Estate 08/2011 – Sicilia.

18 01 2012

Questo viaggio era stato deciso l’anno scorso verso la fine delle vacanze estive in Sardegna, allora c’era ancora la mia compagna Marta e mi sembrava una buona meta per continuare le grandi isole italiane.

Visto che quest’anno Marta ha deciso di non volermi più come compagno di vita e di viaggi, mi sono chiesto se fosse stato anche giusto abbandonare questo progetto e visto che alla fine la Vita è la mia, così come il camper e le mie idee, e allora ho deciso di affrontarlo ugualmente, con tutte le mie forze.

In un primo momento ho cercato una compagna di viaggio, non nel senso affettivo del termine, ma proprio tecnico e turistico, un’impresa titanica per un orso come me.

Questa ricerca ha prodotto anche dei fiori, che però non sono diventati frutti per questioni diverse e così sono partito in solitaria, o meglio con il mio fidato Zonker, che è già una buona partenza ed un bel viaggiare.

Il nascondiglio del gattino.

Una nota curiosa: la mattina prima di partire ho scoperto di avere avuto un gattino per due giorni nascosto sull’avantreno dell’automobile, ho dovuto andare dal meccanico per smontare il filtro dell’aria altrimenti non voleva saperne di uscire.

Finalmente libero.

Sono stato in autostrada anche a 130 km/h, più volte, e lui è sempre stato lì, ha iniziato a miagolare solo questa mattina, me ne sono accorto finito il turno 118 notturno; è stato immediatamente adottato dal ragazzo del meccanico, anche perché sono due giorni che non mangia e non beve.

Anche quest’anno era possibile seguirmi al sito www.youposition.it, cosa che hanno fatto in molti e che ringrazio fin da da adesso.

29/07/2011 – Km 60.075 ore 16.00

Non avevo una data precisa per la partenza, questo per cercare di adattarmi alle eventuali esigenze delle possibili compagne che avrei trovato, ma ho scelto di partire nel pomeriggio per avere il tempo giusto di ultimare di caricare al mattino, dopo aver smontato il turno notturno.

Essendo da solo e sapendo bene quanto sia facile dimenticarsi qualcosa a casa, ho voluto fare senza fretta, del resto quest’anno ho 365 giorni di ferie, per cui di tempo ne ho quanto ne voglio.

La provinciale vuota verso Ferrara

Parto con la radio posizionata su Rtl, lì danno spesso le situazioni del traffico, imbocco la solita A4 e poi A22, scenderò sulla dorsale E45 appenninica, così da non avere l’autostrada da pagare e dove incontrerò di sicuro minor traffico.

Il nessuno impera

Quasi allo svincolo sulla A22 sento che ci sono code proprio nell’innesto A22-A1, nessun problema, il mio equipaggio, composto anche dalla bella e gentile signorina del Garmin, mi fornisce l’alternativa: uscita a Nogarole Rocca e via per le statali e provinciali fino a Cesena.

Un bel ponte.

Obbedisco volentieri alla mia nuova compagna, tra una canzone e l’altra, percorro delle bellissime strade, spesso senza incontrare nessuno.

Verso le 17.30 mi fermo perché mi sono accorto che non avevo preso il pane, però non è facile trovare dei negozi aperti e quelli che lo sono, non ne anno, ma alla fine riesco a trovare un filone, giusto per avere completa la lista del necessario, ho sempre i crackers, ma sono un’altra cosa.

La sosta per il pane.

Proseguo sempre senza nessun problema, le strade sono sempre vuote e sento che stanno iniziando le code sull’innesto A1-A14, a volte ci vuole veramente poco per non trovarsi in quegli ingorghi inutili, qui fatico a stare nei limiti dei 70 km/h, perché verrebbe da correre di più.

Sembra uno scenario post atomico.

Continuo tranquillamente fino all’innesto con la E45, dove inevitabilmente aumenta un pò il traffico, ma mai da farmi rallentare la mia marcia, considerando che avrei di sicuro passato del tempo in conda sull’autostrada ed avei allungato anche il percorso, sono molto soddisfatto di questa scelta.

Grazie alla signorina del Garmin riesco a percorrere delle strade perfettamente sconosciute, non le trovo neanche sulla cartina, improponibili per la loro strettezza e per fortuna non incontro nessuno, ma sono perfettamente asfaltate e vuote.

Una stradina stretta.

Chi decide di percorrere la E45 sa che non è proprio una biliardo, quindi bisogna stare sempre un pò attenti ai solchi lasciati dai camion, del resto sono proprio loro a non fare l’autostrada per via dei costi e qui la manutenzione non è certo volutamente paragonabile.

Durante il mio percorrere, questa volta con i CD per via delle montagne che non fanno percepire bene il segnale radio, mi trovo davanti una pattuglia della polizia che sta rallentando il traffico.

Il traffico scarso sulla E45

Procede pianissimo come la Safety Car, con tutte le luci accese, io in prima file e tutti dietro; dopo poco spegne tutte le luci, accelera e sparisce all’orizzonte, lasciandoci liberi e nella curiosità assoluta.

Ritrovo poi questa pattuglia passando davanti ad un’area di sosta, mentre noi si prosegue sempre con il tramonto alle spalle; sono le ore 20 e sono a circa una ottantina di km da Perugia e sto facendomi l’idea di fermarmi da quelle parti per la notte.

La pattuglia della Polizia Safety Car.

Mentre sono lì con i miei pensieri sul posto dove andare a dormire, scorgo la stessa pattuglia della polizia di prima che mi fa dei segnali inconsulti dietro di me, luci, lampi colpi di sirena: voglio me!

Sono proprio nei pressi dell’altra area di sosta di S. Sepolcro (Ar) e mi fermo per capire meglio quale sia il loro intento.

Come mi fermo, i due agenti mi si affiancano e scendono gentilmente e m’informano che non mi funzionano più le luci di posizione, alte e basse e gli stop; mi chiedono anche come mai non me lo segnalasse sul cruscotto, ma spiego loro che è un modello del 2003 e che non ha questa segnalazione e che gli anabbaglianti sono accesi.

Scendo a controllare, ma è inutile, non sono accese le luci e neanche quelle alte, mi spiegano che con il buio era meglio fermarsi e convengo con loro, tanto più che era inevitabile una sosta notturna e li ringrazio per la cortesia, doppia: avrebbero potuto multarmi, anche se ho spiegato loro che avevo controllato alla partenza come faccio sempre, ma in quel momento ero fuori norma.

La nostra sosta notturna.

Nel piazzale ormai ci sono moltissimi camion, tutti fermi per la notte, così cerco un posticino tra loro, probabilmente domattina si metteranno in moto molto presto, così mi trovo un pertugio dove incastrarmi e cercare di trovare il guasto.

Controllo tutti i fusibili, sia nel vano motore che in cabina di guida, ma sono tutti in regola e funzionanti, li inverto rispettando il colore, nella speranza di un falso contatto, ma non succede nulla.

Cosi alla fine desisto, mi metto a cenare, un pò di radio e mi collego con internet, giusto per far passare un pò il tempo e poi alle ore 23 vado a dormire, domani ci penseremo, siamo al Km. 60.515 ().

30/07/2011

Avevo messo la sveglia alle ore 8,00, ma mi sono svegliato alle ore 7,30, il pensiero del guasto c’era, ma dovevo per forza aspettare l’orario di apertura delle officine; c’è un bel sole e questa mattina non c’è stato gran rumore, o forse ero così addormentato che non ho avuto nessun fastidio dai camion che hanno ripreso il loro cammino.

La sosta al mattino.

Mi sono ritrovato solo soletto, isolato vicino alle campane dei rifiuti, ho fato colazione ed ho chiesto qualche indirizzo all’omino del distributore, che purtroppo aveva solo i numeri di telefono cellulari delle officine.

Uno splendido esemplare nell'officina.

Così mi sono mosso verso l’uscita di San Sepolcro, ho vagato un pò per la parte industriale dove sono presenti le insegne delle grandi marche, ma non ho trovato Ford; ho chiesto ad un benzinaio ed alla fine mi sono trovato presso l’elettrauto che mi era stato suggerito questa mattina.

Davanti all'elettrauto Tecnocar.

Dopo un primo momento di perplessità, visto che anche loro avevano riscontrato tutto in regola, il signore anziano ha preso in mano la situazione e con una lampadina spia ha iniziato la ricerca di una soluzione, visto che non avevano gli schemi originali e non si riusciva a fare molto.

Il cavallotto nel vano fusibili in cabina.

In poco tempo ha sistemato un cavallotto tra due fusibili, collegando la parte bassa dei due contatti di servizio; in questo modo ha ripristinato l a corrente alle linee delle luci di posizione e degli stop, mi ha anche sostituito una lampadina di stop che in tutto questo casino si era fulminata.

Sosta per il pranzo.

Visto che tra una cosa e l’altra sono stato qui un pò più di un’ora e che l’intervento è stato risolutivo, considero i €40 richiesti come giusti ed onesti; in fondo è sabato mattina ed io ho potuto riprendere il mio viaggio alle ore 9,50.

Il pranzo.

Riprendo la E45 in direzione Roma, sempre con poco traffico e contento che tutto si è risolto al meglio; proseguo senza note di merito fino al collegamento con la A1, dove cerco un’area di servizio e mi fermo per il pranzo, siamo al Km 60.756 e sono le ore 13 ().

Il traffico sulla A1

Alle ore 14,30, dopo la pausa sindacale, riprendo il cammino, il traffico è un pò più intenso, ma nulla di preoccupante, senza nessun rallentamento; arrivo così in vista del mare, di per se è una visione che mi rincuora, c’è ancora molto, ma la vista del mare aiuta a continuare meglio.

La prima vista del mare.

Decido di uscire a Lagonegro, come avevo fatto 33 anni fa, l’ultima volta che avevo percorso questa strada per la Sicilia in tenda; ero con la mia prima moglie, pertanto con me porta una serie di ricordi di posti visitati che vorrei rivedere.

In Calabria ...

Qui il traffico si fa più presente, rispetto al traffico che avevo lasciato al Nord, c’è sempre un pò di confusione nel muoversi e questa è la prima cosa che noto sulle strade statali.

... e il tramonto sui monti.

Mentre proseguo verso Reggio Calabria, noto che la luce del tramonto rende tutte le montagne sulla mia sinistra rosee e dona una luce particolare tutto attorno, purtroppo essendo da solo, non ho la possibilità di fotografare molto, la sicurezza ovviamente viene prima di ogni altra esigenza e non posso fermarmi continuamente.

In coda per l'imbarco.

Ormai è buio, riprendo l’ultimo tratto di autostrada verso il traghetto; purtroppo però per un’incomprensione con il navigatore mi trovo dalle parti di Scilla, chiedo poi informazioni a dei ragazzi e questi mi mandano dentro il paese che poi scopro in festa.

Il traghetto che aspetta.

Per radio avevo sentito che l’Etna sta eruttando e che si vede bene da questa sponda; io purtroppo mi sono trovato in un dedalo di viuzze che mi accarezzano il camper ovunque e troppo da vicino, una marea di persone che mi passano da ogni parte e nonostante le mie 4 frecce inserite, fatico a fare manovra per uscire da questo casino.

Nella stiva.

La telecamera dietro mi aiuta un pò, ma ho altri 50 cm del porta bici che sporgono oltre, ma sembra proprio che non interessi a nessuno; così dopo una grandissima sauna, riesco a liberarmi dalla morsa infernale di questo piccolo paese e proseguire i pochi chilometri che mi separano da Villa S. Giovanni per l’imbarco.

Nella stiva.

Arrivo sul viale per l’imbarco e scopro che c’è un ponte di mt 2,10 che dovrei passare per raggiungere la nave, mentre mi avvicino per scoprire una soluzione possibile, vedo delle anziane signore sedute al fresco al centro del viale che iniziano ad alzarsi e sbracciarsi per fermarmi, le ringrazio e mi spiegano che c’è una stradina parallela.

Nella stiva.

Nel frattempo arriva anche un tir che seguo con pazienza, le strade sono davvero strette per lui e mi domando come si possa pensare di concepire un imbarco così disagiato, considerando che da qui passeranno migliaia di tir ed auto.

Il biglietto A / R

Il sottopasso della ferrovia più agevole è di 4,10 mt, con una curva quasi a gomito all’uscita, lo seguo e mi metto in coda, il biglietto si fa sul posto immediatamente, mentre gli altri s’imbarcano e li raggiungo velocemente.

Lo spettacolo delle luci.

Sono le ore 23 ed ogni 30 minuti c’è una partenza, sono fortunato che riescono a farmi salire subito e così non ho molto da aspettare; fuori ci sono le luci della città che creano una bella atmosfera.

L’attraversata è velocissima, non faccio in tempo ad uscire sul ponte per guardare fuori che siamo già arrivati, così come lo sbarco, in un attimo mi trovo nel traffico del porto.

Cerco un punto dove fermarmi un attimo per scoprire dove andare a dormire, scelgo un paio di parcheggi, ma ogni volta scopro che sono proprio dentro dei quartieri popolari, senza pregiudizi, ma di certo non sono l’ottimo per fermarsi la notte.

Una strana foto dell'arrivo a Spadafora.

Così ne cerco uno sul navigatore che possa sembrare sul mare, lo imposto e mi lascio guidare dalla signorina; la strada è stranamente in salita e con tornanti da montagna, cerco un dialogo con la tipa del Garmin, ma sembra intenta a guidarmi verso la meta e mi ignora, così la seguo, con fiducia.

Al comune di Spadafora decido di buttarmi sul mare, e così trovo un perfetto parcheggio, con altri camper, proprio sulla spiaggia, sono le ore 1,15, siamo al Km 61.427 ().

31/07/2011

Volutamente non ho messo la sveglia, la notte è stata molto silenziosa e mi sono svegliato iniziando a sentire caldo, c’è un bellissimo sole e questo è il mio primo giorno in Sicilia: la vista di questa mattina è valsa la pena della strada di ieri sera.

Il risveglio sul mare.

Così dopo la colazione decido di farmi un bagno, le sudate di ieri sera hanno ben diritto di essere rinfrescate da quest’acqua bella cristallina; c’è una titubanza iniziale per via dell’essere solo e di come custodire ciò che mi porto appresso, non è un’inaspettata novità, lo sapevo fin da casa, ma essere sul campo da una diversa sensazione.

Il parcheggio al risveglio del mattino.

Vista la vicinanza al camper, mi porto appresso solo il telo mare e le chiavi e mi godo un pò di refrigerio controllando il tutto a vista; attorno c’è un paesino simpatico, con le colline alle spalle.

Poi ho anche la possibilità di utilizzare la doccetta esterna, visto che c’è sotto una bella aiuola che ha bisogno di essere annaffiata.

La spiaggia attorno.

Verso le ore 11,45 riprendo la strada, decido di rientrare nell’interno e scendere verso Catania; sulla cartina ho visto che sul percorso ci sono le grotte di Alcantara, già incontrate in altri diari di viaggio e menzionate con interesse.

L'insieme del parcheggio.

Così mi dirigo verso questo posto, questa strada mi permette di ammirare una parte di entro terra siciliano, davvero delle vallate verdi e rilassanti per la vista, la striscia del mare blu sull’orizzonte non fa altro che accentuare il piacere della visuale.

Una visione ...

... favolosa.

I I fuochi artificiali a Novara Sic.

Proseguendo sulla SS185 si incontrano anche dei paesi come Novara di Sicilia e Francavila di Sicilia, dove stanno provando dei fuochi artificiali, strani vista l’ora, sono le ore 12,30.

Una inevitabile sosta per le foto.

Nel percorso incontro altri paesini con gli addobbi per le feste che sono in corso, sono molte le feste che si svolgono in questo periodo; ogni tanto s’incontrano anche degli animali che vagano sulla strada, per nulla preoccupati delle poche macchine che passano.

Gli addobbi di un paese.

Quando arrivo quasi alle grotte, il cielo si annuvola in modo un pò preoccupante, così decido di fermarmi per il pranzo presso un distributore chiuso per la pausa pranzo, ore 14,30 ().

Il mare all'orizzonte.

Gli animali in strada.

La sosta per il pranzo.

Tempo di mangiare ed il cielo ritorna sereno, il parcheggio delle grotte di Alcantara è proprio a poca strada; sarebbe libero e gratuito, ma ci sono degli omini che “gentilmente” ti chiedono un offerta libera: ho dato €2 perché non ne avevo 1.

Il parcheggio alle grotte.

Ci sono moltissime persone, di ogni nazione, gli addetti sono gentili e forniscono un foglio con delle spiegazioni di massima sulla formazione di queste gole e grotte di Alcantara.

Il laghetto.

Il percorso ...

... del fiume.

Vedere le formazioni geologiche così dette a canna d’organo, sulle pareti attorno al fiume che scorre, è davvero una cosa unica; dall’alto si può apprezzare meglio tutto il movimento, delle rocce, dell’acqua e delle persone che coraggiosamente s’immergono in queste acque.

La gola principale.

la torre degli ascensori.

Un dettaglio di una parete.

Perché qui la temperatura dell’acqua è sempre sui 10°, tutto l’anno, e scorre con una certa forza, visto il grande dislivello che questo fiume incontra proprio su queste rocce.

Altre pareti.

Altro tipo di roccia.

La gola principale

L’ingresso è di €8 a persona e comprende l’ascensore per scendere e salire e la visita di tutto il parco e del fiume, fino ai limiti di sicurezza.

I bagnanti che si fanno trascinare.

Una grotta sul fiume.

Il parco soprastante il fiume.

Nella gola principale c’è sempre un inserviente con tanto di stivale per impedire che i turisti si avventurino oltre il limite, lì l’acqua diventa improvvisamente profonda, causa la cascata precedente e la corrente è sempre molto forte.

Un pergolato di cactus fico d'india

Le grandi piante ...

... dai grandi fusti.

C’è realmente il pericolo di scivolare, le pietre sul fondo sono scivolose e la corrente destabilizza, io attraverso il fiume alzandomi un pò i pantaloni e facendo molta attenzione, ho il marsupio con tutti il mio mondo tecnologico di sopravvivenza e se si bagna, sono rovinato.

Il fiume dall'alto

La parte iniziale del fiume.

Un fortissimo gorgo.

Senza contare che alcuni bagnanti, bambini compresi, si lasciano trascinare dalla corrente e se ti vengono addosso, impossibilitati dall’evitarti, finisci inesorabilmente in acqua, ne ho visto uno che ha preso in pieno un signore, facendolo cadere con tutta la sua bella reflex di marca.

Il letto del fiume.

Ritorno sui miei passi e salgo la scalinata per visitare il parchetto soprastante, ci sono degli splendidi cactus fichi d’india enormi, dal fusto come una robinia, c’è un pergolato composto solo da queste piante.

La biglietteria.

Ci sono ovviamente anche altre specie vegetali, ma questi catturano subito l’attenzione; poi ci sono delle terrazze sul fiume dove si può osservare l’acqua come soffre a passare attraverso quello stretto percorso tra le rocce, creando dei vortici tumultuosi e bianchi dalla forza dell’acqua che ha all’interno.

La sosta ai Giardini di Naxos.

Il parcheggio.

Il mare davanti.

Tra una cosa e l’altra si sono fatte le ore 16, riprendo il viaggio e mi dirigo ai Giardini di Naxos, lascio perdere volutamente Taormina, non perché sia un brutto posto, ma vorrei dedicarmi ad una Sicilia diversa, con meno mete turistiche scontate ed affollate, del resto la Sicilia è così grande che di sicuro tornerò un’altra volta, magari prima di altri 33 anni.

Il cartello di divieto illegale.

La zona di pagamento senza macchinette.

La spiaggia sottostante.

Ho indicazione per un’Area Attrezzata in paese, seguo il navigatore, ma il traffico inizia ad essere sempre più denso, mi trovo praticamente verso il porto, ingolfato in un vortice senza nessun ordine di auto, moto, ne approfitto per il caos per chiedere ad un vigile che stava conversando.

Il lungo mare

Il monumento al marinaio

La chiesa.

Mi suggerisce di tornare sulla statale e ricominciare il giro, ma si vede che è un pò scocciato dell’interruzione, così in qualche modo me ne esco, ritorno si sulla statale, ma abbandono questa soluzione.

L'altare.

L'organo sulla porta d'ingresso.

Sulla statale trovo anche un grande parcheggio, ha ovviamente la sosta a pagamento, ma non importa è ampio; quando sono dentro però trovo alloggiati in un angolo dei camper e qualche roulotte di zingari.

La copia della sindone.

Dubito sul loro obolo per il parcheggio, ma non mi va di lasciare il camper qui, così esco di nuovo e proseguo, scorro tutto il paese ed arrivo alla stazione ferroviaria, andando a ritroso verso Messina.

La via centrale in paese.

Qui trovo parcheggiato un vecchio motorhome, con una famigliola, mi parcheggio vicino e prima di farli partire chiedo informazioni; nessun problema, loro sono qui da ieri, così butto l’ancora e mi appresto a godermi il tramonto, siamo al km. 61.534 e sono le ore 18.30 ().

