che servivano come dormitorio e più in là c’era il tavolo dove si consumavano i pasti delle guardie.

Il ponte levatoio.

Il manifesto esposto.

In un angolo c’è una vistosa scala che si ferma al soffitto, quella che la leggenda vuole servisse a Paolo per incontrare clandestinamente Francesca nella sua stanza posta proprio qui sopra e dove rimase impigliato con il mantello e per questo non sfuggì all’uccisione da parte del di lei fratello.

L'ingresso al museo.

La visita al castello si conclude uscendo all’aperto, sulla murata, diciamo che questo è un piccolo camminamento, l’intero giro delle mura è in corso di restauro e non è ancora agibile al pubblico.

Una riedizione di Paolo, Francesca e Giangiotto con la spada.

Un antico telaio.

Il panorama è sempre da mozzafiato, anche coadiuvato dalla splendida giornata di sole, così ci fermiamo ancora un pò sedendo al sole su delle panchine poste prima del ponte levatoio dell’ingresso.

L'ingresso al sotterraneo.

Il sotterraneo.

Rientriamo nel cortile del castello perché la guida ci ha suggerito di lasciare una “nota di suggerimento” alla direzione, così ci fanno accomodare in una saletta appartata al pubblico per poterci sedere e scrivere, nel frattempo dò un’occhiata attorno: qui sono esposti dei manifesti illustrativi di com’era il castello all’epoca in cui era abitato.

Un posto di detenzione.

Riscendiamo per l’unica via centrale, in mezzo a tutti i negozi aperti e troviamo il museo, immancabile, sulla storia del castello e sulle torture dell’epoca.

La strada centrale.

Oltre ai classici ed orribili strumenti di tortura, ci sono anche altri strumenti di normale uso quotidiano, come un vecchio telaio ed altri attrezzi agricoli.

La porta della città.

Ma in un angolo della sala c’è l’entrata ad una delle 16 gallerie sotterranee che sono presenti appunto sotto tutta la cittadina; scendendo alcuni gradini si scopre una piccola galleria con alcune piccole cripte servite anche come posti detentivi.

Le mura di cinta.

La zucca tagliata.

Ritorniamo verso il camper, ormai è l’ora di pranzo, per strada incontriamo ancora la stessa zucca di ieri sera, però qualcuno l’ha tagliata, non certo benissimo, rovinandola in più punti.

Il negozietto ...

... e la fatina.

Sulla strada scopriamo un piccolo negozietto con degli oggetti “magici” ed una ragazza vestita da fatina che li vende: la proprietà è di un gruppo di ragazzi locali che ha deciso d’intraprendere questo tipo di attività, hanno un sito e si costruiscono tutto da soli, oltre a gestire ben 6 negozi, di cui uno è a Roma.

L'inizio del camminamento.

La fine del sentiero.

Però per tornare al camper seguiamo il sentiero degli innamorati, più che altro per curiosità🙂 , visto che passa all’esterno delle mura ed è immerso in quel che rimane di folti alberi.

La strada deserta e particolare.

Il nostro parcheggio.

Pranziamo e poi scegliamo dalla guida la prossima meta: il castello di Mondavio (PU); partiamo alle ore 15.45, il traffico è pressoché inesistente su una strada piacevole, ancora verde ed arriviamo alle ore 17, al Km. 50.679 ().

Il torrione del castello.

L'entrata nelle mura.

Quando arriviamo non fatichiamo per nulla a trovare un posto per il parcheggio, è proprio sotto le mura ed è vuoto; prendiamo la strada per entrare direttamente nel castello, una strana strada che sovrasta un piccolo incrocio di strade.

Una prima rappresentazione storica.

I corridoi sotterranei.

Il castello si sviluppa in verticale, in pratica è solo il grande torrione che faceva da alloggi e rifugi; quando entriamo ci accorgiamo che sono stati allestiti dei manichini per spiegare meglio le varie stanze ed il loro utilizzo e questo non ci fa che piacere.

Le carceri ...

... e i rifornimenti di munizioni.

Partendo dal basso, troviamo dei lunghi e stretti corridoi che servivano per il collegamento sicuro con tutte le parti sottostanti, dove appunto c’erano le carceri ed l’immancabile locale delle torture.

La stalla con i cavalli.

Il questo piano c’erano anche le stalle, anche queste perfettamente ricostruite con i manichini degli animali in dimensioni reali; in questi sotterranei c’era anche il fabbro per le armature.

Il fabbro.

Il fornaio con gli inservienti.

Salendo sulla scala centrale unica troviamo i locali per gli approvvigionamenti della fortezza, come il fornaio ed i magazzini per le derrate alimentari, sempre ora perfettamente realizzati con i manichini vestiti in tema.

Il banchetto in visione ...

... e il gatto che salta sul cibo.

Ancora al piano superiore c’erano le stanze padronali, noi possiamo visitare solo quella definita per la sala da pranzo, con attivo un bel banchetto con tanto di gatto che salta sul cibo offerto.

Il torrione con la terrazza.

In cime c’è poi una piccola mostra di oggetti ritrovati nella zona, sulla terrazza poi si può godere di un buon panorama sulle valli attorno.

La catapulta ed il tramonto.

A questo punto riscendiamo ancora all’esterno, per recarci del grande terrazzo sul torrione esterno, dove svetta una gigantesca catapulta, mentre attorno possiamo osservare un bel tramonto sui colli che circondano la vallata.

La chiesa.

Il chiostro con la zucca nel vicino convento.

Proseguiamo con una veloce visita al paesino, più che altro alla parte antica subito dietro alla fortezza, le viuzze sono strette e si nota immediatamente l’antica chiesa con una facciata un pò particolare; purtroppo è chiusa e non possiamo visitare l’interno.

La terrazza con il bar chiuso.

Le viuzze interne.

