Vallanzasca – Gli angeli del male.

7 03 2011

06/03/2011 Vallanzasca – Gli angeli del male – (Michele Placido).

L’unica maniera per chiudere le discussioni sull’uscita di questo film, è vederlo e farsi un’idea di quanto è stato prodotto; per questo non potevo perdermelo, oltre per il fatto che si parla di un periodo che ben ho conosciuto: gli anni 1970-80 della Milano “da bere”.

Il “Bel Renè” è stato di sicuro un personaggio forte di quegli anni, a prescindere la condivisione dei suoi atti, di certo sono stati atti condannabili sotto tutti i punti di vista, così come è altrettanto certo il far scontare interamente a lui le pene comminate, ma non era certo questo l’intanto del regista: non è stato messo in discussione nulla di ciò.

La trama è di sicuro incalzante e totalmente incentrata sulla vita del protagonista, segno di una regia puntigliosa che non si è lasciata prendere la mano facilmente dal periodo storico italiano, ma soprattutto milanese, di quegli anni, dove di sicuro ci sarebbe statoanche tanto da dire, ma questo avrebbe distolto lo spettatore dalla visione e dal personaggio.

Bene ha fatto il regista a non diffondere giudizi di merito sul personaggio, ma solo raccontando la volontà precisa di Renato di rubare e l’inevitabile gorgo in situazioni createsi attorno a lui, mal controllate e gestite e sfociate inevitabilmente negli atroci delitti di cui ora a malapena ora si ricordano i fatti.

Gli attori sono stati tutti precisi nella paerte, Kim Rossi Stuart (Vallanzasca) è stato all’altezza del personaggio, sempre con il giusto sguardo carismatico e deciso, così come Francesco Scianna (Turatello) ha ricordato l’antagonista mafioso di quel tempo, capo clan a cui Vallanzasca ha intralciato il mercato del crimine; ottimi i momenti particolari, le confessioni d’animo di Renato, come i faccia a faccia con il traditore Enzino o in tribunale, con il giudice, dove chiede spiegazioni sulla mancanza di indagini sui fatti a lui imputabili, di cui la giustizia allora ignorava (il cast ed il trailer).

In conclusione posso affermare che sono passatee 2 ore di film con un ritmo incalzante e mai pesante, i dialoghi e la recitazione non hanno mai peccato, accompagnando lo spettatore fino alla fine, pronto a farsi un’idea di quanto è accaduto in quegli anni, di come sono state le responsabilità e quindi di trarne un giudizio personale; questo è un film che non può mancare di essere visto, soprattutto se lo spettatore è voglioso di conoscere i risvolti sotorici di quell’epoca confusa ed ormai quasi dimenticata (voto 8).

Le locandine, i cast, i trailer sono stati tratti dal sito tematico www.mymovies.it,
mentre le recensioni sono solo personali punti di vista.

Bye Maurizio


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2 responses

7 03 2011
diomede917

Negli ultimi anni la cinematografia europea ha fatto i conti con i personaggi ambigui del loro recente passato: dalla banda Baader Meinhoff in Germania a Mesrine in Francia. Forse per questo motivo l’Italia non poteva esimersi dal raccontare le gesta criminali di uno dei suoi banditi più sanguinari Renato Vallanzasca. Riprendendo un discorso iniziato con Romanzo Criminale e la banda della Magliana, Michele Placido prosegue il personalissimo viaggio nell’Italia fine anni 70 primi anni ’80 senza tanti discorsi demoagogici. Il suo intento dichiarato è quello di fare una gangster story ispirata ai recenti polar francesi dove si tende a rappresentare il lato oscuro pronunciato di questi personaggi cercando di capire come mai affascina così tanto il male.

Le polemiche intorno alla pellicola sono comprensibiili però anche io mi sono chiesto come mai Renato Vallanzasca in carcere per i suoi numerosi crimini ricevesse tante lettere con foto al limite del pornografico da numerose fans oppure capire come mai al suo matrimonio tra le sbarre fossero dedicate le prime pagine di giornali gossip come una rock star. Placido si domanda cosa c’è dietro questo atteggiamento evitando, secondo me, di fare un’agiografia di Vallanzasca.

Come stile il film rispecchia il carattere del regista, Placido dirige di pancia e Vallanzasca-Gli angeli del male è un film di pancia.

Fin dalla prima dura sequenza si capisce quale percorso intraprenderemo come spettatori. Il film ricorda i bei poliziotteschi tanto amati da Tarantino (secondo me se fosse andato in concorso quest’anno a Venezia avrebbe preso qualcosa) da vedere per credere il tentativo di rapina alla tesoreria di Stato o l’inseguimento per le strade di Milano con Francis Turatello. Purtroppo il dirigere di pancia può portare all’eccesso alcune situazioni come l’interpretazione di Filippo Timi, troppo urlata quasi mucciniana nel rappresentare Enzino l’amico fraterno tossico di Vallanzasca. Il difetto d’interpretazione lo si nota di più comparandolo con l’ottima performance di Kim Rossi Stuart. Non gigioneggia, non esce fuori le righe…lui è Vallanzasca punto e basta. Cucendosi addosso il personaggio come farebbe un sarto di alta scuola, per comprendere questa sua immedesimazione bisogna vedere la sequenza conclusiva del film e il suo primo piano finale.

Film da 6,5/7

7 03 2011
maurito54

Grazie Pietro della tua insostituibile recensione.

Bye Maurizio

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