Le bancarelle sul lungo mare.

Sono praticamente sul mare, con solo la ferrovia e la spiaggia di mezzo, è in perfetto piano e non sembra neanche troppo rumoroso; dopo aver sistemato le solite cose, esco a farmi un giro per il paese.

Il lungo mare.

Così scopro che sul lungo mare ci sono delle bancarelle artigianali e che ben presto si chiuderà anche il traffico per agevolare il traffico pedonale; sulla strada c’è anche una piazza verde con la chiesa, di forma circolare.

La preparazione dei fuochi artificiali.

Entro per una visita veloce e scopro che in un angolo c’è anche una copia della sindone di Torino in misura originale, ovviamente con tutto lo spazio necessario per la dovuta preghiera.

Un indiano che suona.

Nel proseguire tra le bancarelle trovo anche degli indiani americani, pronti a sponsorizzare il loro artigianato e la loro musica; vederli dal vivo sono sempre affascinanti, anche nei loro balli.

I fuochi artificiali ...

Prima di rientrare decido di fermarmi per una cenetta locale, la scusa è quella di festeggiare lo sbarco in Sicilia, in fondo un piatto di cozze ed uno di fritto misto con patatine non si negano a nessuno.

... nella notte.

Ritorno sul camper ed iniziano i fuochi artificiali, da qui si vedono bene, il parcheggio è pressoché vuoto e non ci sono altri camper parcheggiati; a questo punto un veloce collegamento con il mondo virtuale e poi vado a dormire.

01/08/2011

La sveglia è alle ore 8,30, non è stata una notte tanto silenziosa, più che altro qui al mattino iniziano ad arrivare presto i camion per il carico e scarico delle merci per i treni.

Il furgone - casa.

La cenere sulla strada.

Senza traffico.

Ma non importa, c’è un bel sole, tempo di fare colazione e riprendo la marcia, con la nuova meta: il rifugio Speranza sull’Etna; prima di partire scopro che hanno dormito qui vicino una famiglia che sta vivendo su un furgone, con tutta la loro mobilia di casa, letto, divano, cucina ed un tavolino, li avevo visti ieri parcheggiati lungo la strada.

L'arrivo al parcheggio Sapienza.

La sosta al parcheggio.

Il rifugio Sapienza.

Lungo il fianco che costeggia la montagna, percorro delle strade dove si può notare ancora la presenza dell’ultima eruzione del 31/7, la cenere è a terra e ci sono i solchi del passaggio delle automobili.

L'Etna avvolto dalle nubi.

Dalla funicolare.

Il sentiero di salita sotto la funicolare.

Purtroppo man mano che salgo in quota il tempo si guasta, le nuvole iniziano ad avvolgermi, ma non importa ora sono qui, non intendo certo mollare; il traffico è scarsissimo, sia a salire che a scendere.

I cespugli di folstizie sotto la funicolare.

L'arrivo della funicolare in cima.

Il nostro bus gippone.

Intanto cerco di capire come funzionano le cose: per il pagamento del parcheggio, sono € 10 per tutto il giorno indipendentemente l’ora di arrivo, ora sono le ore 11,40 e siamo al km 61.588 ().

L'interno del bus

La strada per salire.

Un altro mezzo di ritorno.

Il percorso sul fianco del vulcano.

Mi sono vestito con indumenti pesanti e scarponcini da tracking, qui fa un freddo cane, rispetto al sole di poche ore fa, in più sta tirando un vento forte e non capisco coma mai le nuvole non si muovono.

All'arrivo dei gipponi.

La cima dell'Etna avvolta nelle nubi.

Uno dei due crateri aperti nel 2002 ...

Scorgo una funicolare, trovo il punto di salita a fianco al rifugio Sapienza, prendo il biglietto cumulativo: € 53,30 a testa, comprensivi di funicolare, trasporto sul bus gippone, guida ed esplorazione di due crateri; non ci penso un solo secondo, pago e salgo, sono convinto che andrà bene.

... ancora attivo.

Un turista di passaggio.

Tra i due crateri del 2002.

Le cabine della funicolare portano 6 posti a sedere, io sono assieme ad una signora con le due figlie grandi, i vetri sono in plexiglas brunato, pertanto la luce nelle foto è un pò sfalsata.

L'altro cratere del 2002, questo lancia tuttora pietre.

Il primo cratere che fa solo fumo.

Un cratere silente.

Attorno a noi ci sono i fianchi del vulcano, completamente grigio nero, un solo sentiero di risalita con i mezzi, però ogni tanto spuntano sotto di noi dei grandi cespugli di folstizie ed il loro giallo spicca con gioia nel nero suolo che le accoglie.

Un panorama della vallata sottostante.

La valle dei due crateri del 2002.

La lava desolante attorno.

Arriviamo in cima con una forte nebbia e qualche goccia di pioggia, giusto il tempo si arrivare al gippone e partiamo per la vetta finale; ci sono circa una decina di questi bus gipponi che continuano a fare la spola tra la cima e l’arrivo della funicolare, passando per una stradina tortuosa sul fianco del vulcano.

Residui di neve sotto la cenere.

Un particolare della neve.

Il tetto del rifugio Torre del Filosofo.

La discesa con la funicolare.

Chiedo informazioni all’autista questi mezzi, se va bene, fanno gli 1,5 km/lt, quello su cui siamo non raggiunge il chilometro e spesso hanno dei problemi, il nostro abbiamo dovuto fermarlo e riaccendere in corsa, altrimenti non ingranava la marcia.

Mentre saliamo incrociamo gli altri gipponi che scendono, come formichine con il loro carico di turisti; arriviamo in cima e scendiamo dal mezzo, veniamo presi in carico immediatamente dalla guida, che è obbligatoria.

Qui c’è un gran vento, mi sono anche un pò pentito di non aver preso il mio cappellino di lana, il percorso non è lungo, ma ci permette di visitare i due crateri formatisi nella grande eruzione del 2002.

In vista del parcheggio.

La partenza a valle della funicolare.

Un vecchio camion Fiat

Visitiamo solo il primo, quello che continua a fumare, mentre l’altro sembra apparentemente fermo, in realtà era quello che ha causato un gran casino, sparando rocce per tutto il circondario, è stata l’eruzione più grande delle ultime decine d’anni, cambiando profondamente la conformazione del vulcano stesso e dei suoi fianchi.

Subito all’inizio del giro a piedi incontriamo quel che resta del rifugio Torre del Filosofo, l’ultimo rifugio in alta quota completamente sommerso dalla cenere, tanto da lasciare scoperto solo il tetto e l’antenna a testimonianza di quello che era e di quello che ha sofferto.

L'eliporto dietro il parcheggio.

La strada della discesa.

L'ingresso a Catania.

Il panorama da quassù è davvero mozzafiato, anche se è presente un pò di foschia, si riesce a scorgere il mare e la città di Catania alla perfezione, siamo sempre con il vento forte che ci scuote, ma è avvero bello e molto suggestivo, sembra di essere in cima al Mondo e di poter volare.

Sono contento di aver insistito a salire fin quassù, nonostante l’apparente brutto tempo, che poi si è tramutato per il tempo necessario alla visita.

L'hotel Excelsior ed il parcheggio libero.

Il tribunale di Catania ed il parcheggio.

Ben presto torniamo sui nostri passi, fino a riprendere il gippone e poi la funicolare, ho fatto il percorso a piedi con la signora di nome Melania, con due giovani figlie, Irene e Marta, in età scolastica universitaria, anche lei alle prese con la sua vacanza da sola con loro.

La via Etnea verso il monte ...

... verso il mare.

Il giardino Bellini

Quando arrivo al parcheggio sono le ore 14.45, giusto il tempo per pranzare e poi alle 15,30 riprendo il percorso verso Catania; ho indicazione di un parcheggio libero e sicuro in pieno centro.

Arrivo a Catania velocemente, sono le ore 16.45 e pioviggina un pò, siamo al km. 61.632 () , nulla che possa intimorire la serenità turistica; riesco a trovare uno stallo non definito in lunghezza, sempre sulle strisce blu, quindi a pagamento dall 8 alle 20.

Piazza Stesicoro.

Il monumento a Bellini

La via Etnea in centro.

Sono proprio parallelo ed in mezzo all’Hotel Excelsior ed al tribunale, con di fronte il comando provinciale dei Carabinieri, direi un posto sicuro per passare la notte.

Inserisco le monete per il parcheggio ed inizio l’escursione cittadina, il traffico è un pò caotico, ma non impossibile; temo che dovrò abituarmi al fatto che qui in Sicilia ognuno deve dare un paio di colpi di clacson per ogni sciocchezza, giusto per ribadire la propria esistenza in vita.

Il municipio "Palazzo degli elefanti".

Il Duomo Cattedrale di S. Agata.

Ho una piccola cartina della guida, sufficiente per il periodo che intendo dedicare alla città; percorro la via Etnea verso il mare, è la via centrale di Catania, quella che collega l’Etna al centro della città, il punto di riferimento per tutti.

La percorro fin ad arrivare in Piazza del Duomo, dove troviamo a disposizione per la nostra vista il municipio “Palazzo degli Elefanti” ed il Duomo, con la statua dell’elefante nel centro della piazza, simbolo della città.

La navata centrale della Cattedrale.

L'altare principale.

La navata di destra.

Entro nella Cattedrale di S. Agata per una visita, la chiesa è molto ampia e luminosa, qui è sepolta la salma di Bellini con una dedica di una parte di una sua opera incisa sul sarcofago; la Cattedrale è molto sobria e semplice, come a voler accogliere il visitatore con gentilezza, le due navate finiscono con altrettanti altare, in modo da accogliere i fedeli in più punti.

Quando esco vengo attratto dal pullman turistico scoperto, sta iniziando un giro cittadino così ne approfitto, giusto per prendere visione con € 5 dei maggiori punti turistici della città; non ci sono molte persone, ma fanno dei giri continui e questo permette di non essere troppo affollati.

L'organo sopra l'ingresso.

La navata di sinistra.

Il bus turistico.

C’è una registrazione che spiega durante il percorso la storia della città, con particolari aneddoti, durante tutto il periodo necessario per diventare la Catania di oggi; il percorso dura circa 45 minuti, riportandomi al punto di partenza.

La scalinata del giardino Bellini

L'anfiteatro romano.

Un'altra visione dell'anfiteatro.

A questo punto decido di ripercorrere delle vie traverse per andare a vedere con più calma alcune delle tappe toccate con il bus, ormai è sera sono le 19; è piacevole camminare per queste vie, i palazzi storici affiancano il mio cammino e ne approfitto per prendermi qualcosa per la cena, nella terra degli arancini non si può farne a meno.

Il castello di Catania

L'insieme del castello.

Una via centrale.

Rientro nella cattedrale per visionare meglio alcuni particolari, prima stava iniziando una funzione e non ho voluto disturbare.

La tomba di Bellini

Le parole della ode da lui scritta.

L'altare di destra.

L’altare della navata di destra e quello centrale sono davvero particolari, sono ornati da statue dorate e finemente lavorate.

Le statue ...

... finemente lavorate.

La statua della Madonna.

Al centro, davanti all’altare c’è la statua della Madonna pronta da riporre, si vede che è stata utilizzata di recente per qualche processione.

La campana centrale.

Chiesa monastica di S. Placido

La fontana di piazza Cutelli.

Il rapimento di Proserpina.

Poi osservo meglio la tomba del Bellini, riporta le parole di un’ode scritta da lui; altra attenzione è per la campana centrale esterna: è caduta a terra per un terremoto molto tempo fa, ma nonostante il grande salto ed i suoi oltre 7.000 kg, non si è rotta, ovviamente qui si crede che S. Agata abbia provveduto al miracolo.

Una via del porto.

Una palazzina liberty.

Ritorno al camper.

Ritorno al parcheggio, ormai quasi svuotato dalle auto, ma ci sono ora dei camper che mi faranno compagnia per la notte, il traffico non è troppo rumoroso, cala quel tanto che basta per fare calmare un pò i due colpi di clacson, inevitabili durante il giorno.

Arancino e birra per cena.

La statua che farà da guardia per la notte.

Ceno con calma gustandomi l’arancino appena fatto ed una bella birra fresca, ottima variante di questo viaggio, il solito giro di internet con la mia chiavetta, perché di wi-fi libere non se ne parla e poi vado a dormire.

02/08/2011

Mi sveglio alle ore 8, questa notte c’è stato poco rumore e questa mattina c’è un bel sole, ho il parcheggio pagato fino alle 8,30, così faccio colazione e con calma mi metto in moto.

La sosta per la teoletta.

Volevo radermi i capelli, ma a questo punto cercherò un posto più calmo e tranquillo, stanno iniziando ad arrivare le automobili e non vorrei rimanere chiuso, anche se mi sono scelto un posto dalla fuga facile.

La via centrale di Paternò.

Esco dalla città e mi dirigo verso Augusta, vorrei andare a trovare l’amico Giovanni conosciuto in Facebook, ma prima volevo fare anche un salto a Paternò, un paesino in periferia di Catania, da dove ultimamente sono sorte delle collaborazioni per l’azienda dove ho prestato lavoro per 25 anni, così dopo la sosta per la toeletta, mi dirigo prima verso Paternò.

La super strada verso Siracusa.

Questo è un paesino assolutamente insignificante dal punto di vista turistico, percorro una via principale e poi ritorno sui miei passi verso Augusta.

La sosta ad Augusta.

Arrivo al punto d’incontro presso il distributore Agip, siamo al km 61.731 () , resto con Giuseppe fino alle 12,30, è stato gentilissimo, in quel distributore ci sono molti altri camperisti ed il titolare mi offre anche un’acqua tonica, giusto per combattere un pò il caldo di oggi.

Giuseppe mi racconta della difficoltà che un questo angolo della Sicilia c’è per organizzare qualcosa per i camperisti, mi rivela quanto sia difficile avere dalla nostra parte le amministrazioni ed è un peccato, visto che qui ci sono moltissimi posti da visitare.

Le raffinerie di Augusta

Quando mi allontano Augusta sembra avere un contorno migliore di quando sono arrivato, è vero qui ci sono moltissime raffinerie, ma sono certo che ci sono anche dei posti validi da visitare.

L'ingresso a Siracusa.

Percorro le poche decine di chilometri che mi separano da Siracusa, entro in città dalla parte giusta, ovviamente grazie al navigatore che avevo impostato per l’Area Attrezzata di cui avevo l’indirizzo.

La sosta nella piazzola.

Dentro all'AA

Scorgo quello che poi scoprirò come un Santuario di recente costruzione e la AA è proprio dietro l’angolo, in via Von Platen, siamo al Km 61.767 (), mi informo sulla tariffa €18 al giorno per 24 da quando si entra, ora sono le ore 14, così fino alle 14 di domani sarò apposto.

La chiesa romanica.

L'ingresso alle catacombe.

La guida nel cortile.

Mi preparo il pranzo, dell’ottima pasta in bianco, per fortuna che mi piace molto, poi mi sistemo un pò ed ozio fino alle 15,45, così da iniziare un giro per la città.

L'atrio della cappella.

Un affresco originale.

Un capitello ristrutturato.

Compreso nel costo d’ingresso nell’AA c’è anche uno sconto per le catacombe di S. Giovanni, e visto che sono proprio qui a due passi, saranno il primo mio obbiettivo.

Un altro affresco originale.

L'interno delle catacombe

I loculi per i neonati.

Esternamente si vede solo una chiesa, o meglio solo ciò che rimane di una chiesa romanica, l’ingresso è fresco e preceduto da una bella tettoia; quando entro m’informano che è appena iniziato una visita guidata.

Le ex cisterne per la raccolta dell'acqua.

Raggiungo il gruppo che è ancora nel cortile, la guida sta già facendoci entrare con dei racconti nell’epoca storica di quelle costruzioni, poi scendiamo per visionare le catacombe.

Una lapide tombale di una ricca signora romana.

Un loculo con affresco

Un corridoio di catacombe.

E’ un reticolo di cunicoli scavati tra quelle che erano delle cisterne per la raccolta dell’acqua piovana, poi utilizzate per la raccolta dei fedeli e le cerimonie segrete.

Lo schema dei cunicoli delle catacombe.

Le biciclette elettriche di Siracusa.

Il Santuario.

Nelle pareti ci sono ancora i loculi per la raccolta dei cadaveri dei neonati, di singoli adulti o gruppi familiari, tutti venivano imbalsamati per evitare una maleodorante decomposizione.

Un modellino del santuario.

Il bacino centrale

Il crocifisso dipinto.

I cunicoli che possiamo visitare sono illuminati con suggestione, non è possibile fotografare, ma anche con fatica, ogni tanto mi allontano dal gruppo per scattare senza flash.

Una cappella laterale.

Le cappelle laterali.

Alcuni quadri all'interno.

All’uscita ritrovo il caldo che ho lasciato, trovo piacevole osservare delle biciclette comunali, segno che anche qui c’è una volontà ecologista.

Proseguo verso i teatri romani, ma prima mi fermo al santuario, è proprio sulla strada, il suo nome è Basilica Santuario Madonna delle Lacrime ed è stato eretto dopo una evento di lacrimazione nel 1953, senza non poche discussioni per la forma “moderna” che è stata decisa.

La biglietteria per i teatri.

Ara di Ierone.

Il portico di oleandri "Valentino".

Entro e non trovo nessuno, all’interno c’è un bacino rotondo per le cerimonie principali, mentre attorno in un corridoio rialzato ci sono altre cappelle dedicate.

Un sottopasso naturale.

L'orecchio di Dionisio

La grotta dei Cordari.

La forma è curiosa, regolarmente circolare con al centro questa grande sala per le cerimonie e ci sono anche dei resti archeologici.

Dopo una veloce visione dell’insieme proseguo verso i resti dei teatri, sono proprio lungo la strada fuori dal santuario; scopro anche che la biglietteria è un insignificante edificio in mezzo al parcheggio di auto, non è per nulla segnalato, così da costringere il turista, una volta arrivato davanti all’addetto per i biglietti, a tornare indietro.

Il gatto nel fondo.

Il soffitto dell'orecchio di Dionisio.

Le grotte ai bordi

Inizio la visita dalla parte greca, è la più vasta e siccome sono già le ore 16 non vorrei perdermi la parte più interessante; qui ci sono i reperti archeologici più importanti, l’orecchio di Dionisio, la grotta dei Cordari e l’anfiteatro greco, ancora in buone condizioni.

Una parte di anfiteatro ...

... greco ...

... con il mare e ...

Mi dirigo verso l’orecchio, una alta spaccatura nella roccia di cui non si sa quanto sia naturale o quanto costruita apposta per ascoltare ciò che dicevano i prigionieri rinchiusi nel fondo.

Nel percorso incontro un lungo portico di oleandri, i cui fiori sono di vari colori, hanno un tronco importante, segno che sono decenni che sono qui e così decido di dedicare questo postico a mio padre, lo chiamerò il portico “Valentino”.

... e la città come sfondo.

Una fontana naturale.

Dentro il teatro greco.

Mio padre adorava gli oleandri, gli piaceva innestarli fra loro per ottenere dei fiori unici e questo mi sembra un buon riconoscimento per ciò che ha fatto per me, in questo viaggio lo sento molto più vicino di quanto potevo credere in partenza.

Quando entro nell’alta grotta dell’orecchio sorrido, sono sempre quei 33 anni fa, data della mia ultima visita, che mi fanno ricordare e compiacermi di questa presenza.

Le tombe romane.

Il teatro romano e ...

... le sterpaglie che lo devastano.

Tra le ovvie urla dei visitatori per provarne l’eco, cosa che eventualmente non doveva essere lo scopo principale, scorgo a terra nel buio un gattino; inspiegabilmente sta leccando un ciuffo di muffa, non c’è nulla e non si sposta neanche per sogno, nonostante la presenza di tutta questa gente.

La granita di mandorle.

La chiesa di S. Rita

Il sacrario dei caduti.

Poi ritorno sui miei passi, la grotta dei Cordari non è possibile visitarla per infiltrazioni di acqua; in questa grotta si dice che fabbricavano le corte proprio per l’umidità che ammorbidiva il materiale da lavorare a mano.

Poco più in là c’è l’anfiteatro greco, un ampio spiazzo dove sembra incastonato quel che resta dell’anfiteatro, attorno ci sono delle grotte che in passato erano state abitate; sullo sfondo si scorge il mare e la città … fa sempre e ancora caldo!

L'interno della chiesa.

L'altare.

Il soffitto centrale.

Sono le ore 17, tutto sommato ho fatto prima del previsto, così mi dedico al teatro romano; in confronto non è nulla di che, ci sono troppe sterpaglie per poterlo osservare nella sua interezza; un peccato perché di per se i due teatri sono molto differenti.

Il teatro greco è rivolto verso una platea frontale ed è per rappresentazioni di vario tipo, quello romano è come il Colosseo, per ospitare gare e scontri con il pubblico attorno, segno questo delle due differenti società.

La targa di commemorazione dell'edificio

Corso Umberto.