Vogliamo anche sorseggiare un caffè, abbiamo scelto un bel bar da cui possiamo vedere l’intera vallata, ma troviamo chiuso anche questo e quindi ci gustiamo solo il panorama.

L'ex convento di frati.

Prima di lasciare il paese andiamo alla ricerca di un piccolo convento di frati, citato sulle guide, ma una volta che l’abbiamo trovato, ci accorgiamo che sta per essere trasformato in un’attività commerciale, forse un ristorante ed ora è tutto chiuso con i lavori in vista.

Il nostro parcheggio.

Rientriamo al camper un pò infreddoliti, ormai le temperature la sera iniziano a calare e l’umidità di questi giorni si fa sentire; impostiamo la nostra prossima meta Corinaldo e lasciamo questo piccolo, ma simpatico borgo.

La strada verso il centro del paese.

Arriviamo a Corinaldo alle ore 19.20, siamo al Km. 50.690 (), il paese è completamente assediato dai camper; abbiamo percorso una strada che attraversa la vallata, sfidando delle pendenze dichiarate fino al 18%, siamo scesi perfino in 1^ marcia, ma come siamo entrati nel territorio comunale abbiamo visto camper parcheggiati in ogni piccolo posto possibile, sfidando anche le leggi di gravità.

Un parcheggio selvaggio.

Percorriamo le strade esterne della cittadina senza trovare un qualsiasi pertugio dove infilare il nostro camperino, così seguendo l’onda, arriviamo di nuovo alle porte del paese, sul lato opposto.

La chiesa di S. Francesco.

A questo punto scorgo in una stradina laterale un parcheggio con altri camper, m’infilo nella speranza e trovo un posto a fianco di un’auto, vicino ad una palazzina, probabilmente è il parcheggio condominiale, ma non c’è nessun cartello che vieti la sosta e con molta tranquillità entro in retro.

La Fiat 500.

Ovviamente come mi fermo un signore mi spiega che sarebbe del condominio, ma visto che si tratta di un evento annuale mi lascia sostare, io gli prometto che ce ne andremo l’indomani e noi siamo tutti contenti.

Le piccole vie dentro le mura.

Scendiamo per una perlustrazione, come ripercorriamo la strada principale verso il centro, possiamo scorgere il grande movimento e scopriamo anche un camper in sosta selvaggia nella strada principale, sul marciapiedi e con i cunei, di fronte ad un apecar, ma si vede che c’è così tanta confusione, che nessuno gli avrà detto nulla.

La particolare scalinata nella notte.

Passiamo davanti alla chiesa di S. Francesco, con la sua facciata particolare, è chiusa e la visiteremo domami; proprio di fronte c’è una splendida vecchia Fiat 500 in ottime condizioni, appena riverniciata di un bel rosa acceso.

L'orologio proiettato.

Vaghiamo un pò per le strade molto affollate, sono stati appesi, tra un palazzo e l’altro, dei drappi per festeggiare Hallowen, è una festa che durerà tre giorni per tutto il we e non solo la notte del 31; per questo Corinaldo è stata eletta “la capitale italiana di Hallowen“.

L'orchestrina in strada.

Incontriamo molte persone in maschera, bambini con mantelli neri e maschere per l’occasione, in giro ci sono persone che ballano per strada con la musica di alcuni suonatori caserecci, come la banda del Macinino Scacciapensieri.

La nostra cena.

Scopriamo che nella piazza del Terreno ci sarà una manifestazione rappresentativa del Conte Dracula, portata in scena dalla compagnia degli sbandieratori locali; decidiamo di aspettare l’inizio di questo evento particolare, però approfittiamo del tempo di attesa per cenare, le possibilità non mancano di certo.

Un torrione sul muro di cinta.

I ragazzi sono davvero bravi, hanno davvero dato il massimo per una rappresentazione non semplice per degli sbandieratori; a questo punto decidiamo di tornare al camper, qui i festeggiamenti continueranno fino alle ore 2, ma noi siamo un pò stanchi.

Questa notte ci sarà il cambio dell’ora legale in solare, per questo è stato proiettato un orologio che alle 2 inizierà a scorrere alla rovescia, approfittando di questa occasione per rendere l’evento “diabolico”.

31/10/2010

Ci svegliamo alle ore 8,30, ora solare, fuori sta piovigginando ed attorno a noi alcuni camper di ieri se ne sono già andati; noi ritorniamo in città a piedi per una visita alla luce del sole e con più calma.

Il nostro parcheggio al mattino.

Il prato davanti a noi.

Davanti alla nostra postazione c’è un prato in cui ieri sera c’erano parecchi camper, mentre ora sono rimasti in pochi; sulla strada troviamo anche una pianta con delle strane bacche, ma la nostra ignoranza in materia ci permette solo di fotografarle.

Le strane bacche.

L'interno della chiesa di S. Francesco.

Ovviamente ci sono meno persone per le strade, ma c’è sempre un pò di folla a riempire le scalinate; la chiesa di S. Francesco è aperta, ma ora c’è una funzione in corso e così facciamo una visita veloce e discreta.

Un'altra torre sulle mura.

L'estremo delle mura.

Ritorniamo nel centro della città, questa volta entrando dalla porta a noi posteriore, dove c’è un altro torrione, visitiamo il santuario dedicato a Santa Maria Goretti, originaria di questa città, e mentre ascoltiamo la storia della sua vita che viene ripetute continuamente, osserviamo gli interni.

L'ingresso in città.

Le vie interne alle mura.

Il campanile di S. Pietro e Paolo

Uscendo dalla chiesa torniamo nella piazza di ieri sera e ripercorriamo le scalinate che ieri sera davano una suggestione particolare, potendo oggi ammirare la vasta vallata oltre le mura.

Una visione della vallata.

