Another year.

11 04 2011

08/04/2011 – Another year (Mike Leigh)

Ho trovato buona l’idea di raccontare un comunissimo caso di “problema sociale” nella comunicazione della nostra società, nello svolgersi di un anno, seguendo il lento, ma inesorabile passare delle stagioni.

Il regista per me ha voluto farci avvicinare a questa storia familiare con cautela, facendoci gustare quanto l’ormai collaudata coppia Tom e Gerri si sia attrezzata per affrontare il mare dell’umanità che la circonda.

Il loro buonismo all’inizio è quasi smodato e stucchevole, in loro c’è sempre una buona parola e buoni intenti per tutti, soprattutto di Gerry che è una psicologa; la vediamo anche intenta nel suo lavoro, all’inizio del film.

Poi, man mano che passa il tempo e le stagioni, iniziamo anche a scoprire chi sia realmente Mary, la loro amica di sempre, complessata e disadattata, ma anche tanto sola, fintanto che il buonismo dei due coniugi inizia ad incrinarsi agli occhi dello spettatore.

A volte sembra che il film sia anche imperniato sulla vita e sulla mente di Mary, che spesso viene ospitata dai due, fino alla fine, quando la sua storia quasi scalza i due coniugi, come a spogliarli del buonismo iniziale; incredibile l’incentivo dei due, soprattutto la psicologa Gerri, al brindare, verso una Mary che già cerca di suo di annegare i suoi problemi nel bere.

Non conosco nessuno degli attori, anche se ho trovato molto azzeccata la scelta dei personaggi con il loro ruolo, soprattutto Gerri, che ha un volto particolare che ben si adatta al racconto del regista.

La voce del grande doppiatore Carlo Valli indossa perfettamente il personaggio di Tom, così come colpisce il curioso abbinamento dei nomi dei due coniugi, quasi a volerli avvicinare ai personaggi omonimi dei cartoni animati; Mery è perfettamente interpretata, in ogni suo sguardo o movenza, cosa fondamentale per il suo ruolo ( il cast ed il trailer).

Penso che questo sia un buon film in cui non ci si debba perdere un solo fotogramma, pena di non riuscire a comprenderne pienamente e totalmente il senso; in questo modo, lo spettatore non si accorgerà minimamente del tempo che passa (voto 7).

Le locandine, i cast, i trailer sono stati tratti dal sito tematico www.mymovies.it,
mentre le recensioni sono solo personali punti di vista.

Bye   Maurizio


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2 responses

11 04 2011
diomede917

Alla soglia dei 70 anni Mike Leigh focalizza la sua attenzione alle crisi di mezz’età senza segreti e senza bugie. Come Vivaldi rappresenta nelle sue quattro stagioni una fotografia generazionale decisamente contrastante e contraddittoria.

Da un lato abbiamo una perfetta e felice coppia (e la scelta di chiamarli Tom e Gerry non è puramente occasionale) che in Italia chiameremo Radical Chic (anche se in Italia griderebbero come la Morante). Lui Tom è un geologo con la faccia da gattone, Lei Gerry è una psicologa da consultorio con denti da topino.

In contrasto, con l’alternanza delle stagioni, ruotano i loro fragili amici decisamente sull’orlo di una crisi di nervi e sempre pronti a consolarsi con un bicchiere ben pieno. Abbiamo Mary collega di Gerry vive male e insoddisfatta (come direbbe Venditti), il tempo passa la sua bellezza sfiorisce e sopravvive grazie alle sue nevrosi. C’è Ken ex sessantottino frequentatore dell’isola di Whight, migliore amico di Tom che si trascina letteralmente scolando tutto ciò che gli capita e non capendo ancora il senso della vita ed infine Ronnie il fratello di Tom, da poco vedovo comunica a monosillabi totalmente assorto nella sua solitudine. Solitudine marcata dal pessimo rapporto con il figlio.

Questi personaggi entrano, escono e vivono nella rassicurante casa di Tom e Gerry. La loro vita di coppia e il bel rapporto con il figlio Joe rappresentano per la realtà esterna una specie d’oasi, un’isola felice dove vivere.

Rispetto alla sua filmografia Another Year è il film dove emerge il Mike Leigh sceneggiatore. E’ un film molto, forse pure troppo parlato. Dove alla lunga il netto contrasto tra le sofferenze degli amici e il mondo ideale dell’amore eterno che Tom e Gerry rappresentano rischia di stancare. Pur riconoscendo la bravura del cast, la sensazione è che il film giri su se stesso in attesa dell’Another Year che da il titolo al film.

E’ vero che l’intento di Leigh è di rappresentare la quotidianità in tutte le sue sfaccettature anche se sono piatte. Però in troppe situazioni si ha la sensazioni che il film non decolli.

Un 6 di stima ben sapendo che mi attirerò le ire dei cinefili più accaniti.

PS Io comunque stravedo per Mike Leigh forse per questo mi posso permettere di dire che questo film non mi ha convinto più di tanto.

11 04 2011
maurito54

Grazie Pietro, una definizione migliore della più sintetica definita nella mail.🙂

Bye Maurizio

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