Il porticciolo di Ortigia

Qui non c’è molto altro da vedere, così mi siedo comodamente nel barettino appena fuori e mi gusto un’ottima granita siciliana alla mandorla.

Alle 17,30 riprendo il giro, decido di visitare la vicina isola di Ortigia, così passo davanti alla chiesa di S. Rita, ma c’è una funzione e non entro per non disturbare; poco più avanti trovo un edificio strano, di chiaro stampo fascista e di forma alta e circolare.

L'edificio ex-poste bloccato.

Ancora corso Umberto sull'isola

Il Tempio di Apollo

Scopro che è anche questa una chiesa, è il Sacrario dei caduti e puntualmente, data l’ora, c’è una funzione anche qui; ma questa volta non lascio perdere è troppo particolare per non visitarla nell’interno.

Mi metto in un angolo e fotografo, senza flash, cercando di non farmi vedere, ci riesco in parte perché proprio all’ultima foto il prete mi informa che è vietato fotografare in questo posto, mi scuso e dopo un pò me ne vado, ma ormai il prezioso bottino è con me.

Una viuzza interna nell'isola

La parte al largo dell'isola.

Il lungo mare.

Proseguo e passo uno dei ponti che porta all’isola, non posso fare a meno di scorgere un bell’edificio, sembra un vecchio castello in ristrutturazione e chiedo ad un anziano del posto.

Quello è l’ex palazzo delle poste venduto ad un privato e mentre lo stava ristrutturando per farne un albergo di lusso, gli sono stati bloccati i lavori; sono passati già 20 anni!

Un turista di passaggio.

Un altro turista sull'isola.

La scogliera artificiale.

Il tramonto è già in corso da un pò, mi sta accompagnando avvolgendo ogni cosa sempre più di rosa; poi coma arrivo al mare la visione è davvero commuovente, credo che qualche passante mi abbia sentito esclamare “che bello!”, ma credo che per un pò sarà normale, se non parlo un pò da solo vado via di testa.🙂

La costa.

Il tramonto sopra Siracusa ...

... ed il suo porto.

Ormai si sono fatte le ore 19, più che fame, sono un pò stanco di camminare, così ad occhio, orientandomi con la cupola conica del santuario, mi dirigo verso l’AA, passando ancora per le viuzze di Ortigia.

Nel piazzale del porticciolo spiccano ovunque i cartelli (illegali!) di divieto di sosta per i camper, anche se ovviamente c’è chi non li osserva e fa benissimo.

I camper nel piazzale.

Una barca ... che fa acqua.

Gli anziani giocatori di carte.

Nel camminare scopro realtà impensabili dalle mie parti, come un tavolino con 4 anziani, solitario, messo all’angolo di una strada, forse in cerca di un refolo di aria che non c’è e loro giocano rumorosamente a carte, come fanno tutti gli anziani, ma loro lo fanno con la gioia … di essere all’aria aperta.

La garrita ...

... e l'ingrasso della AA.

Il tramonto nella sosta.

Quando arrivo all’AA trovo un’atmosfera molto particolare, tra il tramonto che ormai si può dire quasi concluso, il muro di cinta e la strana garrita che spunta, sembra tutto tranne che un’area di sosta per camper.

Una volta arrivato mi riposo un attimo, con della buona musica catturata dalla radio, mentre me ne sto sdraiato nel divanetto con il pc, sbirciando il mondo virtuale; poi una bella doccia tiepida offerta dalla struttura ospitante, perché l’acqua calda ormai era finita, la cena e qualche altro passatempo chiudono una giornata piuttosto piena.

03/04/2011

Senza nessuna sveglia mi alzo alle 9, la notte è passata in perfetto silenzio, non credo sia stato grazie alla garrita, ma davvero qui non c’è nessun rumore e dire che ci sono un pò di persone tranquillamente rilassate.

Il sole del mattino

L'area di scarico ...

... e lo scarico wc comodo.

Questa mattina me la prendo molto comoda, faccio un pò di pulizie nel camper e mi preparo per la partenza, devo lasciare l’area entro le 14, ho ugualmente un’altra ora di flessibilità, ma non mi serve.

Carico anche l’altro serbatoio esterno, riempio le bottiglie di acqua per bere e alle 14 in punto pago ed esco in direzione Capo Passero; seguo la costa cercando delle sistemazioni che apparentemente possano essere valide.

Il passaggio da Avola.

Passo da Avola, me la ricordavo diversa, cerco di attraversare quelle stradine accecate dal sole, ma il tempo è passato anche da qui.

La chiesa di Avola.

Proseguendo trovo un’indicazione per Cala Mosche, il nome è curioso, dalla parte opposta vedo che un camper s’infila nella stradina bianca, decido così di seguirlo a debita distanza, la polvere che alziamo è davvero notevole.

Dopo un paio di curve scorgo un cartello che mi dice che ci sono altri 3,5 km da fare in questo stato e così decido di lasciare perdere, non conosco il percorso, ma non mi attira più di tanto.

{ndr: in seguito, durante la stesura, ho scoperto che questa cala si chiama così proprio perché ci sono un’infinità di mosche, soprattutto nelle ore serali}

La sosta iniziale.

La stradina che porta al mare.

Il mare pulito

Verso le ore 15 arrivo a Capo Passero, il paese si chiama Portopalo, il promontorio più a sud che posso toccare e che ho toccato con il camper, il più a sud di tutta l’Italia, anche rispetto la Grecia; giro un pò per la cittadina assonnata dal sole, le strade ovviamente sono strette ed i balconi spesso sporgono minacciosi.

Appurato che non è il caso d’insistere, qui non c’è nulla per una sosta libera, mi sposto più verso la campagna, pochi chilometri e trovo una stradina verso il mare, è molto sconnessa e ci sono delle villette attorno.

Al mare!

Un momento di relax marinaro.

La stradina che porta al mare è occupata dalle macchine in sosta ed io come un avvoltoio, ho la pazienza di aspettare l’ora giusta per portarmi a ridosso del mare; siamo al km 61.834 sono le ore 15,45 ().

Intanto chiedo il permesso ai signori della villetta vicina, non do assolutamente fastidio, ma un pò di buona educazione e rispetto non guastano mai e qui sono cose anche particolarmente molto gradite.

La sosta notturna.

Mi porto in spiaggia la sdraio, l’ombrellone e tutto il necessario per oziare in tutta tranquillità, la spiaggia di sabbia è carina ed il mare è bellissimo, pulito e trasparente.

Ho deciso di finire tutte le parole crociate vecchie che ho sul camper, un tempo ne compravo una prima di partire ogni volta e poi sono rimaste lì non terminate; non riesco a leggere il libro, ma le parole crociate mi aiutano a distrarmi un pò.

Il tramonto dietro Zonker.

Il micio - pantera.

Quando vedo che le auto iniziano ad andarsene recupero il camper e lo sistemo in modo da non dare fastidio alle villette e da essere vicino al mare, sto finendo i viveri e domani dovrò pensarci, intanto sono in bolla perfetta.

Mentre assito ad un bel tramonto, mi preparo la cena, nulla di che o di particolare, giusto del formaggio e della carne in scatola, un pò come il cowboy che mangia la carne secca che tiene legata alla sella.

Proprio nel prato vicino c’è un micio nero che si muove furtivamente in cerca di prede, sembra proprio di stare in una mini foresta ed è bastato un piccolo rumore per attirare la sua attenzione.

Quando cala il bui ho finito di mangiare, mi connetto un pò con il computer e poi faccio un pò di parole crociate prima di dormire; la notte è completamente stellata ed è bello essere qui, avvolti nel nulla.

04/08/2011

La notte è passata in perfetto silenzio, ora sono le ore 8,30, ormai mi sveglio senza nessuna sveglia preimpostata; dal respiro mattutino di Zonker sento che c’è un bel sole e perciò mi do da fare per prepararmi e farmi un bel giro in bici in paese.

Il ciclista di Trezzo.

La strada verso Portopalo.

Il camper locale.

Questa cosa mi elettrizza un pò, è la prima volta che userò la bici e mi piace proprio l’idea di fare un pò di movimento e visitare qualcosa che non potrei vedere, le strade sono troppo strette per arrischiarsi.

La strada per il paese Portopalo è tutta dritta, solo una piccola e dolce salita, nulla di più e poi non c’è per nulla traffico, solo qualche macchina sparuta.

La camminata nel mare verso l'isola di Capo Pasero.

L'isola di Capo Passero.

Il castello sulla costa.

Arrivo in paese ed inizio a percorrere le stradine verso il mare, in uno spiazzo trovo un camper parcheggiato in versione “sosta libera”, peccato poi vedere spuntare un tubo che se ne va oltre il muretto; probabilmente è un locale che conosce la zona.

Una piccola area di sosta camper.

L'industria fatiscente.

Il castello abbandonato.

Proseguo sulla pista pedonale che scende verso il mare, ci sono gli accessi alla spiaggia, dove scorgo una strana transumanza: ci sono persone con l’acqua alla vita che camminano fino all’isola di Capo Passero portandosi sulla testa il proprio bagaglio balneare.

Sono quasi tentato di seguirli, ma ho con me tutto il mio avere tecnologico e non ho per nulla intenzione che finisca in mare, così rinuncio sorridendo e proseguo verso un castello che vedo l’altra sponda della piccola insenatura vicina.

L'isola di Capo Passero.

Il paese.

La strada del ritorno al camper.

Quando mi avvicino scopro che desolatamente abbandonato, lasciato nelle mani dei vandali, sul retro hanno anche imbrattato inutilmente i muri, lasciando sporco ovunque … peccato.

Nel ritornare indietro mi fermo per la piccola spesa, fa un gran caldo e l’aria condizionata del super spero che non mi dia una mazzata, sono sudato e non ho da cambiarmi, ma devo fare la spesa.

Il carico della bici.

Non posso prendere molto, non tanto per il frigorifero in se, ma perché sono in bici ed ho solo due manici di manubrio cui inserire le borse, se poi mi si dovesse rompere la borsa di plastica sarebbe un bel problema.

Le paludi attorno.

Arrivo al camper, sistemo la spesa e la bici e poi verso le 11,15 corro in spiaggia con tutto il mio armamentario da bagnante solitario, un bel bagno è quello che ci vuole e poi ozio pigramente, uno sguardo all’orizzonte, un orecchio alla vita mondana della spiaggia ed i pensieri sempre in aria, ma mai troppo distanti da me, non vogliono perdermi.

La strada sul mare

Il tramonto.

Il vento soffia forte ...

Rimango in spiaggia più a lungo, non ho nessuna fretta di pranzare e non ho neanche una particolare fame, mi addormento mentre faccio le parole crociate, mi sveglio, mi faccio un bagno, tutte cose che fanno da contorno ad un’unica cosa … pensare.

... la sabbia sulla strada.

Alle ore 14 rientro al camper per il pranzo, si sta alzando del vento teso e quindi è inutile lottare in spiaggia con l’ombrellone; pranzo e poi sistemo un pò il camper, poi verso le 18 riprendo la strada, l’idea è di fermarmi a Marina di Ragusa.

I gamberetti di una fontana.

Percorro la strada che costeggia il mare, trovo delle paludi, dei canneti, una vegetazione davvero selvaggia e rilassante, sempre senza traffico; è bello guidare così, il sole sta scendendo pian piano, mi piace da morire guidare al tramonto, ricevo una carica energetica pazzesca.

La riva e ...

Scendo dal camper lasciandolo in strada, guardo in giro nei campi, mi sembra di essere in un altro mondo, le persone che incontro sembrano tutte sorridenti, probabilmente non lo sono, ma le vedo tutte così.

Attraverso delle strade che sono a pochi metri dal mare, il vento è sempre più forte, le onde sono grandi ed ogni tanto si infrangono sugli scogli vicino alla strada, spruzzando i vetri di chi passa; le strade a ridosso poi si stanno riempiendo di sabbia, ma qui è tutto così normale, anse per me così strano.

... la sosta sul mare.

Verso le 19,15 arrivo a Marina di Ragusa, trovo un grande piazzale dove sono presenti altri camper, quando entro nel piazzale trovo un’infinità di cartelli che vietano la sosta alle caravan e ai camper, come al solito, però c’è anche un altro cartello che avvisa la presenza del mercato per il venerdì mattina alle ore 6 … oggi è giovedì, quindi è inutile insistere.

Non posso tornare indietro perché c’è il senso unico, la provinciale è a due passi e così cerco una strada alternativa, destra, destra, la strada si restringe sempre più e così rimango incastrato proprio quando sono ad un passo dalla provinciale.

Un pescatore vicino.

C’è un’assurda panda parcheggiata di traverso e non mi fa passare la parte posteriore sinistra, se proseguo mi salta la luce d’ingombro posteriore; davanti a me c’è un prete, a giudicare dal colletto, mi parla inglese e mi incita a proseguire, ma io da qui vedo che non passerò mai e non insisto.

Questo è un dedalo di viuzze a senso unico, dietro di me c’è il putiferio, cerco di tornare indietro per riuscire a raddrizzarmi anche solo di un centimetro: il dramma!

Non riesco più ad ingranare la retromarcia, proprio come se non ci fosse, per fortuna sento che sono in discesa verso il dietro, così lascio scivolare il camper dolcemente, nel tentativo di evitare una grondaia che minacciava il mio specchietto destro, mi accorgo che anche la prima marcia non vuole entrare, però entra la seconda ed inizio a manovrare in questo modo.

Nel buio della notte.

Scivolando in retro ed avanzando in seconda, sono un bagno di sudore, ormai l’asciugamano che uso normalmente sul sedile è zuppo anche lui; con la telecamera posteriore cerco di aiutarmi nella manovra: devo entrare in retro sulla via di destra dell’incrocio che ho dietro di me, sperando sempre che la discesa mi aiuti.

Alla fine, dopo aver bloccato l’incrocio, nonostante i passanti mi attraversassero dietro, chini sotto il porta bici, riesco a fuggire da quell’inferno e grondante di soddisfazione, riesco a riprendere la provinciale per uscire dal paese.

La mia intenzione era visitare la cittadina, sembrava anche interessante, ma non sono proprio nelle migliori condizioni di cercare una nuova soluzione in paese.

Così percorro la strada che costeggia il mare, vorrei tanto dormire tra le onde per rilassarmi un pò; appena fuori trovo uno spiazzo, con tanto di cartello che indica la proprietà del Demanio, come qualsiasi tratto di costa italiano.

La luna sul mare.

Direi un perfetto punto per fermarmi per la notte, entro senza fermarmi, mi giro sempre in movimento, riuscendo ad ingranare miracolosamente la retro e sono in perfetta posizione di fuga; butto l’ancora e mi sdraio un pò a guardare la luna in cielo, sono le ore 20,30 ().

Non ho molta fame, mangio qualcosa, ma più che altro bevo e rimango fuori a guardare il mare e la luna, dal lato che ho sulla strada ho un ristorante e pizzeria che fa una grande luce, ma dall’altra parte ho il buio del mare, molto più accattivante.

Qui non si prende la radio, internet ed il telefono non è al massimo, non riesco ancora a leggere, così alle 22.30 vado a dormire e domani vedrò che fare con questo nuovo fastidio.

05/08/2011

Mi sveglio alle ore 8,30, questa notte c’è stato un pò di rumore dal passaggio sulla strada, ma nulla di impossibile, c’è ancora un bel sole ed io devo risolvere il mio problema con il cambio, è inutile far finta di nulla, oggi è sabato e se mi ricapita, perché ricapiterà, chissà dove potrei rimanere.

La vista del mattino.

Internet non c’è così mi affido al navigatore, cercando le officine più vicine, ne trovo qualcuna di qualche meccanico sconosciuto, ma decido di dirigermi a Ragusa città, 12 km, ma forse è meglio.

Cerco di radermi i capelli in posti dove posso buttare l’acqua fuori, non vorrei intasare inutilmente il serbatoio e qui mi sembra un buon punto; alle ore 10 m’incammino.

La partenza al mattino

Arrivo nei pressi di Ragusa, ci sono molte marche automobilistiche e alla fine trovo anche la Ford; all’accettazione dell’officina del concessionario Sergio Tumino mi accolgono con gentilezza, il capo officina Maurizio comprende subito il problema e la soluzione.

Rimango nella saletta d’attesa, in compagnia di altri clienti e di un ottimo tv che mi aiuta a far passare il tempo; uso anche il cellulare per controllare un pò di posta e di amici, vista l’assenza di ieri sera in rete.

L'officina del concessionario Ford

Alle ore 13,45 mi viene riconsegnato il camper: si è rotta per usura la pompa della frizione, per la precisione lo stantuffo interno, quindi sostituzione e collaudo, per un totale di € 145,00 … pensavo peggio.

Mi rimetto in marcia, avrei anche un pò di fame, ma sono proprio curioso di provarlo in strada, oggi è sempre sabato e non si sa mai, però proseguo per la mia strada, verso l’occidente dell’isola.

Le campagne sulla strada.

Le raffinerie di Gela.

Passo dentro l’abitato di Gela, bianco come sempre, tra le sua raffinerie e le case di tufo, così mi fermo per il pranzo in un piccolo parcheggio nella cittadina, c’è un negozio con le saracinesche chiuse e senza auto; siamo al km 61.994 e sono le ore 15 ().

Fuori c’è un sole a picco, caldo e afoso, sono costretto ad aprire anche la finestra size e mentre sto finendo vedo un cinese che con aria preoccupata mi si avvicina: è il titolare del negozietto e gli spiego che finisco e me ne vado, così da rassicurarlo e renderlo di nuovo sorridente.

La sosta a Gela per il pranzo

Il negozietto cinese.

Arrivo così a Licata, cittadina resa famosa con i racconti di Cammilleri sul commissario Montalbano, giro un pò per la cittadina per individuare un posto sicuro, lo scopro un pò arretrato, proprio vicino alla Polizia Locale.

Scendo e chiedo loro il permesso di restare in quello spiazzo, con sorpresa mi suggeriscono la zona Marianello e non sapendo io dove possa essere, si offrono loro di accompagnarmi con la loro auto.

La strada verso Licata.

In carovana arriviamo al porticciolo, dove c’è un grande spiazzo adibito a parcheggio pubblico, ora ovviamente è pieno di auto e mi defilo in parte, ma l’agente con molta cortesia, m’invita ad aspettare quando se ne andranno le auto e di mettermi tranquillamente sulla strada dietro la spiaggia.

La strada sulla spiaggia di Licata

La spiaggia di Licata

Il parcheggio nel piazzale.

Io ovviamente li ringrazio, ma decido di stare qui, non voglio rimanere imbottigliato tra le auto di domani; siamo al km. 62.028 e sono le ore 16 () , perfettamente sotto il cimitero che è sulla collina di fronte.

Attorno al parcheggio

Il tramonto attorno ...

... a Zonker.

Poi mi metto comodo per la spiaggia, senza sdraio e ombrellone, ormai vista l’ora non ne vale la pena, però mi faccio un bel bagno e così scelgo tra la moltitudine di persone, una coppia di persone anziane, marito e moglie, comodamente seduti all’ombra del loro ombrellone.

Il tramonto dal camper

Cala la solitudine attorno.

Il faro nel tramonto.

Chiedo loro di poter lasciare un attimo il marsupio alla base del loro ombrellone, nel parlare poi scopro che lui è cresciuto a Concesa, una frazione di Trezzo sull’Adda, incontrarsi così, a 1.500 km da casa e per coincidenza, mi sembra proprio un evento molto particolare, se non unico.

Dopo il bagno riprendo a camminare sulla spiaggia, oltre la parte attrezzata, molto ampia e particolare, con questa collina alle spalle.

La zuppa di cozze ...

... e il fritto misto di pesce con patatine.

Qui posso godermi un tramonto in piena regola, il sole si mette in posa tutto per me, con la spiaggia ed il mare come modelli, inizio a giocare con le ombre, tutto quel rosa attorno m’inebria l’animo e mi distrae un pò dai miei pensieri.

Quando rientro al camper ormai è ora d cena, ho trascinato la passeggiata il più possibile, giusto per godermi maggior mente l’aria della sera; il camper è ormai completamente isolato, a terra rimangono solamente le bottiglie di plastica vuote lasciate dai bagnanti che hanno usato l’acqua per pulirsi dalla sabbia.

Mi faccio una doccia veloce, uso la doccia esterna, visto che è solo acqua e che non è differente da quella utilizzata per tutto il giorno nel parcheggio; questa sera voglio andare fuori a cena, voglio gustarmi del buon pesce e farmi un piccolo bagno di folla, c’è la festa del paese ed il movimento mi attrae.

Il ristorante in piazza sul mare.

Cenare in solitudine ha anche i suoi magri lati positivi, posso sorridere di alcune stranezze, come l’uomo che regala la rosa alla compagna e poi le chiede il 2 euro per pagare; mentre mangio chiedo ad un vicino qualche informazione sul percorso definito Montalbano, in pratica una serie di posti dove sono stati girati i telefilm a lui ispirati.

La piazza in festa.

Questo signore mi sconsiglia di addentrarmi con il camper, viste le dimensioni non mi garantisce l’incolumità, mi suggerisce solo la casa di Montalbano, visitabile solo dall’esterno; a questo punto non mi viene neanche la voglia di provarci, la Sicilia è anche altro.