Il santuario di Santata Maria Goretti.

L'interno ...

... l'organo ...

... un primo altare laterale ...

A questo punto decidiamo di seguire il percorso sotto le mura della città, il centro storico è perfettamente abitato e questo rende caratteristico e particolare questo borgo antico, completamente circondato ancora dalle vecchie mura.

... un secondo altare laterale ...

... l'altare principale ...

... la statua della santa.

I binbi alle prese con la richiesta.

Incontriamo anche dei simpatici ragazzini che suonavano un campanello per il solito: “dolcetto o scherzetto”; però la particolarità sta nel fatto che questi si sono vergognati subito, nascondendosi dietro i loro genitori che li stavano guardando sorridendo, per esortarli poi a completare l’opera ed ottenere così le dovute caramelle.

Un palazzo in centro.

Piazza della Pietra

Una stretta via.

Sul nostro percorso ci sono anche dei gruppi di turisti che seguono attentamente la loro guida, cerchiamo di carpire qualche altra informazione, ma non è facile inserirsi, perciò proseguiamo indipendentemente la nostra camminata.

Le scalinate.

La torre dello "Scorticatore".

Il camminamento sotto le mura.

Si può dire che il fulcro della cittadina è sulle lunghe scalinate che collegano la parte alta e la parte bassa, già ieri sera emanavano un fascino unico, con la folla che le percorreva massicciamente, ora vengono percorse dai turisti che vagano per le mura.

Ancora il percorso.

Le rappresentazioni.

Il retro della casa dello "Scuretto".

Incontriamo subito la “Torre dello Scorticatore”, chiamata così perché nei pressi c’era un artigiano che trattava le pelli; seguendo i capitelli arriviamo alla porta più in basso, dove ora ci sono delle raffigurazioni sul tema di Hallowen.

La tabella della spiegazione.

La facciata della casa.

Qui vicino c’è una casa particolare, detta dello “Scuretto”, non si sa quanto sia leggenda o verità, del resto al turista non è chiesto di sapere o giudicare, ma intanto viene informato sul perché, giusto per abbozzare il sorriso.

Il pozzo e ...

... la scalinata dal basso.

Il torrione del Calcinaro.

Ben presto completiamo il giro delle mura, il borgo non è grande e si fa abbastanza in fretta, purtroppo il percorso sulle mura è chiuso, c’è solo una piccola possibilità di visitarne qualche spezzone.

La strada dalle mura.

L'ultimo torrione.

Dal fruttivendolo.

Incontriamo anche un fruttivendolo che, per stare in tema con la manifestazione, ha addobbato la sua vetrina con dei curiosi cartelli funerari, con l’intento di aumentare le vendite appunto di frutta e verdura.

Il parcheggio dei camper vicino a ...

... la casa natale di S. Maria Goretti.

Uscendo dal borgo rientrando al camper, passiamo anche a visitare la casa natale della Santa Maria Goretti, proprio lì vicino ci sono dei camper parcheggiati e che ieri sera era stracolmo tanto che la protezione civile, che gestiva l’ordine viabilistico, impediva l’accesso ad altri camper.

La dedica.

L'ingresso.

Il piccolo altarino all'interno.

Entriamo nella casa, dove l’impressione vuole essere che tutto sia stato lasciato com’era, il che però ne siamo un pò scettici, i lavori di restauro a volte sono troppo evidenti e tutto sommato la casetta è troppo piccola per non accorgersene.

Il camino.

Un vecchio telaio di famiglia.

Il letto della Santa.

L’interno è curato e raccolto, anche se c’è il particolare del lavello che è proprio curioso: sembra davvero troppo basso per essere reale, lei sarà anche stata una bambina, ma gli adulti erano di sicuro più alti.

Il lavandino basso.

Il parcheggio davanti la casa.

L’ingresso è gratuito e si fa presto a terminare la visita, anche leggendo le varie spiegazioni della storia della famiglia; non è un mistero che noi non fossimo preparati, tanto che non sapevamo neppure della coincidenza sulla nascita della Santa in questa città.

Corinaldo dall'altra parte della valle.

La strada libera ...

... che sparisce.

Di seguito ritorniamo al camper per il pranzo e poi lasciamo Corinaldo per spostarci verso Piticchio, altro borgo medioevale segnato sulle guide; il tempo è sempre piovigginoso, ma non importa, viaggiare per queste terre è davvero stupendo ed appagante.

Le campagne attorno al nostro cammino.

L'ingresso alla frazione.

La porta d'ingresso.

Percorriamo ancora le strade vuote che salgono e scendono dalle colline, a volte sembra proprio che la strada sparisca nel nulla; arriviamo a Piticchio alle ore 15.50, quando arriviamo al parcheggio siamo al km. 50.710 ().

Il porticato attorno alle mura.

La chiesa di S. Sebastiano.

Le piccole viuzze.

Questa è una piccola frazione, raccolta dentro le mura che sono a picco sulla strada che le circonda; si entra da una rampa e si segue un piccolo porticato posto sulle mura, attorno c’è un panorama stupendo, certo che se ci fosse stato il sole sarebbe stato molto meglio, ma anche così la vista spazia sull’orizzonte e lascia ben intendere ciò che era nel medioevo.

Un'altra viuzza.

Le colline attorno alla frazione.

Il nostro parcheggio vista dall'alto.

L’interno è composto da piccole viuzze con delle case antiche attorno, ancora regolarmente abitate, spesso ci sono dei collegamenti tra i palazzi, tutto gira attorno alla chiesa di S. Sebastiano; la grondaia di questa chiesa ha la particolarità di avere molta erba che le cresce dentro, sfruttando meglio i raggi di sole che faticano ad arrivare a terra, prova ne è che c’è molto muschio attorno ai muri delle case.

L'erba sulla grondaia della chiesa.

L'interno della chiesa.

Il dipinto di S. Sebastiano

Purtroppo c’è un funerale in corso e così tardiamo la visita alla chiesa, nel frattempo percorriamo le viuzze che racchiudono frammenti di storia a noi sconosciuti.

L'organo sulla porta.

Un dipinto dell'ultima cena.

Il nostro parcheggio sotto le mura.

Quando entriamo in chiesa la troviamo ampia e luminosa, con uno strano dipinto di S. Sebastiano ed un piccolo organo sulla porta d’ingresso.

La frazione di Piticchio.

A questo punto sono le 17 e la visita alla frazione è conclusa e ci spostiamo verso Morro d’Alba (An), altro piccolo borgo suggerito sempre dalla guida, non molto distante da qui e dove sicuramente passeremo la notte, possibilmente nella AA suggerita dal navigatore.

Arriviamo alle ore 18, siamo al Km 50.746  , è ormai buio e sta piovigginando, abbiamo cercato l’AA indicata, ma non siamo riusciti a trovarla, così ci siamo fermati nel parcheggio sotto le mura, in un piano un pò precario e con il poco traffico vicino della via principale.

Il parcheggio a Morro d'Alba.

Scendiamo per una prima ricognizione del borgo, dalla guida abbiamo appreso che anche qui a Morro d’Alba è presente un portico di cinta totalmente coperto, denominato “La Scarpa”, oltre al museo dei mestieri.

L'interno della chiesa di S. Gaudenzio

Costeggiamo a piedi le mura per un piccolo tratto e siamo direttamente nella piazzetta interna delle mura, dove c’è la chiesa di S. Gaudenzio, poi iniziamo il percorso del porticato: è di sicuro suggestivo pensare che attorno ci sono le abitazioni, come sono sempre esistite, così come il soffitto del porticato, ancora costituito prevalentemente da travi di legno.

Il piccolo organo sulla porta.

Troviamo un varco nella copertura, un passante ci spiega che è stata colpa dei bombardamenti e che è rimasto così da allora, del resto non ci sono più neanche le case attorno, ma solo un bar con veranda.

Al ristorante per la cena.

Troviamo il museo della cultura mezzadrile Utensilia, cerchiamo di entrare, ma c’è in corso una festa per i bimbi del paese, ovviamente in maschera e per Hallowen, con tanto di caccia al tesoro; per questo, in attesa del termine della festa, gli addetti della pro loco ci fanno accomodare per un pò nei locali a fianco con l’occasione di degustare dei prodotti locali, vinelli compresi.

Mancava poco alla fine della festa e così presto possiamo entrare, tutto sommato è stato meglio meglio così, non c’è nessuno e le ragazze del museo sono impegnate a rassettare il bailame lasciato dai ragazzini, lasciandoci così tutto il tempo che vogliamo per la visita.

Ogni attrezzo ha la sua storia ed il suo vissuto è ancora visibile nelle sue forme, come un manico consumato, una lama provata dai continui tagli, ecc.; però sono i piccoli attrezzi a catturare maggiormente la nostra attenzione, come una trappola per i topi, le ciotole per la ricotta, che ci viene poi spiegato che sovente era preferibile ripararne una rotta, ma stagionata, che farne una nuova.

Finito l’interessante giro, proseguiamo il periplo del porticato, di certo non troppo lungo, ed arriviamo di nuovo alla piazza centrale; all’interno del porticato, dopo le case, c’è una piazzetta centrale dove confluiscono gli accessi delle abitazioni e c’è del verde comune, con un albero al centro.

Ormai s’è fatta l’ora di cena, ma non abbiamo voglia di spignattare, così, attirati anche dal ristorante che abbiamo di fronte, entriamo per mangiare, nulla di così particolare, ma buono, ad un costo giusto; alle ore 23 andiamo a dormire, siamo un pò esausti.

01/11/2010

Ci svegliamo alle ore 9.30, anche se nella notte c’è stata qualche auto che si sentiva passare, abbiamo dormito abbastanza bene, nonostante anche una leggera pendenza; facciamo colazione  scendiamo a farci un giro per il paese con la luce; il tempo è nuvoloso, ma non piove.

Il nostro parcheggio sotto le mura.

Il ristorante di fronte.

Scopriamo ben presto che l’AA suggerita era proprio a due passi da noi, c’era la segnalazione sulla strada principale, ma poi non viene più segnalata e se non si conosce l’accesso da una viuzza interna, non si vede () ed il navigatore ci lasciava sulla strada principale.

Uno dei tanti cartelli che incontriamo.

L'AA del paese.

Il parcheggio con la sbarra.

Chiediamo ad alcuni signori con il camper, hanno dormito qui e sono stati tranquilli, c’è una sbarra per l’accesso con una chiave, bisogna chiederla al bar sotto la torre civica in piazza, è gratuita e poi va riconsegnata; ma come facevamo a saperlo, se qui non c’è scritto nulla?

La torre civica e la piazza.

L'ingresso al borgo con la chiesa.

Ritorniamo alla piazza davanti all’ingresso del borgo, quella con la torre civica con sotto il bar citato, troviamo davanti una casetta verde, curiosa, sembra finta; la piazza sembra essere il punto d’incontro per i cittadini che oziano la mattina.

La casetta verde.

L'ingresso de La Scarpa.

Il porticato coperto.

La parte scoperta.

Ripercorriamo il porticato denominato “La Scarpa”, con la luce del giorno possiamo vedere anche l’ampio panorama sulle valli attorno, anche se è nuvoloso, il panorama è buono.

La valle attorno.

Il soffitto con le travi.

La chiesa di S. Gaudenzio.

Diamo anche uno sguardo al giardino interno, quello dove confluiscono le abitazioni; di sicuro questo borgo è stato pensato in ogni suo piccolo particolare, il verde qui sembra essere ottimo per l’estate e trovare così un pò di frescura all’ombra degli alberi.