Finita la cena vago un pò per la folla, mi lascio cullare del movimento, non c’è un evento in particolare, solo tanta confusione, facendo rientro al camper do sempre uno sguardo al faro, il suo monotono movimento di luce è sempre così affascinante; un piccolo salto in internet e poi vado a dormire.

06/08/2011

Nella notte sono stato un pò disturbato dal vento, non tanto perchè cullava il camper, cosa che di per se era anche piacevole, ma per il continuo movimento e rotolamento delle bottiglie vuote sul piazzale, sembrava di essere in una cittadine del far west, con le bottiglie che rotolano al posto delle palle di rovi secchi.

L'alba alle 4,30 del mattino.

Stranamente mi sveglio all’alba, il cielo è ancora quasi tutto scuro, mi colpisce subito la piccola striscia di sole che sta sorgendo, osservo tutto dalla finestrine dalla mansarda, dando una magica atmosfera a tutto attorno, anche il faro è particolare, sempre con la sua luce, come un fiammifero che pian piano riesce a regalare il fuoco al mattino.

In qualche modo riesco a dormire ancora qualche ora, poi mentre il piazzale inizia a riempirsi di auto, arrivano inevitabilmente i primi rumori, così mi preparo, una bella colazione e poi tutti giù in spiaggia! … tutti … si fa per dire, vero.

Il porta ombrellone verde.

Non ho tanta voglia di camminare con tutto l’armamentario fino a dopo gli stabilimenti, così approfitto di un piccolo pezzo di spiaggia prima, trovo posto e piazzo il marchingegno per tenere su l’ombrellone; l’avevamo preso l’ultimo giorno di spiaggia l’anno scorso in Sardegna, per fortuna che almeno è verde.

Mi godo un pò di relax, parole crociate, sole e la scena di un extracomunitario che corre dietro ad un gabbiano, per fortuna non l’ha preso; rimango qui fino alle 12.30 … ora si mangia.

La postazione in spiaggia.

Altra doccetta esterna per rinfrescarsi, e verso le ore 15 mi muovo, non ho auto attorno e così sfilo via dal piazzale, lasciando dietro di me una bella serata, nottata e risveglio, qualcosa di magico.

La strada ...

Prossima meta Agrigento, ho sempre una grande voglia di guidare, se fosse per me continuerei a guiderei, a quest’ora magari avrei girato la Sicilia due o tre volte.

... e i campi attorno.

Passo ancora molte altre campagne deserte, con strade lunghissime, nastri di asfalto che si appoggiano sui dossi di consumate colline, dove non incontro nessuna auto, dove gli impianti eolici iniziano a farsi vedere.

In vista di Agrigento

Arrivo ad Agrigento verso le 16, i templi sono lì pronti ad aspettarmi, sono accattivanti, vedendoli così da lontano viene voglia di arrivarci in un attimo e dire che sono secoli che mi stanno aspettando.

Appare la città di Agrigento.

Prima di dedicarmi alla visita però, voglio girare un pò per la città, capire se mi è possibile fermarmi da qualche parte, così magari posso camminare un pò nella notte.

La sosta nel parcheggio.

Trovo dei parcheggi, ma è praticamente impossibile fermarsi, non tanto per i parchimetri, solo dalle 8 alle 20, ma perché i parcheggi non sono in piano, ecco questo è un ottimo deterrente per i camper.

Il parcheggio

Provo a chiedere ad un vigile, ma mi indica il parcheggio inferiore della valle dei templi e alla fine cedo e così faccio, scendo per la strada di prima e arrivo al parcheggio ormai semi vuoto, sono le ore 17,30 e siamo al km 62.083 ().

La nostra guida.

Un'opera di Mitoraj.

Attorno c’è un paesaggio quasi lunare, è tutto color terra di Siena, un pò è la luce del tramonto, un pò è la terra stessa che ha questo colore; il parcheggio costa € 5 al giorno, li pago all’ingresso e fino a domattina alle ore 8 sono a posto.

Giusto il tempo di capire come funziona il movimento, c’è una visita con l’audio guida che costa € 5, ma c’è anche la possibilità di avere una guida vera a € 10  e con € 2 di taxi ti portano in cima alla collina deve ci sono i templi, così poi da scendere camminando fino al questo parcheggio.

Il panorama dalla cima della collina.

Il tempio di Giunone.

Turisti in visita.

Mentre saliamo in taxi la guida ci informa che quest’anno è in atto, durante tutto il percorso della visita nella valle dei templi, una visitazione delle opere dell’artista Igor Mitoraj, sono delle grandi sculture in bronzo fatte da questo artista ed in esposizione fino a novembre 2011.

Dei capitelli rifatti per non fare crollare tutto.

Il percorso tra i templi e le sculture.

Una scultura dietro il tempio di Giunone

Iniziamo il giro partendo dalla parte più alta della Valle dei templi, il tempio di Giunone, voluto appositamente qui perché è la parte più alta e quindi maggiore onore alla dea; i templi sono stati devastati sia dai terremoti nei secoli, che da apposite devastazioni durante le successive occupazioni territoriali.

La strada interna principale.

Un'altra scultura.

Resti di antica catacombe nelle mura di cinta.

Il sole che sta tramontando rende la visita ancor più suggestiva, questa luce rosata è davvero magica; la guida ci spiega per bene e con dovizia di moltissimi particolari, tutto il percorso storico di questi monumenti.

Una scultura in pietra sempre di Mitoraj.

La statua di Icaro ...

... l'inesistente Icara.

Il loro fascino ha addirittura colpito un ufficiale dell’esercito inglese, che si è preso la briga di fare dei restauri a proprie spese, lasciando la visione pubblica e donando tutto allo stato italiano.

Il tempio della Concordia

Altra statua di bronzo

Il tempio della Concordia.

Dietro ai templi a segnare il confine con il resto del mondo, c’erano delle possenti mura, il cui spessore era stato utilizzato per contenere i resti dei defunti, una sorta di catacombe all’aria aperta; successivamente sono state poi scavate nel terreno circostante e ritrovate poi interrate.

La statua di Icaro caduto.

Il tempio della Concordia

Le tre meraviglie in fila.

Il tempio della Concordia è l’unico rimasto pressoché ancora intatto, manca solo il tetto che era di legno e quindi bruciato nel corso dei tempi; la sua costruzione è molto particolare, perfettamente stabile sull’argilla, perfettamente allineato nelle colonne, con una camera interna che racchiude la parte più sacra nel culto.

Le catacombe sotterranee.

La coltivazione di mandorli.

Un telamone rimasto e ricomposto a terra.

Il sole è sempre più basso, a volte impedisce bene la visuale per via del controluce, ma se si ha alle spalle, si può vedere tutta la valle, avvolta in quest’aurea magica, quasi come tornare indietro nel tempo.

Quello che era un capitello del tempio di Giove.

Il parcheggio sotto di noi.

I segni ad U per alzare i massi.

Mentre continuiamo a scendere verso il tempio di Ercole, la guida ci spiega che qui c’è un mandorleto antico di qualche centinaio di anni, di circa 350 piante e che regolarmente producono le mandorle per i prodotti tipici.

Altra statua di bronzo ...

... di Mitoraj.

Il sole basso sulla valle.

Arriviamo così a quello che resta del Tempio di Giove, quello che era il più grande di tutti, aveva delle statue chiamate Telamone alte 7,75 mt, servivano per sorreggere l’enorme peso di tutta la struttura, poi distrutta tra terremoti e vandalismi occupazionali, per non parlare dei capitelli, davvero enormi.

Alcuni restauri ancora in corso.

I templi illuminati dal parcheggio.

Ormai le ombre sono lunghe dietro di noi, la guida ci saluta e ci ringraziamo a vicenda, è stato davvero competente e preciso nelle informazioni, per questo ho deciso di lasciarne anche gli estremi, dopo avere avuto la sua autorizzazione: Enzo Cacciatore Cell. +39 340 1020780.

Nel parcheggio sono arrivati altri camper per la notte, in effetto questo è un posto favoloso per pernottare e se ci si muove entro le ore 8, è anche gratuito.

La serata passa così, sono le ore 20.15 ed il tempo scorre pigramente, la città è troppo lontana per fare un giro tra le vie, così mangio, passo un pò di tempo in internet e poi vado a dormire soddisfatto di questa giornata passata.

I pensieri ci sono sempre, purtroppo permane un filo risibile di speranza, ma questo mi permette di continuare a non distruggermi.

07/08/2011

La sveglia è alle ore 7, l’ho dovuta puntare per poter fare la colazione con calma e poter uscire prima delle ore 8 dal parcheggio, altrimenti mi faranno pagare inutilmente un’altra giornata intera.

Il parcheggio alto di Agrigento.

Un antico arco.

La valle dei templi.

La notte è passata tranquilla, finalmente sto riuscendo a dormire, così nella giornata sono meno stanco, però questa mattina al risveglio ho notato molta umidità, sembrava addirittura che fosse piovuto.

I palazzi di Agrigento

La colazione di un ragno.

Il giardino del museo.

Mi sposto con il camper per recarmi al parcheggio superiore, sempre il solito costo di € 5, ma qui non si può dormire ed è anche un pò più stretto; quando arrivo ovviamente il museo non è ancora aperto, apre alle ore 9, così mi aggiro per una stradina sterrata che va fuori città ed osservo il panorama.

Un'altra statua sulla caduta di Icaro

L'anfiteatro nel museo

Verso il mare

Da qui si possono vedere da un lato la valle dei templi e dall’altra gli alti svincoli e sopraelevate, in netta contrapposizione epocale, oltre che artistica.

Il tempio della Concordia

Un antico sedile, ancora originale.

Il porticato interno del museo.

Quando finalmente entro trovo uno stuolo di sorveglianti all’ingresso, per passare c’è un tornello automatico in cui infilo da solo il biglietto e, mentre loro continuano a chiacchierare, io inizio il mio giro solitario.

Le prime sale del museo

Altri espositori

Il simbolo della trinacria.

Le varie sale sono proprio deserte, ci sono le telecamere e logicamente è vietato fotografare, ma visto che non c’è nessuno, da sotto la telecamera scatto ciò che mi serve.

La collocazione dei telamoni

La ricostruzione del tempio di Giove

Falli e corni fittili votili.

All’inizio ci sono tutti i reperti di oggettistica, vasellame, ecc., dove spunta una ciotola con il simbolo della trinacria, originale ancora già dai tempi dei greci.

Un prezioso vaso antico

La chiesetta S. Nicola alla Valle dei Templi

L'interno della chiesetta

Al centro delle sale c’è un ampio spazio dove sono collocati gli ultimi resti del tempio di Giove, con un telamone messo in piedi e fissato alla parete; c’è anche una perfetta ricostruzione in miniatura di come doveva essere il tempio stesso.

Gli antichi affreschi.

L'acquasantiera

Sul cavalcavia di Agrigento

La visita prosegue con altre nozioni di minore importanza; quando esco trovo aperta anche la chiesetta S. Nicola alla Valle dei Templi, è una graziosa costruzione antica, con un’unica navata e con degli antichi affreschi ancora visibili.

Ormai sono le ore 10.30 e decido di spostarmi verso il mare, oggi è domenica è già troppo tardi per andare al mare, ma non volevo rinunciare al museo.

La coda verso il mare.

Porto Empedocle

La sosta a Punta Piccola Park.

Prendo una sopraelevata verso Porto Empedocle, dove per forza di cose trovo un pò di coda, cerco anche di entrare in paese, ma mi è pressoché impossibile, troppe macchine.

La lunga ...

... spiaggia.

Soundmachine con la moglie.

Così ritorno sulla statale e continuo verso ovest, provo più volte ad entrare, ma non riesco proprio a trovare un valido parcheggio, anche solo per il pomeriggio.

Arrivo appena fuori da Porto Empedocle e trovo la segnalazione di A.A. Punta Piccola, entro e mi fermo, sono le ore 12,30 e sono al km 62.100 ().

I camper sulla spiaggia.

La spiaggia affollata.

La scala dei turchi

La sosta diurna fino alle ore 20 è di € 15, se si pernotta diventano 20, ma non mi va di restare qui, così mi fermo fino al pomeriggio; per il momento mi sistema per il pranzo, nel pomeriggio vediamo.

Come arrivo vengo accolto calorosamente da Soundmachine, un forumista di CamperOnLine.t, è una bella sorpresa, non ci siamo mai scritti direttamente, ma lui è un esperto nel campo dell’elettronica e lo conosco per ciò che scrive e questa sorpresa mi ha fatto piacere.

Le bianche venature oblique

I bagnanti imbiancati.

Il bianco accecante.

Mentre sto per scendere in spiaggia con tutto il mio armamentario, passo da Sound e mi suggerisce di andare a vedere “la scala del turchi“, una scogliera bianchissima poco più avanti; così ripongo tutto e m’incammino per la spiaggia.

Essendo domenica in spiaggia c’è un fiume di persone, ma non importa, non ci metto molto, come giro il promontorio scorgo subito questa bianchissima configurazione calcarea, con le venature in diagonale.

Lo spiovente sul mare.

Piccoli pericolosi sentieri.

Il mare sotto.

Man mano che mi avvicino incontro i bagnanti che si sono spalmati di questo bianco, chissà che funzioni terapeutiche dovrebbe avere, così anche l’acqua del mare, si fa sempre più torbida.

La polvere bianca

La AA Punta Piccola Park

Cattolica Eraclea (Ag)

Mi avvicino e per salire sono costretto a togliermi le ciabatte, si scivola troppo e con i piedi nudi è un pò meglio, c’è anche un pò di traffico di persone che salgono e scendono, si fermano, si muovono, e quindi bisogna fare attenzione a come ci si tocca.

Tramonto verso Eraclea Minoa

La spiaggia di Eraclea Minoa ...

... al tramonto.

Poi ritorno indietro, faccio un bagno di fronte al camper dove l’acqua è migliore, quindi mi faccio una bella doccia nella AA, l’acqua è bella fresca e così sono pronto per muovermi di nuovo.

Il piccolo parcheggio

L'entrata del campeggio

Ormai il traffico è scemato, riprendo la strada principale sempre verso ovest, quando trovo l’indicazione per Cattolica Eraclea, svolto verso l’interno, mi ricordo 33 anni fa che ero passato da qui e quando arrivo in prossimità del piccolo paesino nelle colline, mi accorgo che qui il tempo non è mai passato.

L'interno della pizzeria.

La specialità Lijuà

Ritorno indietro verso Eraclea Minoa, in pratica verso il mare, vado alla ricerca delle bianche scogliere di quell’estate antica; il piccolo paesino marino è segnato da una miriade di piccole stradine, ora ci passo perchè non ci sono più le auto parcheggiate sul fianco, ma qui potrebbero esserci dei problemi con le mie misure, soprattutto negli incroci a 90°.

La luna sul mare e su Zonker

Il parcheggio nella notte.

Trovo il campeggio, ma non ho nessuna intenzione di fermarmi in questa struttura, parcheggio il camper in un piccolo spiazzo sterrato, le auto se ne stanno andando e così giro un pò a piedi, scoprendo così la grande spiaggia e finalmente la mia scogliera bianca di un tempo.

Quello è un piccolo parcheggio antistante un ristorante e pizzeria, chiedo ai proprietari se, mangiando lì la sera, posso passare la notte, loro accettano ed io devo solo lasciare andare via le ultime auto; sono le ore 20,15 e siamo al km 62.149 ().

Ormai il sole è sceso completamente, così mi siedo al mio tavolo, uno dei tanti vuoti; poco dopo arriva una bella famigliola, padre, madre e due piccoli più o meno 4 e 7 anni, femmina la piccola e maschio il grande, lui è più timido e meno intraprendente ed il padre lo istiga alle relazioni sociali, come ad esempio ordinare l’acqua.

Questa famiglia mi fa passare il tempo della cena con tenerezza ed un pizzico di malinconia, mi ricorda moltissimo i miei figli, sesse paure di Marco e stessa intraprendenza di Claudia; alla fine mi complimento con il padre per la sua bellissima famiglia.

Da qui non si può usare nulla di tecnologico, non solo cellulare ed internet non prendono, ma anche la radio lascia a desiderare, provo un pò anche a leggere, ma non riesco proprio, i pensieri mi assalgono più della storia che sto leggendo, così vado a dormire, pensando solo all’indomani.

08/08/2011

Nessuna sveglia anche per questa mattina, ma alle ore 8 inizio a muovermi, sento già le auto attorno, il vociare delle persone, compreso il camion della spazzatura che non riesce a passare.

Dalla finestra bellezza e sporcizia.

Al mio fianco ci sono dei cumuli di sacchi da portare via, li hanno messi nella mattina presto, ma io non sapevo nulla, mi ha fatto posteggiare il pizzaiolo e lui avrebbe dovuto saperlo.

La postazione balneare dietro il camper.

La vicina bianca scogliera.

La notte è passata in assoluto silenzio, non c’era una mosca che girava, così come nella mattina iniziano le cicale, un’infinità, proprio come nelle pinete della Toscana, ma non danno fastidio, anzi, fanno allegria.

Il piccolo parcheggio

Le auto attorno al camper.

Sono in spiaggia presto, sono le ore 8,30 e non c’è quasi nessuno, mi posiziono tra il camper ed il mare e mi dedico un pò alle parole crociate, mentre pian piano la spiaggia si riempie.

Un Superbrig nella zona campeggio

La pineta sulla spiaggia del campeggio.

E’ assurdo però, anziché riempirsi a caso, la spiaggia mi si riempie stranamente attorno al mio ombrellone, con nugoli di sedie ed attrezzature varie e rumorose, appiccicate a me ed alla sdraio, mentre attorno c’è ancora tanto spazio.

Rimango immobile fino verso le ore 11, poi decido di scrollarmi di dosso quelle persone e vado a curiosare verso la bianca scogliera; così passo di fianco anche alla spiaggia del campeggio, dove non c’è nulla di più di quanto non abbia trovato io nel mio piccolo parcheggio libero.

Un cartello di divieto

La spiaggia sotto la bianca scogliera.

Quando arrivo ai piedi della scogliera trovo molti alberi insabbiati, sono bruciati, segno di un passato incendio; come mi avvicino al bianco delle rocce, ci sono i cartelli che informano della pericolosità della zona, dove le frane possono essere in ogni momento.

La spiaggia selvaggia.

La scogliera a strati.

Accetto il rischio e proseguo, non c’è nessuno e da qui il mondo è proprio diverso, sotto il sole e sotto quel bianco così deciso; posso vedere tutto la spiaggia fino all’orizzonte, un gran nugolo di persone, un insieme di vite dedite a crogiolarsi al sole, tutte con i loro pensieri e speranze.

Le erosione del vento che la rendono pericolante.

Ritorno così sui miei passi, non ho tantissima fame, ma mangerei qualcosa volentieri, soprattutto vorrei un pò d’acqua fresca, che ovviamente non mi sono portato appresso.

La vegetazione mediterranea ...

... e i copertoni sulla riva.

E’ un vero peccato scoprire in questo angolo incantato dei copertoni abbandonati che giacciono sulla riva del mare, pieni di sabbia, ma inquietanti nella loro presenza.

La strada di uscita occupata dalle auto.

Una volta arrivato al camper mi faccio tentare, il locale pizzeria 0ggi è chiuso, ma c’è il loro ristoro sulla spiaggia e stanno portando fuori degli arancini appena cotti.

La pizzeria chiusa.

Il pranzo goloso.

Così in compagnia di una bella birra fresca ne prendo un paio e mentre me li gusto con la dovuta calma, osservo la pigra vita della spiaggia, i vari tavolini di fortuna preparati alla meglio per il pranzo al sacco.

Sono le 12.30, ho finito di mangiare e fa davvero caldo, non ho proprio voglia di mettermi sulla brandina in spiaggia, così rimango per un pò seduto all’ombra e poi rientro in camper cercando di fare un pò di parole crociate.

Il tramonto iniziale ...

Vorrei anche muovermi, ma la strada per uscire da qui è già stretta di per se, ora poi con le auto parcheggiate ovunque e spesso in malo modo, non è il caso, tanto più che ho delle auto proprio davanti al camper e quindi aspetterò.

... attraverso le strade vuote ...

Riesco anche ad appisolarmi un pò, poi ritorno in spiaggia e faccio passare così, pigramente le ore con tanto di bagni e doccette esterne, giusto per combattere un pò il caldo.

... il sole che accarezza le colline ...

Finalmente verso le 18.30 le auto che mi bloccano se ne vanno, la strada nel frattempo si è liberata ed io prendo il largo, non mi sembra vero; il momento più bella della giornata è il momento della ripartenza.

Quando sono fermo mordo il freno, se fosse per me guiderei sempre, ma è impossibile, in questo modo girerei il mondo intero in un solo mese; poi guidare nel tramonto mi riempie l’animo di gioia, come se quel sole basso di possa sedere al mio fianco e mi possa raccontare la sua giornata di lavoro.

... il transito per un paese ...