Metà giardino interno ...

... l'altra metà.

A questo punto possiamo considerare chiusa anche la visita di questo particolare borgo, così ci spostiamo seguendo un’altra meta suggerita dalla guida: Serra S. Quirico.

Altra vista della piazza centrale.

Prima di partire ...

... il nostro arrivo a Serra S. Quirico.

Arriviamo alle ore 10.45, siamo al Km 50.786 (), mi parcheggio vicino al campo di calcio, unico ampio spazio libero, anche se molto in pendenza, ma non dobbiamo pranzare o tanto meno dormire.

Le colline attorno.

Gli oggetti artigianali ...

... le statue di sasso.

Dall’altra parte della strada ci sono delle case, una di questa è di un artigiano che crea oggetti in pietra, da piccoli strumenti che riproducono gli attrezzi originali, a dei sassi che rappresentano delle persone.

L'ingresso de Le Copertelle.

Uno sguardo al panorama.

Delle case vicine.

Proseguiamo a piedi per visitare l’interno di quest’altro borgo; anche questo ha un piccolo camminamento coperto, ma non è sufficientemente lungo da circondarlo e si chiama Le Copertelle.

La fine del porticato.

Un tipo molto ordinato.

Le campagne attorno.

Incontriamo la prima chiesa, quella dedicata ai Santi Quirico e Giulitta, all’interno c’è una scultura che rappresenta la consegna della città alla Santa; su una parete c’è anche una presunta reliquia con una presunta spina della croce di Gesù.

La chiesa dei Santi Quirico e Giulitta

L'organo sulla porta.

L'altare centrale.

Le strade del paesino sono strette, tanto che in alcuni punti le auto non riescono ad entrare, dai vicoli spunta il torrione del municipio, dove c’è la fontana centrale ed una scalinata per arrivare alla chiesa di Santa Lucia.

La consegna della città alla Santa Giulitta.

Un altare secondario.

La reliquia.

E’ appena finito un matrimonio, pertanto la chiesa è ancora tutta illuminata anche all’interno è con gli addobbi a festa, ne approfittiamo per dare uno sguardo con più calma, ma soprattutto per fare delle foto senza che gli addetti intervengano, perché anche qui sarebbe vietato fotografare.

Uno stretto vicolo e la torre comunale.

La fontana centrale.

La scalinata verso S. Lucia.

Tutto l’interno della chiesa è molto particolare, a differenza dalle altre viste, questa è sontuosamente decorata di fregi d’oro, così come la struttura dell’organo e le colonne di sostegno della chiesa stessa.

L'altare principale di S. Lucia.

La parete di destra.

La parete di sinistra.

Il soffitto poi è ampiamente decorato con affreschi vari, in tutta la sua estensione, le panche sono finemente lavorate, tutte uguali, con solo il disco di legno interno che riporta le sigle del donatore offerente.

Il soffitto.

Sopra l'altare.

L'organo sopra la porta.

Le panche di legno.

Ben presto gli addetti finiscono di togliere gli addobbi e spengono le luci, così anche noi usciamo contenti di aver visto una chiesa molto particolare, in un borgo così piccolo e sperduto.

La via verso la fine del paese.

La torre di guardia.

La valle di fronte.

Usciamo e percorriamo la strada verso l’uscita del paese, qui c’è la torre di guardia, ancora ben stabile, anche se non visitabile; ci sediamo per un piccolo riposo, ma presto alcune gocce di pioggia ci fanno raggiungere il camper che è proprio qui sotto.

Il viale che riporta sulla strada.

Il nostro camper.

Serra S. Quirico da lontano.

E’ quasi l’ora di pranzo, ma qui non possiamo stare per via della pendenza, così ci spostiamo, stando sempre sulla strada verso Genga; ci fermiamo nel piazzale della stazione di Serra S. Quirico, è ampio e vuoto e poi c’è un Superbrig fermo in rimessaggio, così gli facciamo compagnia; sono le ore 13,15 ().

Il parcheggio ...

... sul piazzale.

Il piazzale della stazione.

Una pasta asciutta veloce ed un buon caffè e poi alle ore 15 ripartiamo verso la nostra meta, purtroppo il tempo si sta guastando, la pioggia inizia a scendere sempre più con insistenza, ma non importa: la nostra casa itinerante non teme l’acqua.

Il parcheggio di Genga.

L'ingresso del borgo.

La chiesa.

Arriviamo a Genga alle ore 15.45, siamo al Km. 50.806 (), sta piovendo a dirotto ed il piccolo parcheggio davanti al piccolo borgo è pieno di auto, così troviamo posto in una stradina superiore, che si affaccia all’ingresso di questa cittadina.

Il mercatino all'aperto.

Genga è passata alla storia anche per aver dato i natali al papa Leone XII e quest’anno cade il 250° anniversario della nascita; non sappiamo se è per questo motivo, o per altra occasione, ma nel borgo c’è un piccolo mercatino artigianale, ovviamente molto penalizzato dal brutto tempo.

Una vietta con la pioggia.

Ci troviamo davanti la curiosa facciata della chiesa, come se fossero state aggiunte delle parti esterne in un tempo successivo; ci aggiriamo per le poche stradine con la pioggia incessante, ci sono pochissime bancarelle e poco interesse per continuare a restare qui.

L'uscita da Genga.

Riprendiamo il nostro percorso alle ore 16.45, percorriamo la SP22 sotto un vero diluvio, questa volta abbiamo come obbiettivo Senigallia, sperando che dirigendoci verso il mare potremmo trovare del tempo più clemente.

La strada che percorriamo.

Il maniero nella notte.

La collezione in pizzeria.

Arriviamo a Senigallia alle ore 18.30, siamo al km. 50.861 (), abbiamo faticato un pò a trovare un posto decente e sicuro in città, alla fine abbiamo trovato il parcheggio pubblico di un grande condominio, a fianco del capolinea di alcune linee di bus cittadine e vicino allo stadio comunale.

L'interno della pizzeria.

Una tovaglietta e ...

... l'altra.

Il posto sembra tranquillo ed è in perfetto piano, lascio lo sbalzo nel verde dietro di noi, così da stare esattamente nello stallo; nonostante la pioggia scendiamo per una ricognizione, non abbiamo voglia di cenare sul camper e cerchiamo una pizzeria, anche se non è facile vista la festa odierna.

L'onda di ritorno sul fiume Misa.

Troviamo nel centro storico la Pizzeria Manigoldo, un curioso esercizio molto particolare, all’interno ci sono varie collezioni, tra cui quelle di macchinine storiche, ha delle tovagliette di carta con delle frasi curiose e l’ambiente è molto caldo ed accogliente.

Ritorniamo al camper, per fortuna ha smesso di piovere e possiamo ammirare Senigallia notturna, passiamo sopra il fiume Misa dove possiamo assistere alle onde marine di ritorno, uno strano effetto scenico; chiudiamo la serata con una bella dormita alle ore 23.

02/11/2010

Ci svegliamo alle ore 8.30, sentiamo il rumore di un taglia erba, è curioso: con tanta acqua che c’è stata ieri ora si mettono a tagliare l’erba; mi affaccio e vedo che la giornata sta volgendo al bello, non ha piovuto più nella notte.

Il nostro parcheggio a Senigallia.

Il nostro sbalzo nel verde.

Facciamo colazione tenendo d’occhio i giardinieri, sono ancora lontani dal camper e così appena posso, scendo a chiedere se diamo fastidio con il nostro sbalzo nel verde; stanno piantumando delle piante più in la e la nostra parte non è interessata ai lavori, questo ci rassicura e così iniziamo a girare per la parte storica della città.

Il fiume Misa di giorno.

Via Carducci.

Nei portici Ercolani.

Ripercorriamo il percorso di ieri sera, passiamo ancora sul fiume Misa, questa volta le onde di ritorno sono meno impetuose di ieri sera, in compenso sta per uscire un pò di sole e l’atmosfera cambia subito in meglio.

Il Foro Annonario.

Lo stanzone per il pesce.

La città dal Foro Annonario.

Entriamo subito nel Foro Annonario, antica costruzione per il mercato che funziona anche attualmente, c’è anche uno stanzone previsto per il mercato del pesce, ovviamente ora deserto per le festività, ma ancora utilizzato nei giorni di mercato del pesce.

La torre Roveresca.

La fontana sulla piazza.

L'ingresso dal ponte.

Da qui ci spostiamo verso la Torre Roveresca, vista di sfuggita dall’esterno ieri sera ed ora aperta al pubblico; entriamo dal lungo ponte nel piccolo cortile, dove all’entrata c’è la guardiola dei custodi.

Nel cortile della rocca.

La guardiola all'ingresso.

Una sala interna.

Facciamo appena in tempo a pagare che la guardiola viene investita da un torrente d’acqua che scende dall’alto; dal centro del cortile scorgiamo che un ciuffo di verde nasconde uno scolo per la pioggia, evidentemente era intasato ed ora è stato liberato di colpo.

La cella della morte.

La scala di un torrione.

Uno stemma in un affresco.

Non c’è nessuna possibilità di seguire una guida, neanche auricolare, per ciò seguiamo il percorso numerato; assieme alla visita normale della struttura, c’è una mostra sulle colonie negli anni 20-30-40-50, con delle foto appese al centro di alcune stanze che ricordano mussoliniane memorie.

Un sotterraneo.

Il plastico in generale.

I magazzini vicini.

Iniziamo la visita dai sotterranei, dove c’è una porta di acciaio, ora chiusa, ma che era la cella dove venivano chiusi e murati i prigionieri, fino alla loro morte naturale, per assenza di cibo ed acqua, oltre che la poca aria.

La città dall'alto ...

... verso il mare.

Tra i torrioni.

I locali sono incredibilmente vuoti, non c’è molto da visitare, se non le scritte sopra le porte che ricordano il motto di Giovanni della Rovere “IO DUX IO PRE” (io duca, io prefetto), le troviamo ovunque, desolatamente il solo ricordo di un tempo che è stato.

La piazza dall'alto.

L'antico bastione.

Un vecchio forno per il pane.

Si riesce a salire le scale di un torrione per arrivare in cima, dove le quattro terrazze sono confinanti e comunicanti e da dove si può ammirare una bella visione della cittadina.

La rotonda sul mare.

Sulla pedana ...

... verso il mare.

Questa rocca è stata costruita a partire dal 300 circa, dove c’era uno solo torrione ed anche più piccolo rispetto a quello attuale; poi con i secoli, questo è stato man mano ampliato fino alla forma attuale e dentro le mura è ancora possibile vedere i diversi livelli.

... verso la battigia.

Usciamo dalla rocca e ci dirigiamo verso il mare, vogliamo vedere con calma la famosa rotonda degli anni ’50; l’abbiamo vista di sfuggita ieri sera mentre passavamo in camper, sotto la pioggia.

... verso il porto.

In poco tempo siamo arrivati, il mare è agitato, stranamente agitato, del resto l’Adriatico è così, anche se burrascoso, non è un gran mare mosso, ma emana lo stesso il suo bel fascino: il mare d’inverno ed il mare agitato.

Il lungo mare.

Non resistiamo alla tentazione di percorrere la passerella d’ingresso alla rotonda, ovviamente vietato e bloccato da una semplice corda, che noi passiamo con un piccolo balzo in tutta agilità.

La rotonda dal porto.