Proseguo nel circumnavigare l’isola, non ho idea dove mi fermerò, ma di sicuro cercherò il mare; nel frattempo mi trovo su strade statali un pò distanti dal mare, così decido di lasciare questi nastri di strada sicuri per addentrarmi non so dove.

... ormai l'obbiettivo è stato deciso ...

Vado a naso, con l’aiuto dell’intuito e del navigatore, prendo delle strade minori che penso mi possano portare su una riva; intanto passo dei campi incolti, sempre più scuri dalla sera che sta scendendo, sono sulle colline e vedere il tramonto sul mare in contrasto con il buio qui vicino è uno spettacolo emozionante.

... mentre il buio si fa sempre più presente ...

Transito anche per qualche paese, che data l’ora, sta preparandosi per una festa, ci manca anche che rimango imbottigliato nel caos ed il mare sembra ancora lontano.

... ora c'è anche il fascino dei fari, in contrasto con il sole.

Continuo imperterrito, ora anche coadiuvato dal navigatore, scorgo il mare, cerco sulla cartina e trovo Porto Palo nei pressi, così dirigo il timone verso questo nuovo obbiettivo.

Quando finalmente arrivo al Porto Palo sono le ore 21,15, ho provato a fare un giro esplorativo, ho visto dei camper in sosta in un piazzale dove sovrastano strani cartelli di divieto; nel rifare il giro trovo un vigile e chiedo a lui un’indicazione.

La sosta notturna a Porto Palo.

E’ stato molto gentile, mi ha suggerito di sostare lungo la strada, negli stalli paralleli, perchè i piazzali sono in divieto per i camper; lì per lì non ho voluto iniziare a farne una guerra inutile, ho iniziato invece a cercare un posto valido per la notte.

Finalmente trovo un tratto di strada abbastanza in piano, perchè gli stalli paralleli ci sono, ma sono quasi tutti in salita o in discesa, quindi praticamente inutilizzabili; siamo al km 62.211 e sono le ore 21.30 ().

La visione notturna del paese antico.

Dopo avere ormeggiato con cura, scendo per farmi un primo giro per il paese, cerco un negozio di alimentari perchè ho finito il latte per domani e così prendo anche qualcosa per questa sera.

Il paesino è davvero piccolo, non c’è nulla che non sia strettamente necessario, il bancomat ad esempio non c’è, rientro al camper per la cena, una bella birra è quello che ci vuole, soprattutto dopo la guida semi notturna.

Nel dopo cena ritorno a camminare per il paese, ci sono delle bancarelle, un pò di musica, ma soprattutto c’è la stupenda visione della parte antica sulla collina, illuminata in modo suggestivo, ma presto ritorno in camper, ho sonno e vado a dormire.

09/08/2011

Mi sveglio alle 8, sono proprio contento perchè sto riacquistando la capacità di dormire normalmente, certo non sono felice, questa situazione che sto vivendo mi sta facendo ancora soffrire, ma sento che la mia vita è ancora finalmente mia.

La sosta al mattino.

La strada deserta del parcheggio.

Questa notte c’è stato un pò di rumore di auto che passavano, ma nulla di così fastidioso, in fondo questo è pur sempre un piccolo paesino; la mattina però è nuvolosa, magari non pioverà, ma il tempo non è un gran che.

Scendo per farmi una passeggiata e vedere la spiaggia, attorno non c’è più nulla della festa di ieri sera, sembrano tutto spariti ed il paese sembra sia diventato abitato da fantasmi, sarà la luce strana di questa mattina.

L'ampio spiazzo prima della spiaggia.

Uno dei cartelli di divieto

Mentre mi reco verso la spiaggia ho modo di vedere bene i cartelli di divieto per i camper, sono davvero assurdi e poi con tutto lo spazio che c’è, basterebbe organizzarsi per tempo, ma siamo sempre alle solite, l’immobilismo amministrativo in Italia regna sovrano.

Ormai si sono fatte le ore 9, metto in moto e mi sposto, approfitto del tempo incerto e senza sole, qui ormai non c’è più nulla da vedere.

Ancora distese di campagne

Sulla cartina vedo che troverò sulla strada anche Selinunte, così metto questo posto come meta, in fin dei conti il bello di viaggiare da solo è proprio questo, un dito sulla cartina, un veloce sguardo al cielo e la strada, fuori la freccia e via.

Questa parte della Sicilia è proprio incantevole, ci sono campi e distese di campagne a perdita d’occhio, proprio l’ideale per fare riposare la vista, guidare in questo contesto è di un bel rilassante.

L'accesso al museo delle Cave di Cuva.

L'ingresso del museo.

Sulla strada non trovo l’indicazione per la parte archeologica, ma trovo le indicazioni delle Cave di Cuva, in pratica il posto dove estraevano il materiale per la costruzione delle opere che ora abbiamo ritrovato nei siti archeologici.

Gli oggetti antichi ...

... esposti ...

... in ambientazioni reali.

C’è un museo di queste cave, così decido di visitarlo, l’accesso è curioso, è una strada ciottolata, come fosse antica, devo camminare con il camper molto lentamente, altrimenti mi si smonta tutto.

All’interno del museo si possono trovare, oltre ad antichi oggetti quotidiani, messi in situazioni reali del passato, anche una precisa descrizione di come facessero ad estrarre il materiale dalla cava.

Un carrettino siciliano per le feste.

Un carrettino di lavoro.

Come venivano tagliate le rocce ...

Pensare che a quel tempo era tutto un lavoro di scalpello e martello, colonna per colonna, cubo di pietra o qualsiasi altra cosa, è stato davvero un lavoro massacrante.

... altri schemi dei lavori.

Prima di uscire scorgo con curiosità che è ancora allestito il presepe, chiedo luni ai due custodi che pigramente siedono e controllano il nulla e mi confermano che è inutile smontarlo ogni anno, tanto il Natale arriva sempre.

Il presepe.

La sosta a Selinunte.

Conclusa la visita mi dirigo allo scavo archeologico di Selinunte, ho saputo che era più indietro e che il cartello era stato abbattuto, così ripercorro la strada ed arrivo poco dopo, non entro nel parcheggio, c’è un pò di confusione, tra camper ed auto, così sosto in un tratto libero e senza dare fastidio.

I trenini elettrici.

Il primo tempio.

Ancora il primo tempio.

Sono le ore 10.30 e fa già un bel pò di caldo, il biglietto d’ingresso è di € 6 e scopro che all’interno c’è un trenino elettrico con i vagoncini che si fa pagare altri € 6, ma sentendo i turisti che escono sento che si lamentano per la troppa velocità nella visita che impongono gli autisti del trenino.

L'interno del tempio

L'unica colonna rimasta del secondo tempio

Ciò che resta del secondo tempio

Così entro e decido di farmi il giro a piedi, è una vasta distesa tutta assolata ed i pochi alberi sono ancora troppo giovani per fare ombra, ma non importa.

I segni sulle pietre per gli spostamenti originali.

Il tempio in lontananza

Mi dirigo prima verso quello che sembra essere il tempio più intatto, non ci sono molte persone, diciamo anche che lo spazio è parecchio ampio pertanto non si notano o si notano meno.

Nel secondo tempio trovo tutto distrutto, c’è solo una colonna che forse è stata risollevata, la guida cartacea mi dice che sono stati i terremoti e le successive invasioni, mentre qui non c’è nessun segno di un possibile tempio.

La mappa del sito archeologico

C’è anche un altro tempio più lontano, però fa troppo caldo per arrivarci a piedi, i vagoncini corrono veloci e non fanno nessuna sosta, così approfitto spudoratamente della tecnologia dello zoom digitale della fotocamera e poi ritorno al camper.

Ormai si sono fatte le ore 11,45 e sembra davvero di stare in una fornace, appena salgo in camper benedico di avere un bel frigo a gas che mi porge gentilmente una bella bottiglietta di acqua freschissima.

Il Mc Donald's di Mazara del Vallo.

La rotonda all'ingresso di Mazara.

L'ingresso nel paese.

Riprendo la strada verso Mazara del Vallo, porto ormai famoso per i primi sbarchi dei clandestini africani, però ho una certa fame e non ho per nulla voglia di farmi da mangiare, così come non avrei voglia di spendere troppo, sto uscendo spesso a cena e per un pranzo ci sta benissimo anche un bel panino.

Alcune opere in piazza.

La chiesa di Mazara.

Mi sto trovando in un incrocio importante, tra l’autostrada e la strada statale, e mi capita a fagiolo un ottimo Mc Donald’s, sicuramente da non paragonare a qualsiasi altra cosa, ma per oggi decido che ci può anche stare, così parcheggio e mi accomodo sorridendo a tutti quelli che avranno da dire su questa mia scelta.🙂

L'ingresso del porto ...

... il paese sul porto.

Il pranzo è stato veloce come previsto e così mi dirigo verso il porto, lascio il camper sulla strada, ci sono degli stalli paralleli e liberi e così giro a piedi, siamo al km 62.298 ().

La sosta in paese.

Ormai sono le ore 13, non c’è in giro nessuno, vago solitario tra le vie, anche il porto è completamente deserto, solo un’auto ogni tanto fa tornare alla realtà, altrimenti sembra di stare in una cartolina.

Ritorno al camper e proseguo, ho voglia di mare, di sdraiarmi al sole, così prendo la SP appena fuori del paese, ma come trovo una traversa con scritto spiaggia m’infilo sicuro.

Lo spiazzo del piccolo promontorio.

Il piccolo porticciolo vicino

Attorno non c’è nulla sempre campagne brulle ed alberi sporadici, oggi è una giornata con un pò di vento e qui che non ci sono case, si sente di più spingere sulle pareti del camper.

La scogliera vicina.

I pini presenti.

Arrivo alla fine della strada, c’è un ampio spiazzo sterrato, un piccolo promontorio sul mare, non resisto e scendo a godermi questo bel vedere; c’è un vento forte che spazza via tutto, mi chiude anche la porta del camper.

La scogliera.

Il mare increspato dal vento.

Attorno ci sono delle piccole villette, senza creare dei grandi agglomerati di case, ma qui ci sono molti pini curiosi, a me piacciono molto e vederli così diffusi mi rallegrano.

Il cuneo naturale.

I camper dal porticciolo.

Il tramonto dal camper.

Mi sposto dal promontorio ed arrivo ad un piccolo porticciolo, il vento frusta via le scotte delle barche con il classico rumore che si sentono sempre nei porti, nelle giornate ventose, il mare è increspato, ma è molto bello poter osservare questa Natura che si manifesta con questa forza.

Il tramonto al ristorante.

La zuppa di cozze ...

... e un ottimo calamaro con patatine.

Poi proseguo sulla costa finché trovo un’ottima piccola spiaggetta, qui c’è già un camper, ma dev’essere un locale perchè ha anche l’auto al seguito, però qui c’è posto per tutti, senza problemi.

Un ottimo bicchiere di vino bianco.

La piccola saletta esterna.

Il mio tavolo solitario.

L’atmosfera è molto accattivante, rimango colpito e pian piano sento che questo sarà il mio posto per la notte, completamente isolato dal mondo, solo con il mare ed il vento, il sole, la luna e le stelle.

Un turista ...

La luna sul mare di fronte.

Sistemo il camper al meglio, c’è una piccola pendenza e non posso usare i cunei, anche se qui dubito che possa venire qualcuno a dirmi qualcosa, i miei vicini hanno un soggiorno davanti al camper.

Il ristorantino.

Così decido di mettere una bella pietra piana sotto la ruota anteriore destra, la misura è perfetta per rendermi una stabilità precisa; poi scendo per farmi due passi, è davvero un bel posto, ideale per stare davvero da solo, con i miei pensieri, puliti da quel vento caldo ed insistentemente deciso.

Scopro un ristorantino vicino, questa sera mangerò qui, ho deciso che mi coccolerò appena posso, se non lo faccio io da adesso, non lo potrà più fare nessuno.

La sera la passo così, rimanendo affascinato dall’atmosfera che s’è creata all’improvviso in quel locale, il tramonto, le luci, il mare, le candele, all’improvviso tutto si è tramutato per essere in due … ma la mia sedia davanti è inesorabilmente vuota, in netto contrasto con la mia mente.

Finita la cena me ne torno al camper, la strada è poca, il vento si è calmato, è bello passeggiare, mi sono scolato il mezzo litro di bianco fresco che è stato davvero un piacere ed ora mi sta facendo compagnia, fin sul camper, dove vado a dormire più contento che pensieroso.

10/08/2011

Mi sveglio alle ore 8,30, ho dormito profondamente e bene, questa mattina s’è alzato ancora il vento che mi cullava con tutto il camper, ma non mi ha dato fastidio per nulla.

Dopo la colazione provo a sdraiarmi sulla spiaggia per completare una settimana enigmistica del 2008, c’è il solito vento fortissimo, poco dopo mi rendo conto che è impossibile stare li sulla spiaggetta a cercare di scrivere le su quei fogli che svolazzano.

Il monumento al pescatore di Petrosino.

Metto via tutto, ma rimango lì a guardare le onde bianche che si alzano davanti a me; provo anche a fare a gara con il vento, lui soffia ed io urlo più forte che posso … è davvero bellissimo!

La sosta a Marsala.

Sto qui fino al dopo pranzo, m’impongo di restare quasi una giornata nel posto dove mi fermo, se fosse per la mia voglia, guiderei tutto il giorno.

Alle ore 15 mi muovo, esco dal piccolo centro abitato dalla parte opposta da dove sono entrato, passo sotto la statua al pescatore e proseguo verso Marsala, non sono lontano.

La stele che ricorda lo sbarco.

In poco tempo arrivo a Marsala, però proseguo fino all’estremo lungomare Boeo, è il massimo punto più occidentale dell’isola, trovo un posto dove fermarmi e vado a vedere la stele che ricorda lo sbarco di Garibaldi (),
non che ci sia molto da vedere, ma almeno da dire che ci sono stato.

Dei camper affacciati sul mare.

Proseguo poi verso Trapani, dove passerò la notte, passo attraverso una distesa di saline, sono davvero curiose; lungo la strada che fiancheggia pericolosamente il mare, scorgo in un piccolo spiazzo asfaltato due camper, con tanto di veranda aperta sul mare.

Il livello basso delle saline.

Uno dei tanti mulini a vento.

La distesa di mulini e saline.

Ci sono anche degli stupendi mulini a vento, quasi ci si aspettasse di vedere anche Don Chisciotte, l’acqua del mare penetra nelle saline a perdita d’occhio, ogni tanto qualcuna è già stata prosciugata per far posto all’estrazione del sale.

I cumuli di sale in lontananza.

Un canale tra le saline.

Si vedono dei cumuli di bianco sale, più o meno grandi, davvero uno spettacolo unico, non le avevo mai viste così tutte vicine e anche questi mulini creano una vista unica, uno scenario per me impensabile da trovare.

La mia sosta momentanea nelle saline.

Un cumulo di sale.

Un mulino da visitare.

Proseguo verso Trapani, ma senza entrare in autostrada, preferisco godermi il contatto della natura, la vista mi tiene impegnata la mente, così da accantonare i pensieri che continuano a tormentarmi.

Ancora piccoli cumuli di sale.

Un campo di angurie

Quando poi finalmente arrivo a Trapani cerco il porto e qui mi fermo per chiedere informazioni ad un vigilante della sosta che mi spiega che la zona è completamente gestita dai parchimetri, ma il giovedì c’è il lavaggio delle strade quindi dovrei spostarmi.

Una salina sulla strada.

Cumuli sul ciglio stradale.

Mi suggerisce la piazzetta Giacomelli, una piazzetta chiusa dove non ci sarà la pulizia delle strade; mi sposto subito e la trovo in poco tempo, anche se il navigatore la ignora.

La sosta a Trapani ...

... al porto ...

... in piazzetta Giacomelli.

Lo spazio è transennato al traffico per una manifestazione serale, però ottengo il permesso di passare, visto che mi fermo poco dopo, appunto per il parcheggio che mi vedrà fermo per un paio di notti.

Il traffico al porto.

Il contrasto della città vecchia.

Le viuzze del centro storico.

Sistemato il camper per la sosta, sono le ore 17,45 e siamo al km.62.389 (), scendo per un giro per la parte vecchia della città, appunto sul porto; il traffico sulle strade è caotico e per fortuna il centro storico è solo pedonale.

La cattedrale in ristrutturazione.

Altra via del centro.

La banda pronta al corteo.

Scopro che stanno per far partire una processione, la cattedrale è piena di persone e fuori ci sono i suonatori della banda e mi spiegano che in estate ci sono tre processioni distinte.

La cattedrale.

Il carro per la processione

L'organo sulla porta d'entrata

Viste le vie come sono strette decido di non farmi coinvolgere dalla processione e così procedo vagando per la zona; i palazzi sono antichi e rendono le vie in ombra, l’atmosfera è piacevole ed il caldo non è eccessivo.

L' altare principale.

Il soffitto affrescato.

Le dediche delle tre processioni

Il sole si sta abbassando sempre più, questa sera si sta alzando anche un pò di vento, ma in questo contesto è davvero bello vedere il mare che viene spazzolato dalle raffiche del vento.

Il Biker con il suo bottino.

Il litorale

Il tramonto

Ritornano al camper per la cena mi fermo ad un forno per acquistare del pane, però nonostante ormai sia sera, ha esposto molte buone cose e così mi faccio tentare dalla gola, prima di tutto un bel pezzo di pizza e poi dei dolci alla mandorla, in fondo questa è la patria dei dolci di mandorla.

Trapani di sera

La città vecchia

Il vecchio forno

Il panettiere si offre di scaldarmi la pizza con il forno ancora caldo, lo seguo e scopro un forno rivestito di maiolica bianca ed azzurra, lui vedendomi stupefatto, mi spiega che quello è un forno che ha 350 anni, è ciò che resta del forno di un vecchio monastero che sorgeva in questo posto.

La pizza nel forno

La panetteria davanti al Tribunale.

La funzione sulla piazzetta

Nell’arrivare al camper, contento del mio bottino, incrocio un motociclista, la sua moto è fantastica, porta con se le icone della stessa libertà, ha un bottino di tutto rispetto: una pianta di peperoncini rossi ed un polpo secco, perfettamente allineato nel senso di marcia.

I dolcetti alla mandorla.

Il parcheggio di sera.

La terrazza del tango.

Prima di salire sul camper, passo a fianco alla funzione che ha bloccato la piazzetta per tutto il giorno … è incredibile: sono solo 3 file di sedie che pregano davanti alla Madonnina.

Il traffico al porto nella notte.

Luci nel porto.

La luna nascosta.

Mangio tranquillo, la radio mi fa un’enorme compagnia, diciamo che è l’unico ponte che mi tiene collegato con gli esseri umani ed in questo periodo è anche meglio che sia così, questi esseri non li sopporto troppo.

Il bel cagnone solitario.

Il camper ritrovato.

La luna sul mare

Non riesco a stare sul camper, vado a farmi un bel giro al porto, la notte è calda e limpida, c’è un traffico vorticoso di auto e persone, ma cammino sul molo scrutando il mare, il cielo e le luci delle navi attraccate, sono un panorama migliore e più interessante.

In questo momento la luna sembra voglia giocare, gioca a nascondino con altre poche nuvole, creando degli scenari unici ed irripetibili; a fianco a me c’è un bel cagnone, anche lui solitario e contento, non sembra preoccuparsi troppo del fatto di essere da solo.

Le vie antiche del porto.

Attorno sono parcheggiati molti altri camper, tra questi ho subito riconosciuto lo stupendo esemplare di Superbrig incontrato proprio l’anno scorso in Sardegna alle oasi di Berchida, come non riconoscerlo.

Non mi addentro nelle piccole vie del porto, il sonno mi convince a ritornare con calma al mio giaciglio; una volta sul camper scopro anche una buona linea wifi, saluto gli amici di facebook che mi sono vicini e vado a dormire abbastanza contento.

11/08/2011

Questa mattino ho dovuto mettere la sveglia alle 7,30, ieri sera mi sono informato sul traghetto per Favignana e oltre al primo delle ore 6,30, c’è solo quello delle 10, ma bisogna fare il biglietto questa mattine, ieri sera volevano ben € 4+4  come prevendita per A/R, il cui costo è di € 12 l’andata e €11 il ritorno.

Così mi preparo con calma, colazione e poi scarico la bici e mi reco in biglietteria, ci sarà ovviamente della coda e non vorrei fare tardi per la partenza.

All'imbarco del traghetto.

Il tendone per l'attesa

L'arrivo del traghetto

Inizio a pedalare alle ore 8,30, c’è un bel sole caldo, già a quest’ora, ci sono meno auto di ieri, faccio la mia bella fila e mi sposto per l’imbarco sotto il tendone messo apposta per riparare dal sole i passeggeri in atesa.

L'imbarco di un camper.

Il trasporto della mia bici.

L'interno del traghetto.

Alle 9 arriva il traghetto e imbarchiamo tutti con molta calma, ci sono anche dei camper che salgono per raggiungere Favignana; per questo percorso ci sono anche gli aliscafi o moto barche più veloci, ma oltre a costare di più, non accettano il carico della bici.

Il molo dal traghetto.

Un turista preoccupato di partire.

Le saline all'orizzonte.

La traversata dura un’ora precisa, poi la linea prevede anche il prosieguo verso le altre due isole, ma non ho intenzione di passare la mattina sul traghetto.

Una ragazza con un curioso tatuaggio.

Un aliscafo in corsa.

L'isola di Favignana. L'arrivo è nel porto nel centro in alto.

Anche le manovre di sbarco sono veloci, sull’isola c’è un gran fermento di mezzi e persone, ognuno deve andare da qualche parte, facendo spostare altri, una bella confusione.

Il vecchio carcere sulla cima del monte.

Un camper sulla costa.

Un turista che tiene fermo il traghetto.

Inforco subito la mia bici ed inizio la perlustrazione, decido di seguire il senso orario e pertanto dal porto prendo subito la strada ce va verso destra, passando dalla piazzetta del centro abitato.

Il porto di Favignana.

Il municipio in piazzetta.

La chiesa antica di Maria SS. Immacolata.

Qui c’è la chiesa antica della Madre Maria SS. Immacolata, purtroppo però ha le campane pericolanti e sono state messe in sicurezza; appena fuori del centro abitato inizia l’esplorazione vera dell’isola.

L'interno della chiesa.

La prima costa che incontro.

L'ingresso del cimitero

La vegetazione è secca e si possono ben vedere i muretti a secco, tipici di queste parti; prendo verso l’indicazione di Punta Fanfalo, ma prima c’è il cimitero, dove mi avvicino per curiosità.

L'ingresso del cimitero.

Il timpano con il fregio della massoneria

Le cave attorno con i cartelli.

Infatti già era particolare vedere l’imponente ingresso, non dimentichiamoci che qui siamo su una piccola isola, ma poi da vicino scopro che il timpano sull’ingresso porta il segno inconfondibile della massoneria, mi piacerebbe saperne la storia, ma … pazienza.

Una stupenda piscina naturale.

Quel che resta di uno scavo in riva al mare.

Ancora un mare turchese.

Il sentiero sterrato è percorso da molte bici e moto, tutte prese a noleggio sull’isola, al porto ed in piazza ci sono molti noleggiatori e poi, appena arriva un buon posto per fermarsi sul mare, c’è un bel casino per poter lasciare la bici.

La piscina naturale.

Le strane forme.

La strada sterrata.

Addirittura ci sono dei cartelli che vietano (inutilmente!) di lasciare le bici appoggiate, caso mai il problema è di cercare di riprendere la propria, perchè viene sommersa immediatamente dai nuovi arrivi.

Il piccolo molo del faro.

Il piccolo faro.

Una delle tante insenature con le barche ...

Attorno al posto dove mi fermo con la bici scopro che ci sono degli scavi, devono essere delle cave, non so se abbandonate, ma ci sono anche qui dei curiosi cartelli di “Proprietà Privata”, ce ne sono molti e tutti applicati sulle pareti ripide degli scavi.

... e la spiaggia.

L'entro terra sempre arsa dal sole.

Alcune curiose conformazioni.

Davanti a me, dopo un piccolo muretto non difficile da passare, si apre una veduta mozza fiato: è come assistere ad una grandissima piscina turchese e blu, si vede perfettamente il fondo e le gambe di chi nuota; sulla costa frastagliata altri bagnanti al sole.

Un vecchio bunker della seconda guerra.

La galleria che unisce le due parti dell'isola

Il grande faro

Proseguo ancora sul sentiero sterrato, devo riconoscere che, tanta era la gente che c’era nell’arrivare fin qui, quanto non c’è proprio nessuno che prosegue, meglio così.

La spiaggia sotto il faro.

Il supercarcere.

Altra spiaggia cristallina

Nel proseguire tra le sterpaglie bruciate dal sole arrivo ad un piccolo molo, è il posto di attracco per il piccolo faro, il mare non è proprio calmo, ma nonostante le onde c’è anche chi fa il bagno, non c’è spiaggia e bisogna risalire arrampicandosi sulla roccia … non facile!

Il giusto ristoro del ciclista.

Il ciclista al ristoro.

Il luogo del ristoro.

Proseguo ancora, la strada è un pò tortuosa, a volte ritorna ad essere asfaltata, passo per calette con tanto di barche e spiagge, nuovi insediamenti residenziali, fino ad arrivare ad una galleria.

Ho sempre tenuto come riferimento il vecchio carcere in cima al monte al centro dell’isola, così da capire a che punto sono, ora sono proprio dall’altra parte di dove sono sbarcato.

La gelateria sulla piazzetta.

Il porto al tramonto

Il Sandokan.

Entro nel tunnel, non è molto lungo, sono 750 mt, ma le auto passano vicine al guard rail, così decido di seguire il suggerimento, passare usando il passaggio verso la parete; è molto stretto e non mi fido di pedalare, rischierei di urtare il ferro della struttura del guard rail, così avanzo pian piano, fino all’uscita.

non ho idea di quanta strada avrò ancora da fare, ma qui si prospetta un bel percorso misto di salite e discese non male, decido di proseguire finché riesco, pensando anche al ritorno.

Un catamarano veloce.

L'attesa all'imbarco.

Un turista al tramonto del sole

Come meta mi sono messo il grande faro, attorno ho la solita vegetazione, non ci sono molte auto, così vado via più tranquillo, fino alla fine; appurato che oltre il faro non c’è proprio nulla e che non esiste una strada che completa il perimetro dell’isola, non mi rimane che ritornare alla galleria.

Qui mi fermo per un bagno ristoratore, fa caldo e la fatica è stata tanta, un continuo salire e scendere e per uno non certo allenato è arrivato il momento del relax.

Il traghetto in arrivo.

Il tramonto dietro la collina.

Il vecchio carcere sulla collina.

Dopo il bagno però è arrivata la fame, sono le 16 così ritorno al porto giusto per non allontanarmi troppo per l’imbarco e mi siedo comodo per uno spuntino, ormai non c’è più nessuno a pranzare e così me ne sto tranquillo.

Visto che è ancora presto mi concedo un buon gelato con macedonia, e cosa c’è di meglio della piazzetta centrale, giusto per osservare un pò il passaggio dei turisti.

Il sole che ci segue.

Il sole sul mare.

Il tramonto al porto di Trapani

Alle 18 vado in banchina ad aspettare il traghetto, ad attendere un catamarano veloce c’è anche un’ambulanza con un paziente, forse è una deviazione professionale, ma la scorgo al volo.

Il traghetto arriva puntuale, mentre il sole sta scendendo dietro la collina alle spalle del traghetto, creando un’atmosfera molto particolare.

La luna prende il posto del sole

Il ristorante serale.

La caponatina.

Durante tutto il tragitto non potevo fare altro che rimanere estasiato ad osservare il sole scendere sotto l’orizzonte, in pratica questo credo che sia l’apoteosi dei tramonti che vedrò in questo viaggio.

All’arrivo, dopo la solita ora, al porto di Trapani mi accorgo che fatico a camminare, i muscoli delle gambe non mi stanno aiutando e a fatica ritorno al camper, però la felicità di questa escursione mi lascia ancora una piacevole aurea di benessere.

La foto è arrivata troppo tardi per il fritto.

In camper, messa via la bici, dopo una bella doccia ristoratrice, decido per una cena al ristorante, non ho proprio nessuna voglia di spignattare e lo trovo a due passi, giusto per non fare altra strada.

In questo locale ho la possibilità di degustarmi finalmente una buona caponata fatta in casa, erano secoli che non ne mangiavo, poi un bel fritto e le immancabili cozze, dicono che fanno tanto bene a chi va in bici.

Ormai sono proprio cotto, fatico anche a camminare e quando esco dal ristorante è un bel problema percorrere la poca distanza che mi separa dal mio letto.
Quando mi sdraio poi, non riesco proprio a stare fermo, ho dei gran dolori alle gambe, tanto che devo per forza prendere un analgesico e così … poco dopo, verso le 23,30 riesco anche ad addormentarmi.

12/08/2011

Mi sveglio alle ore 8, senza sveglia, ieri sera ho inserito le monetine fino alle ore 9,30, non avevo voglia di alzarmi troppo presto, così ho il giusto tempo di fare colazione e prepararmi con calma alla partenza.

Lungo la strada litorale.

Verso S. Vito lo capo.

La notte è stata abbastanza tranquilla, ogni tanto le gambe mi davano fastidio, ma ho dormito abbastanza bene; questa mattina ho ancora qualche dolore, ma ormai il più è passato.

L'ingresso a S. Vito lo Capo.

Il golfo sotto la strada.

All’ora stabilita riprendo la via del mio viaggio, vorrei fermarmi a S. Vito lo capo, ma non so che cosa troverò, ogni tanto mi soffermo per osservare meglio e con calma il paesaggio; è bello l’ambiente che sto trovando, o forse è migliore il mio spirito di osservazione.

La costa sotto al parcheggio.

Il parcheggio.

Il mio parcheggio

So perfettamente che arrivare alle or 12.30 a S. Vito lo Capo non è proprio l’orario ideale, soprattutto per chi vuole pernottare, ma non potevo fare altrimenti; così entro in paese e giro un pò sul lungomare affollatissimo.

Ci sono segnati ben 3 parcheggi per i camper, ma trovo anche i camper fuori in terza fila ad attendere il proprio turno, rinuncio volentieri e ritorno sui miei passi, prima del paese, dietro la collina.

La mia vista mare.

La cottura dello spaghetto intero.

La costa sottostante.

Mi fermo in una località non ben definita, c’è un bel parcheggio libero, abbastanza vuoto, c’è una pattuglia di vigili e chiedo, nessun problema, si può sostare a patto di non ostruire il passaggio di uscita: loro sono lì proprio per questa tutela … incredibile!!! (siamo al km.62.452 ore 13 () )

Mi sistemo al bordo, distaccato dalle altre auto, cerco un simil piano e mi preparo il pranzo, c’è un bel sole e fa caldo, di sicuro qui non potrò fare il bagno, ma non è che la cosa mi faccia disperare molto.

L'insieme della costa.

Un gabbiano sulla strada

Ali isolotti di fronte.

Nel preparare la pasta, rigorosamente in bianco, mi soffermo a pensare come ci sia qualcuno che spezza gli spaghetti, personalmente non lo concepisco, li cuocio sempre interi, a casa come in camper, ci vuole solo un pò di pazienza, ma poi tutto sarà ricompensato.

Dopo pranzo, nonostante il caldo, ma confortato da un alito di vento bollente, ho preferito partire alla scoperta di quel posto, in fin dei conti anche quella era pur la Sicilia, diversa dal resto dell’isola e quindi da visitare.

Il mare pulitissimo ...

... e gli spuntoni di pietra.

L'incendio in lontananza.

Ho seguito la costa frastagliata con delle rocce così strane che sembrava che il Costruttore non avesse fatto in tempo a sistemarle per bene, come se avesse avuto  cose più importante ed urgenti da fare.

Camminando su una stradina quasi deserta ho potuto seguire con calma un gabbiano che si era posato, davanti a me, ma aveva iniziato a camminare nella stessa mia direzione, come se avesse voluto indicarmi la strada, precedendomi, ma senza volare.

Il parcheggio notturno ad Alcamo Marina.

La spiaggia verso Palermo ...

Verso S. Vito ...

Mi sono poi soffermato ad una scogliera davvero stranissima, ci sono migliaia di spuntoni di roccia, con colori diversi, ma è praticamente impossibile camminare dentro questa selva di roccia, c’è da farsi male solo guardandola.

Mentre ritorno indietro sento un trambusto di sirene, ci sono i pompieri ed in lontananza si può anche scorgere del fumo del probabile incendio, speriamo che non sia nulla di grave.

Il parcheggio.

Il tramonto tra le colline

Il rosa del tramonto

Dopo essermi ripreso un pò, riprendo il viaggio, vorrei passare il ferragosto prima di Palermo, in una località dove possa fermarmi due o tre giorni, ma non ho idea.

Seguo la costa con puntiglio, ma trovo solo dei parcheggi assurdi a cifre altrettanto assurde 15€ per la sola notte, con il terreno sconnesso, senza acqua, scarico o corrente.

Il tramonto dietro la sosta.

Il tramonto da dentro il camper.

Il cartello di divieto.

Così arrivo ad Alcamo Marina, una cittadina come tante sul mare, scopro subito un bellissimo spiazzo adibito a parcheggio, ormai è sera e le auto stanno già andando, ottimo per il mio arrivo.

Però all’ingresso scopro un curioso cartello di divieto di transito, non di sosta, si parla di autocarri trattori stradali, autocaravan e caravan, considerato che ormai è tardi e non ho più voglia di girare, accetto la sfida e mi parcheggio, forte del fatto che i divieti per gli autocaravan sono illegali.

Mi sistemo per bene, sistemo anche sul cruscotto la documentazione che comprova il mio intento, so bene che è probabile che non servirà a nulla, ma tanto l’ho sempre appresso e non mi costa nulla  esporlo; siamo al km. 62.500 solo le ore 18,45 ().

E’ la fatidica ora del tramonto, come resistere a questo spettacolo serale sempre diverso, ogni sera in questo viaggio estivo, ho questa fortuna di avere un’angolazione sempre diversa.

Dopo le dovute foto di rito mi preparo la cena, un pò di escursioni in internet, giusto per tenere un pò il contatto con il mondo e poi vado a dormire.

13/08/2011

Mi sveglio alle 8,30, la notte è passata tranquilla, non ci sono stati rumori, solo il mare che mi ha cullato nella notte; anche questa mattina c’è un bel sole e ben presto stanno arrivando le auto dei bagnanti giornalieri che mi chiuderanno le uscite.

La spiaggia dietro al camper.

Il parcheggio attorno

La mia postazione al mare.

Dopo la colazione, prendo le mie cose e decido di farmi una giornata in spiaggia, oggi valuterò se stare qui anche per il ferragosto o meno.

Anche la spiaggia è come sempre deserta al mio arrivo, per poi riempirsi in pochissimo tempo; verso le 11, rientrando sul camper, scopro che sono passati i vigili, ovviamente e bellamente se ne sono fregati di ciò che ho esposto e mi hanno lasciato la multa.

La spiaggia e il camper

Provo a cercare a piedi se riesco a rintracciare la pattuglia, ma dopo un pò di camminare desisto e rientro in camper; nel togliermi la maglietta per ritornare in spiaggia, un pò dal nervoso, un pò dalla distrazione, succede ciò che più temevo: mi chiudo le chiavi in camper.

La spiaggia di Balestrate.

La strada con i parcheggi di Balestrate

Un turista di passaggio.

Ovvio che la mia disperazione sul momento è alle stelle, è capitato proprio ciò che più temevo nell’andare in giro in solitaria; poi cercando di calmarmi un pò, esamino la situazione: poco prima era arrivato un camper con una famiglia di Bergamo, li cerco in spiaggia per farmi dare almeno qualche attrezzo per scassinare un finestrino.

Il tramonto dal camper

Così com'è.

Finalmente il parcheggio.

Il signore è molto gentile e si fa subito carico del problema, cercando di tranquillizzarmi e rifiutandosi di accettare l’idea di rompere qualcosa; da una più profonda analisi scopro che ho lasciato la finestra aperta nel bagno.

Il sole ovunque

Il profilo del mondo.

Rosso di sera ... e la luce del faro.

Si pensa anche a smontare il porta bici, che impedisce la completa apertura, ma poi lui decide che forse il suo figlio più piccolo, di 5 anni, potrebbe aiutarci, smontando con i suoi attrezzi solo qualche pezzo del porta bici ed in pochissimo tempo recupera le chiavi.

Il golfo balneare di Balestrate.

La sera a Balestrate.

Ovviamente si fa un bel giro nel dopo pranzo al bar per un bel gelato per tutti, offerto dal distratto di turno, poi però decido di riprendere la marcia, non si può certo stare qui a pensare ai ricorsi autunnali.

Volevo trovare una soluzione per una sosta di un paio di giorni, onde evitare di essere in giro per ferragosto, ma mi rendo conto che questa costa nord è la meno adatta per questo tipo di sosta itinerante.

Concerto in piazza.

La chiesa nella piazza.

Lascio l’autostrada per seguire meglio la costa, ma trovo sempre delle soluzioni che non mi convincono, addirittura i campeggi ed i parcheggi hanno il cartello di completo.

Arrivo così a Balestrate, seguo le indicazioni per la spiaggia e trovo una strada cieca che costeggia il mare, sono le ore 17 e ci sono ancora molte auto parcheggiate, ma individuo degli stalli verticali, in piano e con le strisce bianche, ottimi per la mia sosta libera e notturna.

La fantastica zuppa di cozze.

Devo solo aspettare, ma il tempo di certo non mi manca, trovo parcheggio e giro a piedi, giusto per far passare un pò il tempo; la spiaggia è bella larga, di sabbia e la città è vicina.

Alle 19 finalmente si libera ciò che mi servirà per questi due giorni, così mi sistemo e poi con calma vado a visitare un pò il paese; siamo al km. 62.525, sono le ore 19,30 ().

La spiaggia sottostante di un club.

Come ormai sta capitando in altre cittadine, la sera è sempre in festa, ci sono eventi d ogni tipo e questa sera c’è un gruppo locale che suona in piazza per un pubblico svogliato e poco attento, non sono certo un granché, ma fanno compagnia.

La luna piena sul camper.

Io mi accomodo in un ristorante pizzeria per degustarmi un’ottima zuppa di cozze ed una buonissima pizza locale, rimanendo così spettatore poco interessato di ciò che accade, ma almeno così riesco ad accantonare un pò i miei tormenti.

Mi perdo un pò nel tempo e poi rientro con calma, il paesaggio all’orizzonte è illuminato a festa ed è bello perdersi in quelle luci; arrivato al camper gioco un pò con la luna piena, non ho tanta voglia di cercare di andare a dormire, ma alla fine all’1,30 cedo.

14/08/2011

Mi sveglio alle ore 8,30, nella notte ci sono stati dei rumori, ma sono fermo sulla strada ed è ovvio che sia così, il respiro di Zonker mi avvisa che c’è un bel sole caldo, sento che la gente inizia ad arrivare per la spiaggia.

La spiaggia al mattino

Il mare di fronte.

Dopo colazione mi porto svogliatamente in spiaggia, non ho molta voglia, ma non ho altro da fare, mi spiace un pò lasciare la radio del camper, vorrà dire che mi perderò con le inutili voci della spiaggia.

Come sempre non ho problemi a trovare posto in spiaggia, semmai sarà poi che verrò circondato dagli altri, ma non posso farci nulla; mi sistemo ed affronto la settimana enigmistica.

La mia sdraio in spiaggia.

Il parcheggio sulla strada.

Dopo qualche bagno, il sole e qualche inevitabile pisolo arriva l’ora di pranzo, lascio come sempre tutto in spiaggia e vado a pranzare, fa davvero caldo ed il sole picchia non poco.

Rimango un pò sul camper, è impossibile andare in spiaggia, c’è troppo caldo, poi verso le 15 decido di andare a fare un pò di spesa in paese, sono un pò irrequieto e non mi va di stare fermo per troppo tempo, una passeggiata può aiutare.

Il golfo di Balestrate

La piazzetta sulla ferrovia con la statua di Anfitrite.

Il paese è svogliatamente annoiato e deserto, in preda di questo caldo un pò afoso, per fortuna c’è un piccolo market con l’aria condizionata, dove mi perdo un pò tra gli scaffali, cercano però di limitarmi, ho la strada di ritorno da fare con le borse in mano.

Rientro un pò carico, ma contento: ho qualcosa di sfizioso da mangiare, così da alleviare un pò la voglia di uscire a cena, mangiare da solo in camper anche la sera sta diventando un pò troppo pesante da sopportare.

La balestra in piazza.

Le prime tende in spiaggia.

Sistemata la spesa, mi accorgo di un pò di movimento in spiaggia, sono le 17, ma stanno arrivando molti ragazzi e stanno montando le loro tende in spiaggia, ovvio che è per il ferragosto, ma non ricordavo così presto.

Scendo per seguire meglio questo evento, la spiaggia si sta popolando sempre di più, non solo di ragazzi, ma anche di attempati signori con famiglia, addirittura con generatori, ombrelloni, gazebi, ecc.

La spiaggia in allegria.

Il tramonto sulle tende.

Le tende aumentano.

Così anche questa sera, il sole scende con la solita calma, regalandoci un altro tramonto mozza fiato, anche se all’apparenza qui non è che siamo in tanti a perderci in questo spettacolo della natura, ma so che io sono un pò malato di sentimentalismo, qualcuno dice un pò troppo … amen, ne morirò.

Il sole è sparito.

I falò nella notte.

Raccolgo velocemente la mia sdraio e l’ombrellone, altrimenti rischio di venire fagocitato da questa orda di persone che stanno mettendosi ovunque, ormai è quasi ora di cena, ho fame e pian piano mi dedico un pò a me ed alle mie coccole gastronomiche, in compagnia della radio, unica fedele e viva compagnia di viaggio.

Le luci sulla spiaggia.