Una bilancia da pesca.

Siamo sospesi nel vento e nel mare, tutto attorno abbiamo le onde lunghe, ma agitate, il colore grigio, c’è un vento teso che scompiglia i miei pensieri, mentre mi godo il panorama inconsueto e piacevolmente rilassante.

Il frangi flutti al porto.

La città dal porto.

D’un tratto sentiamo una voce, femminile, calma, ma decisa e perentoria; è una registrazione che ci avvisa che siamo entrati in una zona sotto la video sorveglianza e ci prega di allontanarci; mi piace anche questa idea, vuol dire che qualcosa si può fare anche in Italia, in merito di sorveglianza, basta volerlo.

Il porto.

Proseguiamo la nostra visita percorrendo il lungo mare verso il porto, dirigendoci poi verso l’imboccatura sul mare agitato; alcune bilance da pesca sono in paziente attesa che il mare si calmi, nel frattempo è bello ugualmente poter lasciare lo sguardo libero sulle onde che si frangono sugli scogli.

I classici lucchetti.

Siamo di nuovo nell’ora di pranzo, così rientriamo al camper percorrendo una strada diversa che ci porta a passare la ferrovia attraverso un minuscolo sottopassaggio: si riesce a toccare il soffitto con la mano.

La rotonda dal porto.

Pranziamo con la dovuta calma e poi prendiamo la strada per il rientro, però non c’è molta voglia di tornare a casa, così, man mano che la strada scorre sotto di noi, lasciando deboli piogge e tratti di nuvolo, decidiamo di dirigerci a Sabbioneta, nel mantovano, un borgo caratteristico di cui abbiamo sempre sentito parlare un gran bene, ma non abbiamo mai avuto l’occasione di visitare.

Il piccolo sotto passo per auto.

La strada è ovviamente lunga e noi non abbiamo nessuna fretta, arriviamo alle ore 19,15 a Sabbioneta, riuscendo anche a scaricare nella AA che ci viene suggerita dal navigatore, perfettamente attrezzata, funzionante e pulita, così da aver cura di lasciarla nelle stesse condizioni, anche se il foro di scarico per le nere è ridotto al minimo indispensabile ().

La AA di Sabbioneta.

Lo scarico ridotto.

La colonnina per l'acqua.

Una volta risolto il problema tecnico-sanitario, cerchiamo di trovare una soluzione per la notte, in pochi minuti arriviamo nel centro del paese, semibuio e già deserto; in un primo momento scelgo un posto regolare, parallelo alla strada, ma poi scopriamo che, anche se poco, questa strada è comunque frequentata e così ci spostiamo nella piccola piazzetta, sotto un albero, un pò più defilati dal traffico, siamo al Km. 51.159 () e sono le ore 19,30.

Il primo parcheggio sulla strada.

Il secondo sulla piazzetta.

Come sempre scendiamo per una piccola ricognizione a piedi, il paese è dormiente e sta piovendo, non c’è nessuno per strada, il piccolo bar a fianco accoglie gli ultimi sparuti avventori e noi ben presto ritorniamo sul camper per cenare.

Il portico della Galleria degli Antichi.

Mentre fuori continua a piovere ininterrottamente, noi ci vediamo un film e poi andiamo a dormire, incuranti del maltempo e contenti di essere ancora in giro.

03/11/2010

Ci svegliamo alle ore 8.30, la notte è passata tranquilla per il traffico, anche se c’è stata pioggia e vento forte abbiamo dormito bene; ieri sera abbiamo preso gli orari per la visita guidata della città ed oggi dobbiamo essere all’ufficio turistico per le ore 9.30, quindi abbiamo il tempo per la colazione.

La piazza del Giardino che ci accoglie.

Siamo proprio adiacenti alla Galleria degli Antichi, uno strano porticato con sopra uno stanzone lungo, costruito principalmente per accogliere delle opere d’arte, poi trafugate nei decenni a seguire.

Il nostro parcheggio.

Lo stemma della città sul soffitto.

Ad attendere l’orario della visita guidata siamo solo in due coppie di turisti, ma prontamente una guida locale ci porta a spasso per questa splendida cittadina, che pian piano si rivela molto più interessante di quello che sembra e la signora che ci accompagna è molto brava e competente, anche se è una volontaria.

Visitiamo prima il palazzo che c’è nella piazza del Giardino, quello che ospita l’ufficio del turismo, un antico edificio che accoglieva Vespasiano Gonzaga Colonna, un antico condottiero che ha voluto fortemente costruire una città a misura d’uomo, con la fortificazione adatta a contenere, non tanto le irruzioni dei nemici, quanto le irruente acque del fiume Pò, durante le sue improvvise inondazioni.

Le mura ad Ovest.

La porta ad Ovest.

La chiesa della B.V. Incoronata.

Era un condottiero italiano che prestava servizio quasi permanentemente in Spagna ed era riuscito ad ottenere Sabbioneta per coronare questo suo progetto di un insediamento urbano, riuscendo anche a distaccarsi al ducato di Modena ed essere così autonomo in tutto.

Una bella villa nel centro storico.

Una curiosa trovata ornamentale.

L’interno è sontuosamente affrescato, i cui colori originali spesso sono ancora ben visibili o abbastanza restaurati, purtroppo non è rimasto più nulla dei mobili, ne tanto meno delle suppellettili, trafugate dai tanti proprietari che si sono succeduti, tra cui la regina d’Austria e Napoleone.

Il porticato di giorno.

Morto il fondatore della città, per sifilide, nessuno poi si è più preoccupato di continuare a salvaguardare questo piccolo centro in crescita, anzi, è stato sempre più abbandonato a se stesso e lasciato in preda delle vicine città di Mantova e Parma, oltre che vari invasori esteri, costringendo gli abitanti ad abbandonare le loro case.