La luna piena di ferragosto.

Appena viene buio lo spettacolo è allegro, si odono musiche, canti e compaiono anche i primi falò, questo fa si che i giovani vadano alla ricerca disperata di rami da bruciare: a fianco al parcheggio passa la ferrovia, è una linea locale, ma ogni tanto passa un treno e qui è buio.

Passeggio incuriosito per il lungo mare, c’è un traffico incredibile, le auto cercano dei posti che non ci sono, intasando la strada chiusa; la serata è freschina e alcune ragazze in costume si devono proprio scaldare con il fuoco.

Un grande falò

Le ragazze che si scaldano.

Ad un certo punto, passando al fianco del camper, scorgo per terra la mia antenna CB, è tutta arrotolata, raccolgo ciò che rimane e la riporto in camper, non potrò usare il CB fino al rietrno, non l’ho mai usato fin’ora, ma questo impedimento non è una bella cosa.

L'antenna distrutta.

Ormai anche questa notte si è fatta l’1,30, vado a dormire un pò incazzato, quello ha cercato di strapparla e pensare che bastava svitarla senza sforzi, amen … è solo un’antenna da 20 €, non vale la pena prendersela troppo.

15/08/2011

Mi sveglio alle ore 7,30, sta piovendo e devo chiudere gli oblò superiori, strano a guardare il tempo di ieri sera non sembrava che dovesse piovere, ovviamente la notte qui è stata un pò movimentata.

La prima idea è di guardare la spiaggia, infatti com’era facile prevedere, è un casino, bottiglie ed immondizia ovunque, senza contare che tutte quelle persone hanno fatto i loro bisogni dove adesso andranno altri a prendere il sole … quando uscirà.

L'immondizia del mattino sulla spiaggia.

Vicino a Capaci.

Dopo un veloce briefing tra l’equipaggio, telefono a Palermo, all’area attrezzata dove vorrei andare, mi rispondono che c’è posto e così alle ore 9,30 prendo il largo, non ci sono auto e prima che arrivino a chiudermi, me ne vado.

L'ingresso a Palermo

Lo scarico della AA

Prendo l’autostrada, sono solo 40 km, ma il tempo è brutto ed è inutile rallentarmi con il traffico locale; passo a fianco al ricordo della strage di Capaci, purtroppo il traffico non mi ha consentito il fermarmi, ma non è certo la mancanza di una foto che vieta il mio continuo ricordo.

La mia sistemazione ...

... tra i palazzi della città.

Arrivo a Palermo alle ore 11, il cielo è grigio ed a tratti pioviggina, arrivo all’Area Attrezzata Green Car Park facilmente, c’è spazio e la sosta è di 20 € al giorno, dopo le 24 ore, la prima ora è gratuita, le altre sono 1€ ogni ora, c’è lo scarico, ma l’acqua non è potabile, ma se si vuole si può caricare, ci sono docce all’aperto ed una calda chiusa; siamo al km 62.583, ().

Sempre tra i palazzi.

L'ingresso della AA sulla strada.

Visto che ormai, tempo di finire di sistemarsi, il cielo si sta aprendo, decido di fare un giro a piedi per vedere il quartiere dove sono capitato, ho la cartina della guida che mi aiuta.

L'ingresso del vicino cimitero

L'ingresso alle catacombe.

Proprio qui vicino ci sono le catacombe dei frati: inizialmente i frati conservavano i resti dei soli confratelli, poi avendo bisogno di soldi, hanno iniziato a conservare chi pagava ed hanno iniziato a dividere i resti tra uomini e donne e per lavori diversi, c’è anche una sezione dei bimbi.

L'intero salone.

La prima vista dei corpi.

I resti vengono sorretti in verticale.

Ovvio che è uno spettacolo un pò crudo ed a volte macabro, ma è anche una testimonianza di quei tempi passati, i corpi vengono vestiti con gli abiti più belli e conservati possibilmente in piedi, il puntiglioso trattamento iniziale ha fatto si che alcuni hanno ancora la pelle attaccata al viso.

La parte riservata ai bambini.

Un altro corridoio.

Una parte dove sono sdraiati.

Ovviamente ci sono i cartelli di divieto per le fotografie, più che altro per il flash che potrebbe alterare il delicato equilibrio di conservazione, anche se qui di illuminazione ce n’è molta, ma più che altro è perchè vengono vendute delle fotografie in opuscoli.

La parte dei frati.

Una donna di alto rango.

Un pavimento con maioliche.

C’è un’ala solo femminile, così come c’è quella maschile, sono divisi per lavori, oltre che per casta di provenienza; anche i bambini sono tutti in un’area a parte, c’è anche la sezione restauri che cerca di proteggere le mummie dalla devastazione inevitabile del tempo.

Delle tombe interrate di personaggi famosi.

Mummie da ristrutturare o manutenere.

La chiesa del dormitorio femminile.

Devo dire che dopo il primo impatto, è stata una visita interessante, quando esco fa ancora caldo e prendo la via verso il centro, passando a fianco al dormitorio femminile di un tempo, ora sembra chiuso e poco curato, c’è solo la chiesa che si scorge nel cortile.

La Porta Nuova.

Corso Vittorio Emanuele.

Il palazzo della Regione Sicilia.

Proseguendo per Corso Calatafimi, si arriva alla Porta Nuova, un’imponente bastione ben tornito e che separa il palazzo della Regione Sicilia dal resto della città; qui c’è anche un bel parco antistante che regala un pò di fresco per difendersi dal caldo sole.

Piazza Vittoria

La cattedrale di Palermo

Il campanile della Cattedrale.

Proseguendo c’è la Cattedrale di Palermo, imponente già solo a guardarla da lontano, un’imponente chiesa che ha subito più rivisitazioni a seconda di chi occupava il territorio, passando dal cattolicesimo, all’islam e ritornando al cattolicesimo.

La navata centrale

L'acquasantiera finemente cesellata.

L'altare principale

Quando entro nella chiesa avverto una sensazione di ampio, davvero inaspettato, ci sono le due navate oltre quella centrale, con sofisticati intarsi ovunque, anche l’acquasantiera è perfettamente decorata.

L'organo principale

Un primo bassorilievo.

Un secondo bassorilievo.

Questa chiesa è piena di molte particolarità, ci sono dei bellissimi bassorilievi importanti, degli affreschi, perfino una meridiana che solca il pavimento in trasversale, facendo entrare il raggio di sole da un piccolo foro laterale.

Un affresco importante

La meridiana nel pavimento.

La targa islamica

Leggo poi sulla guida che c’è una targa in marmo che ricorda quando la chiesa era una moschea, si trova all’esterno, nella parte alta di una colonna a sinistra all’ingresso.

La colonna con la targa di marmo.

Un artigiano che costruisce i pupi.

Il vicolo per accedere al quartiere la Vuciria.

Riprendo la strada verso il centro storico, sto vagando piacevolmente in questo caldo e soleggiato pomeriggio, a volte mi chiedo che cosa ci faccia io qui a 1.500 km da casa, in questa città, ma credo che sia anche un fattore normale, quando capita, mi prendo per un orecchio e procedo con un sorriso.

Il verde sul porto turistico.

Il vicino porto e ...

... l'immondizia nell'acqua.

E’ bello percepire l’avvicinarsi al centro storico, si notano dei negozi per me inconsueti, come un artigiano che costruisce le famose marionette, i pupi, ne ha tantissimi appesi e colorati; così come scorgere il vicolo che porta al famoso quartiere la Vuciria.

Un banchetto volante per le salsicce.

L'ingresso per i traghetti.

Via Stabile.

Proseguo dritto fino al mare, nel porto turistico, dove spicca un bel giardino appena sistemato e ben tenuto, che fa molto contrasto con l’immondizia che si scorge galleggiare nell’acqua tra le barche.

Il teatro Politeama

La piazza davanti al Politeama.

Il trenino turistico

Ritorno indietro verso il Politeama, il fulcro del centro storico, nell’ampia piazza trovo un trenino turistico, decido di concedermi un giro, così da visitare velocemente le cose più importanti.

Il chiostro davanti al teatro.

Il trenino in partenza.

In giro per la città.

E’ divertente anche sembrare di tornare bambini, i ragazzi guida ce la mettono tutta, sono anche bravi, ma la tecnologia non li assiste, l’audio non esiste, per fortuna non sono nelle ultime file altrimenti non sentirei nulla.

Una statua particolare.

Un antico chiosco.

Una piccola chiesa.

Il giro ovviamente è molto frettoloso, ma mi da modo di prendere visione delle cose migliori da vedere, in alcune ritornerò con calma, altre no, non perchè non ne valga la pena, ma perchè fatico a trovare la spinta giusta per farlo.

Un curioso Ape turistico

La chiesa di S. Domenico

Via Vittorio Emanuele

E’ ferragosto, è pomeriggio e sono le 18, per strada non c’è molta gente e le persone che ci sono, camminano svogliate e non solo i turisti.

Il primo cantone ...

... il secondo cantone ...

... il terzo angolo ...

... il quarto angolo.

Passo per l’inevitabile crocevia dei quattro cantoni, con le statue diverse in ogni palazzo che fa da angolo; quando ritorno alla Porta Nuova scorgo un indicatore di livello di 33.248, spero siano centimetri, ma non riesco a comprendere.

La piazza della fontana Pretoria.

Particolare della fontana.

La segnalazione dell'altitudine.

Per strada, nel rientro verso il camper, non resisto a comprarmi delle specialità locali mangerecce, come sto facendo da tempo, mi prendo degli arancini, delle melanzane fritte e delle panelle (di farina di ceci), la birra ce l’ho in frigo.

Il tramonto a Palermo città

L'ingresso all'Area Attrezzata.

Alcuni dei camper presenti nell'area.

Gongolante e soddisfatto me ne torno sul camper e mi preparo la tavola, come on mai, la radio è pronta a farmi compagnia, la birra fredda è sul tavolo, che cosa voglio di più? … meglio non domandarmelo troppo.

La cena gustosa e sfiziosa.

Il dopo cena è piuttosto rilassante, un pò di internet, qualche telefonata e poi del sano e buon riposo, sono proprio stanco, fisicamente e mentalmente, tenere lontani i fantasmi è stressante ed ho camminato davvero tanto.

16/08/2011

Mi sveglio alle ore 7, devo velocizzarmi perchè questa mattina ho deciso di andare a Monreale in autobus e ce n’è uno solo alle 8,20, so che è un posto impervio per il camper e comunque vale la pena provarci.

Le strade di Monreale.

Il mattino a Monreale.

L'arrivo alla cattedrale.

Anche questa mattina c’è un sole stupendo, non fa ancora caldo, ne approfitto dell’ora mattutina per la doccia e sono in perfetto orario per il bus.

In effetti come si arriva al paesello le strade sono tortuose ed anche l’autista, seppur ben di casa, ha i suoi problemi a girare in queste viuzze.

La cattedrale.

Il giardino

La fontana e la parte anteriore della cattedrale.

Dal capolinea si arriva in un attimo al giardinetto della cattedrale, sul lato destro, dove c’è un bel porticato importante; come è normale che ci siano, sono presenti molte comitive di turisti che gironzolano all’esterno per poi visitare l’interno imponente.

Il portico laterale.

La donazione della città ...

... alla Madonna.

Decido di noleggiare una audio guida, un’opera così importante è impossibile visitarla senza una guida, faccio in tempo ad anticipare le comitive di turisti ed inizio il giro con più tranquillità.

Il vecchio portone d'ingresso.

La coda di turisti in biglietteria.

La navata centrale.

Già nel porticato si possono notare due statue importanti, la rappresentazione del dono della città alla Madonna, poi c’è il portone d’ingresso, finemente lavorato con rappresentazioni del vecchio e nuovo testamento.

Il soffitto finemente decorato.

La navata laterale sinistra

La navata laterale destra.

Come si entra però non si può che rimanere affascinati dalla maestosità di tutto ciò che s’incontra e si vede, le tre navate, il soffitto centrale, le greche, perfino le decorazioni attorno alle colonne sono tutti dei minuziosi mosaici di pietre colorate e preziose.

L'unica colonna verdina.

L'organo.

Il soffitto decorato.

C’è una particolarità, tra tutte le colonne che sorreggono il soffitto ce n’è una che è diversa dalle altre, ma non se ne conosce il motivo; chissà poi quante altre cose “strane” per noi ci saranno, è una costruzione di centinaia di anni fa, che hanno visto passare questa chiesa, come altre sull’isola, sotto il dominio islamico, per poi tornare al cristianesimo.

L'altare centrale.

Alcuni sarcofagi antichi.

L'abside sopra l'altare con l'imponente Cristo.

Nella navata centrale si rimane affascinati a guardare il soffitto con le travi lignee finemente decorate, ma anche tutti i mosaici che ricoprono ogni parte di muro, fin sugli archi in alto nel soffitto, tutti con piccolissimi pezzetti di materiale prezioso e colorato.

L'altare principale in particolare.

Il particolare di un mosaico.

Storie della Bibbia raffigurate sulle pareti.

Se poi ci si sofferma ad ammirare anche un piccolo dettaglio, e si pensa a moltiplicare questo piccolo dettaglio per tutto l’ambiente, ci si rende davvero conto della vastità e della maestosità del lavoro che è stato effettuato.

Il soffitto ligneo.

La manutenzione del pavimento.

L'insieme del restauro.

Sulle pareti poi, su tre livelli, sono rappresentate delle scene tratte dalla Bibbia, sia del vecchio che del nuovo testamento, per fortuna l’audio guida da delle prime indicazioni, altrimenti l’altezza delle pareti farebbe si che questo particolare posa venire perso.

Altre tesserine sparse.

Un particolare del lavoro di ricostruzione.

L'altare di sinistra.

Spostandomi sulla navata di sinistra passo inevitabilmente da un punto in cui è presente un restauratore intento a sistemare il pavimento; in quel punto transennato è possibile scorgere ogni piccolo particolare di quel lavoro, davvero una visione interessante, come tornare improvviamente nel passato.

I personaggi nelle volte.

Alcune nicchie preziose.

Altre decorazioni e tesori.

Da questo lato si accede alla sezione del tesoro, una parte che è ha un biglietto diverso da quello generale di € 2; ci sono molti oggetti di valore, anche qui si può osservare nelle volte, una serie di personaggi storici della bibbia.

Un bassorilievo con mosaici interni.

Un vasto esempio di intarsio

Mosaici anche nelle colonne.

Nelle salette del tesoro rimango abbagliato dagli oggetti lucidi e preziosi, più che altro statue, crocifissi ed altri ornamenti raccolti nei secoli, anche qui il pavimento è finemente intarsiato con scene credo bibliche, ma non ne ho avuta conferma.

Pareti e soffitti ...

... con mosaici ovunque.

Il Cristo nell'abside principale.

Anche le pareti appena fuori all’ala del tesoro sono circondate da rappresentazioni sceniche della Bibbia, e da qui si può ammirare meglio il Cristo che domina dall’alto l’altare principale.

La cappella dell'Eucarestia.

I bassorilievi sulle pareti.

Il chiostro interno.

Per seguire il percorso indicato dall’audio guida, mi porto sulla navata destra della cattedrale, qui trovo la cappella dell’Eucarestia, di solito è sempre chiusa, ora eccezionalmente è aperta e così si possono ammirare i bassorilievi esposti per tutte le pareti, lavori molto particolari e ben definiti.

La torre ed il camminamento.

Il cunicolo.

A questo punto salgo nella parte superiore della cattedrale tramite una porticine sul fondo da dove salgono delle scale tortuose e strette, sopra c’è un camminamento sui tetti che permette di apprezzare la vista di una valle ampia, oltre che Palermo ed i suoi dintorni.

Le decorazioni anche fuori dalla cattedrale.

Il panorama.

Il foro che guarda sotto.

Nell’attraversare la navata di destra si passa da un cunicolo chiuso, si passa anche da una finestrina dove c’è un piccolo foro che permette di vedere dall’alto l’interno della chiesa, senza essere visti.

La finestra con il foro vista dal basso.

La scritta curiosa.

L'edificio Cuba

Stando alla curiosità starei qui ore in questa stupenda cattedrale, a patto però di avere qualcuno a cui chiedere, però decido di lasciar perdere, il percorso previsto è finito e così ritorno verso l’uscita a consegnare l’audio guida, anche perchè è quasi l’ora di tornare a Palermo con il bus.

L'interno dell'edificio.

La parte sotterranea.

L'interno di Cuba.

Sono le 11 ed il bus ritorna in città, sul posto di guida sovrasta una scritta curiosa che incita a parlare con il conducente; quando poi arrivo in città ho il tempo che di visitare l’edificio storico chiamato Cuba.

Il plastico di come doveva essere Cuba

Lungo la strada ...

Una volta era un fortino, poi è passato più volte a diversi utilizzi, come anche deposito; ora è in dismissione, solo saltuariamente il comune allestisce qualcosa di socialmente utile, ma i locali sono fatiscenti e pericolanti, tanto che è più la parte transennata ed in sicurezza che quella visibile.

Il litorale nord.

Arrivo a Termini Imerese.

A questo punto la mia permanenza a Palermo si può dire conclusa, in questi giorni festivi ci sono molti altri siti turistici chiusi, domani sarebbero anche aperti, ma non ritengo valga la pena aspettare, così pago una piccola differenza per le poche ore sforate e riprendo la strada.

Le porte della città

Una via deserta per l'ora.

La chiesa di S. Nicolò di Bari, il duomo.

Voglio passare per Termini Imerese, è una cittadina che mi ricorda molto del passato, un tempo c’erano dei parenti di mio padre e qui da piccolo ho passato qualche settimana, portando dentro i miei pensieri dei velati ricordi.

In piazza duomo ...

... alberata.

I giardinetti vicini

Per questo non prendo l’autostrada, ma seguo la litorale, il paesaggio lo merita, in oltre lungo la strada ci sono anche delle piacevoli torri di avvistamento che rendono il paesaggio un pò più caratteristico.

Il mare di Termini Imerese.

La sosta ai giardinetti.

I frutti di una palma

Arrivo alle ore 13.30 a Termini Imerese, siamo al km. 62.706 (), le vie sono praticamente deserte, l’ora assolata è quella della siesta non certo quella di gironzolare, mi fermo in piazza duomo, ma essendo tutto chiuso mi sposto in un giardinetto vicino, un pò più fresco e con vista panoramica.

Le palme sulla terrazza.

I frutti sull'albero.

L'entroterra di Termini Imerese

Parcheggio lontano dagli alberi per via delle fronde basse e poi gironzolo per la terrazza panoramica, la vista è da mozza fiato, stupendi i colori, il mare, tutto l’insieme; fa caldo non c’è che dire, vengo poi attratto dai frutti delle palme, segno che qui il caldo la fa proprio da padrone.

Uscendo da Termini Imarase.

Il litorale.

La strada sul mare.

Queste piante sono proprio cariche di grappoloni di frutti, alcuni sono anche caduti a terra; in giro ci sono pochissime persone, per lo più sedute al fresco sotto gli alberi, a nessuno verrebbe l’idea di aggirarsi sulla terrazza.

Un'altra torretta di avvistamento sulla strada.

Verso le 14.30 riprendo il viaggio, non ho idea dove mi fermerò per la notte, però questa costa nord mi piace sempre meno di quella sud, ci sono molte coste frastagliate e pochi accessi liberi validi per il camper.

Sempre sulla litoranea ogni tanto mi fermo per guardare sotto la strada, ci sono spiaggette sporadiche, ma nulla di così invitante per un camper, nulla di preoccupante, il fato di non sapere dove fermarmi non mi scompone di un centimetro, m’immagino il panico se ci fosse stata un’eventuale altra persona … questo è il bello di viaggiare da solo.

La sosta sul lungo mare Colonna.

La spiaggia della sosta.

Non so bene come ci sono finito, ma seguendo un’indicazione per l’oasi del camperista mi sono trovato in una spiaggia grandissima, con un enorme parcheggio, c’era anche una Area Attrezzata recintata, ma non avendo necessità di nulla, non vedo perchè devo sottostare ad un pagamento ed alla vicinanza di altri.

Sono le ore 17,45 e mi fermo par la notte, trovo il posto perfetto, anche per il piano, perfetto anche come vista mare, siamo al km 62.790 (), il posto è davvero incantevole, diciamo piacevolmente naturale e brullo, ci sono solo i piloni dell’autostrada che danno noia alla vista, ma per il resto sembra un bel posto tranquillo.

Il mare davanti a me.

Sono parcheggiato davanti ad un bel mare, la spiaggia è un pò sassosa, non c’è una spiaggia diffusa, solo a chiazze, ma va benissimo, tanto che mi metto qui tranquillo con la sedia a fare un pò di parole crociate e rilassarmi la mente e la vista, in attesa del tramonto, il mio buon compagno di viaggio, puntuale e presente ogni giorno.

Il tramonto dietro il camper.

Con tutta calma mi siedo sulla sedia e mi godo questo imperdibile spettacolo della natura, guardarlo in questo modo, con la calma, la pace e la speranza dentro di me, di riuscire ed emergere e riconquistarmi la mia vita, sto qui fin che il sole non scende dietro l’orizzonte, regalandomi l’infinito.

Il sole è basso.

Come è sceso il sole decido di andare alla ricerca di un posto per mangiare, mi da proprio molta tristezza cucinare la sera, sarà il buio, sarà che sono giorni che non parlo con nessuno se non per monosillabi o se dovuto.

Poco distante c’è della vita, qui attorno, una volta sceso il buio, non c’è più nulla, si sentono gli schiamazzi della Area Attrezzata dietro di me, ma due passi si fanno volentieri, ora è anche un pò più fresco.

Una curiosa immagine nella sera.

Trovo un ristorante pizzeria, non ha granché di pesce, ma una zuppa riescono a darmela ed è anche buona, una pizza ed una birra a anche per questa sera siamo a posto.

Rientro al camper soddisfatto, questo pomeriggio mi era venuto un bel mal di testa, non è cambiato molto, mi prendo un analgesico e dormo, soddisfatto al pensiero del tramonto.

17/08/2011

Mi sveglio alle 8, c’è un bellissimo sole, la notte è passata con un bellissimo silenzio, il mare si sentiva solo lontanamente, mentre faccio colazione scorgo sul mare un pedalò alla deriva, chissà da dove è arrivato, ora sbatte sulla riva e c’è già che ne approfitta timidamente con un giretto a riva e poi pian piano allontanandosi sempre più.

La struttura metallica sulla spiaggia.

Quando scendo in spiaggia per farmi un giro c’è chi sta già litigando per i turni di utilizzo del pedalò, così proseguo la camminata con il sorriso; più avanti c’è una struttura quadrata di colore azzurro con infilato una trave metallica nera, non riesco a trovarne il significato.

La spiaggia davanti

Per me quella struttura non ha proprio senso, ma non conosco la storia e così proseguo; poco dopo ci sono delle docce libere, c’è la fila, ma si possono usare con comodo, ho molta acqua con me, ma risparmiarla non fa male.

Il pattino abbandonato alla deriva

Non faccio molto fino alle 16, ora che ho deciso giusta per riprendere la marcia verso Messina, alle 16,30 sono di nuovo in strada, scelgo di prendere una strada diversa per tornare alla provinciale sopra di noi, ma incontro un ponte basso che mi costringe a ritornare sulla stessa strada di ieri.

Il ponte basso.

Lungo la stra non succede nulla, non trovo gran che di posti, ho provato a cercare in alcuni paesi che mi ispiravano, ma solo tra Patti e Gioiosa Marea, trovo una bella spiaggia dove sono presenti altri camper, così mi fermo, ormai sono le 20,30 ed il sole è già troppo basso, l’ho visto negli specchietti mentre scendeva, siamo al km 62.790 ().

Il tramonto a Patti.

Non è prettamente un posto tranquillo, sono rimasto molto fuori dal centro abitato, ma qui attorno ci sono dei locali notturni che pian piano si stanno riempiendo, le auto in sosta mi stanno circondando, anche se non mi causano problemi.

La luna sul mare di Patti

Cena sul camper, mi faccio un giretto sulla spiaggia nel dopo cena, sta iniziando una notte brava; questa sera c’è una bella luna rossa che sta salendo dal mare, lasciando una bella atmosfera.

Vado a dormire con un bel casino attorno, c’è un paninaro che si è messo poco distante, ormai non posso più muovermi e non saprei neanche dove andare, pazienza … l’accetto così, il camper è anche questo.

18/08/2011

Mi sveglio alle 8, con il sole, questa notte è stato un vero casino, tra il paninaro e gli avventori, il gruppo elettrogeno, insomma … un delirio, ma non importa.

La sosta sulla spiaggia di Patti.

La spiaggia con la doccia.

Questa mattina scendo in spiaggia presto e mi faccio un pisolo sul lettino approfittando delle poche persone, ozio fino all’ora di pranzo, poi pisolo ancora un pò, sfrutto una doccia libera qui vicina e alle 16,30 riprendo la marcia.

La mia postazione in spiaggia a Patti.

La spiaggia di Patti.

Visto che sono sulla costa giusta, mi piacerebbe tornare dove mi sono fermato la prima notte in Sicilia, ho le coordinate, ma il mio navigatore non mi permette di inserirle, provo con il cellulare, ma … non ci riesco.

La spiaggia di Villafranca.

Proseguo anche con l’aiuto della cartina stradale, ma quel paesino era troppo piccolo per la mia carta, così proseguo a naso, seguo i lungomare; ho provato anche a Capo d’Orlando, ma c’è troppo traffico e poco spazio dove stare, quindi rinuncio.

Il tramonto di Villafranca

Mi fermo a Villafranca, sono le ore 19 siamo al km 62.851 (), trovo un posto comodo e sicuro, quasi sul mare e giusto in tempo per scorgere la fine del tramonto, sempre impagabile da questo lato.

La sosta notturna a Villafranca.

Il tramonto di Villafranca.

Per sicurezza chiedo anche ai vigili che mi confermano la bontà della sosta, questo mi rasserena un pò, visto che ci sono molti divieti e strisce blu, ma tanto domani parto per l’ultima tappa Messina.

La pizza serale.

Per festeggiare vado a cercare una pizzeria, non è facile, qui attorno c’è solo una un pò distante, ma non ho nessuna fretta, cammino volentieri, la pizza è anche buona e strana.

La pizzeria.

Rientro con calma, godendomi della bella serata fresca, non c’è molto traffico e questo mi fa ben pensare per la notte.

19/08/2011

La notte è stata ancora un pò movimentata, ho scoperto troppo tardi che qui vicino c’era una discoteca che ha continuato a suonare fino all’1,30, senza poi contare gli schiamazzi per strada.

La spiaggia di Villafranca al mattino.
La sosta notturna di Villafranca

Ma pazienza, mi sveglio ugualmente alle ore 8,30 e dopo la colazione faccio un pò di spesa in qualche negozio vicino, sto poi in spiaggia fino all’ora di pranzo; mi rilasso un pò e verso le 16,30 riprendo la strada verso Messina, ultima tappa per l’imbarco di ritorno.

La frana sulla strada.

L'ingresso in città

In questo tratto la strada litorale è un pò disastrata, c’è anche una  grande frana che obbliga ad una deviazione; l’arrivo poi a Messina è dalla parte dei laghetti, dove una strana ragnatela di strade mi cattura per qualche tempo.

La fila per l'imbarco

Il traghetto

Trovo subito la zona d’ingresso nel porto per il traghetto, c’è già una fila pronta all’imbarco ed io mi accodo con un pò di curiosità, da qui si possono vedere i traghetti che fanno la spola continuamente tra le due sponde e sono davvero veloci; davanti a me c’è poca fila, hanno appena chiuso l’imbarco del traghetto precedente, così ho modo di osservare per bene le manovre di ormeggio.

La coda d'imbarco.

Sul traghetto.

Come viene pronto il nuovo traghetto mi fanno salire per primo, così da essere anche il primo ad uscire a Villa San Giovanni, mentre aspetto la partenza, salgo sul ponte assieme agli altri passeggeri, dietro al traghetto si sta preparando il tramonto, che ci accompagna per tutta la veloce attraversata.

Il primo a scendere.

Nell'insieme del carico

Appena sbarcato seguo il traffico fino alla autostrada, così da allontanarmi veloce dal porto; anche per questa sera non ho idea di dove andrò a dormire, guardando la cartina individuo Pizzo Calabro, non perché conosca qualche posto, ma solo spinto dal nome che ho già sentito in altre situazioni.

La nostra breve meta.

Lasciamo la Sicilia.

E con la Sicilia, lasciamo anche il sole.

Ormai il sole è proprio quasi sparito, questo tramonto è molto particolare perché mi sembra di assistere al sipario che sta calando sul palcoscenico, se non di questo viaggio, di sicuro sulla Sicilia; uscito dall’autostrada per recarmi sulla riva del mare, scopro che in paese c’è una festa ed il traffico inizia già a congestionarsi di auto.

L'autostrada verso il Nord.

Lo stretto di Sicilia

Il tramonto dalla Calabria.

Nel fuggire dalla cittadina scopro un piccolo parcheggio, ovviamente ora vuoto e perfetto per passarci la notte, al fianco ci sono dei ristoranti aperti, il che rende la sosta un pò più sicura; mi preparo subito la cena, un pò frugale, ma non ho nessuna voglia di mangiare chissà cosa, mi basta alimentarmi al minimo, siamo al km.62.987, sono le ore 20.30 ().

Il tramonto dal punto di sosta notturna.

I pescatori con le lampade.

Il camper nella notte.

La mia compagna nella notte.

Nella buia sera arrivano dei pescatori, muniti con delle torce da fronte, e si apprestano a preparare le loro canne da pesca diffondendo una curiosa luce diffusa; un pò di internet per salutare gli amici e poi vado a dormire.

20/08/2011

La sveglia è stata alle ore 8,30, la notte è passata nel silenzio più completo, però ora iniziano ad arrivare le auto e devo affrettarmi a muovermi, altrimenti rischio di rimanere bloccato.

La sosta al risveglio del mattino

Il parcheggio al mattino

La sosta davanti al camper.

Infatti, dopo la colazione, tempo di prepararmi e devo già fare spostare delle auto che mi si erano messe proprio davanti, impedendomi l’uscita.

Fumo in autostrada

La coda forzata in autostrada

Non riprendo l’autostrada subito nelle vicinanze, perchè ci sono dei cartelli minacciosi di code infinite, cosi proseguo sulla statale, saltando altre quattro entrate.

Un assurdo cartello di lavori NON in corso.

Quando finalmente riprendo l’autostrada mi trovo ancora in coda, degli inutili addetti mi spiegano che è meglio fare 5 km di coda che 80 di statale … ormai non posso fare altro che aspettare, ma mi piacerebbe essere io a decidere e non quei fannulloni, troppi ed inutilmente a spasso per la coda di auto, con in mano un’inutile bandierina che continuano a sventolare inutilmente.

Altri lavori ferma da anni.

E’ assurdo constatare che i lavori per cui stiamo facendo un’enorme quanto inutile coda sono fermi da secoli, le erbacce sono li a dimostrarlo, in compenso ci sono moltissimi addetti con una altrettanto assurda bandierina per cercare di far scorrer il traffico bloccato.

Verso Gaeta.

Faccio il pieno a Salerno, facendo lo slalom con auto in contromano nell’area di servizio, sembra di essere in una cittadina indiana, dove il traffico ordinato non esiste neanche nella memoria.

Finalmente ancora il mare.

La spiaggia di Gaeta.

Alle ore 17,30 arrivo finalmente a Gaeta (Lt), dove mi sta aspettando la mia carissima e amicissima Barbara, questo viaggio non sarebbe stato possibile senza di lei; siamo al km 63.481 ().

Il tramonto ...

... el a torretta di Gaeta.

Lei è qui con tutta la sua famiglia ed i suoi fantastici figli, l’accoglienza è strepitosa da parte di tutti, sono davvero molto gentili, io rimango un pò straniato, anche per il viaggio, di sicuro un pò difficile nella mattinata, ma tra il relax della spiaggia e la cena, mi riprendo bene.

La splendida Barbara.

Ed il sole ci saluta anche qui.

Ho portato un’anguria gigantesca, purtroppo però è calda, ma ci degustiamo la loro fresca che va bene ugualmente; abbiamo passato così tanto tempo dietro ai cellulari che non sembra vero vedersi … è così bello!

Un ultimo saluto.

La grande anguria

Purtroppo non c’era più posto nella loro area così mi sono fermato in un comodo parcheggio, al fianco della loro AA, non ho bisogno di nulla di servizi, mi basta solo fermarmi tranquillo per un paio di notti.

Il parcheggio notturno.

Giusto qualche chiacchiera tra tutti, qualche aneddoto del vissuto e poi vado a dormire un pò più sereno, queste belle persone mi hanno rasserenato un pò il mio animo sofferto nella solitudine, sono 22 giorni che non sto con nessuno per più di 10 minuti.

21/08/2011

Mi sono svegliato da solo alle ore 8,30, ormai sembra che abbia l’orologio interno tarato, una bella colazione e poi sono pronto per un’altra giornata in spiaggia.

Il cancello di ingresso al parcheggio.

Il giusto relax è quello che ci vuole, finalmente immerso in una comunità, sembra di essere tornato da un viaggio in un paese straniero, dove non si riesce a parlare per via della lingua sconosciuta, in questo caso però, non era la lingua, ma che proprio non c’era nessuno con cui scambiare una parola.

La spiaggia affollata

Non è tanto la solitudine, ma dover frenare la voglia di condividere un qualsiasi cosa, questa è stata la grande difficoltà di questo viaggio, questa impossibilità che ha lasciato troppo spazio ad inutili pensieri.

Parliamo, giochiamo, mangiamo, insomma passiamo la giornata in completa tranquillità e rilassatezza; non c’è molto da ricordare, se non il grande piacere di essere qui con loro.

Una foto come emblema di questa sosta.

Si arriva così alla notte, ora di andare a dormire, come arrivo al camper scopro che la pompa sta girando a vuoto, non so che cosa è successo, ma è troppo buio per scoprirlo.

Così spengo dalla centralina la pompa e mi corico, con un bel bagaglio di ricordi piacevoli della giornata ed il sonno arriva in un attimo.

22/08/2011

Mi sveglio alla stessa ora, ma con un pensiero in più, presto scopro che si è sfilato il tubicino che collega la doccetta esterna, in questo modo ho svuotato i 200 lt esterni, meglio così, ora sono più leggero per il viaggio finale.

La strada verso Nettuno.

Alle ore 9 riprendo la strada verso Nettuno, passerò a trovare mia madre, non sono molto distante e percorro la strada statale, arrivando così alle ore 10,30, siamo al km 63.566 ().

La passeggiata nel centro storico

L'ingresso al borgo medioevale.

Il tramonto a Nettuno

Il posto dove ho parcheggiato è lo steso del mese scorso, qui c’è un ampio spazio e non do fastidio a nessuno; passo la giornata in casa di mio fratello con mia madre, la giornata è calda per andare al mare, non voglio farle prendere troppo caldo.

Il municipio.

Una piazzetta storica.

Una scalinata verso il mare.

Così nel tardo pomeriggio decido di portare mia madre in centro, con il bus e ceneremo fuori; la cittadina è piccola, ma carina, c’è anche un bel borgo medioevale e proprio in una di queste piazzete ci fermiamo per la cena.

Il nostro ristorante,

Poi sempre con il bus, nel bel mezzo delle luci serali, ritorniamo a casa, è stata una bella serata, un pò diversa per entrambi, a lei non le pareva vero poter passare del tempo senza fretta con me ed un tempo indefinito.

Poi ci si saluta e vado a dormire, domani riprenderò la strada del rientro.

23/08/2011

Questa notte non c’è stato nessun rumore, solo qualche gallina e gallo al mattino, ma la sveglia è stata ancora alle 8,30, e dopo una bella colazione alle 9,30 riprendo il viaggio.

La sosta notturna a Nettuno.

Nell’uscire dal Lazio incontro dei bei posti, con un carico di storia antica, come un vecchio acquedotto od un castello ancora in ottima forma, tutte cose che meriterebbero una visita ed un approfondimento migliore, forse anche un altro mio spirito interiore.

Un antico acquedotto romano.

Un borgo antico sulla collina.

Passo da Gubbio, ma non mi fermo se non per un pieno di gasolio, poi però, in preda ad una non voglia di tornare, mi fermo a Casalborsetti (Ra), una ridente cittadina sul mare, meta nella mia gioventù di un’estate indimenticabile.

La sosta notturna a Casalborsetti.

Il mare diverso.

Giro un pò per trovare un parcheggio consono alla mia voglia di libertà, trovo un parcheggio pubblico e libero, negli stalli bianchi, in un luogo appartato, senza dare nessun fastidio; siamo al km 64.030 e sono le ore 17,30 ().

La spiaggia dal molo.

Un gabbiano solitario.

Poi scendo per fare un salto in spiaggia, ho voglia di rivedere anche questo mare, molto diverso da quello che ho visto fin’ora, ma è sempre mare; qui scopro delle visuali particolari, come quella sedia per il pescatore, i gabbiani sul molo, mi piacciono, mi danno la forza di rientrare a casa con uno spirito diverso.

La sedia del pescatore.

Nel rientrare al camper decido per un compromesso, non mangio fuori, ma mi compro qualcosa di sfizioso, così da coccolarmi un pò e così mi fermo in una friggitoria e la rapino.

Il tramonto a Casalborsetti.

La lauta cena.

Ceno sempre in compagnia della mia radio, inseparabile compagna d’armi da settimane, il mangiare è ottimo e buonissimo: lasagne ed insalata di polpo; poi mi intrattengo un pò con internet per non trascurare gli amici e mi addormento con un pò più di serenità.

24/08/2011

Altra notte silenziosissima, tanto che mi sveglio che sono le ore 9, 30, cosa inaudita per questi mesi, così dopo la colazione vado in spiaggia con la sdraio, probabilmente questo sarà l’ultima volta che mi fermo quest’anno su una spiaggia e voglio ricordarmelo cosi.

Il relax dell'ultima spiaggia.

Una strada su un argine.

Rimango in ozio con i miei pensieri, cercando una rincorsa migliore per affrontare l’inverno ed il mio futuro, poi nel pomeriggio, il mio carissimo amico Valerio di S. Giovanni in Persiceto mi invita a casa sua.

L'arrivo a S. Giovanni in Persiceto.

Tempo di racimolare le mie cose ed alle 16,30 sono già in strada verso di lui, cammino per delle piccole strade fra gli argini di fiumi e canali, davvero delle strade suggestive; arrivo alle 18,30, siamo al km 64.145 ().

La sosta da Valerio ...

Al mio arrivo trovo tutta la loro famiglia al completo, con la solita favolosa accoglienza, anche Valerio mi ha seguito come ha potuto e così passiamo la serata con altri racconti delle nostre ferie.

... in mezzo alla campagna.

Parlando arriviamo alle ore 23, ci si saluta e ritorno al camper per l’ultima notte, un pò più di pensieri, un pò più di voglia di ricominciare, un pò più di speranze.

25/08/2011

Alle 8,30 mi alzo per la colazione, c’è un bel sole e così con calma riprendo la strada verso casa, ormai non ci sono più scuse per fermarmi da nessuna parte.

Arrivo al rimessaggio alle ore 13,15, tempo di trasbordare sull’auto tutto ciò che ormai non serve più e anche questa storia si può dire conclusa; siamo al km 64.380.

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Nota:

La stesura di questo diario è stata molto travagliata, la difficoltà maggiore è stata, non tanto il viaggio in se, ma il dover ricordare e rivivere inevitabilmente ciò che ho vissuto in quei giorni, quando, seppur sapendo che una lunga storia di 9 anni era inesorabilmente finita, c’era ancora una speranza di ricordare una persona onesta nel modo di fare.

Purtroppo gli eventi successivi al viaggio mi hanno dovuto far ricredere di tutto ciò e quindi ho dovuto buttare via ogni piccolo pensiero positivo, che con grande difficoltà, magari mi ero tenuto, causandomi delle sofferenze e difficoltà emotive.

Lo scrivo non per compassione, ma perchè voglio ricordarmi nel futuro ciò che ho vissuto prima e dopo il viaggio, così come il calore degli amici veri che mi sono stati vicino.

Però ora voglio ringraziare profondamente tutte le persone vere e giuste d’animo che mi sono state vicino in questo viaggio, con grande volontà mi hanno supportato e sopportato con ogni mezzo, compresi gli infiniti SMS scambiati con Barbara e Donatella, che non smetterò mai di ringraziare e ricordare.

Non per ultimo il grande Isidoro che, con il suo giusto incalzare, ha permesso a me di stendere e ricordare ciò che forse non sarei mai riuscito a fare da solo.

Alla fine però posso dire che sono felice di aver affrontato questa impresa in solitaria, nulla più sarà come prima, a partire da dentro me stesso, fino al camper, ora ha di sicuro avrà un significato molto diverso da prima.

Il percorso 1 ()

Il percorso 2 ().

o-o-o

Statistiche di viaggio:

Le statistiche del navigatore, alla fine del viaggio, sono:

Media Tot 45,3 Km/h – Media movim. 57.80Km/h – Velocità max 142 Km/h

Tempo Tot 96.29 (Ore) – Tempo in movimento 76,47 (ore), Tempo in sosta 19.42 (ore) {escluso le soste lunghe}.

Ferie gg            28
Percorso Km. 4.305
Gasolio Lt. 485,89
Gasolio 712,38
Telepass 45,80
Alimentari 92,85
Trasporti pubbl. 10,00
Pernotto 71,00
Biglietti visite 117,80
Scarico 0,00
Sosta 41,00
Pranzo / Cena 258,10
Bibite / Gelati 38,95
Imprevisti 185,00
Altro 6,00
Traghetto A/R 102,00
Totale 1.680,88
Cadauno       –  –  –
al giorno 60,03
Media al lt. 1,468
Media al km. Lt. 8,860

Bye   Maurizio


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