La porta a Sud.

Nella visita guidata è compreso anche il Teatro Olimpico con la sua particolare “scena fissa”, la Sinagoga, dalla particolarità di essere completamente integrata negli edifici adiacenti ed essere una delle prime dell’epoca; per ultimo anche il Palazzo Ducale.

La porta Sud da fuori le mura.

Nel palazzo Ducale poi c’è una mostra d’arte moderna, non proprio ben integrata con le opere già esistenti e la loro storia; però visto che ci siamo, integriamo noi la loro visita con il palazzo intero.

Quel che resta del castello.

Finita la visita ufficiale iniziamo un percorso attorno alle mura, un giro a piedi tutto nostro, cercando e scoprendo delle piccole particolarità, come una finestra con dei piccoli vasetti contenenti delle piantine grasse, od una bella villa antica e ben tenuta, nel pieno centro storico.

Alcuni particolari ulivi.

Finiamo il giro nel punto dove l’abbiamo iniziato, ammirando ciò che resta dell’imponente castello, smontato pezzo per pezzo dalla regina d’Austria per il solo gusto di costruire la Villa Reale di Monza, un regalo particolare per il figlio.

Il Palazzo Ducale.

Per agevolare lo smantellamento è stato anche aperto un varco nelle mura per fare passare più velocemente i carri verso Milano, questo ha fatto sì che nel tempo ci siano state varie inondazioni del Pò, devastando tutta la piazza, che ancora attualmente porta i segni di quelle acque.

La chiesa di S. M. Assunta.

Non rimane molto da vedere, in compenso c’è un bel giardino con degli ulivi particolarmente attorcigliati; davvero un peccato non poter più ammirare il castello, dai racconti era molto grande e ben fatto.

La Sinagoga.

Per fortuna la giornata si è volta al bel tempo, un bel regalo, visto le previsioni per questo WE; finiamo di gironzolare per la cittadina, poi pranziamo, riuscendo anche a finire la bombola del gas, ed alle 15,30 prendiamo la strada verso casa.

I colori dell'autunno.

E’ stata davvero una bella uscita, particolare in tutto, ma con il piacere di poterci godere la nostra vita in camper, potendo così ammirare meglio anche i colori dell’autunno.

Arriviamo a casa alle ore 15,30, al Km. 51.320 e le pulizie finali sono cosa da poco.

Il percorso ()

o-o-o

Documentazione:

Sono state utilizzate le seguenti guide, prese tutte in biblioteca:

  • Italia e Italia (Arcadia Edizioni) 1989
  • Vacanze in Camper in Italia (Touring Club Italiano)
  • Piccole Città, borghi e villaggi – Centro (Touring Club Italiano)

Le statistiche del navigatore, alla fine del viaggio sono:

Percorsi Km. 1.103,5 – Media Tot 57,8 Km/h – Media movim. 65.6 Km/h – Velocità max 113 Km/h

Tempo Tot 19.06 (Ore) – Tempo in movimento 16.48 (ore), Tempo in sosta 2.17 (ore) {escluso le soste lunghe}.

Statistiche:

Percorso Km 1.094
Gasolio 197,84
Telepass 46,30
Pernotto 0,00
Biglietti visite 40,00
Biglietti mezzi 0,00
Sosta 10,00
Pranzo / Cena 85,85
Bibite / Gelati 16,70
Altro 0,00
Totale 396,69
Media Km/lt 7,10

Bye  Maurizio


Azioni

Information

6 responses

21 12 2010
elprefo

ciao
il Busnago soccorso, opera peraltro meritoria nella sua intierezza, ti occlude ogni possibilita di espressione da pensionato: diario di un viaggio effettuato alla fine di ottobre….pubblicato alla fine di dicembre 🙂
Mi consenta🙂 l’ intrusione : Santa Maria Goretti. Provengo da una famiglia agricola e religiosissima, e di S.Maria Goretti ne ho sempre sentito parlare molto da piccolo. Non sapevo o ricordavo fosse da Corinaldo, ma dei racconti della sua vita mi ricordo bene, anche se tutto un po’ enfatizzato. (col senno di poi)
Ma ti ringrazio della considerazione che ho tratto leggendo questo tuo diario: quante Santa Maria Goretti ci sono ai nostri giorni, e nessuna Chiesa le aiuta ! ! !
ciao Isidoro

21 12 2010
maurito54

Grazie Isidoro, come sempre molto attento nei particolari, in questo caso, neanche troppo “piccoli”.

Quello che hai sottolineato della Santa sono le stesse parole che , con Marta, abbiamo pronunciato anche noi, appena fuori dal santuario che le porta il nome.

Per il resto … hai ragione, sono in ritardo, ma tanto … mi sa che non avrò molto materiale da scrivere ancora, se non si esce, è difficile scrivere.😦

Bye Maurizio

21 12 2010
brigsuper

e vada per la scelta in base al meteo, pensa; cosa potresti raccontare, se a scegliere l’itinerario dipenda: il lancio in aria di una monetina ad ogni intersezione, bando all’umorismo, bravi, siete dei grandi, ciaoooooo

22 12 2010
maurito54

Grazie Brig, e poi non si dica che non c’è fantasia sulle mete.

Bye Maurizio

1 02 2011
Eddy

Bravo ! Come al solito prendi per mano chi legge e lo trascini nel vostro viaggio,
kilometrico fatto di particolari e d’ informazioni, in modo leggero e discreto,
sembra di essere lì con Voi.

Un saluto a Te e Marta e un grazie Eddy & Rita

1 02 2011
maurito54

Grazie Eddy & Rita, per la visita e per il vostro parere.
Questo è quanto io vorrei leggere, magari fra 30 anni, quando non potrò più spingermi oltre.

Bye Maurizio

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...




%d blogger cliccano Mi Piace per questo: